9 dicembre forconi: mercato
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domenica 4 agosto 2019

Le spedizioni globali di smartphone si tuffano di nuovo, Huawei sostituisce Apple come n. 2

Il ridimensionamento globale del mercato degli smartphone è attualmente in corso (è stato per un po 'di tempo) - ma c'è una nuova, sorprendente tendenza che potrebbe evidenziare uno dei motivi per cui l'amministrazione Trump ha intrapreso una guerra economica contro la Cina.
Innanzitutto, iniziamo con i dati globali sulle spedizioni di smartphone provenienti dall'International Data Corporation (IDC) Tracker di telefonia mobile trimestrale mondiale.
Questi nuovi dati descrivono in che modo le spedizioni di smartphone in tutto il mondo sono diminuite del 2,3% nel 2 ° trimestre dell'anno. Afferma inoltre che i produttori di smartphone hanno spedito 333,2 milioni di telefoni nel 2Q19, con un aumento del 6,5% su base trimestrale.
Una crescente guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha contribuito a un forte calo delle spedizioni in entrambi i paesi nel corso dell'ultimo anno. Tuttavia, il calo non è stato così grave come previsto in Cina nell'arco di 1H19 contro 1H18, il che suggerisce che tre anni di un blocco dello smartphone in Asia potrebbero avvicinarsi a una fase di recupero. L'Asia / Pacifico (esclusi Giappone e Cina) ha mantenuto un solido slancio nel secondo trimestre dell'anno, con spedizioni in crescita del 3% nel trimestre alimentate dai mercati del Sud-Est asiatico.
La sorprendente tendenza rilevata da IDC è che Huawei ha superato Apple nel 2Q19, rendendolo la prima volta in sette anni che Samsung e Apple non erano i migliori produttori di smartphone al mondo.
Ora sembra che una società della Corea del Sud [Samsung] e una società cinese [Huawei] siano i leader mondiali nelle spedizioni di smartphone, cosa che ha irritato l'amministrazione Trump.
Samsung si è classificata al primo posto con 75,5 milioni di spedizioni nel secondo trimestre del 19, con un aumento del 5,5% su base annua. Huawei era al secondo posto con 58,7 milioni di spedizioni nel secondo trimestre del 19, con un aumento dell'8,3% su base annua. Apple è stata al terzo posto con 33,8 milioni di spedizioni nel secondo trimestre 19, con un calo del -18,2% su base annua.
"Nonostante molta incertezza su Huawei, la società è riuscita a mantenere la sua posizione al numero due in termini di quota di mercato", ha dichiarato Ryan Reith, vicepresidente del programma con Worldwide Mobile Device Tracker di IDC.
"Quando guardi ai vertici del mercato - Samsung, Huawei e Apple - ogni venditore ha perso un po 'di quota nell'ultimo trimestre, e quando guardi in basso nella lista i tre successivi - Xiaomi, OPPO e Vivo - tutti hanno guadagnato. Parte di ciò è legato ai tempi di lancio dei prodotti, ma è difficile non dare per scontato che questa tendenza possa continuare ".
Caratteristiche principali dell'azienda IDC Smartphone:
Samsung
Samsung ha mantenuto la prima posizione sul mercato per il 2 ° trimestre 19, tornando alla crescita annuale del 5,5% con un totale di 75,5 milioni di smartphone spediti. Come notato nella sua recente chiamata sugli utili, la società ha faticato a vendere dispositivi di punta poiché molti consumatori si aggrappano ai dispositivi più a lungo che mai e optano per un'opzione di sostituzione meno costosa. L'annuncio in attesa del prossimo dispositivo Galaxy Note probabilmente ha respinto alcuni di quelli che sono fedeli al marchio. Nel frattempo, i dispositivi Samsung serie A sono andati bene nel trimestre, in particolare l'A50 e A70.
Huawei
Huawei ha visto i suoi volumi di spedizione scendere dello 0,6% rispetto al 1 ° trimestre 19, il che potrebbe essere considerato migliore del previsto date le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I volumi delle spedizioni in Cina hanno raggiunto il massimo storico e hanno rappresentato il 62% del totale 2Q19 di Huawei con 36,4 milioni di unità. Il successo della Cina nel corso del trimestre è stato in parte dovuto alle azioni intraprese a seguito del divieto commerciale degli Stati Uniti, in quanto Huawei ha trasferito importanti risorse umane in Cina, concentrandosi sulla gestione dei canali di distribuzione nelle città cinesi di livello inferiore. Il P30 e P30 Pro, lanciato a metà aprile, hanno avuto anche una ricezione relativamente buona in quanto il suo predecessore, la serie P20, aveva creato un effetto a catena positivo.
Apple
Apple ha consegnato 33,8 milioni di nuovi iPhone durante il 2 ° trimestre 19, in forte calo rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Tuttavia, quando si tiene conto del successo del programma di aggiornamento dell'iPhone e della capacità di Apple di vendere più iPhone ricondizionati attraverso i suoi canali, si può facilmente argomentare che la sua posizione sul mercato è ancora dominante. Indipendentemente dalla quota di mercato leggermente inferiore e dai prezzi di vendita dei dispositivi, come sottolineato nella telefonata degli utili di ieri, la base installata per iPhone continua a crescere. Quindi, indipendentemente dall'hardware, come un nuovo iPhone, un modello precedente o un prodotto rinnovato, l'espansione degli utenti iOS è ciò che sembra importare di più in futuro.
IDC fornisce un grafico chiaro che mostra da quando è iniziata la guerra commerciale: Apple ha perso la quota di mercato globale mentre Samsung, Huawei, Xiaomi e OPPO hanno guadagnato o mantenuto la loro rispettata quota di mercato.
Apple è stata spostata come produttore di smartphone n. 2 al mondo da una società cinese suggerisce una ragione per cui l'amministrazione Trump ha intrapreso un'attività economica con il produttore di smartphone con sede a Shenzhen.
Trump si comporta come se avesse tutte le carte nella guerra commerciale, e come abbiamo spiegato prima: "non lo fa". Apple continuerà a emorragizzare la quota di mercato globale mentre gli smartphone cinesi e sudcoreani dominano l'Asia e l'Europa. Apple è una moda morente, cosa ancora più importante, il dominio globale americano è un impero morente.
Fonte: qui

martedì 9 aprile 2019

MACRON: “PRIVATIZZO QUIA ABSURDUM”

Se volete vedere un ritorno al Medio Evo, guardate  le privatizzazioni di Macron:  vuol dare in concessione ai privati non solo le autostrade (l’ha già fatto) ma le  strade secondarie  di tutta la Francia.  Lo ha scoperto France Inter, rivelando parti dell’accordo segreto  sulla cessione delle autostrade   – segreto !  – firmato nel 2015 tra lo Stato  e i concessionari.   Nella pratica, firmato da Emmanuel Macron e Segolène Royal, allora rispettivamente ministri dell’Economia e  dell’Ecologia (sic) sotto  la  presidenza Hollande.  E’ il documento –  che ora il Consiglio di Stato sta ordinando al governo di rivelare  –  in cui  i due ministri autorizzavano i concessionari ad aumentare annualmente i pedaggi fino al 2023, in cambio di un congelamento delle tariffe in quel 2015: perché quell’anno c’erano le elezioni, e il partito di Hollande  temeva di perdere  – come infatti è accaduto, tanto che i burattinai (Attali, Rotschild?) hanno dovuto inventare il “movimento nuovo” di Macron per restare al potere.

Privatizzare le strade nazionali.  Come ai tempi di Colbert

Il che la dice  già lunga sulle collusioni fra socialisti privatizzatori e i grandi privati, il cosiddetto  “mercato”.  Ma questo non è  tutto. Nel documento, si ricava che  le grandi società  per azioni che attualmente gestiscono le autostrade, hanno proposto anche la privatizzazione delle strade nazionali, 10 mila chilometri.  Una nota dell’ASFA (Association des Sociétés Francaises d’Autoroutes) dichiara: “Questo modello virtuoso[la privatizzazione delle autostrade] potrebbe essere esteso al  complesso della rete viaria nazionale […]  per continuare a sviluppare e modernizzare le infrastrutture stradali  necessarie alla mobilità sostenibile e allo sviluppo  economico del paese, contribuendo in modo positivo al rilancio economico  […]  Il trasferimento di tutta o parte la rete stradale è di natura tale da provocare un  benefico shock del bilancio pubblico,  alleviano la spese della Stato e rendendo perenne  la  capacità di manutenzione della rete”.

Qui si vede  esposto con comica evidenza  l’argomento a favore delle  privatizzazioni: lo Stato non ha i soldi per  la manutenzione, dunque i privati, generosamente, si accollano la spesa, così il debito pubblico liberato da questo peso, diminuirà. “Ogni volta che lo Stato  deciderà di adeguare la sua rete di strade nazionali e trasformarle in autostrade in concessione, le società risponderanno: presente!”, ha dichiarato, la mano sul cuore, Harnaud Hary, presidente dell’ASFA, in un  empito patriottico.
Ponte a pedaggio  – il bello  del privato
Naturalmente, tanto generoso patriottismo si compenserà mettendo a pedaggio le migliori (più redditizie) strade nazionali; non tutte s’intende, perché ce n’è che non rendono. Quelle saranno lasciate a carico dello Stato. Questo sì che sarebbe il ritorno al Medio Evo:  come già aveva notato il ministro del Re Sole  Jean Baptiste Colbert nel 1664,  le manifatture erano aggravate dal dazi che  ogni città e provincia (indebitatissime) levava sulle merci in transito; pedaggi da pagare su ogni ponte, su ogni canale, su ogni strada per quanto deplorevolmente tenuti;  il dazio di Valence, tuonava Colbert, estrae fino al  5% su ogni merce proveniente dal Meridione;  su ogni passaggio di merci da una provincia l’altra gravano fino a venti balzelli.  Va detto  che nemmeno lui, Colbert, riuscì ridurre i dazi interni ad uno solo; bisognò aspettare la Rivoluzione.

Uno  dei dazi sulla strada che portava a Parigi le aringhe pescate in Normandia.
Che  questo speciale ritorno al Medio Evo sia nei progetti del  governo e partito progressista, lo ha confermato Alain Vidalies, che è stato segretario ai Trasporti sotto il governo Valls. “Vedevo già arrivare  sulla mia scrivanie rapporti dell’alta amministrazione che  mi spiegavano  che il bilancio dello Stato non aveva più i mezzi per la manutenzione della rete stradale nazionale,  mi si domandava di  rifare con le strade nazionali quel che si era fatto per le autostrade”.

Gli aeroporti rendono profitti allo Stato: perché li vende?

Macron  sta  recuperando il tempo perduto   – la Francia,  “statalista” per tradizione  è rimasta un po’  indietro nella privatizzazioni, e sono queste le “riforme”  che l’Unione Europea (ed  Attali) gli chiedono di fare:  e lui esegue con un dogmatismo ideologico  che appare fuori tempo massimo, mentre nel paese l’ideologia  (pseudo) liberista è contestata nella sua razionalità stessa.  Per esempio,   vuole  privatizzare  gli Aeroporti di Parigi (ADP)  l’ente statale che gestisce quasi tutti gli aeroporti di Francia: ma perché,  gli  ha domandato la giornalista Coralie Delaume, visto che gli aeroporti  non solo non sono in perdita, ma  fanno profitti – 130 milioni  – che retrocedono allo Stato?  Stessa  obiezione vale per le due  altre  entità che  Macron vuole privatizzare:  l’ente giochi (Francaise des Jeux)  che allo Stato dà 100 milioni,  e  Engie, il gigante dell’energia  (elettricità e gas), che ne dà 500. Le  vendiamo per dis-indebitare lo Stato, e  per creare un fondo per l’innovazione; contiamo di ricavare  15 miliardi, di cui 5 andranno ad  alleviare il debito pubblico  e 10  per il fondo innovazione: ben investiti, renderanno 250 milioni l’anno…. Il periodico Alternatives Economiqueribatte: 5 miliardi per alleviare un debito pubblico di 2300 miliardi, non è  assurdamente  insignificante? E i  250 milioni che sperate di ricavare investendo 10 miliari…a che scopo vendere  per questa speranza di introito  tre aziende partecipate che vi rendono 700-700 milioni?
(Raccolta di firme contro la cessione degli aeroporti)
L’argomento che lo Stato si alleggerisce da un costo, è perfettamente fallace.   Anche le autostrade del resto, opere pubbliche da tempo ammortizzate, “rendono”,  fanno profitti.  Anzi ci si è accorti che i governi precedenti hanno cominciato a   privatizzarle proprio quando, pagati  gli storici debiti  per la loro  costruzione,  “milioni se non miliardi di dividendi cominciavano ad entrare nelle casse  dello Stato ”, ha spiegato Gilles de Robien, un ex ministro dei trasporti.
Dare in gestione a privati monopoli naturali  (come sono aeroporti ed autostrade)  non ha giustificazione  nemmeno, ovviamente,  nella convenienza di introdurre “la concorrenza  del mercato” che  farebbe, secondo la dogmatica liberista,  diminuire i prezzi  a vantaggio dei consumatori. Forse che un aereo può scegliere fra più aeroporti  in quale gli conviene atterrare? O un automobilista scegliere fra due autostrade in concorrenza?
Anche in Francia infatti, le autostrade rendono ai privati somme scandalose, come da noi ai Benetton. Il gruppo Vinci per esempio realizza con le concessioni il 13,9  per cento  del suo fatturato e il 58,8% dei risultati operativi: ossia le concessioni   rappresentano per il  gruppo (immobiliare) una redditività  9,4 volte superiore a  quelle dei contratti di costruzione classici.
E’ interessante constatare che anche in Francia  il contratto di  concessione autostrade è stato tenuto segreto. Come dovreste ricordare,   anche in Italia quello con cui il governo (D’Alema) cedette a Benetton le autostrade, che Benetton nemmeno acquistò pagando coi soldi suoi  freschi,  ma indebitandosi e subito dopo accollando il debito suo alle Autostrade SpA, come ben spiegato qui:

anche questo contratto, è  stato coperto da Segreto di Stato. Perché, domandavo allora?  Non si può trovare altra spiegazione a  un segreto non-militare,   se non  l’occulta partecipazione ai grassissimi utili (leggi tangenti)?  Qualche procura vuole interessarsene?
Non s’è interessata , in Italia. Vedremo se  i francesi avranno maggior fortuna. Fra le clausole segrete rivelate  là, ce n’è una in cui lo Stato francese si obbliga ad  accordare alle società concessionarie una compensazione, in caso sia varata una nuova tassa  sulle autostrade: compensazione che può tradursi o in un rincaro dei pedaggi, o in un prolungamento delle concessioni.  Ora un militante ecologista che è stato parlamentare, tale Raymond Avrillier, vuole  adire al Consiglio di Stato per fare annullare questo protocollo.  Vedremo come finirà.
Fatto sta che in Francia, almeno, ci sono media importanti e  giornalisti che (contrariamente a quel che avvenne in Italia) si stanno opponendo.   Dimostrando  dati alla mano che le scuse per le privatizzazioni di grandi monopoli pubblici  – efficienza  del gestore privato, concorrenza, alleviamento dei costi pubblici o del debito pubblico, convenienza per i consumatori  – sono falsità  pure e semplici.

Significa regalare rendite lucrose

Privatizzare i servizi pubblici equivale ad accordare  una rendita  lucrosissima a qualcuno, a svantaggio dell’interesse generale, perché la collettività di perde”, dice l’economista gaullista Laurent Herblay.  “Solo una fede religiosa nel “privato”   spiega questa  ostinazione”.
Poiché i dettami di questa  fede religiosa vengono imposti dovunque in Europa,  come necessità  del “mercato”, viene financo il dubbio: e se tutto il sistema  che si chiama “mercato” e “ordoliberismo”, o “Unione Europea”  non avesse altro scopo, alla fine, che consentire ai capitalisti di accaparrasi rendite grasse e sicure,  saccheggiando  le infrastrutture pubbliche costruite nel secolo precedente,  a spese dei cittadini e consumatori, con tanti saluti al loro presunto “appetito  per il rischio” ?  Sembra quasi che i capitalisti non vedano l’ora di deporre i loro “animal spirits”,  la loro sete di “competizione”  nella darwiniana jungla dei mercati liberti e globali,   per trasformarsi in posati rentiers.  Possibile?
Può  contribuire a rispondere alla domanda un’altra domanda: come mai Italia e Francia, oggi così indebitati coi “mercati”, in passato hanno avuto i notevoli fondi necessari per farsi autostrade e reti elettriche e aeroporti? Dove trovavano il denaro? La riposta: lo produceva la banca centrale, comprando i Buoni del Tesoro  eventualmente invenduti.  E’ col denaro creato dal nulla per gli investimenti e il pieno impiego che Italia e Francia hanno avuto i mezzi per  farsi le enormi infrastrutture, come del resto tutti i paesi europei hanno finanziato la ricostruzione del dopoguerra.  Poi è stato decretato  il divorzio fra Tesoro e Banca centrale: noi nel 1981, la Francia un po’ prima.
Il denaro è diventato scarso.  S’è dovuto chiederlo ai mercati. Il debito pubblico  è aumentato . Le privatizzazioni   dei ricchi patrimoni  pubblici sono diventate “necessarie”: ferrovie, aziende elettriche, autostrade…. Che sia tutto architettato per regalare delle rendite ad alcuni amici?    Se questo capitalismo terminale abbia lo scopo ultimo di creare   la casta pseudo-aristocratica di  parassiti  che staccano cedole, come quell’aristocrazia dell’Ancien Régime viveva di emolumenti   e  donazioni regie  a Versailles?

Bruxelles  esige: privatizzate anche le dighe

Frattanto, Bruxelles esige  ancora uno sforzo: la privatizzazione di 150 dighe idroelettriche.  Bruxelles trova che  EDF (Electricité de France), azienda pubblica,   soffre di “eccesso di posizione dominante”, in quanto detiene   sia le centrali nucleari  sia l’idroelettrico. Siccome non ha (per  ora) il coraggio di esigere la vendita a privati delle centrali atomiche, vuole, ordina e comanda  che privatizzi i 150 sbarramenti idroelettrici più importanti, e ceda a privati i ruibinetti della modulazione della fornitura elettrica durante i picchi di consume o penuria idrica.  Qualcosa di analogo alla privatizzazione en indipendenza  della Banca Centrale,   che ha tolto agli Stati  il potere di  modulazione dei flussi monetari  secondo le esigenze dell’occupazione e delle necessità infrastrutturali.  Il mix idroelettrico-nucleare in mano a d un’azienda pubblica ha un senso strategico ed anche economico:  l’elettricità da nucleare è cara (46 euro a  MwH), ed è compensata dall’idroelettrica  a buon prezzo (20-30 euro a MWh).  La privatizzazione  di questa ricorda, per la sua assurdità, l’ordine di Bruxelles di privatizzare le ferrovie  di tutt’Europa  separando la proprietà dei binari da quella dei treni: un assurdo economicamente insostenibile, ma  giustificato dalla fede dogmatica nel “mercato”.
Orbene, Macron – nonostante alle corde il suo progetto  “europeista  franco-tedesco”, alle prese con l’insurrezione del Gilets Gialli, e  lui stesso descritto come sul punto di schiattare  psicoogicamente (burn-out) farà  le privatizzazioni  delle dighe: le prime 150 (le più grandi, òche produvcono una potenza totale pari a tre reattori nucleari) per il 2022.  Entro il 2050  l’intero parco di   2300 dighe idroelettriche.
La prima cosa che faranno i privati sarà quella che hanno fatto con le autostrade: aumentare la bolletta come hanno aumentato i pedaggi. E allora altro che Gilet Gialli.
“Privatizo quia absurdum” – è proprio fede.

domenica 30 dicembre 2018

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA… LA NOSTRA VITA!


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Un appuntamento al quale non posso assolutamente mancare ogni anno,  la nostra piccola fiammiferaia, ogni anno cerco di dipingere nuove sfumature di questo racconto che ormai accompagna ogni Santo Natale del nostro lungo viaggio, di un’attualità impressionante questo racconto, come la storia che tanto amiamo, maestra di vita.
Piano, piano, anche quest’ anno si sta avvicinando alla fine, un anno intenso, molti cambiamenti all’orizzonte. La follia, ha portato via la vita di Antonio Megalizzi, un mio concittadino, come ha detto l’arcivescovo, “Un pezzo di cielo è sceso in terra e ora vi fa ritorno”.
. “Nella terra che ha dato i natali a uno dei Padri fondatori del sogno europeo – ha detto l’arcivescovo – Antonio ha immaginato un’Europa senza confini e senza pregiudizi, alla quale non vedeva alternative”.
I nostri giovani hanno diritto di sognare, è vero, non c’è alternativa alla pace, alla giustizia, alla fraternità, all’uguaglianza, l’alternativa è la guerra, ma questa Europa, sottolineo questa Europa, è stata fondata sul denaro, sulla moneta, sulle merci, sui mercati, prima che sul rispetto dei popoli, delle tradizioni, usi e costumi.
Chi mi conosce veramente, sa come la penso. Il peccato originale di questa unione è stato quello di aver cercato di costruire prima un’Europa dei capitali e delle monete, un’unione monetaria prima che politica e fiscale, prima di un’Europa dei popoli.  Dimostrare che questa unione non è sostenibile non significa essere contro il progetto europeo.
Oggi non abbiamo bisogno di ideologie o correnti di pensiero accademico, ma di uomini e donne pragmatici, di statisti che trovino una soluzione negoziale.
La necessaria integrazione europea non può essere minata dall’ostinazione in un progetto monetario che si è dimostrato fallimentare, ribadisco unione monetaria, euro e non la necessaria integrazione europea.
Per chi come noi da anni combatte contro la disinformazione, combatte per la consapevolezza, frenare la metastasi della finanza speculativa, strutturata e derivata, denunciare le associazioni a delinquere che operano nella politica e nella finanza è una mission, questo è ciò che mina il vero sogno europeo, il vero progetto europeo dei padri fondatori.
Se il cambiamento che avverrà alle prossime elezioni di maggio non corrisponderà a questo sogno, la nostra critica sarà altrettanto feroce nei confronti di chi sostituirà questi inutili burocrati europei, questa macchina da guerra che distrugge la pace sociale e il welfare, il sostegno ai più deboli.
Per tanti di Voi, questo è un ritorno alle origini, ritrovarsi davanti al caminetto dell’osteria del porto, visto che abbiamo ormeggiato, stare di nuovo insieme in attesa di ritrovarci tutti il prossimo anno, in occasione del decennale di Icebergfinanza. Per chi è appena salito a bordo, ma non solo, un’occasione di ripercorrere questo lungo anno, di riflettere insieme oltre alla dimensione puramente tecnica, economico, finanziaria.
Ho sempre detto che questa è e resterà principalmente una crisi…

ANTROPOLOGICA

…Siamo in emergenza antropologica! Chi vi racconta che è una crisi economico / finanziaria è solo un falso ipocrita, come sono falsi ipocriti, quelli che quotidianamente vi raccontano che la soluzione sono le riforme, le loro  riforme, quelle che servono al loro interesse.
Sia ben chiaro, siamo un Paese con mille difetti e mille problemi, il cambiamento prima deve venire dal Popolo che è lo specchio del Paese.
Falsi ipocriti sono anche gli ottimisti di maniera, quelli che quotidianamente vi suggeriscono che per ripartire bisogna sempre usare la stessa ricetta, più produzione, piu crescita, più riforme, più produttività, più flessibilità, più libero mercato e meno Stato, più consumo, più investimenti e così via.
A questi insolenti ignoranti andrebbe spiegato che i loro templi, le banche, sarebbero state rase al suolo senza l’intervento Statale, che il loro libero mercato è morto e sepolto da tempo senza gli stimoli monetarie e fiscali. Falsi ipocriti  ovunque!
Ideologie, su ideologie e ancora ideologie, in questa guerra non c’è spazio per gli uomini, per i sentimenti e per le emozioni, per la verità, per la giustizia, per l’ ETICA, per lo spirito, no, oggi ciò che conta è solo il denaro, il profitto, il budget, il prestigio.
La dimensione del caminetto nell’immaginario popolare richiama la Famiglia, si quella dimensione che in Italia è completamente dimenticata, lasciata alla deriva, fiscalmente sodomizzata. L’unica Famiglia che i Governi oggi hanno a cuore sono le banche, i mercati!
Sarà come sempre una lunga storia, come quelle che si raccontano davanti al caminetto.
Sembra di essere tornati indietro di un anno, alla fine dello scorso anno, di mille luci in fondo al tunnel nessuna traccia, immaginarie come la storia della nostra piccola fiammiferaia, che ormai accompagna ogni nostro Natale a bordo di Icebergfinanza.
O si certo, per i mercati, la luce è Donald, Donald Trump, si, luce del treno che sta per arrivare!
Per chi ha perso il lavoro, per chi non ha futuro, per le Famiglie, per i giovani e per chi vive nella precarieta’, per chi e’ stato ingannato e sfruttato, per gli emarginati, per gli ultimi, per tutti coloro che hanno perso la speranza in un futuro migliore.
Soprattutto nei teatri di guerra, nelle carneficine umane che la nostra indifferenza alimenta, ovunque dove impera il business delle armi, guerra, guerra e ancora guerra ovunque.
Noi siamo responsabili di quello che accade, come scrissi per la prima volta dieci anni fa, l’onda deflattiva dello sfruttamento del lavoro dei paesi emergenti, del terzo mondo, prima o poi sarebbe arrivato come uno tsunami a travolgere le nostre sicurezze.
L’hanno pure importata la guerra, giusto per dare una dimensione di fragilità e sicurezza.Ci sono esaltati criminali che girano liberi ovunque in Europa, ma non solo, liberi di compiere le loro stragi, lasciando pure sempre e ovunque un documento di identità, per poi venire a sapere, che erano tutti sotto controllo, che erano conosciuti.
Non dimentichiamoci di chi soffre per qualunque ingiustizia a casa nostra e in ogni angolo della terra, perchè alla sera della vita ciò che conta è avere amato, donato.
Inutile nascondercelo la crisi durerà più a lungo di quello che molti di noi sono disponibili a credere, più a lungo di quello che i pifferai magici vi raccontano da tempo. Ogni anno la luce in fondo al tunnel, ma nessuno che si incarichi veramente di accenderla questa luce, nessuno che abbia il coraggio di ricominciare dall’uomo, dall’umanità.
Nella vita, nonostante tutto, rimango ottimista ad oltranza, credo nel lato migliore di ogni uomo e donna, quello alle volte nascosto,quello che questo Paese sa offrire nelle difficoltà, come la storia insegna, quello della solidarietà e creatività, la fantasia, quello che è scritto nel nostro DNA , nella sua tradizione, usi e costumi, nel suo favoloso tessuto manifatturiero e industriale che quotidianamente viene smontato e trasferito altrove, nell’indifferenza totale della classe politica.
Ora tocca alla cooperazione, pezzo per pezzo smonteranno anche l’ultimo modello funzionante, l’unico che ha saputo attenuare gli effetti della crisi, creare occupazione nonostante tutto. E lo stanno smontando dall’interno, con la collaborazione interessata di chi corre dietro ad un modello fallito, banche troppo grandi per fallire, sai, non c’è alternativa, sono i tempi che cambiano bellezza!
Una crisi è anche sinonimo di opportunità, di riflessione, di cambiamento, di rinnovamento per tutti coloro che hanno il coraggio di ricominciare, il cambiamento che noto nelle singole persone, nelle singole comunità, non certo ad alto livello, nelle istituzioni, qualunque esse siano, troppo intente a preservare i loro privilegi.
Il cambiamento, lento ma inesorabile, sta venendo dalla gente di tutti i giorni, dai giovani in cui credo ciecamente, la maggior parte di loro sono una risorsa impressionante che questo Stato sta continuamente distruggendo. Poi se volete facciamo quattro chiacchiere sul ruolo della Famiglia nell’educazione dei figli, visto che è tutta colpa loro, vero?
Sant’Agostino ha scritto che la speranza ha due bei figli: la rabbia ed il coraggio, la rabbia nel vedere come vanno le cose, il coraggio nel  vedere come potrebbero andare.
Il cambiamento nasce dalla responsabilità individuale, il mio ottimismo e’ riposto nell’alternativa, in un mondo sommerso di progetti e sistemi economici che hanno come stella polare l’uomo e non solo il profitto, l’esaltazione personale.
Sono passati ormai dieci anni dal Natale 2008, ma per l’ennesima volta ho voluto ritornare a quel momento e riscoprire tutta la magia della “ Piccola Fiammiferaia” un post particolarmente a me caro, pieno di significato, un modo come un altro per abbracciarVi tutti e augurarVi un Sereno e Santo Natale illuminato dalla Luce di un Bimbo e un Anno nuovo pieno di Speranza e Gioia di Vivere, nonostante tutto!
” Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell’acqua, l’altra era stata portata via da un monello.
La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote…
Si una piccola e povera bimba, nata dall’immaginazione e dalla fantasia di Hans Christian Andersen, un fanciullo dall’infanzia triste, il papà morto giovane e la mamma alcolizzata, un grande scrittore universale, con i suoi racconti spesso tristi ma ricchi di umanità, di amore, testimonianza di attenzione verso gli ultimi, gli umili, i diseredati con quel carico di speranza che ogni sua favola porta con se.
Guardate fuori dalle Vostre finestre oggi loro sono nascosti nei Vostri vicini di casa che non hanno lavoro, famiglie distrutte dalla crisi, uomini e donne amici e conoscenti che al momento non riescono ad intravvedere l’orizzonte, da chi fugge dalla guerra e dalla miseria e cerca un’occasione di riscatto rispettando le leggi e le tradizioni.
Si la finanza e la politica, la corporatocrazia e le elites in questa immensa crisi antropologica, hanno sequestrato le nostre vite, il futuro dei nostri figli, in questo lungo inverno, che ha anestetizzato le coscienze, congelato l’indignazione, un inverno che preannuncia il freddo che verrà.
Apatia e tolleranza, ma soprattutto apatia sono le ultime virtù di una società morente diceva il buon Aristotele a aveva ragione.
Molte responsabilità sono anche nostre, in troppi si sono lasciati cullare da questa immensa illusione!
Camminiamo oggi con la testa e i piedi nudi, senza più pantofole, usate, abusate negli ultimi decenni, sformate, così sformate da una serie di eccessi, al punto tale da ritrovarci all’improvviso seduti in un angolo della strada, tra illusione e speranza, coperti dalla neve che cade candida e lieve, l’infanzia negata, il culto del breve termine, la fretta di ottenere tutto e subito, quello che la Vita regala nell’arco di un’esistenza.
Teneva nel suo vecchio grembiule, un gran numero di illusioni che era riuscita a vendere, perché le strade erano piene di sogni e di speranze, speranze spesso derise, speranze e sogni di pochi, la disperazione e il pianto di molti.
Per la piccola fiammiferai era stata una pessima giornata, un periodo da dimenticare e le sue tasche ora erano vuote, aveva molta fame, sete di liquidità e il freddo della mancanza di fiducia la assaliva. Dalle finestre delle case in festa, risplendeva la luce della leva infinita, si udivano le risate dell’azzardo morale , insieme al profumo inebriante dei profitti stellari…lei pensava ad altro.
Guardava il cielo e sognava candidi e soffici fiocchi, travestiti da ottanta euro, sufficienti a fare la spesa per due o tre settimane, come racconta la leggenda metropolitana pina, picierna e picciò.
Non osava ritornarsene a casa senza un centesimo, senza una trimestrale degna dei bei tempi, passati a creare ricchezza dal nulla, una ricchezza di carta, favorita dalle asimmetrie informative, dalle frodi e dalle manipolazioni, perché il padre le avrebbe tolto il bonus!
Per riscaldare l’intrinseca insolvenza, il credito congelato, la mancanza di fiducia, per allontanare lo spettro del fallimento, prese un fiammifero dalla scatola che le banche centrali le avevano lasciato.
Ai lati della strada l’araldo che portava il messaggio del Re, se non votate così o cosà, verrà la fine del mondo e le banche salteranno ovunque, i mercati collasseranno e sarà la fine, quindi votate come suggerisce il Re che tanto a cuore ha la Vostra esistenza.
All’improvviso una fiamma calda e brillante si sprigionò, un istante, un lungo ed interminabile istante, una nuova piccola illusione.
Una luce bizzarra, l’ennesima illusione, alla bambina sembrò di vedere la politica monetaria, la favola del quantitative easing, fiumi di liquidità, di champagne ovunque, ecstasy e droghe sintetiche, le banche centrali con le loro politiche espansive, che assecondano i mercati drogandoli, distruggendo i risparmi di un’esistenza, per mezzo della repressione finanziaria.
Piccoli mostri umani, avidi e assetati di potere e gloria che si nutrono del sangue subordinato, che ordinano di falsificare mifid o manipolare cervelli umani per ottenere una firma, la firma necessaria alla loro stessa sopravvivenza. Sai è questione di vita di morte … O LORO O NOI, non c’è alternativa.
Creano quella calda sensazione di un’improbabile ricchezza, sostenendola ogni qualvolta la favola riposa, ogni qualvolta la favola volge al termine, come una stufa di rame luccicante nella quale bruciare tutte le naturali recessioni, il naturale aggiustamento degli squilibri, allontanandone la realtà rifugiandosi in un mondo virtuale, dove assistere inerti e impotenti al più colossale trasferimento di ricchezza della storia, alla più colossale truffa politica mai perpetrata.
Avvicinò i suoi piedini al fuoco… ma la fiamma si spense e la stufa scomparve.
La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola grande come un fondo di salvataggio, ricoperta da una bianca tovaglia piena di euro i nostri, i Vostri, freschi di stampa che tornavano a casa nelle casseforti delle banche tedesche, francesi ed inglesi, tovaglia sulla quale era ricamato un Paese meraviglioso, dove tutti chiedevano più Europa e si impegnavano a rispettare il pareggio di bilancio scolpendolo nella Costituzione, la più colossale fesseria della storia, sottoscritta da un manipolo di mercanti e speculatori politici che hanno saccheggiato e devastato le istituzioni portando il Paese, i Paesi alla deriva, socializzando le perdite di un manipolo di psicopatici esaltati, che non hanno alcun senso di responsabilità.
Qui nessuno è responsabile, solo nelle dinamiche economico/finanziarie influenzate da subdole ideologie non ci sono responsabili, tutti liberi a festeggiare nelle loro dimore di lusso, mentre fuori tante piccole fiammiferaie muoiono di freddo, freddo economico, freddo morale, freddo spirituale.
E chi deve controllare,  chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole fa finta di nulla è connivente, immerso nel suo conflitto di interesse. E’ impressionante il cumulo di menzogne nel quale vive il sistema finanziario, frode, manipolazione, inganno, ma per fortuna non tutto è così, ci sono isole di giustizia e di speranza nella finanza cooperativa ed etica che Voi dovete sostenere con i Vostri risparmi.
In un angolo, il sorriso beffardo di Angela,Jean Claude e Jens che insieme ai due Mario, benedicevano austerità e svalutazione salariale, ridevano divertiti per aver salvato le proprie banche mentre altri saranno costretti a distruggere i risparmi dei propri cittadini, circondati da merletti flessibili e competitivi, mercati del lavoro e pensioni riformate o … deformate, graziosamente decorati, mentre spariva come d’incanto l’ombra terribile di un uno Stato sociale, welfare impuro e insostenibile sotto la minaccia di una fine ingloriosa, un debito insostenibile, la Grecia dietro l’angolo, il fallimento dell’Italia.
All'improvviso…
20 miliardi di euro apparvero davanti alla nostra piccola fiammiferaia, mai nella storia della Repubblica Italiana si sono trovati, nello spazio di un istante, 20 miliardi di euro di nuovo debito pubblico sottoscritti da centinaia di grassoni incollati alla loro poltrona in Parlamento concentrati sul loro unico obiettivo, raggiungere il vitalizio. La nostra cara bambina ingenuamente sognava, più sanità, più ricerca, più istruzione, più Famiglia, meno tasse per tutti, in fondo sono 20 miliardi mica noccioline.
Pensateci, i nostri governanti non hanno aperto bocca mentre l’Europa chiedeva lacrime e sangue, distruggeva pensioni, welfare, sanità e istruzione. Ora si sono svegliati tutti per le banche, solo per le banche, esclusivamente per le banche! 
Il passato per meno sarebbe scoppiata una rivoluzione!
Un “MarioDraghi ” arrosto annegato in un LiTRO di quello buono, le strizzò l’occhio e subito si diresse verso di lei, vedrai faremo qualunque cosa per salvarti, qualunque cosa e credimi sarà abbastanza…o forse no, chissà!
La bambina le tese le mani… ma la visione scomparve quando il piccolo fiammifero, si spense spazzato via dal freddo vento dell’est merkeliano, intriso di dumping sociale, voragini con le banche intorno e un Paese che per primo aveva dato il buon esempio non rispettando i parametri, le regole, la parola data.
Tutti a glorificare il Mario che prende un volo lowcost come un comune mortale, questa è l’Italia degli ignoranti.
Giunse così la notte.
“Ancora uno!” disse la bambina. Crac! Appena acceso, s’immaginò di essere vicina all’albero di Natale della ripresa, si quella della crescita infinita, abbagliata dalla visione di mille luci in fondo al tunnel!
Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. Volle afferrarli… il fiammifero si spense… le fiammelle sembrarono salire in cielo… ma in realtà erano stelle.
Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte…la fine di un’illusione, la rinascita della Consapevolezza, il sogno di un nuovo sistema economico più “umano”, sostenibile, dove non conta solo la competizione ma soprattutto la cooperazione.
Ma proseguiamo con questa magica e allo stesso tempo tragica fiaba…
La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c’ è un’anima che sale in cielo”. La bambina prese un’altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.
– Nonna! – gridò la bambina tendendole le braccia, – portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l’oca arrostita e il bell’albero di Natale.
La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un’altra scatoletta, uno dopo l’altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:
“Vieni!” disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! Al mattino del primo giorno dell’anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto! … ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell’Anno Nuovo!
Non ho idea di quante scatole di fiammiferi dispongono i menestrelli di questo sistema, quello in cui credo sono i vostri valori e i vostri sogni , di uomini e donne di ogni giorno, che vivete semplicemente la vita rispettando il prossimo, che della verità e onesta ne fate un vessillo.
Una delle nostre luci lassù, la nostra Valentina direbbe… “Il piu’ grande bisogno del mondo e’ il bisogno di uomini; di uomini che NON SI POSSONO COMPRARE NE’ VENDERE; di uomini che sono fedeli ed onesti fin nell’intimo della loro anima; di uomini che non hanno paura di chiamare il male con il suo vero nome; di uomini la cui coscienza e’ fedele al dovere come l’ago magnetico lo e’ al polo; di uomini che staranno per la Giustizia anche se dovessero crollare i cieli
Quello che è certo è che li stanno accendendo rapidamente, uno dopo l’altro, cercando di diffondere una luce sempre più intensa, una finta sensazione di benessere.
La fame, il freddo, la sete , la mancanza di amore, l’indifferenza che caratterizza la storia della nostra piccola fiammiferaia è spesso la fotografia della nostra vita, della nostra società. Possiamo cercare di fuggire nell’immaginazione di ogni piccolo fiammifero che accendiamo, che qualcuno ci accende, ma non possiamo fuggire dalla realtà, pena la morte della nostra Essenza.
Abbiamo bisogno della luce dei nostri valori, delle nostre tradizioni, una luce capace di illuminare i nostri sogni, le nostre emozioni.
Commuove questa favola, una commozione, pulita, profonda che non deve far paura, da condividere, con figli e nipoti, senza alcuna vergogna, come le lacrime della nostra vita.
Non dimentichiamo mai quella piccola bimba, la piccola fiammiferaia, li fuori da sola nel freddo glaciale dell’indifferenza, ad un passo dalle nostre case, calde e riscaldate, testimonianza della disperazione, degli ultimi, dei diseredati, degli affamati oggi spesso Vostri parenti e amici.
In fondo siamo fortunati! Non dovremmo mai dimenticare il bimbo che è in Noi, la sua genuinità, la sua spontaneità, perché ogni anno ritorna ad annunciare la Luce, la Speranza, l’Alba di una nuova avventura.
Un abbraccio, Buon Natale e Buon Anno a Voi e alle Vostre famiglie. Andrea.
Fonte: qui