9 dicembre forconi: rendimenti
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sabato 20 ottobre 2018

Stranieri ed italiani in fuga dai titoli di Stato e dall'Italia



Segno meno da aprile in poi per gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte degli investitori stranieri. Dalla formazione dell'esecutivo ad agosto, secondo quanto emerge dal bollettino economico di Bankitalia, il portafoglio di titolo di Stato in mano estera è sceso di 66 miliardi. Nel periodo tra aprile 2017 e aprile 2018, invece, il saldo degli acquisti di Bot e Btp da parte di investitori stranieri ha fatto segnare un segno positivo per 62 miliardi di euro. Nel solo periodo gennaio-aprile 2018, gli acquisti sono stati positivi per 42 miliardi. Con l'incertezza post voto e con la travagliata nascita dell'esecutivo Conte, invece, c'è; stato un deflusso pressoché continuo: a maggio il saldo ha segnato un calo di 25 miliardi di euro e a giugno è stato ancora maggiore, pari a 33 miliardi. Dopo la piccola ripresa di luglio (+9 miliardi), ad agosto sono stati venduti dagli investitori esteri altri 17 miliardi di titoli. Inversione di marcia. Segno meno da aprile in poi per gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte degli investitori stranieri. Dalla formazione dell'esecutivo ad agosto, secondo quanto emerge dal bollettino economico di Bankitalia, il portafoglio di titolo di Stato in mano estera è sceso di 66 miliardi. Nel periodo tra aprile 2017 e aprile 2018, invece, il saldo degli acquisti di Bot e Btp da parte di investitori stranieri ha fatto segnare un segno positivo per 62 miliardi di euro. 

Nel solo periodo gennaio-aprile 2018, gli acquisti sono stati positivi per 42 miliardi. Con l'incertezza post voto e con la travagliata nascita dell'esecutivo Conte, invece, c'è stato un deflusso pressoché continuo: a maggio il saldo ha segnato un calo di 25 miliardi di euro e a giugno è stato ancora maggiore, pari a 33 miliardi. 

Dopo la piccola ripresa di luglio (+9 miliardi), ad agosto sono stati venduti dagli investitori esteri altri 17 miliardi di titoli.   Sui mercati finanziari italiani è rimasta elevata la volatilità che ha riflesso, oltre agli andamenti internazionali, l'incertezza degli investitori sull'orientamento delle politiche economiche. Nelle ultime settimane sono riemerse tensioni sul mercato dei titoli di Stato, che si sono estese anche ad altri comparti. I premi per il rischio sui titoli obbligazionari sovrani e bancari restano su livelli molto più elevati rispetto ai valori di inizio anno. I rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati in misura marcata anche sulle scadenze più brevi, influenzati soprattutto dall'incertezza circa le politiche economiche e finanziarie. 

Sulla scadenza decennale, proseguono da via Nazionale, tali rendimenti si collocano a metà ottobre al 3,58%, circa 90 punti base in più rispetto alla fine di giugno. Il premio per il rischio sovrano, misurato dal differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi, è aumentato nello stesso periodo di 70 punti base, portandosi a metà ottobre a oltre 300 punti base. 

Tra i fattori che possono concorrere a determinare il livello dello spread - spiega la Banca d'Italia nel bollettino - è rimasta su valori elevati, seppure inferiori ai livelli massimi registrati tra la fine di maggio e i primi di giugno, la differenza tra il premio sui credit default swap (Cds) dei titoli sovrani italiani stipulati dopo il 2014, che offrono protezione anche da una ridenominazione dei titoli in una valuta differente, e quello sui Cds stipulati precedentemente, che invece non offrono tale forma di protezione; questo differenziale è interpretato dagli analisti economici come una misura delle percezioni relative al rischio di ridenominazione del debito italiano, spiega ancora il bollettino. 

Sui mercati finanziari italiani è rimasta elevata la volatilità che ha riflesso, oltre agli andamenti internazionali, l'incertezza degli investitori sull'orientamento delle politiche economiche. Nelle ultime settimane sono riemerse tensioni sul mercato dei titoli di Stato, che si sono estese anche ad altri comparti. I premi per il rischio sui titoli obbligazionari sovrani e bancari restano su livelli molto più elevati rispetto ai valori di inizio anno. I rendimenti dei titoli di Stato "sono aumentati in misura marcata anche sulle scadenze più brevi, influenzati soprattutto dall'incertezza circa le politiche economiche e finanziarie". Sulla scadenza decennale, proseguono da via Nazionale, tali rendimenti si collocano a metà ottobre al 3,58%, circa 90 punti base in più rispetto alla fine di giugno. Il premio per il rischio sovrano, misurato dal differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani e tedeschi, è aumentato nello stesso periodo di 70 punti base, portandosi a metà ottobre a oltre 300 punti base. 

Fonte: qui

Borse europee che scricchiolano. Usa e Cina attraggono i capitali.
2018-10-19__Borse__001Una cosa sono ciò che propalano i media ed un’altra del tutto differente ciò che sta succedendo.2018-10-19__Borse__002Molto semplicemente, i capitali stanno disinvestendo dall’Europa e si stanno indirizzando sia negli Stati Uniti sia in Cina, alla ricerca di collocamenti più sicuri e maggiormente redditizi.
2018-10-19__Borse__003

Né si pensi che questo fenomeno sia terminato.

Il 23 gennaio il Ftse Mib valeva 23,890 ed ora 18,835: un discesa del -21.16%.
2018-10-19__Borse__004La Germania sta avviandosi al caos politico e tutta l’Unione Europea è politicamente lacerata: non è un clima atto a richiamare capitali.

2018-10-19__Borse__005

Dax a 11,528, -0.53%. 

 Bloomberg. 2018-10-19. Europe Stocks Fall After China Rebound; Oil Gains: Markets Wrap

– Dollar Index steady near its strongest since mid-2017

– Italian government debt extend losses; Treasuries steady

*

European stocks struggled as investors weighed the outlook for corporate profits against the positive mood from China, where equities rebounded from a four-year low as financial regulators vowed to keep risks under control. Treasuries and the dollar were steady.

The Stoxx Europe 600 Index edged lower, with carmakers declining after Michelin warned of declining sales. Futures on the Dow, S&P and Nasdaq pointed to a higher U.S. open. The MSCI Asia Pacific Index slipped as declines in Tokyo, Mumbai and Taiwan countered gains in Shanghai and Hong Kong, with Chinese officials pledging support for the country’s stock markets. Italian debt fell as leaders of European Union nations warned the populist government in Rome its budget won’t fly. The pound fluctuated as Brexit negotiations inched forward.

China’s efforts to stem a selloff came as growth data for the world’s second biggest economy registered slightly below expectations, as the trade showdown with the U.S. starts to bite. A slew of other risks cloud the outlook, and investors are wading through company results as they grapple with Brexit, Italy’s confrontation with the EU over its budget and worsening American-Saudi relations over the disappearance of journalist Jamal Khashoggi.

Elsewhere, oil recovered from near the lowest level in almost a month after expanding American stockpiles overshadowed tensions between the U.S. and Saudi Arabia over the disappearance of a prominent kingdom critic.

Terminal readers can read more in our Markets Live blog.

These are the main moves in markets.

Fonte: qui

Fuga di capitali dall'Italia: segnali preoccupanti dal confine con la Svizzera




Fuga di capitali dall'Italia: segnali preoccupanti dal confine con la Svizzera

La crisi della Grecia inizia a spaventare l’Italia, e i più ricchi corrono ai ripari spostando i capitali in Svizzera

Una situazione, quella italiana, che inizia a richiamare alla memoria il brutto periodo attraversato dalla Grecia L’indebolimento dell’euro nei confronti del franco svizzero, e il continuo sali-scendi dei rendimenti delle obbligazioni italiane, stanno spingendo alcuni risparmiatori a correre ai ripari. I risparmiatori in questione sono quelli appartenenti alla classe medio-alta del Paese, che in vista del progressivo deteriorarsi delle relazioni tra Italia e UE, in previsione quindi delle conseguenze che ciò potrebbe comportare sulle banche e sui mercati dei capitali, stanno provvedendo a convertire i risparmi in euro in franchi svizzeri.

Come accennato, tutto ciò ricorda un po’ quel che avvenne in Grecia in un passato ancora troppo vicino, con la corsa agli sportelli bancomat

In quell’occasione i cittadini greci rischiavano di trovare file senza fine, o un limite di 50€ a prelievo, e anche in Italia oggi, sembrano iniziare a serpeggiare timori simili per il prossimo futuro.

Ad informarsi in merito a come trasferire i propri fondi su conti svizzeri sarebbero soprattutto quelli che “se la passano meglio”, cioè coloro che hanno patrimoni tra i 5 e i 10 milioni di euro. 

Gli altri, i cosiddetti super-ricchi, si sarebbero già organizzati da tempo, correndo ai ripari molto prima che la situazione iniziasse a scottare.Ma inizia a muoversi anche chi ha patrimoni compresi tra i 200mila e i 300mila euro, con l’intenzione di aprire conti a Lugano o a Chiasso oltre il confine in Ticino. Si è disposti a pagare eventuali bolli e tasse, pur di spostare i propri risparmi dove potrebbero essere più al sicuro.

Massimo Gionso, consigliere delegato di Cfo Sim ha precisato che quel che stanno facendo questi Italiani è del tutto legale. In Italia infatti non esistono, perlomeno fino a questo momento, leggi volte a limitare il flusso di denaro fuori dal Paese.

Fonte: qui

mercoledì 17 ottobre 2018

Le sofferenze delle banche italiane cominciano dai Btp

Chi si domanda perché mai le banche italiane (ma anche le assicurazioni) guardino febbrilmente all’aumento degli spread dei nostri titoli di stato rispetto al Bund tedesco deve tenere a mente un paio di cose che sono successe negli ultimi sei mesi: lo spread è costantemente cresciuto, e lo consistenze dei titoli pubblici nelle nostre banche pure. Ecco cosa è successo lato spread.
Stavamo intorno a 120 punti a fine aprile, e abbiamo toccato i 315 il 9 ottobre. Quasi 200 punti in più. Possiamo stimare, moltiplicando 200 punti base per la durata media del nostro debito che è di circa 7 anni, che il valore teorico dei Btp italiani sia diminuito mediamente di circa il 14%. Quindi anche di quelli in pancia alle banche. A proposito, andiamo a vedere le ultime consistenze dall’ultimo bollettino statistico della Banca d’Italia.
Come si può vedere ad aprile le consistenze di titoli pubblici ad aprile erano pari a 341 miliardi di euro circa, 250 dei quali erano Btp. Le consistenze aumentano gradualmente nel mese di maggio in poi, arrivando a 373 miliardi a fine luglio. Tale aumento di consistenze, a fronte di un aumento dello spread, che ha diminuito il valore dello stock esistente, può spiegarsi solo a fronte di maggiori acquisti. Ossia le banche hanno comprato titoli pubblici, malgrado le perdite sullo stock provocate dall’aumento dello spread. Il calo di agosto delle consistenze, diminuite a 364 miliardi, può spiegarsi o con la decisione delle banche di vendere titoli, o di smettere di comprarne, o con una erosione del valore dello stock. Probabilmente le tre cose sono accadute insieme. Rimane il fatto che la prima fonte di sofferenza per le banche italiane negli ultimi sei mesi non è stato il debito delle imprese. E’ stato il Btp.
Fonte: qui

BANCHE ITALIANE in TILT. Cosa succede e chi è a rischio?

I supervisori europei stanno monitorando la liquidità delle banche italiane “con molta preoccupazione”






Con i rendimenti dei titoli di stato italiani che negli ultimi mesi sono arrivati ai massimi livelli in oltre 4 anni, il settore che è stato il più colpito è stato quello bancario, il quale ha perso un terzo del suo valore di mercato nei sei mesi successivi al picco di aprile.





Mentre i rendimenti più elevati tendono ad essere positivi per le banche locali, le quali possono guadagnare un profitto maggiore sul margine d'interesse netto, l'Italia negli ultimi anni è stata un caso emblematico in cui le cose sono andate "alla rovescia", in gran parte a causa delle massicce riserve di debito sovrano italiano nelle banche nazionali.

E, come ha scritto di recente Bloomberg, mentre i bilanci delle banche italiane sono molto migliorati dalla crisi del debito sovrano nel 2011, le banche hanno utilizzato gran parte dei fondi successivamente iniettati dalla Banca Centrale Europea per acquistare ancora più debito sovrano.

Come mostrato di seguito, le istituzioni finanziarie del Paese detengono di gran lunga il maggior numero di obbligazioni statali tra i creditori in Europa. In particolare, secondo i dati della BCE, le banche italiane detengono circa €375 miliardi di obbligazioni nazionali (o il 10% dei loro attivi) e l'impennata dei rendimenti, danneggiando il valore di tali possedimenti, erode i loro livelli di capitale rendendole particolarmente vulnerabili ad ulteriori aumenti.





Ciò significa che quando i prezzi dei titoli italiani crollano, come stanno facendo ora, ciò porta alla sottocapitalizzazione delle banche e, se il calo dei prezzi è abbastanza ampio, potrebbe addirittura portare all'insolvenza bancaria.

Di qui l'aumento dei prezzi delle azioni e l'aumento dei CDS al crescere delle probabilità di default.





Commentando questo problema strutturale che affligge le banche italiane, Luigi Zingales, professore di finanza presso la School of Business dell'Università di Chicago, ha dichiarato a fine settembre che "l'Italia si trova di fronte ad un circolo vizioso che può portare ad una crisi simile a quella del 2011". Peggio ancora, Zingales ha avvertito che "dal 2011 non è cambiato nulla a livello europeo" aggiungendo che "senza il completamento delle misure bancarie e di sostegno, l'Italia rischia una spirale negativa come accaduto nel 2011. L'incertezza sta facendo salire gli spread delle obbligazioni, influenzando così i bilanci delle banche ed il loro costo di finanziamento, e in ultima analisi la loro capacità di dare credito".

Ecco che ritorna la proverbiale spirale distruttiva.

Ora sembra che l'Europa stessa stia cominciando ad essere preoccupata perché, secondo la Reutersle autorità europee di vigilanza bancaria hanno intensificato il monitoraggio dei livelli di liquidità delle banche italiane a causa delle turbolenze nei mercati dei giorni scorsi, cosa che ha provocato un forte aumento dei rendimenti dei titoli di stato del Paese.

E visto che l'Italia è l'unica nazione che, dopo la Grecia, corre il rischio più alto di una corsa agli sportelli bancarie, l'ultima cosa che l'UE vuole (o la BCE può permettersi) è innescare un panico bancario con la notizia che le banche ora sono "intensamente monitorate", così la Reuters ha citato una fonte europea di alto livello la quale ha affermato che "non c'è motivo di allarmarsi".

Naturalmente l'alternativa vuole che ci sia ragione di allarmarsi, e si formerebbero improvvisamente file per ritirare i propri depositi e risparmi e poi parcheggiarli in un qualche posto molto più sicuro.

Secondo la Reuters, il monitoraggio UE riguarda sia i depositi dei clienti sia il mercato interbancario, utilizzato dalle banche per prestarsi denaro reciprocamente senza richiedere garanzie collaterali, ha detto la fonte, aggiungendo che non c'è "nessun segnale di allarme".

Inoltre l'ampia liquidità fornita dalla BCE durante anni di politica monetaria ultraespansionistica sta proteggendo il mercato interbancario da qualsiasi tensione, hanno detto i trader di Milano.

Ancora più importante, le banche italiane non hanno visto alcuna fuga di depositi nonostante le recenti turbolenze sui mercati ed i prezzi delle banche in ribasso: a luglio i depositi nelle banche italiane erano a €2,390 miliardi, in calo da €2,410 miliardi a giugno.

Questo potrebbe cambiare presto se l'UE continuerà a scavare, spingendo la popolazione locale a chiedersi perché Bruxelles è così nervosa.

Nel frattempo l'Italia continua la disputa con l'UE sul suo bilancio, lo spread del debito sovrano continua a salire e gli analisti di Credit Suisse avvertono che uno spread superiore a 400 punti base non sarebbe sostenibile per le banche italiane.Secondo le stime, un ampliamento di 200 punti base a partire da fine giugno ridurrebbe in media il coefficiente patrimoniale dei creditori italiani di 66 punti base. E questo potrebbe innescare la necessità di un aumento di capitale, hanno detto gli analisti, incluso Carlo Tommaselli.





Per ora, il motivo principale per cui i depositanti locali sono rimasti ottimisti malgrado il calo dei prezzi delle azioni e l'accelerazione del declino della capitalizzazione, è che molti confidano che il capo della BCE, Mario Draghi, non permetterà mai che le banche italiane falliscano. Ma alla luce dell'attuale governo populista, può essere un'ipotesi ottimistica: dopo tutto, quale modo migliore per impartire al nuovo governo di coalizione una lezione se non lasciare che i rendimenti salgano ancora più in alto e mandino in bancarotta una o più banche, concentrando la rabbia pubblica sul governo Di Maio-Salvini?

Per ora la BCE si è rifiutata di giocare questo asso nella manica, anche se a giudicare dall'impennata dei rendimenti, non è intervenuta neanche con acquisti aggressivi. In agosto, Goldman Sachs ha sottolineato che le banche italiane spesso forniscono una fonte costante di domanda nei momenti di crisi, ma che il crescente rischio politico ed i cambiamenti normativi potrebbero renderle più riluttanti ad intervenire.

E la ragione principale di ciò è che, dopo 3 anni, il Q€ della BCE sta finalmente giungendo al termine.





Questo è il motivo per cui mentre gli ispettori dell'UE ritengono che non ci sia "nulla per cui allarmarsi", potrebbero voler vigilare attentamente per i prossimi 3 mesi, sempre più vicini al giorno in cui la BCE non monetizzerà più il debito italiano e non supporterà più le banche italiane. Non saremmo sorpresi se, pochi giorni prima della suddetta scadenza, inizieranno a formarsi le temute file di depositanti davanti le banche...


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://www.francescosimoncelli.com/
BANCHE ITALIANE in TILT. Cosa succede e chi è a rischio?
BANCHE ITALIANE in TILT. Cosa succede e chi è a rischio?
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venerdì 24 agosto 2018

NO recessione, ma come investire nel 2018?

Il momento non è certo dei più tranquilli, ma è anche vero che, sentendo quello che si dice in giro e leggendo report ed articoli, sembra proprio che il momento economico non sia poi così negativo.
Gli USA vanno alla grande, in Europa ci sono momenti di debolezza ma la ripresa sembra concretizzarsi, questo quantomeno sulla carta.
E allora, ci verrebbe da dire che il 2018 è nuovamente un anno ricco di soddisfazioni per chi investe il denaro e per gli investitori in generale.
Ecco, proprio per nulla.
Non siamo in recessione e al momento non ci sono segnali chiari che ci portano in quella direzione, se non alcune considerazioni statistiche che devono trovare conferma nei numeri macroeconomici.
Però, malgrado tutto, questa è la realtà dei fatti.
Eccovi una slide dove vi ho sintetizzato la performance (in USD) dei principali mercati e delle principali asset class.
Borsa USA. Chi ha puntato di brutto sulla borsa USA ha avuto soddisfazioni. E il resto? Non possiamo certo dire che asset class come i bond Greci o Giapponesi sono la colonna portante dei nostri portafogli. Forse lo sono di più gli asset italici con la stellina verde, che come vedete non hanno certo brillato.
Quindi, direi difficile generare performance in questo 2018, se non magari con qualche investimento in USD e sulla borsa USA.
Ma quanto poi dovessero arrivare le prime avvisaglie di un rallentamento che potrebbe poi portare (2020?) alla recessione, cosa sarà safe haven?
PS: se poi parliamo di BTP, cari amici, possiamo solo essere tranquilli visto che Trump
Donald Trump, racconta il presidente del Consiglio, avrebbe offerto all’Italia un aiuto dagli Stati Uniti per il finanziamento del debito pubblico nel prossimo anno (nel 2019 il Tesoro di Roma deve collocare sul mercato titoli per circa 400 miliardi di euro, di cui 260 a medio-lungo termine). Che questa sia l’indicazione del presidente degli Stati Uniti a Conte lo riportano tre esponenti istituzionali italiani al massimo livello. Conte però non sembra aver spiegato in cosa consista esattamente l’offerta americana e se essa abbia alcuna possibilità di concretizzarsi. (Source)
Quindi, almeno per i nostri bond, avremo la protezione USA. Nevvero? Gli esteri vendono? I fondi vendono? La BCE non compra più? No problem, ci pensa Donald con un QE artigianale… Intanto nel concreto eccovi lo stato dell’arte…

Fonte: qui
ITALIA: IL RITORNO DEL PIANO B!ITALIA: IL RITORNO DEL PIANO B!ITALIA: IL RITORNO DEL PIANO B!
Italia, il ritorno del Piano B!

Nelle scorse settimane abbiamo riportato alcune fake news sul nostro debito pubblico, sulle emissioni di titoli di Stato, sulla fuga di capitali dal Paese, come se la vendita di qualche titolo di Stato da parte di un investitore straniero fosse l’unico parametro per determinare la sostenibilità del nostro debito.
Come riportato recentemente dal Financial Times, secondo dati BCE nei mesi scorsi abbiamo visto oltre al picco record nei rendimenti dei titoli di Stato italiani,  acquisti record di BTP da parte delle banche italiane a maggio pari a 28,4 miliardi come potete vedere qui sotto, acquisti mai visti dalla crisi del debito sovrano europeo nel 2012.

L’esodo degli investitori stranieri dal mercato obbligazionario italiano è accelerato nel mese di giugno, con le vendite nette del debito del governo italiano salite a un livello record per il secondo mese consecutivo. Nello specifico, le consistenze del debito italiano degli investitori stranieri sono diminuite di 38 miliardi di euro a giugno, superando i 34 miliardi di maggio.
C’è da dire che se anche i rendimenti dei decennali stanno raggiungendo i massimo di maggio, la dinamica del 2 anni italiano, quello che la speculazione utilizza per dare maggiore accelerazione all’effetto panico è ben lontano dai livelli di oltre due mesi fa.
Scrive il Financial Times…
” Le banche italiane sono state, in larga misura, acquirenti nette, nel secondo trimestre del 2018, le istituzioni finanziarie nazionali hanno aumentato il loro debito netto del governo di oltre 40 miliardi di euro, il più grande volume dall’apice del crisi del debito della zona euro. “
Più in dettaglio, l’Italia ha registrato un deflusso record di capitale di 76 miliardi di euro da parte di investitori esteri, nei due mesi di maggio e giugno, più grande del precedente record di deflussi in due mesi di “soli” 51 miliardi avvenuto nel periodo giugno-luglio 2011 e di oltre 56 miliardi nei primi mesi del 2012, con l’avvento del governo Monti.
Ovviamente tutti preoccupati di cosa deciderà il Governo per la legge di Bilancio e il DEF, meno il nostro Alberto Bagnai che in una recente intervista ha dichiarato…

“I mercati iniziano a fidarsi del governo”. 

“i mercati iniziano ad avere fiducia nel governo Lega-M5S perché sanno una cosa che l’Europa non capisce, ovvero che per distribuire valore agli azionisti e ai risparmiatori bisogna prima creare valore. Cosa che con l’austerità non accade. E i mercati stanno cominciando a capirlo visti anche i colloqui che ho avuto con esponenti dell’industria finanziaria. Servono stimoli a favore della crescita ma questa Unione europea non intende capirlo e tutto ciò ci addolora. Se non comprende un concetto così semplice – spiega Bagnai – il sospetto legittimo è che l’Ue non sia un progetto di solidarietà tra uguali ma un progetto imperialistico di chi, come la Germania, crede – e sottolineo crede – di essere più forte. Voglio ricordare ai fratelli tedeschi che ogni persona, Stato o azienda forte trova sempre una persona, Stato o azienda più forte di lui. Nel caso della Germania quelli più forti sono gli Stati Uniti, stanchi delle ottuse politiche tedesche. Spero che questa evidente stanchezza americana e le elezioni europee in programma l’anno prossimo convincano i tedeschi a sposare una linea di razionalità e di rilancio dell’economia, non di tagli, che trova anche il favore dei mercati”.
Prima che qualcuno vede in ciò che sto per dire un qualsiasi suggerimento, premetto che sono solo fantasie. E se non accadesse nulla, di tutto ciò che si dice? Vi siete accorti che con il più grande deflusso di liquidità dai nostri titoli di Stato dalla famigerata stagione Monti, si quello che ha fatto di tutto per distruggere domanda interna e deflazionare salari solo in base alla sua ideologia perversa…
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…dicevo, con un simile deflusso in realtà è successo nulla o poco più, nessun sfracello.
Io in realtà come nel 2011/2012 non sono così preoccupato come vogliono fare intendere Giorgetti o Savona, anche se bisognerebbe filtrare le affermazioni riportate da una stampa che non perde tempo a manipolare interviste o esternazioni.
Male che vada…
Il piano B per un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro? «Esiste sempre un piano B, nelle banche come nelle famiglie. Come esiste un piano A. Ma se le cose dovessero andare male non bisogna essere impreparati». A spiegare ancora una volta quelle frasi del suo libro (“Come un incubo e come un sogno”, Rubettino Editore) che a maggio hanno rischiato di far saltare sul nascere il governo giallo-verde è stato lo stesso ministro degli Affari europei, Paolo Savona, intervistato ieri sera da Bruno Vespa nel corso di un incontro pubblico a Porto Cervo, in Costa Smeralda.
Ma davvero siete tutti convinti che la finanza anglosassone si posizionerà all’unisono contro il nostro Paese? Davvero qualcuno è ancora convinto che accadrà quello che è successo nel 2011?

Io consiglio di fare molta attenzione alla Germania, più che all’Italia!

Secondo alcuni dati solo il 6 % è detenuto da risparmiatori italiani, direttamente o tramite gestioni, oltre il 60 % tra assicurazioni, banche e Bankitalia, più o meno il 32 % resta in mano ad investitori stranieri, la maggior parte a loro volta fondi pensioni o istituzionali o sovrani.
Quanto è successo in questi mesi non è altro che effetto gregge dei fondi passivi, tutti nella stessa direzione che si salga o si scenda, ovviamente condizionati dal trend.
Poi ovviamente, nonostante la grande crisi abbia screditato le agenzie del senno di poi, manipolatrici sistematiche del mercato come dimostrato più volte, benchmark o rating di riferimento fanno il resto.
Quando senti uno come Cottarelli che ti racconta che la tesi del complotto non ha senso perché abbiamo il secondo debito pubblico più alto nell’area euro e il più basso tasso di crescita e pensi alle agenzie di credito ti viene da ridere…

La stessa Moody’s nel 2010 e non solo lei, ve lo assicuro perché conosco a memoria i comunicati delle agenzie di allora, diceva che l’Italia da sempre è professionista nella gestione di bassa crescita ed alto debito.
Concludendo ricordatevi tutto ciò che abbiamo scritto durante la crisi di sei anni fa, ricordatevi che in realtà se cade l’Italia, cade l’euro, ci vediamo a settembre!
Fonte: qui

venerdì 8 giugno 2018

La mossa di Draghi che mette con le spalle al muro il governo Lega-M5S

La Bce a breve dovrebbe annunciare la fine del Quantitative easing. Si chiude in questo modo l’ombrello protettivo che negli ultimi anni ha abbassato il costo di rifinanziamento del debito pubblico, agevolato la ripresa economica e salvato il nostro Paese dalla speculazione finanziaria

Mario Draghi

di Michael Pontrelli   -   Twitter: @micpontrelli
Per l’Italia la festa del Qe (quantitive easing) sta per finire. L’annuncio ufficiale della Banca centrale europea dovrebbe arrivare già a metà giugno o al più tardi a luglio. Una conferma importante è arrivata dalle parole del capoeconomista di Francoforte, Peter Praet. La notizia non è di poco conto per l’Italia e potrebbe complicare il lavoro del nuovo governo pentaleghista.

70 miliardi di risparmi in tre anni 


In tutti questi anni il Qe della Bce, ovvero l’acquisto massiccio di titoli di Stato della zona euro e dunque anche dell’Italia, ha contribuito a tenere bassi i tassi di interesse e dunque le spese dello Stato per il finanziamento del debito. Solamente negli ultimi 3 anni grazie a Francoforte abbiamo risparmiato più di 70 miliardi di euro.

La caduta dei tassi di interesse 


La rapida risalita

Nel grafico è possibile apprezzare il calo del rendimento del Btp a 10 anni, la scadenza più importante del mercato sulla quale si misura lo spread (differenziale) con i titoli tedeschi. 

Effetti positivi su tutto il sistema economico 

La caduta dei tassi di interesse non ha avuto effetti positivi solamente sulle casse pubbliche ma anche sulle banche, sulle imprese e sulle famiglie. Il basso costo del denaro ha favorito la ripresa degli investimenti finanziari e la ripartenza del mercato immobiliare.

Ombrello protettivo contro la speculazione

Non bisogna poi dimenticare che il Qe di Draghi è stato il potente deterrente che ha tenuto lontana la speculazione. Anche durante i concitati giorni della formazione del governo Conte, dopo il no di Mattarella a Savona, gli acquisti della Banca centrale europea hanno limitato il rialzo dello spread che in poche ore è schizzato fino a 300 punti, riaccendendo paure simili a quelle vissute nell’autunno del 2011 quando il governo Berlusconi gettò la spugna per far nascere l’esecutivo tecnico di Mario Monti.

Incertezza sulle intenzioni del governo Conte 

La rapida soluzione della crisi e il via libera a Conte ha rasserenato i mercati e lo spread è tornato sotto 250 punti. Sullo sfondo rimangono però i timori legati alle costose promesse contenute nel contratto di governo gialloverde: 125 miliardi di euro senza copertura finanziaria. Agli osservatori e ai mercati ancora non è chiaro se a prevalere sarà l’anima più moderata dell’esecutivo che non vuole strappi con l’Europa sul fronte dei conti pubblici oppure quella più estremista rappresentata dagli economisti no euro ingaggiati dalla Lega, ovvero i vari Savona, Bagnai, Borghi e Siri che da anni predicano l’uscita dell’Italia dalla moneta unica.

Il monito della Merkel  

La cancelliera tedesca Angela Merkel di fronte al Parlamento tedesco ha ribadito che “la Germania è disposta a dialogare con Roma” ma che “tutti devono rispettare le regole”. Il messaggio dunque è chiaro: i margini di trattativa ci sono ma sono molto limitati.

I rischi per l'Italia 

Se il governo pentaleghista dovesse puntare sulla linea dura e dunque sullo scontro con l’Europa senza il Qe il prezzo da pagare potrebbe essere molto duro. Spread e rendimenti dei titoli di Stato(senza l'esercizio della Sovranità monetaria) schizzerebbero inevitabilmente verso l’alto con conseguenze nefaste per l’economia italiana. A pagare non sarebbe solo lo Stato ma anche le banche, le imprese e le famiglie.

Gli effetti collaterali della crisi 

La nuova crisi sui mercati finirebbe poi per sterilizzare l’effetto positivo delle misure espansive a cui sta pensando il governo sul fronte fiscale. Aziende e famiglie pur avendo maggiori disponibilità finanziarie inevitabilmente rimanderebbero a tempi migliori le decisioni sugli investimenti e sulle spese importanti. La paura finirebbe per congelare l’economia così come accaduto durante i giorni peggiori della crisi scoppiata nel 2011.

La pressione della Bundesbank 

La decisione della Bce sullo stop al Qe non è ancora ufficiale. I più ottimisti sperano in un dietrofront proprio a causa dei rischi politici legati all’insediamento in Italia del primo governo populista nella storia dei grandi paesi europei. Questo scenario appare comunque assai improbabile. L’inflazione media europea pur non raggiungendo l’obiettivo del 2% è comunque salita e dopo anni di iniezioni massicce di liquidità sta crescendo il rischio di bolle finanziarie. Per Mario Draghi è diventato quasi impossibile resistere alle pressioni della Bundesbank e dei suoi alleati nord europei che da tempo chiedono con forza l’interruzione del Qe.

La gestibilità del debito  

Le prospettive per il nostro Paese appaiono dunque abbastanza fosche(senza l'esercizio della Sovranità monetaria) ma c’è chi va controcorrente. E’ il caso per esempio di Ken Fisher, fondatore di Fisher Investments e editorialista di importanti testate economiche come il Financial Times e il Sole 24 Ore. Sulle colonne del nostro principale quotidiano finanziario ha affermato che “all’estero, ma anche in Italia, si sbagliano. Il debito italiano è più che gestibile”. Fisher potrebbe avere anche ragione ma per il bene degli italiani sarebbe comunque meglio che il governo Conte non sfidasse i mercati e assumesse un atteggiamento più realista e prudente sul fronte dei conti pubblici. Fonte: qui