9 dicembre forconi: matteo renzi
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sabato 26 ottobre 2019

LE BANCHE CHE “FRENANO” SUL TAGLIO DELLE COMMISSIONI SUI PAGAMENTI ELETTRONICI SONO LE STESSE CON CUI HA PARLATO CONTE E CHE GLI HANNO DATO “ASSICURAZIONI SULL’ABBASSAMENTO DEI COSTI”?

“IL FATTO”: “LA REALTÀ È UN UCCELLO, CANTAVA GABER. UNO PARTE CON L’OTTIMA INTENZIONE DI COMBATTERE L’EVASIONE E FINISCE A…”

Marco Palombi per “il Fatto Quotidiano”

pagare con il pos 3PAGARE CON IL POS 3
La realtà, com' è noto, si nasconde dove può. A volte, è il caso del Corriere della Sera di ieri, in un colonnino: "Pos, le banche frenano sul taglio dei costi". Chissà come l' ha presa Giuseppe Conte: "Prima di sanzionare gli esercenti che non accettano pagamenti digitali - aveva detto - occorre abbassare le commissioni e quindi stipulare prima accordi con le banche. Io personalmente ho parlato con gli esponenti dei principali gruppi bancari e ho avuto assicurazioni da parte loro". E invece adesso "frenano".
GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE

La realtà, dicevamo, è una faccenda complicata, "è un uccello che non ha memoria", cantava Gaber. Le banche, per dire, una volta erano quegli istituti che facevano soldi essenzialmente prestando denaro, oggi mica tanto: nei bilanci del 2017 quelle italiane - tra economia asfittica e nuove regole di gestione dei prestiti che trattano il credito come una sorta di maledizione (vedere alla voce "sofferenze") - facevano più soldi con le commissioni e il trading che con mutui e simili.
pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS

Secondo Intermonte Sim, per dire, i soli ricavi da commissioni sui servizi di pagamenti sono oltre il 10% degli introiti del nostro sistema finanziario("DEDICATO A TUTTI QUEGLI ALLOCCHI CHE CREDONO ALLA STORIELLA CHE SERVE A CONTRASTARE L'EVASIONE FISCALE!"). Come scrive il CorSera: "Azzerare le commissioni è impossibile, tagliarle complesso". Visto che la realtà è complessa? In ipotesi uno potrebbe partire con l' ottima intenzione di combattere l' evasione finendo invece per trasferire qualche miliardo da clienti e commercianti al sistema bancario. La realtà è un uccello, cantava Gaber. Padulo, in qualche caso.

Fonte: qui

NELL’ULTIMA BOZZA DEL DECRETO FISCALE SPUNTANO TAGLI AI MINISTERI PER 3 MILIARDI E 89 MILIONI: LE “RIDUZIONI ALLE DOTAZIONI FINANZIARIE” SONO PREVISTE GIÀ PER IL 2019 E SERVIRANNO PER COPRIRE ALCUNE MISURE, COME LO SPOSTAMENTO AL 2020 DEGLI ACCONTI FISCALI 
PER I COMMERCIANTI CREDITO D’IMPOSTA DEL 30% SUI PAGAMENTI ELETTRONICI: ANCHE PERCHÉ LE BANCHE NON VOGLIONO ABBASSARE LE COMMISSIONI(E DA QUI SI CAPISCE BENE PER CHI LAVORA IL GOVERNO CONTE "TACCHIA", PD-M5S-RENZI, NON CERTO PER I CITTADINI!)…


giuseppe conte roberto gualtieri 9GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 
Arriva per i commercianti un credito d'imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat, che sarà riconosciuto alle piccole attività con ricavi e compensi entro i 400mila euro. E' una delle novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale.

Il credito d'imposta partirà dalle spese sostenute dal 1 luglio 2020 (quando entreranno in vigore anche le multe per chi non accetta il Pos) e potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione. I costi sono calcolati per il primo anno in 26,95 milioni, che diventano 53,9 milioni.

pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS
Tra le novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale ci sono anche i tagli alle spese dei ministeri per complessivi 3 miliardi e 89 milioni. Le "riduzioni alla dotazioni finanziarie" sono previste già per il 2019 dall'articolo 59 del decreto, contenente le disposizioni finanziarie.

roberto speranza nicola zingaretti vincenzo bianconi luigi di maio giuseppe conteROBERTO SPERANZA NICOLA ZINGARETTI VINCENZO BIANCONI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE
E servono a sostenere alcune misure, tra cui lo spostamento degli acconti fiscali al prossimo anno. Lo stesso articolo stabilisce che entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto il Mef può autorizzare rimodulazioni all'interno dei singoli ministeri, ma garantendo comunque i risparmi. Fonte: qui


mercoledì 23 gennaio 2019

L'AIR FORCE RENZI: ''È UN AIUTO DI STATO AD ALITALIA''.


STRAPAGARE QUEL VECCHIO AIRBUS SERVIVA A COMPENSARE ETIHAD PER L'OPERAZIONE (IN PERDITA) SUL 49% DI ALITALIA 

MA IL TRUCCO NON È RIUSCITO E ORA LA CORTE DEI CONTI BASTONA IL GOVERNO. SOLO CHE GLI ARABI NON LO RIVOLGONO, E FANNO RICORSO AL TAR

DAGOSPIA DEL 4 AGOSTO 2016: L'AIR FORCE CAZZ-ONE RESTA A TERRA DI NUOVO. RENZI NON SI VUOLE FAR FOTOGRAFARE MENTRE SALE SULLA SCALETTA PER I SUOI VOLI BLU, E IN MEZZO CI SONO ETIHAD, ALITALIA E UNO STRANO SOVRAPPREZZO… QUI


«L'AIR FORCE RENZI UN AIUTO DI STATO AD ALITALIA» CORTE DEI CONTI IN PICCHIATA SULL' AEREO IN LEASING
airbus a340 nuovo aereo blu di renzi 6AIRBUS A340 NUOVO AEREO BLU DI RENZI
L'AIRBUS STRAPAGATO E MAI USATO. ETIHAD NON LO RIVUOLE: VERSO IL RICORSO AL TAR

Chiara Giannini per “il Giornale

L'Airbus A-340, meglio conosciuto come Air Force Renzi, che l' attuale governo sta cercando di ridare indietro a Etihad, sarebbe finito al centro di un' inchiesta della Corte dei conti, che starebbe indagando per capire il perché un velivolo che all' epoca in cui fu preso in leasing valeva sul mercato non più di 50 milioni di euro sia stato, invece, fermato dall' esecutivo di allora per 168 milioni 205mila euro. Ammontare che sarebbe stato versato man mano se il contratto fosse stato portato a termine.

Il sospetto è quello di un aiuto di Stato ad Alitalia, società che all' epoca in cui sugli scranni di palazzo Chigi sedeva l' ex premier Matteo Renzi, era già in forte crisi. E che dall' operazione, senza far nulla, incassò 7,3 milioni di euro, a cui si aggiunsero 31 milioni per la manutenzione. Ma sulle tracce di possibili inghippi starebbe anche la magistratura ordinaria che, secondo fonti del Giornale, starebbe per tirar fuori la verità sul perché l' uomo di punta del Giglio magico e i suoi ministri vollero a tutti i costi quell' aereo così antieconomico e inutile.
renzi a319RENZI A319

La storia è semplice da raccontare e di fronte agli occhi di tutti.
Nel 2015 la presidenza del Consiglio chiese un parere all' Aeronautica militare su un possibile leasing per l' A-340. La Forza armata, che all' epoca era guidata dal generale Pasquale Preziosa, dette parere tecnico negativo, indicando i vari svantaggi. La scelta, nonostante ciò, venne imposta.

L' aereo arrivò in Italia e fu verniciato a settembre 2015, con la scritta «Repubblica italiana», quando ancora del contratto non c' era neanche l' ombra, così come i documenti non erano ancora stati firmati quando a dicembre i piloti italiani partirono per l' addestramento.

renzi aereoRENZI AEREO
Peraltro, di quell' aereo non c' era necessità anche perché solo il 5 per cento dei voli di Stato era così lungo da aver bisogno di uno scalo di un' ora per il rifornimento di carburante e gli altri li facevano senza problemi i velivoli del 31esimo stormo.
La dimostrazione sta nel fatto che Renzi non ha mai volato su quell' aereo.
Ma ci sono altri punti veramente poco chiari.

Anche i Falcon 900 dati alla Cai, l' agenzia di trasporto dei servizi italiani, sono andati via, come racconta qualche bene informato, «a parole».
aereo renziAEREO RENZI
Partirono da Ciampino per essere riconfigurati da velivoli civili quando ancora non erano stati sistemati i documenti con Armaereo, la Direzione per gli armamenti aeronautici e l' aeronavigabilità.

Il ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il vicepremier Di Maio hanno fatto una vera e propria crociata, con tanto di teatrino con i giornalisti in hangar a Fiumicino, chiarendo che l' Air Force Renzi tornerà presto ai legittimi proprietari. La verità è che Etihad non ci pensa nemmeno a riprendersi un aereo che non serve più a niente, tanto che ha aperto un contenzioso con Alitalia, che rischia penali altissime, così come lo Stato italiano. Etihad avrebbe anche fatto ricorso al Tar.

airbus a340 nuovo aereo blu di renzi 5AIRBUS A340 NUOVO AEREO BLU DI RENZI
Cosa certa è che tutti coloro che hanno cercato di osteggiare la corsa di Renzi verso l' acquisizione in leasing dell' aereo, prima o poi si sono trovati indagati dalla Procura militare per i motivi più disparati. Come è successo allo stesso Preziosa, accusato di accanimento nei confronti di un altro generale. È poi stato assolto, dimostrando la sua innocenza, ma anche di aver ragione sull' aereo. Altri, invece, sono saliti momentaneamente sul carro del vincitore, battendosi il petto per un velivolo che, lo ha dimostrato il tempo, è pronto per essere rottamato.

Fonte: qui

martedì 20 novembre 2018

LO SPREAD TOCCA I 336 PUNTI (POI RIPIEGA A 329) E LE BANCHE SOFFRONO IN BORSA


BANCO BPM SOSPESA CON CALO TEORICO DEL 4,8% 

IERI IL MEZZO FLOP DEL PRIMO GIORNO DEI BTP ITALIA, GLI INVESTITORI NON SI MUOVONO PRIMA DI SAPERE COSA DIRÀ LA COMMISSIONE SULL'ITALIA DOPODOMANI

SPREAD BTP-BUND CHIUDE A 328,5 PUNTI

SPREAD BTP-BUND FRENA E TORNA A 329 PUNTI
 (ANSA) - Lo spread tra Btp e Bund torna sotto quota 330, a 329 punti base, dopo aver toccato un massimo di seduta a 336 punti base. Il rendimento del decennale italiano è in calo al 3,64%.

BANCO BPM: TORNA AGLI SCAMBI IN BORSA E CEDE IL 4,8%
spreadSPREAD
 (ANSA) - Banco Bpm torna agli scambi in Borsa e cede il 4,8% a 1,716 euro. A Piazza Affari (-0,9%) soffre l'intero comparto delle banche con Ubi (-3,7%) Mps (-3,6%) Unicredit (-3,1%) e Intesa (-2%). Intanto lo spread tra Btp e Bund torna sotto la soglia dei 330 punti (329 punti) con il rendimento del decennale italiano al 3,64%.


BTP ITALIA, PARTENZA LENTA NEL PRIMO GIORNO DI OFFERTA SOTTOSCRITTI SOLO 480 MILIONI
Andrea Ducci e Giuditta Marvelli per il Corriere della Sera

Il bottino del primo giorno è deludente. La quattordicesima emissione del Btp Italia, in offerta da ieri fino a giovedì, ha raccolto nella prima seduta 481,3 milioni di euro. L' intento del Tesoro è incassare tra 7 e 9 miliardi di euro, collocando un titolo indicizzato all' inflazione italiana che avrà un rendimento minimo garantito dell' 1,45%.
spread btp bundSPREAD BTP BUND
L' emissione normalmente è destinata ad essere assorbita per metà dai risparmiatori, il restante 50% dagli investitori istituzionali (a cui è riservata in esclusiva la giornata di giovedì).

Assumendo, dunque, una media di 8 miliardi come potenziale incasso, il Tesoro avrebbe dovuto piazzare ieri oltre 1 miliardo di ordini. Un dato in linea con le precedenti emissioni del Btp Italia. A maggio scorso, per esempio, la prima giornata di offerta ha segnato 2,3 miliardi di raccolta, nelle aste del passato l' incasso ha sempre superato quota 1 miliardo (nella quinta edizione il Btp Italia ha registrato il record con oltre 16 miliardi nella seduta di apertura). Da ricordare tuttavia l' eccezione del giugno 2012, con le sottoscrizioni ferme a 218 milioni. «Premesso che è la prima giornata, in effetti il volume è inferiore alle aspettative - spiega Davide Iacovoni, capo della direzione Debito Pubblico del Tesoro - ma va anche detto che sono stati siglati 16 mila contratti.

BTPBTP
In un contesto del genere significa che tanti piccoli risparmiatori hanno aderito, a venire meno per ora è stata la clientela più facoltosa, quella del private banking e delle gestioni patrimoniali, tipicamente più sensibile alle dinamiche di mercato».

Resta che ad alimentare le incertezze e le fibrillazioni del mercato concorre la vigilia del pronunciamento, atteso per mercoledì, della Commissione Ue sulla manovra del governo. «Un giudizio negativo è prematuro - spiega Jacopo Ceccatelli, ad di Marzotto sim - Le fila si potranno tirare solo alla fine del collocamento per i privati e per gli istituzionali. Certo se il bilancio fosse quello di un rallentamento importante della domanda di questo titolo, il segnale non sarebbe positivo».
juncker dombrovskisJUNCKER DOMBROVSKIS

Secondo Ceccatelli è possibile che la diffusione del dato di raccolta della prima giornata abbia influito in qualche modo sull' allargamento dello spread tra Bund e Btp, che ieri ha chiuso a quota 321 punti.

Ma perché un' emissione ben remunerata e finora piuttosto amata dai risparmiatori fatica a decollare? La valutazione sulla cedola proposta (1,45% minimo, passibile di eventuali rialzi alla fine dell' operazione) è in linea, se non addirittura sopra, le aspettative del mercato.

E la scadenza a 4 anni dovrebbe essere un altro punto a favore del nuovo Btp Italia. Quali sono allora le zavorre? «Si possono azzardare due risposte - dice un altro operatore - una ancorata nel prossimo futuro, l' altra al recente passato». Tra due giorni il verdetto della Commissione Ue sulla legge di Bilancio e il rapporto sul debito. Forse non tutti i risparmiatori ragionano aspettando queste informazioni, che invece saranno dirimenti per orientare gli operatori istituzionali, le cui sottoscrizioni si apriranno proprio il giorno dopo il giudizio della Ue.

Il mercato retail, però, sottolinea lo strategist, potrebbero avere mal digerito l' ultima emissione del Btp Italia del maggior scorso. Venduto come sempre a 100 con un minimo garantito pari allo 0,55%, pochi giorni dopo è finito nella tempesta dello spread, tanto che ieri valeva 88,35. Chi resterà fedele fino alla fine riavrà il suo capitale, ma intanto il bilancio è negativo.

Fonte: qui


ABBIAMO NEGOZIATO LA FLESSIBILITÀ CON L’UNIONE EUROPEA PERCHE' FACEVAMO UN'OPERAZIONE SUI MIGRANTI” 

VALERIA FEDELI CONFERMA A "TAGADA'" QUANTO GIA’ RIVELATO DA EMMA BONINO (MA SMENTITO DA RENZI): IL GOVERNO A GUIDA PD TRATTO’ CON L’EUROPA MAGGIORE ELASTICITÀ SUI CONTI PUBBLICI IN CAMBIO DELL’ACCOGLIENZA SELVAGGIA DEI DISPERATI...

Francesco Borgonovo per “la Verità”

valeria fedeliVALERIA FEDELI
Emma Bonino lo ha ribadito più volte: Matteo Renzi, quando era presidente del Consiglio, in sede europea barattò un pizzico di flessibilità sui conti con l'accoglienza selvaggia dei migranti. L'ex ministro degli Esteri lo ha ripetuto anche di recente, per esempio in un'intervista al Fatto quotidiano datata 11 giugno 2018: «Confermo che andò così», ha detto. «Tra l'altro fece scalpore quella mia uscita ma non avevo rivelato proprio niente, perché la discussione era stata in Parlamento al comitato Schengen. Mi ricordo benissimo che la presidente Laura Ravetto all'epoca, polemizzando con me, disse: "Non ci voleva la Bonino per scoprirlo", visto che lo aveva denunciato lei in commissione».

emma boninoEMMA BONINO
La Bonino, in effetti, non è mai stata smentita, se non dallo stesso Renzi. Il quale, piccato, lo scorso luglio ha pubblicato su Facebook un post livoroso: «Due ministri del governo italiano, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, continuano a mentire anche oggi a proposito di flessibilità europea e immigrazione», ha scritto Renzi. «Quei due o sono bugiardi o sono ignoranti, nel senso che ignorano i fatti».

Secondo Renzi, «la flessibilità - annunciata a Strasburgo il 13 gennaio 2015 - era parte integrante dell' accordo per eleggere Jean Claude Juncker. Non c'entra nulla con le politiche migratorie. Nulla. Era un accordo politico di risposta all' austerità del Fiscal compact». Il senatore semplice si è mostrato convintissimo: flessibilità e immigrazione, ha puntualizzato, «sono due dossier politici diversi».
LUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO E GIUSEPPE CONTE

NOTIZIE DALL'INTERNO
Purtroppo per lui, il caro Matteo non risulta molto credibile. A non prenderlo sul serio non sono soltanto gli esponenti dell'attuale governo, ma persino i rappresentanti del suo partito. Per rendersene conto basta ascoltare ciò che ha dichiarato, nei giorni scorsi, Valeria Fedeli. La signora, va ricordato, è un ex ministro (proprio come la Bonino), dunque non è una piddina qualsiasi, o una semplice passante. Il 16 novembre, partecipando a Tagadà, tramissione di La7, ha pronunciato parole molto chiare.

CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI
La Fedeli, tranquillamente accomodata nello studio di Tiziana Panella, si è messa a dare lezioni di strategia. Ha spiegato come, secondo lei, dovrebbe comportarsi l'esecutivo in sede europea. E, per farlo, ha portato ad esempio il modo in cui si comportò il governo di centrosinistra guidato dal Bullo: «Giustamente abbiamo negoziato la flessibilità», ha detto la Fedeli, «ma perché facevamo un'operazione sugli immigrati. Giusto o sbagliato, noi abbiamo negoziato lì, con un elemento di negoziazione della flessibilità. Ed è una delle cose che diciamo attualmente al governo: negoziate alcuni elementi».

valeria fedeli 4VALERIA FEDELI 4
Il senso del ragionamento è cristallino: in Europa non bisogna presentarsi a mani vuote, bisogna invece offrire qualche merce di scambio. Il governo Renzi ha offerto l'accoglienza in cambio della flessibilità. Più immigrati in Italia in cambio di un filo di morbidezza (pochissima, per altro) sui conti pubblici.

Queste parole non sono state estorte alla Fedeli. Le ha pronunciate di sua volontà. Di più: ha presentato lo scambio scellerato del suo compare di schieramento come un modello di buongoverno, e l'ha utilizzato per criticare l'operato del governo guidato da Giuseppe Conte.

RENZI E I MIGRANTIRENZI E I MIGRANTI
Al netto della polemica, capite che si tratta di un punto piuttosto importante. Valeria Fedeli ha confermato in toto e senza tentennamenti ciò che dichiarò Emma Bonino nel 2017, e cioè che «siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino». Significa che ben due ex ministri, di cui uno del Partito democratico, hanno dato torto a Renzi, svelando ciò che gli italiani già sapevano riguardo all'invasione.

Eppure, Matteo, ancora pochi mesi fa, s'intignava a smentire. Accusava Luigi Di Maio e Danilo Toninelli di essere bugiardi e ignoranti, insisteva a ripetere che la flessibilità e l'immigrazione non avevano nulla a che fare. Beh, forse queste «verità» dovrebbe spiegarle in primis ai suoi colleghi di partito, tra cui quella Fedeli che lo ha sbugiardato candidamente in un pomeriggio di metà novembre.

ALTARINI SVELATI
RENZI JUNCKERRENZI JUNCKER
Certo, ci rendiamo conto che tutti i personaggi sulla scena siano parecchio discutibili. Di chi dovremmo fidarci? Di Emma Bonino? Di Valeria Fedeli? Oppure di Matteo Renzi? A dire la verità, da nessuno dei tre compreremmo una macchina o qualsiasi altro bene di consumo. Tuttavia, nel caso specifico, il cuore ci porta a credere di più alla Bonino e alla Fedeli, se non altro perché - svelando pubblicamente gli altarini - non hanno guadagnato nulla. Anzi, semmai hanno fatto aumentare la rabbia degli italiani. C'è poi un altro elemento che potremmo definire «tecnico» a influire sul nostro giudizio. Ritenere che Matteo Renzi abbia raccontato una balla non vuol dire avere pregiudizi: è pura statistica.

Fonte: qui


NON FATE LEGGERE A BORGHI E BAGNAI IL NUOVO SONDAGGIO DELL’EUROBAROMETRO. CRESCONO GLI ITALIANI CHE CREDONO CHE LA MONETA UNICA SIA POSITIVA PER IL NOSTRO PAESE: SONO IL 57% 

8 SU 10 VOGLIONO POLITICHE ECONOMICHE E BILANCI PIÙ COORDINATI 

GLI ITALIANI SONO I PRIMI TRA CHI CREDE CHE L’EURO ABBIA AUMENTATO LA LORO PERCEZIONE DI SENTIRSI EUROPEI


ITALIA MANOVRA EUROPAITALIA MANOVRA EUROPA
Impennata record per la percentuale di italiani, il 57%, che ritiene che l'euro sia positivo per l'Italia, registrando +12% rispetto all'anno scorso. E' l'aumento maggiore insieme agli austriaci, anche se il 57% è comunque il terzultimo valore più basso dei 19 (peggio solo Cipro e Lituania). E' quanto emerge dall'Eurobarometro annuale della Commissione Ue sull'euro, realizzato con interviste a ottobre.

conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO


Il 79% degli italiani vuole politiche economiche e bilanci più coordinati insieme agli spagnoli (al top con 84%), i greci (anche loro 79%), poi portoghesi (75%) e francesi (74%). Per il 58%, infatti, questo coordinamento si è indebolito negli ultimi anni, anziché essersi rafforzato: si tratta della seconda percentuale più alta dopo il 62% di greci, seguita anche se più a distanza da spagnoli (49%) e francesi (46%).
borghi salvini bagnaiBORGHI SALVINI BAGNAI

Italiani "più europei" grazie all'euro - Gli italiani sono anche tra i primi nell'eurozona a ritenere che l'euro abbia aumentato la loro percezione di sentirsi europei (quinti con il 34%), mentre sono fanalino di coda di tutta l'eurozona (36%) a credere che la moneta unica abbia reso più facile ed economico viaggiare. Terz'ultimi anche nel ritenere che l'euro abbia ridotto i costi bancari dei prelievi di contanti in altri Paesi Ue.

SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIOSALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO





Il 90% degli italiani vuole riforme significative per migliorare l'economia - Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 90% degli italiani ritiene ci sia bisogno di "riforme significative" per migliorare la performance dell'economia nazionale: si tratta della percentuale più alta di tutti i Paesi dell'eurozona. 

La prima delle priorità è la riforma del mercato del lavoro (96%), ma solo il 70% (penultima percentuale) è a favore di risparmiare oggi per prepararsi all'invecchiamento della popolazione e all'aumento dei costi delle pensioni

Fonte: qui

domenica 18 novembre 2018

È ufficiale, il Pd si sta suicidando



“Partito senza popolo”. Provate a googlare queste tre semplici parole e i risultati non vi lasceranno sorpresi: nelle prime cinque pagine (non siamo andati oltre, lo confessiamo) viene citato, nove volte su dieci, il Pd. È questo lo stato d’animo con cui il maggior partito della sinistra europea (fino alla prossima primavera) si sta avvicinando ad ampie falcate verso il suicidio finale: il congresso e le relative primarie. 

Quella che poteva essere l’occasione per una rifondazione, si trasformerà (si è già trasformata, in realtà) nell’ennesima, estenuante, resa dei conti tra correnti e correntine, capibastone sempre più stanchi e spuntati, peones preoccupati per il loro mutuo milionario, tifosi che si massacrano sui social e poi vanno a fare l’aperitivo in centro. Il tutto con sondaggi sempre più drammatici, che fotografano l’impossibilità del Pd di rappresentare un’alternativa a Lega e Cinque Stelle, nonostante i due movimenti di governo stiano facendo di tutto per agevolare il compito all’opposizione.

Ma quando un partito ha perso il contatto con la realtà in maniera così evidente, è difficile pensare di poter convincere l’elettorato a votarlo. Quindi il Pd ha deciso di concentrare tutte le sue attenzioni in ciò in cui non ha mai avuto rivali: autodistruggersi. Tre candidati principali in campo (probabilmente), oltre ad un gruppetto di candidati minori, per prendere la guida del partito e condurlo alle elezioni europee più importanti della storia. Nicola Zingaretti, il primo ad ufficializzare la sua corsa, Marco Minniti, che dovrebbe farlo in settimana, Maurizio Martina, l’uomo che si è caricato il partito sulle spalle dopo il disastro del 4 marzo. Un convitato di pietra: Matteo Renzi, che non ha mai veramente lasciato la guida del partito (comandando a bacchetta la corrente più numerosa al suo interno, soprattutto nei gruppi parlamentari), e che sta facendo letteralmente di tutto per far saltare il banco.

La situazione è tragicomica. 

Zingaretti, Minniti e Martina – al di là di qualche differenza spinta in maniera caricaturale dai rispettivi fan – sono dei candidati che non possono essere considerati così agli antipodi. 

Al primo viene accusato di voler rifare i Ds e a aprire il dialogo con i Cinque Stelle. 

Al secondo di aver spianato la strada a Salvini, con politiche disumane sui migranti. 

Al terzo un certo grado di opportunismo. 

Tutto questo nonostante Zingaretti abbia più volte smentito di volere un accordo con i grillini, Minniti abbia sempre parlato di sicurezza e integrazione come di due concetti inseparabili, Martina abbia fatto ciò che doveva fare per far sopravvivere il Pd alla disfatta elettorale. Eppure si è scelto di alimentare strumentalmente queste differenze, invece di trovare un’intesa che possa portare i dem a guidare quel listone anti-sovranista che il 56% dei loro elettori ha detto di desiderare in vista del voto europeo.

Invece nulla, nessuno fa un passo indietro. E si rischia così di precipitare verso una situazione paradossale, anch’essa già fotografata da tutti sondaggisti: nessuno dei tre candidati raggiunge il 50 per centro alle primarie, a decidere chi diventerà segretario sarà l’assemblea nazionale. Inutile dire che a quel punto, quel che resta del Pd, sarà in mano alle correnti. 

E il tutto diventerà un’ultima, disperata, corsa ad accaparrarsi quelle poche rendite di un potere che ormai non c’è più. Con un epilogo che sembra già scritto, anche perché già percorso da altri soggetti politici in passato, come il Psi post-Craxi. Cespugli in uscita dal Pd. Ad andare bene, lo scenario che potrebbe profilarsi, sarebbe quello di un partito che si divide in due: 

da una parte i renziani che vanno con Forza Italia a formare un partito di centro liberale, alla Macron; 

dall’altra il corpaccione del partito che si sposta a sinistra, tentando di dialogare con l’ala anti-governista dei Cinque Stelle. 

Forse c’è chi, addirittura, si potrebbe ricordare che esistono le politiche ambientali, dopo i successi dei Verdi in giro per tutta Europa. Ma potrebbe anche andare peggio.

Chi sicuramente non sta lavorando per l’unità è Matteo Renzi, che poi è anche la causa principale di quel che sta succedendo oggi. A qualche anno di distanza, si può dire con relativa certezza che il Pd non ha retto all’urto renziano. E che lo stesso ex sindaco di Firenze non ha retto la sfida di cambiare (in meglio) il Pd. Anzi, l’ha praticamente distrutto, sia politicamente, sia economicamente, sia a livello di percezione sociale.

Quel che succede oggi è il frutto di dieci anni di scelte sbagliate, da Veltroni in poi, e di due anni, gli ultimi, di corto circuito totale. Dalla campagna referendaria in poi non si contano i fallimenti, gli scontri inutili, le occasioni perse, la mancanza di una linea politica condivisa, l’incapacità cronica di saper parlare alla gente, l’inguaribile arroganza, il pressappochismo gestionale e amministrativo. E chi più ne ha più ne metta. L’autoimplosione è iniziata da tempoE vedere Renzi, ancora oggi, parlare di “fuoco amico” come unica ragione della sconfitta, tirare bordate ai compagni, riesumare il mantra morto e sepolto della rottamazione, lavorare scientificamente per far fallire qualsiasi ipotesi di segreteria che non dipenda direttamente da lui, fa la stessa tristezza di vedere ora il codazzo di politica residuale, una volta adorante e disposto a fare qualsiasi cosa per entrare nelle grazie del Giglio Magico, voltare le spalle al vecchio “capo” per cercare nuovi lidi.

Ciò che nessuno al Pd (e tra coloro che il Pd l’hanno abbandonato per cercare fortuna altrove, trovando solo delusioni ancora peggiori) ha capito è che quei lidi non esistono più. Sono stati travolti dall’ondata autoflagellatoria di un partito incapace di guardare oltre il proprio naso e che, forse per l’ultima volta, sta scrivendo l’ennesima pagina buia di una storia troppo brutta per essere vera.

Di Giulio Scranno

Da: Linkiesta

Fonte: qui


ALL’ASSEMBLEA DEL PD RENZI NON SI FA VEDERE, MARTINA LASCIA LA SEGRETERIA E MARCO MINNITI TACE SULLA CANDIDATURA ALLE PRIMARIE 

L’ASSENZA DELL’EX SEGRETARIO ERA PREVISTA MA NON FA CHE ALIMENTARE I SOSPETTI CHE VOGLIA MOLLARE IL PARTITO

MARTINA HA INCASSATO LA SUA PRIMA STANDING OVATION NEL MOMENTO IN CUI HA CONFERMATO LE DIMISSIONI…


maurizio martinaMAURIZIO MARTINA
Matteo Renzi non partecipa all’assemblea nazionale del Pd a Roma, all’hotel Ergife dove Martina ha formalizzato il suo addio alla segreteria accolto da un lungo applauso. Nel pomeriggio, il presidente dell’assemblea Matteo Orfini, dopo averne decretato lo scioglimento, ha avviato ufficialmente il percorso congressuale — dal momento che non è uscita nessuna candidatura con relativa raccolta di firme — Orfini, ha anche convocato la Direzione per l’elezione della Commissione che governerà il partito nei tre mesi di durata del Congresso.

L’ASSENZA DELL’EX PREMIER
gentiloni all assemblea nazionale pdGENTILONI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE PD
L’assenza di Renzi, comunque, era già nota da qualche giorno. Secondo alcune voci della vigilia, anche altri «renziani» sarebbero stati intenzionati a disertare per far mancare il numero legale. Ma così non è stato. In molti interpretano l’assenza dell’ex premier come una manifesta «lontananza» dal Pd: secondo alcuni, Renzi starebbe addirittura valutando se rimanere ancora nel partito o intraprendere una nuova avventura.

maurizio martinaMAURIZIO MARTINA




Lo dimostrerebbe il «like» postato tre giorni fa al commento di un suo sostenitore che su Facebook lo invitata ad uscire dal Pd «zavorra». Conferme arrivano anche da un parlamentare a lui molto vicino: il suo ruolo nel convegno sarà molto defilato, per lasciare spazio agli altri esponenti, il suo impegno principale sarà quello di svolgere al meglio il ruolo di senatore e di dare una mano in campagna elettorale per le amministrative di Firenze a sostegno di Dario Nardella.

L’appello del governatore del Lazio e candidato alla segreteria Nicola Zingaretti: «Venite a votare alle primarie. A chi scriverà le regole mi permetto di suggerire di far partecipare tutti eliminando quei due euro per venire a votare, non si deve pagare ma fare una sottoscrizione».
marco minnitiMARCO MINNITI

NESSUNA CANDIDATURA IN ASSEMBLEA
All’apertura formale del congresso, sulle note dell’inno di Mameli, Martina ha formalizzato le dimissioni da segretario. Chi si aspettava la candidatura ufficiale di Marco Minniti come suo successore è rimasto deluso: l’ex ministro dell’Interno ha lasciato l’assemblea nazionale senza rendere manifesta la sua decisione.

Secondo alcune voci, Minniti dovrebbe sciogliere domenica la riserva sulla sua candidatura alla segreteria dem anche se sembra ancora pesare sulla sua decisione la modalità della sua discesa in campo e, soprattutto, l’eventuale ticket con Teresa Bellanova. Un ticket di cui l’ex ministro, stando a quanto si apprende da fonti parlamentari vicine a Renzi, non vorrebbe nemmeno sentire parlare.
nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

Le stesse fonti riferiscono che i contatti tra l’ala renziana del partito e gli esponenti più vicini all’ex responsabile dell’Interno sono andati avanti nelle ultime ore, con incontri venerdì, a Firenze (dove Minniti ha presentato il suo libro assieme a Renzi) e anche sabato mattina a Roma, prima dell’assemblea.

«Finora non ci sono i candidati. Quando ci saranno valuterò chi mi rappresenta al meglio» ha detto il presidente dell’assemblea del Partito Democratico, Matteo Orfini. «Non è l’assemblea a decidere la data delle primarie ma la Commissione. L’auspicio è che si faccia il prima possibile. Abbiamo una procedura fissata dallo statuto», ha concluso Orfini.
maurizio martina e graziano delrioMAURIZIO MARTINA E GRAZIANO DELRIO

TIMMERMANS: «CREDO IN EUROPA UNITA»
«Ritiratevi tutti». Ha detto, dal palco dell’assemblea, Katia Tarasconi, consigliera regionale in Emilia Romagna, rivolgendosi ai dirigenti dem. «Abbiamo bisogno di persone nuove, pensanti e non riconducibili a nessuna corrente. Il Pd deve essere libero e non ostaggio di qualcuno. Noi dovremmo essere il partito che sta in mezzo alla gente e invece vedo già qua dentro un cordone che divide l’assemblea: quelli importanti separati da tutti gli altri. Non va bene, dobbiamo essere tutti insieme», ha concluso Tarasconi.

marco minnitiMARCO MINNITI
Tra i presenti anche Paolo Gentiloni e Frans Timmermans, candidato del Partito socialista europeo (Pse) alla guida della Commissione Ue, che ha ricevuto una standing ovation: «Io credo in un’Europa unita. Noi dobbiamo dirci di sinistra, non dobbiamo far incatenare dalle destre le persone alle loro paure. Il movimento di sinistra dev’essere ottimista: possiamo vincere».

L’INTERVENTO DI MARTINA: «CONFERMO DIMISSIONI»
«Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità»: è questo l’appello lanciato dal segretario uscente, Maurizio Martina, nel confermare le sue dimissioni. «Capita che in una forza come la nostra troppo spesso non riusciamo a far prevalere gli elementi che ci uniscono e che sono tanti e determinanti rispetto a quelli che ci dividono. Ricordiamoci tutti che il nostro nemico è la destra e a nessuno di noi è consentito giocare tatticamente in maniera compulsiva su questo percorso congressuale.
andrea orlando e nicola zingarettiANDREA ORLANDO E NICOLA ZINGARETTI

Coerentemente con il mandato di luglio confermo qui le mie dimissioni. Questo tempo di mare mosso è il tempo ideale per i democratici. In bocca al lupo ai candidati: chiunque essi siano saranno all’altezza della sfida che li attende». «Tocca a noi prendere per mano la sfida del cambiamento dell’Europa, rispetto a chi vuole distruggerla» ha aggiunto Martina. «Non c’è sovranità fuori dalla sfida europea. Timmermans si carica sulle spalle una battaglia cruciale per il futuro. Dobbiamo costruire insieme un progetto e una prospettiva rispetto all’Europa che vogliamo. Serve un’Europa più giusta e più solidale, che sconfigga alla radice quella illusione che nella distruzione del progetto europeo si trova più tutela. È una follia».

«PECCATO NON CAMBIARE LO STATUTO»
assemblea nazionale pd maurizio martina si dimetteASSEMBLEA NAZIONALE PD MAURIZIO MARTINA SI DIMETTE
«Un congresso può essere uno strumento utile per parlare prima di tutto al paese, dipende solo da noi. Il congresso non è un fine, è un mezzo. Mi sarebbe piaciuto che questa assemblea valutasse i cambiamenti statutari per rendere il partito più in sintonia con la società. Non ce l’abbiamo fatta. Ma dobbiamo ricostruire i rapporti cruciali con la società italiana». Questo l’intervento del segretario uscente, Maurizio Martina, all’assemblea del Pd a Roma.

maurizio martinaMAURIZIO MARTINA





«C’è bisogno che il Pd metta in campo la sua alternativa al questo governo. Tutti avvertiamo l’insufficienza del lavoro fatto fin qui, sentiamo su di noi di non essere ancora compiutamente all’altezza della partita aperta. Trasformiamo questa insufficienza in una proposta. Se guardo al Paese avverto come voi la strategia folle che Lega e Cinque Stelle stanno giocando sulla pelle degli italiani. Vicende di quest giorni indicano chiaramente il baratro su cui stanno facendo giocare il Paese per interessi di bottega. C’è un noi che deve sempre prevalere rispetto ai giudizi personali e alle ambizioni».

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