9 dicembre forconi: Livorno
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domenica 28 ottobre 2018

LANZALONE È ARRIVATO A ROMA PERCHÉ AVEVA SALVATO LIVORNO? NEMMENO PER IDEA



LA PROCURA DI ROMA ISCRIVE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI PER CONCORSO IN CORRUZIONE FABIO SERINI, EX COMMISSARIO PER IL CONCORDATO DI AAMPS (L’AZIENDA DEI RIFIUTI DELLA CITTÀ TOSCANA) NOMINATO DALLA RAGGI PRESIDENTE DELL’IPA DOPO L'INTERVENTO DI LANZALONE 

PERQUISITA ANCHE LA CASA DELL’EX SOPRINTENDENTE DI ROMA FRANCESCO PROSPERETTI, CHE DISSE SÌ AL NUOVO STADIO DI PARNASI…

Marco Carta e Sara Menafra per "il Messaggero"

LANZALONE E RAGGILANZALONE E RAGGI
Vacilla l' origine della leggenda del super manager Luca Lanzalone, arrivato a Roma «perché aveva già salvato Livorno». Così la pensa la procura di Roma che ha perquisito e iscritto sul registro degli indagati per concorso in corruzione e traffico di influenze Fabio Serini, presidente dell' Ipa, l' ente di previdenza dei dipendenti comunali, ed ex commissario giudiziale nella procedura per il concordato preventivo dell' Aamps di Livorno, l' azienda dei rifiuti della cittadina toscana. Nei giorni scorsi è stato perquisito anche l' ex Soprintendente, Francesco Prosperetti, accusato di corruzione, che disse sì al nuovo stadio della Roma.

LO SCAMBIO
VIRGINIA RAGGI FABIO SERINIVIRGINIA RAGGI FABIO SERINI
All' epoca dell' arrivo a Roma di Lanzalone, giunta e maggioranza avevano accreditato la tesi che la scelta fosse caduta sul consulente proprio perché a Livorno era riuscito a salvare l' azienda dei rifiuti (da Livorno sono arrivati anche l' attuale assessore al bilancio Lemmetti e il suo capo staff Lami).

Nel decreto di perquisizione disposto dal pm Barbara Zuin due giorni fa, invece, si legge una storia diversa. E cioè che a Livorno, Serini sarebbe stato corrotto per esercitare le sue funzioni di commissario dell' azienda rifiuti e nominare proprio Lanzalone nella procedura di concordato della Aamps. In cambio di quella nomina, Lanzalone sarebbe «intervenuto presso il sindaco Virginia Raggi», facendolo nominare commissario straordinario dell' Istituto di previdenza dei dipendenti comunali e «per la proroga di detta nomina alla scadenza annuale».

Nel giro di favori reciproci Serini ha poi ricambiato l' amicizia, dando almeno due incarichi allo studio di Lanzalone e, in particolare, al suo socio Luciano Costantini.

Francesco ProsperettiFRANCESCO PROSPERETTI
CONSULENZA IPA
Negli atti acquisiti nei mesi scorsi dalla procura di Roma, e in particolare dopo la retata che a giugno ha portato all' arresto anche del costruttore Luca Parnasi, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, per i fatti legati allo stadio di Tor di Valle, era già emerso qualcosa a proposito dei rapporti tra Lanzalone e Serini. Era noto che l' Ipa aveva dato una consulenza da 11.562 euro per la redazione di un parere legale «relativo alla corretta applicazione del contratto per il servizio erogazione prestiti in favore degli iscritti» a nome dello studio Lanzalone & partners.

LANZALONELANZALONE
Nelle intercettazioni, il commercialista ammette anche di essere stato lui a segnalare il nome di Serini al sindaco: «Quando lei mi ha chiesto un nominativo per una persona da mandare lì, ho segnalato il tuo, perché ti ritengo una persona capace», dice proprio all' amico. E quindi racconta al suo socio Luciano Costantini che il commissario si sarebbe anche lamentato: «Mi fa tutto un panegirico, invece, sul discorso dell' Ipa... che adesso lui, insomma, gli sembra di essere poco remunerato».

PARNASIPARNASI
Richieste insistenti, tanto che Lanzalone si sarebbe poi raccomandato di parlarne direttamente col sindaco. A verbale, la stessa Raggi ha ammesso sempre a giugno quanto si fidava delle indicazioni del commercialista: «Fu lui a prospettarmi la nomina di Giampaoletti come dg del Comune e di Serini all' Ipa (la cassa di previdenza dei dipendenti del Campidoglio ndr). Rivedendo gli articoli di stampa questi giorni mi è venuto in mente che si è occupato anche di altri dossier, abbiamo parlato di Atac».

LUCA PARNASI CON LA MOGLIE CHRISTIANE FILANGIERILUCA PARNASI CON LA MOGLIE CHRISTIANE FILANGIERI
IL SOPRINTENDENTE
Sempre nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno perquisito anche l' abitazione di Francesco Prosperetti, ex Soprintendente della Capitale, nell' ambito della inchiesta della procura sul nuovo stadio della Roma. Prosperetti è indagato dall' estate scorsa per induzione indebita a dare o promettere utilità.

LANZALONE E LUIGI DI MAIOLANZALONE E LUIGI DI MAIO
Secondo la procura avrebbe sollecitato l' imprenditore Luca Parnasi, attraverso i collaboratori Luca Caporilli e Simone Contasta, al fine di fare attribuire ad un suo amico architetto un incarico professionale «di progettazione della ricollocazione e ricostruzione di una campata strutturale dell' ex ippodromo», per un importo complessivo di 200mila euro. Il denaro in oggetto, secondo l' ipotesi degli inquirenti, era «l' adempimento necessario per richiedere l' archiviazione della proposta di apposizione del vincolo» paesaggistico.

Fonte: qui
virginia raggiVIRGINIA RAGGI

giovedì 23 agosto 2018

DECRESCITA FELICE O CADUTA LIBERA? – DOPO I PONTI CROLLANO ANCHE I CARTELLI: ECCO COSA È SUCCESSO SULLA FIRENZE-PISA-LIVORNO

TRA CASCINA E PONTEDERA IL SEGNALE DELL’USCITA SI È STACCATO, È FRANATO SULLA STRADA E...


Attimi di paura sulla Firenze-Pisa-Livorno: oggi, mercoledì 22 agosto, si è staccato un cartello ed è finito sulla carreggiata. Alla diramazione tra Firenze e Livorno, a metà tra i territori di Cascina e Pontedera, è venuto giù il cartello che indica il bivio.

Chi procedeva da Pisa verso la diramazione ha visto cadere dall'alto il cartello e ha fatto in tempo a fermarsi, tanto che fortunatamente non si contano feriti. Sul posto la polizia stradale che sta regolando il traffico, che in questo momento è parecchio rallentato prima del bivio.

Non si conoscono le cause del crollo, probabilmente il maltempo ha influito. Il pensiero è andato subito alle fatalità accadute in Italia in questi giorni, ma per stavolta si può tirare un sospiro di sollievo perché al momento della caduta non transitavano veicoli da Pisa verso la diramazione.

Fonte: qui

venerdì 15 dicembre 2017

A PARLARE E' UNO DEGLI ARRESTATI NELL'AMBITO DI UNA MAXI INCHIESTA SUL TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI (200 MILA TONNELLATE!) VICINO A UNA SCUOLA A LIVORNO


SAREBBERO DECINE LE AZIENDE ITALIANE CHE "RIPULIVANO" I RIFIUTI TOSSICI GRAZIE A UN PAIO DI GRUPPI TOSCANI 

ECCO COME

Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

"Ci mancavano anche i bambini che vanno all' ospedale. Che muoiano, m' importa niente dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo di strada, i rifiuti". 

Se non ci fossero realmente gli alunni di una scuola con gli occhi arrossati e la gola che fa male per le esalazioni di quei rifiuti pericolosissimi della vicina discarica, ci sarebbe quasi da pensare a un orribile scherzo in vernacolo livornese.

livorno traffico rifiutiLIVORNO TRAFFICO RIFIUTI
E invece quelle parole pronunciate da uno degli arrestati e registrate dai carabinieri, mentre il suo interlocutore sorride divertito, non sono soltanto un oltraggio, ma resteranno per sempre il simbolo di questa maxi inchiesta della Dia su oltre 200 mila tonnellate di rifiuti tossici. 

Che, partita da Firenze e Livorno, è destinata ad allargarsi. Sei le persone arrestate, almeno una trentina gli indagati, 150 i carabinieri del nucleo forestale impegnati nel blitz e coordinati dal procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco.

Sarebbero decine e decine le aziende italiane che «ripulivano» i loro rifiuti tossici («c' è di tutto, tanto mercurio», si legge in un' altra intercettazione) in un paio di aziende toscane che, con trucchi amministrativi, raggiri e una sconcertante incapacità di controllo delle autorità competenti, riuscivano a smaltire sostanze altamente tossiche come se fossero normale spazzatura cambiando codici e documenti. 

Un metodo definito dal pubblico ministero Squillace Greco simile a quello usato dalla camorra nella Terra dei fuochi.

Agli arresti domiciliari per traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata, sono finiti imprenditori e gestori di impianti di riciclaggio di scarti altamente pericolosi. Sono Emiliano Lonzi, Stefano Fulceri, Marco Palandri, Anna Mancini, Stefano Lena e Alessandro Bertini. 

Sequestrate due aziende di Livorno attive nel settore del recupero e del trattamento dei rifiuti, la Lonzi Metalli srl e la Rari srl.

ditta livornoDITTA LIVORNO
Da qui, secondo l' accusa, i rifiuti sarebbero transitati in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. Tra i rifiuti tossici che arrivavano in discarica come «ordinari e innocui», c' erano stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri per olio motore e toner. Nelle discariche entravano camion carichi ad altissimo rischio ambientale e per la salute pubblica e ne uscivano puliti, come se quei siti fossero l' esempio più virtuoso di ecologia. Il business superava i 26 milioni di euro con una truffa per la Regione Toscana di almeno 4 milioni.

C' erano connivenze? I sospetti ci sono. 

Tanto che nelle richieste di custodia cautelare il pm sostiene che «uno dei meccanismi di autotutela attivati dall' associazione criminale è proprio quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle». E adesso si cerca di capire bene chi siano questi personaggi così accreditati.

Fonte: qui

giovedì 14 settembre 2017

I CONSORZI DI BONIFICA COSTANO 500 MILIONI ALL’ANNO, MA LA MAGGIOR PARTE SE NE VA IN STIPENDI

DOVREBBERO CONTROLLARE I FIUMI PER IMPEDIRE LE INONDAZIONI 

LIVORNO E’ LA CIFRA DELLA LORO EFFICIENZA

Antonio Castro per “Libero quotidiano”

LIVORNOLIVORNO
Miliardi di euro da spendere, migliaia di Comuni a rischio e 121 consorzi di bonifica (erano oltre 200 prima dell' autoriforma del settembre 2008), che devono stare dietro a 200mila chilometri di canali e corsi minori. Poi, certo, l' incuria e la gestione del territorio improvvisata e l' abusivismo edilizio. C' è tutto questo dietro al disastro di Livorno. Che non è il primo e, purtroppo, non sarà l' ultimo.

Ad ogni temporale un po' più forte, così come nei mesi un po' più secchi, ci si rende improvvisamente conto che l' Italia non è un Paese gestito bene. Siamo, in Europa, uno degli Stati con il maggior numero di fonti di acqua dolce, però poi buttiamo letteralmente a mare miliardi di metri cubi di precipitazioni e ci ritroviamo in siccità. Ci mancano gli invasi per garantirci le riserve (e proprio i consorzi hanno presentato un piano per realizzarne 2mila con progetti definitivi), così come, al primo temporale "forte", i fiumi esondano, le città si allagano, qualcuno ci rimette la pelle.
LIVORNO 9LIVORNO 

È pur vero che abbiamo costruito «dove non si può e non si dovrebbe, almeno per buon senso», sintetizza Massimo Gargano, direttore generale dell' Associazione nazionale Bonifiche (Anbi). E così riparte, puntuale, la polemica sugli enti che devono gestire l' ordinaria amministrazione. Matteo Renzi nel 2014, provò a chiudere i Consorzi, preso dal sacro fuoco della rottamazione.

Le "bombe d' acqua, però, non si eliminano con per decreto. Certo, come dimostrano i richiami della Corte dei Conti, in alcune Regioni come in Sicilia (dove i Consorzi sono commissariariati da 30 anni), sembrano avere più dipendenti che terreni da irrigare e invasi da gestire. Scandali e gestioni allegre a parte, resta il problema della gestione del territorio. L' ordinaria amministrazione spesso è "straordinaria", tanto che si corre ai ripari sull' onda dell' emergenza, non su una puntuale programmazione.

consorzi bonificaCONSORZI BONIFICA
Importanti le risorse stanziate, disponibili e, clamorosamente, lasciate a decantare neanche fossero vini pregiati. Un esempio? Nel piano "ItaliaSicura" il governo ha messo in fila la bellezza di 8.926 opere da realizzare. Per attuare l' intero piano servirebbero, sulla carta, 25,5 miliardi euro. Palazzo Chigi avrebbe già scovato la bellezza di 7,7 miliardi di fondi da utilizzare per le opere entro il 2023. La gran parte sono stanziamenti vecchi e inutilizzati. Alcuni, addirittura, degli anni Novanta.

Peccato che le Regioni, o le aree metropolitane di competenza, non siano state in grado di gestire la progettazione e la realizzazione delle opere necessarie (almeno le più urgenti). Morale: nelle città più grandi sono stati impiegati solo 114,4 milioni. Bruscolini. Ammette (indirettamente), l' impossibilità a gestire le competenze in materia il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che giusto ieri ha chiesto al governo i «poteri straordinari per superare complessità burocratiche e contenziosi che sono all' origine dei ritardi. Come quelli che hanno bloccato i cantieri per la cassa di espansione del torrente Ugione e il consolidamento degli argini, opere finanziate con 4 milioni di euro che la Provincia, ente competente, non ha mai potuto avviare».
LIVORNOLIVORNO

Anche ieri c' è stato chi ha chiesto la chiusura dei Consorzi, come il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia). Gargano ribatte: «Ogni volta parte la solita musica: "Chiudiamo i Consorzi!". Sì, va bene. E poi che facciamo?». Il direttore dell' Anbi elenca i problemi che non si vogliono affrontare: «Urbanizzazione e cementificazione, soprattutto nelle città. E poi il cambio di clima, così come la mancata programmazione degli interventi». 

Tutti fattori che «hanno fatto emergere l' incapacità di gestire il territorio». 

E così «invece della prevenzione, abbiamo sviluppato la cultura dell' emergenza».

consorzi bonificaCONSORZI BONIFICA
A Livorno la «manutenzione ordinaria» del rio Maggiore» - ha assicurato il presidente del Consorzio 5 Toscana Costa, Giancarlo Vallesi - era stato fatta: «Sfalcio della vegetazione infestante e ripulitura dell' alveo. Ciò che ha fatto tracimare i fossi non è stata la mancata o la scarsa manutenzione, bensì l' enorme quantità di acqua concentratasi su Livorno in poche ore».

L' inchiesta della magistratura probabilmente scoprirà che si era costruito dove non si doveva. E che per farlo erano stati interrati corsi d' acqua. 

Contando sul cemento armato e non sul buon senso. 

Il clima cambia, ma i nostri amministratori restano sempre gli stessi. 

E si aggrappano a «complessità burocratiche». Che uccidono.

Fonte: qui

LIVORNO – IL DATO CHE FA TREMARE LA CITTA’: OLTRE 3 MILA CASE A RISCHIO IN CASO DI ALLUVIONE 
LA VILLETTA IN CUI UN’INTERA FAMIGLIA HA PERSO LA VITA AVEVA TUTTE LE AUTORIZZAZIONI, MA I RISCHI FURONO SOTTOSTIMATI. ORA SI INDAGA

Marco Menduni per “la Stampa”

LIVORNOLIVORNO
La villetta della strage, quella in cui un' intera famiglia di quattro persone ha perso la vita e si è salvata solo una bambina di tre anni, era stata costruita nel 1930. Tutti i certificati erano in regola. Un permesso per il frazionamento degli appartamenti a piano terra, nel 2010. Persino una nuova abitabilità concessa solo tre anni fa dopo un nuovo controllo alla fine dei lavori. Eppure quel pian terreno che si affaccia su un giardino è più basso della sede stradale di tre metri.

NUBIFRAGIO LIVORNONUBIFRAGIO LIVORNO
Il pavimento è sottostante il livello massimo del Rio Maggiore, che scorre tombato abbracciando il perimetro della proprietà. Soprattutto i permessi vengono concessi per il livello più basso dell' abitazione quando, già da due anni, lo stesso Comune ha capito quale sia la pericolosità della zona, tanto da realizzare (ma a quell' epoca non erano terminati) degli interventi per la sicurezza idraulica. 

Interventi sottostimati, che non sono comunque serviti a nulla la notte del diluvio e della tragedia. Ora la procura vuol vedere chiaro nella documentazione della villetta, vuol capire se, nel momento in cui sono state rilasciate le certificazioni, sono stati calcolati i possibili rischi.

SIMONE RAMACCIOTTI E GLENDA GARZELLI - VITTIME NUBIFRAGIO LIVORNOSIMONE RAMACCIOTTI E GLENDA GARZELLI - VITTIME NUBIFRAGIO LIVORNO
C' è un dato che ora fa tremare Livorno. L' amministrazione aveva già iniziato a realizzare uno screening sulla sicurezza degli edifici e i dati sono allarmanti: più di 3000 case sono a rischio in caso di alluvione. La consapevolezza che le opere realizzate sul Rio Ardenza, quelle vasche di contenimento che avrebbero dovuto garantire la sicurezza, non sono riuscite nemmeno a rallentare il torrente, che ha abbattuto i muri e in due minuti invaso gli appartamenti, fa paura.

Come intervenire su un territorio devastato dagli interventi realizzati dagli Anni Settanta fino al Duemila? 


Intorno alla villetta della morte, aver fatto sparire il Rio Maggiore infilandolo in un tunnel di cemento ha fatto nascere un nuovo quartiere intero vicino allo stadio d' epoca fascista intitolato ad Armando Picchi. Quartiere che ha visto auto spazzate via e portate a 30 metri di distanza, fango a un metro di altezza negli androni; poi l' acqua che non è riuscita a entrare nella galleria sotterranea e ha distrutto i muri di contenimento per poi dilagare.

Un caso di intervento pubblico d' emergenza fu realizzato a Genova, prima dell' alluvione del 2011, quando a tre palazzi in via Fereggiano fu revocata ogni concessione e furono abbattuti.
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In un quarto palazzo, spiega l' ex governatore Claudio Burlando, «decidemmo di ricollocare gli inquilini, comprare il pian terreno e tenerlo vuoto». Quando il rio Fereggiano esondò, il 4 novembre 2011, quei vani si riempirono di fango fino al soffitto e almeno chi abitava lì salvò la vita.

Non è evidentemente una via replicabile su vasta scala. Ma dalle carte del Comune di Livorno le situazioni a rischio emergono ovunque. Sulla strada che porta al Santuario di Montenero, una delle zone più devastate dell' alluvione, è nato addirittura in maniera abusiva un paesello abusivo di dieci ville, scoperto da un blitz dei carabinieri nel 2012. 

L' hanno chiamata la collina d' oro, per quanto avevano reso quegli edifici ai costruttori. 

Oggi è tutta una collina di fango.

Fonte: qui
LIVORNO 4LIVORNO 

martedì 12 settembre 2017

IN CASSA CI SONO 8 MILIARDI CONTRO IL DISSESTO GEOLOGICO, SPESI SOLO 100 MILIONI

A QUESTA VELOCITA’ PER UTILIZZARLI SERVIREBBERO 200 ANNI 

BUROCRAZIA E LACUNE TECNICHE DEI COMUNI FRENANO I CANTIERI 

A LIVORNO DUE PROGETTI, MA NESSUNO RIGUARDAVA I TORRENTI CHE SONO ESONDATI. LAVORI MAI INIZIATI, COME A GENOVA

Fabio Tonacci per “la Repubblica”

NUBIFRAGIO LIVORNONUBIFRAGIO LIVORNO
Eppur ci sono. I soldi per mettere mano all' Italia che si allaga, frana e uccide, ci sono. A leggere le tabelle della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del consiglio, abbiamo 7,7 miliardi di euro da spendere entro il 2023 per rinforzare argini, costruire scolmatori e casse di espansione per le piene, allargare i canali tombati, tirar su muri di contenimento. Per fare, dunque, ciò che avrebbe evitato le stragi da nubifragio del passato, e forse anche quella di Livorno.

Poi però uno va a vedere quanto è stato effettivamente speso sul territorio per il Piano "Italiasicura" lanciato dal governo Renzi nel maggio 2014, e si ritrova davanti a una cifra che racconta di un Paese che non vuol imparare da se stesso e dal suo passato: appena 114,4 milioni di euro. Meno dell' 1,5 per cento del totale a disposizione. Un passo da lumaca in affanno.

LIVORNOLIVORNO
IL PIANO ITALIASICURA
A questo ritmo, per investire tutti i 7,7 miliardi racimolati dai bilanci di ministeri e agenzie, servirebbero quasi 200 anni. Un paradosso che non ci possiamo permettere. Bisogna sveltire, andare più veloci del clima che cambia e sperare di anticipare la prossima bomba d' acqua.

Finora il denaro utilizzato è stato trasferito dallo Stato alle Regioni ed è servito ad aprire alcuni cantieri nelle città metropolitane: a Genova per il Bisagno, a Firenze per l' Arno ( due casse di espansione, i lavori cominceranno a giorni), a Cesenatico per mitigare l' erosione della spiaggia. Non senza problemi, come vedremo.

Il passo con cui avanza " Italiasicura" è comunque lento e qualcuno deve dare spiegazioni. « Abbiamo potuto autorizzare solo le opere di cui avevamo il progetto esecutivo, fornitoci dagli enti locali » , dice Erasmo D' Angelis, tornato a capo della Struttura di missione dopo l' esperienza alla direzione dell' Unità. « L' Italia sconta un ritardo storico sulle progettazioni, non ha la cultura della prevenzione. La cantierizzazione pesante ci sarà tra il 2018 e il 2019 » .
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SOLO IL 6 PER CENTO DI PROGETTI ESECUTIVI
In effetti, sfogliando gli 8.926 interventi "necessari e prioritari" segnalati dalle Regioni quando fu lanciato il Piano, si nota che pochissimi sono corredati di un progetto esecutivo: appena il 6 per cento. Per il resto delle emergenze (e sulla carta ce ne sarebbero una miriade, 1.240 in Campania, 962 in Sicilia, 761 in Piemonte, 458 in Toscana) siamo al punto zero.

Cantieri non se ne vedono, operai con i caschetti gialli nemmeno, neanche volendo lo Stato potrebbe mettere i soldi perché le norme impongono che il trasferimento avvenga solo quando si ha la certezza di cosa si va a finanziare. Accanto alle lista delle opere, e alla cifra che ogni Regione vorrebbe dallo Stato (quella sì, è indicata per tutte), una sfilza di etichette che ne certificano la lontananza dalla realizzazione: "progetto preliminare", "studio di fattibilità", "in fase istruttoria". Pochi "definitivi", pochissimi "esecutivi".
ERASMO DANGELISERASMO DANGELIS

A LIVORNO CANTIERI MAI APERTI
Per Livorno ci sono due interventi nella lista del governo, anch' essi in fase preliminare. E non riguardano il Rio Ardenza, né il Rio Maggiore, cioè i due corsi d' acqua straripati all' alba di domenica: si tratta di una cassa di espansione e del consolidamento degli argini di un altro torrente livornese, l' Ugione. Costo complessivo: 3,5 milioni di euro. Tempi di consegna? Non pervenuti. Così come non si sa quando entreranno finalmente in azione gli scavatori per il lavoro da 2 milioni di euro, ancora sul Rio Ugione, finanziato da almeno sette anni dalla Regione e mai cominciato.

ALLUVIONE PIEMONTEALLUVIONE PIEMONTE
«Avrebbero mitigato il rischio su quel canale, certo, ma poco sarebbe cambiato», osserva Giovanni Massini, ingegnere della Protezione civile Toscana. «Dopo le alluvioni del 1991 sull' Ardenza e sul Maggiore le casse di espansione si sono fatte. E nel 2017 abbiamo fatto la manutenzione: ciò che è successo è colpa di un evento davvero eccezionale».

I SOLDI BLOCCATI DALLA BUROCRAZIA
Va dato atto alla Struttura di missione di aver recuperato, oltre agli stanziamenti per "Italiasicura", un tesoretto da 2,2 miliardi incagliato da anni nei bilanci degli enti locali, con i quali ora sono stati ultimati centinaia di vecchi lavori sui fiumi. E però, la lentezza con cui si procede e la difficoltà a usare i fondi, non si spiega soltanto con «il ritardo degli uffici tecnici locali», come sostiene D' Angelis.

ALLUVIONE LIGURIA4ALLUVIONE LIGURIA
Per dire: ci sono 100 milioni per il sostegno alle progettazioni, bloccati da un anno e mezzo al ministero dell' Ambiente; c' è un prestito da un miliardo della Banca centrale, intonso da due anni; c' è un Piano nazionale, "Italiasicura", che doveva muovere i primi concreti passi nel 2015 dopo la delibera Cipe, e invece è partito alla fine del 2016. E c' è la solita, ingarbugliata, dinamica dei bandi di gara, con i suoi ricorsi e le sue stranezze.

IL FRENO RIBASSI A GENOVA
Torniamo a quei primi soldi - i 114 milioni - effettivamente spesi per le città metropolitane. E andiamo a Genova. Qui, dopo le alluvioni mortali del 2011 e 2014, si sta finalmente adeguando il tratto tombato del Bisagno, che passa sotto la città. Un lotto da 58 milioni se l' è aggiudicato Itinera (Gruppo Gavio) con un mega ribasso del 37,5 per cento.
ALLUVIONE GENOVA FOTO ANSAALLUVIONE GENOVA FOTO ANSA

A giugno, però, gli stati di avanzamento non superavano i 300.000 euro. Praticamente niente. Vanno a rilento perché - a quanto pare - il ribasso si è rilevato eccessivo per completare quanto richiesto. E col nuovo codice degli appalti le famigerate varianti in corso d' opera al rialzo non sono più consentite.

Fonte: qui

IL NUBIFRAGIO CHE HA ALLAGATO L'ALTRO IERI ROMA E’ AVVENUTO IN UN GIORNO FESTIVO, CON LA CITTA’ SONNACCHIOSA 
E PENSARE CHE IL COMUNE AVEVA PREVISTO “DEBOLI TEMPORALI”. INSULTI SUL WEB DOPO L’INVITO DELLA RAGGI: “ROMANI RESTATE A CASA” (VIDEO)

Paolo Conti per il Corriere della Sera

Chissà se i vertici dell' Acea, analizzando i filmati che roma.corriere.it ieri ha pubblicato sui nuovi «laghi» urbani in piazzale del Colosseo e a Porta Capena, hanno progettato di utilizzare quei ricchi bacini al posto del lago di Bracciano? Una battutaccia, certo. Ma lo spettacolo offerto ieri dalla Capitale autorizzava questa e altre ben più pesanti ironie.
MALTEMPO ROMAMALTEMPO ROMA

Virginia Raggi e la sua giunta devono solo ringraziare il calendario: l' acquazzone dell'altro ieri mattina ha allagato Roma in una giornata in cui non si lavorava, non si andava a scuola, non si svolgeva nessuna di quelle attività che di solito bloccano il traffico romano. Quindi moltissimi romani se ne sono rimasti a casa non utilizzando l' automobile. Esclusivamente per questa ragione, è stata evitata una grande, vera paralisi: certo non per perizia della macchina organizzativa del Campidoglio, ma esclusivamente per una buona dose di fortuna.

maltempo roma piramide allagataMALTEMPO ROMA PIRAMIDE ALLAGATA
Resta il fatto che Domenica abbiamo visto di tutto: cassonetti per la raccolta della plastica che prendevano letteralmente il largo davanti al Colosseo, una gran piena non sotto ma sopra ponte Milvio, tombini che eruttavano acqua come minuscoli geyser de' noantri, foto e filmati di caditoie bloccate da foglie che nessuno ha con tutta evidenza raccolto da mesi, auto bloccate, mezzi dell' Atac invasi dall' acqua e costretti a fermarsi, famiglie bloccate dal fango in auto e liberate dai vigili del fuoco, alberi caduti, strade bloccate e inservibili così come molti sottopassi.

maltempo roma marciapiedi allagatiMALTEMPO ROMA MARCIAPIEDI ALLAGATI
Ma, a proposito del Campidoglio, vanno segnalati due clamorosi inciampi. Il primo, incomprensibile e gravissimo, è apparso sul sito istituzionale di Roma Capitale su Facebook. Sabato alle 20 è stata messa in Rete un' ottimistica previsione che parlava di «nubi irregolari con deboli temporali». Un errore vistoso, assai mal rimediato con scuse che hanno peggiorato il quadro: «Ci spiace per la non correttezza dell' informazione ma questo post è stato programmato venerdì mattina e allora davano tali previsioni».

Durissime e giustamente infuriate le reazioni on line. Circostanza imperdonabile, perché da giorni veniva dato per certo da tutti i siti metereologici un forte peggioramento sul Lazio. Secondo inciampo: l' appello della sindaca Virginia Raggi a non uscire di casa, a limitare gli spostamenti ai casi urgenti, evitando parchi e aree verdi. Tutto questo per un temporale (nemmeno annunciato dal sito ufficiale) di poche ore. Allora, cosa dovranno fare i romani nel prossimo inverno, quando arriveranno le solite, fortissime perturbazioni?
ALLAGAMENTI A ROMA FOTO DA ROMAFASCHIFOALLAGAMENTI A ROMA FOTO DA ROMAFASCHIFO

Resta il fatto che, pochi giorni fa, l' assessore Pinuccia Montanari aveva assicurato (anche con un certo tono irritato nei confronti del mondo dell' informazione) che tombini e caditoie erano stati puliti "in tutta la città". 

Affermazione a dir poco imprudente, vista questa domenica 10 settembre. Quella stessa Rete che il Movimento 5 Stelle individua come elemento di democrazia diretta, ha mostrato impietosamente con migliaia di foto e filmati autoprodotti dai cittadini una città inondata d' acqua, inservibile per i romani e per i turisti, ridotta a una laguna.

MALTEMPO ROMA1MALTEMPO ROMA1
Ora bisognerà ripulire caditoie e tombini, ispezionare alberate e parchi storici (chissà quanti alberi cederanno), analizzare le buche vecchie e nuove, capire se tanta improvvisa acqua possa provocare frane urbane. Un compito che solo un' Amministrazione solida, ben preparata, capace di programmare e di coordinare i vari uffici può affrontare. E qui davvero non aggiungiamo altro, sperando che Roma sappia superare anche questa emergenza.

Fonte: qui