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domenica 24 marzo 2019

LA GERMANIA VORREBBE CACCIARE A PEDATE L'AMBASCIATORE AMERICANO, CHE IL VICEPRESIDENTE DEL BUNDESTAG VUOLE DICHIARARE PERSONA NON GRATA

DIPLOMATICO ASSAI POCO DIPLOMATICO, VICINO A TRUMP E ALLA FAMIGLIA, TUTTA LA VERVE DI UN EX GIORNALISTA, TUTTA LA DETERMINAZIONE DI UN OMOSESSUALE MILITANTE CHE È ANCHE UN REPUBBLICANO E CONSERVATORE. LASCIATO A BAGNOMARIA PER UN ANNO, HA TRATTATO CON GLI INDUSTRIALI, PROVOCATO I POLITICI E INCORAGGIATO I SOVRANISTI. E ORA…

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

richard grenell ex portavoce di john boltonRICHARD GRENELL EX PORTAVOCE DI JOHN BOLTON
Persona non grata, avaria diplomatica, commissario di una potenza di occupazione, termine quest'ultimo che in bocca in tedesco suona sempre sinistro. La Germania è ai ferri corti con un ambasciatore. Chi è il cattivo? E' Richard Grenell, ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino,  diplomatico assai poco diplomatico, abilissimo e attivissimo sia negli affari che nella polemica politica,  vicino a Donald Trump e all'intera famiglia del presidente, tutta la verve di un ex giornalista  convertito alla politica e alla diplomazia, tutta  la determinazione di un omosessuale militante  che è anche un repubblicano e conservatore.

Trump lo ha mandato a trattare direttamente con gli industriali tedeschi, a provocare i politici, ad incoraggiare i sovranisti.

I tedeschi lo avevano capito per tempo, tanto è vero che prima di accettarne le credenziali lo hanno fatto aspettare un anno giocandosi anche la carta dell'omosessualità, loro che fanno pratiche di politically correct tutti i giorni, pur di evitare la iattura.
richard grenellRICHARD GRENELL

Da quando è arrivato, a differenza per esempio del discretissimo ambasciatore americano a Roma, Grenell esterna direttamente, e indirettamente sui social network.

Scrive Bloomberg che lo scontro con l'Europa sulla Cina, Trump non è destinato a vincerlo. Però si battaglia niente male e specialmente con alcuni Paesi, la Germania segnatamente, le relazioni non sono mai state a un livello così critico.

Se Grenell è stato mandato a provocare, il suo scopo è raggiunto, da quel che  sta accadendo in questi giorni nella capitale tedesca. Il vicepresidente del Bundestag, il liberale Wolfgang Kubicki,  ha chiesto addirittura di considerare l’ambasciatore Usa “persona non grata”.

Kubicki ha utilizzato termini che vanno ben al di là dei semplici canoni della diplomazia: “Chi, da diplomatico americano, si comporta come commissario di una potenza d’occupazione,  deve sapere che la nostra tolleranza conosce anche dei limiti”. E a Focus Online ha dichiarato: “Noi siamo un Paese sovrano e non dobbiamo dare l’impressione che gli ambasciatori di altri Paesi possano determinare la nostra politica interna”.

RICHARD GRENELL ANGELA MERKELRICHARD GRENELL ANGELA MERKEL
 Carsten Schneider, esponente del Spd, ha chiosato definendo  Grenell “un caso di avaria diplomatica totale”.
Ma che ha fatto questa volta  l'ambasciatore americano? Ha accusato il governo tedesco di non perseguire gli stessi obiettivi finanziari dell’Alleanza atlantica, ovvero ha ribadito lo sconto sul finanziamento della NATO tenuto altissimo dell'Amministrazione Trump.

 L’obiettivo del 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa, è ben lontano dal piano proposto dal ministro delle Finanze Olaf Scholz. “I membri dell’Alleanza avevano concordato di avvicinarsi al 2% entro il 2024 e non di allontanarsene”, ha detto Grenell “Che il governo federale pensi invece di ridurre il suo contributo, già di per sé inaccettabile, all’efficienza operativa militare è un segnale preoccupante”.  Nel bilancio previsto dal ministro, la quota di prodotto interno lordo per la difesa aumenta in questi  anni solo  all’1,37% per poi ridursi all’1,25% entro il 2023.

L’ambasciatore americano ha ritenuto quindi di avere tutto il diritto  di risentirsi e dichiarare. Poi è passato a criticare  i contatti con la Cina comunista e in particolare l'annosa questione delle telecomunicazioni e dei rapporti con Huawei che dovrebbe entrare nel 5G tedesco.

RICHARD GRENELL ANGELA MERKELRICHARD GRENELL ANGELA MERKEL
Ha detto esplicitamente che la posizione tedesca di non escludere Huawei dalla costruzione della rete 5G in Germania avrebbe potuto mettere a rischio la collaborazione tra i servizi d'intelligence dei due

Non e’ piaciuta al cancelliere Angela Merkel, che detesta Grenell da ancor prima  che diventasse ambasciatore  per le sue inchieste da giornalista e dichiarazioni da politico esordiente sugli errori micidiali della campagna migratoria tedesca..

merkel xi jinpingMERKEL XI JINPING
La Cancelliera, riprendendo le frasi del rappresentante Usa contro la possibilità che Huawei entri nel 5G tedesco, ha detto: “Ci sono due cose di cui non ho nessuna considerazione: la prima, che si discuta pubblicamente di questioni sensibili legate alla sicurezza; la seconda, di escludere un partecipante solo perché viene da un certo Paese”.
il certo paese sarebbe la Cina, Vale la pena di ricordare che in Italia sta per arrivare il presidente cinese e che dopo una lunga serie di polemiche, dal piano di accordi con il governo italiano è stato cancellato tutto il settore legato alle telecomunicazioni.

angela merkel xi jinpingANGELA MERKEL XI JINPING
Non basta, anche  sul tema del budget per la difesa, il capo del governo tedesco ha detto: “La fetta di Pil destinata alla Difesa negli ultimi 10 anni è sempre cresciuta, e continuerà a crescere anche l’anno prossimo, all’1,37%. Ma la pianificazione finanziaria a medio termine non può essere presa come parametro. Decisiva è invece la spesa di anno in anno, e questa viene corretta ogni volta verso l'alto”.

Però "sarebbe un errore puntare sulle spese per la difesa in senso strettamente militare, bisogna ragionare anche in termine di prevenzione delle crisi e di sviluppo”.

venerdì 12 ottobre 2018

BELPIETRO: “PER L'UE ESISTONO SOLO DUE VIE. O SALVINI E DI MAIO SI RIMANGIANO TUTTO OPPURE NON RESTA CHE FARLI CADERE.”


CACCIATI I DUE, IL GOVERNO POTREBBE ESSERE SOSTITUITO CON UN ESECUTIVO TECNICO. QUANTO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO A CUI AFFIDARE L'OPERAZIONE, UNO CE L'ABBIAMO GIÀ. AVETE VISTO QUANTO APPARE NEGLI ULTIMI TEMPI IN TV MARIO MONTI?”

Maurizio Belpietro per “la Verità”

maurizio belpietro con matteo salvini (1)MAURIZIO BELPIETRO CON MATTEO SALVINI (1)
Che il governo stia facendo di tutto per lasciare sconcertati anche i suoi più accaniti sostenitori è un dato di fatto. Che il ministro dell'Economia dia i numeri e in diretta venga smentito dal ministro dell'Interno non è infatti cosa che si veda tutti i giorni. Per di più in un momento in cui sarebbe necessario che l'esecutivo parlasse con una sola voce, possibilmente chiara.

Tuttavia, al netto di errori, anche dovuti all'inesperienza di alcuni esponenti del gabinetto guidato da Giuseppe Conte, c'è da capire che cosa vogliano i molti che oggi non fanno sconti al duplex Salvini-Di Maio. Già, perché se da un lato la maggioranza gialloblù ogni tanto si fa del male da sola, dall' altro c'è chi a questo governo non perdona nulla, neppure la più insignificante gaffe.
DI MAIO CONTE SALVINIDI MAIO CONTE SALVINI

A Letta, Renzi, Gentiloni e compagni la stampa e i commentatori consentivano che passasse sotto silenzio ogni cosa, dal Def non bollato dall'Ufficio parlamentare di bilancio al deficit sopra il 2 per cento del Pil. A Salvini e Di Maio, invece, viene addebitato anche quello che non c'è, come per esempio il fallimento dell'Italia. Mentre i pentastellati vengono descritti come una banda poco sana di mente perché vogliono indebitarci di più, per Renzi, che un anno fa proponeva di aumentare il deficit fino al 3 per cento (non per uno ma per cinque anni) nessuno ha chiesto il trattamento sanitario obbligatorio.

juncker dombrovskisJUNCKER DOMBROVSKIS
Tuttavia, piuttosto che discutere dell'accanimento con cui da più parti viene attaccato il governo Conte, forse è utile capire che cosa vogliano quelli che oggi accerchiano l'esecutivo, dipingendolo come una simpatica accozzaglia di squilibrati, per di più xenofobi e pauperisti. 

Dove vogliono andare le élite europee che oggi caricano a testa bassa Salvini e Di Maio? 

Che cosa si prefigge la stampa liberal che da settimane mette alla berlina ogni membro del governo?

Quali sviluppi ha in testa la gente che conta in questo Paese, ovvero le alte cariche istituzionali, i banchieri e la grande industria, cioè chi tiene in mano le redini dell' Italia?

Le domande non sono campate per aria e ad esse occorre dare una risposta tenendo conto non soltanto dei fattori economici, che pure pesano, ma anche di quelli politici, che forse pesano di più. Il nostro è il primo Paese, tra quelli che hanno tenuto a battesimo gli Stati Uniti d'Europa, in cui il populismo è al potere, o per lo meno questo è ciò che ritiene la classe dirigente che oggi guida l'Ue.

merkel macronMERKEL MACRON
Dunque noi siamo, nostro malgrado, un'incubatrice di un fenomeno politico nuovo, che esiste anche altrove, ma non ha mai raggiunto la stanza dei bottoni. Per l'Europa, per dei poteri forti ormai diventati deboli, e per una categoria di intellettuali che da decenni impone un conformismo culturale che ha marginalizzato e demonizzato ogni altro pensiero, in Italia è cresciuto un virus che rischia di infettare il resto del continente, spazzando via il sistema politico che dal dopoguerra a oggi ha governato nei diversi Paesi dell'Ue.

Lasciate perdere che in Francia al potere si alternassero socialisti e gollisti, mentre in Germania se lo spartissero i socialdemocratici e la Cdu con i suoi alleati. Il sistema era stabilizzato, perché lo schema di gioco non prevedeva altre forze che queste. L'Italia, certo, è sempre stata un caso a parte, ma in fondo, prima con la Dc e il Pci e poi con Forza Italia e l'Ulivo, anche lungo lo stivale ci eravamo adeguati alla regola bipolarista, perché comunque anche i nostri bizantini partiti erano riconducibili alle grandi famiglie politiche europee uscite dalla guerra.

il palazzo della commissione europea a bruxellesIL PALAZZO DELLA COMMISSIONE EUROPEA A BRUXELLES
Oggi no. In Italia e nel resto d'Europa avanzano forze che non hanno nulla a che spartire con socialisti e popolari. Sono diverse sia per classe dirigente che per temi, oltre che per base sociale. E questo spaventa. L'élite che ha forgiato l'Europa, infatti, non sa come affrontare il cambiamento, incapace di cavalcarlo e pure di fermarlo. A Bruxelles, ma in tutte le capitali che contano, non hanno pronta una strategia che possa arginare il malcontento che gonfia le vele dei maledetti populisti e, come ogni sistema che si senta minacciato, fra i suoi vertici si impone la linea della chiusura.

Gli attacchi alla manovra, le accuse per lo spread e le minacce di sanzioni rispondono a questa logica. Con i barbari non si tratta, si combatte. Dunque prepariamoci, perché la strategia non prevede mediazioni. O il governo si piega, rivede la manovra, cancella il reddito di cittadinanza, la flat tax e la riforma della riforma Fornero, riconducendo il deficit all'1,6 per cento, o sarà guerra. In pratica per l'Ue e i suoi sostenitori, vale a dire la cosiddetta classe dirigente, esistono solo due vie. O Salvini e Di Maio fanno dietrofront e si rimangiano tutto oppure non resta che farli ballare fino a farli cadere.

conte di maio salviniCONTE DI MAIO SALVINI
L'accerchiamento di questi giorni lo dimostra. L'attacco da più fronti, quasi in contemporanea, punta a una retromarcia o a una resa. Anzi, quasi quasi a Bruxelles e alle varie cancellerie, ma anche alla cupola culturale che domina sull' informazione, alla prima preferiscono la seconda ipotesi, perché per i «sovranisti» non sarebbe una sconfitta, ma la fine.

Far cadere Salvini e Di Maio avrebbe il vantaggio di far raffreddare gli animi e di ripristinare l' ordine perduto. Cacciati i due, il governo potrebbe essere sostituito con un esecutivo tecnico, tipo quello che ci venne imposto sette anni fa, quando a Palazzo Chigi c' era Berlusconi e il debito era di 400 miliardi più basso rispetto a oggi. La maggioranza potrebbe essere trovata facendo appello alle forze responsabili, cioè ai voltagabbana, come spesso è accaduto nel nostro Paese.
marisela federici mario monti con la moglie elsa antonioliMARISELA FEDERICI MARIO MONTI CON LA MOGLIE ELSA ANTONIOLI

Quanto al presidente del Consiglio a cui affidare l' operazione, uno ce l' abbiamo già sottomano. Avete visto quanto appare negli ultimi tempi in tv Mario Monti? Da dimenticato senza appello, si è trasformato in un ripescato con onore. Giornali e tv lo interpellano con attenzione e molti di voi si saranno chiesti la ragione. Beh, la risposta è semplice: a volte ritornano. Come nei film dell'orrore.

Fonte: qui

martedì 9 ottobre 2018

IL MINISTRO SU DRAGHI: ''VOGLIO ESSERE GOVERNATO DALLE LEGGI, NON DAGLI UOMINI. IL PRESIDENTE DELLA BCE CON ABILE MOSSA SALVÒ L'EURO ''INVENTANDOSI'' IL QUANTITATIVE EASING, MA CI VOLLERO 3 ANNI. STAVOLTA... ''

''IL 2,4% DI DEFICIT? È UN PIANO PRUDENTE E BEN ORGANIZZATO. NON CI SONO DIFFICOLTÀ NELL'ECONOMIA ITALIANA PERCHÉ IL NOSTRO SURPLUS COMMERCIALE È FORTE'' 

SE A MAGGIO VINCONO I SOVRANISTI, SALVINI LO CANDIDERA' A CAPO DELLA COMMISSIONE UE?

UE: MINISTRO SAVONA, “BISOGNA EUROPEIZZARE IL CAMBIAMENTO”
 (Agenzia Nova) - E’ necessario “europeizzare il cambiamento” o l’alternativa sarà “la deuropeizzazione della conservazione”, ovvero l’Europa “imperfetta” che cerca di mantenere in vita un sistema imperfetto. Lo ha detto oggi alla Stampa estera il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, presentando ai giornalisti il documento “Una politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa” recentemente inviato a Bruxelles.

PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIPAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Il documento di 17 pagine è suddiviso in tre parti: l'architettura istituzionale della politica monetaria; l'architettura istituzionale della politica fiscale e la conformazione da questa assunta; le regole della competizione anche in relazione agli aiuti di Stato. Savona ha auspicato che la politica monetaria europea “venga governata da statuti e non dall'abilità di uomo come Mario Draghi (presidente uscente della Banca centrale europea), che ha inventato una soluzione per evitare la crisi dell’euro, ma per cui ci sono volute tre anni”.



SAVONA ALL'UE: "CON IL PILOTA AUTOMATICO SI VA A SBATTERE"
Francesco Bonazzi per Alliance News

Senza un maggiore dialogo, a cominciare dal bilancio, l'Europa va a sbattere contro un iceberg e la protesta sovranista si de-europeizza. Paolo Savona, ministro per le Politiche europee, sceglie la sede della Stampa estera in Italia per mettere i puntini sulle "i" sul presunto euroscetticismo suo e del governo.

paolo savona col suo libro (2)PAOLO SAVONA COL SUO LIBRO (2)
"Non sono euroscettico, datemi pure del genio o dell'idiota, ma io non voglio cambiare l'architettura comunitaria", ha detto l'economista sardo che Sergio Mattarella non volle a Via XX Settembre. "I giornali tedeschi dicono che per me è tutto sbagliato", ha proseguito Savona, "ma non è vero".

"Ho solo detto e ripeto che l'Ue he ha delle imperfezioni e per questo io chiedo di discutere e la base della discussione, il terreno giusto, è la legge di bilancio". Il ministro ribadisce: "L'assetto deve rimanere quello attuale, ma o riusciamo a discutere del resto, a europeizzare il cambiamento, oppure il conservatorismo e il sovranismo, che in ogni paese ha caratteri diversi, temo che porti al fatto che ognuno si terrà i propri difetti".

Savona ha respinto anche l'accusa per il governo Conte di usare "metodi degli anni Ottanta", ovvero più inflazione e debito, per crescere, violando le promesse dell'Italia al tempo di Maastricht e di Ciampi: "Con una politica monetaria ormai cautelativa e un commercio internazionale in difficoltà, l'Ue tiene il pilota automatico e se non cambia direzione va a sbattere contro l'iceberg pur di confermare il pilota automatico".


SAVONA, "NON ABBIAMO ALCUNA ULTIMA SPIAGGIA DA SPREAD O ALTRO"
Francesco Bonazzi per Alliance News

DRAGHI TRIADRAGHI TRIA
Paolo Savona smentisce che lo spread in rialzo e i dazi possano peggiorare il quadro dell'economia italiana in misura tale da costringere il suo governo a rivedere le stime e i piani annessi al Def.

A una domanda diretta di un cronista, il ministro delle Politiche europee ha chiarito che l'annunciata revisione trimestrale del quadro economico (primo appuntamento a fine anno) non vuol dire che ci siano particolari paure perché "le nostre stime di crescita sono cautelative" e il nostro Def "non mina la stabilità finanziaria di nessuno e non siamo all'ultima spiaggia".

Savona ha aggiunto che "il nostro piano è prudente e ben organizzato" e che "non ci sono difficoltà nell'economia italiana perché il nostro surplus commerciale è stabilmente forte e produrrà nel prossimo triennio EUR160 miliardi di surplus di risparmio privato non utilizzato". Risparmio che "ovviamente non verrà sequestrato", ma che "spingeremo le aziende a usare in patria".
draghi merkelDRAGHI MERKEL

Poi un riferimento non banale alla prossima scadenza di Francoforte: "Preferisco che la Bce sia governata da istituzioni e non dall'abilità di un singolo uomo come Mario Draghi, che è stato fondamentale".

Quanto alle aspre polemiche sul Def, Savona ha detto che la "colpa" delle reazioni anche forti di Matteo Salvini e Luigi Di Maio è di Bruxelles che "non ha letto il documento, ma appena ha visto il 2,4% sul deficit si è inalberata".


SALVINI RAFFORZA L'ASSE CON LE PEN
Adnkronos

"Questo non è un incontro elettorale". Non è servita a molto la premessa che Matteo Salvini ha fatto, iniziando a parlare nella sede dell'Ugl, di fronte alla ex roccaforte del Pci di via delle Botteghe Oscure, nel centro di Roma. Il leader della Lega, con al fianco Marine Le Pen, capo dell'ex Front National, ora Rassemblement National, non ha potuto tenere le carte coperte più di tanto, perché il tema, ormai, è il voto del prossimo maggio per la Ue.

MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN
"Io sono autonomista e sovranista, non posso imporre una lista comune in paesi diversi". Ma per Salvini, quello del governo dell'Europa ("dopo le vittorie ci ritroveremo a Bruxelles") è la partita più importante, su cui passa anche la tenuta del governo gialloverde, vista la tensione attuale tra Roma e la Ue. I nodi da sciogliere sono tanti: intanto perché candidati 'autonomisti' e 'sovranisti' - dall'Ungheria alla Svezia, alla Germania trovano posto in famiglie europee diverse - popolari, liberali e euroscettici. E tirare fuori un nome comune per guidare la nuova Ue, quella che per Salvini nascerà alla "fine di una rivoluzione di buon senso che inevitabilmente sta percorrendo l'Europa e non solo", non è compito facile.

Salvini ribadisce la linea comune con l'alleata francese: "Lavoriamo" da tempo "a un progetto comune dell'Europa futura", ha spiegato, mentre la leader della destra francese annuiva. "Questo Fronte della libertà lavorerà per avere un progetto comune, un'idea di futuro comune" che valga per "i prossimi 30 anni" un lavoro da fare "se possibile, anche con candidati comuni, ma lasciando la libertà ai singoli Paesi, popoli e governi". "Il capo dei sovranisti italiani è ormai riconosciuto come capo dell'alleanza a livello europeo - sottolineano a fine incontro fonti del Carroccio a Bruxelles - l'incontro con la Le Pen, che arriva a Roma, ne è la plastica dimostrazione".
MATTEO SALVINI E MARINE LE PENMATTEO SALVINI E MARINE LE PEN

Un riconoscimento perché "è ormai lui il punto di riferimento europeo, come riconoscono in tanti anche a Bruxelles". Che spinge qualcuno ad affermare come "sia matura l'ipotesi di provare a tirare fuori un nome italiano per la candidatura 'sovranista' a Bruxelles".

Tra i profili valutati positivamente, spiegano le stessi fonti Ue "ci sarebbe di sicuro Jimmie Akesson" il giovane leader dei democratici svedesi, che ha appena raccolto il 18% dei consensi in una delle patrie europee della socialdemocrazia. Ma "un nome come quello di Paolo Savona, attuale ministro del governo gialloverde italiano potrebbe essere spendibile se le urne determineranno una svolta netta in senso populista".

salvini wilders le pen petriSALVINI WILDERS LE PEN PETRI
"L'unica esclusione che faccio a priori è con i socialisti", ha ancora detto oggi Salvini, parlando delle alleanze dopo il voto per decidere i posti di comando. Che ha concluso il suo intervento con l'invito al partito popolare europeo, in vista del congresso del prossimo novembre, a prendere le distanze dalla sinistra. Poi il pranzo con la Le Pen, per proseguire il discorso, in vista del voto di fine maggio.

Fonte: qui

mercoledì 26 settembre 2018

LEGGETE IL 'MANIFESTO' DEI SOVRANISTI SU 'SCENARI ECONOMICI', SITO CHE OSPITA LE RIFLESSIONI DI SAVONA E GLI ATTACCHI DI BORGHI E BAGNAI


''ABBIAMO CONQUISTATO IL CONSENSO MA IL VERO NEMICO È IN QUELLE POLTRONE AL MINISTERO DELL’ECONOMIA CHE CASALINO MINACCIAVA. IL NEMICO È AI VERTICI DELLA RAI CHE FOA INSIDIERÀ PRESTO. IL NEMICO È ALLA CONSOB, AI VERTICI DI ENI, ENEL, FINMECCANICA''

Luca Pinasco per www.scenarieconomici.it

PAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIPAOLO SAVONA GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
Lega e M5S oltre il 60%, il PD sotto il 15% e Forza Italia sotto l’8%. Savona, Bagnai, Borghi, Barra Carracciolo in posizioni chiave, Marcello Foa Presidente Rai in pectore e si fa persino il nome di Rinaldi per la Consob. Tutto ciò era impensabile soltanto l’anno scorso. La battaglia del consenso è stata vinta, l’Italia è il primo Paese in cui la maggioranza della popolazione è saldamente schierata a favore di forze più o meno sovraniste. In realtà però c’è poco da festeggiare.

Quella che è stata vinta è la prima e forse potremmo dire la più semplice delle battaglie. Il nemico non è politico, se il vero nemico fosse il PD vincere la guerra sarebbe fin troppo semplice. Purtroppo per noi il vero nemico è altrove, ed è un nemico che potrebbe schiacciare il potere politico anche se quest’ultimo fosse per intero unito e compatto. Il nemico è il grande capitale finanziario proprietario di quote azionarie in tutte le maggiori società che compongono l’apparato economico industriale del paese e non solo.


borghi salvini bagnaiBORGHI SALVINI BAGNAI
Il nemico sta nei grandi fondi d’investimento, in quegli agglomerati che Gallino definiva “gli azionisti universali” e che posseggono rilevanti azioni in giornali, televisioni, grandi industrie e banche, come Black Rock, di Vanguard, di Capital World Investor, di FMR, di State Street Corp.

Il vero nemico non detta la linea politica ma la linea ideologica. Il nemico è nelle prestigiose università di economia, dove si insegna quanto le liberalizzazioni e le privatizzazioni siano salvifiche per l’economia, quanto la flessibilizzazione del mercato del lavoro sia la soluzione alla disoccupazione, quanto la deregolamentazione sia la soluzione alle crisi finanziarie. Il nemico sta nelle menti dei dirigenti e dei manager formati nelle suddette università. Il nemico è in quelle società di rating private che con un discrezionale voto positivo o negativo decidono se un governo possa o meno attuare una politica economica.

LUCIANO BARRA CARACCIOLOLUCIANO BARRA CARACCIOLO
Il nemico sono quelle regole sbagliate o inesistenti che permettono a numerosi istituti finanziari come Goldman Sachs o Deutsche Bank di poter liberamente scambiare qualsiasi quantità di titoli di debito pubblico manovrando i tassi e mettendo a rischio intere nazioni artatamente sprovviste della protezione di banche centrali con funzione di prestatore d’ultima istanza. Il nemico ci ha portati da essere la quarta potenza industriale e l’unico paese al mondo dove la classe media poteva permettersi di possedere due case di proprietà, una al mare o in campagna e una in città, ad un paese dove ci sono dieci milioni di poveri e la classe media non arriva neppure a pagare le bollette. Il nemico nasce con il divorzio del 1981, cresce dalla rivoluzione liberista mediatica e giudiziaria del 1992 e non sarà facile debellarlo.

consob opa sts hitachiCONSOB OPA STS HITACHI
Il nemico è in tutte quelle poltrone al Ministero dell’Economia e Finanze che Rocco Casalino minacciava in quell’audio rubato. Il nemico è ai vertici della televisione pubblica che Marcello Foa insidierà presto. Il nemico è alla Consob, vigilante della borsa poco vigile negli ultimi anni, per la quale direzione si paventa oggi il nome di Rinaldi. Il nemico è ai vertici delle società partecipate come Eni, Enel, Finmeccanica, gestite non secondo l’interesse nazionale ma secondo quello degli azionisti privati, e si spera che in futuro arriveranno nomine interessanti anche in quel versante.

Il nemico è in Europa dove le politiche fiscali e monetarie sono decise in funzione della tecnica e non del benessere della popolazione, dove non importa se crollano i ponti o le scuole ma tutto ciò che conta è rispettare dei parametri. Quest’ultimo è un nemico che non dobbiamo e non possiamo affrontare adesso, poiché probabilmente si abbatterà da solo con le prossime elezioni europee, ed attaccarlo frontalmente ora, come faceva osservare il prof. Bagnai, significherebbe addossare soltanto al nostro paese il costo politico di una disfatta annunciata. Il nemico è la cultura economica neoliberista che, dal 1992, ha permeato la struttura sistemica italiana. Non sarà facile da sconfiggere, ma è inevitabilmente questa la direzione in cui muoversi.

Fonte: qui

MARCELLO FOAMARCELLO FOA

martedì 31 luglio 2018

L’Europa svolta a destra: così i giovani leader popolari vogliono rottamare la Merkel e prendersi tutto

Segnatevi questo nome, Pablo Casado Blanco, perché ne sentirete parlare. Avvocato, 37 anni, è il nuovo leader dei popolari spagnoli, a sorpresa, dopo aver sconfitto Soraya Sáenz de Santamaria, la candidata favorita. Segnatevelo, perché Pablo Casado Blanco non è che l’ultimo dei leader che spostano a destra il baricentro dei partiti conservatori d’Europa. Un altro, l’ennesimo, che non si alleerebbe mai più coi socialdemocratici. Un altro, l’ennesimo, che prelude all’apertura verso la fine dell’era delle grandi coalizioni. E l’inizio, più che probabile, dell’alleanza politica tra i popolari e le destre nazionaliste europee, in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

Casado rappresenta l’identikit perfetto del giovane leader popolare europeo: nazionalista, securitario, identitario nella difesa dei valori tradizionali. Come lui, c’è Matteo Salvini, che sebbene non sia (ancora?) della famiglia popolare, è ormai nei fatti l’unico leader del centrodestra italiano. C’è Sebastian Kurz, alla guida del governo austriaco grazie all’alleanza con l’ultradestra del Fpoe, la prima coalizione azzurro-nera dell’europa occidentale. C’è Laurent Wauquiez, l’uomo scelto dai Republicains francesi per contrastare Emmanuel Macron, molto duro su immigrazione, sicurezza e identità francese. C’è Kiryakos Mitsotakis il leader di Nea Demokratia che veleggia stabilmente dieci punti sopra Alexis Tsipras, attaccandolo proprio sul tema dei richiedenti asilo.
È una sfida che si rivolge soprattutto contro Angela Merkel: è lei il nemico, il totem da abbattere, per questa giovane generazione di leader conservatori. Non solo perché a essere messa in discussione è la sua eredita politica – le grandi coalizioni, le porte aperte, l’asse con Macron, una maggiore unificazione europea – , ma anche perché non c’è altro argine al loro strapotere.

Forse è ancora presto per parlare di internazionale nazionalista, del blocco politico della Fortezza Europa, destinato a presidiare le frontiere anziché abbatterle, a rimettere in discussione diritti e libertà, anziché estenderli, a legittimare le destre più destre del blocco di Visegrad, a partire da quel Vikor Orban che rappresenta il pioniere della svolta a destra dei popolari europei, un modello vincente, quasi l’ideologo della svolta autoritaria e securitaria dei suoi giovani leader. A farla finita con la stagione delle grandi coalizioni e della contrapposizione tra élite e populisti, che troverebbero sintesi in un’agenda politica securitaria e nazionalista.

È una sfida che si rivolge soprattutto contro Angela Merkel: è lei il nemico, il totem da abbattere, per questa giovane generazione di leader conservatori. Non solo perché a essere messa in discussione è la sua eredita politica – le grandi coalizioni, le porte aperte, l’asse con Macron, una maggiore unificazione europea – , ma anche perché non c’è altro argine al loro strapotere. Non lo sono i socialdemocratici di sicuro, in crisi d’identità, quasi ovunque all’opposizione, o al governo da posizioni di minoranza come in Spagna. E non può esserlo Emmanuel Macron, in difficoltà a casa propria e senza alcun alleato o sponda europea da contrapporre al blocco conservatore.

È una sfida che ha spettatori più che interessati. L’America di Trump, ovviamente, ben contenta che in Europa si affermi un’agenda politica simile alla sua, che il progetto di maggior integrazione (soprattutto militare) venga ucciso in culla, e che la vittoria delle giovani destre europee levi la leadership popolare alla sua acerrima nemica, e l’egemonia europea alla Germania, che con la sua forza sui mercati esteri crea non pochi problemi all’economia americana. E la Russia di Vladimir Putin, che non vede l’ora che il destino europeo finisca nelle mani di leader amici come Salvini, Orban e Kurz.

L’ultima sfida dell’eterna cancelliera, insomma, sarà la più difficile e cruciale della sua carriera: se tra poco meno di un anno Merkel riuscirà a resistere a casa propria e a imporre ai suoi alleati di partito un’alleanza centrista, coi socialisti e con un futuribile blocco liberal-democratico guidato da Macron, probabilmente l’Unione Europa riuscirà a proseguire nel suo cammino di progressiva integrazione. Anzi, scommettiamo noi, finirà per accelerarlo. Se invece vinceranno loro, i giovani leoni popolari, sarà tutta un’altra storia. La battaglia è cominciata. E non è cominciata bene.

lunedì 28 maggio 2018

BANNON SOFFIA SUL FUOCO POPULISTA: “QUELLO CHE E’ SUCCESSO IN ITALIA E’ DISGUSTOSO, FASCISTA E ANTIDEMOCRATICO. POTERI E CAPITALI STRANIERI HANNO PRESO LA SOVRANITA’”

MACRON OVVIAMENTE CORRE A SOSTEGNO: “GRANDE RESPONSABILITA’ DA PARTE DI MATTARELLA”

MERKEL TIENE IL PUNTO: “VOGLIAMO COLLABORARE CON TUTTI MA…”

MACRON ELOGIA 'RESPONSABILITÀ E CORAGGIO' MATTARELLA
merkel macronMERKEL MACRON
(ANSA) - Il capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, ha elogiato il "coraggio" e il "grande spirito di responsabilità(AHAHAHAHAH!!!)" del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

MERKEL, ROMA? COLLABORIAMO CON TUTTI MA CI SONO PRINCIPI
(ANSA) - "Vogliamo collaborare con tutti i governi, ma ci sono anche dei principi nell'eurozona". Lo ha detto Angela Merkel, rispondendo ad alcune domande sulle difficoltà future con l'Italia al Global Solutions Summit a Berlino.
stephen bannonSTEPHEN BANNON

"Ovviamente ci saranno dei problemi. Anche all'epoca, con la Grecia di Tsipras, ci furono problemi, e poi ci siamo accordati". "Lavorammo per molte, molte notti fino ad arrivare ad un accordo", ha aggiunto. Ne vale la pena, per la cancelliera, "l'Italia è un membro importante dell'Ue", ha concluso.

BANNON, TOLTA SOVRANITÀ ALL'ITALIA, È DISGUSTOSO
(ANSA) - Quanto successo in Italia a livello politico nelle ultime 48 ore è "disgustoso" ma anche "fascista e antidemocratico": è l'opinione dell'ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, intervenuto a un incontro a Roma. "Poteri, capitali e media stranieri hanno preso la sovranità dell'Italia", sostiene Bannon, che punta il dito contro "il partito globalista di Davos". Quanto al premier incaricato Cottarelli, secondo Bannon si tratta di "un altro tecnocrate dal Fmi".
bannonBANNON

"Il 60% degli italiani vogliono indietro il loro Paese. Cosa c'è di più fascista di portare loro via ciò per cui hanno votato", si è chiesto Bannon, secondo il quale "da qui alle prossime elezioni l'intensità degli attacchi aumenterà". A suo parere si tratta in ogni caso di "un giorno storico" perché Lega e M5s "hanno strappato la maschera ai globalisti". Bannon ha tracciato un parallelo tra Brexit, la vittoria di Donald Trump e le elezioni del 4 marzo, sottolineando che oggi "l'Italia è importante a livello globale, è al centro del mondo politico". "Bruxelles, Francoforte, Davos, Wall Street - ha aggiunto - non hanno consentito la formazione del governo perché se avesse funzionato il modello si sarebbe diffuso anche altrove". Fonte: qui

domenica 27 maggio 2018

Matteo Salvini, un terremoto: "Se lo fa, salta il governo". Dichiarazione di guerra a Sergio Mattarella


Una frase "rubata" di Matteo Salvini, durante il faccia a faccia con Giancarlo Giorgetti e Silvio Berlusconi, spiega quanto è fragile e ancora incerto il destino del governo di Giuseppe Conte. Riferisce Augusto Minzolini, nel suo retroscena sul Giornale, che il segretario della Lega ha in qualche modo rassicurato il Cav: "Questi non hanno capito - si è sfogato riferendosi a Sergio Mattarella e a Luigi Di Maio - che sulla nomina di Paolo Savona al ministero dell'Economia salta il governo. È solo lui il nostro candidato". 

O Savona o morte, insomma, perché come Paolo Becchi ha icasticamente ricordato il potenziale ministro dell'Economia, anti-euro e anti-tedesco convinto, è "la nostra linea del Piave, se c'è lui parte la rivoluzione sovranista". E di fronte all'ipotesi di un clamoroso stop a due passi dal traguardo, anche il leader di Forza Italia si è detto pronto: "Guardate che io sono disposto a votare anche a ottobre", da ricandidabile. 
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