9 dicembre forconi: Giglio magico
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domenica 18 novembre 2018

È ufficiale, il Pd si sta suicidando



“Partito senza popolo”. Provate a googlare queste tre semplici parole e i risultati non vi lasceranno sorpresi: nelle prime cinque pagine (non siamo andati oltre, lo confessiamo) viene citato, nove volte su dieci, il Pd. È questo lo stato d’animo con cui il maggior partito della sinistra europea (fino alla prossima primavera) si sta avvicinando ad ampie falcate verso il suicidio finale: il congresso e le relative primarie. 

Quella che poteva essere l’occasione per una rifondazione, si trasformerà (si è già trasformata, in realtà) nell’ennesima, estenuante, resa dei conti tra correnti e correntine, capibastone sempre più stanchi e spuntati, peones preoccupati per il loro mutuo milionario, tifosi che si massacrano sui social e poi vanno a fare l’aperitivo in centro. Il tutto con sondaggi sempre più drammatici, che fotografano l’impossibilità del Pd di rappresentare un’alternativa a Lega e Cinque Stelle, nonostante i due movimenti di governo stiano facendo di tutto per agevolare il compito all’opposizione.

Ma quando un partito ha perso il contatto con la realtà in maniera così evidente, è difficile pensare di poter convincere l’elettorato a votarlo. Quindi il Pd ha deciso di concentrare tutte le sue attenzioni in ciò in cui non ha mai avuto rivali: autodistruggersi. Tre candidati principali in campo (probabilmente), oltre ad un gruppetto di candidati minori, per prendere la guida del partito e condurlo alle elezioni europee più importanti della storia. Nicola Zingaretti, il primo ad ufficializzare la sua corsa, Marco Minniti, che dovrebbe farlo in settimana, Maurizio Martina, l’uomo che si è caricato il partito sulle spalle dopo il disastro del 4 marzo. Un convitato di pietra: Matteo Renzi, che non ha mai veramente lasciato la guida del partito (comandando a bacchetta la corrente più numerosa al suo interno, soprattutto nei gruppi parlamentari), e che sta facendo letteralmente di tutto per far saltare il banco.

La situazione è tragicomica. 

Zingaretti, Minniti e Martina – al di là di qualche differenza spinta in maniera caricaturale dai rispettivi fan – sono dei candidati che non possono essere considerati così agli antipodi. 

Al primo viene accusato di voler rifare i Ds e a aprire il dialogo con i Cinque Stelle. 

Al secondo di aver spianato la strada a Salvini, con politiche disumane sui migranti. 

Al terzo un certo grado di opportunismo. 

Tutto questo nonostante Zingaretti abbia più volte smentito di volere un accordo con i grillini, Minniti abbia sempre parlato di sicurezza e integrazione come di due concetti inseparabili, Martina abbia fatto ciò che doveva fare per far sopravvivere il Pd alla disfatta elettorale. Eppure si è scelto di alimentare strumentalmente queste differenze, invece di trovare un’intesa che possa portare i dem a guidare quel listone anti-sovranista che il 56% dei loro elettori ha detto di desiderare in vista del voto europeo.

Invece nulla, nessuno fa un passo indietro. E si rischia così di precipitare verso una situazione paradossale, anch’essa già fotografata da tutti sondaggisti: nessuno dei tre candidati raggiunge il 50 per centro alle primarie, a decidere chi diventerà segretario sarà l’assemblea nazionale. Inutile dire che a quel punto, quel che resta del Pd, sarà in mano alle correnti. 

E il tutto diventerà un’ultima, disperata, corsa ad accaparrarsi quelle poche rendite di un potere che ormai non c’è più. Con un epilogo che sembra già scritto, anche perché già percorso da altri soggetti politici in passato, come il Psi post-Craxi. Cespugli in uscita dal Pd. Ad andare bene, lo scenario che potrebbe profilarsi, sarebbe quello di un partito che si divide in due: 

da una parte i renziani che vanno con Forza Italia a formare un partito di centro liberale, alla Macron; 

dall’altra il corpaccione del partito che si sposta a sinistra, tentando di dialogare con l’ala anti-governista dei Cinque Stelle. 

Forse c’è chi, addirittura, si potrebbe ricordare che esistono le politiche ambientali, dopo i successi dei Verdi in giro per tutta Europa. Ma potrebbe anche andare peggio.

Chi sicuramente non sta lavorando per l’unità è Matteo Renzi, che poi è anche la causa principale di quel che sta succedendo oggi. A qualche anno di distanza, si può dire con relativa certezza che il Pd non ha retto all’urto renziano. E che lo stesso ex sindaco di Firenze non ha retto la sfida di cambiare (in meglio) il Pd. Anzi, l’ha praticamente distrutto, sia politicamente, sia economicamente, sia a livello di percezione sociale.

Quel che succede oggi è il frutto di dieci anni di scelte sbagliate, da Veltroni in poi, e di due anni, gli ultimi, di corto circuito totale. Dalla campagna referendaria in poi non si contano i fallimenti, gli scontri inutili, le occasioni perse, la mancanza di una linea politica condivisa, l’incapacità cronica di saper parlare alla gente, l’inguaribile arroganza, il pressappochismo gestionale e amministrativo. E chi più ne ha più ne metta. L’autoimplosione è iniziata da tempoE vedere Renzi, ancora oggi, parlare di “fuoco amico” come unica ragione della sconfitta, tirare bordate ai compagni, riesumare il mantra morto e sepolto della rottamazione, lavorare scientificamente per far fallire qualsiasi ipotesi di segreteria che non dipenda direttamente da lui, fa la stessa tristezza di vedere ora il codazzo di politica residuale, una volta adorante e disposto a fare qualsiasi cosa per entrare nelle grazie del Giglio Magico, voltare le spalle al vecchio “capo” per cercare nuovi lidi.

Ciò che nessuno al Pd (e tra coloro che il Pd l’hanno abbandonato per cercare fortuna altrove, trovando solo delusioni ancora peggiori) ha capito è che quei lidi non esistono più. Sono stati travolti dall’ondata autoflagellatoria di un partito incapace di guardare oltre il proprio naso e che, forse per l’ultima volta, sta scrivendo l’ennesima pagina buia di una storia troppo brutta per essere vera.

Di Giulio Scranno

Da: Linkiesta

Fonte: qui


ALL’ASSEMBLEA DEL PD RENZI NON SI FA VEDERE, MARTINA LASCIA LA SEGRETERIA E MARCO MINNITI TACE SULLA CANDIDATURA ALLE PRIMARIE 

L’ASSENZA DELL’EX SEGRETARIO ERA PREVISTA MA NON FA CHE ALIMENTARE I SOSPETTI CHE VOGLIA MOLLARE IL PARTITO

MARTINA HA INCASSATO LA SUA PRIMA STANDING OVATION NEL MOMENTO IN CUI HA CONFERMATO LE DIMISSIONI…


maurizio martinaMAURIZIO MARTINA
Matteo Renzi non partecipa all’assemblea nazionale del Pd a Roma, all’hotel Ergife dove Martina ha formalizzato il suo addio alla segreteria accolto da un lungo applauso. Nel pomeriggio, il presidente dell’assemblea Matteo Orfini, dopo averne decretato lo scioglimento, ha avviato ufficialmente il percorso congressuale — dal momento che non è uscita nessuna candidatura con relativa raccolta di firme — Orfini, ha anche convocato la Direzione per l’elezione della Commissione che governerà il partito nei tre mesi di durata del Congresso.

L’ASSENZA DELL’EX PREMIER
gentiloni all assemblea nazionale pdGENTILONI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE PD
L’assenza di Renzi, comunque, era già nota da qualche giorno. Secondo alcune voci della vigilia, anche altri «renziani» sarebbero stati intenzionati a disertare per far mancare il numero legale. Ma così non è stato. In molti interpretano l’assenza dell’ex premier come una manifesta «lontananza» dal Pd: secondo alcuni, Renzi starebbe addirittura valutando se rimanere ancora nel partito o intraprendere una nuova avventura.

maurizio martinaMAURIZIO MARTINA




Lo dimostrerebbe il «like» postato tre giorni fa al commento di un suo sostenitore che su Facebook lo invitata ad uscire dal Pd «zavorra». Conferme arrivano anche da un parlamentare a lui molto vicino: il suo ruolo nel convegno sarà molto defilato, per lasciare spazio agli altri esponenti, il suo impegno principale sarà quello di svolgere al meglio il ruolo di senatore e di dare una mano in campagna elettorale per le amministrative di Firenze a sostegno di Dario Nardella.

L’appello del governatore del Lazio e candidato alla segreteria Nicola Zingaretti: «Venite a votare alle primarie. A chi scriverà le regole mi permetto di suggerire di far partecipare tutti eliminando quei due euro per venire a votare, non si deve pagare ma fare una sottoscrizione».
marco minnitiMARCO MINNITI

NESSUNA CANDIDATURA IN ASSEMBLEA
All’apertura formale del congresso, sulle note dell’inno di Mameli, Martina ha formalizzato le dimissioni da segretario. Chi si aspettava la candidatura ufficiale di Marco Minniti come suo successore è rimasto deluso: l’ex ministro dell’Interno ha lasciato l’assemblea nazionale senza rendere manifesta la sua decisione.

Secondo alcune voci, Minniti dovrebbe sciogliere domenica la riserva sulla sua candidatura alla segreteria dem anche se sembra ancora pesare sulla sua decisione la modalità della sua discesa in campo e, soprattutto, l’eventuale ticket con Teresa Bellanova. Un ticket di cui l’ex ministro, stando a quanto si apprende da fonti parlamentari vicine a Renzi, non vorrebbe nemmeno sentire parlare.
nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

Le stesse fonti riferiscono che i contatti tra l’ala renziana del partito e gli esponenti più vicini all’ex responsabile dell’Interno sono andati avanti nelle ultime ore, con incontri venerdì, a Firenze (dove Minniti ha presentato il suo libro assieme a Renzi) e anche sabato mattina a Roma, prima dell’assemblea.

«Finora non ci sono i candidati. Quando ci saranno valuterò chi mi rappresenta al meglio» ha detto il presidente dell’assemblea del Partito Democratico, Matteo Orfini. «Non è l’assemblea a decidere la data delle primarie ma la Commissione. L’auspicio è che si faccia il prima possibile. Abbiamo una procedura fissata dallo statuto», ha concluso Orfini.
maurizio martina e graziano delrioMAURIZIO MARTINA E GRAZIANO DELRIO

TIMMERMANS: «CREDO IN EUROPA UNITA»
«Ritiratevi tutti». Ha detto, dal palco dell’assemblea, Katia Tarasconi, consigliera regionale in Emilia Romagna, rivolgendosi ai dirigenti dem. «Abbiamo bisogno di persone nuove, pensanti e non riconducibili a nessuna corrente. Il Pd deve essere libero e non ostaggio di qualcuno. Noi dovremmo essere il partito che sta in mezzo alla gente e invece vedo già qua dentro un cordone che divide l’assemblea: quelli importanti separati da tutti gli altri. Non va bene, dobbiamo essere tutti insieme», ha concluso Tarasconi.

marco minnitiMARCO MINNITI
Tra i presenti anche Paolo Gentiloni e Frans Timmermans, candidato del Partito socialista europeo (Pse) alla guida della Commissione Ue, che ha ricevuto una standing ovation: «Io credo in un’Europa unita. Noi dobbiamo dirci di sinistra, non dobbiamo far incatenare dalle destre le persone alle loro paure. Il movimento di sinistra dev’essere ottimista: possiamo vincere».

L’INTERVENTO DI MARTINA: «CONFERMO DIMISSIONI»
«Mettiamo in campo insieme una nuova stagione di unità»: è questo l’appello lanciato dal segretario uscente, Maurizio Martina, nel confermare le sue dimissioni. «Capita che in una forza come la nostra troppo spesso non riusciamo a far prevalere gli elementi che ci uniscono e che sono tanti e determinanti rispetto a quelli che ci dividono. Ricordiamoci tutti che il nostro nemico è la destra e a nessuno di noi è consentito giocare tatticamente in maniera compulsiva su questo percorso congressuale.
andrea orlando e nicola zingarettiANDREA ORLANDO E NICOLA ZINGARETTI

Coerentemente con il mandato di luglio confermo qui le mie dimissioni. Questo tempo di mare mosso è il tempo ideale per i democratici. In bocca al lupo ai candidati: chiunque essi siano saranno all’altezza della sfida che li attende». «Tocca a noi prendere per mano la sfida del cambiamento dell’Europa, rispetto a chi vuole distruggerla» ha aggiunto Martina. «Non c’è sovranità fuori dalla sfida europea. Timmermans si carica sulle spalle una battaglia cruciale per il futuro. Dobbiamo costruire insieme un progetto e una prospettiva rispetto all’Europa che vogliamo. Serve un’Europa più giusta e più solidale, che sconfigga alla radice quella illusione che nella distruzione del progetto europeo si trova più tutela. È una follia».

«PECCATO NON CAMBIARE LO STATUTO»
assemblea nazionale pd maurizio martina si dimetteASSEMBLEA NAZIONALE PD MAURIZIO MARTINA SI DIMETTE
«Un congresso può essere uno strumento utile per parlare prima di tutto al paese, dipende solo da noi. Il congresso non è un fine, è un mezzo. Mi sarebbe piaciuto che questa assemblea valutasse i cambiamenti statutari per rendere il partito più in sintonia con la società. Non ce l’abbiamo fatta. Ma dobbiamo ricostruire i rapporti cruciali con la società italiana». Questo l’intervento del segretario uscente, Maurizio Martina, all’assemblea del Pd a Roma.

maurizio martinaMAURIZIO MARTINA





«C’è bisogno che il Pd metta in campo la sua alternativa al questo governo. Tutti avvertiamo l’insufficienza del lavoro fatto fin qui, sentiamo su di noi di non essere ancora compiutamente all’altezza della partita aperta. Trasformiamo questa insufficienza in una proposta. Se guardo al Paese avverto come voi la strategia folle che Lega e Cinque Stelle stanno giocando sulla pelle degli italiani. Vicende di quest giorni indicano chiaramente il baratro su cui stanno facendo giocare il Paese per interessi di bottega. C’è un noi che deve sempre prevalere rispetto ai giudizi personali e alle ambizioni».

Fonte: qui

giovedì 26 maggio 2016

UNA VORAGINE SQUARCIA IL GIGLIO MAGICO DI MATTEO RENZI

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CHI EBBE IL SUO PRIMO INCARICO NEL CDA DI PUBLIACQUA, CHE GESTISCE I TUBI SCOPPIATI A FIRENZE? MARIA ELENA BOSCHI!

IL PRESIDENTE ERA ERASMO D'ANGELIS, DALL''UNITÀ' A PALAZZO CHIGI. L'AD? IRACE, CHE MARINO IMPOSE ALL'ACEA - ORA LA GUIDA FILIPPO VANNONI, CONSULENTE DEL GOVERNO E MARITO DI LUCIA DE SIERVO, EX CAPO DI GABINETTO DI RENZI, SORELLA DEL RENZIANO LUIGI. ECC ECC.

Nardella: “Publiacqua deve spiegazioni a me e ai cittadini". Basta che alza il telefono o si guarda intorno a cena: l'azienda è da sempre inzeppata di renzianissimi della prima, seconda e ultima ora...

nardella boschi
NARDELLA BOSCHI
"Bollette care e rete idrica dissestata”. A poche ore dall’apertura della voragine sul Lungarno a Firenze provocata da un guasto a due tubature dell’acquedotto, sotto accusa è finita la partecipata comunale Publiacqua. “Gestione criminale”, ha attaccato la deputata M5s Federica Daga. L’azienda, a cui anche il sindaco PD Dario Nardella ha chiesto spiegazioni, ha detto di aver registrato due allarmi, uno dopo mezzanotte e uno alle 6.15 di questa mattina e di essere intervenuta tempestivamente: “Le cause della rottura possono essere diverse, stiamo facendo tutte le verifiche necessarie”, hanno fatto sapere.
firenze lungarno
FIRENZE LUNGARNO

Nella società per il 60 per cento pubblica negli ultimi anni sono passati, anche per volontà del presidente del Consiglio (ex sindaco di Firenze ed ex presidente della Provincia), alcuni dei personaggi più noti della galassia renziana: il primo incarico dell’attuale ministra per le Riforme Maria Elena Boschi è stato proprio nel cda di Publiacqua; il presidente dal 2009 al 2012 è stato Erasmo D’Angelis, poi sottosegretario alle Infrastrutture a Palazzo Chigi nel governo Letta e per un periodo direttore de l’Unità; alla guida attualmente c’è Filippo Vannoni, consulente del governo per le politiche economiche, ma anche marito dell’ex dirigente del comune di Firenze ed ex capo di gabinetto di Renzi sindaco Lucia De Siervo.

Ma non solo: l’ex amministratore delegato è Alberto Irace, manager che il leader Pd già aveva voluto nel consiglio d’amministrazione della romana Acea; l’attuale ad è invece Alessandro Carfì, marito ai Alessandra Cattoi che fu portavoce del sindaco di Roma Ignazio Marino ed ex assessore alla scuola della stessa giunta.

firenze lungarno
FIRENZE LUNGARNO
M5s: “Perdite riscontrate da tempo. Gestione criminale”
Ad attaccare la gestione renziana sono ora i 5 stelle: “Il crollo di Lungarno”, ha continuato Daga, “alza il sipario sulla criminale gestione della risorsa idrica a Firenze di cui Renzi si è fatto promotore e che Nardella sta proseguendo. Publiacqua ha sempre giustificato il costo esorbitante delle bollette dell’acqua (402 euro a famiglia nel 2015, l’ottava città più cara d’Italia) con l’enorme mole di investimenti sulla rete (50 euro a utente l’anno, contro una media nazionale di 27 euro).

filippo vannoni
FILIPPO VANNONI

Le bugie hanno le gambe corte. E le voragini. Il danno per Firenze è incalcolabile”.

Il collega grillino Alfonso Bonafede ha concluso: “Non ci venissero a raccontare che questo disastro è frutto di una rottura notturna della tubazione. Le perdite erano riscontrate da tempo. In attesa di conoscere le responsabilità, sottolineiamo però che vogliamo sapere come sono stati investiti i soldi del gestore è un colabrodo”. A Firenze, hanno spiegato infine Daga e Bonafede, “c’è un reticolo idrico fatto da 225 km di tubi in amianto, mentre quelli che non sono in amianto determinano perdite d’acqua fino al 51%. Acqua che i cittadini pagano lo stesso ma che poi finisce per erodere il terreno e determinare, come in questo caso, crolli e cedimenti un po’ su tutto il territorio”.
alberto irace erasmo d angelis matteo renzi
ALBERTO IRACE, ERASMO D'ANGELIS E MATTEO RENZI IN "QUI SI MANGIA!!!"
Nardella: “Publiacqua deve spiegazioni a me e ai cittadini” - Intanto il primo cittadino dem Nardella, intervista dal Tgr della Toscana si è rivolto proprio a Publiacqua e ai suoi tecnici per avere “risposte” su cosa sia accaduto tra il primo e il secondo guasto alle tubature dell’acquedotto. “Non solo aspettano i cittadini ma aspetto io come sindaco informazioni che Publiacqua deve dare”, ha detto.
Nardella rispondendo a una domanda sull’allagamento verificatosi intorno a mezzanotte e mezzo, e alle lamentele di alcuni cittadini su mancati interventi il sindaco ha detto che i “soccorsi sono stati tempestivi”, che la segnalazione è arrivata per prima alla centrale del 113 che poi ha allertato vigili fuoco e polizia municipale, intervenuti sul posto. La strada, ha spiegato ancora il sindaco, è stata chiusa e sono state spostate anche 12 auto. Da capire, ha aggiunto, cosa sia successo tra il primo e il secondo guasto dell’acquedotto, e su questo Publiacqua deve “dare risposte”.
lucia de siervo
LUCIA DE SIERVO

Il sindaco ha poi definito “doverosi gli accertamenti della magistratura”, che sulla voragine ha aperto un’inchiesta. Ancora, alla domanda se teme possibili ripercussioni per l’economia della città, li ha esclusi spiegando che il danno riguarda un’area circoscritta. Di sicuro però, ha aggiunto, “la rete idrica va tenuta sotto controllo e va ricostruita la dinamica di quanto accaduto”.
Publiacqua: “Rotti due tubi, sotto esame le cause del crollo” - Sono due i tubi dell’acqua che si sono rotti, il primo dei quali ha provocato l’allagamento ripreso anche in video girati da passanti dopo la mezzanotte, il secondo che ha interessato quella che viene definita la ‘dorsale’ della riva sinistra dell’Arno. Ma su quale sia stata la causa che ha determinato poi la voragine sono in corso verifiche.
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RENZI NARDELLA
E’ quanto ha spiegato Alessandro Carfì, ad di Publiacqua. “Per capire meglio dobbiamo verificare le condizioni dell’asfalto e della tubatura. In questo momento possiamo solo dire che le cause possibili possono essere diverse. Potrebbe essere anche un flusso d’acqua arrivato da un canale”.

Carfì ha anche spiegato che il tubo principale che si è rotto “aveva 60 anni circa e rientrava tra quelli già inseriti nel piano di sostituzione programmati dalla società”.

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FIRENZE LUNGARNO
Su quanto accaduto stanotte, Publiacqua ha specificato di aver registrato a mezzanotte e mezzo “un calo di pressione grazie a un meccanismo di monitoraggio telemetrico”, che “interessava il tubo passante: le squadre di Publiacqua sono intervenute dopo la rilevazione. Nello stesso momento cittadini hanno informato sulla fuoriuscita di acqua il 113, che ha avvertito le altre forze dell’ordine. Dopo l’intervento non è stato registrato alcun calo di pressione. Alle 6.15 è scattato un secondo allarme” con conseguente nuovo intervento, tuttora in corso. Publiacqua in precedenza aveva anche spiegato che dopo la perdita d’acqua intorno a mezzanotte e mezzo, è stata eseguita “tra le 1 e le 4″ la chiusura della tubazione interessata.

Fonte: qui