9 dicembre forconi: Btp
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domenica 13 ottobre 2019

20 MILIARDI $ IN RICHIESTE PER IL BTP IN DOLLARI CHE HA DEBUTTATO OGGI DOPO UN DECENNIO DI ASSENZA DEL TESORO DAL MERCATO DEI TITOLI IN VALUTA USA


L'OFFERTA ERA DI 7 MILIARDI, I RENDIMENTI LORDI VANNO DAI 2,4%(IN EURO SUL MERCATO E' INTORNO ALLO 0,4%) PER 5 ANNI AL 4% PER IL TRENTENNALE(IN EURO E' DEL 1,8%). UN'OPERAZIONE QUINDI PIUTTOSTO COSTOSA PER LO STATO, MA PER GUALTIERI ERA NECESSARIO DIVERSIFICARE…

Roberta Castellarin per www.milanofinanza.it
Ben venti miliardi di richieste per il Btp in dollari che ha debuttato oggi dopo un decennio di assenza del Tesoro italiano dal mercato dei titoli denominati in valuta Usa. Come anticipato da MF-Milano Finanza (https://www.milanofinanza.it/news/il-btp-in-dollari-anche-per-il-retail-201910082008149692 ), oggi in edicola, l'emissione è partita questa mattina ed è stata un grande successo, per richieste che hanno quasi triplicato l'offerta iniziale di 7 miliardi di euro. Il tesoro ha comunicato i rendimenti lordi che sono davvero interessanti: vanno dal 2,4% per i 5 anni, al 2,9% per il taglio a dieci anni, fino al 4,02% per il trentennale.
Il mercato riferimento, si legge nel comunicato del Ministero dell'Economia,"è composto da controparti qualificate, professionali e al dettaglio (tutti i canali di distribuzione)". Sembrerebbe quindi esserci spazio perchè lo strumento sia disponibile anche per il mercato retail. L'importo da collocare era di circa 3 miliardi di dollari. La giornata è passata con previsioni sui rendimenti.

Dalle prime indicazioni di prezzo la guidance era di 120 punti base sul mid-swap per l'emissione a cinque anni; di 160 punti base per la durata a dieci anni e 245 per i 30 anni. Il mercato scommetteva su un Btp in dollari che rendesse nella scadenza più breve circa il 2,55%, il 3,05% sui dieci anni e intorno al 4% nella scadenza a 30 anni. Più o meno confermati dall'esito dell'asta come detto sopra. Questi rendimenti equivalgono circa al doppio di quanto rende il Tbond alle stesse scadenze. Oggi infatti il Treasury a 5 anni rende l'1,36%, quello a 10 anni l'1,54% e il trentennale il 2,04%.
Rendimenti netti sul mercato dei BTP. Ad esempio il IT0005363111 ha un rendimento lordo di 1,56%/0,875 del 1,78%; il IT0001086567 che scade fra 7 anni del 0,56%

Nei giorni precedenti le investment bank coinvolte nell'operazione avevano contattato i loro clienti proprio per annunciare il mandato per un'emissione in dollari multi-tranche Sec-registered Global benchmark del Tesoro, ricordando che l'operazione rappresenta il primo trade Usd benchmark del Tesoro dal 2010. Nell'annunciare l'operazione si ricordava anche che l'emittente avrebbe effettuato una Global Investor Call, seguita da una serie di one-on-one investor call.

Le investment bank hanno informato oggi i clienti che, dopo aver raccolto interesse per oltre 10 miliardi di dollari, hanno da poco aperto il libro ordini e rilasciato appunto la guidance di prezzo. Per quanto riguarda l'interesse registrato da ogni singola tranche: sul titolo a cinque anni i potenziali ordini sono ammontati a 4,8 miliardi di dollari, a dieci anni a 3,1 miliardi di dollari e a 30 anni a 2,1 miliardi di dollari.

Fonti vicine all'operazione sottolineano che il Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri sia particolarmente sensibile al tema della diversificazione dei potenziali acquirenti e da qui la scelta di emettere di nuovo in dollari dopo tanti anni di latitanza dal mercato, nonostante sia un'operazione piuttosto costosa in una fase in cui anche la richiesta di titoli in euro è molto forte. Il successo dell'operazione conforta quindi il Tesoro a tornare magari di nuovo sul terreno delle emissione in valuta estera.

9 Ottobre 2019

mercoledì 19 dicembre 2018

ALERT BANCHE: una nuova bomba per le BCC


Ormai questa finanziaria si sta trasformando in una barzelletta dove i derisi siamo noi, perché questo è quanto si pensa in giro per il mondo dell’Italia. Facciamo ridere. Almeno questo è quanto mi hanno riferivo alcuni contatti che ho all’estero. In Australia, come negli USA, anche a Hong Kong, a Londra come a Dublino. E anche a Parigi anche se forse in Francia , la situazione non è poi così splendida.
Intanto però non si trova l’accordo con l’Europa e l’atteso via libera informale alla manovra finanziaria è slittato di nuovo. Questione di dettagli? Questione di formalità? Ci sono ancora dei punti che Bruxelles non gradisce o sui quali non vede chiaro. E quindi si necessita di supplemento di istruttoria. Quindi, la trattativa continua ad oltranza.
Ma i mercati non si fermano e quindi, malgrado un parziale miglioramento grazie al passaggio da 2.48% a 2.04%, restano in tensione.

ITALIA vs GERMANIA: spread e CDS a confronto

Ma se Italia e UE litigano per la Manovra, qualcuno come sempre si dimentica degli effetti collaterali. Avrete già letto molto di quanto, in termini di capitalizzazione e di polverizzazione di valore, ci è costata questa tensione con l’Europa. Ma come dicono in molti “basta non vendere e poi tutto tornerà come prima”.
Fosse tutto così facile, ci sarebbe poco di cui preoccuparsi.
In realtà poi le cose stanno diversamente. Già vi ho parlato di cosa comporta alle banche italiane la tensione con l’Europa, e se poi ci aggiungiamo anche il momento particolarmente delicato a livello di mercati internazionali, si fa una bella frittata.
Infatti come potete vedere da questo grafico, fino a qualche settimana fa la correlazione tra BTP e banche quotate in borsa era fortissima. Recentemente il recupero a livello di prezzo dei BTP non ha trovato una risposta delle banche che hanno subito la debolezza dei mercati in generale

FTSEMIB banche vs BTP 30yr

Un bel pasticcio, perché se i titoli di stato italiani continuano ad essere cosi compressi a livello di prezzo, si creano non pochi problemi per i bilanci delle banche.
Abbiamo parlato di Carige, di MPS, di Banco BPM, ma non abbiamo ancora visto la situazione delle casse rurali e del credito cooperativo… E qui la bomba potrebbe essere veramente pericolosa.
(…) Il casus belli è una bomba: una bomba contabile che può minare il primo bilancio delle costituende capogruppo delle Bcc: Iccrea, Cassa centrale banca e Raiffeisen. Una bomba – secondo stime divulgate ieri dal Fatto Quotidiano – da circa 2,5 miliardi di euro. La riforma, varata per decreto dal governo Renzi a inizio 2016 sotto dettatura di Banca d’Italia, imponeva a tutte le circa 300 vecchie casse rurali di entrare in una holding, strutturata in società per azioni, con almeno un miliardo di euro di capitale.
Quando nel 2019 scriveranno il primo bilancio, le holding dovranno obbligatoriamente registrare tutti gli attivi (a partire dai titoli di Stato italiani) al “valore di mercato” anziché a quello di carico usato nei bilanci delle controllate. Questo vuol dire che i Btp a bilancio delle Bcc andranno conteggiati al loro valore attuale – risentendo dunque dell’effetto spread – e lo stesso potrebbe accadere coi crediti deteriorati e “deteriorandi”. (…) [Source] 
Avete capito cosa può significare questo? Una batosta paurosa già fin da subito per le neonate capogruppo Iccrea, Cassa centrale banca e Raiffeisen. Potenziale svalutazione pari a circa 2.5 miliardi di Euro. Avete letto bene. 2.5 miliardi!
Ora la partita è anche di tipo politico perché solo il Governo può sventare il problema cambiando le carte in tavola respingendo nuovamente gli emendamenti sui Principi contabili nazionali (Pcn) per sterilizzare gli effetti dello spread sul bilancio consolidato e restando nell’ambito dei principi contabili internazionali.
Ma sarà in grado questo Governo di fare qualcosa nei tempi stabiliti?
Bankitalia, si sa, non è d’accordo perché preferisce il principio di uniformità con il quale tutte le banche italiane e le capogruppo vadano a redigere il bilancio con i medesimi principi. Però qui si rischia di far saltare in aria un sistema che già di suo ha delle falle.
Banche italiane sempre nel mirino, ma questa volta anche le “banche del territorio” rischiano di fare boom.


Fonte: qui

martedì 20 novembre 2018

LO SPREAD TOCCA I 336 PUNTI (POI RIPIEGA A 329) E LE BANCHE SOFFRONO IN BORSA


BANCO BPM SOSPESA CON CALO TEORICO DEL 4,8% 

IERI IL MEZZO FLOP DEL PRIMO GIORNO DEI BTP ITALIA, GLI INVESTITORI NON SI MUOVONO PRIMA DI SAPERE COSA DIRÀ LA COMMISSIONE SULL'ITALIA DOPODOMANI

SPREAD BTP-BUND CHIUDE A 328,5 PUNTI

SPREAD BTP-BUND FRENA E TORNA A 329 PUNTI
 (ANSA) - Lo spread tra Btp e Bund torna sotto quota 330, a 329 punti base, dopo aver toccato un massimo di seduta a 336 punti base. Il rendimento del decennale italiano è in calo al 3,64%.

BANCO BPM: TORNA AGLI SCAMBI IN BORSA E CEDE IL 4,8%
spreadSPREAD
 (ANSA) - Banco Bpm torna agli scambi in Borsa e cede il 4,8% a 1,716 euro. A Piazza Affari (-0,9%) soffre l'intero comparto delle banche con Ubi (-3,7%) Mps (-3,6%) Unicredit (-3,1%) e Intesa (-2%). Intanto lo spread tra Btp e Bund torna sotto la soglia dei 330 punti (329 punti) con il rendimento del decennale italiano al 3,64%.


BTP ITALIA, PARTENZA LENTA NEL PRIMO GIORNO DI OFFERTA SOTTOSCRITTI SOLO 480 MILIONI
Andrea Ducci e Giuditta Marvelli per il Corriere della Sera

Il bottino del primo giorno è deludente. La quattordicesima emissione del Btp Italia, in offerta da ieri fino a giovedì, ha raccolto nella prima seduta 481,3 milioni di euro. L' intento del Tesoro è incassare tra 7 e 9 miliardi di euro, collocando un titolo indicizzato all' inflazione italiana che avrà un rendimento minimo garantito dell' 1,45%.
spread btp bundSPREAD BTP BUND
L' emissione normalmente è destinata ad essere assorbita per metà dai risparmiatori, il restante 50% dagli investitori istituzionali (a cui è riservata in esclusiva la giornata di giovedì).

Assumendo, dunque, una media di 8 miliardi come potenziale incasso, il Tesoro avrebbe dovuto piazzare ieri oltre 1 miliardo di ordini. Un dato in linea con le precedenti emissioni del Btp Italia. A maggio scorso, per esempio, la prima giornata di offerta ha segnato 2,3 miliardi di raccolta, nelle aste del passato l' incasso ha sempre superato quota 1 miliardo (nella quinta edizione il Btp Italia ha registrato il record con oltre 16 miliardi nella seduta di apertura). Da ricordare tuttavia l' eccezione del giugno 2012, con le sottoscrizioni ferme a 218 milioni. «Premesso che è la prima giornata, in effetti il volume è inferiore alle aspettative - spiega Davide Iacovoni, capo della direzione Debito Pubblico del Tesoro - ma va anche detto che sono stati siglati 16 mila contratti.

BTPBTP
In un contesto del genere significa che tanti piccoli risparmiatori hanno aderito, a venire meno per ora è stata la clientela più facoltosa, quella del private banking e delle gestioni patrimoniali, tipicamente più sensibile alle dinamiche di mercato».

Resta che ad alimentare le incertezze e le fibrillazioni del mercato concorre la vigilia del pronunciamento, atteso per mercoledì, della Commissione Ue sulla manovra del governo. «Un giudizio negativo è prematuro - spiega Jacopo Ceccatelli, ad di Marzotto sim - Le fila si potranno tirare solo alla fine del collocamento per i privati e per gli istituzionali. Certo se il bilancio fosse quello di un rallentamento importante della domanda di questo titolo, il segnale non sarebbe positivo».
juncker dombrovskisJUNCKER DOMBROVSKIS

Secondo Ceccatelli è possibile che la diffusione del dato di raccolta della prima giornata abbia influito in qualche modo sull' allargamento dello spread tra Bund e Btp, che ieri ha chiuso a quota 321 punti.

Ma perché un' emissione ben remunerata e finora piuttosto amata dai risparmiatori fatica a decollare? La valutazione sulla cedola proposta (1,45% minimo, passibile di eventuali rialzi alla fine dell' operazione) è in linea, se non addirittura sopra, le aspettative del mercato.

E la scadenza a 4 anni dovrebbe essere un altro punto a favore del nuovo Btp Italia. Quali sono allora le zavorre? «Si possono azzardare due risposte - dice un altro operatore - una ancorata nel prossimo futuro, l' altra al recente passato». Tra due giorni il verdetto della Commissione Ue sulla legge di Bilancio e il rapporto sul debito. Forse non tutti i risparmiatori ragionano aspettando queste informazioni, che invece saranno dirimenti per orientare gli operatori istituzionali, le cui sottoscrizioni si apriranno proprio il giorno dopo il giudizio della Ue.

Il mercato retail, però, sottolinea lo strategist, potrebbero avere mal digerito l' ultima emissione del Btp Italia del maggior scorso. Venduto come sempre a 100 con un minimo garantito pari allo 0,55%, pochi giorni dopo è finito nella tempesta dello spread, tanto che ieri valeva 88,35. Chi resterà fedele fino alla fine riavrà il suo capitale, ma intanto il bilancio è negativo.

Fonte: qui


ABBIAMO NEGOZIATO LA FLESSIBILITÀ CON L’UNIONE EUROPEA PERCHE' FACEVAMO UN'OPERAZIONE SUI MIGRANTI” 

VALERIA FEDELI CONFERMA A "TAGADA'" QUANTO GIA’ RIVELATO DA EMMA BONINO (MA SMENTITO DA RENZI): IL GOVERNO A GUIDA PD TRATTO’ CON L’EUROPA MAGGIORE ELASTICITÀ SUI CONTI PUBBLICI IN CAMBIO DELL’ACCOGLIENZA SELVAGGIA DEI DISPERATI...

Francesco Borgonovo per “la Verità”

valeria fedeliVALERIA FEDELI
Emma Bonino lo ha ribadito più volte: Matteo Renzi, quando era presidente del Consiglio, in sede europea barattò un pizzico di flessibilità sui conti con l'accoglienza selvaggia dei migranti. L'ex ministro degli Esteri lo ha ripetuto anche di recente, per esempio in un'intervista al Fatto quotidiano datata 11 giugno 2018: «Confermo che andò così», ha detto. «Tra l'altro fece scalpore quella mia uscita ma non avevo rivelato proprio niente, perché la discussione era stata in Parlamento al comitato Schengen. Mi ricordo benissimo che la presidente Laura Ravetto all'epoca, polemizzando con me, disse: "Non ci voleva la Bonino per scoprirlo", visto che lo aveva denunciato lei in commissione».

emma boninoEMMA BONINO
La Bonino, in effetti, non è mai stata smentita, se non dallo stesso Renzi. Il quale, piccato, lo scorso luglio ha pubblicato su Facebook un post livoroso: «Due ministri del governo italiano, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, continuano a mentire anche oggi a proposito di flessibilità europea e immigrazione», ha scritto Renzi. «Quei due o sono bugiardi o sono ignoranti, nel senso che ignorano i fatti».

Secondo Renzi, «la flessibilità - annunciata a Strasburgo il 13 gennaio 2015 - era parte integrante dell' accordo per eleggere Jean Claude Juncker. Non c'entra nulla con le politiche migratorie. Nulla. Era un accordo politico di risposta all' austerità del Fiscal compact». Il senatore semplice si è mostrato convintissimo: flessibilità e immigrazione, ha puntualizzato, «sono due dossier politici diversi».
LUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTE

NOTIZIE DALL'INTERNO
Purtroppo per lui, il caro Matteo non risulta molto credibile. A non prenderlo sul serio non sono soltanto gli esponenti dell'attuale governo, ma persino i rappresentanti del suo partito. Per rendersene conto basta ascoltare ciò che ha dichiarato, nei giorni scorsi, Valeria Fedeli. La signora, va ricordato, è un ex ministro (proprio come la Bonino), dunque non è una piddina qualsiasi, o una semplice passante. Il 16 novembre, partecipando a Tagadà, tramissione di La7, ha pronunciato parole molto chiare.

CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI
La Fedeli, tranquillamente accomodata nello studio di Tiziana Panella, si è messa a dare lezioni di strategia. Ha spiegato come, secondo lei, dovrebbe comportarsi l'esecutivo in sede europea. E, per farlo, ha portato ad esempio il modo in cui si comportò il governo di centrosinistra guidato dal Bullo: «Giustamente abbiamo negoziato la flessibilità», ha detto la Fedeli, «ma perché facevamo un'operazione sugli immigrati. Giusto o sbagliato, noi abbiamo negoziato lì, con un elemento di negoziazione della flessibilità. Ed è una delle cose che diciamo attualmente al governo: negoziate alcuni elementi».

valeria fedeli 4VALERIA FEDELI 4
Il senso del ragionamento è cristallino: in Europa non bisogna presentarsi a mani vuote, bisogna invece offrire qualche merce di scambio. Il governo Renzi ha offerto l'accoglienza in cambio della flessibilità. Più immigrati in Italia in cambio di un filo di morbidezza (pochissima, per altro) sui conti pubblici.

Queste parole non sono state estorte alla Fedeli. Le ha pronunciate di sua volontà. Di più: ha presentato lo scambio scellerato del suo compare di schieramento come un modello di buongoverno, e l'ha utilizzato per criticare l'operato del governo guidato da Giuseppe Conte.

RENZI E I MIGRANTIRENZI E I MIGRANTI
Al netto della polemica, capite che si tratta di un punto piuttosto importante. Valeria Fedeli ha confermato in toto e senza tentennamenti ciò che dichiarò Emma Bonino nel 2017, e cioè che «siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino». Significa che ben due ex ministri, di cui uno del Partito democratico, hanno dato torto a Renzi, svelando ciò che gli italiani già sapevano riguardo all'invasione.

Eppure, Matteo, ancora pochi mesi fa, s'intignava a smentire. Accusava Luigi Di Maio e Danilo Toninelli di essere bugiardi e ignoranti, insisteva a ripetere che la flessibilità e l'immigrazione non avevano nulla a che fare. Beh, forse queste «verità» dovrebbe spiegarle in primis ai suoi colleghi di partito, tra cui quella Fedeli che lo ha sbugiardato candidamente in un pomeriggio di metà novembre.

ALTARINI SVELATI
RENZI JUNCKERRENZI JUNCKER
Certo, ci rendiamo conto che tutti i personaggi sulla scena siano parecchio discutibili. Di chi dovremmo fidarci? Di Emma Bonino? Di Valeria Fedeli? Oppure di Matteo Renzi? A dire la verità, da nessuno dei tre compreremmo una macchina o qualsiasi altro bene di consumo. Tuttavia, nel caso specifico, il cuore ci porta a credere di più alla Bonino e alla Fedeli, se non altro perché - svelando pubblicamente gli altarini - non hanno guadagnato nulla. Anzi, semmai hanno fatto aumentare la rabbia degli italiani. C'è poi un altro elemento che potremmo definire «tecnico» a influire sul nostro giudizio. Ritenere che Matteo Renzi abbia raccontato una balla non vuol dire avere pregiudizi: è pura statistica.

Fonte: qui


NON FATE LEGGERE A BORGHI E BAGNAI IL NUOVO SONDAGGIO DELL’EUROBAROMETRO. CRESCONO GLI ITALIANI CHE CREDONO CHE LA MONETA UNICA SIA POSITIVA PER IL NOSTRO PAESE: SONO IL 57% 

8 SU 10 VOGLIONO POLITICHE ECONOMICHE E BILANCI PIÙ COORDINATI 

GLI ITALIANI SONO I PRIMI TRA CHI CREDE CHE L’EURO ABBIA AUMENTATO LA LORO PERCEZIONE DI SENTIRSI EUROPEI


ITALIA MANOVRA EUROPAITALIA MANOVRA EUROPA
Impennata record per la percentuale di italiani, il 57%, che ritiene che l'euro sia positivo per l'Italia, registrando +12% rispetto all'anno scorso. E' l'aumento maggiore insieme agli austriaci, anche se il 57% è comunque il terzultimo valore più basso dei 19 (peggio solo Cipro e Lituania). E' quanto emerge dall'Eurobarometro annuale della Commissione Ue sull'euro, realizzato con interviste a ottobre.

conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO


Il 79% degli italiani vuole politiche economiche e bilanci più coordinati insieme agli spagnoli (al top con 84%), i greci (anche loro 79%), poi portoghesi (75%) e francesi (74%). Per il 58%, infatti, questo coordinamento si è indebolito negli ultimi anni, anziché essersi rafforzato: si tratta della seconda percentuale più alta dopo il 62% di greci, seguita anche se più a distanza da spagnoli (49%) e francesi (46%).
borghi salvini bagnaiBORGHI SALVINI BAGNAI

Italiani "più europei" grazie all'euro - Gli italiani sono anche tra i primi nell'eurozona a ritenere che l'euro abbia aumentato la loro percezione di sentirsi europei (quinti con il 34%), mentre sono fanalino di coda di tutta l'eurozona (36%) a credere che la moneta unica abbia reso più facile ed economico viaggiare. Terz'ultimi anche nel ritenere che l'euro abbia ridotto i costi bancari dei prelievi di contanti in altri Paesi Ue.

SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIOSALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO





Il 90% degli italiani vuole riforme significative per migliorare l'economia - Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 90% degli italiani ritiene ci sia bisogno di "riforme significative" per migliorare la performance dell'economia nazionale: si tratta della percentuale più alta di tutti i Paesi dell'eurozona. 

La prima delle priorità è la riforma del mercato del lavoro (96%), ma solo il 70% (penultima percentuale) è a favore di risparmiare oggi per prepararsi all'invecchiamento della popolazione e all'aumento dei costi delle pensioni

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

QUANDO BEPPE GRILLO SI PREOCCUPAVA PER LO SPREAD (E OGGI INVECE TACE)


IL 29 LUGLIO 2011, QUANDO A PALAZZO CHIGI C’ERA BERLUSCONI, BEPPE SCRISSE A NAPOLITANO UNA LETTERA ALLARMATA DOPO CHE IL DIFFERENZIALE BTP-BUND ARRIVO’ A 339 PUNTI: “L’ITALIA E’ VICINA AL DEFAULT, I TITOLI DI STATO RICHIEDONO UN INTERESSE SEMPRE PIU’ ALTO PER ESSERE VENDUTI…” 

E SU MARIO MONTI DICEVA…

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

Spread a 313, e lui zitto. Spread a 320, e lui zitto. Ma quando schizza a 339, Beppe Grillo non si tiene più. E scrive un' allarmatissima lettera al Capo dello Stato: «L' Italia è vicina al default i titoli di Stato richiedono interessi sempre più alti le banche sono a rischio hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze non sono più in grado di salvare il Tesoro» «Ma se l' è? Matt?», chiederebbe Enzo Jannacci in «Ho visto un re».

il presidente emerito giorgio napolitano (3)IL PRESIDENTE EMERITO GIORGIO NAPOLITANO (3)
No. Il fatto è che a spaventare il profeta dei 5 Stelle non è l' impennata «gialloverde» dello spread di oggi. Ma quella dell' ultima estate «berlusconiana» prima della caduta. Impennata che venerdì 29 luglio 2011 tocca i 339 punti. Uno in meno del picco di 340 (poi un po' rientrato) di ieri. 

È in quel momento che Grillo decide di mandare a Giorgio Napolitano (che poi definirà «un uomo che ha violentato la Costituzione») la lettera che oggi val la pena di rileggere.

«Spettabile presidente, quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L'Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l' ossigeno (meglio sarebbe dire l' anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni.

BEPPE GRILLO TRA LA FOLLABEPPE GRILLO TRA LA FOLLA
Un' impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. È più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore».

Poi, l'attacco all'esecutivo di Berlusconi: «Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell' evidenza». Quindi l'allarme per le banche italiane che «sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l' acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto.

mario montiMARIO MONTI
Ora devono pensare a salvare se stesse». Fino all'«intimazione»: «In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l' unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi».

Non starà pensando a Mario Monti? Niente nomi, ma «gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l' esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni».

DI MAIO SPREADDI MAIO SPREAD
Indimenticabile il richiamo a «un altro mese di luglio, nel 1943» quando «i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l'attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l' Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013» Insomma, «L'articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi».

spreadSPREAD
Per carità, anni diversi, situazioni diverse, fronti politici diversi. Eravamo nel pieno della grande crisi deflagrata nel 2007/2008, il Fondo aiuti affitti alle famiglie povere era stato appena tagliato del 74%, i finanziamenti all' istruzione del 38%, quelli per il rischio idrogeologico (in quattro anni) addirittura all' 84,8%... Insomma, l'Italia era nei guai fino al collo. Prospettive nerissime. E bene fece Grillo a manifestare la sua preoccupazione per i destini del paese. Ma oggi?

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Perché, salvo rare sortite scivolate via, ha preferito il silenzio a dispetto di notizie come quella che ad agosto «gli investitori esteri hanno venduto titoli del debito sovrano complessivamente per 8,7 miliardi» e che tra gennaio e agosto i non residenti «hanno ridotto le consistenze di titoli italiani di 42,8 miliardi» (l' ha appena ricordato Milano-Finanza) con disinvestimenti che «hanno riguardato soprattutto i titoli pubblici (24,9 miliardi) e le obbligazioni bancarie (12,4 miliardi)»?

spread btp bundSPREAD BTP BUND
Pochi mesi dopo quell' appello dai toni drammatici il fondatore nel M5S spiegava già a novembre sul suo blog che «la caduta del fascismo avvenne per una guerra mondiale persa. Quella del berlusconismo per un disastro economico di livello europeo. I liquidatori furono allora gli angloamericani, oggi i tedeschi e i francesi. Lo spread sopra i 500 punti ha cacciato queste caricature di governanti, di ministri e ministresse, non l' opposizione». Una settimana e rincarava: «Lo spread ha sostituito il corpo elettorale. Il colpo di spread al posto del vecchio colpo di Stato. Nessuno rimpiange Berlusconi, ma tutti dovremmo rimpiangere la democrazia».

spread btp bundSPREAD BTP BUND
È curioso, tuttavia, andare a rileggere oggi quanto Grillo pensava allora di Mario Monti chiamato non a fare nuovi debiti ma a «mettere una pezza» (copyright di Beppe) ai buchi di bilancio spalancati da altri: «Io credo che ora questo Paese abbia bisogno di persone credibili, come lo è Monti, per traghettare questo Paese alle elezioni del 2013, cambiando la legge elettorale, il conflitto di interessi e bloccare il debito. Non ha iniziato male, io non mi permetto di dare un giudizio negativo su di lui».

Era il 21 dicembre 2011, l'intervista era sulla rivista Oggi. L'ex commissario Ue aveva giurato da un mese e mezzo, aveva avuto la fiducia annunciando l'obbligo di tagli dolorosi, aveva presentato da due settimane l'ustionante riforma delle pensioni accanto a quella Elsa Fornero poi bombardata dai grillini e dai futuri alleati leghisti.

Fonte: qui

sabato 20 ottobre 2018

Stranieri ed italiani in fuga dai titoli di Stato e dall'Italia



Segno meno da aprile in poi per gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte degli investitori stranieri. Dalla formazione dell'esecutivo ad agosto, secondo quanto emerge dal bollettino economico di Bankitalia, il portafoglio di titolo di Stato in mano estera è sceso di 66 miliardi. Nel periodo tra aprile 2017 e aprile 2018, invece, il saldo degli acquisti di Bot e Btp da parte di investitori stranieri ha fatto segnare un segno positivo per 62 miliardi di euro. Nel solo periodo gennaio-aprile 2018, gli acquisti sono stati positivi per 42 miliardi. Con l'incertezza post voto e con la travagliata nascita dell'esecutivo Conte, invece, c'è; stato un deflusso pressoché continuo: a maggio il saldo ha segnato un calo di 25 miliardi di euro e a giugno è stato ancora maggiore, pari a 33 miliardi. Dopo la piccola ripresa di luglio (+9 miliardi), ad agosto sono stati venduti dagli investitori esteri altri 17 miliardi di titoli. Inversione di marcia. Segno meno da aprile in poi per gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte degli investitori stranieri. Dalla formazione dell'esecutivo ad agosto, secondo quanto emerge dal bollettino economico di Bankitalia, il portafoglio di titolo di Stato in mano estera è sceso di 66 miliardi. Nel periodo tra aprile 2017 e aprile 2018, invece, il saldo degli acquisti di Bot e Btp da parte di investitori stranieri ha fatto segnare un segno positivo per 62 miliardi di euro. 

Nel solo periodo gennaio-aprile 2018, gli acquisti sono stati positivi per 42 miliardi. Con l'incertezza post voto e con la travagliata nascita dell'esecutivo Conte, invece, c'è stato un deflusso pressoché continuo: a maggio il saldo ha segnato un calo di 25 miliardi di euro e a giugno è stato ancora maggiore, pari a 33 miliardi. 

Dopo la piccola ripresa di luglio (+9 miliardi), ad agosto sono stati venduti dagli investitori esteri altri 17 miliardi di titoli.   Sui mercati finanziari italiani è rimasta elevata la volatilità che ha riflesso, oltre agli andamenti internazionali, l'incertezza degli investitori sull'orientamento delle politiche economiche. Nelle ultime settimane sono riemerse tensioni sul mercato dei titoli di Stato, che si sono estese anche ad altri comparti. I premi per il rischio sui titoli obbligazionari sovrani e bancari restano su livelli molto più elevati rispetto ai valori di inizio anno. I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati in misura marcata anche sulle scadenze più brevi, influenzati soprattutto dall'incertezza circa le politiche economiche e finanziarie. 

Sulla scadenza decennale, proseguono da via Nazionale, tali rendimenti si collocano a metà ottobre al 3,58%, circa 90 punti base in più rispetto alla fine di giugno. Il premio per il rischio sovrano, misurato dal differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi, è aumentato nello stesso periodo di 70 punti base, portandosi a metà ottobre a oltre 300 punti base. 

Tra i fattori che possono concorrere a determinare il livello dello spread - spiega la Banca d'Italia nel bollettino - è rimasta su valori elevati, seppure inferiori ai livelli massimi registrati tra la fine di maggio e i primi di giugno, la differenza tra il premio sui credit default swap (Cds) dei titoli sovrani italiani stipulati dopo il 2014, che offrono protezione anche da una ridenominazione dei titoli in una valuta differente, e quello sui Cds stipulati precedentemente, che invece non offrono tale forma di protezione; questo differenziale è interpretato dagli analisti economici come una misura delle percezioni relative al rischio di ridenominazione del debito italiano, spiega ancora il bollettino. 

Sui mercati finanziari italiani è rimasta elevata la volatilità che ha riflesso, oltre agli andamenti internazionali, l'incertezza degli investitori sull'orientamento delle politiche economiche. Nelle ultime settimane sono riemerse tensioni sul mercato dei titoli di Stato, che si sono estese anche ad altri comparti. I premi per il rischio sui titoli obbligazionari sovrani e bancari restano su livelli molto più elevati rispetto ai valori di inizio anno. I rendimenti dei titoli di Stato "sono aumentati in misura marcata anche sulle scadenze più brevi, influenzati soprattutto dall'incertezza circa le politiche economiche e finanziarie". Sulla scadenza decennale, proseguono da via Nazionale, tali rendimenti si collocano a metà ottobre al 3,58%, circa 90 punti base in più rispetto alla fine di giugno. Il premio per il rischio sovrano, misurato dal differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi, è aumentato nello stesso periodo di 70 punti base, portandosi a metà ottobre a oltre 300 punti base. 

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Borse europee che scricchiolano. Usa e Cina attraggono i capitali.
2018-10-19__Borse__001Una cosa sono ciò che propalano i media ed un’altra del tutto differente ciò che sta succedendo.2018-10-19__Borse__002Molto semplicemente, i capitali stanno disinvestendo dall’Europa e si stanno indirizzando sia negli Stati Uniti sia in Cina, alla ricerca di collocamenti più sicuri e maggiormente redditizi.
2018-10-19__Borse__003

Né si pensi che questo fenomeno sia terminato.

Il 23 gennaio il Ftse Mib valeva 23,890 ed ora 18,835: un discesa del -21.16%.
2018-10-19__Borse__004La Germania sta avviandosi al caos politico e tutta l’Unione Europea è politicamente lacerata: non è un clima atto a richiamare capitali.

2018-10-19__Borse__005

Dax a 11,528, -0.53%. 

 Bloomberg. 2018-10-19. Europe Stocks Fall After China Rebound; Oil Gains: Markets Wrap

– Dollar Index steady near its strongest since mid-2017

– Italian government debt extend losses; Treasuries steady

*

European stocks struggled as investors weighed the outlook for corporate profits against the positive mood from China, where equities rebounded from a four-year low as financial regulators vowed to keep risks under control. Treasuries and the dollar were steady.

The Stoxx Europe 600 Index edged lower, with carmakers declining after Michelin warned of declining sales. Futures on the Dow, S&P and Nasdaq pointed to a higher U.S. open. The MSCI Asia Pacific Index slipped as declines in Tokyo, Mumbai and Taiwan countered gains in Shanghai and Hong Kong, with Chinese officials pledging support for the country’s stock markets. Italian debt fell as leaders of European Union nations warned the populist government in Rome its budget won’t fly. The pound fluctuated as Brexit negotiations inched forward.

China’s efforts to stem a selloff came as growth data for the world’s second biggest economy registered slightly below expectations, as the trade showdown with the U.S. starts to bite. A slew of other risks cloud the outlook, and investors are wading through company results as they grapple with Brexit, Italy’s confrontation with the EU over its budget and worsening American-Saudi relations over the disappearance of journalist Jamal Khashoggi.

Elsewhere, oil recovered from near the lowest level in almost a month after expanding American stockpiles overshadowed tensions between the U.S. and Saudi Arabia over the disappearance of a prominent kingdom critic.

Terminal readers can read more in our Markets Live blog.

These are the main moves in markets.

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Fuga di capitali dall'Italia: segnali preoccupanti dal confine con la Svizzera




Fuga di capitali dall'Italia: segnali preoccupanti dal confine con la Svizzera

La crisi della Grecia inizia a spaventare l’Italia, e i più ricchi corrono ai ripari spostando i capitali in Svizzera

Una situazione, quella italiana, che inizia a richiamare alla memoria il brutto periodo attraversato dalla Grecia L’indebolimento dell’euro nei confronti del franco svizzero, e il continuo sali-scendi dei rendimenti delle obbligazioni italiane, stanno spingendo alcuni risparmiatori a correre ai ripari. I risparmiatori in questione sono quelli appartenenti alla classe medio-alta del Paese, che in vista del progressivo deteriorarsi delle relazioni tra Italia e UE, in previsione quindi delle conseguenze che ciò potrebbe comportare sulle banche e sui mercati dei capitali, stanno provvedendo a convertire i risparmi in euro in franchi svizzeri.

Come accennato, tutto ciò ricorda un po’ quel che avvenne in Grecia in un passato ancora troppo vicino, con la corsa agli sportelli bancomat

In quell’occasione i cittadini greci rischiavano di trovare file senza fine, o un limite di 50€ a prelievo, e anche in Italia oggi, sembrano iniziare a serpeggiare timori simili per il prossimo futuro.

Ad informarsi in merito a come trasferire i propri fondi su conti svizzeri sarebbero soprattutto quelli che “se la passano meglio”, cioè coloro che hanno patrimoni tra i 5 e i 10 milioni di euro. 

Gli altri, i cosiddetti super-ricchi, si sarebbero già organizzati da tempo, correndo ai ripari molto prima che la situazione iniziasse a scottare.Ma inizia a muoversi anche chi ha patrimoni compresi tra i 200mila e i 300mila euro, con l’intenzione di aprire conti a Lugano o a Chiasso oltre il confine in Ticino. Si è disposti a pagare eventuali bolli e tasse, pur di spostare i propri risparmi dove potrebbero essere più al sicuro.

Massimo Gionso, consigliere delegato di Cfo Sim ha precisato che quel che stanno facendo questi Italiani è del tutto legale. In Italia infatti non esistono, perlomeno fino a questo momento, leggi volte a limitare il flusso di denaro fuori dal Paese.

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