9 dicembre forconi: Paolo Savona
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sabato 6 aprile 2019

GOVERNO GIALLO VERDE – L’ERRORE FATALE

Un uccellino mi ha detto il motivo per cui  Paolo Savona se n’è andato: voleva levare 50 miliardi di risparmio, con  BTP,  titoli di debito riservati ai risparmiatori italiani, per fare investimento;  un “prestito per la vittoria”  con cui  lanciare grandi infrastrutture.
I grillini hanno detto no. Perché, è ovvio: non vogliono infrastrutture, non vogliono crescita reale . Pensano che basta mettere quattro soldi nelle tasche una "miseria" di contributi per far rifiorire l’economia.  Col reddito di cittadinanza “sarà un 2019 bellissimo, ripresa incredibile”, disse Conte  ai primi di febbraio.
Ma il punto è che anche Salvini è stato d’accordo, mi ha detto l’uccellino.  Sembra, dopo consultazione con Arcore. I minibot come li spiegano Paolo Becchi e Zibordi su 24 Ore anche di recente, e che sono urgenti almeno da 8 mesi.

La proposta di minibot di Becchi e Zibordi: “Una moneta fiscale parallela per crescere senza fare debito”

Ma non subito; dopo maggio, dopo le elezioni europee che – si illudono – cambieranno tutto in Europa,  la cosca oligarchica oggi dominante a Bruxelles , e  la sostituirà  una classe più favorevole alla spesa espansiva. Tutto nei fatti hanno rimandato a “dopo maggio”.
Il guaio è che la ricaduta nella recessione è arrivata prima. Occorrono misure urgenti; e nemmeno in reddito di cittadinanza  è arrivato ancora nelle tasche di nessuno; misura già insufficiente,  non sono capaci di sbloccarla, finirà per rivelarsi una promessa fallita. Uguale destino attende la Quota 100, a cui Salvini attribuisce lo stesso effetto miracolistico –  mettere in tasca quattro soldi a qualcuno (statali), non mettere al  lavoro milioni, di cui c’è bisogno.

Hanno perso il Kairos

Uno dei segni più tremendi del  dilettantismo politico è non conoscere il  Kairos, il “momento”.   Saper cogliere  il Kairos, il momento opportuno sapendo che non tornerà, è quel che distingue il grande politico dal fesso – e in politica, una  scemenza è peggio di un delitto (dice Talleyrand).   Questi al governo stanno facendo passare il loro Kairos. Un grande prestito immediatamente dopo l’insediamento , come proponeva Savona, avrebbe  incontrato la fiducia che gli italiani hanno dato  inizialmente a questo governo, e avrebbe avuto un effetto energetico sul sistema (a parte che anche i “mercati” esteri l’avrebbero salutato con favore).   Adesso, giorno dopo giorno, la fiducia in questo governo si squaglia – loro la stanno dilapidando –   come dimostra il fatto che tutti gli investimenti privati sono congelati.  Ancora due mesi,   col un altro crollo dell’occupazione – nel Nord produttivo, legato industrialmente alla Germania – e a maggio,  l’eventuale emissione di minibot – ammesso che abbiano il coraggio di farla – sarà interpretata come emissione di un moneta  falsa da parte di un governo con l’acqua alla gola, indebitato, e prossimo all’amministrazione controllata europea.
Il Kairos è passato, e non ci si deve illudere dai bagni di folla.  Le folle passano dai selfie col Capitano al linciaggio. Quanto a Beppe Grillo e alla sua ideologia di decrescita felice,  coi suoi fanatici decrescitisti,  passeranno nella memoria come  il movimento che, prima di scomparire nella cloaca della storia, ha dato all’Italia  il farmaco che ritarda la pubertà  (una priorità  urgente, che il popolo richiedeva a gran  voce) e l’eutanasia legale . Complimenti
Ah, dimenticavo questa altra vostra conquista  :

Ci resta la magra consolazione che la Germania  è riuscita a perdere  anche questa guerra –  passando come le altre di vittoria in vittoria,  fino alla disfatta.  Qualunque cosa vi dicano i media,   il pessimismo a Berlino è ancora peggio del nostro.
Mentre ITA-Coin non esce ..PMI manifatturieri con base 100 ad aprile 2018…guardate i CRUCCHI che cosa sono riusciti a fare!!!..so riusciti a perde pure questa guerra ed i traditori italici seguono a ruota… (commento di guado77 da cui ho preso la tabella)

IL PMI, Purchasing Mananager Index  è  un sondaggio mensile fatto interrogando,  paese per paese, 400 gestori addetti agli acquisti di altrettante aziende. Questi gestori  tengono conto   dei nuovi ordinativi,  delle scorte che hanno in magazzino, dell’occupazione e produzione. Ora, quelli tedeschi hanno il morale a terra.
Consolazione magra, perché noi – come allora – siamo  legati a loro  e al loro collasso dell’export. 
Maurizio Blondet

Fonte: qui

sabato 22 dicembre 2018

Paolo Savona riapre il fronte europeo: Ue consenta di investire di più o l'Italia non rispetterà le stime di crescita

Il ministro su MF. Nella trattativa con Bruxelles "nulla di più si poteva ottenere", ma ora è necessario che "escluda investimenti pubblici dai parametri fiscali"



"La politica si nutre di realismo e l'accordo raggiunto con la Commissione europea porta chiara questa impronta". Paolo Savona commenta così il compromesso raggiunto con Bruxelles sulla legge di bilancio, aggiungendo però che "una politica che non sia ispirata da una politeia, una forma condivisa di organizzazione del bene comune, non ha lunga vita".
Il ministro delle Politiche Comunitarie scrive un editoriale su MilanoFinanza sottolineando che "dati i vincoli, con la trattativa nulla di più si poteva ottenere", ma ora il Governo deve ripartire dagli investimenti. "L'azione di Governo deve concentrarsi sul duplice obiettivo di riavviare gli investimenti, che restano lo strumento indispensabile per ostacolare la congiuntura negativa e non aggravare i ritardi di crescita accumulati, e di definire una politeia che restituisca prospettive di crescita all'Italia e di stabilità all'Unione Europea".
Secondo Savona "gli investimenti aggiuntivi non possono non essere privati", ma è necessario "raggiungere uno specifico accordo europeo che escluda quelli pubblici dai parametri fiscali o rilanci la domanda aggregata a livello comunitario, mobilitando gli ingenti surplus di bilancia estera esistenti". Una posizione già più volte espressa dal ministro, che di fatto aprirebbe però un nuovo fronte con l'Europa in materia di flessibilità. "Una valutazione cautelativa suggerisce che nel corso del 2019 gli investimenti in Italia non possono essere inferiori all'1% del Pil, se si vuole raggiungere la crescita reale prevista; meglio se si raggiunge il 2% se si vuole mettere il Paese in sicurezza dagli attacchi speculativi. Infatti, la crescita del primo semestre sarà prossima allo zero e gli effetti provenienti dai maggiori investimenti potrebbero ragionevolmente esplicarsi solo nel secondo semestre. Così facendo, il rapporto debito/Pil, quello che maggiormente preoccupa i mercati e la stessa Commissione Ue, riuscirebbe a mantenersi, sia pure lievemente, su una linea discendente nella prima ipotesi e ridursi ancor più nella seconda; se non accadesse, il quadro di riferimento della politica economica del Governo cambierebbe, per giunta in un contesto europeo di difficoltà decisionali".
Secondo Savona, anche alla luce dei confronti con le principali aziende partecipate dello Stato, è possibile raggiungere i 200 miliardi di investimenti in tre anni. "La cintura di sicurezza che l'Italia sarà in condizione di attuare con le sue forze - scrive il ministro - non basterà per portare il Paese fuori dalla crisi iniziata nel 2008. L'Ue deve sbloccare i vincoli che pone all'uso degli strumenti di politica economica ampliando i contenuti della sua funzione di utilità basata sulla stabilità, assegnando un peso anche alla crescita, dotandola di strumenti adeguati".
Savona ha rivolto più volte all'Europa un appello a discutere di investimenti in un gruppo ad alto livello. Appello caduto nel vuoto. "Salvo eccezioni si è fatto finta di non capire che l'invito rivolto era quello di interrompere la stretta relazione, indegna della convivenza democratica, tra la componente speculativa del mercato finanziario e le politiche scelte dai governi e dai parlamenti. L'Unione utilizza questa relazione - conclude Savona - per costringere i Paese membri a seguire riforme che considera risolutive delle divergenze, che la realtà ancor prima della logica economica non ha asseverato".
Fonte: qui

sabato 17 novembre 2018

ITALIA-EUROPA, SCONTRO FRONTALE - SALVINI E DI MAIO PRONTI A METTERE IL VETO AL BILANCIO UE


IN CONSIGLIO DEI MINISTRI DUELLO TRA SAVONA E TRIA SULLA MANOVRA 

MATTARELLA SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI: VOLEVA CHE SI EVITASSE LO SCONTRO CON L’EUROPA E ORA TEME IL RISCHIO COMMISSARIAMENTO DEL PAESE

Marco Antonellis per Dagospia

MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLAMOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA
Mattarella ci ha sperato fino all'ultimo: secondo i consiglieri del Quirinale la rottura tra il governo gialloverde e la Commissione europea si doveva, anzi poteva evitare. Ma a nulla sono valse le ripetute sollecitazioni, riservate e informali, dei consiglieri del Colle nei confronti di chi ha da tempo scelto la strada del "realismo politico", Giancarlo Giorgetti in primis (sempre più in sintonia politica con il grillino Buffagni).

Ma lo strappo alla fine si è consumato, con buona pace del Quirinale. La lettera che è stata inviata a Bruxelles prima della mezzanotte di ieri era stata in un primo momento approvata in un incontro riservato tra il Premier Conte, i dioscuri Vicepremier Salvini e Di Maio ed il Ministro Tria e solo successivamente approvata formalmente in Consiglio dei Ministri. Il "dietro le quinte" del Cdm rivela però di un duro confronto-scontro tra il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e il responsabile degli Affari Europei, Paolo Savona.
di maio e salviniDI MAIO E SALVINI

Oggetto del contendere, ovviamente, la posizione da tenere nei confronti dell'Europa. Ma gli altri Ministri, in particolare i 5Stelle, hanno subito fatto muro mettendo in minoranza il povero Tria: la manovra non si tocca e con l'Europa si va allo scontro. L'umore del Capo dello Stato non è proprio dei migliori, rivela chi ha avuto modo di incontrarlo in queste ultime ore.

Per il Colle "il governo sta scherzando con il fuoco. Scommettere che l'Europa non possa fare all'Italia ciò che ha già fatto alla Grecia è un azzardo troppo grande". Insomma, per il  Quirinale il rischio commissariamento del  Paese è un'ipotesi ben presente e da non escludere affatto.
il ministro giovanni tria (2)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

Ma c'è di più perché nelle ultime ore sta prendendo sempre più forza l'idea, da parte di Salvini e Di Maio di porre il veto al bilancio Ue, forse già in occasione del prossimo Consiglio Europeo: "Se l'Europa continua di questo passo non potremo più farne a meno" si spiegava off the record a Palazzo Chigi. Insomma, quello che nelle scorse settimane sembrava solo una vaga minaccia dal sapore elettoralistico, rischia di diventare una clamorosa realtà.

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

E SAVONA RIENTRÒ IN LISTA: LE ANTICIPAZIONI DEL LIBRO DI VESPA SU QUELLE ORE INFUOCATE IN CUI MATTARELLA AVEVA MESSO IL VETO SUL NOME DELL'ECONOMISTA AL MINISTERO DEL TESORO


DI MAIO NON VOLEVA TORNARE AL VOTO, SALVINI NON VOLEVA PERDERE LA FACCIA, E QUELL'ARTICOLO DI SAVONA SU 'MILANO FINANZA'…

Anticipazione del libro “Rivoluzione” di Bruno Vespa pubblicato da “la Repubblica”

«Paolo, sei agli Affari europei». Quello che non fu fatto in tre mesi accadde in ventiquattr' ore. Mattarella non poteva perdere la faccia, e Salvini, Di Maio e Savona nemmeno.
SERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTESERGIO MATTARELLA PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE
Intanto i «dioscuri» erano molto provati. Mentre franava il tentativo di Cottarelli, il segretario della Lega e Giorgetti non sarebbero stati contrari a un governo tecnico giallo-verde, per arrivare alle elezioni in settembre e formare poi un governo politico di lunga durata. Salvini era convinto che le urne avrebbero premiato il suo partito e il nuovo governo avrebbe dovuto tenerne conto.

Di Maio, invece, temeva le incognite elettorali e chiese di formare il governo Conte, «nato per sfinimento», come mi ha detto uno degli artefici della trattativa. Giampiero Massolo perse il ministero degli Esteri perché figura tra i membri italiani della Commissione Trilaterale, lobby dei potenti della Terra da sempre criminalizzata dai 5 Stelle. Per qualche ora il candidato prescelto fu Luca Giansanti, dimessosi con gran rumore dalla Farnesina in marzo [...] La scelta sarebbe stata in effetti molto forte, perciò alla fine si optò per Enzo Moavero Milanesi.
luigi di maio vincenzo spadaforaLUIGI DI MAIO VINCENZO SPADAFORA

Il torto subito E agli Affari europei? Quando Mattarella respinse il suo nome come ministro dell' Economia, Paolo Savona non diede interviste, ma il 29 maggio firmò un articolo per «Milano Finanza», il quotidiano diretto dal suo amico Paolo Panerai, con il quale aveva anche scritto un pamphlet su Guido Carli e il trattato di Maastricht.

«Ho subìto un grave torto dalla massima istituzione del Paese sulla base di un paradossale processo alle intenzioni di voler uscire dall' euro e non a quelle che professo e che ho ripetuto nel mio comunicato» (Alle 13,20 del 27 maggio, prima che Conte rinunciasse all' incarico, Savona aveva diffuso un comunicato per smentire la sua intenzione di pilotare l' uscita dell' Italia dall' euro) [...].

salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI


Visto che lo spread minacciava di affossare il tentativo di Cottarelli, quello stesso giorno Giorgetti chiamò Savona, che si era di nuovo blindato nella sua casa in Sardegna e stava scrivendo un articolo in inglese su euro ed Europa per una rivista di Singapore: la Lega voleva trovare una soluzione che salvasse la faccia a tutti. Gli chiese, quindi, se era disposto ad andare agli Affari europei e a indicare per l' Economia una persona di sua fiducia. («Per me fu un invito a nozze» mi racconta il professore. «Io desideravo soprattutto trattare con l' Europa») [...]. E a lui vennero in mente tre nomi, di pari livello accademico e di opinioni economiche non dissimili. [...].

cottarelliCOTTARELLI
La carta Tria La scelta (ma certo non per esclusione) cadde su Giovanni Tria, romano, 69 anni, docente di Economia politica e preside della Facoltà di Economia all' Università romana di Tor Vergata, uno dei pochi autorevoli economisti a nutrire motivate riserve sulla gestione dell' euro, anche se non si era mai esposto come Savona. [...]. Adesso il problema era far accettare al Capo dello Stato la presenza di Savona nella squadra di governo.

Quando Giorgetti e Spadafora parlarono con i consiglieri del Quirinale dello spostamento del professore, li trovarono molto riluttanti, ma i due insistettero: Savona agli Affari europei era una posizione perfettamente difendibile, che avrebbe tratto d' impaccio sia il presidente della Repubblica sia Lega e M5S.
il ministro giovanni tria (1)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

La scoperta in tv 




Poco dopo le 21 del 31 maggio, mia moglie stava guardando la tv e mi chiamò: «Vieni, Paolo. Conte sta uscendo con la lista dei ministri». «Non mi interessa» risposi, e rimasi nel mio studio. Poco dopo mi chiamò di nuovo: «Paolo, sei agli Affari europei». Restai di sale. Se rinuncio, pensai, metto in crisi il governo. Chiamai Giorgetti, che mi disse sorpreso: «Paolo, ma non ti avevano avvertito?

Fonte: qui

domenica 4 novembre 2018

SAVONA - INTELLIGENCE, FINANZA, POTERI FORTI, UN PASSATO AMERICANO E UN PRESENTE FILO-RUSSO, DA PERFETTO BURBERO NON ORTODOSSO

Pino Corrias per Il Fatto Quotidiano

E poi c' è Paolo Savona. In mezzo ai tanti cartonati del nostro sgangherato luna park politico, finalmente un personaggio vero. Uno che ha costruito l' Europa con l' inchiostro dei numeri, ma anche quello delle polemiche.
GIUSEPPE CONTE PAOLO SAVONAGIUSEPPE CONTE PAOLO SAVONA

Economista non del tutto ortodosso e persino antitedesco: "Non esiste una Europa, ma una Germania circondata da pavidi". Nazionalista fervente e persino filo russo: "Le sanzioni che gli Usa hanno imposto all' Europa di infliggere a Mosca sono ingiuste e nuocciono alla nostra economia".

Collezionista d' alti incarichi - dalla Banca d' Italia al Fondo Interbancario, da Confindustria a Gemina, passando per Impregilo, Unicredit, Bnl - mai disdegnando gli ingaggi, i benefit, gli uffici sontuosi. Di larga fede repubblicana, senza smentire quella massonica. Ministro dell' Industria nel governo Ciampi, anni '93 e '94.

PAOLO SAVONA E GIANCARLO ELIA VALORIPAOLO SAVONA E GIANCARLO ELIA VALORI
Esperto di intelligence, con tutto quello che ne consegue, compresa la delicata manutenzione delle connessioni internazionali, coltivate tra i velluti dell' Aspen Institute e altre segrete cose. Pieno di amici, compreso il burattinaio Gian Carlo Elia Valori, espulso dalla P2, ma anche di nemici, talvolta cominciando da se stesso, colpa del cattivo carattere. E di certe intemperanze, anche nella vita privata, ultima la denuncia alla Rinascente che, nel centro di Roma, gli ha costruito due piani proprio davanti alle finestre del suo ufficio, cancellandogli la vista e il buon umore.
I BANCHIERI DI DIO PAOLO SAVONA ETTORE GOTTI TEDESCHII BANCHIERI DI DIO PAOLO SAVONA ETTORE GOTTI TEDESCHI

Un sardo di Sardegna con massima considerazione di sé e con molte vite alle spalle, visti i suoi 82 anni, il più anziano ministro d' Europa in carica, dicastero degli Affari europei, conquistato arretrando da quello dell' Economia, suo primo incarico fortissimamente voluto da Matteo Salvini, il sovranista, ma sgradito al presidente Sergio Mattarella che quando vuole sa essere loquace. E specialmente a Mario Draghi, l' atermico sacerdote dell' euro, da cui lo divide una ruggine ben coltivata già nei primissimi corridoi della Banca d' Italia per temperamenti e orizzonti incompatibili.

CARLO JAN CON PAOLO SAVONACARLO JAN CON PAOLO SAVONA
Ai bei tempi coccolato da Guido Carli, il Governatore, e poi da Francesco Cossiga, il Presidente, le due sole maiuscole della sua carriera, iniziata nell' Italia a stelle e strisce del Dopoguerra, tutto da ricostruire, l' industria, le banche, la scuola, le élite destinate a governare la rinascita. E naturalmente a predisporre le transenne al comunismo che minacciava neve sul sole della Repubblica. "Sono un soldato", disse una volta a consuntivo della sua storia. Ed è vero anche nel dettaglio.

FIGLIA COSSIGA SALUTA PAOLO SAVONAFIGLIA COSSIGA SALUTA PAOLO SAVONA
Il dettaglio è il mare di Cagliari, l' acqua dondolante del porto, dove il padre, maestro d' ascia, fabbricava barche da pesca, sotto l' arco capovolto della Sella del Diavolo. Tutto pregevole, ma angusto. E dunque, dopo la laurea con lode, la traversata dell' Atlantico per la specializzazione in Economia monetaria al Mit di Boston, dove insegna Franco Modigliani.

Ma prima il servizio militare nel Reggimento Leoni di Liguria con esercitazioni siglate OP , ordine pubblico, nella zona calda, cioè rossa, di Genova. "Il nostro compito - ebbe a raccontare - era liberare la sede della tv pubblica, nell' ipotesi di un attacco eversivo".
EX COSSIGA BOYS PAOLO SAVONA E RICCARDO RICCARDIEX COSSIGA BOYS PAOLO SAVONA E RICCARDO RICCARDI

Siamo dalle parti di Gladio, cioè in quel doppio fondo della Repubblica, opportunamente segreto fino ai giorni del crollo del Muro di Berlino, a cui era ancorata l' Italia, con tutte le conseguenze del caso, i misteri, le affiliazioni. I segreti che selezionano i loro titolari e li conducono, spalla a spalla, lungo una strada comune, anche molto al di là delle apparenze.
PAOLO SAVONAPAOLO SAVONA





La strada di Savona, dopo la prima cattedra universitaria, è l' Ufficio studi della Banca d' Italia, anno 1963 - "sono arrivato primo al concorso, tra duemila candidati" - dentro la grande ombra di Guido Carli. Molte analisi, molti libri, la messa a punto del primo "modello econometrico" della economia italiana, che trasforma le ipotesi degli andamenti statistici in numeri e i numeri in interventi di programmazione.

Segue Carli in Confindustria, dove diventa direttore generale. Partecipa alla fondazione della Luiss. A fine Anni Settanta è convinto gli spetti il trono da Governatore, ma perde la corsa con Carlo Azeglio Ciampi, una delusione che negli anni crescerà come una ferita, come un rancore.
PAOLO SAVONAPAOLO SAVONA

Probabile gli abbia nuociuto il legame troppo stretto con Francesco Cossiga, sardo di opposta latitudine, sassarese. Eppure complementare: il suo secondo mentore, all' epoca già ministro dell' Interno con la kappa, poi penitente nel dopo Moro, al punto da somatizzarne in solitudine il dolore che non lo avrebbe abbandonato anche negli anni della risalita, ostinata fino al punto più alto della Repubblica, il Quirinale, dove esercitò il suo dominio prima in silenzio, poi con l' eccesso di parole, senza mai più trovare pace.

PAOLO SAVONA,VINCENZO VISCO,GIACOMO VACIAGO,TOMMASO PADOA SCHIOPPA E GIULIO TREMONTIPAOLO SAVONA, VINCENZO VISCO, GIACOMO VACIAGO, TOMMASO PADOA SCHIOPPA E GIULIO TREMONTI
Savona faceva parte - con Giuliano Amato, Luigi Zanda e pochi altri - della sua cerchia più ristretta. Consigliere per l' economia, prima di tutto, in qualità di plenipotenziario del Credito Industriale Sardo.

Ma anche membro, con Franco Bernabè e il generale Carlo Jean, di un comitato per la riforma dei Servizi di sicurezza, il ricorrente dettaglio della sua storia. Arruolato da Cossiga in quel "corpo speciale delle élite" che agisce trasversale ai partiti, alle istituzioni, seleziona incarichi, li incassa, ma sempre nell' interesse della Nazione.

Che talvolta non esclude il proprio. Come negli anni fastosi in cui Savona asseconda le avventure economiche di Cesare Romiti, di suo figlio Piergiorgio, in Impregilo, il colosso delle costruzioni, e finirà indagato per i bilanci che non tornano, cavandosela con la prescrizione del reato di aggiotaggio. Ma intanto vivendo alla grande, ricchi emolumenti, estati in villa a Porto Cervo, proprio lui che per formazione e understatement, le passava in famiglia - una moglie, un figlio designer, una figlia archeologa - nelle barraccas, le case di legno, canne e fascine di fiume, costruite davanti al mare di Sinis, golfo di Oristano.
paolo savona lorenzo fontanaPAOLO SAVONA LORENZO FONTANA

Gli piace definirsi un "Ulisse legato all' albero della nave", dunque curioso di ogni nuova traversata. Ma in pochi si aspettavano che proprio lui, incarnazione dei poteri forti fino all' ultimo bottone delle sue giacche troppo chiare, avrebbe compiuto l' azzardo di salpare a bordo con chi ha dichiarato guerra a quei poteri. La nave dei barbari, anzi dei pirati, che d' abitudine neanche nomina, chiamandoli "queste nuove forze popolari". Attribuendosi il compito di "incanalarle verso la cautela, la prudenza la serietà".

luigi di maio, giuseppe conte, lorenzo fontana e paolo savonaLUIGI DI MAIO, GIUSEPPE CONTE, LORENZO FONTANA E PAOLO SAVONA



Offrendo in pegno (persino) il suo ravvedimento operoso dal fondo speculativo Euklid, basato a Londra, dove deteneva 50 mila azioni, oltre alle funzioni di vertice. E dichiarando di possedere 1,3 milioni di euro in un conto in Svizzera, i maledetti euro di cui l' Italia potrebbe sbarazzarsi secondo il suo famoso "piano B", ma pur sempre buoni per vivere nell' attuale piano A. Tutto legale, ma sommamente inopportuno per un ministro euroscettico. Specie se a scoprirlo è il Corriere della Sera a cui però ha negato ogni commento.

Nella sua autobiografia - Come un incubo, come un sogno - dice che il piano B per uscire dall' euro è solo un' arma pronta per il negoziato, migliorare il cappio di Maastricht, non per fare fuoco. Ci mancherebbe. E a riprova delle sue quiete intenzioni aggiunge di sentirsi "il nonno di questo governo". Bruxelles per il momento gli crede, ma non distoglie gli occhi, sapendolo assai più imprevedibile dei suoi nipoti.

Fonte: qui

martedì 9 ottobre 2018

LO SPREAD TRA BTP E BUND SFONDA LA SOGLIA DEI 310 PUNTI BASE


LA SCOMMESSA È LEGATA ALLE DECISIONI DELLE AGENZIE DI RATING: PROBABILE LA BOCCIATURA DA PARTE DI MOODY'S E DI S&P - UNA PESSIMA NOTIZIA PER LE BANCHE CHE GIÀ IERI HANNO SOFFERTO 

LA QUOTA DI SOPRAVVIVENZA È POSTA A 400 PUNTI: OLTRE QUELLA SOGLIA...

CHIUSURA A 297, E FTSE MIB RECUPERA l'1,06%. 

PREAD BTP-BUND SFONDA QUOTA 310 PUNTI. RENDIMENTO AL 3,66%
(ANSA) - Lo spread tra Btp e Bund sfonda la soglia dei 310 punti base, a 310,7 punti, sugli schermi Bloomberg. Il rendimento del decennale del Tesoro è in rialzo al 3,66%.

DI MAIO SPREADDI MAIO SPREAD
SE LO SPREAD VA A 400, LE BANCHE NON COMPRANO PIÙ BTP
Nino Sunseri per “Libero quotidiano”

Tutto secondo copione. La lettera spedita da Moscovici e Dombrovskis ha provocato gli effetti previsti. Lo spread tocca livelli più alti da oltre 5 anni a quota 305 e la Borsa cade del 2,5%. L' indice scende sotto la soglia di 20 mila punti e Piazza Affari perde altri 15 miliardi di valore. La Consob vieta, a partire da oggi, le vendite allo scoperto su titoli di secondo piano come Banca Ifis e Biesse. Segno che la paura è molta.

Paolo Savona cerca di arginare il pessimismo confermando, casomai servisse, che è lui il vero ministro dell' Economia. Giovanni Tria, dopo la fuga precipitosa dall' Eurogruppo della scorsa settimana, appare sempre più evanescente. Mai si era visto un ministro dell' Economia scendere così in basso nella scala della credibilità.

spreadSPREAD
Viceversa l'anziano economista, discepolo di Guido Carli e amico di Ugo La Malfa, mostra un po' di coraggio. Savona, risponendo alla stampa estera definisce «cauta e moderata» la manovra del governo. Sostiene che, tutto sommato, l'Italia ha superato la prova dei mercati. Se la prende con la Ue che ha innestato il pilota automatico e non cambia rotta nemmeno avendo avvistato un iceberg.

«Non ho perso fiducia», continua Savona, «Draghi resta in Bce fino al 2019, credo che nessuno abbia interesse che l' Italia entri in crisi». Un messaggio al presidente della Bce per spingerlo a non chiudere i rubinetti della liquidità che, finora hanno tenuto sotto controllo le oscillazioni dello spread.

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Ma che cosa accadrà a partire dalle prossime settimane? La scommessa è legata alle decisioni delle agenzie di rating. Probabile la bocciatiura da parte di Moody' s e di S&P. Una pessima notizia per le banche che già ieri hanno sofferto. Banco Bpm (-6,47%), Bper (-1,66%), Mediobanca (-4,67%), Unicredit (-3,56%), Intesa Sanpaolo (-3,26%), Mps (-4,54%), Carige (-8,47%). Vendite diffuse anche per Finecobank -4,79%, Banca Generali -4,46%. Le banche italiane hanno il portafoglio pieno di Btp il cui valore scende all' innalzamento dello spread. 

La quota di sopravvivenza è posta a 400 punti.

Se il differenziale dovesse superare questo livello scattarebbe l'allarme rosso. Una previsione su cui concordano in tanti: da Credit Suisse e Bank of America. Oltre quota 400 i fondi stranieri comincerebbero a giudicare troppo pericoloso l' investimento sui titoli del Tesoro.

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Anche le banche italiane dovrebbero mostrarsi più prudenti: comprare ancora avendo un portafoglio di Btp massacrato dalle potenziali perdite sarebbe un' operazione molto azzardata. Credit Suisse immagina che di fronte a queste difficoltà servirebbero interventi straordinari. È appena il caso di ricordare che, fra le cause della caduta di Renzi c' è stata anche la questione banche. E allora mai come ora diventa attuale l' ammonimento di Giorgetti che ha consigliato a tutti i ministri di appendere al muro una foto di Maria Elena Boschi. Esempio vivente della parabola del potere: dalle stelle alla polvere.

Fonte: qui

IL MINISTRO SU DRAGHI: ''VOGLIO ESSERE GOVERNATO DALLE LEGGI, NON DAGLI UOMINI. IL PRESIDENTE DELLA BCE CON ABILE MOSSA SALVÒ L'EURO ''INVENTANDOSI'' IL QUANTITATIVE EASING, MA CI VOLLERO 3 ANNI. STAVOLTA... ''

''IL 2,4% DI DEFICIT? È UN PIANO PRUDENTE E BEN ORGANIZZATO. NON CI SONO DIFFICOLTÀ NELL'ECONOMIA ITALIANA PERCHÉ IL NOSTRO SURPLUS COMMERCIALE È FORTE'' 

SE A MAGGIO VINCONO I SOVRANISTI, SALVINI LO CANDIDERA' A CAPO DELLA COMMISSIONE UE?

UE: MINISTRO SAVONA, “BISOGNA EUROPEIZZARE IL CAMBIAMENTO”
 (Agenzia Nova) - E’ necessario “europeizzare il cambiamento” o l’alternativa sarà “la deuropeizzazione della conservazione”, ovvero l’Europa “imperfetta” che cerca di mantenere in vita un sistema imperfetto. Lo ha detto oggi alla Stampa estera il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, presentando ai giornalisti il documento “Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa” recentemente inviato a Bruxelles.

PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIPAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Il documento di 17 pagine è suddiviso in tre parti: l'architettura istituzionale della politica monetaria; l'architettura istituzionale della politica fiscale e la conformazione da questa assunta; le regole della competizione anche in relazione agli aiuti di Stato. Savona ha auspicato che la politica monetaria europea “venga governata da statuti e non dall'abilità di uomo come Mario Draghi (presidente uscente della Banca centrale europea), che ha inventato una soluzione per evitare la crisi dell’euro, ma per cui ci sono volute tre anni”.



SAVONA ALL'UE: "CON IL PILOTA AUTOMATICO SI VA A SBATTERE"
Francesco Bonazzi per Alliance News

Senza un maggiore dialogo, a cominciare dal bilancio, l'Europa va a sbattere contro un iceberg e la protesta sovranista si de-europeizza. Paolo Savona, ministro per le Politiche europee, sceglie la sede della Stampa estera in Italia per mettere i puntini sulle "i" sul presunto euroscetticismo suo e del governo.

paolo savona col suo libro (2)PAOLO SAVONA COL SUO LIBRO (2)
"Non sono euroscettico, datemi pure del genio o dell'idiota, ma io non voglio cambiare l'architettura comunitaria", ha detto l'economista sardo che Sergio Mattarella non volle a Via XX Settembre. "I giornali tedeschi dicono che per me è tutto sbagliato", ha proseguito Savona, "ma non è vero".

"Ho solo detto e ripeto che l'Ue he ha delle imperfezioni e per questo io chiedo di discutere e la base della discussione, il terreno giusto, è la legge di bilancio". Il ministro ribadisce: "L'assetto deve rimanere quello attuale, ma o riusciamo a discutere del resto, a europeizzare il cambiamento, oppure il conservatorismo e il sovranismo, che in ogni paese ha caratteri diversi, temo che porti al fatto che ognuno si terrà i propri difetti".

Savona ha respinto anche l'accusa per il governo Conte di usare "metodi degli anni Ottanta", ovvero più inflazione e debito, per crescere, violando le promesse dell'Italia al tempo di Maastricht e di Ciampi: "Con una politica monetaria ormai cautelativa e un commercio internazionale in difficoltà, l'Ue tiene il pilota automatico e se non cambia direzione va a sbattere contro l'iceberg pur di confermare il pilota automatico".


SAVONA, "NON ABBIAMO ALCUNA ULTIMA SPIAGGIA DA SPREAD O ALTRO"
Francesco Bonazzi per Alliance News

DRAGHI TRIADRAGHI TRIA
Paolo Savona smentisce che lo spread in rialzo e i dazi possano peggiorare il quadro dell'economia italiana in misura tale da costringere il suo governo a rivedere le stime e i piani annessi al Def.

A una domanda diretta di un cronista, il ministro delle Politiche europee ha chiarito che l'annunciata revisione trimestrale del quadro economico (primo appuntamento a fine anno) non vuol dire che ci siano particolari paure perché "le nostre stime di crescita sono cautelative" e il nostro Def "non mina la stabilità finanziaria di nessuno e non siamo all'ultima spiaggia".

Savona ha aggiunto che "il nostro piano è prudente e ben organizzato" e che "non ci sono difficoltà nell'economia italiana perché il nostro surplus commerciale è stabilmente forte e produrrà nel prossimo triennio EUR160 miliardi di surplus di risparmio privato non utilizzato". Risparmio che "ovviamente non verrà sequestrato", ma che "spingeremo le aziende a usare in patria".
draghi merkelDRAGHI MERKEL

Poi un riferimento non banale alla prossima scadenza di Francoforte: "Preferisco che la Bce sia governata da istituzioni e non dall'abilità di un singolo uomo come Mario Draghi, che è stato fondamentale".

Quanto alle aspre polemiche sul Def, Savona ha detto che la "colpa" delle reazioni anche forti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio è di Bruxelles che "non ha letto il documento, ma appena ha visto il 2,4% sul deficit si è inalberata".


SALVINI RAFFORZA L'ASSE CON LE PEN
Adnkronos

"Questo non è un incontro elettorale". Non è servita a molto la premessa che Matteo Salvini ha fatto, iniziando a parlare nella sede dell'Ugl, di fronte alla ex roccaforte del Pci di via delle Botteghe Oscure, nel centro di Roma. Il leader della Lega, con al fianco Marine Le Pen, capo dell'ex Front National, ora Rassemblement National, non ha potuto tenere le carte coperte più di tanto, perché il tema, ormai, è il voto del prossimo maggio per la Ue.

MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN
"Io sono autonomista e sovranista, non posso imporre una lista comune in paesi diversi". Ma per Salvini, quello del governo dell'Europa ("dopo le vittorie ci ritroveremo a Bruxelles") è la partita più importante, su cui passa anche la tenuta del governo gialloverde, vista la tensione attuale tra Roma e la Ue. I nodi da sciogliere sono tanti: intanto perché candidati 'autonomisti' e 'sovranisti' - dall'Ungheria alla Svezia, alla Germania trovano posto in famiglie europee diverse - popolari, liberali e euroscettici. E tirare fuori un nome comune per guidare la nuova Ue, quella che per Salvini nascerà alla "fine di una rivoluzione di buon senso che inevitabilmente sta percorrendo l'Europa e non solo", non è compito facile.

Salvini ribadisce la linea comune con l'alleata francese: "Lavoriamo" da tempo "a un progetto comune dell'Europa futura", ha spiegato, mentre la leader della destra francese annuiva. "Questo Fronte della libertà lavorerà per avere un progetto comune, un'idea di futuro comune" che valga per "i prossimi 30 anni" un lavoro da fare "se possibile, anche con candidati comuni, ma lasciando la libertà ai singoli Paesi, popoli e governi". "Il capo dei sovranisti italiani è ormai riconosciuto come capo dell'alleanza a livello europeo - sottolineano a fine incontro fonti del Carroccio a Bruxelles - l'incontro con la Le Pen, che arriva a Roma, ne è la plastica dimostrazione".
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

Un riconoscimento perché "è ormai lui il punto di riferimento europeo, come riconoscono in tanti anche a Bruxelles". Che spinge qualcuno ad affermare come "sia matura l'ipotesi di provare a tirare fuori un nome italiano per la candidatura 'sovranista' a Bruxelles".

Tra i profili valutati positivamente, spiegano le stessi fonti Ue "ci sarebbe di sicuro Jimmie Akesson" il giovane leader dei democratici svedesi, che ha appena raccolto il 18% dei consensi in una delle patrie europee della socialdemocrazia. Ma "un nome come quello di Paolo Savona, attuale ministro del governo gialloverde italiano potrebbe essere spendibile se le urne determineranno una svolta netta in senso populista".

salvini wilders le pen petriSALVINI WILDERS LE PEN PETRI
"L'unica esclusione che faccio a priori è con i socialisti", ha ancora detto oggi Salvini, parlando delle alleanze dopo il voto per decidere i posti di comando. Che ha concluso il suo intervento con l'invito al partito popolare europeo, in vista del congresso del prossimo novembre, a prendere le distanze dalla sinistra. Poi il pranzo con la Le Pen, per proseguire il discorso, in vista del voto di fine maggio.

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