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lunedì 25 novembre 2019
lunedì 21 gennaio 2019
"CONCORSI PILOTATI", UNA NUOVA INCHIESTA SCUOTE L'UNIVERSITÀ DI FIRENZE: 14 INDAGATI TRA I DOCENTI DI MEDICINA
COINVOLTE FIGURE AL VERTICE DELL’ATENEO E DELL’OSPEDALE CAREGGI
L'INCHIESTA È PARTITA DA UN ESPOSTO DI UN PROFESSORE ASSOCIATO
Una nuova inchiesta sui concorsi truccati scuote l'università di Firenze. Sono 14 i professori indagati per aver alterato i concorsi per le cattedre di Medicina.
Abuso d'ufficio e turbamento del procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando sono i reati contestati. E sui docenti pende anche una richiesta d'interdizione dai pubblici uffici.
L'inchiesta è partita da un esposto di un professore associato, che ha denunciato diverse violazioni. Poi mesi di indagini con intercettazioni telefoniche e microspie, tramite le quali è emerso che erano i docenti a decidere, nei loro uffici, chi meritasse il posto e chi no.
Nel settembre 2017 un'inchiesta simile, sempre a Firenze, coinvolse i "baroni" del diritto tributario.
Fonte: qui
martedì 13 novembre 2018
UN NOBILE FIORENTINO RISCHIA DI ESSERE PROCESSATO PER FALSO IDEOLOGICO E FALSE DICHIARAZIONI ALLE AUTORITÀ
PER IL FISCO ERA IRREPERIBILE DA 20 ANNI MA CONTINUAVA A VIVERE IN OLTRARNO: TRA MULTE E ARRETRATI DEVE PAGARE CIRCA…
È rimasto irreperibile per 20 anni dall'anagrafe del Comune di Firenze ma intanto continuava a vivere nell'Oltrarno, in via Maggio, mentre Palazzo Vecchio e l'Agenzia delle Entrate lo cercavano perché pagasse, tra multe stradali e arretrati col fisco, circa 98mila euro.
Ora, un nobile fiorentino rischia di essere processato per falso ideologico e false dichiarazioni alle autorità. Il pm Christine von Borries gli ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini. Gli accertamenti su di lui sono partiti da un esposto dell'avvocatura del Comune. Gli uffici, cercando di riscuotere il pagamento delle multe, avevano scoperto che il nobile risultava irreperibile dall'anagrafe fiorentina fin dal 1998, anno in cui aveva chiesto la cancellazione della residenza.
I vigili urbani, incaricati di rintracciarlo, hanno cercato altri luoghi di residenza ma non trovavano sue tracce in nessuno dei domicili ricavabili da atti pubblici, alcuni stilati con autocertificazione come per l'acquisto e il leasing di due automobili Mercedes. La sua presenza infatti non risultava né in via della Villa Demidoff a Firenze, né agli indirizzi di Bucine (Arezzo) e San Casciano Val di Pesa (Firenze).
Alcuni indirizzi tentati dagli investigatori erano stati forniti da lui stesso in varie circostanze, anche in denunce e querele presentate ai carabinieri per fatti vari, un furto, un incidente stradale, un esposto per una questione di vicinato e altro.
Le ricerche, attraverso un controllo incrociato delle banche dati hanno infine portato la polizia giudiziaria a bussare all'ultimo piano di un palazzo di via Maggio dove finalmente il nobile è stato rintracciato e la sua vicenda è stata interamente ricostruita.
Fonte: qui
lunedì 17 settembre 2018
TRAGEDIA DELLA FOLLIA A SCARPERIA, UN COMUNE DEL MUGELLO: UN BIMBO DI UN ANNO VIENE UCCISO DAL PADRE CON UNA COLTELLATA
DOPO AVER COLPITO IL FIGLIOLETTO CHE ERA IN BRACCIO ALLA MADRE, L'UOMO HA TENTATO DI AMMAZZARE ANCHE LA SORELLINA DI 7 ANNI, MA LA SUA CONVIVENTE SI È MESSA IN MEZZO TENTANDO DI DISARMARLO: LA DONNA È RIMASTA FERITA MA NON E’ IN PERICOLO DI VITA
Ernesto Ferrara, Luca Serranò e Manuela Zadro per repubblica.it
Michele aveva compiuto un anno il 3 settembre. È rimasto ucciso brutalmente con una coltellata inflitta dal papà durante una lite furiosa con la compagna, davanti agli occhi della sorellina di sette anni, che era in casa con loro e che ha rischiato la vita come lui. La tragedia si è consumata a Scarperia, un piccolo comune del Mugello a pochi chilometri da Firenze.
L'uomo, Niccolò Patriarchi, 34 anni, nato a Figline Valdarno (FI), ha ucciso il piccolo Michele al culmine di una lite con la convivente, Annalisa Landi, 30 anni, impiegata. La donna ha cercato di salvare il bimbo dalla furia omicida del padre rifugiandosi nel terrazzo di casa con in braccio il figlio. Ma qui l'uomo li ha raggiunti e colpiti più volte con un coltello da cucina.
Patriarchi ha poi cercato di colpire e uccidere anche l'altra figlia di 7 anni: la bimba è stata salvata dalla madre che si messa in mezzo facendo scudo con il proprio corpo. La donna è rimasta ferita alla testa e alle braccia quando si è frapposta tra l'uomo, ormai in preda a un raptus incontenibile, e la piccola, nel tentativo disperato di salvare la figlia che fortunatamente è rimasta illesa. In soccorso della donna sono arrivati il fratello, di 30 anni, e i genitori ai quali Annalisa Landi è riuscita a telefonare durante la lite per chiedere aiuto.
L'allarme ai carabinieri lo ha infatti dato la nonna materna del bimbo che ha chiamato il 112 dicendo che era stato "ammazzato suo nipote" e che l'assassino "era il padre del piccolo".
I militari, arrivati subito sul posto, si sono trovati davanti a una scena raccapricciante con il bimbo e la madre in un lago di sangue. Immobile, in stato di shock, il 34enne che è stato fermato senza opporre resistenza. Sul posto sono giunti anche i mezzi del 118: i medici hanno provato a rianimare Michele e i tentativi di salvarlo sono continuati anche nell'ambulanza con la quale è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale a Borgo San Lorenzo.dove, però, è arrivato senza vita.
La madre, ricoverata nello stesso nosocomio, non è in pericolo di vita. Il coltello usato dall'uomo per colpire il figlio e la donna è stato poi ritrovato nel giardino.
Dopo essere stato arrestato per omicidio e portato nella caserma dei carabinieri, Patriarchi è stato trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano. Di professione informatico, era conosciuto alle forze dell'ordine per truffa e frode informatica. Anche la convivente era già nota alle forze dell'ordine per truffa.
Fonte: qui
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venerdì 14 settembre 2018
A FIRENZE UN 24ENNE TURCO COMPLETAMENTE NUDO AGGREDISCE I PASSANTI, BLOCCATO CON LA PISTOLA ELETTRICA E RICOVERATO IN PSICHIATRIA
SALVINI: "MOLTO BENE, AVANTI COSÌ: LO DAREMO ANCHE ALLA POLIZIA FERROVIARIA, PENITENZIARIA E LOCALE"
Primo utilizzo del taser a Firenze da parte dei carabinieri. La pistola a impulsi elettrici è stata utilizzata la notte scorsa per immobilizzare un 24enne turco che, completamente nudo e in stato di agitazione nella zona della Fortezza da Basso, aveva iniziato a inveire contro i passanti, prendendo anche a pugni due clochard, e poi si era scagliato contro i militari intervenuti. Per bloccarlo, spiegano i carabinieri, sono state state sparate due coppie di dardi dal capo equipaggio della pattuglia.
Sul posto sono intervenuti poi una seconda pattuglia e personale del 118. Il giovane, senza fissa dimora, è stato trasferito all'ospedale di Santa Maria Nuova e si trova attualmente ricoverato nel reparto di psichiatria, da dove era stato dimesso il 3 settembre scorso. Per lui è scattata una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale.
IL COMMENTO DEL MINISTRO
"Primo utilizzo del taser (pistola elettrica) anche a Firenze su un turco di 24 anni che, tutto nudo, si era messo ad aggredire i passanti. Molto bene, avanti così: il mio obiettivo è pistola elettrica anche sui treni, in carcere per la polizia penitenziaria e in dotazione alla polizia locale. Più efficienza per i nostri agenti, più sicurezza per tutti". Questo il commento postato su facebook dal ministro dell'Interno Matteo Salvini.
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mercoledì 5 settembre 2018
VIETATO FERMARSI IN STRADA A MANGIARE LA FOCACCIA: FIRENZE MULTA I TURISTI
Massimo Vanni per la Repubblica
Circolare, signori. Con la focaccia in mano si può solo circolare. È vietato mangiare sedendosi sul bordo del marciapiede. È vietato sedersi sull' ingresso dei negozi.
Ed è vietato mangiare perfino in piedi « soffermandosi » in strada.
Nella centralissima via de' Neri e nella piazza dell' uscita degli Uffizi, subito dietro Palazzo Vecchio. Per fermare il mangificio che ogni giorno richiama centinaia di turisti nella strada dell' Antico Vinaio, venditore di focacce ripiene con quattro locali dopo essere diventato campione mondiale di TripAdvisor, il sindaco di Firenze Dario Nardella firma un' ordinanza che, fino al 6 gennaio prossimo, vieta di consumare sul posto la focaccia: «Non una misura punitiva ma un deterrente».
I divieti, che valgono per il pranzo, dalle 12 alle 15, e per la cena, dalle 18 alle 22, entrano in vigore oggi. E sarà compito della polizia municipale, che avrà un presidio fisso in via de' Neri, far rispettare il diktat: «Vietato consumare alimenti soffermandosi e trattenendosi, anche singolarmente, sui marciapiedi, sulle soglie di negozi e abitazioni», si legge nel testo firmato ieri dal sindaco Nardella. E per chi si rifiuterà di allontanarsi con la focaccia alla finocchiona in mano, scatterà una sanzione da 150 a 500 euro.
Conciliabile con un importo ridotto entro 60 giorni nella misura di 167 euro, fa sapere Palazzo Vecchio.
Come avvertire le centinaia di turisti che si attengono ogni giorno ai suggerimenti dei social? Palazzo Vecchio ha stampato apposite locandine in italiano e in inglese, con la parola "Forbidden", cioè " Vietato" in evidenza. E da oggi saranno distribuite a tutte le attività commerciali con la vetrina affacciata sulla fetta di centro Unesco vietato, con l' obbligo di renderlo «visibile».
L' assedio dei turisti nella strada del rivenditore di focacce va avanti da anni. E ogni giorno la folla in coda davanti al Vinaio finisce per ostruire il passaggio dei fiorentini: «I clienti hanno iniziato a fermarsi all' esterno delle attività e a consumare gli alimenti, invadendo i marciapiedi nonché le soglie di negozi e abitazioni » , si dice del resto nel testo dell' ordinanza. E quando, il 20 agosto scorso, è scoppiata una rissa tra il titolare di un negozio di articoli in pelle e una famiglia spagnola che stava consumando il panino sulla soglia dell' esercizio, Palazzo Vecchio si è deciso ad intervenire.
Le tensioni che si creano, si spiega oggi dal Comune, sono il frutto della « grave situazione di sottrazione dell' area al libero utilizzo ». E in nome del decoro è arrivata l' ordinanza.
«Non è una misura punitiva ma un deterrente concreto. I turisti, se si comportano da noi come farebbero a casa loro, sono e saranno sempre nostri graditi ospiti, soprattutto se vogliono gustarsi le nostre specialità gastronomiche. Solo chi ama Firenze merita Firenze » , dice Nardella. I commercianti hanno accolto i divieti con favore: « Ci auguriamo solo che non vengano fatte multe ma si agiti solo uno spauracchio», dicono.
4 Settembre 2018
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giovedì 30 agosto 2018
A FIRENZE È CACCIA ALL’UOMO: ROLANDO SCARPELLINI, UN EX CALCIANTE DÀ UN CEFFONE A UNA BARISTA, POI VA A PRENDERE UNA PISTOLA E TORNA A MINACCIARLA
L’UOMO SI BARRICA NELLA SUA AZIENDA DI IMBIANCATURA E POI SPARISCE NEL NULLA. L’ULTIMO MESSAGGIO A UN’AMICA: “SONO BRACCATO DALLA POLIZIA, STANOTTE MUOIO” (AUDIO CHOC)
Giovanni Spano per www.lanazione.it
Cala la sera e Rolando Scarpellini teme di andare incontro alla morte. «Sono braccato dalla polizia stanotte muoio» sentenzia a un’amica con un messaggio vocale. E’ la titolare del bar, in piazza dell’Isolotto dov’è cominciata questa vicenda assurda, solo in apparenza inspiegabile. O forse no, forse spera di riuscire a eclissarsi, per un istinto primordiale di conservazione in coda a una vita difficile.
«Ha fatto pazzie fin da quando era ragazzo» spiega un poliziotto dei tanti impegnati nella caccia all’uomo. Mente – e archivi – tornano al 3 settembre 1999, al suo pesante coinvolgimento nell’agguato a pistolettate a un calciante azzurro, David Rettori, davanti alla palestra «La Montagnola», tempio dei calcianti in preparazione atletica.
Tornano a quello. E non solo. Anche se Rolando Scarpellini, 48 anni, che nel frattempo ha abiurato il colore Rosso per passare a parte Bianca, ha cercato di rifarsi una vita. Moglie e tre figli piccoli, gestisce una piccola società di imbiancatura, la Mirval.
Le avvisaglie del giorno di ordinaria follia di Scarpellini le sentono per primi alcuni amici e conoscenti dell’Isolotto al mattino. C’è chi lo invita a prendere un caffè, lui dice no.
«Era strano, nervoso», racconterà uno. «Il lavoro va male, nulla che vada bene» lo sentirà serrare i denti un altro. Scarpellini lo conoscono tutti. In piazza dell’Isolotto è di casa con la sua canina di taglia piccola.
Anche al bar dove oltre alla titolare Eva lavora una dipendente, Katia. Nella mattinata lui, una montagna di muscoli, le sferra un sonoro manrovescio che la stordisce. Riporta la sospetta lesione d’un timpano. Perché? Non si sa. Finita qui?
No, è soltanto l’inizio. Scarpellini torna al bar intorno all’ora di pranzo. Ora ha addirittura una pistola, minaccia la dipendente, che sarà presa di lì a poco in consegna dalla polizia e portata in una struttura protetta.
La situazione è tesissima, c’è un uomo armato, che ha minacciato e picchiato una donna. E i suoi precedenti poi. Inizia la caccia all’uomo, proseguirà nella notte, con epicentro l’Isolotto. Ma di Scarpellini, della fuga, si trovano solo alcune tracce. Testimoni verso le 14,30-15 sentono nitidamente colpi di pistola in via Libero Andreotti.
In questa, al civico 46, c’è il magazzino della «Mirval», la piccola impresa di imbiancatura del calciante. Però nessuno dice di aver visto la sua moto o la sua potente berlina di colore bianco, che posteggia abitualmente davanti al cancello che dà sulla piccola rampa d’accesso al magazzino dabbasso.
Lì in terra la Scientifica troverà 4-5 bossoli (di calibro diverso pare, ma grosso). Unità operative di pronto intervento, squadra mobile, volanti circondano magazzino e isolato convinti che Scarpellini sia lì e possa sparare, magari in un gesto autolesionistico. Un amico lo invita a uscire.
Come megafono alla mano fanno gli agenti. Un’ora e mezza più tardi, l’amara sorpresa: non c’è nessuno. La polizia va in Ciseri, una verifica. Niente. Cerca in una vecchia casa di famiglia di via degli Agrifogli. Rintraccia la moglie, al mare coi tre figli. La situazione diventa ancora più delicata: la polizia ‘intercetta’ un messaggio vocale terribile dell’uomo a un’amica: «Sono braccato. Stanotte muoio».
Di nuovo si cerca a casa dei genitori, in via Pio Fedi 81. Le rampe di scale del palazzone sono battute gradino per gradino: niente. Gli agenti si fanno dare le chiavi di garage e scantinati. Entrano: niente. Dov’è finito Rolando?
Fonte: qui
giovedì 23 agosto 2018
DECRESCITA FELICE O CADUTA LIBERA? – DOPO I PONTI CROLLANO ANCHE I CARTELLI: ECCO COSA È SUCCESSO SULLA FIRENZE-PISA-LIVORNO
Attimi di paura sulla Firenze-Pisa-Livorno: oggi, mercoledì 22 agosto, si è staccato un cartello ed è finito sulla carreggiata. Alla diramazione tra Firenze e Livorno, a metà tra i territori di Cascina e Pontedera, è venuto giù il cartello che indica il bivio.
Chi procedeva da Pisa verso la diramazione ha visto cadere dall'alto il cartello e ha fatto in tempo a fermarsi, tanto che fortunatamente non si contano feriti. Sul posto la polizia stradale che sta regolando il traffico, che in questo momento è parecchio rallentato prima del bivio.
Non si conoscono le cause del crollo, probabilmente il maltempo ha influito. Il pensiero è andato subito alle fatalità accadute in Italia in questi giorni, ma per stavolta si può tirare un sospiro di sollievo perché al momento della caduta non transitavano veicoli da Pisa verso la diramazione.
Fonte: qui
lunedì 20 agosto 2018
UNO DEI ROM CHE DUE MESI FA HA TRAVOLTO E UCCISO DUCCIO DINI A FIRENZE È GIÀ FUORI DI GALERA
Claudia Osmetti per “Libero quotidiano”
Qualcuno, quasi ragionando in termini di un fatalismo che in questo caso nulla c' entra, ha persino detto che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come se recarsi al lavoro, in una domenica di inizio estate, possa costituire un errore di comportamento, o un' imprudenza.
Macché. La verità è che Duccio Dini, il ragazzo di 29 anni travolto da alcune auto che s' inseguivano a velocità folle per il centro di Firenze il 10 giugno scorso, è morto ucciso dall' arroganza di un gruppo di rom (perché nello specifico si tratta di rom, e chiariamoci subito per evitare malintesi che sanno di accuse un po' troppo benpensanti: fossero italiani, il nostro giudizio sarebbe stato lo stesso) che per regolare chissà quale conto interno ha utilizzato le vie pubbliche come una grande pista di formula uno. E lo ha messo sotto. Più che sfortuna, prepotenza e mancato rispetto delle regole. Già, le regole.
La storia di Duccio sarebbe sufficientemente assurda così, eppure c' è dell' altro.
C' è che una manciata di giorni prima di Ferragosto uno di quegli sconsiderati automobilisti dall' acceleratore impazzito è uscito di prigione. Li avevano presi subito, e subito il loro avvocato aveva presentato istanza di scarcerazione.
Procedura regolare, non è questo il punto. Su sei, appena uno è finito ai domiciliari, un 27enne di origine macedone, incensurato, l' unico della combriccola a dover fronteggiare l' accusa di tentato omicidio - per gli altri si parla di un capo di imputazione più pesante, l' omicidio volontario. Uno solo. Ma tanto basta a far indignare amici e parenti di Duccio. Che si sentono traditi da una giustizia che si vorrebbe "certa", ma troppo spesso non lo è.
Ovvia la considerazione che la legge è legge, vale per tutti, per i normali cittadini e anche per i balordi. Sono le basi dello stato di diritto. Ma la percezione è sempre più quella di un sistema che si allontana dal sentire comune, lasciando la sensazione di aver subito un' ingiustizia nell' ingiustizia. In questo senso, l' ondata di sdegno che la scarcerazione del rom ha sollevato è politicamente bipartisan.
«Siamo amareggiati, questa vicenda dimostra che il sistema penale italiano va rivisto», sbotta l' assessore al Welfare di Firenze Sara Funaro (Pd). «Chi è razzista? Chi prova schifo e vergogna per una notizia simile o chi offende la memoria di un' intera comunità permettendo a questo "bravo ragazzo" di cavarsela con 65 giorni di carcere?», le fa eco Francesco Torselli, consigliere comunale (Fdi). E allora valgono, eccome se valgono, le parole di chi Duccio lo conosceva per davvero.
Messe nero su bianco in una lettera che Libero pubblica integralmente. Una lettera su cui in tanti, e in primis politici e operatori del sistema giuridico, dovrebbero riflettere.
LA LETTERA
«Sono un amico di Duccio e della sua famiglia, mi meraviglio di quanto sia stato deciso. Sono passati appena 65 giorni da quella brutta giornata e quell' uomo è di nuovo fuori? Dopo i primi due arresti, ne sono stati eseguiti altri quattro nell' ambito delle indagini. Misure di custodia cautelare in carcere, disposte dal gip su richiesta della procura fiorentina, nei confronti di uomini di etnia rom accusati di omicidio volontario e oggi vogliono farci credere che non esiste più questo pericolo?
Fin dal primo momento tutte le persone vicine a Duccio e alla sua famiglia si sono strette chiedendo a gran voce "giustizia e pena certa". Speravamo che questa volta, non accadesse quello che accade troppo spesso.
Tutti avevamo paura che, passato un po' di tempo e una volta spente le luci sulla vicenda, le persone coinvolte nell' omicidio potessero uscire di carcere, senza scontare la pena che meritano. E, purtroppo, è proprio quanto successo in questi giorni.
Nessuno di noi voleva crederci, abbiamo sperato fino alla fine non fosse vero. E invece Ci tengo a precisare che non è questione di etnia e non è questione di colore. Ma solo di giustizia: chi sbaglia, qualunque lingua parli, deve pagare. Esistesse la certezza della pena, qualcuno di sicuro ci penserebbe qualche secondo in più prima di mettersi nei guai.
Oggi nessuno ha paura, sanno in un modo o nell' altro di farla franca. Chiedo a tutti: dove è finita la giustizia? Dove è finito il rispetto verso il prossimo? Finché non sarà garantita la legalità sarà difficile sentirsi al sicuro».
Fonte: qui
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giovedì 26 luglio 2018
PARLA L’UOMO CHE HA SORPRESO IL PRETE DI CALENZANO, IN PROVINCIA DI FIRENZE, IN AUTO CON UNA BIMBA DI 10 ANNI
“LA BAMBINA AVEVA I PANTALONI E LA MAGLIETTA ABBASSATI”
“TUTTI I VICINI LO VOLEVANO LINCIARE”
IL SACERDOTE HA CERCATO DI SCAPPARE
"Ho visto un prete uscire dalla casa dei vicini, dopo un po' non l'ho visto tornare e ho pensato di andare a controllare. Ho notato la bambina in macchina con lui e con il mio babbo siamo intervenuti".
Simone, operatore sanitario che preferisce rimanere anonimo, è l'uomo che ha sorpreso il sacerdote di Calenzano accusato di violenza sessuale aggravata in macchina con una bimba di 10 anni. "La piccola aveva i pantaloni e la maglietta tirati giù e noi - racconta - abbiamo bloccato il prete".
Simone smentisce le voci di colluttazione "nonostante tutti i vicini lo volessero linciare". Il sacerdote non avrebbe detto alcunché né cercato di scappare. "Ha guardato verso l'infinito - aggiunge Simone - e ha pianto senza cambiare espressione".
La bambina "ha avuto un attacco di isteria e spavento" ma "abbiamo cercato di tranquillizzarla creando una situazione per fargli affrontare quei terribili momenti".
Fonte: qui
PARLA UNA DONNA CHE HA CONOSCIUTO IL PRETE PEDOFILO DON PAOLO GLAENTZER: “RICORDO UN EPISODIO IN PARTICOLARE CHE HA GETTATO UN' OMBRA ASSAI PESANTE SUL GIUDIZIO RIGUARDO QUELL'UOMO. IO E QUESTA MIA AMICA, UNA DONNA PIUTTOSTO ATTRAENTE, STAVAMO DISCUTENDO CON IL PRETE, QUANDO HO SORPRESO IL…”
Guido Guerrera per “Libero Quotidiano”
«Sì lo conosco per averlo incontrato alcune volte, ma l'impatto immediato non è stato gradevole. Il suo aspetto trasandato, quello di una persona che alla pulizia tiene poco mi ha subito impressione». Anna, nome convenzionale che useremo per tutelare la sua privacy, parla così di don Paolo, il sacerdote della parrocchia di Sommaia, località di Calenzano non distante da Firenze, indagato per atti di pedofilia.
«Ci sono andata in compagnia di un' amica che ritengo fosse soggiogata dal religioso. Quando me lo presentò era come in estasi, "uomo eccezionale, di grande carisma. Ed è così vicino a Dio". Io invece ero rimasta perplessa perché avevo notato dei particolari che mal si addicevano a un uomo di chiesa, idee che nel tempo si sarebbero rafforzate».
In questi giorni il sacerdote si difende invocando nientemeno che la presenza del Maligno: il diavolo in persona lo avrebbe indotto in tentazione trascinandolo sulla strada dell' abiezione. Sembra di essere nel bel mezzo di quelle fosche atmosfere in odor di medioevo evocate dalla penna di Eco o dal cinema di Avati in cui l' odore di zolfo aleggia attorno a delitti atroci le cui matrici vanno cercate solo negli angoli più perversi del cuore degli uomini.
LA CHIESA SAPEVA?
«A proposito del diavolo - prosegue Anna - so che don Paolo era solito riunire delle persone su cui praticava esorcismi. Non so se fosse abilitato dalla Chiesa a farlo, ho visto invece che intascava dei soldi e una volta mi capitò di assistere a un episodio involontariamente comico: mentre con una mano stava benedicendo gli astanti, con l' altra si era messo a contare delle banconote che gli avevano lasciato in offerta, impappinandosi».
Anna, ricorda qualche episodio in particolare? «Sì, uno in particolare che ha gettato un' ombra assai pesante sul giudizio riguardo quell' uomo. Io e questa mia amica, una donna piuttosto attraente, stavamo discutendo con il prete, quando ho sorpreso il suo sguardo tuffato nella scollatura della camicetta che si era un po' aperta. Poi si era avvicinato con fare molto suadente a lei e sfiorandole la spalla con la mano si era lanciato in apprezzamenti che ho giudicato sinceramente inopportuni e un tantino audaci: "ma che bella camicetta che indossa, come le sta bene molto femminile". Il tono della voce vibrante di sottile desiderio era evidente, era quello di un uomo qualsiasi».
Esorcismi, a pagamento, e sempre a detta di Anna, fonte attendibile, anche la presenza di un sedicente "guaritore" vicino al sacerdote. «Ha nei suoi confronti una ammirazione sconfinata. Per lui don Paolo è Dio in terra, perché gli ha permesso di avvicinarsi alla fede e di scoprire in sé doti paranormali. L' ho visto diverse volte "operare" vicino alla chiesa che frequenta assai spesso».
Insomma Anna è una voce tra le tante utili a tracciare un identikit dell' oscura figura del sacerdote di Sommaia, è la voce di una donna intelligente e attenta che forse rappresenta l' estrema, ideale sintesi di tutte le donne che proprio in questo momento esigono che venga fatta chiarezza in nome della piccola vera vittima di questa turpe faccenda.
INDIGNAZIONE
Intanto don Paolo Glaentzer si trova ai domiciliari in una casa del fratello nel piccolo centro di Fabbriche di Casabasciana, una frazione di Bagni di Lucca, cosa che ha suscitato l' indignazione dei cittadini entrati in rivolta. Con una raccolta di firme si chiede l' immediata espulsione del religioso settantenne che, ricordiamolo, davanti al magistrato ha confessato la sua relazione con la minorenne. A quanto pare tutto il comprensorio lucchese è orientato a rifiutare la permanenza del pedofilo, «preoccupazione tanto più giustificata», viene detto, «a causa della presenza di alcune scuole primarie nella zona».
La voce dei cittadini dell' area lucchese suona perciò alta: «La Curia si occupi subito di una sistemazione idonea al prete pedofilo, in attesa di una sentenza definitiva. Qui non può stare». Una volta terminata la raccolta, le firme verranno recapitate al vescovo di Lucca e al sindaco di Bagni di Lucca. Gli abitanti non demordono e sono pronti perfino a scendere in piazza per far valere i loro propositi. Intanto la ragazzina e i fratelli sono stati tolti alla famiglia.
Fonte: qui
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