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martedì 9 ottobre 2018

MARINE LE PEN: “LA SOLIDARIETÀ È SERVITA SOLO PER SALVARE LE BANCHE CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI”


“IL LIVELLO DEI NOSTRI DEBITI È PREOCCUPANTE MA LA RIPRESA ECONOMICA NON SI OTTIENE CON L'AUSTERITÀ, NE È LA PROVA LA CARNEFICINA SOCIALE IN GRECIA. SERVE UN DIVERSO MODELLO.

JUNCKER IN LUSSEMBURGO HA FAVORITO PRATICHE DI 'OTTIMIZZAZIONE FISCALE' E BARROSO È STATO ASSUNTO IN GOLDMAN SACHS"

Andrea Ducci per il “Corriere della Sera”

Signora Le Pen lei rivendica un'alternativa all'attuale Unione Europea. Da dove transita questo percorso e dove conduce?
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

«Siamo davanti a un'Unione Europea incapace di mantenere fede alle promesse. I valori e i principi ispiratori dei trattati sono stati disattesi e soppiantati da una tecnocrazia, affidata a commissari anonimi e oscuri. La tanto invocata solidarietà è servita solo per salvare le banche con i soldi dei contribuenti. Ragione che ci spinge a creare una vasta alleanza con i grandi partiti nazionali tra cui la Lega di Matteo Salvini».

Marine Le Pen, leader di Rassemblement National, di passaggio a Roma per un incontro con Matteo Salvini e per un'intervista televisiva con Nicola Porro, riassume con toni impietosi lo stato di salute della Commissione Ue e delle istituzione europee.

MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN
Bruxelles e le sue misure di austerità hanno indebolito l'Italia?
«Io penso che i dogmatismi in campo economico siano uno degli errori dell'Europa attuale. Ecco perché bisogna smetterla con le misure di austerità, che sono socialmente devastanti e economicamente inefficaci».

Nei giorni scorsi si è discusso delle misure in deficit adottate in Italia e in Francia. Il debito italiano non consentirebbe margini.

Ma il rispetto dei conti e di regole uguali per tutti non è più valido?
«Il livello dei nostri rispettivi debiti è preoccupante e tutto sommato non così distante. Ma la ripresa economica non si ottiene con la corsa all' austerità, ne è la prova la carneficina sociale in Grecia. Serve un diverso modello. Non vogliamo muri, ma sono indispensabili degli argini doganali per proteggerci, per esempio, dal dumping sociale, dalla delocalizzazione. Dobbiamo preservare i nostri mercati nazionali e i nostri campioni industriali».
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

L'avvio in Italia di un governo tra Lega e 5 Stelle è un vantaggio per il suo impegno politico in Francia?
«Il punto è quello che Lega e 5 Stelle stanno realizzando. Un'evidenza di due capisaldi politici: le nostre idee possono arrivare al potere, e, che una volta al potere, possiamo davvero cambiare le cose. Matteo Salvini attraverso una politica di fermezza è stato in grado di ridurre l'immigrazione e scuotere l'Ue, mettendola di fronte alle sue bugie e alle sue contraddizioni».

Salvini ha attaccato il commissario Juncker invitando a «cercarlo su Google mentre barcolla», perché non sobrio. Sono argomenti solidi per contestare l'Ue?
salvini wilders le pen petriSALVINI WILDERS LE PEN PETRI
«Il fallimento Ue é accompagnato dalla decadenza di coloro che portano avanti il progetto europeista: la signora Merkel è rinnegata nel suo stesso partito, Macron è in evidente difficoltà. I fatti sembrano chiari. Juncker è un ex leader lussemburghese, che ha favorito pratiche di "ottimizzazione fiscale". Guardare i video su Juncker aiuta a giudicare chi rappresenta l'Ue. Aggiungerei che il suo predecessore Barroso è stato assunto in Goldman Sachs. Rapporti con la comunità finanziaria, a dir poco, inquietanti».

Una sentenza sui falsi impieghi all' Europarlamento ha condannato i deputati del suo partito.
«É una storia montata e non c'è alcuna condanna. Né tanto meno alcun impiego fittizio o arricchimento personale, si tratta piuttosto di una questione sull' interpretazione del ruolo di assistente parlamentare. Siamo innocenti e contestiamo le accuse, attendendo con impazienza un processo».
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

In Europa i tassi di natalità sono in calo e i cittadini Ue crescono grazie al saldo migratorio. Senza questi flussi ci saranno meno risorse per pensioni, stipendi pubblici, istruzione e sanità.
«È un ragionamento fuorviante poiché considera l' uomo solo come mezzo di produzione e di consumo. Attraverso una politica che favorisca natalità possiamo risolvere i problemi demografici. La soluzione non è importare disoccupati in Paesi che contano già milioni di disoccupati».

Fonte: qui


BELPIETRO: “IL PARTITO DI DOMBROVSKIS E’ PASSATO DAL 21 AL 6%. IL PARTITO SOCIALISTA E’ IN LIQUIDAZIONE EPPURE MOSCOVICI DETTA ANCORA LEGGE 

DISASTRI PURE PER JUNCKER E ANCORA DI PIU' PER IL FALCO DIJSSELBLOEM. 

E' LA RAPPRESENTAZIONE DEL FALLIMENTO DELL'ATTUALE CLASSE DIRIGENTE DELL'EUROPA: CADONO TUTTI I PARTITI DI COLORO CHE HANNO GUIDATO LA UE NEGLI ULTIMI ANNI”

Maurizio Belpietro per “La Verità”

juncker dombrovskisJUNCKER DOMBROVSKIS
L'elenco è lungo e comincia con un signore di nome Pierre Moscovici. In Francia il suo partito non esiste praticamente più, spazzato via dalle ultime elezioni e costretto a vendere la storica sede di Parigi per ripagare i debiti. Tuttavia, sebbene il Partito socialista francese sia in liquidazione o quasi, l'ex ministro dell' Economia di François Hollande in Europa detta ancora legge, stabilendo che cosa sia giusto fare e chi si debba mettere in castigo per non essersi comportato come dovrebbe.

L'ultimo della serie di sconfitti eccellenti che non si rassegnano a farsi da parte, invece, risponde al nome di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue. A casa sua, in Lettonia, sabato è stato battuto in malo modo: al suo partito (crollato dal 21 al 6 per cento) i lettoni hanno preferito quello filo russo. Sì, avete capito bene: pur non amando Mosca, a Riga se la sono fatta andar bene. Come dire: meglio essere amici di Vladimir Putin che di un tipo come Jean-Claude Juncker.

moscoviciMOSCOVICI
Se c'era un modo di rappresentare il fallimento dell'attuale classe dirigente dell' Europa, diciamo che è stato scelto il migliore. Uno via l'altro cadono infatti tutti i partiti di coloro che hanno guidato la Ue negli ultimi anni, segno evidente che a casa loro, dove li conoscono da vicino, i politici europei sono bocciati senza appello. È ciò che è accaduto a Guy Verhofstadt, un campione dell' Europa del rigore. Dopo essere stato a lungo alla guida del proprio Paese, il Belgio, prima come ministro del bilancio e poi come premier, Verhofstadt è stato sbalzato di sella e ha dovuto cambiare cavallo.

Così, dal Parlamento nazionale è stato catapultato in quello europeo, dove ancora però si atteggia a guardiano delle regole, quelle che dalle sue parti l'hanno costretto a fare le valigie. Il più clamoroso tonfo è però quello che ha riguardato Jeroen Dijsselbloem, un signore che per conto del Partito del lavoro olandese ha ricoperto l'incarico di presidente dell' Eurogruppo fino al gennaio scorso.

DIJSSELBLOEMDIJSSELBLOEM
Da ex ministro delle Finanze del suo Paese, ha imposto misure draconiane nei confronti della Grecia, tentando di riprodurre il modello anche in Italia e in Spagna, cioè impostando le politiche più restrittive. Il falco Dijsselbloem è stato ripagato in patria con un tracollo dei consensi. Il suo partito, che un tempo rappresentava un terzo dell' elettorato, alle ultime consultazioni ha racimolato un misero 5,7 per cento, perdendo il 19,1 per cento dei voti. Un successo. Nell' Europa dei trombati non si può dimenticare il nome di maggior spicco, ossia quello di Jean Claude Juncker.

Costui è da quattro anni il presidente della Commissione europea. Tanto per intenderci, se l'Ue fosse equiparabile all' America, se cioè esistessero davvero gli Stati Uniti d' Europa come nelle intenzioni dei padri fondatori, l' avvocato lussemburghese che occupa la poltrona più importante sarebbe l' equivalente di Donald Trump. Ahinoi, purtroppo invece è solo Juncker, e dell' inquilino della Casa Bianca una pallidissima imitazione.
Guy VerhofstadtGUY VERHOFSTADT

Juncker è in politica da oltre quarant' anni e ha sempre militato nel Partito popolare cristiano sociale. Per quasi vent' anni è stato primo ministro del suo Paese, ma nel 2013 ha dovuto rassegnare le dimissioni per lo scandalo dei servizi segreti.
Gli 007 del Granducato per anni avrebbero spiato e schedato illegalmente decine di migliaia di persone. Il suo partito fu bastonato dagli elettori e Juncker fu indotto a fare le valigie. Essendo stato sconfitto in casa propria, ovviamente gli fu subito offerta una poltrona in Europa. Il Partito popolare europeo, infatti, lo candidò alla guida della Ue. Così, una volta sconfitto in patria, Juncker si è ritrovato vincente a Bruxelles.

Dell' elenco non può essere escluso neppure l' italiano Antonio Tajani, un tranquillo signore che ha percorso tutta la sua lunga carriera politica all' ombra di Silvio Berlusconi. Per anni l' esponente di Forza Italia si è occupato di Europa, facendo senza dare troppo fastidio a nessuno il commissario europeo ai trasporti e all' industria. Poi il grande salto: alla fine del 2017 divenne presidente del Parlamento europeo. Peccato che la nomina coincise con il tracollo del suo partito, di cui nel frattempo era divenuto vicepresidente.

SILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANISILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANI
Insomma, oggi gli uomini che rappresentano l' Europa sono quasi tutti sconfitti in casa propria e alle prossime elezioni europee, che si terranno in primavera, rischiano il colpo finale. Se l' avanzata dei partiti sovranisti non sarà fermata, tutti loro dovranno fare le valigie e molto probabilmente senza avere un piano B. È questa la ragione dello scontro in atto. Dopo aver governato per decenni, l' élite europea si rende conto che è arrivata la resa dei conti. Non è l' Europa sotto accusa: è la classe dirigente che l' ha guidata.

Tempo fa uno di costoro, tal Günther Oettinger, un tirapiedi di Angela Merkel, disse che i mercati avrebbero insegnato agli italiani a votare. Ecco, ciò che sta accadendo è ciò che Oettinger minacciò. Agli italiani, anzi agli europei che si ribellano, la nomenklatura sconfitta nelle urne, risponde con lo spread e le minacce. Gli italiani non hanno che da decidere a chi darla vinta.

Fonte: qui


IL MINISTRO SU DRAGHI: ''VOGLIO ESSERE GOVERNATO DALLE LEGGI, NON DAGLI UOMINI. IL PRESIDENTE DELLA BCE CON ABILE MOSSA SALVÒ L'EURO ''INVENTANDOSI'' IL QUANTITATIVE EASING, MA CI VOLLERO 3 ANNI. STAVOLTA... ''

''IL 2,4% DI DEFICIT? È UN PIANO PRUDENTE E BEN ORGANIZZATO. NON CI SONO DIFFICOLTÀ NELL'ECONOMIA ITALIANA PERCHÉ IL NOSTRO SURPLUS COMMERCIALE È FORTE'' 

SE A MAGGIO VINCONO I SOVRANISTI, SALVINI LO CANDIDERA' A CAPO DELLA COMMISSIONE UE?

UE: MINISTRO SAVONA, “BISOGNA EUROPEIZZARE IL CAMBIAMENTO”
 (Agenzia Nova) - E’ necessario “europeizzare il cambiamento” o l’alternativa sarà “la deuropeizzazione della conservazione”, ovvero l’Europa “imperfetta” che cerca di mantenere in vita un sistema imperfetto. Lo ha detto oggi alla Stampa estera il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, presentando ai giornalisti il documento “Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa” recentemente inviato a Bruxelles.

PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIPAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Il documento di 17 pagine è suddiviso in tre parti: l'architettura istituzionale della politica monetaria; l'architettura istituzionale della politica fiscale e la conformazione da questa assunta; le regole della competizione anche in relazione agli aiuti di Stato. Savona ha auspicato che la politica monetaria europea “venga governata da statuti e non dall'abilità di uomo come Mario Draghi (presidente uscente della Banca centrale europea), che ha inventato una soluzione per evitare la crisi dell’euro, ma per cui ci sono volute tre anni”.



SAVONA ALL'UE: "CON IL PILOTA AUTOMATICO SI VA A SBATTERE"
Francesco Bonazzi per Alliance News

Senza un maggiore dialogo, a cominciare dal bilancio, l'Europa va a sbattere contro un iceberg e la protesta sovranista si de-europeizza. Paolo Savona, ministro per le Politiche europee, sceglie la sede della Stampa estera in Italia per mettere i puntini sulle "i" sul presunto euroscetticismo suo e del governo.

paolo savona col suo libro (2)PAOLO SAVONA COL SUO LIBRO (2)
"Non sono euroscettico, datemi pure del genio o dell'idiota, ma io non voglio cambiare l'architettura comunitaria", ha detto l'economista sardo che Sergio Mattarella non volle a Via XX Settembre. "I giornali tedeschi dicono che per me è tutto sbagliato", ha proseguito Savona, "ma non è vero".

"Ho solo detto e ripeto che l'Ue he ha delle imperfezioni e per questo io chiedo di discutere e la base della discussione, il terreno giusto, è la legge di bilancio". Il ministro ribadisce: "L'assetto deve rimanere quello attuale, ma o riusciamo a discutere del resto, a europeizzare il cambiamento, oppure il conservatorismo e il sovranismo, che in ogni paese ha caratteri diversi, temo che porti al fatto che ognuno si terrà i propri difetti".

Savona ha respinto anche l'accusa per il governo Conte di usare "metodi degli anni Ottanta", ovvero più inflazione e debito, per crescere, violando le promesse dell'Italia al tempo di Maastricht e di Ciampi: "Con una politica monetaria ormai cautelativa e un commercio internazionale in difficoltà, l'Ue tiene il pilota automatico e se non cambia direzione va a sbattere contro l'iceberg pur di confermare il pilota automatico".


SAVONA, "NON ABBIAMO ALCUNA ULTIMA SPIAGGIA DA SPREAD O ALTRO"
Francesco Bonazzi per Alliance News

DRAGHI TRIADRAGHI TRIA
Paolo Savona smentisce che lo spread in rialzo e i dazi possano peggiorare il quadro dell'economia italiana in misura tale da costringere il suo governo a rivedere le stime e i piani annessi al Def.

A una domanda diretta di un cronista, il ministro delle Politiche europee ha chiarito che l'annunciata revisione trimestrale del quadro economico (primo appuntamento a fine anno) non vuol dire che ci siano particolari paure perché "le nostre stime di crescita sono cautelative" e il nostro Def "non mina la stabilità finanziaria di nessuno e non siamo all'ultima spiaggia".

Savona ha aggiunto che "il nostro piano è prudente e ben organizzato" e che "non ci sono difficoltà nell'economia italiana perché il nostro surplus commerciale è stabilmente forte e produrrà nel prossimo triennio EUR160 miliardi di surplus di risparmio privato non utilizzato". Risparmio che "ovviamente non verrà sequestrato", ma che "spingeremo le aziende a usare in patria".
draghi merkelDRAGHI MERKEL

Poi un riferimento non banale alla prossima scadenza di Francoforte: "Preferisco che la Bce sia governata da istituzioni e non dall'abilità di un singolo uomo come Mario Draghi, che è stato fondamentale".

Quanto alle aspre polemiche sul Def, Savona ha detto che la "colpa" delle reazioni anche forti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio è di Bruxelles che "non ha letto il documento, ma appena ha visto il 2,4% sul deficit si è inalberata".


SALVINI RAFFORZA L'ASSE CON LE PEN
Adnkronos

"Questo non è un incontro elettorale". Non è servita a molto la premessa che Matteo Salvini ha fatto, iniziando a parlare nella sede dell'Ugl, di fronte alla ex roccaforte del Pci di via delle Botteghe Oscure, nel centro di Roma. Il leader della Lega, con al fianco Marine Le Pen, capo dell'ex Front National, ora Rassemblement National, non ha potuto tenere le carte coperte più di tanto, perché il tema, ormai, è il voto del prossimo maggio per la Ue.

MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN
"Io sono autonomista e sovranista, non posso imporre una lista comune in paesi diversi". Ma per Salvini, quello del governo dell'Europa ("dopo le vittorie ci ritroveremo a Bruxelles") è la partita più importante, su cui passa anche la tenuta del governo gialloverde, vista la tensione attuale tra Roma e la Ue. I nodi da sciogliere sono tanti: intanto perché candidati 'autonomisti' e 'sovranisti' - dall'Ungheria alla Svezia, alla Germania trovano posto in famiglie europee diverse - popolari, liberali e euroscettici. E tirare fuori un nome comune per guidare la nuova Ue, quella che per Salvini nascerà alla "fine di una rivoluzione di buon senso che inevitabilmente sta percorrendo l'Europa e non solo", non è compito facile.

Salvini ribadisce la linea comune con l'alleata francese: "Lavoriamo" da tempo "a un progetto comune dell'Europa futura", ha spiegato, mentre la leader della destra francese annuiva. "Questo Fronte della libertà lavorerà per avere un progetto comune, un'idea di futuro comune" che valga per "i prossimi 30 anni" un lavoro da fare "se possibile, anche con candidati comuni, ma lasciando la libertà ai singoli Paesi, popoli e governi". "Il capo dei sovranisti italiani è ormai riconosciuto come capo dell'alleanza a livello europeo - sottolineano a fine incontro fonti del Carroccio a Bruxelles - l'incontro con la Le Pen, che arriva a Roma, ne è la plastica dimostrazione".
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

Un riconoscimento perché "è ormai lui il punto di riferimento europeo, come riconoscono in tanti anche a Bruxelles". Che spinge qualcuno ad affermare come "sia matura l'ipotesi di provare a tirare fuori un nome italiano per la candidatura 'sovranista' a Bruxelles".

Tra i profili valutati positivamente, spiegano le stessi fonti Ue "ci sarebbe di sicuro Jimmie Akesson" il giovane leader dei democratici svedesi, che ha appena raccolto il 18% dei consensi in una delle patrie europee della socialdemocrazia. Ma "un nome come quello di Paolo Savona, attuale ministro del governo gialloverde italiano potrebbe essere spendibile se le urne determineranno una svolta netta in senso populista".

salvini wilders le pen petriSALVINI WILDERS LE PEN PETRI
"L'unica esclusione che faccio a priori è con i socialisti", ha ancora detto oggi Salvini, parlando delle alleanze dopo il voto per decidere i posti di comando. Che ha concluso il suo intervento con l'invito al partito popolare europeo, in vista del congresso del prossimo novembre, a prendere le distanze dalla sinistra. Poi il pranzo con la Le Pen, per proseguire il discorso, in vista del voto di fine maggio.

Fonte: qui

lunedì 6 febbraio 2017

MARINE LE PEN ALZA I TONI A TRE MESI DALLE PRESIDENZIALI: “CON ME LA FRANCIA USCIRÀ DALL’UE, DALL’EURO E DAL COMANDO NATO”

GLI EURO-BUROCRATI DI BRUXELLES TREMANO

LA LEADER DEL "FRONT NATIONAL" VUOLE ESSERE IL TRUMP EUROPEO: “TI FANNO CREDERE CHE CON LA MONDIALIZZAZIONE SARAI UN VINCITORE MA IN REALTÀ LORO FANNO FABBRICARE A DEGLI SCHIAVI PRODOTTI DA VENDERE A DEI DISOCCUPATI. VOGLIO INTRODURRE UNA TASSA DEL 3% SU TUTTE LE IMPORTAZIONI PER AUMENTARE I SALARI E LE PENSIONI INFERIORI AI 1500 EURO”

MARINE LE PEN DOVREBBE RACCOGLIERE 26-27% DEI VOTI MA I SONDAGGI LA DANNO SCONFITTA AL BALLOTTAGGIO CONTRO IL "FRONTE REPUBBLICANO", L'ALLEANZA DI TUTTI I PARTITI. 

MA DOPO LA "BREXIT" E IL TRIONFO DI TRUMP POSSIAMO CREDERE AI SONDAGGI?

1 - LA PROMESSA DI LE PEN ALLA FRANCIA "CON ME FUORI DALLA NATO E DALL' UE "
Leonardo Martinelli per “la Stampa”

La sala esultava, gridava la sua rabbia, batteva insistentemente i piedi. Ecco, Marine Le Pen parla all'«uomo della strada», lo chiama proprio così. «Ti fanno credere che con la mondializzazione sarai un winner», lo dice in inglese. «Ma in realtà loro fanno fabbricare a degli schiavi prodotti da vendere a dei disoccupati». La mondializzazione fatta fuori in una manciata di parole: «loro», i cattivi, sono le banche, chi ha gestito finora la Francia e «il sistema europeista tirannico», «l' Unione europea che vuole imporre le sue direttive inefficienti e i suoi milioni di migranti».
MARINE LE PENMARINE LE PEN

Con il discorso tenuto ieri a Lione, la leader dell' estrema destra francese, tuonando contro Bruxelles e la mondializzazione a meno di tre mesi dalle presidenziali, si è imposta definitivamente come il Trump europeo.

Pure l' assemblea, estremamente reattiva, sembrava la claque di un comizio all' americana. La Le Pen, che il giorno precedente aveva presentato le 144 misure che vuole realizzare, se sarà eletta, ne ha spiegata una parte al suo popolo, con quell' oratoria, che oscilla tra il colto (citazioni di Victor Hugo o del cardinale Richelieu) e il popolare, giocando sui toni del sarcastico e del solenne, senza mai scivolare nel trash: una miscela imparata dal padre, Jean-Marie, che ieri non si è fatto vedere («Non ha espresso la volontà di venire e noi non avevamo bisogno che venisse», ha commentato perfido nei corridoi Florian Philippot, braccio destro della Le Pen).
marine e jean marie le penMARINE E JEAN MARIE LE PEN

Si è scagliata contro «i due totalitarismi che minacciano le nostre libertà e il nostro Paese: un'ideologia che agisce in nome della finanza mondializzata e un'altra in nome dell' islam radicale». Per reagire ci vuole uno Stato forte, che comunque «non deve essere onnipotente e onnipresente, ma protettore»: quel solito mix di liberalismo e protezionismo.

Una delle nuove misure principali che vuole introdurre è una tassa generalizzata del 3% su tutte le importazioni, che dovrebbe rendere 15 miliardi all' anno. «Li utilizzeremo - ha specificato - per aumentare i salari e le pensioni inferiori ai 1500 euro netti mensili. In media queste persone ne otterranno così mille in più all' anno».
marion e marine le penMARION E MARINE LE PEN

Tutto il sistema economico della Le Pen, comunque, ruota intorno all'uscita dall' euro e dall' Unione europea. Vuole negoziarla con Bruxelles per sei mesi dopo la sua elezione. «Alla fine sottoporrò il frutto di quella trattativa a un referendum. Consiglierò, secondo i risultati ottenuti, se dire sì o no, ma sarà il popolo a decidere».

LE PEN PHILIPPOTLE PEN PHILIPPOT
Sì, una strategia più cauta rispetto a quando diceva che avrebbe sbattuto la porta e basta. Ma ancora ieri ribadiva: «La mia speranza è che l' euro resti per i francesi solo un brutto ricordo». La Le Pen vuole pure che Parigi abbandoni «il comando militare integrato della Nato». Un altro referendum servirà a riformare la Costituzione. In vista di una maggiore democrazia partecipativa, «potrete chiedere al Parlamento di fare una legge oppure di abrogarne una già adottata, se ci saranno almeno 500 mila persone a chiederlo».

La riforma costituzionale servirà anche a introdurre il concetto di «priorità nazionale» nel testo fondamentale: vorrà dire priorità ai francesi per le case popolari e una tassa sui contratti di lavoro dei cittadini stranieri. Alla fine si congratula per la «vittoria del no al referendum voluto da Matteo Renzi»: un riflesso, dice, del popolo contro l'oligarchia».

MARINE LE PEN E MATTEO SALVINIMARINE LE PEN E MATTEO SALVINI
Agli inizi del suo discorso la Le Pen aveva esordito così: «Sono la candidata della Francia del popolo contro la destra dei quattrini e la sinistra dei quattrini», aggiungendo che «l' attualità recente porta prove eclatanti di tutto ciò». Una chiara allusione al Penelope-gate che ha travolto Fillon, candidato della destra tradizionale: da quando sono emersi quei sospetti sul pagamento fittizio di lauti stipendi da assistente parlamentare alla moglie di Fillon, la Le Pen è costantemente in testa nei sondaggi. Ma è data sempre perdente al ballottaggio. Non ha ancora vinto la sua battaglia. «In nome del popolo».

2 - PERCHÉ NON TREMA SOLTANTO PARIGI ... GLOBALISTI ALLO SBANDO!
Bernardo Valli per “la Repubblica”

FRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPEFRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPE
Il progetto di indire un referendum sull'Europa, nel caso il Front National dovesse vincere le presidenziali di primavera, non è nuovo. Se ne è parlato anche dopo la Brexit, accolta con entusiasmo da Marine Le Pen come una battaglia d' avanguardia vinta dai compagni populisti d'Oltremanica.

Una battaglia da ripetere in Francia appena se ne presenterà l'occasione. E il fatto nuovo è che il momento per colare a picco la malandata Unione Europea appare adesso ai populisti del continente più che mai favorevole. L'avvento di Donald Trump ha portato alla Casa Bianca un alleato insperato. Il presidente della super potenza, nonostante le sconcertanti contraddizioni, è considerato da Le Pen l'uomo della provvidenza, senz'altro un leader che darà forza all'ondata anti europeista che rischia di abbattersi prima in Olanda, alle elezioni di marzo, e poi soprattutto in Francia.

LA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAULA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAU
A dar peso alle parole di Marine Le Pen a Lione è anche il caos che regna tra i suoi oppositori della destra democratica e della sinistra ancora al governo per poco più di settanta giorni, fino al doppio voto presidenziale, di aprile e di maggio, e alle legislative che seguiranno. La sinistra riformista appiattita dai cinque anni della presidenza Hollande non arriverà neppure al ballottaggio.

Ma la destra democratica che si preparava a entrare nel palazzo dell'Eliseo non versa in migliori condizioni. Il suo campione François Fillon, l'ex primo ministro, esaltato per la compostezza morale dal mondo cattolico conservatore francese, non è sicuro di arrivare al traguardo del voto. Potrebbe essere costretto a dare le dimissioni da candidato, in seguito alle insistenti pressioni del suo stesso partito.
HOLLANDE JUPPEHOLLANDE JUPPE

I suoi nervi rischiano di cedere sotto la pioggia di accuse prima dell'appuntamento elettorale. Il milione di euro che è riuscito a distribuire in famiglia, facendo della moglie e dei figli dei collaboratori quando era parlamentare, scandalizza la Francia. Al punto che quasi l'ottanta per cento degli elettori desidererebbero il suo ritiro dalla gara presidenziale.

FILLON SARKOZYFILLON SARKOZY
E si è accesa la rissa tra le correnti del partito. Gli uomini di Fillon, sempre meno numerosi, sostengono che egli debba continuare la campagna percorrendo il Paese. Il quale non gli riserva soltanto applausi. Qualche insulto viene gridato sulle piazze. Ma non sono pochi coloro che restano perplessi vedendo sprofondare in uno scandalo (su cui lavorano i giudici) l'uomo dall' aspetto dignitoso che immaginavano già incoronato monarca repubblicano.

VALERY GISCARD D'ESTAINGVALERY GISCARD D'ESTAING
La storia non si ripete mai, e tuttavia si assomiglia spesso. Il caso Fillon non è poi tanto eccezionale nella recente storia di Francia. Nel '74, un eroe della Resistenza, Jacques Chaban Delmas, non riuscì a conquistare la presidenza perché scoppiò uno scandalo quando risultò che non era un contribuente rigoroso. Ne approfittò Valéry Giscard d'Estaing che però fu sconfitto sette anni dopo, quando cercò di conquistare un secondo mandato e risultò che aveva ricevuto dei diamanti da Bokassa, un folcloristico leader africano.

Non importa che i diamanti non avessero alcun valore. L'accusa funzionò. Di recente, François Hollande non sarebbe mai diventato capo dello Stato se il leader socialista designato di fatto candidato del partito non fosse rimasto vittima della sua ingordigia sessuale. Il caso Fillon appare al momento più grave perché si verifica quando le primarie l'avevano già designato come candidato unico del centrodestra e gli altri aspiranti si erano ritirati in buon ordine.
MACRONMACRON

Le correnti avverse a Fillon sono sempre più folte e chiedono ormai apertamente che si ritiri al più presto dalla gara presidenziale. Di queste correnti fanno parte uomini prestigiosi o noti. In particolare Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, dato favorito prima della sorprendente ascesa di Fillon; e naturalmente l'eterno Nicolas Sarkozy. Entrambi tuttavia respingono l' idea di sostituire Fillon, nel caso si dimettesse.

Senza muovere un dito Marine Le Pen ha visto cadere come birilli quelli che dovevano essere i suoi principali avversari. Prima dello scandalo Fillon poteva creare al ballottaggio, quando la gara presidenziale si svolge tra due candidati, un fronte anti populista abbastanza solido. Adesso ci si chiede chi potrà sostituirlo. Alain Juppé, se pregato e convinto, potrebbe avere quel ruolo.
VALLS MACRONVALLS MACRON

Ma non è detto che accetti o che riesca a uscire indenne dalla mischia in corso nel partito (i repubblicani). Tanti altri nomi circolano. Ma spesso non sono famosi nel Paese come gli esclusi. Al primo turno Marine Le Pen dovrebbe raccogliere, stando ai pronostici, tra il 26 e il 27 per cento dei voti. Per contenere il suo risultato al ballottaggio sotto il cinquanta per cento ci vuole un "fronte repubblicano" solido.

SARKOZY CARLA BRUNISARKOZY CARLA BRUNI
Ed emerge il nome del giovane Emmanuel Macron, 39 anni, ex stretto consigliere del presidente Hollande all' Eliseo e poi al ministero dell' Economia, prima di diventare il leader di una tendenza progressista in bilico tra destra e sinistra. Macron ha una grande virtù: è un uomo nuovo. Marine Le Pen se lo potrebbe trovare davanti, come l' incarnazione dell' Europa.

Fonte: qui

sabato 7 gennaio 2017

Le Pen: Ue restituisca sovranità o sarà Frexit

La leader del Front National ha assicurato che se l'Ue non restituirà i poteri chiave alla Francia sul controllo delle frontiere, sulla politica monetaria o economica organizzerà un referendum in stile Brexit anche per la Francia

La leader del Front National Marine Le Pen ha assicurato che se l'Unione europea non restituirà i poteri chiave alla Francia, sul controllo delle frontiere, sulla politica monetaria o economica, e in caso di sua vittoria alle presidenziali, organizzerà un referendum in stile Brexit anche per la Francia.

"Non ho cambiato idea su quanto proporrò alla Francia riguardo all'Ue" e se vincerà le elezioni del 7 maggio, inizierà immediatamente negoziati con Bruxelles per ristabilire "quattro punti fondamentali della sovranità: territoriale, economica, monetaria e legislativa".
I negoziati durerebbero sei mesi, dopo i quali Le Pen, ha annunciato, convocherebbe un referendum sulla Frexit. "O avrò assicurato il ritorno di queste quattro sovranità e proporrò ai francesi di restare nella nuova Europa delle Nazioni o non lo farò e allora dirò ai francesi di lasciare l'Ue".

Fonte: qui

venerdì 24 giugno 2016

MARINE LE PEN PRONTA LA "FREXIT"

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BONJOUR FREXIT! - MARINE LE PEN: ''SE VINCIAMO LE ELEZIONI NEL 2017, ENTRO 6 MESI INDIREMO IL REFERENDUM PER USCIRE. OGGI È MORTA L'UNIONE EUROPEA, MA NON L'EUROPA DELLE NAZIONI LIBERE E SOVRANE, CHE RINASCERÀ''

"Restiamo molto attenti al comportamento di questi giorni delle istituzioni Ue - ha continuato la Le Pen - non hanno scelta, devono rispettare la decisione del popolo britannico. Sarebbe inammissibile che se ne infischiassero come fece Sarkozy dopo il referendum sulla Costituzione Ue del 2005"

1.BREXIT: LE PEN, 'SE VINCIAMO REFERENDUM IN 6 MESI'
 (ANSA) - Se il Front National vincerà le elezioni presidenziali nel 2017, Marine Le Pen intende avviare la procedura per un referendum "Frexit". "Lo chiedo dal 2013 - ha annunciato nel suo quartier generale a Nanterre la presidente del partito - è una consultazione per recuperare le quattro sovranità principali della Francia, territoriale, legislativa, monetaria, economica". La Le Pen ricorda che sono previsti "6 mesi di negoziati con la Ue" prima di tenere il referendum, poi i francesi "potranno scegliere questa strada che restituirà loro la libertà".
2.LE PEN, 'USCIRE DA UE ORA È POSSIBILE'
ANSA) - "E' una giornata storica, adesso la realtà si è imposta: uscire dall'Unione europea è possibile": queste le prime parole della presidente del Front National, Marine Le Pen, in una conferenza stampa nella sede del partito, a Nanterre, sulle conseguenze della Brexit.
3.È MORTA L'UE NON L'EUROPA, RINASCONO NAZIONI
marine le pen
MARINE LE PEN
 (ANSA) - "Oggi non è morta l'Europa, è l'Unione europea a morire. Le nazioni rinascono": lo ha detto Marine Le Pen, presidente del Front National, nel quartier generale del partito, a Nanterre. "Sarà l'Europa delle nazioni, libere e sovrane - ha aggiunto la Le Pen - in cui il nuovo obiettivo sarà la cooperazione".
4.LE PEN, 'VIGILIAMO, ORA VEDRETE VERO VOLTO UE'
 (ANSA) - "Restiamo tutti attenti, vigili, nei prossimi giorni vedrete il vero volto dei difensori dell'Unione europea": questo l'avvertimento di Marine Le Pen, presidente del Front National, lanciato dal suo quartier generale di Nanterre. "Restiamo molto attenti al comportamento di questi giorni delle istituzioni Ue - ha continuato la Le Pen - non hanno scelta, devono rispettare la decisione del popolo britannico. Sarebbe inammissibile che se ne infischiassero come fece Sarkozy dopo il referendum sulla Costituzione Ue del 2005".
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