9 dicembre forconi: berlino
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domenica 24 marzo 2019

LA GERMANIA VORREBBE CACCIARE A PEDATE L'AMBASCIATORE AMERICANO, CHE IL VICEPRESIDENTE DEL BUNDESTAG VUOLE DICHIARARE PERSONA NON GRATA

DIPLOMATICO ASSAI POCO DIPLOMATICO, VICINO A TRUMP E ALLA FAMIGLIA, TUTTA LA VERVE DI UN EX GIORNALISTA, TUTTA LA DETERMINAZIONE DI UN OMOSESSUALE MILITANTE CHE È ANCHE UN REPUBBLICANO E CONSERVATORE. LASCIATO A BAGNOMARIA PER UN ANNO, HA TRATTATO CON GLI INDUSTRIALI, PROVOCATO I POLITICI E INCORAGGIATO I SOVRANISTI. E ORA…

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

richard grenell ex portavoce di john boltonRICHARD GRENELL EX PORTAVOCE DI JOHN BOLTON
Persona non grata, avaria diplomatica, commissario di una potenza di occupazione, termine quest'ultimo che in bocca in tedesco suona sempre sinistro. La Germania è ai ferri corti con un ambasciatore. Chi è il cattivo? E' Richard Grenell, ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino,  diplomatico assai poco diplomatico, abilissimo e attivissimo sia negli affari che nella polemica politica,  vicino a Donald Trump e all'intera famiglia del presidente, tutta la verve di un ex giornalista  convertito alla politica e alla diplomazia, tutta  la determinazione di un omosessuale militante  che è anche un repubblicano e conservatore.

Trump lo ha mandato a trattare direttamente con gli industriali tedeschi, a provocare i politici, ad incoraggiare i sovranisti.

I tedeschi lo avevano capito per tempo, tanto è vero che prima di accettarne le credenziali lo hanno fatto aspettare un anno giocandosi anche la carta dell'omosessualità, loro che fanno pratiche di politically correct tutti i giorni, pur di evitare la iattura.
richard grenellRICHARD GRENELL

Da quando è arrivato, a differenza per esempio del discretissimo ambasciatore americano a Roma, Grenell esterna direttamente, e indirettamente sui social network.

Scrive Bloomberg che lo scontro con l'Europa sulla Cina, Trump non è destinato a vincerlo. Però si battaglia niente male e specialmente con alcuni Paesi, la Germania segnatamente, le relazioni non sono mai state a un livello così critico.

Se Grenell è stato mandato a provocare, il suo scopo è raggiunto, da quel che  sta accadendo in questi giorni nella capitale tedesca. Il vicepresidente del Bundestag, il liberale Wolfgang Kubicki,  ha chiesto addirittura di considerare l’ambasciatore Usa “persona non grata”.

Kubicki ha utilizzato termini che vanno ben al di là dei semplici canoni della diplomazia: “Chi, da diplomatico americano, si comporta come commissario di una potenza d’occupazione,  deve sapere che la nostra tolleranza conosce anche dei limiti”. E a Focus Online ha dichiarato: “Noi siamo un Paese sovrano e non dobbiamo dare l’impressione che gli ambasciatori di altri Paesi possano determinare la nostra politica interna”.

RICHARD GRENELL ANGELA MERKELRICHARD GRENELL ANGELA MERKEL
 Carsten Schneider, esponente del Spd, ha chiosato definendo  Grenell “un caso di avaria diplomatica totale”.
Ma che ha fatto questa volta  l'ambasciatore americano? Ha accusato il governo tedesco di non perseguire gli stessi obiettivi finanziari dell’Alleanza atlantica, ovvero ha ribadito lo sconto sul finanziamento della NATO tenuto altissimo dell'Amministrazione Trump.

 L’obiettivo del 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa, è ben lontano dal piano proposto dal ministro delle Finanze Olaf Scholz. “I membri dell’Alleanza avevano concordato di avvicinarsi al 2% entro il 2024 e non di allontanarsene”, ha detto Grenell “Che il governo federale pensi invece di ridurre il suo contributo, già di per sé inaccettabile, all’efficienza operativa militare è un segnale preoccupante”.  Nel bilancio previsto dal ministro, la quota di prodotto interno lordo per la difesa aumenta in questi  anni solo  all’1,37% per poi ridursi all’1,25% entro il 2023.

L’ambasciatore americano ha ritenuto quindi di avere tutto il diritto  di risentirsi e dichiarare. Poi è passato a criticare  i contatti con la Cina comunista e in particolare l'annosa questione delle telecomunicazioni e dei rapporti con Huawei che dovrebbe entrare nel 5G tedesco.

RICHARD GRENELL ANGELA MERKELRICHARD GRENELL ANGELA MERKEL
Ha detto esplicitamente che la posizione tedesca di non escludere Huawei dalla costruzione della rete 5G in Germania avrebbe potuto mettere a rischio la collaborazione tra i servizi d'intelligence dei due

Non e’ piaciuta al cancelliere Angela Merkel, che detesta Grenell da ancor prima  che diventasse ambasciatore  per le sue inchieste da giornalista e dichiarazioni da politico esordiente sugli errori micidiali della campagna migratoria tedesca..

merkel xi jinpingMERKEL XI JINPING
La Cancelliera, riprendendo le frasi del rappresentante Usa contro la possibilità che Huawei entri nel 5G tedesco, ha detto: “Ci sono due cose di cui non ho nessuna considerazione: la prima, che si discuta pubblicamente di questioni sensibili legate alla sicurezza; la seconda, di escludere un partecipante solo perché viene da un certo Paese”.
il certo paese sarebbe la Cina, Vale la pena di ricordare che in Italia sta per arrivare il presidente cinese e che dopo una lunga serie di polemiche, dal piano di accordi con il governo italiano è stato cancellato tutto il settore legato alle telecomunicazioni.

angela merkel xi jinpingANGELA MERKEL XI JINPING
Non basta, anche  sul tema del budget per la difesa, il capo del governo tedesco ha detto: “La fetta di Pil destinata alla Difesa negli ultimi 10 anni è sempre cresciuta, e continuerà a crescere anche l’anno prossimo, all’1,37%. Ma la pianificazione finanziaria a medio termine non può essere presa come parametro. Decisiva è invece la spesa di anno in anno, e questa viene corretta ogni volta verso l'alto”.

Però "sarebbe un errore puntare sulle spese per la difesa in senso strettamente militare, bisogna ragionare anche in termine di prevenzione delle crisi e di sviluppo”.

mercoledì 23 maggio 2018

BERLINO, L’ESPLOSIONE DEL MERCATO IMMOBILIARE HA FATTO SCHIZZARE GLI AFFITTI

IL RECORD: 14 METRI QUADRI A 720 EURO IN PERIFERIA 

SCATTA LA PROTESTA DEI RESIDENTI: OCCUPATE LE CASE 

IN GERMANIA 8 TEDESCHI SU 10 SONO IN AFFITTO (MICA COME IN ITALIA...)

Walter Rauhe per la Stampa

case occupate berlinoCASE OCCUPATE BERLINO
Settecentoventi euro di affitto al mese per un micro appartamento di 14 metri quadrati. Non nel centro di Manhattan, Parigi o Londra, ma nel poco mondano distretto di Neukölln, uno dei quartieri più poveri e problematici della capitale, abitato prevalentemente da immigrati e con uno dei più alti tassi di criminalità della Germania. L' annuncio immobiliare pubblicato nell' autunno dell' anno scorso su un sito specializzato provocò forti polemiche, ma a fare domanda per il monolocale furono ugualmente 148 aspiranti inquilini.

MURO berlinoMURO BERLINO
Un caso emblematico che mette in evidenza un fenomeno relativamente nuovo per la capitale tedesca: quello della drammatica penuria di alloggi e della conseguente esplosione dei prezzi immobiliari. In nessun' altra metropoli al mondo i costi medi per l' acquisto di una casa sono aumentati l' anno scorso così tanto come a Berlino. Uno scatto medio del 31,9% nel giro di un solo anno per il valore di un immobile di proprietà e addirittura del 50,4% per i contratti di affitto.

Per molti cittadini il boom di cui è protagonista la capitale tedesca da cinque anni a questa parte si sta lentamente trasformando in un vero e proprio incubo. Berlino conta oggi 3,712 milioni di abitanti, 247mila in più rispetto al 2013. Secondo le previsioni dell' assessorato all' Urbanistica nel 2030 il numero degli abitanti supererà la soglia dei 4 milioni.

muro berlinoMURO BERLINO
LA DOMANDA ALLE STELLE
A mancare sono però gli alloggi. Soprattutto quelli a buon mercato. Quartieri un tempo «malfamati» come quello di Neukölln sono così protagonisti di un drammatico processo di gentrificazione. I vecchi abitanti del quartiere - immigrati turchi, studenti, artisti squattrinati e disoccupati - vengono scacciati dai nuovi imprenditori delle società digitali, da giovani e benestanti «hipster» e bohémienne metropolitani, da studenti benestanti e cosmopoliti della generazione Erasmus e Easyjet.

Edifici un tempo fatiscenti e a buon mercato vengono ristrutturati e trasformati in prestigiosi ed esclusivi loft, attici e così via. In poche parole: Berlino, ancora una volta, si sta radicalmente trasformando. Da spregiudicato e trasgressivo laboratorio di modelli di vita alternativi, a rampante e ricca metropoli di tendenza e di potere.

I VECCHI BERLINESI
berlino periferiaBERLINO PERIFERIA
Ma i «vecchi» berlinesi iniziano a ribellarsi a questo processo. In una città nella quale ben l' 80% degli abitanti vive in appartamenti in affitto e solo il 20% in immobili di proprietà, l' improvvisa esplosione dei costi per la casa sta innescando una rivolta popolare. Ad una recente manifestazione contro il rincaro degli affitti hanno partecipato oltre 30 mila persone e lo scorso fine settimana, per la prima volta da 30 anni, sono state occupate nuovamente delle case.

Come negli Anni Ottanta, quando a Berlino Ovest le case occupate erano oltre 200 e le comuni alternative e di sinistra diedero vita ad un nuovo modello di vita e involontariamente anche al movimento ambientalista tedesco. Oggi a scendere in piazza non sono però gli hippies di allora, ma anche semplici pensionati, dipendenti pubblici, insegnanti ed operai. Per loro i prezzi degli immobili, a Berlino come in molte altre grandi città tedesche, non sono più finanziabili.

berlinoBERLINO
A Monaco di Baviera la Giunta comunale ha così avviato un programma per la costruzione di nuove case popolari riservate appositamente ad agenti delle forze dell' ordine, postini, vigili del fuoco o educatori sociali. Il comune aveva sempre più difficoltà a trovare nuovo personale, dal momento che per queste categorie di lavoratori i prezzi immobiliari erano troppo alti.

Sotto il cielo di Berlino ad essere sfrattati sono gli artisti, gli intellettuali, i celebri club e le discoteche che in passato hanno contribuito a costruire il mito della città creativa, libera e sperimentale che negli ultimi decenni ha attratto così tanti giovani da tutto il mondo.

Fonte: qui

lunedì 14 maggio 2018

“BASTA TEORIE DEL COMPLOTTO: HITLER E’ MORTO NEL BUNKER”

IL REPORTER FRANCESE JEAN CHRISTOPHE BRISARD RIVELA: “HO FATTO ESAMINARE I RESTI DEL FUHRER IN RUSSIA E SONO AUTENTICI: E’ MORTO CON UN COLPO DI PISTOLA ALLA TEMPIA 

STALIN HA FATTO IL POSSIBILE AFFINCHÉ LA MORTE DI HITLER FOSSE AVVOLTA NEL MISTERO PERCHE’…”


L ULTIMO MISTERO DI HITLER - JEAN CHRISTOPHE BRISARDL ULTIMO MISTERO DI HITLER - JEAN CHRISTOPHE BRISARD
“Hiitler è morto nel 1945 nel suo bunker a Berlino, e non a novant’anni in Argentina o in Brasile come vogliono le fantasie dei complottisti e dei nostalgici. Stalin lo sapeva sin dall’inizio e ha mentito».

Per giungere a queste conclusioni il reporter francese Jean-Christophe Brisard — con l’aiuto della collega russo-americana Lana Parshina — ha condotto trattative con le autorità di Mosca durate due anni. È riuscito infine a entrare alla Lubjanka, la sede dei servizi segretirussi, e ha fatto esaminare i resti di Hitler da un medico legale indipendente, Philippe Charlier. I frutti di quel lavoro sono un documentario e un libro, L’ultimo mistero di Hitler (Ponte alle Grazie).
hitlerHITLER








Che cosa l’ha spinta a occuparsi del tema eterno della morte di Hitler?
«Avevo l’ambizione di spazzare via i dubbi sulla sua sorte. A troppi piace sognare un Führer capace di beffare i servizi di tutto il mondo e di morire di vecchiaia al sicuro in America Latina».

Non è andata così?
«No, e ho raccolto le prove per dimostrarlo in modo definitivo».

Come è riuscito ad avere accesso ai reperti custoditi a Mosca?
«Sono stato molto paziente e costante, non mi sono lasciato scoraggiare quando per molte volte mi hanno dato appuntamenti poi non rispettati, e ha giocato il fatto che fossi francese».

Come mai?
frammenti del teschio di hitlerFRAMMENTI DEL TESCHIO DI HITLER
«Anni fa una équipe americana poco rigorosa dal punto di vista scientifico ha espresso dubbi sull’autenticità del cranio di Hitler. I russi lo hanno interpretato come il desiderio degli americani di togliere loro il trofeo della vittoria».

Perché è ancora così importante, a distanza di 73 anni?
«Perché per i russi la vittoria nella Seconda guerra mondiale è un mito fondatore, fonte di fierezza e di orgoglio. Custodire i resti di Hitler ricorda al mondo che sono loro a essere entrati per primi a Berlino, conquistando la capitale nazista, in sostanza sono loro ad avere vinto una guerra costata all’Urss 22 milioni di morti».

frammenti del teschio di hitler 1FRAMMENTI DEL TESCHIO DI HITLER 1
Tornando a come è riuscito a entrare alla Lubjanka, perché il fatto di essere francese l’ha favorita?
«Dopo quella esperienza negativa con l’équipe americana mi hanno percepito come indipendente, neutrale. Credo di averli convinti con un approccio molto fattuale».

Cioè?
hitlerHITLER



«Loro hanno la fissazione di essere manipolati, ma anche io temevo di esserlo a mia volta. Putin mi permetteva di analizzare i resti di Hitler perché ne venisse convalidata l‘autenticità, era evidente. Io allora ho proposto un patto: chiedo tutte le autorizzazioni, lascio che voi siate sempre presenti, che controlliate ogni nostro movimento, parola e attrezzatura (erano terrorizzati che la telecamera nascondesse un sistema laser per danneggiare i reperti, per esempio), ma voi lasciate che io porti il migliore medico legale specializzato in cold case storici, Philippe Charlier, e non potete avere accesso alle sue conclusioni. Volevo che il nostro lavoro fosse inattaccabile scientificamente. Hanno accettato».

Quindi, come siete giunti alla certezza che Hitler è morto nel bunker?
adolf hitlerADOLF HITLER
«I denti, o meglio quel che ne rimane. Quella è la prova conclusiva. Charlier ha verificato che fossero autentici, che risalissero a quegli anni, che non portassero tracce di alimentazione carnivora (Hitler era vegetariano), e li ha comparati con il dossier medico fornito dall’assistente del dentista di Hitler. Quelli trovati nel bunker nel corpo carbonizzato sono i denti di Hitler».

Come è morto?
«Analizzando anche il cranio, con un colpo di pistola alla tempia. Non alla bocca, come vorrebbero gli inglesi, perché nei denti non abbiamo trovato traccia delle conseguenze di uno sparo».

È stato lui a spararsi?
adolf hitler studia il linguaggio del corpoADOLF HITLER STUDIA IL LINGUAGGIO DEL CORPO
«Questo sarà sempre impossibile stabilirlo con certezza. Era malato di Parkinson, potrebbe avere chiesto al suo valletto di sparare».

Perché tutti questi anni di leggende su Hitler in Sudamerica?
«Perché Stalin ha fatto il possibile affinché la morte di Hitler fosse avvolta nel mistero. Quando a Potsdam Churchill chiede a Stalin che ne è di Hitler, lui risponde di non averne idea. Mente, perché ha già ricevuto un documento — che ho potuto consultare — nel quale i servizi gli indicano il luogo esatto dove è stato sepolto Hitler, proprio a pochi chilometri da Potsdam».

E perché Stalin ha mentito?
adolf hitler nel 1924ADOLF HITLER NEL 1924
«Voleva avere sempre una lunghezza di vantaggio e saperne più degli altri. Deve avere pensato che i servizi occidentali avrebbero speso tempo e risorse per cercare Hitler in tutto il mondo».

Come sono conservati i suoi resti?
«Nel modo più banale e sprezzante possibile. I denti sono in una scatola da sigari, le ossa del cranio in una scatola per floppy disk. È il modo dei russi per umiliare il nemico fino all’ultimo».

Fonte: qui

sabato 5 maggio 2018

VIDEO: A BERLINO UN RAGAZZO SALTA DA UN VAGONE DELLA METROPOLITANA IN CORSA NELLE ACQUE DEL CANALE LANDWEHR

LA SCENA VIENE RIPRESA DA TRE TELECAMERE E IL VIDEO FINISCE SUI SOCIAL A CACCIA DI “LIKE” 

LA POLIZIA PARLA DI “ISTIGAZIONE AL SUICIDIO”

VIDEO: TRAIN SURFING A BERLINO



ragazzo salta da un treno in corsa 4RAGAZZO SALTA DA UN TRENO IN CORSA 
È già diventato virale l'ennesimo filmato, inno alla stupidità, girato da ragazzi a caccia di emozioni estreme che rischiano la vita in modo totalmente incosciente pur di vivere sensazioni adrenaliniche e raccogliere sul web visualizzazioni e "like" a più non posso: una moda che dilaga da anni e che non accenna ad arrestarsi.

Visto già da oltre 110mila persone, l'ultimo video che sta spopolando online è stato realizzato recentemente a Berlino: nelle immagini si vede un adolescente che, in piedi con un amico sul tetto di un vagone della metropolitana lanciato a tutta velocità, prende la rincorsa e si lancia nel vuoto, facendo un volo di 20 metri prima di finire nelle acque del canale Landwehr.

ragazzo salta da un treno in corsa 6RAGAZZO SALTA DA UN TRENO IN CORSA 



La scena è ripresa da tre telecamere: una è manovrata dall'amico che resta sul tetto del vagone, l'altra è la bodycam del ragazzo che si lancia e la terza è quella nelle mani di un loro amico che da terra filma il salto nel fiume.

La bravata, tanto inutile quanto pericolosa, è stata effettuata lungo la linea U1 della metro nei pressi della stazione Moeckernbruecke, su uno dei tratti di ferrovia più antichi di Berlino, gran parte del quale corre in superficie lungo un viadotto.
ragazzo salta da un treno in corsa 3RAGAZZO SALTA DA UN TRENO IN CORSA 

Definita dalla polizia come una "istigazione al suicidio", sembra realizzata non a caso negli stessi luoghi dove fu girato il film "Bourne Supremacy" del 2004, con Matt Damon, in perfetto stile Jason Bourne.

La moda del surf sui tetti dei treni prese piede negli anni '90 e da allora ha fatto registrare molti incidenti, alcuni dei quali mortali.

Nello stesso tratto della metro di Berlino, nel settembre 2016, alla stazione di Moeckernbruecke un ragazzo di 22 anni fu trovato morto sul tetto di un vagone dopo aver sbattuto violentemente la testa contro la trave di un ponte durante la corsa del convoglio.

domenica 10 dicembre 2017

DEBUTTA IL SUPERTRENO BERLINO-MONACO, E IL PRIMO GIORNO È GIÀ CAOS: TRENO IN AVARIA E DUE ORE DI RITARDO

I COSTI PER LA FERROVIA SONO SCHIZZATI, ED È PURE PIÙ LENTA DEL PREVISTO 

NEI TRASPORTI, I TEDESCHI SONO IN CRISI: SCIOPERI, RITARDI E QUELLA MACCHIA DELL'AEROPORTO DI BERLINO MAI COMPLETATO

1. FLOP DEL SUPERTRENO BERLINO -MONACO ALTA VELOCITÀ, DISFATTA NAZIONALE - AL DEBUTTO DELLA NUOVA LINEA CONVOGLIO IN AVARIA E DUE ORE DI RITARDO


Si inaugura la nuova linea superveloce Berlino-Monaco e il treno da 300 all' ora (ICE) si rompe alla prova generale. Si blocca a metà strada, e accumula oltre due ore di ritardo. Un progetto nato male.
ice treno veloce tedesco berlino monacoICE TRENO VELOCE TEDESCO BERLINO MONACO

La prima idea risale al 1991, subito dopo l' unità: avvicinare la capitale alla ricca Baviera, 623 chilometri invece dei precedenti 653, da percorrere in tre ore e 55 minuti, con punte a 330 all' ora. Una riduzione dei tempi di percorrenza del trenta per cento ma a caro prezzo: il viaggio in aereo è più economico, un biglietto costa in media 150 euro, invece di 132, un rincaro del 13,6 per cento. Sul Milano-Roma la media è di 91.

«È come una metropolitana», si entusiasma la Süddeutsche Zeitung. «Uno storico evento», esagera la Frankfurter Allgemeine. Un' opera gigantesca, 22 tunnel, 29 ponti, costo previsto dieci miliardi di euro. Ma un quarto di secolo dopo, la linea poteva essere più veloce ed è costata almeno un paio di miliardi in più. Nelle gallerie si sono incontrate difficoltà impreviste, grotte, laghi e fiumi sotterranei.

Gli ecologisti hanno imposto modifiche per salvare alberi e animali. Più costosi ancora i capricci dei politici. Di tutti i partiti. La linea non corre diritta da Nord a Sud, ma compie un' ampia curva verso ovest(variante degna della Salerno - Reggio Calabria!). All' inizio dei lavori, l' allora primo ministro della Turingia, il cristianodemocratico Bernhard Vogel, riuscì a far deviare la linea verso Erfurt, nel cuore della sua regione.

Deviazione di 90 chilometri, attraverso foreste, monti e vallate. Il costo per chilometro salì a 40 milioni di euro, invece dei 15 previsti, per un conto totale di due miliardi extra, e venti minuti di percorrenza in più rispetto al progetto originale. I verdi hanno imposto altre modifiche per proteggere la natura. Socialdemocratici e post comunisti della Linke hanno preteso interventi a nome dei loro elettori.

ice treno veloce tedesco berlino monacoICE TRENO VELOCE TEDESCO BERLINO MONACO
Sarà un caso, ma venerdì durante la prova generale, l' ICE color argento si è rotto dalle parti di Bamberga, sulla deviazione imposta dalla politica. Il treno è rimasto bloccato in tunnel, i 150 invitati sono giunti a Monaco due ore e dieci dopo il previsto, nella notte, all' una e 25 minuti. Se non avessero viaggiato gratis avrebbero ottenuto il rimborso totale.


2. LA GERMANIA ORA IMITA L' ITALIA CROLLA IL MITO TRA SCIOPERI E FURBETTI
Roberto Giardina per ''il Giorno - la Nazione - il Resto del Carlino''

Italienische verhältinisse, si leggeva sui giornali tedeschi: situazioni all' italiana. Scioperi, corruzione, burocrazia, lavori interminabili, crisi di governo. Ma da tempo non la leggo più. Almeno si vergognano. Invece di diventare noi come loro, è avvenuto il contrario.

Quasi vent' anni fa, il 23 novembre del 1997, Le Monde usci con il titolo: L' Allemagne s' italianise. I tedeschi lo presero come un complimento: mangiavano all' italiana, si vestivano all' italiano, o almeno ci provavano. Ma hanno esagerato.
Non è solo il treno superveloce Berlino-Monaco a fare cilecca.

angela merkel ice treno veloceANGELA MERKEL ICE TRENO VELOCE
IL 26% DEGLI ICE

Costano quasi il doppio dei Frecciarossa, ma uno su quattro arriva in ritardo. Alcuni si rompono per strada, il servizio a bordo è miserabile. Lo denuncia l' Handelsblatt, il più autorevole quotidiano economico. Viene a noia citare ancora il nuovo aeroporto di Berlino. Ha già accumulato oltre duemila giorni di ritardo, prima di Natale dovrebbe essere annunciata la nuova data di apertura, probabilmente non prima del 2021. E ogni giorno costa un milione e mezzo di euro in più. Quando si aprirà, sarà già insufficiente.

L' aeroporto incompiuto ha contribuito a far fallire Air Berlin, la prima compagnia low-cost. Può capitare, non dovrebbe nella Germania prima della classe, ed Air Berlin non rimborsa i clienti che avevano già pagato i biglietti. Anni di ritardo per restaurare a Berlino la Staatsoper, l' opera del Settecento, e anni per completare la nuova filarmonica di Amburgo, con costi che raddoppiano. Il motivo? 

Capita quando di una grande opera si impicciano i politici, riconosce la Frankfurter Allgemeine, esattamente come avviene dalle nostre parti.

Streik, sciopero? Evento sconosciuto fin quasi alla fine del XX secolo. Ora scioperano i macchinisti della Deutsche Bahn, le ferrovie, scioperano i piloti della Lufthansa.

angela merkel ice treno veloceANGELA MERKEL ICE TRENO VELOCE
Il guaio è che sono seri anche quando incrociano le braccia: non la finiscono più. Corruzione, nella lingua di Goethe si dice schmiergeld, denaro per ungere. Un manager su tre lo ha già pagato, confessa il WirtschaftsWoche, il settimanale economico. «Diventano sempre di più gli impiegati pubblici corrotti, si allarma la Welt am Sonntag.

Deutschland isola della stabilità, circondata da vicini europei ballerini imprevedibili? Avevano tre partiti, i cambi della guardia erano rarissimi, otto anni al potere Helmut Schmidt, il doppio Helmut Kohl, e dodici Angela. Oggi i partiti sono sette, e per la prima volta è entrato al Bundestag, un partito dell' estrema destra. Già parlano di Weimar, l' instabile repubblica che a forza di crisi spianò la strada a Hitler. Un po' italiani, ma esagerati e pessimisti.

LAEROPORTO WILLY BRANDT DI BERLINOL' AEROPORTO WILLY BRANDT DI BERLINO
Hanno votato il 24 settembre, cede Angela, l' avversario Martin ottiene il peggior risultato di tutti i tempi con i suoi socialdemocratici. Dalla fine dell' estate alle soglie dell' inverno, ancora i tedeschi attendono un nuovo governo. Non dobbiamo andare al potere ma neanche andare all' opposizione, sermoneggia Martin, indeciso a tutto. Non solo ha imparato l' italiano, ma parla come un suo collega romano. Berlino è sempre più vicina al Mediterraneo.

Fonte: qui

martedì 27 dicembre 2016

QUALI SONO I CONTATTI ITALIANI DI ANIS AMRI? IL TERRORISTA TUNISINO AVEVA FALSI DOCUMENTI RILASCIATI DA UNA QUESTURA SICILIANA

IL NOME DI AMRI, PRIMA E DOPO LA STRAGE, TORNA IN UN’INDAGINE SU UNA RETE DI TRAFFICANTI INTERNAZIONALI DI STUPEFACENTI.


Giuliano Foschini e Massimo Pisa per la Repubblica

Un permesso di soggiorno italiano falso, esibito a un controllo nel Nord Westfalia. Contatti diretti e indiretti con un gruppo di persone sotto indagine per traffico internazionale di stupefacenti. Soldi mandati a casa per convincere il nipote ad arruolarsi nell’esercito della Jihad. Anis Amri non era un fantasma per l’Italia. La sua storia non si era esaurita nelle carceri di Catania e Palermo. Ma più passano le ore e più gli investigatori si convincono che il terrorista tunisino continuasse a essere legato con un filo all’Italia. Quello stesso filo che in queste ore si sta cercando di riannodare.
ANIS AMRIANIS AMRI

Un primo punto di partenza è il permesso di soggiorno che Amri esibisce a un normale controllo di polizia nel Nord Westfalia qualche settimana prima di piombare con un tir sul mercatino di Natale di Berlino. È un documento rilasciato da una questura siciliana e gli riconosce lo status di rifugiato.

È un falso, hanno accertato ora gli investigatori tedeschi. Sul documento c’era una foto vera e uno degli alias che Amri utilizzava per nascondere le sue vite: nell’ultimo anno e mezzo il terrorista si è trasformato in Amri Zaghloul, egiziano classe 1995, Ahmad Zarzour, libanese, Ahmed Almasri egiziano di Iskandaria o di Alessandria a seconda del documento fasullo; Mohammed Hassa, egiziano di Cafrick. Una strategia che gli ha permesso di eludere sistematicamente i controlli tedeschi, che lo conoscevano e che a novembre avevano ricevuto anche un nuovo alert dai servizi egiziani. 

Il punto però è un altro: chi formava i documenti falsi ad Amri? 

Chi gli aveva dato quel permesso falso di soggiorno siciliano?

anis amri dopo l attentato a berlino 3ANIS AMRI DOPO L ATTENTATO A BERLINO 3

Una copia del documento falso annotato in Germania dovrebbe essere in Italia nelle prossime ore. A disposizione così dell’Antiterrorismo che ha in piedi, in questo momento, almeno tre indagini sul business dei documenti falsi: una è in Sicilia. Una seconda in Puglia, attorno al Cara e al porto di Bari. E infine a Roma, base di partenza e di arrivo. È qui che si cercherà chi ha fornito i documenti falsi ad Amri. Partendo da un dato non irrilevante.


Ore 00.58, stazione Centrale: il fotogramma documenta il passaggio di Anis Amri a Milano

IL CAMION GUIDATO DA ANIS AMRI NEL MERCATO DI BERLINOIL CAMION GUIDATO DA ANIS AMRI NEL MERCATO DI BERLINO
Il nome del tunisino, prima e dopo la strage, torna in un’indagine molto delicata, condotta da una procura del centro Italia, su una rete di trafficanti internazionali di stupefacenti. Alcuni di essi hanno avuto contatti, diretti e indiretti, con il terrorista tunisino ai tempi della carcerazione. Ma evidentemente il filo non si è spezzato. Qualcuno in Italia sapeva di Berlino? Chi ha offerto al ragazzo supporto logistico ed economico? Che collegamento c’è tra la droga e il terrore?

IL CAMION GUIDATO DA ANIS AMRI NEL MERCATO DI BERLINOIL CAMION GUIDATO DA ANIS AMRI NEL MERCATO DI BERLINO
Gli investigatori italiani hanno chiesto in queste ore informazioni ai colleghi tunisini sull’arresto di tre persone legate ad Anri. Uno, in particolare: il nipote. Il ragazzo farebbe parte di una cellula terroristica e — così come raccontano alcune agenzie di stampa arabe — avrebbe comunicato via Telegram con lo zio prima della strage.

Amri gli avrebbe inviato anche denaro attraverso money transfer e fornito un’identità falsa affinché lo raggiungesse in Germania. Di tutto questo non è però stata informata la polizia italiana. Che, dalla mattina del 23 dicembre, notte e giorno, è al lavoro, con gli agenti della Digos di Milano, per ricostruire la fuga di Amri.

Ieri dalla Francia è arrivata una conferma: il ragazzo è passato da Lione prima di arrivare in Italia. Le telecamere francesi lo hanno inquadrato giovedì scorso, nella stazione Part-Dieu di Lione. Lì ha comprato in contanti un biglietto con destinazione Milano, via Chambery. Il tunisino è sceso dal Tgv a Torino dove è rimasto per tre ore per poi proseguire verso la stazione Centrale di Milano.
LA PISTOLA DI ANIS AMRILA PISTOLA DI ANIS AMRI

Qui è stato ripreso da una telecamera alla stazione Centrale, poco prima dell’una. Poi stazione ferroviaria e metropolitana di Sesto San Giovanni, alle 2.58. Sbarca da un treno in arrivo da Torino e prende un mega bus, piuttosto vecchiotto, che percorre in superficie le fermate della linea rossa della metropolitana, ferma durante la notte. Tra le due stazioni, quale percorso ha fatto?

Sinora, nessun riscontro attendibile sposta la prima ipotesi di lavoro, e cioè che il terrorista sia andato a piedi sino in piazza Lima. Resta poi un’altra domanda: perché Sesto? Qualcuno, a favore delle telecamere, ha raccontato di averlo visto, ma ogni volta che la polizia ha controllato, la segnalazione s’è rivelata fasulla. Sino a questo momento, non esistono attendibili riscontri delle presenza di Amri a Milano, nelle sue periferie, nei paesi dell’ex cintura industriale. Amri c’era. Ma sembra non esserci mai stato.

Fonte: qui