9 dicembre forconi: Emmanuel Macron
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sabato 5 ottobre 2019

ATTALI: “SOVRANISMO EGUALE ANTISEMITISMO”


Insomma  l’ha detto. Ha posto l’equazione  che s’indovina  tanti suoi correligionari padroni del discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel gargarozzo.
Il sovranismo in Europa  – ha istruito i suoi lettori Attali –  non  è un rifiuto della disciplina comunitaria. No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei fatti a  mezza bocca un rifiuto dei migranti, e  più vastamente, rifiuto dei musulmani.
La Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il ‘sovranismo’ è di fatto  la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la stessa mancanza di fiducia in sé  delle ideologia anti-italiane,  anti-polacche, anti-armene e  antisemite dei secoli passati”.
“Questi discorsi ostili ai musulmani in Francia sono mortiferi”, prosegue Attali  –  il che è un esempio di chutzpah sinistra, nel giorno in cui la sede centrale della polizia a Parigi assiste all’omicidio di quattro poliziotti accoltellati da un collega di recente conversione salafita.  Ma ancor più  paradossale apprendere chi Attali ha di mira:
“in particolare quando questi discorsi vengono da ebrei, che non devono dimenticare che l’antisemitismo colpisce gli uni e gli  altri. Bisogna denunciare ad ogni costo i discorsi deliranti di Eric Zemmour, di William Goldnadel, o anche in troppe delle sue dichiarazioni, di Alain Finkelkraut””.
Si capisce che ciò che gli ha fatto perdere le staffe è la partecipazione di Eric Zemmour (j), il 28 settembre,  alla Convenzione della Destra   voluta e organizzata la Marion Maréchal Le Pen, che ne è stata anche la stella.
Zemmour è un intellettuale di grido  in tv, che cavalca un anti-islamismo da israeliano, come tanti ebrei di destra. E’ anche un provocatore  – un po’ alla Gad Lerner per intenderci  –   che ama enunciare tesi oltraggiosamente tirate per  i capelli:  per esempio sostiene che la società oggi  è schiacciata “tra l’universalismo mercantile e l’universalismo islamico, due totalitarismi” che, dice, rappresentano “un nuovo patto Ribbentrop-Molotov”. Bum.

Ma la sua semplice  comparsa sul podio accanto alla bionda stella sovranista Le Pen, conta molto più delle quattro grossolanità che ha detto.  E’ la rottura di un divieto  implicito, anzi che fu esplicito tanti anni fa, quando Chirac  (gollista) e Mitterrand (Socialista)  furono convocati dal Grand Orient e giurare: mai un governo con   Jean-Marie Le Pen.  La conventio ad escludendum   stata ancor più rigorosamente osservata dalla potente comunità ebraica.   I Le Pen sono non-persone,  negazionisti, criminali. Ora, Zemmour ha rotto un tabù, ha  aperto ad una legittimazione, allo sdoganamento di Marion  e della sua destra nuova.
Il matrimonio vietato
Dunque è stato immediatamente punito: la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro Zemmour per il suo discorso alla Convenzione, per “ingiurie pubbliche” e “provocazione pubblica alla discriminazione, all’odio e alla violenza”. Già in settembre,  la procura l’aveva condannato  a 3 mila di ammenda per aver tenuto, tre anni prima in tv, propositi ritenuti di odio razziale.
Adesso rischia pure di perdere il lavoro a Le Figaro, e la tv pubblica RTL ha posto fine alla sua collaborazione. Insomma un ebreo viene colpito dal  divieto di parola con le leggi concepite dalla lobby per chiudere la bocca ai “negazionisti”, e  subisce le persecuzioni contro la libertà di pensiero per cui è stato condannato  a 18 mesi di galera, poche giorni fa, Alain Soral,  quello della “destra dei Valori, Sinistra del Lavoro”.
Queste manifestazioni di repressione, come l’equazione delirante di Attali,  vengono  però  dalla sensazione, da parte dei signori,   che il “ordine costituito” europeista da disfacendo.   Anche se il  “sovranismo” è sconfitto  in Italia, dove hanno ora un governo che eseguirà  le politiche di austerità e “riforme  strutturali” che gli italiani hanno dovuto sopportare  per un decennio, essi sanno che le conseguenze saranno disastrose comunque. Perché non possono dare nulla al nuovo governo, e quindi condannano l’Italia  a “bassa crescita, disoccupazione persistentemente alta, crescita dei salari lenta, aumento dei tassi di povertà”  con conseguente  “crescente instabilità sociale”.
In Francia,   l’instabilità sociale è già conclamata, come dimostrano le violenze poliziesche contro i Gilet Gialli – ossia contro cittadini che non hanno commesso alcun delitto.  Due giorni prima dell’eccidio al coltello dei quattro poliziotti per mano del quinto collega,  c’è stata  a Parigi  una manifestazione di migliaia di agenti, “marcia della collera”, per chiedere migliori condizioni di lavoro e un vero programma contro la piaga dei suicidi, c he colpisce la categoria.   Sul marciapiede, senza far nulla, c’era un esponente dei Gilet Gialli, insieme a due o tre persone.  I poliziotti   hanno circondato il gruppetto con gli scudi, come fossero dei jihadisti.
https://twitter.com/LPLdirect/status/1179422184739090434
Ma quelli sono,  appunto, cittadini, non delinquenti.   Bisogna pur chiedersi se  i suicidi non derivino da un profondo  senso di  tradimento della funzione dell’agente di sicurezza, da  agente al servizio della cittadinanza, ad  agente persecutore non dei criminali ma della “gente”, dei propri simili sociali.
Gli insegnanti sperimentano sulla loro pelle, letteralmente, la frattura con  la società cui   appartengono i loro studenti. Anche fra il corpo docente si moltiplicano i suicidi.



🇫🇷 [FLASH] - Dio, 19 ans, sans-papiers, a frappé son professeur de sport dans un lycée à après que celui-ci lui a demandé d'enlever sa casquette.

Il a été jugé en comparution immédiate : 8 mois de prison.
Le professeur est en arrêt de travail pour au moins 5 mois.
(LP)



C’è del  panico nell’isteria  di Attali. E non è il solo: si può fare un lungo elenco di farsi deliranti pronunciate dai potenti  del  progetto europeo, che indicano la spavento e la sensazione di essersi cacciati da soli in una trappola, finanziaria e sociale.   Uno di questi:
Il banchiere Mustier sa che cosa è una corsa agli sportelli? (Ecco perché vogliono abolire il contante  – Panico europeista).
P.S. "La sovranità appartiene al popolo ..." Attali non fa altro che disprezzare e calpestare la nostra Costituzione.

domenica 1 settembre 2019

Dopo che Trump lascia la Francia, Macron mette in guardia il mondo "Sta vivendo la fine dell'egemonia occidentale"

Dopo essersi ritirato dal palco dopo la sua conferenza stampa congiunta con il presidente Trump, il presidente francese Emmanuel Macron ha colto l'occasione per colpire Trump e abbracciare Putin (presumibilmente dopo aver ottenuto il permesso da Angela Merkel).
"Stiamo vivendo la fine dell'egemonia occidentale", ha  detto Macron ai diplomatici martedì, indicando l'ascesa di Pechino e Mosca come segni di un cambiamento sulla scena mondiale.
"L'ordine mondiale viene scosso come mai prima ..."
"Viene scosso a causa di errori commessi dall'Occidente in alcune crisi, ma anche dalle scelte fatte dagli Stati Uniti negli ultimi anni - e non solo dall'attuale amministrazione".
Quindi uno scatto chiaramente mirato a Trump, ma ci chiediamo se Macron si rende conto che fa parte dell' "Occidente" che descrive come fare errori?
Macron quindi raddoppiò, avvertendo che sarebbe stato un "errore strategico" per le nazioni occidentali non cambiare il loro atteggiamento nei confronti di Mosca .
Come osserva RT , la retorica di Macron verso Mosca si è leggermente attenuata negli ultimi mesi ...
"Allontanare la Russia dall'Europa è un profondo errore strategico".
"O stiamo spingendo la Russia in isolamento, il che aumenta le tensioni, o allearsi con altre grandi potenze come la Cina, che non sarebbe nel nostro interesse"  , ha detto Macron, chiedendo il  "ripensamento"  delle relazioni con Mosca.
Altrimenti, l'Europa sarà bloccata da  "conflitti congelati"  e rimarrà  "un teatro per la lotta strategica tra Stati Uniti e Russia",  ha sottolineato.
Queste "scelte" stanno influenzando "i conflitti nel Medio e altrove, rendendo necessario ripensare le strategie militari e diplomatiche ", ha osservato Macron.
Ironia della sorte, i commenti di Putin di Macron sono arrivati ​​dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump è stato criticato dalla maggior parte dei media occidentali per aver osato suggerire di invitare Putin a partecipare all'evento G7 del prossimo anno (che Trump ospiterà).
Il che è strano perché i giornalisti hanno affermato che una cena chiave del G7 è stata "rovinata" dall'insistenza di Trump che la Russia sarebbe vitale per le discussioni :
Durante la cena al mare, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si sono opposti alle richieste di Trump. Un presente diplomatico ha detto alla pubblicazione che la serata è stata tesa: “La maggior parte degli altri leader ha insistito sul fatto che si trattava di una famiglia, un club, una comunità di democrazie liberali e per questo motivo hanno detto che non si può permettere al presidente Putin - che non lo rappresenta - il rientro . "
A quanto pare il primo ministro italiano Giuseppe Conte, che ha formalmente annunciato le sue dimissioni all'inizio di questa settimana, è stato l'unico leader del G7 a sostenere la proposta di Trump.
Altre "notizie false"?
Fonte: qui

lunedì 26 agosto 2019

IL PRESIDENTE FRANCESE OSPITA PUTIN A FORT DE BRÉGANÇON PER UN BILATERALE IN CUI DISCUTERE DI ENERGIA, AERONAUTICA, TRASPORTI

NEL 2018 RISPETTO AL 2017, L'INTERSCAMBIO TRA I DUE PAESE È STATO DI 17,2 MILIARDI DI DOLLARI (+11,2%) - PARIGI È IL PRIMO DATORE DI LAVORO ESTERO IN RUSSIA…

Giampiero Gramaglia per “il Fatto quotidiano”

PUTIN MACRONPUTIN MACRON
Pecunia non olet, il denaro non ha odore, dicevano i latini. Ma, in realtà, seguendo il profumo, o la puzza, del denaro, si possono capire percorsi che paiono sottrarsi alla logica della geopolitica. Il riavvicinamento in atto tra la Francia e la Russia ha ragioni essenzialmente economiche, anche se non vi sono estranee la diplomazia della grandeur di Emmanuel Macron e il gusto del guastafeste di Vladimir Putin.
Il presidente russo è arrivato ieri sera in elicottero dall' aeroporto di Marsiglia al Fort de Brégançon, un 'Eliseo d' estate' raramente utilizzato per incontri internazionali, nonostante il grande giardino - oltre un ettaro - offra condizioni ideali per colloqui informali. Per il presidente francese, l' incontro con Putin apre una settimana al massimo livello diplomatico mondiale: nel fine settimana, infatti, ospiterà a Biarritz il vertice dei leader dei Sette Grandi.
PUTIN MACRONPUTIN MACRON
Il bilaterale con Putin è, in qualche misura, uno sberleffo al presidente Usa Donald Trump, che non vuole riammettere la Russia nel G7 , 'abbonando' l' annessione della Crimea, e peggiora i rapporti con Mosca denunciando gli accordi di disarmo nucleare e rilanciando la corsa agli armamenti. Sia Macron che Putin sono consci che il loro incontro non basta a risolvere nessuna delle questioni internazionali aperte che li riguardano. Ma sono per contro certi che può dare impulso ai rapporti economici e commerciali tra Francia e Russia, che hanno subito l' impatto delle sanzioni imposte dall' Ue a Mosca e della stasi russa.
Citato dall' agenzia Sputnik, Mikhail Makarov, nuovo rappresentante commerciale russo in Francia, indica obiettivi precisi: "Dopo il picco del 2011 (28,1 miliardi di dollari), il fatturato commerciale tra Russia e Francia ha subito un calo significativo del 48% nel periodo 2012-2015. Negli ultimi tre anni, però, l' interscambio ha mostrato una crescita costante".
PUTIN MACRONPUTIN MACRON
Nel 2018 rispetto al 2017, l' aumento è stato dell' 11,2%, l' interscambio è stato di 17,2 miliardi di dollari. "Abbiamo ragione di credere che sino alla fine del 2019 la crescita proseguirà. E sono assolutamente certo che nei prossimi anni saremo in grado di tornare al livello commerciale pre-crisi".
Dal punto di vista francese, la situazione attuale è descritta dal ministero del Tesoro in termini più positivi ancora: "La Francia gode in Russia di una posizione economica tradizionale e strategica", mentre, contrariamente alla Germania e all'Italia, non ha bisogno di forniture energetiche.
Detiene una quota di mercato del 4%, è il sesto Paese fornitore, ha un ruolo pesante nell' eco-sistema russo; ed è al secondo posto dei flussi e al primo posto nello stock di investimenti diretti all' estero, a parte le zone a fiscalità agevolata, ed è il primo datore di lavoro estero in Russia.
PUTIN MACRONPUTIN MACRON
Partnership strategiche sono state create in settori come l' energia, l' aeronautica, il nucleare e lo spazio. E si progettano ulteriori collaborazioni per dare risposte economiche al cambiamento climatico e sviluppare le nuove mobilità, l' innovazione e la produttività del lavoro. La struttura degli scambi commerciali franco-russi è asimmetrica: l' 80% dell' import francese riguarda il settore energetico, dove, più che i consumi interni, sono in gioco gli interessi dell' industria petrolifera francese, mentre l' import russo riguardano i beni strumentali e i materiali per i trasporti, specialmente nel settore aeronautico.
Parigi accusa un disavanzo rispetto a Mosca dell' ordine di cinque miliardi di euro nel 2018. Per effetto delle sanzioni, la Russia, che a un certo punto era stato il quarto mercato francese, è ora soltanto l' ottavo: a Macron piacerebbe recuperare posizioni, Putin l' incoraggia a farlo.
PUTIN MACRONPUTIN MACRON
Tanto più che, fronte investimenti, le cose vanno meglio che fronte scambi. La Francia, con oltre 500 filiali di sue aziende in Russia e con 1,200 imprese russe con almeno un azionista francese, è addirittura il primo datore di lavoro straniero in Russia, con ben 150 mila 'dipendenti'.
Un contesto economico-commerciale importante, che non ha però impedito a Macron e Putin di recitare i rispettivi ruoli nel loro colloquio. Il francese chiede al russo di rispettare i "principi democratici", riferendosi alla repressione delle manifestazioni dell' opposizione; Putin gli risponde di "non volere a Mosca Gilet gialli", perché "da noi la legge si rispetta". Fonte: qui

sabato 24 agosto 2019

IL POLMONE VERDE DEL MONDO E' IN FIAMME, MA A BUTTARE BENZINA SUL FUOCO CI PENSA IL PRESIDENTE DEL BRASILE, JAIR BOLSONARO, CHE ACCUSA LE ONG TUONA CONTRO MACRON CHE VUOLE PORRE LA QUESTIONE AL G7: “DISCUTERNE SENZA I PAESI DELLA REGIONE EVOCA UNA MENTALITÀ COLONIALISTA…”




Massimo Gramellini per il "Corriere"

roghi in amazzonia 5ROGHI IN AMAZZONIA 
La foresta amazzonica sta andando a fuoco, a ritmi che non sarebbero troppo dispiaciuti a Nerone. Gli ecologisti danno la colpa a Bolsonaro, il presidente brasileiro al cui confronto Trump sembra il nonno di Greta Thunberg. Bolsonaro, che nutre per l’ambiente gli stessi scrupoli di Renzi per il Pd, ha avviato un disboscamento intensivo del polmone verde del pianeta.

jair bolsonaro emmanuel macron 4JAIR BOLSONARO EMMANUEL MACRON
A chi gli faceva notare che l’Amazzonia appartiene al mondo, ha risposto che non era vero: appartiene al Brasile, che appartiene a lui, ergo può farne quel che gli pare. Questo sì che è parlare da sovranista. Ma è un parlare che non tiene conto di alcuni effetti collaterali.

roghi in amazzonia 2ROGHI IN AMAZZONIA





Può darsi che la foresta amazzonica non stia bruciando perché Bolsonaro le ha messo le mani addosso, ma perché sono state le perfide Ong ad appiccare il fuoco per screditarlo: lo sostiene un testimone obiettivo, Bolsonaro, e c’è chi giura di avere visto la capitana Carola aggirarsi in zona con un accendino. Ma, chiunque sia stato, è qualcuno che tratta l’Amazzonia come se fosse roba sua, mentre le conseguenze di quanto le succede riguardano tutti.
roghi in amazzonia 3ROGHI IN AMAZZONIA

In questa smania collettiva di rimettere dazi e confini, ci si dimentica che l’aria non è tassabile né recintabile. Se brucia una centrale nucleare a Chernobyl, la respiriamo anche noi. Se l’Amazzonia si restringe, non pioverà acido solo sulla nuca di Bolsonaro, ma anche sulla mia


jair bolsonaro 2JAIR BOLSONARO 
Ieri avevamo dato notizia dei drammatici dati sul numero record di incendi che nel 2019 ha devastato l'Amazzonia e vi avevamo raccontato del fumo nero che, proveniente dagli incendi a oltre duemila chilometri di distanza, avevano oscurato il cielo di San Paolo. La polemica è divampata con lo scambio di accuse reciproche tra le Ong ambientaliste che imputano al presidente del Brasile di promuovere la distruzione della foresta per motivi economici e Bolsonaro che indica le stesse organizzazioni ambientaliste come responsabili degli incendi.
roghi in amazzonia 1ROGHI IN AMAZZONIA

Oggi, giornata di mobilitazione globale per gli ambientalisti con lo slogan SOS Amazzonia, la polemica si allarga. L'Istituto nazionale brasiliano di ricerca spaziale (Inpe) ha riferito di circa 2.500 nuovi incendi nell'arco di 48 ore in tutto il Brasile. La deforestazione, che avanza rapidamente, è la principale causa dello scoppio di nuovi roghi.

roghi in amazzonia 10ROGHI IN AMAZZONIA 



Secondo l'Inpe, da gennaio al 21 agosto sono stati registrati nel Paese 75.336 incendi, cioè l'84% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, oltre il 52% dei quali interessano l'Amazzonia. Davanti a questa "tragedia", il presidente dell'Ecuador Lenin Moreno ha proposto al suo omologo brasiliano l'invio di tre squadre di pompieri specializzate negli incendi di foreste.

jair bolsonaro emmanuel macron 3JAIR BOLSONARO EMMANUEL MACRON 
Mentre la stampa brasiliana cominciava a riferire di problemi respiratori in alcune città, i roghi in Amazzonia giovedì sono rimasti la prima 'tendenza' su Twitter. Su Twitter scontro tra Macron e Bolsonaro Scontro su Twitter fra Emanuel Macron e Jair Bolsonaro sulla protezione dell'Amazzonia: il presidente francese ha lanciato l'allarme sulla "crisi internazionale" che rappresentano gli incendi in Brasile, chiedendo al G7 di iscrivere la questione all'agenda del suo vertice, ma il suo collega brasiliano lo ha accusato di cedere al "sensazionalismo" per "interessi politici personali", dimostrando inoltre una "mentalità colonialista.
proteste contro bolsonaroPROTESTE CONTRO BOLSONARO

"Mi dispiace che il presidente Macron cerchi di strumentalizzare una questione interna del Brasile e di altri Paesi dell'Amazzonia per un guadagno politico personale. Il tono sensazionalista con cui si riferisce all'Amazzonia (facendo persino ricorso a foto false) non contribuisce per nulla a risolvere il problema", attacca Bolsonaro.

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Che poi prosegue in un secondo tweet: "Il governo brasiliano rimane aperto al dialogo, basandosi su dati oggettivi e rispetto reciproco. Il suggerimento del presidente francese di discutere le questioni amazzoniche al G7 senza la partecipazione dei Paesi della regione evoca una mentalità colonialista fuori luogo nel 21° secolo". Bolsonaro parla di "foto false" perché, al suo tweet, Macron ha allegato uno scatto degli incendi che non è attuale: si tratta di una foto dell'americano Loren McIntyre, morto nel 2003, noto per il suo lavoro per National Geographic.

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Quella delle foto non attuali o relative ad incendi in altre parti del mondo è una questione di cui avevamo parlato ieri citando l'operazione di 'debunking' effettuata, tra gli altri, dal profilo social di AFP. "La nostra casa brucia. Letteralmente. L'Amazzonia, il polmone del nostro pianeta che produce il 20% del nostro ossigeno, è in fiamme. È una crisi internazionale.

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Membri del G7, appuntamento fra due giorni per parlare di questa emergenza", aveva scritto Macron ieri. L'ex ministra dell'ambiente di Lula: è un crimine contro l'umanità La situazione in Amazzonia, devastata dalla deforestazione e dagli incendi, è "fuori controllo", denuncia l'attivista ambientale brasiliana Marina Silva, accusando il governo di estrema destra del presidente Jair Bolsonaro di consentire "un'azione frenetica" che colpisce un ecosistema vitale per il pianeta.

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L'ecologista nonché ex candidata alla presidenza, in visita a Bogotà, ha dichiarato in un'intervista all'AFP che il gigante latinoamericano ha le conoscenze e la "tecnologia" per controllare gli incendi. I quali, invece, divorano vaste aree di giungla a causa della "negligenza" del governo di Bolsonaro, uno scettico sul clima. Marina Silva, che e' stata anche ministro dell'Ambiente dal 2003 al 2008 del presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2010), afferma anche che si sta formando un movimento per chiedere al Parlamento di respingere le iniziative "contrarie" alla protezione della natura. Vincitrice del Goldman Environmental Prize nel 1996, considerato il "Nobel verde", Silvia ha criticato severamente il  presidente del suo Paese, affermando che ciò che accade in Amazzonia - di cui il 60% si trova in Brasile - costituisce un "crimine contro l'umanità". 

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La procura federale brasiliana apre un'inchiesta La Procura federale del Brasile ha annunciato l'avvio di un'inchiesta sugli incendi in Amazzonia. L'inchiesta, è stato spiegato, sarà per determinare se si sia vigilato in modo adeguato, se si sia dato sufficiente sostegno alle agenzie che proteggono l'ambiente ed anche se ci sia un'azione coordinata da parte di agricoltori ed allevatori. L'inchiesta partirà dallo stato di Parà a seguito dei dati "allarmanti" nella regione, dove la deforestazione è aumentata del 50% e, in modo speculare, è aumenta del 50% la superficie destinata all'agricoltura. L'avvio dell'inchiesta è stato descritto come "un atto dovuto" di fronte alle tante denunce, anche riguardo ad una riduzione dell'azione di vigilanza.
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E la Procura ha avvisato anche della possibilità dell'avvio di procedure civili contro le autorità.- In particolare, la Procura intende indagare su quello che è stato definito "Il giorno del Fuoco" durante il quale, lo scorso 10 agosto, gli organizzatori hanno invitato gli agricoltori a bruciare boschi per "mostrare la volontà di lavorare con il presidente Bolsonaro". "Abbiamo bisogno di mostrare al presidente che vogliamo lavorare e per formare e pulire i nostri paesi dobbiamo farlo con il fuoco", ha dichiarato al giornale "Folha do Progresso" uno degli organizzatori.
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Durante la giornata del 10 agosto si sono registrati aumenti degli incendi nei municipi di Novo Progresso e Altamira. Da Madonna a Cristiano Ronaldo, le star lanciano appelli sui 'social' Star del cinema e della musica come Leonardo di Caprio e Madonna hanno aggiunto la loro voce al coro di chi in queste ore partecipa alla mobilitazione online con l'hashtag #prayforamazonia.
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Scrive la pop star: "Gli incendi infuriano e l'Amazzonia continua a bruciare ......... Questa è una devastazione per il Brasile, per gli indigeni che vivono lì e le specie vegetali e animali che rendono questa la più importante foresta per la biodiversità !!! Presidente Bolsonaro, per favore ..."

Sulla questione è voluto intervenire anche Cristiano Ronaldo: "La foresta pluviale amazzonica produce oltre il 20% dell'ossigeno del mondo e brucia da tre settimane. E' nostra responsabilità aiutare a salvare il nostro pianeta. #prayforamazonia". Con questo messaggio su twitter, anche il campione portoghese della Juventus fa sentire la sua voce a difesa della foresta amazzonica.

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Anche il suo compagno di squadra Paulo Dybala ha twittato sull'argomento: "L'Amazzonia brucia. L'Amazzonia non è solo del Sud America, appartiene a tutti. La foresta sono i polmoni della Terra, danno il 20% dell'ossigeno al nostro pianeta. È la foresta di tutto il mondo e il nostro futuro sta bruciando, tutti voi dovete fare qualcosa". "Sono profondamente preoccupato dagli incendi nella foresta pluviale dell'Amazzonia. Nel mezzo della crisi climatica globale non possiamo permetterci altri danni a una considerevole risorsa di ossigeno e biodiversità.
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L'Amazzonia deve essere protetta". In serata è arrivata sempre su Twitter anche la voce del segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres.  Il fumo degli incendi visibile dallo Spazio Il fumo prodotto dagli incendi che stanno devastando l'Amazzonia in questi giorni può essere visto persino dallo Spazio: a catturarne le immagini, il 20 e 21 agosto, sono stati il satellite Sentinel 3, del programma europeo Copernicus dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), e quello della Nasa, Suomi National Polar-orbiting Partnership.

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L'immagine della Nasa scattata dal satellite Nuomi NPP utilizzando il VIIRS (Visible Infrared Imaging Radiometer Suite) il 20 agosto 2019 e divulgata oggi, mostra il fumo e gli incendi in diversi stati del Brasile, tra cui Amazonas, Mato Grosso e Rondônia. Non è insolito vedere gli incendi in Brasile in questo periodo dell'anno, scrive la Nasa sul suo sito, a causa delle alte temperature e della bassa umidità. Il tempo dirà se quest'anno è stato un record o appena entro i limiti normali.

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Vi proponiamo anche le immagini pubblicate dal satellite di Maxar Technologies che testimoniano il progredire del fuoco in ampie zone dello stato di Rondônia nell'alto bacino del Rio delle Amazzoni. Non solo Brasile Non solo il Brasile, anche la Bolivia e il Paraguay sono colpiti da gravi incendi boschivi.
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Tanto che gli ultimi due Paesi si sono uniti per combattere le fiamme che hanno già causato danni "irreversibili" a flora e fauna, secondo gli ambientalisti. In Bolivia sono circa 654mila gli ettari bruciati nel dipartimento di Santa Cruz dal mese di maggio, con un netto aumento ad agosto; da due settimane i vigili del fuoco combattono incendi fuori controllo. In Paraguay, colpito nella zona nord, non sono dispinibili dati ufficiali.

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A distinguere questi incendi da quelli dell'Amazzonia c'è che avvengono più a sud, ai confini tra Bolivia, Paraguay e Brasile. Le autorità dei primi due Paesi hanno fatto sapere di essere in contatto per "lavorare insieme". SOS Amazonia, manifestazioni in tutto il mondo Manifestazioni per l'Amazzonia sono in programma per oggi in Brasile e nel mondo, mentre il presidente brasiliano Jair Bolsonaro è sotto pressione internazionale per gli incendi che bruciano la foresta.
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Giovedì sera Bolsonaro ha partecipato a una riunione di crisi a Brasilia, dopo che di mattina aveva lanciato nuovamente accuse contro i difensori dell'ambiente, insinuando che dietro i roghi possano esserci delle Ong. Proteste sono in programma per oggi a San Paolo e Rio de Janeiro. Inoltre il movimento 'Fridays for Future' nato dalla lotta ecologista della giovane svedese Greta Thunberg, icona della lotta contro il cambiamento climatico, ha lanciato un appello a manifestare davanti ad ambasciate e consolati del Brasile nel mondo.

Fonte: qui