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sabato 11 gennaio 2020

L'Iran ammette: l'aereo ucraino abbattuto da noi per un errore umano

Forze armate: chi ha sbagliato pagherà. Zarif: crisi causata dall'avventurismo Usa


L'Iran ammette di aver abbattuto l'aereo di linea ucraino, per un errore umano. Il Quartier generale delle Forze armate iraniane afferma che il Boeing precipitato quattro giorni fa poco dopo il decollo dall'aeroporto 'Imam Khomeini' di Teheran è stato "erroneamente" e "involontariamente" preso di mira dalle forze di difesa aerea iraniane che lo hanno scambiato per un "aereo nemico". Tutti i 176 tra passeggeri e membri dell'equipaggio del 737 dell'Ukraine International Airlines sono morti a seguito dell'incidente. Fino a ieri l'Iran aveva negato di aver abbattuto il velivolo con un missile.

Scusandosi e porgendo le condoglianze alle famiglie delle vittime dell'aereo ucraino abbattuto dopo il decollo da Teheran, il Quartier generale delle Forze armate iraniane afferma in un comunicato che metterà in atto "riforme essenziali nei processi operativi per evitare simili errori in futuro" e che perseguirà legalmente "coloro che hanno commesso l'errore". "Mercoledì poco dopo l'attacco dell'Iran alle basi militari statunitensi in Iraq - spiega il comunicato militare -, il sistema di difesa aerea iraniana è stato in allerta per contrastare ogni possibile ritorsione degli americani, poiché alcune osservazioni avevano indicato movimenti aerei statunitensi verso siti strategici iraniani". Secondo le Forze armate iraniane, l'aereo ucraino avrebbe iniziato a volare vicino a un centro militare delle Guardie rivoluzionarie, sarebbe quindi stato erroneamente identificato come bersaglio nemico e sulla base di un errore umano "involontario" è stato preso di mira dal sistema di difesa aerea.
PEZZI DI UN MISSILE APPARENTEMENTE TROVATO VICINO AI RESTI DEL BOEING UCRAINO

Il ministro degli Affari esteri iraniano Mohammad Javad Zarif afferma che "l'errore umano" dietro all'abbattimento dell'aereo di linea ucraino da parte delle forze armate dell'Iran è accaduto nel "momento di crisi causato dall'avventurismo degli Usa". In un post sul suo account Twitter, Zarif parla di oggi come una "giorno triste" in cui le "conclusioni dell'indagine interna delle Forze armate" hanno stabilito che si è trattato di errore umano. "Il nostro profondo rammarico, le nostre scuse e condoglianze al nostro popolo, alle famiglie di tutte le vittime e alle altre nazioni colpite", scrive il ministro degli Esteri iraniano. Fonte: qui

mercoledì 4 dicembre 2019

IL PRESIDENTE AMERICANO TORNA A USARE IL VECCHIO METODO DEL FUOCO E DELLA FURIA! IN EUROPA CONTRO MACRON: “È STATO MOLTO OFFENSIVO NEL DIRE CHE LA NATO È IN MORTE CEREBRALE”

A CASA BANDISCE I GIORNALISTI DI “BLOOMBERG” DAI SUOI EVENTI DI CAMPAGNA ELETTORALE, E INFINE IN ASIA SUI DAZI: “POSSIBILE ACCORDO CON LA CINA, MA DOPO LE ELEZIONI” 

OGGI CI SARÀ UN BILATERALE CON L’AMICO “GIUSEPPI” CONTE. GLI DIRÀ QUALCOSA SULLA CINA?


donald trump toglie la forfora dalla giacca di macronDONALD TRUMP TOGLIE LA FORFORA DALLA GIACCA DI MACRON
 NATO, TRUMP: MACRON MOLTO OFFENSIVO SU MORTE CEREBRALE ALLEANZA
(LaPresse) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato il suo omologo francese Emmanuel Macron di essere stato "molto offensivo" nell'affermare che la Nato "in morte cerebrale". Durante una conferenza stampa a Londra, in vista del vertice in occasione del settantesimo anniversario dell'Alleanza atlantica, Trump ha ribadito che la Nato ha avuto un grande ruolo e che le osservazioni di Macron sono state "molto offensive".
DAZI, TRUMP: POSSIBILE ACCORDO CON CINA DOPO ELEZIONI USA
donald trump xi jinpingDONALD TRUMP XI JINPING
(LaPresse/AFP) - Un eventuale accordo commerciale con la Cina potrebbe "attendere l'esito delle elezioni presidenziali del novembre 2020 negli Stati Uniti". Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in una conferenza stampa tenutasi a Londra in occasione dell'apertura di un vertice Nato. "Non ho messo una scadenza", ha precisato Trump. "In un certo senso, mi piace l'idea di aspettare dopo le elezioni per l'accordo con la Cina", ha sottolineato, dando per assodata una sua rielezione alla Casa Bianca. Finora Trump si era detto convinto di essere in grado di chiudere presto un accordo, nonostante i segnali nelle ultime settimane che sembravano dire il contrario e nonostante le dichiarazioni minacciose del suo omologo cinese Xi Jinping. 
DAZI, TRUMP: POSSIBILE ACCORDO CON CINA DOPO ELEZIONI USA-2-
I POTENTI AL TAVOLO DEL G7 DI BIARRITZI POTENTI AL TAVOLO DEL G7 DI BIARRITZ
(LaPresse/AFP) - La guerra commerciale di Trump con la Cina e i vari tentativi, finora falliti, di raggiungere un accordo hanno destabilizzato i mercati e alimentato le tensioni geopolitiche. Soltanto la scorsa settimana Trump si vantava di essere vicino con il terminare il negoziato "uno degli affari commerciali più importanti di sempre". Ma da quel Washington ha provocato la rabbia cinese esprimendo sostegno ai manifestanti di Hong Kong, lanciando una lunga ombra sui progressi nei colloqui. "Sto andando molto bene nel cercare un accordo con la Cina, se voglio lo faccio", ha detto Trump in una conferenza stampa in vista del vertice della Nato. "Non credo sia corretto dire 'se vogliono farcela', ma 'se voglio farcela'", ha precisato lasciando intendere di avere il coltello dalla parte del manico. "Non so se voglio farcela, ma lo scoprirete presto, sorprenderò tutti", ha dichiarato ancora l'inquilino della Casa Bianca.
XI JINPING DONALD TRUMPXI JINPING DONALD TRUMP

IMPEACHMENT, TRUMP: PROCEDIMENTO È FARSA POLITICA ANTIPATRIOTTICA
(LaPresse) - Il procedimento di impeachment è "una farsa", orchestrata "per scopi politici" dai democratici antipatriottici. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante una conferenza stampa a Londra con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in vista del vertice dell'Alleanza atlantica. "Oltre ad essere assolutamente anti-patriottica, non fa bene al futuro e alla stabilità del paese. Penso che non sia patriottico per i democratici" portare avanti il procedimento, ha dichiarato Trump ricordando che "è una brutta cosa per il nostro paese".
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMPGIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP

DAZI, CONTE: NE PARLERÒ CON TRUMP OGGI IN UN BILATERALE
GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMPGIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP
 (LaPresse) - "Avrò un bilaterale con il presidente Trump domani(oggi per chi legge), ne parleremo domani". Risponde così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al suo arrivo a Londra per il vertice Nato, ai cronisti che gli chiedono un commento sulle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, che minaccia dazi verso l'Europa, e in particolare verso Italia e Francia, se dovesse concretizzarsi la digital tax. "Ci sono tanti dossier che potrebbero preoccuparmi, però lavoriamo per risolvere tutto - aggiunge -. La preoccupazione la mettiamo da parte e abbiamo un approccio sempre concentrato per risolvere i problemi".

TRUMP BANDISCE I GIORNALISTI DI BLOOMBERG DAI SUOI EVENTI
Rita Lofano per www.agi.it
MICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMPMICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMP
La campagna di Donald Trump per la rielezione alla Casa Bianca mette al bando i giornalisti di Bloomberg che non potranno più avere accesso a eventi o comizi del tycoon. La decisione è stata annunciata dal manager della campagna di Trump, Brad Parscale, dopo la discesa in campo con i democratici dell'ex sindaco di New York Michael Bloomberg, proprietario del gruppo editoriale che porta il suo cognome.
Il direttore dell'agenzia finanziaria Bloomberg, John Micklethwait, la scorsa settimana, dettando la linea editoriale del gruppo durante le presidenziali, aveva fatto sapere che avrebbero proseguito con la tradizione "di non indagare su Mike (e la sua famiglia e fondazione)" estendendo questa pratica "ai suoi rivali nelle primarie democratiche". Bloomberg News, aveva aggiunto, continuerà invece ad indagare sull'amministrazione Trump, "in quanto attuale governo".
micheal bloomberg donald trumpMICHEAL BLOOMBERG DONALD TRUMP
Poiché "hanno apertamente dichiarato di essere di parte - è stata la risposta di Parscale in una nota - la campagna di Trump non concederà piu' credenziali media a rappresentanti di Bloomberg News per comizi o altri eventi elettorali". Sarà poi determinato "caso per caso", ha precisato, se interagire con singoli giornalisti o rispondere a richieste di Bloomberg News. "Questa resterà la policy della campagna di Trump - ha avvertito Parscale - fino a quando Bloomberg News non rivedrà la sua decisione". E il partito repubblicano si è allineato.
MICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMPMICHAEL BLOOMBERG DONALD TRUMP
Ronna McDaniel, direttrice del comitato direttivo del Partito Repubblicano, ha attaccato Bloomberg News, segnalando che il "Gop sta con il team di Trump e non concederà più credenziali" ai giornalisti della testa che fa capo al magnate dei media.
Rudy Giuliani, Donald Trump, Michael Bloomberg, Bill Clinton, Joe Torre.RUDY GIULIANI, DONALD TRUMP, MICHAEL BLOOMBERG, BILL CLINTON, JOE TORRE.
Michael Bloomberg ha deciso di affidare la gestione del suo gruppo ad un trust durante le presidenziali. "Non è la prima volta che mi sono fatto da parte per correre alle elezioni e come l'ultima volta - ha detto Bloomberg - ho messo in piedi una incredibile squadra di comando per assumere le redini". Micklethwait ha dunque negato ogni faziosità. "Abbiamo coperto Donald Trump in modo corretto, senza essere di parte da quando è diventato candidato nel 2015 e continueremo a farlo - ha assicurato - nonostante le restrizioni che ci sono state imposte dalla campagna di Trump". Fonte: qui

martedì 26 novembre 2019

L'Europa su una linea di faglia geopolitica

La Cina ha iniziato a costruire un ordine internazionale parallelo, incentrato su se stesso. Se l'Unione europea aiuta nella sua costruzione - anche solo posizionandosi sulla linea di faglia tra Cina e Stati Uniti - rischia di rovesciare i pilastri chiave del proprio edificio e, infine, collassare del tutto.
Due mesi fa, nel suo  discorso  all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il segretario generale delle Nazioni Unite  António Guterres ha  espresso il timore che una "Grande frattura" potrebbe dividere l'ordine internazionale in due "mondi separati e in competizione", uno dominato dagli Stati Uniti e l'altro dalla CinaLa sua paura non è solo giustificata; la fessura che teme si è già formata e si sta allargando.
Dopo che Deng Xiaoping lanciò la sua politica di "riforma e apertura" nel 1978, la saggezza convenzionale in Occidente era che l'integrazione della Cina nell'economia globale avrebbe portato naturalmente a cambiamenti sociali e politici interni. La fine della Guerra Fredda - un'apparente vittoria per l'ordine internazionale liberale guidato dagli Stati Uniti - rafforzò questa convinzione e l'Occidente persegue ampiamente una politica di impegno con la Cina. Dopo che la Cina è diventata membro dell'Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, questo processo ha subito un'accelerazione, con aziende occidentali e investimenti che si riversano nel paese e ne sono derivati ​​prodotti a basso costo.
Man mano che il ruolo della Cina nelle catene del valore globali cresceva, le sue pratiche commerciali problematiche - dal dumping di merci a basso costo eccessivo nei mercati occidentali alla mancata protezione dei diritti di proprietà intellettuale - erano sempre più distorte. Eppure pochi come un battito di ciglia. Sembrava che nessuno volesse mettere a repentaglio i profitti generati dalla manifattura cinese a basso costo o la promessa di accedere al massiccio mercato cinese. In ogni caso, secondo il pensiero, i problemi si sarebbero risolti da soli, perché l'impegno e la crescita economici avrebbero presto prodotto una classe media cinese fiorente che avrebbe spinto la liberalizzazione interna.
Questo era, ora è chiaro, il pensiero magico. In effetti, la Cina ha cambiato il sistema internazionale molto più di quanto il sistema abbia cambiato la Cina.
Oggi, il Partito Comunista Cinese è più potente che mai, sostenuto da un apparato di sorveglianza di vasta portata basato sull'intelligenza artificiale e dal dominio duraturo delle imprese di proprietà statale. Il presidente Xi Jinping è pronto per un  mandato prolungato, anche per tutta la vita E, come ha appreso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la sua sfortunata guerra commerciale, strappare concessioni dalla Cina è più difficile che mai.
Nel frattempo, l'ordine internazionale basato sulle regole zoppica, senza vitalità o scopo. Le economie emergenti e in via di sviluppo sono frustrate dalla mancanza di sforzi per allineare gli accordi istituzionali con le nuove realtà economiche. Le economie avanzate, da parte loro, sono alle prese con una reazione contro la globalizzazione che non solo ha indebolito il loro sostegno alla liberalizzazione degli scambi e alla cooperazione internazionale, ma ha anche scosso le loro democrazie. Gli Stati Uniti si sono gradualmente ritirati dalla leadership globale.
Di conseguenza, le relazioni internazionali sono diventate in gran parte transazionali, con   accordi ad hoc in sostituzione di soluzioni di cooperazione olistica. Istituzioni e accordi stanno diventando più superficiali e più informali. Valori, regole e norme sono sempre più considerati pittoreschi e poco pratici.
Ciò ha prodotto un'opportunità d'oro per la Cina per iniziare a costruire un sistema parallelo, incentrato su se stesso. A tal fine, ha creato istituzioni come la Asian Infrastructure Investment Bank e la New Development Bank, che imitano entrambe le strutture internazionali esistenti. E ha perseguito la tentacolare Belt and Road Initiative - un ovvio tentativo di posizionarsi come un nuovo Regno di Mezzo.
Eppure molti, anche in Europa, non sono particolarmente preoccupati per l'emergere di questo sistema parallelo. Finché porta pronto accesso al project finance, va bene per loro. Man mano che l'Europa viene sempre più alienata dagli Stati Uniti, molti europei credono anche di poter migliorare la propria posizione strategica posizionandosi sulla frontiera tra i due mondi emergenti.
Tale strategia può offrire alcuni vantaggi, tra cui opportunità di arbitraggio. Ma come sa chiunque viva su una linea di faglia, ci sono anche rischi formidabili: l'attrito tra le due parti è destinato a scuotere le basi di tutto ciò che è posizionato al di sopra del confine.
Ciò è particolarmente vero per l'Unione europea, che si basa su un impegno per la cooperazione, valori condivisi e stato di diritto. Se l'UE aiuta a costruire una struttura parallela che contraddice i suoi valori fondamentali, in particolare la centralità dei diritti individuali, rischia di recidere i suoi ormeggi meta-politici - le convinzioni a cui è legata la sua visione del mondo. Alla fine affonderà l'Europa.
La soluzione non è per l'Europa semplicemente di prendere la "parte" americana e voltare le spalle alla Cina. (Anche questo sarebbe contrario ai valori europei.) Piuttosto, l'UE deve tenere conto della chiamata di Guterres a "fare tutto il possibile per mantenere un sistema universale" in cui tutti gli attori, compresi Cina e Stati Uniti, seguano le stesse regole.
In questo senso, la recente  dichiarazione congiunta  di Xi e del presidente francese  Emmanuel Macron  ribadendo il loro forte sostegno all'accordo sul clima di Parigi è promettente, così come il crescente riconoscimento dell'Europa   che la Cina non è solo un partner o un concorrente economico, ma anche un "rivale sistemico". "Ma questo è solo un inizio. L'Europa ha bisogno di una solida strategia cinese che riconosca le sfide profonde, spesso sottili, che l'ascesa del paese pone, mitiga i rischi associati e coglie le opportunità pertinenti.
Il raggiungimento di questo obiettivo richiede prospettiva e disciplina, nessuna delle quali arriva naturalmente all'UE. Ma non c'è altra scelta. Non appena l'Europa smetterà di difendere lo stato di diritto e i valori democratici, la sua identità - e il suo futuro - inizieranno a sgretolarsi.
Autore di Ana Palacio tramite Project Syndicate

sabato 23 novembre 2019

MES UNA PISTOLA ALLA TEMPIA

Come scritto ieri ormai è palese che la guerra commerciale è diventato un campo di battaglia dove la stampa mainstream si diverte a diffondere “fake news” al solo scopo di inventare qualche notizia dando indirettamente lavoro agli psychopath algorithm, qui sotto avete una sintesi delle ultime due giornate via Zero Hedge, senza dimenticare che 15 senatori bipartisan hanno chiesto a Trump di negare le autorizzazioni a Huawei…
Thanks to ZeroHedge
Prima di iniziare a parlare di questo misterioso MES, fratello del bail-in, cugino del pareggio in bilancio, si quella fesseria che in piena crisi economica è in grado di destabilizzare un intero Paese, incominciamo con il dire che no di Icebergfinanza siamo stati tra i primi in assoluto in tempi non sospetti a raccontarvi come i soldini del primo MES, il MES originario, siano finiti ad ingrassare e salvare le banche tedesche, mentre gli ingenui credevano che fossero diretti a salvare il popolo greco.
Noi siamo stati i primi ed unici, è tutto documentato che ancora nell’agosto del 2011, quando in Italia si pettinavano le bambole o si faceva la ceretta allo Yeti, gli unici a raccontarvi come il soldi del MES o ESM come preferite, di cui noi eravamo uno dei principali contributori, sarebbero finiti a salvare le banche tedesche, principali responsabili della terribile crisi europea iniziata nel 2010…
Ma ascoltate ora perchè viene il bello di tutto ciò che sta accadendo…
(…) un punto di vista sulla crisi del debito europeo e la crisi greca, è che si tratti di un tentativo elaborato dal governo tedesco per conto delle sue banche per ottenere indietro i loro soldi senza richiamare l’attenzione su ciò che stanno facendo.
Il governo tedesco dà i soldi al fondo di salvataggio dell’Unione europea in modo che possa dare i soldi al governo irlandese in modo che il governo irlandese può dare indietro denaro alle banche irlandesi così le banche irlandesi possono rimborsare i loro prestiti alle banche tedesche.
Ovviamente il bello si è verificato con le banche greche, ma anche quelle spagnole e portoghesi non scherzavano, le nostre invece stranamente sono rimaste indenni, ai margini di questa orgia finanziaria.
Peccato che i soldini versati dal governo tedesco erano insufficienti per salvare le loro banchette, figurarsi neanche ora sono in grado di tenerle in piedi, hanno le due principalli banche sull’orlo del fallimento e mezzo sistema finanziario pubblico sull’orlo del collasso.
E’ di ieri la notizia che Moody’s ha tagliato le prospettive di  tutte le banchette tedesche da stabili a negative, ce ne hanno messo di tempo, ma si sa le agenzie del senno di poi arrivano sempre sul luogo del delitto quando ormai il cadavere è stato portato via…
Immagine
Immagino che vi ricordate di come noi italiani abbiamo salvato le banche francesi e tedesche…
Risultati immagini per Fondo salvastati 2012 sole 24 ore
Ma veniamo alla vicenda MES, il famigerato fondo salvastati, è necessario scrivere un post, visto che in questi giorni, sulla stampa mainstream dotti, medici e sapienti pilotati ad arte fanno a gara per raccontare le loro verità e lodare il magnifico intento dell’Europa unita.
Basterebbe dire che l’idea è partira dalla premiata ditta Francia e Germania, per stare in campana, la doppia M, Merkel e Macron, ovvero i paesi nei quali il sistema finanziario è in condizioni davvero pietose, altro che Italia.
Risultati immagini per ESM cartoons
Gli amici di Machiavelli conoscono a memoria il nostro strepitoso modellino, quello che ha previsto ben nove delle prime dieci banche fallite, nazionalizzato o incorporate durante la crisi subprime, ma ora sappiamo che nessuno può più fallire, come vedremo nell’outlook 2020 “La profezia”, ma almeno grazie a questo strepitoso modellino sappiamo quali sono le banche dalle quali stare alla larga.
Prima di iniziare, facciamo chiarezza su questo fondo salvastati europeo, MES meccanismo di esproprio sistematico, usando le parole di un certo Galli, uno che ha lavorato tutta la sua vita in mezzo alle istituzioni finanziarie mainstream, uno capace di dire tutto la sera prima e il contrario di tutto la sera dopo…
 Il 15 giugno scorso, il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk in cui lo ragguaglia sui risultati ottenuti, frutto delle modifiche concordate nell’Eurogruppo di due giorni prima. Qui emergono le questioni che potrebbero rivelarsi per l’Italia una “pistola” alla tempia, per usare una metafora usata da Giampaolo Galli, economista dell’Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli. Anzi è forse utile rileggere alcuni stralci dell’audizione di Galli alla V e XIV Commissione della Camera del 6 novembre scorso, per capire come la riforma su cui si sta lavorando vincoli l’intervento del Mes a una ristrutturazione ex-ante del debito di un Paese che ne chiede l’aiuto, con potenziali effetti devastanti per il tessuto sociale, economico e finanziario di quel Paese legati già solo all’effetto annuncio.
“La riforma in itinere sposta decisamente l’asse del potere economico nell’Eurozona dalla Commissione al Mes”. Poi passa alla “pistola”: “Il punto fondamentale è che nella riforma emerge l’idea che un Paese che chiede aiuto al Mes debba ristrutturare preventivamente il proprio debito, se questo non è giudicato sostenibile dallo stesso Mes. Si noti che la novità non sta tanto nella possibilità che un debito sovrano venga ristrutturato ma nell’idea che che la ristrutturazione diventi una precondizione pressoché automatica per ottenere i finanziamenti”. Idea che è figlia delle perorazioni portate avanti dall’establishment tedesco e dell’Europa del Nord, in primis il Governatore della Bundesbank Jens Weidmann.
E qui basterebbe per chiudere la questione e suggerire ai tedeschi di arrangiarsi a salvare le loro banche, noi non abbiamo bisogno del MES!
Al Mes – organo formato da 160 tecnocrati, collocato al di fuori dell’ordinamento Ue e quindi basato su rapporti di forza intergovernativi…
160 tecnocrati in stile TROIKA collocati all’infuori dell’ordinamento e me li immagino già!
Continua Galli…
 “Al Mes si attribuiscono tutti i poteri che ha oggi la Commissione sulla prevenzione e la gestione delle crisi”, lasciando all’organo tecnico il coltello dalla parte del manico. E poi: “Il Punto 10 del preambolo” introduce “la novità che Commissione e Bce non possano agire senza una decisione del Mes”.
Poi c’è l’introduzione delle Cac single limb –  delle clausole d’azione collettiva che dovrebbero facilitare le ristrutturazioni del debito, a potenziale danno di Paesi esposti come l’Italia – e sul rafforzamento dei prestiti precauzionali, concessi a condizioni più stringenti, specificando che  vengono erogati a paesi il cui debito è sostenibile…
Se il debito è sostenibile lo decidono loro i 160 tecnocrati nominati da non si sa chi!
In sintesi, nota l’economista, la precondizionalità della ristrutturazione del debito è la vera “pistola” alla tempia dell’Italia: “Una ristrutturazione preventiva sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di persone che hanno dato fiducia allo Stato comprando titoli del debito pubblico. Sarebbe un evento di gran lunga peggiore di ciò l’Italia ha vissuto negli ultimi anni a causa dei fallimenti di alcune banche”.
Ma non è finita qui, perchè dopo aver dormito sul “bail-in” che tanti danni ha provocato al nostro Paese, guardate chi arriva…
Le critiche al progetto di riforma del Mes sono arrivate anche dal governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha avvertito sulla necessità di gestirlo “con attenzione” perché comporta potenzialmente “rischi enormi”. Parlando al seminario congiunto OMFIF-Banca d’Italia il 15 novembre scorso, Visco ha avvertito che “i piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default”.
Ops, le considerazioni di Bankitalia avvengono sempre e solo in qualche seminario, mai che si vada nelle sedi comunitarie a suggerire queste criticità o almeno sembra.
Il riferimento all’effetto annuncio non è casuale, e riporta alla mente la fase acuta della crisi greca, quando passeggiando con i cappotti sbottonati lungo la costa della Normandia sulla spiaggia di Deauville, il 18 ottobre 2010 il presidente francese Sarkozy e la cancelliera Merkel usarono la formula “private sector involvement” per avvisare i mercati che un Paese dell’area euro poteva fallire e, in tal caso, ci avrebbero rimesso anche loro: fu allora che la crisi dei debiti sovrani precipitò verso il baratro.
Sempre loro, Germania e Francia!
Probabilmente dopo l’audizione qualcuno ha suggerito a Galli di fare attenzione quando usa le metafore, infatti qualche giorno dopo il nostro scienziato ha fatto un triplo salto mortale in avvitamento indietro…
ROMA. “Diciamo che la responsabilità è in gran parte di Salvini e della Lega, a giugno quando si fece l’accordo sull’Esm, cioè lo European stability mechanism che chiamiamo fondo salva stati, erano al governo i gialloverdi e la polemica con l’Europa era assai alta. Di conseguenza Tria trattò con un braccio legato dietro la schiena e non potemmo far valere le nostre ragioni”.
Ma tu pensa, Germania e Francia cercano di nuovo di fregarti come hanno fatto per anni, uno dice che non vuole saperne di firmare un simile trattato, Lega e M5S dicono chiaro e tondo all’avvocato del diavolo che non deve firmare nulla, non si deve impegnare o fare accordi senza che il PARLAMENTO non ne sia a conoscenza e la colpa è di chi giustamente non si fida della Merkel e Macron, perchè la polemica ha costretto Tria a promettere qualcosa che non sappiamo con le braccia dietro la schiena, senza poter far valere le proprie ragioni.
Ma quali ragioni, che in otto anni di governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, abbiamo detto di si a tutto, inchinandoci rispettosamente dalla mattina alla sera, ma quali ragioni che il Partito Democratico di cui fa parte Galli, ha ossequiato quotidianamente Francia e Germania, senza fiatare!
Infatti l’attuale ministro dell’economia Gualtieri altri piddino tanto per cambiare subito a dire…
Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche scoppiate sulla riforma del fondo Salva-Stati (Mes): “L’esistenza del Mes è un potente elemento di stabilizzazione dei mercati finanziari e una difesa contro possibili crisi e deve pertanto essere considerato come un nostro alleato, non come un nemico, anche perché l’Italia è tra i suoi principali azionisti e ha un forte peso nella sua governance. Anche se da questo punto di vista è sempre bene ripetere che l’Italia non ha avuto, non ha e non avrà bisogno dei prestiti Mes: il debito italiano è sostenibile, ha una dinamica sotto controllo anche grazie alla politica fiscale prudente e a sostegno della crescita che il paese porta avanti”, ha scritto in un comunicato il responsabile dell’Economia. (Milano Finanza)
L’Italia è tra i suoi principali azionisti, nostro alleato? Certo l’Italia in passato ha tirato fuori miliardi di euro tra soldi versati e garanzie che sono andati a sostenere le banche tedesche e francesi, le banche inglesi e non come qualche ingenuo crede i Paesi europei.
Ora un piccolo ripasso sulle cifre, visto che in circolazione ci sono molti scienziati che mettono in dubbio la realtà! Il nostro Paese ha firmato una cambiale in bianco per oltre 125 miliardi di euro
Secondo Bankitalia e non qualche sito telebano, l’Italia ha effettivamente “buttato via” 14 miliardi di euro in questo fondo.
Se poi qualche scienziato si vuole illudere sulla garanzia dei depositi, che la Germania, firmi un simile accordo, tanti auguri, il resto delle analisi e favole sull’unione bancaria le lascio a Voi.
Da dove vengono questi soldi, dall’aumento del debito pubblico, sul quale noi paghiamo interessi. Se aggiungiamo altri prestiti via EFSF o bilaterali tra Stati arriviamo a quasi 60 miliardi. C’è chi dice che si tratta di prestiti, qualche ingenuo crede ancora che torneranno a casa. Da quando è diventato operativo il MES ha erogato in giro per l’Europa oltre 254 miliardi di euro e ben altri dovrà erogarne nel corso della prossima crisi.


E statene certi la prossima crisi riguarderà principalmente Francia e Germania, peccato che come sempre al governo ci sarà il Partito Democratico con ciò che resta del povero Movimento Cinque Stelle!