Non ce l’ha fatta a trattenersi Jacques Attali, il banchiere-pensatore e creatore di Macron. Alla fine è sbottato: “Il sovranismo non è che il nuovo nome dell’antisemitismo. Gli ebrei e i musulmani, minacciati entrambi da esso, devono unirsi contro il fantasma del Grand Remplacement”.
Insomma l’ha detto. Ha posto l’equazione che s’indovina tanti suoi correligionari padroni del discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel gargarozzo. Il sovranismo in Europa – ha istruito i suoi lettori Attali – non è un rifiuto della disciplina comunitaria. No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei fatti a mezza bocca un rifiuto dei migranti, e più vastamente, rifiuto dei musulmani. La Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il ‘sovranismo’ è di fatto la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la stessa mancanza di fiducia in sé delle ideologia anti-italiane, anti-polacche, anti-armene e antisemite dei secoli passati”. “Questi discorsi ostili ai musulmani in Francia sono mortiferi”, prosegue Attali – il che è un esempio di chutzpah sinistra, nel giorno in cui la sede centrale della polizia a Parigi assiste all’omicidio di quattro poliziotti accoltellati da un collega di recente conversione salafita. Ma ancor più paradossale apprendere chi Attali ha di mira: “in particolare quando questi discorsi vengono da ebrei, che non devono dimenticare che l’antisemitismo colpisce gli uni e gli altri. Bisogna denunciare ad ogni costo i discorsi deliranti di Eric Zemmour, di William Goldnadel, o anche in troppe delle sue dichiarazioni, di Alain Finkelkraut””. Si capisce che ciò che gli ha fatto perdere le staffe è la partecipazione di Eric Zemmour (j), il 28 settembre, alla Convenzione della Destra voluta e organizzata la Marion Maréchal Le Pen, che ne è stata anche la stella. Zemmour è un intellettuale di grido in tv, che cavalca un anti-islamismo da israeliano, come tanti ebrei di destra. E’ anche un provocatore – un po’ alla Gad Lerner per intenderci – che ama enunciare tesi oltraggiosamente tirate per i capelli: per esempio sostiene che la società oggi è schiacciata “tra l’universalismo mercantile e l’universalismo islamico, due totalitarismi” che, dice, rappresentano “un nuovo patto Ribbentrop-Molotov”. Bum. Ma la sua semplice comparsa sul podio accanto alla bionda stella sovranista Le Pen, conta molto più delle quattro grossolanità che ha detto. E’ la rottura di un divieto implicito, anzi che fu esplicito tanti anni fa, quando Chirac (gollista) e Mitterrand (Socialista) furono convocati dal Grand Orient e giurare: mai un governo con Jean-Marie Le Pen. La conventio ad escludendum stata ancor più rigorosamente osservata dalla potente comunità ebraica. I Le Pen sono non-persone, negazionisti, criminali. Ora, Zemmour ha rotto un tabù, ha aperto ad una legittimazione, allo sdoganamento di Marion e della sua destra nuova. Il matrimonio vietatoDunque è stato immediatamente punito: la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro Zemmour per il suo discorso alla Convenzione, per “ingiurie pubbliche” e “provocazione pubblica alla discriminazione, all’odio e alla violenza”. Già in settembre, la procura l’aveva condannato a 3 mila di ammenda per aver tenuto, tre anni prima in tv, propositi ritenuti di odio razziale. Adesso rischia pure di perdere il lavoro a Le Figaro, e la tv pubblica RTL ha posto fine alla sua collaborazione. Insomma un ebreo viene colpito dal divieto di parola con le leggi concepite dalla lobby per chiudere la bocca ai “negazionisti”, e subisce le persecuzioni contro la libertà di pensiero per cui è stato condannato a 18 mesi di galera, poche giorni fa, Alain Soral, quello della “destra dei Valori, Sinistra del Lavoro”. Queste manifestazioni di repressione, come l’equazione delirante di Attali, vengono però dalla sensazione, da parte dei signori, che il “ordine costituito” europeista da disfacendo. Anche se il “sovranismo” è sconfitto in Italia, dove hanno ora un governo che eseguirà le politiche di austerità e “riforme strutturali” che gli italiani hanno dovuto sopportare per un decennio, essi sanno che le conseguenze saranno disastrose comunque.Perché non possono dare nulla al nuovo governo, e quindi condannano l’Italia a “bassa crescita, disoccupazione persistentemente alta, crescita dei salari lenta, aumento dei tassi di povertà” con conseguente “crescente instabilità sociale”. In Francia, l’instabilità sociale è già conclamata, come dimostrano le violenze poliziesche contro i Gilet Gialli – ossia contro cittadini che non hanno commesso alcun delitto. Due giorni prima dell’eccidio al coltello dei quattro poliziotti per mano del quinto collega, c’è stata a Parigi una manifestazione di migliaia di agenti, “marcia della collera”, per chiedere migliori condizioni di lavoro e un vero programma contro la piaga dei suicidi, c he colpisce la categoria. Sul marciapiede, senza far nulla, c’era un esponente dei Gilet Gialli, insieme a due o tre persone. I poliziotti hanno circondato il gruppetto con gli scudi, come fossero dei jihadisti. https://twitter.com/LPLdirect/status/1179422184739090434 Ma quelli sono, appunto, cittadini, non delinquenti. Bisogna pur chiedersi se i suicidi non derivino da un profondo senso di tradimento della funzione dell’agente di sicurezza, da agente al servizio della cittadinanza, ad agente persecutore non dei criminali ma della “gente”, dei propri simili sociali. Gli insegnanti sperimentano sulla loro pelle, letteralmente, la frattura con la società cui appartengono i loro studenti. Anche fra il corpo docente si moltiplicano i suicidi.
[FLASH] - Dio, 19 ans, sans-papiers, a frappé son professeur de sport dans un lycée à #Sarcelles après que celui-ci lui a demandé d'enlever sa casquette.
Il a été jugé en comparution immédiate : 8 mois de prison.
Le professeur est en arrêt de travail pour au moins 5 mois.
C’è del panico nell’isteria di Attali. E non è il solo: si può fare un lungo elenco di farsi deliranti pronunciate dai potenti del progetto europeo, che indicano la spavento e la sensazione di essersi cacciati da soli in una trappola, finanziaria e sociale. Uno di questi:
Il banchiere Mustier sa che cosa è una corsa agli sportelli? (Ecco perché vogliono abolire il contante – Panico europeista).
P.S. "La sovranità appartiene al popolo ..." Attali non fa altro che disprezzare e calpestare la nostra Costituzione.
Mentre tutti guardano alle acrobatiche operazioni del parlamento italiano, io vi propongo una geometria internazionale inedita. Ma che ha a che fare con il futuro dell’Italia.
Che, essendo una colonia, dovrà stare molto attenta agli angoli di questo triangolo. Che ha tre spigoli: uno si chiama (lo chiamo io) Trump e Bannon; l’altro si chiama Governo Ombra Americano/ GOA (e comprende i servizi segreti USA, l’intero mainstream, il Partito Democratico, il Deep State USA, cioè Wall Stret etc); il terzo è Aquisgrana (Francia e Germania).
I primi due sono in guerra tra loro e l’assassinio di Epstein è l’atto più rivelatore di questa guerra. Ma su quell’angolo, su cui è appollaiato Trump, c’è anche il suo scontro con la Cina, che sta diventando (vedi Hong Kong) molto serio. Quindi chi sceglie Trump (in Italia), deve stare attento a non flirtare con Pechino. Chi sceglie invece il Governo Ombra Americano deve sapere che esso è strettamente intrecciato con il l’MI6, la City, Rothschild, i pedofili, la Corona britannica. imperiale britannico. L’angolo Trump è in guerra anche con la congrega del GOA, quindi con i pedofili, quindi con Rothschild e con la Corona (vedi il principe Andrew, connesso con Epstein). Chi sta con il Goa è dunque contro Trump.
Poi c’è Aquisgrana, nata il 22 gennaio 2019. Che sta tutta nella Nato. Ma ha le sue idee sulla Nato, che non coincidono con quelle di Trump. Ma forse non coincidono nemmeno con quelle del GOA. Nella Nato c’è anche la City, l’MI6, la Corona Britannica, oltre che Trump. Quindi con quale Nato stare? A occhio e croce si direbbe che Salvini sta con Trump. Conte e Di Maio con chi stanno? Sicuramente con la Nato, ma con quale Nato non è chiaro. Anche Aquisgrana sta con la Nato, ma non pare essere la stessa Nato di Trump. E, con la Nato ci sta pure Zingaretti. E naturalmente Renzi.
In apparenza tutti stanno nella Nato, ma Epstein è stato fatto fuori perché i suoi segreti e ricatti possono mettere nei guai altri alleati della Nato. Dunque non basta stare nella Nato: bisogna scegliere con chi stare dentro la Nato. Ecco, credo che ora la questione principale, per il nuovo governo di Roma sarà quella di chiarire con chi sta.
Roma, 14 ago – Quando la situazione precipita, sono solito richiamarmi ai versi di Hoelderlin: “Dove cresce il pericolo, / cresce anche ciò che salva” (wo aber Gefahr ist, wächst / das Rettende auch). Forse è solo una mia soggettiva tendenza, può ben essere. Sul fatto, tuttavia, che la situazione sia disperata e disperante credo sia difficile dissentire. La verità è che ha vinto, ancora una volta, il sistema liberista: il quale da subito aveva dichiarato guerra al laboratorio populista giallovederde, unico nel suo genere a livello europeo. Si trattava, in sintesi, di un governo che aveva rotto gli schemi della politica, la sua geografia tradizionale: non più destra e sinistra, ma basso contro alto, popolo contro élite, sovranità contro globalismo.
Era la sola possibilità per un riscatto nazionale-popolare. E l’élite cosmopolitica lo sapeva bene. Tant’è che da subito, grazie allo zelante operato dei padroni del discorso (circo mediatico e clero giornalistico), aveva fatto di tutto per fare cadere il governo gialloverde: il quale, pur con tutti i suoi limiti, spesso macroscopici, aveva rotto gli schemi della politica e aveva unito un’anima identitaria e un’anima socialisteggiante.
Ha prevalso la Lega liberista di Giorgetti
E ora la Lega di Giorgetti (quella sistemica e liberista, non quella salviniana, populista e meno sistemica) ha prevalso: e ha portato lo scalpo gialloverde ai padroni della global class liberista. Vedo due sviluppi possibili: o il governo tecnico lacrime e sangue(Cottarelli con il trolley o l’euroinomane Draghi, ad esempio) o il prevalere del fronte del “liberismo in un solo paese”, con il ritorno in campo della destra berlusconiana, che liquida come “comunista” ogni intervento dello Stato nell’economia.
Una cosa è certa, ha vinto il partito unico del capitale: che è riuscito a spezzare la saldatura gialloverde. Ed è altresì riuscito, conseguentemente, a far rifluire la lega verso la destra berlusconiana liberista e il 5 stelle verso la sinistra fucsia cosmopolita. Il capolavoro dell’élite mondialista: che vinca la destra o che vinca la sinistra, vince ora il partito unico del liberismo. Prevale l’alternanza senza alternativa, ossia una destra e una sinistra contrapposte apparentemente su tutto, ma che accettano supinamente il primato atlantista, il primato dei mercati, il primato della Ue.
Il liberismo regna sovrano
Sarebbe un vacuo giuoco provare a vedere se li accetta più la sinistra fucsia arcobalenica o la destra modello azienda, che pensa l’Italia come una startup. Il liberismo regna sovrano: il 5 Stelle che vota la von der Leyen, la Lega che cita la Thatcher come nume tutelare, le sinistre fucsia che hanno sostituito l’internazionalismo proletario con il cosmopolitismo liberista.
...e il monopolio privato resterà ai Benetton
Insomma, in sintesi, il nuovo campo della politica che si delinea è questo: sinistre fucsia cosmopolite, con anche il 5 stelle eventualmente, a rappresentare il liberismo cosmopolita; e destra del liberismo sovrano, modalità Bolsonaro (il docile servo di Washington e Israele, il liberista che si finge sovranista). Manca una casella, che resta non occupata: un sovranismo populista socialista e non liberista, che davvero metta al primo posto la nazione e gli italiani, le classi lavoratrici e l’interesse nazionale. Chi sarà davvero in grado di occupare tale casella? Non lo sappiamo. Sappiamo però che tale casella è la sola possibilità di salvezza.
(Risale all’11 agosto questo video di Giulietto Chiesa, che vale già dal titolo:
UN GOVERNO, NIENTE POPOLO
(Da giorni lettori che la sanno lunga mi dicono: ingenuo, Salvini ha ricevuto l’ordine di rompere coi 5 Stalle da Bannon, vedrai che Trump ci aiuta..non si sa bene a cosa: nella nostra “lotta” contro l’Europa? .Ora, a parte che Trump stesso ha forse bisogno di aiuto, e infatti vuole anzitutto che mandiamo le nostre quattro navi da guerra nel Golfo a proteggere Israele quando dalle basi saudite bombarderà l’Iran – in cambio di nulla – a parte che questa speranza somiglia a quella dei mussoliniani del 1944 nelle armi segrete che avrebbero rovesciato le sorti della guerra – nutrire queste speranze è non solo inetto, ma la prova più certa della nostra servilità storica. Vedrà, gli altri ci liberaranno dai padroni, noi siamo al loro servizio, abbiamo le loro basi. Discorsi disgustosi che mi hanno fattto i lettori nei giorni scorsi:
“ L'industria tedesca è nella fase di recessione più profonda dalla crisi finanziaria globale e minaccia di spingere l'economia europea in una recessione in piena regola. Le prospettive oscure stanno costringendo la Banca centrale europea a contemplare misure sempre più pericolose.
"L'influente Ifo Institute di Monaco ha dic in ihiarato che il suo indicatore del clima commerciale per l'industria manifatturiera è entrato in" caduta libera "a luglio, poiché il ritardo nel danneggiamento del conflitto commerciale globale ha il suo tributo e la fiducia diminuisce. Va ben oltre i problemi dell'industria automobilistica. Oltre l'80% delle fabbriche tedesche è in piena contrazione. "
Perché? Che cosa sta succedendo qui? Sembra che, sebbene altri Stati membri europei fossero il più grande mercato della Germania, la prima e la terza destinazione di esportazione della Germania sono ora gli Stati Uniti e la Cina, rispettivamente. Insieme, rappresentano oltre il 15% di tutte le attività commerciali tedesche in uscita. Oltre il 18% delle merci esportate dalla Germania finì da qualche parte in Asia. Pertanto, le lotte industriali della Germania nel 2019 puntano il dito nella direzione del suo focus esterno, che significa Stati Uniti, Cina e Asia, ovvero i suoi maggiori partner commerciali marginali. E i principali assalitori nelle odierne guerre commerciali e tecnologiche.
Clemens Fuest, il presidente Ifo , afferma: "Tutti i problemi si stanno unendo: è la Cina, sta aumentando il protezionismo su tutta la linea, è la rottura delle catene di approvvigionamento globali".
Ma se i guai manifatturieri della Germania non fossero sufficienti di per sé, quindi combinati con la minaccia della guerra commerciale con Trump, la prospettiva è davvero desolante per l'Europa: e la probabilità è che uno di quegli stimoli della BCE - promesso per questo autunno, come Mario Draghi avverte che il quadro europeo sta "peggiorando" - molto probabilmente incontrerà una risposta rabbiosa da parte di Trump - castigato come palese manipolazione della valuta da parte dell'UE e della sua BCE. Le relazioni dell'UE con Washington sembrano inasprite (in più di un modo).
Ma c'è di più: parlando al parlamento tedesco, Alice Weidel, l' AfD leader, ha strappato al cancelliere Merkel per lei e a Brussel, maltrattata gestione della Brexit (per la quale "lei, Merkel ha qualche responsabilità"). Weidel ha sottolineato che "il Regno Unito è la seconda più grande economia in Europa - grande quanto i 19 membri dell'UE più piccoli messi insieme". “Dal punto di vista economico, l'UE si sta riducendo da 27 Stati membri a 9. Di fronte a un evento così enorme, la reazione dell'UE è in procinto di negare patologicamente la realtà ... [dovrebbero ricordare] che la prosperità e l'occupazione tedesche sono a puntare qui. È chiaramente nell'interesse della Germania che il commercio e gli investimenti continuino senza ostacoli. Ma, per cieca lealtà, tu [Merkel] segui la Francia, che vuole negare alla Gran Bretagna l'accesso al mercato unico. Sì, tu [Merkel] stai pensando di non consentire alla Gran Bretagna l'accesso allo Spazio economico europeo, perché la Francia non lo vuole. [Sarcasmo] sarebbe troppo: troppo libero scambio; troppa aria fresca nei mercati ... la Francia con la sua politica industriale fallita funge da [nuovo] progetto [per l'UE] ”. (Vedi video qui ).
L'ultimo punto di Weidel è fondamentale: insinua che Macron si sta posizionando per eclissare la Merkel come leader dell'UE sul declino dell'influenza e della credibilità del Cancelliere. Macron intende invece imporre il modello industriale francese "fallito", a svantaggio della Germania, suggerisce Weidel.
Non è sola in questo sospetto. Anche Trump, non gradisce l'eventuale assunzione da parte di Macron della leadership dell'UE che (quasi certamente) sarà più ostile a qualsiasi accordo commerciale con gli Stati Uniti (specialmente sull'agricoltura) e che aprirebbe l'industria francese alla concorrenza degli Stati Uniti. Da qui il riposte di Trump (sul vino francese) come ritorsione alle nuove tasse della Francia sulle società tecnologiche statunitensi - contribuendo poco o nulla al Tesoro francese. Anche Trump si sta arruolando nella battaglia per la futura forma dell'Europa. Sarà una battaglia reale.
Una grave minaccia per l'UE proviene ora dalla direzione meno attesa - dagli Stati Uniti. I leader europei non hanno mai considerato il loro progetto una sfida per il potere degli Stati Uniti. Piuttosto, hanno visto i progressi nelle loro carriere come dipendenti dal ricevere l'approvazione degli Stati Uniti. Di conseguenza, hanno deliberatamente scelto di non fondare l'euro in qualcosa di diverso dalla sfera del dollaro. Non hanno mai considerato la possibilità che gli Stati Uniti potessero cambiare atteggiamento. E ora - improvvisamente - l'UE si trova esposta a tutti i tipi di sanzioni a causa della stretta vulnerabilità dell'euro all'egemonia del dollaro; da una possibile guerra commerciale e tecnologica tra i due principali partner commerciali dell'Europa; e persino una caduta a causa di un cambiamento nel calcolo della difesa degli Stati Uniti. Dirigere un corso tra Stati Uniti e Cina metterà alla prova profondamente la predisposizione culturale europea incorporata.
Weidel avverte anche il Parlamento tedesco che la principale conseguenza per la Germania dalla Brexit non sono solo le sue esportazioni, ma piuttosto, senza il Regno Unito come membro dell'UE, la Germania perderà la sua capacità di riunire una maggioranza di blocco (35%) in Consiglio: E , in assenza di questa capacità di blocco, la Germania potrebbe non essere in grado di "impedire che gli Stati Club-Med e la Francia, colpiti dalla crisi, raggiungano fondi comunitari".
Questo va al nocciolo della crisi europea: un accordo radicato nell'esperienza traumatica della Germania sull'iperinflazione interbellica; nella Grande Depressione degli anni '30; e all'erosione sociale a cui ha portato. Per esorcizzare questi fantasmi, la Germania ha deliberatamente dipinto l'UE in un sistema automatico di "disciplina" di austerità, applicato attraverso una banca centrale tedesca (BCE). Il tutto era "bloccato-veloce" nell'automaticità (vale a dire nei "meccanismi di stabilizzazione automatica" dell'Europa). Ciò è stato concesso da altri stati europei (l'accordo principale), poiché sembrava l'unico modo (si diceva), che la Germania avrebbe accettato di mettere la sua riverita "Arca" dell'allora stabile Deutsche Mark, nel comune "vaso" di il sistema ECM.
"In che modo [allora] l'Europa è riuscita a seguire una politica monetaria comune ... con una Banca centrale europea, esplicitamente ... istituita per dare a ciascun paese una voce uguale, e tuttavia soddisfare la domanda tedesca di rettitudine monetaria garantita? La risposta era mettere il nuovo sistema sul pilota automatico, pre-programmandolo per fare ciò che i tedeschi avrebbero fatto se fossero ancora al comando.
Innanzitutto, la nuova banca centrale - la BCE - sarebbe diventata un'istituzione autonoma, il più libera possibile dall'influenza politica. In secondo luogo, verrebbe assegnato un mandato chiaro e molto stretto: stabilità dei prezzi, periodo - nessuna responsabilità per cose squallide come l'occupazione o la crescita. In terzo luogo, il primo capo della BCE, nominato per un mandato di otto anni, sarebbe stato qualcuno con la certezza di essere più tedesco dei tedeschi: W. Duisenberg, che guidava la banca centrale olandese durante un periodo in cui il suo lavoro consisteva quasi interamente nell'ombra qualunque cosa facesse la Bundesbank ”.
Krugman è troppo educato per dirlo esplicitamente, ma non è mai stata una politica comune. Era il controllo tedesco, nascosto nei meccanismi di stabilizzazione, progettato da Francoforte. La perdita di questo meccanismo è ciò che fa paura all'élite tedesca.
E Macron ha appena fatto esplodere quel patto franco-tedesco originale mettendo una donna francese (Lagarde) a capo della BCE; un federalista autoproclamato ("Voglio gli Stati Uniti d'Europa") come presidente della Commissione europea e un falco della Brexit come presidente del Consiglio dell'UE. Il trionfo di Macron sulla Merkel ha lo scopo di sottrarre la Germania. E una Brexit di punizione - sia per indebolire la Germania, sia per indebolire il potere di voto della Germania in seno al Consiglio - così come la soddisfazione di vedere una Gran Bretagna castigata cacciata dall'esterno dell'UE.
Quindi Macron sta dando il via alla sua idea di una governance europea più accentrata e centralizzata - ma chi deve pagare adesso? Senza il precedente livello di contributi della Germania e il contributo della Gran Bretagna come nazione che contribuisce maggiormente, l'UE non può né riformarsi (dal momento che molte riforme richiederebbero riscritture del Trattato), né permettersi.
E il grande malcontento politico per la formula Macron è già pronto per il futuro, come osservaFrank Lee :
“Quegli stati dell'Europa orientale che sono emersi dalla rottura dell'Unione Sovietica erano stati portati a credere che fossero offerti un nuovo mondo luminoso di standard di vita dell'Europa occidentale, livelli salariali migliorati, alti tassi di mobilità sociale e consumi.
Purtroppo, è stata venduta un'illusione: il risultato della transizione finora sembra essere stata la creazione di un entroterra a basso salario, un'economia di frontiera ai margini del nucleo europeo altamente sviluppato; una versione Euro di NAFTA e la maquiladora, ovvero unità di produzione a bassa tecnologia, a basso salario, a bassa competenza sul lato messicano dei confini meridionali degli Stati Uniti ”.
E non stiamo parlando 'solo la Lettonia': Per molti nella parte orientale della Germania (la del AfD cuore elettorali), l'unificazione tedesca del 1990 non è stata una fusione tra uguali, ma invece un “Anschluss” (annessione) con la Germania Ovest presa in consegna Est Germania. Le ragioni del disincanto della Germania dell'Est possono essere viste ovunque: la popolazione orientale si è ridotta di circa 2 milioni, la disoccupazione è aumentata, i giovani si stanno allontanando a frotte e quella che era una delle principali nazioni industriali del blocco orientale è ora in gran parte priva di industria.
E qui sta il nocciolo della crisi. C'è stato un appello da tutte le parti a provare qualcosa di diverso: come allentare le regole fiscali che stanno distruggendo i servizi pubblici; o, più audacemente, toccare il "santo graal": della riforma del sistema finanziario e bancario.
Ma ecco il problema: tutte queste iniziative sono vietate nel sistema dei trattati bloccato. Tutti potrebbero pensare di rivedere questi trattati. Ma ciò non accadrà . I trattati sono intoccabili, proprio perché la Germania crede che allentare la propria presa sul sistema monetario significherebbe aprire Pandora's Box ai fantasmi dell'inflazione e dell'instabilità sociale in aumento, per perseguitarci di nuovo. Weidel era molto chiaro su questo pericolo.
La realtà è che il "blocco" europeo deriva da un sistema che ha rimosso deliberatamente il potere da parlamenti e governi e ha sancito l'automaticità di quel sistema in trattati che possono essere rivisti solo mediante procedure straordinarie. Nessuno a Bruxelles vede alcuna prospettiva di "questo" accadere, quindi il "record" di Bruxelles è bloccato: ripetere il mantra di "Non c'è alternativa" (TINA) a un'integrazione dell'euro più stretta e più stretta. Ed è proprio a questo che i "sovranisti" europei sono determinati a opporsi, con ogni mezzo possibile.
Solo l'inizio della prossima recessione in Europa e la relativa crisi del debito sovrano possono rivelarsi sufficienti per scuotere Bruxelles dal suo torpore compiaciuto e concentrare le menti su come gestire la crisi imminente. Come conclude Evans-Pritchard , la BCE non può salvare la zona euro un'altra volta. Il testimone passa ai politici - se sono in grado?
Benvenuti nella nuova fase della lotta della Westfalia: l '"impero" europeo - essere o non essere.
Ha prevalso la Lega liberista di Giorgetti
Il liberismo regna sovrano