9 dicembre forconi: controlli
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martedì 3 settembre 2019

SON PARTITI, DAL 1 SETTEMBRE 2019, I CONTROLLI SU CHI VERSA O RITIRA PIÙ DI 10MILA EURO (FINO AD OGGI QUESTO LIMITE ERA POSIZIONATO SULLA CIFRA DI 15 MILA EURO)


LA MISURA, PREVISTA DALLA RIFORMA DEL 2017, PREVEDE L'INVIO DELLE COMUNICAZIONI SU PRELIEVI E VERSAMENTI PRESSO BANCHE, POSTE, ISTITUTI DI PAGAMENTO. NON SARÀ UNA SEGNALAZIONE AUTOMATICA DI OPERAZIONE SOSPETTA MA…


contantiCONTANTI
Partono dal 1 settembre i controlli sull'uso anomalo di contanti da parte della Uif, l'unità di informazione finanziaria incardinata presso la Banca d'Italia. La misura, prevista dalla riforma del 2017, prevede l'invio delle comunicazioni su prelievi e versamenti presso banche, Poste, istituti di pagamento. Si potrà sapere il nome di chi ritira o versa banconote per oltre 10mila euro complessivi in un mese. Non sarà una segnalazione automatica di operazione sospetta ma accenderà un faro da parte delle autorità.
Tetto di 10mila euro
CONTANTICONTANTI
La comunicazione dovrà essere inviata, ha chiarito la stessa Uif, anche se si supera il tetto dei 10mila euro attraverso più operazioni singolarmente pari o superiori a 1.000 euro. Il primo invio dovrà essere effettuato entro il 15 settembre 2019 e riguarderà i dati riferiti ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.
Uso dei contanti
CONTANTI 35CONTANTI 
I contanti in Italia restano ancora molto usati, rispetto agli altri paesi europei, in Italia malgrado l'aumento di questi anni di strumenti di pagamento come carte di credito, bancomat e bonifici. E come rilevava di recente uno studio della stessa Uif, sono usati maggiormente al Sud per una questione di arretratezza finanziaria e tecnologica ma gli usi anomali sono concentrati al Centro Nord, laddove guarda caso l'economia muove risorse maggiori.
Fonte: qui

martedì 2 luglio 2019

Fisco, da oggi cambia lo scontrino: ecco i controlli

Pixabay
© Fornito da Il Giornale Online SRL Pixabay 
Da oggi sullo scontrino fiscale cambia tutto. Nulla sarà come prima. Lo scontrino infatti perde il suo valore fiscale e conserva solo quello commerciale. Si tratta di una vera e proprio rivoluzione per i consumatori e per gli esercenti. L'acquisto da oggi viene documentato sempre con un foglietto di carta ma ai fini fiscali il suo valore sarà nullo. Nella quotidianità i consumatori non rileveranno grosse novità. Di fatto il vero cambiamento è per gli esercenti che dovranno adeguarsi rapidamente alle nuove direttive.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
C'è tempo fino ad oggi oppure entro fine anno nel caso in cui il volume di affari arriva alla quota di 400mila euro. Per quanto riguarda i rimborsi, lo scontrino nuovo avrà ugualmente valore perché attesta l'acquisto. Questo nuovo documento tutela tutte le clausole che riguardano i consumatori.
Inoltre lo scontrino, nel suo valore commerciale, servirà per i cambi del prodotto entro i termini stabiliti. Un capito a parte invece è quello dei controlli della Guardia di Finanza. Il documento emesso dall'esercente e consegnato al consumatore sarà memorizzato sui registratori di cassa con nuovi software che determinano l'inalterabilità dei dati di emissione. Insomma in questo caso non potranno essere apportate modifiche dopo il rilascio dello scontrino cartaceo sul database elettronico.

Giornalmente i dati dovranno essere trasmessi all'Agenzia delle Entrate che provvederà ad effettuare i controlli. Infine va ricordato che il nuovo documento di fatto ha la stessa validità ai fini fiscali per quanto riguarda la deduzione delle spese sulla dichiarazione dei redditi del modello 730 oppure nel modello Unico. Insomma la vera novità riguarda i controlli che di fatto saranno più precisi e molto più costanti. Fonte: qui

mercoledì 22 agosto 2018

IL MINISTERO DEI TRASPORTI AVREBBE POTUTO (E DOVUTO) VIGILARE SUI LAVORI AL PONTE MORANDI, INVIANDO GLI ISPETTORI E RENDENDOSI CONTO DELLA SITUAZIONE

IL MINISTERO POTEVA CHIEDERE UN’INDAGINE SULL’INFRASTRUTTURA E SENZA SPENDERE UN EURO PERCHÉ PER LEGGE I COSTI DELLE ISPEZIONI E DEI CONTROLLI SONO A CARICO DEL CONCESSIONARIO, CIOÈ I BENETTON 
MA DI TUTTO QUELLO CHE POTEVA FARE, LO STATO NON HA FATTO NULLA. PERCHÉ?
crollo ponte morandi 3CROLLO PONTE MORANDI 
Il punto nodale della vicenda è che la responsabilità dei controlli, per legge, spetta al Ministero dei trasporti. Perchè non ha provveduto a controllare in modo scrupoloso? Tra l'altro questa “defaillance” sarà, probabilmente, il caposaldo della linea difensiva di Autostrade in caso di battaglia legale. Per la serie: “Abbiamo operato i controlli richiesti e nessuno ha mai contestato i nostri”. Il paradosso è che il gruppo rischia di avere ragione (magari davanti al Tar). Per questo il governo, nonostante le smentite, pensa ad un decreto legge…

VIGILANZA SUI LAVORI, IL MINISTERO DECISE DI NON DISTURBARE
Daniele Martini per il “Fatto quotidiano”

graziano delrioGRAZIANO DELRIO
Lo Stato avrebbe potuto e dovuto vigilare in maniera puntuale sui lavori in corso sul ponte Morandi di Genova. Per legge il ministero dei Trasporti avrebbe avuto gli strumenti per esercitare questo potere su tutti i circa tremila chilometri della rete dei Benetton.
Avrebbe potuto inviare i suoi ispettori a rendersi conto di come stavano procedendo le cose su quel ponte considerato da anni un grande ma insostituibile malato. Avrebbe potuto anche chiedere un' indagine sulle condizioni di quella infrastruttura ritenuta in fin di vita dagli esperti.

danilo toninelli 5DANILO TONINELLI 5

Avrebbe potuto affiancare questa indagine a quella richiesta dai Benetton al Politecnico di Milano. Avrebbe potuto mettere a confronto le conclusioni, discutere con il concessionario modalità e tempi di intervento. E avrebbe potuto farlo senza spendere un euro perché per legge i costi delle ispezioni e dei controlli sarebbero stati a carico del concessionario, cioè i Benetton. Ma di tutto quello che poteva fare, lo Stato non ha fatto nulla. Perché?

Ad attribuire al ministero dei Trasporti precisi poteri e doveri di ispezione e indagine è l'articolo 28 della Convenzione unica voluta nel 2007 dal ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, e sottoscritta da una parte dall' Anas, che a quei tempi aveva ancora il potere di vigilanza sulle autostrade, e dall' altra da Giovanni Castellucci, amministratore di Autostrade per l' Italia (Benetton).
antonio di pietro 7ANTONIO DI PIETRO

La Convenzione un anno dopo diventò legge per cui qualsiasi inadempienza ad essa collegata è passibile di sanzione giudiziaria. Il titolo dell' articolo in questione è "Vigilanza del Concedente", cioè lo Stato. Al comma 3 si stabilisce: "Il Concedente potrà richiedere tutti i chiarimenti necessari. Visita e assiste ai lavori, può eseguire prove, esperimenti, misurazioni, saggi e quanto altro necessario per accertare il buon andamento dei lavori. Il Concessionario deve fornire tutti i mezzi occorrenti provvedendo alle spese all' uopo necessarie".
crollo ponte morandi 4CROLLO PONTE MORANDI

Il comma 1 è altrettanto chiaro: "Il Concedente vigila affinché i lavori di adeguamento delle autostrade siano eseguiti a perfetta regola d' arte a norma dei progetti approvati, senza che per il fatto di tale vigilanza resti diminuita la responsabilità del Concessionario in ordine all' esecuzione dei lavori. Il Concedente vigila anche sui lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e sui ripristini".

crollo ponte morandi 2CROLLO PONTE MORANDI




Perché tutti i ministri dei Trasporti che si sono succeduti dalla firma della Convenzione ad oggi non hanno voluto usare i forti poteri di controllo e vigilanza sui lavori passati, in corso e futuri che riguardano le autostrade dei Benetton derivanti dall' articolo 28 della Convenzione?

E perché anche i dirigenti pubblici responsabili della vigilanza sulle autostrade hanno chiuso in un cassetto la Convenzione senza avvalersene fino in fondo? Non ci sono risposte plausibili se non che il potere politico prima e a ruota gli alti dirigenti del ministero abbiano voluto che i Benetton sui loro tremila chilometri si regolassero da soli, come se quelle strade fossero roba loro e non dello Stato che le aveva pagate e costruite nei decenni precedenti.
crollo ponte morandi 1CROLLO PONTE MORANDI

Sono due i dirigenti statali che hanno avuto la responsabilità di vigilare per conto dello Stato sul comportamento dei concessionari. Il primo è Mauro Coletta, che ha svolto quel delicatissimo compito per una quindicina d' anni, all' inizio come alto dirigente dell' Anas.

E quando poi l' Anas ha dovuto cedere questa funzione al ministero dei Trasporti, si è spostato solo di qualche centinaio di metri e da via Monzambano a Roma sede dell' azienda delle strade si è trasferito negli uffici ministeriali a Porta Pia. Un anno fa ha lasciato l' incarico ed è stato sostituito da Vincenzo Cinelli, un alto funzionario che fino a quel momento si era occupato di vigilanza sul sistema delle dighe. Dicono che in quell' incarico abbia fatto di tutto per non farsi notare e aggiungono pure che alla Vigilanza delle autostrade fino ad ora non si sia discostato da questa impostazione.

crollo ponte morandi genova 31CROLLO PONTE MORANDI GENOVA
Per effettuare concretamente le ispezioni e i controlli sulle autostrade della rete Benetton e anche su i tratti delle altre concessionarie la Direzione del ministero dei Trasporti può contare su un organico di un' ottantina di persone. Che grosso modo sono i dipendenti della vecchia Ivca, Istituto di vigilanza sulle concessionarie autostradali in capo all' Anas, spostati al ministero.

Per anni è stata ripetuta la solfa che non c' erano soldi per pagare ispezioni e trasferte. Nessuno ha mai detto che a pagare non doveva essere lo Stato, ma i Benetton. I quali, peraltro, hanno fatto ricorso anche per non pagare i costi delle ispezioni relative alla sicurezza stradale.

GENOVA, NEL MIRINO DELLA PROCURA IL VIA LIBERA DEL MINISTERO AI LAVORI
Tommaso Fregatti e Marco Grasso per “la Stampa”

crollo ponte morandi genova 30CROLLO PONTE MORANDI GENOVA
Le prime audizioni potrebbero essere fissate già nei prossimi giorni. E il rischio concreto è che i passi iniziali dell' inchiesta sul crollo del Ponte Morandi mettano in serio imbarazzo la commissione ministeriale che, su mandato del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, indaga in parallelo sul disastro. In tempi molto brevi la procura di Genova ha intenzione di convocare, in qualità di persone informate sui fatti, i membri del comitato tecnico del ministero che, nel febbraio di quest' anno, si pronunciarono sul progetto di ristrutturazione dell' infrastruttura presentato da Autostrade per l' Italia e che, da quel momento, erano informati delle criticità dell' infrastruttura.
crollo ponte morandi genova 29CROLLO PONTE MORANDI GENOVA

In altre parole, l' inchiesta penale e quella governativa, sono già prossime al cortocircuito, dato che Roberto Ferrazza, presidente del comitato tecnico, il provveditore alle opere pubbliche di Piemonte, Liguria e Val d' Aosta, è anche a capo degli ispettori del ministero, e rischia di trovarsi in due ruoli, in potenziale conflitto d' interesse: quello di testimone, chiamato dai pm a riferire sull'operato del ministero; e quello di capo dei tecnici incaricati dal governo di fare luce sulle responsabilità, possibilmente prima della magistratura.

In una posizione simile, sebbene più defilata, anche l'ingegnere Alberto Brencich, anche lui membro di entrambe le commissioni. Ieri, intanto, la Guardia di finanza ha sequestrato nuovi documenti presso la sede di Autostrade per l'Italia.

crollo ponte morandi genova 28CROLLO PONTE MORANDI GENOVA
I documenti sequestrati Roberto Ferrazza aveva già spiegato di essere «tranquillo», avendo offerto «solamente un parere tecnico». Al tempo stesso, aveva anche ribadito di essere pronto a rassegnare le proprie dimissioni dall' incarico ispettivo. Al centro dell' attenzione del procuratore aggiunto Paolo D' Ovidio, e dei sostituti Massimo Terrile e Walter Cotugno, c' è il parere tecnico emesso dal comitato tecnico del Provveditorato alle opere pubbliche il primo febbraio 2018, sul progetto di «retrofitting» di Ponte Morandi.

crollo ponte morandi genova 27CROLLO PONTE MORANDI GENOVA




Una relazione di 30 pagine giudicata dagli investigatori «molto interessante», sotto almeno due profili: il primo è che da quel momento in poi il ministero entra in possesso di due dossier (il primo della società privata Cesi, il secondo del Politecnico di Milano) incentrati sulle carenze strutturali del ponte, che evidenziano in particolare le anomalie delle prove sugli stralli (i tiranti d' acciaio rivestiti di cemento che sostenevano l'intera struttura) «indeboliti del 20%» e invitano la società a dotarsi di sensori; il secondo riguarda le osservazioni del comitato tecnico, che pur ritenendo quel progetto «valido» segnalano ad Autostrade che i calcoli sulla tenuta strutturale potrebbero essere viziati da «sovrastime sulla resistenza del 100% del calcestruzzo», per via di un metodo scientifico «fallace».
Il nodo del «miglioramento» Dopo un primo il blitz di due giorni fa al Provveditorato alle opere pubbliche, ieri la finanza ha sequestrato nuovi documenti presso la sede di Autostrade per l' Italia.
crollo ponte morandi genova 26CROLLO PONTE MORANDI GENOVA






Fra i documenti in corso d'acquisizione c'è la convenzione che regola la concessione della rete autostradale ad Autostrade per l' Italia, la parte pubblica e, soprattutto, gli allegati riservati. In quei documenti i magistrati sperano di trovare più di una risposta sul perimetro normativo che regola i rapporti fra la concessionaria e il ruolo di controllore del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

CROLLO PONTE MORANDI GENOVACROLLO PONTE MORANDI GENOVA
Fra gli aspetti da chiarire c' è anche la qualificazione dell' intervento che Autostrade era intenzionata a fare: il progetto era denominato di «retrofitting», dunque un miglioramento del ponte, non una «semplice» manutenzione straordinaria. La distinzione fra queste due categorie potrebbe avere rilevanza in merito agli oneri dell' intervento, che nel primo caso potevano essere scaricati in parte sugli aumenti delle tariffe.

giovedì 5 luglio 2018

IL REGRESSO DI VIENNA – KURZ E IL MINISTRO DEI TRASPORTI HOFER (EX CANDIDATO ALLA PRESIDENZA PER L’ULTRADESTRA DELLA FPÖ) CAMBIANO IDEA SUL BLOCCO DEL BRENNERO

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO IL RIPRISTINO DEI CONTROLLI SAREBBE UNA “CATASTROFE”. MEGLIO LAVORARE DI FINO CON LA DIPLOMAZIA, MA SE LA GERMANIA (CIOÈ SEEHOFER) CHIUDE LE FRONTIERE…

Marco Bresolin per “la Stampa”

sebastian kurzSEBASTIAN KURZ
Dal punto di vista economico, il ripristino dei controlli al Brennero «sarebbe una catastrofe». E se lo dice lui, è la conferma che Vienna sta seriamente pensando di fare un passo indietro. O meglio, di non fare passi avanti che potrebbero essere avventati. Lui si chiama Norbert Hofer, è un pezzo grosso del Partito della libertà austriaco (Fpö, l' estrema destra alleata con la Lega all'Europarlamento) e nel 2016 era sui giornali di tutta Europa perché per due volte si è trovato a un passo dalla presidenza austriaca.

norbert hoferNORBERT HOFER
La doppia sconfitta con l' indipendente Alexander Van der Bellen (ex Verde) non ha però eliminato dalla scena pubblica Hofer, anzi. Oggi fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il suo punto di vista sulla questione Brennero guarda a un aspetto meno ideologico e molto più pragmatico: i camion che ogni giorno attraversano il valico. Bloccarli per i controlli, ammette parlando in un hotel della capitale in riva al Danubio, «sarebbe una catastrofe economica». 
Non solo per l' Italia, ma anche per l' Austria.

norbert hofer 3NORBERT HOFER 
Per il momento Vienna si tiene «pronta a tutti gli scenari». Ma sotto traccia è in corso un fitto lavoro diplomatico - anche con l' Italia, gestito da Kurz in prima persona - per scongiurare il peggio. Tutto dipende da ciò che deciderà di fare il governo tedesco, dopo che Cdu e Csu hanno trovato un' intesa sui centri per i migranti da istituire al confine meridionale, con possibilità di respingerli in Austria.

sebastian kurz viktor orbanSEBASTIAN KURZ VIKTOR ORBAN






«Se Berlino dovesse chiudere la frontiera - spiega ancora Hofer - anche noi saremmo costretti a fare altrettanto, per evitare che i migranti restino bloccati tutti qui da noi». Dalla cancelleria di Vienna fanno però notare che «la Spd non ha ancora accettato l' intesa». Il governo austriaco di centro-destra si trova così appeso alla decisione dei socialdemocratici tedeschi e guarda con preoccupazione alle prossime mosse di Horst Seehofer, il ministro dell' Interno della Csu che - teoricamente - sarebbe il miglior alleato dell' esecutivo guidato da Sebastian Kurz.
MERKEL SEEHOFERMERKEL SEEHOFER

I numeri e i costi
Vienna vuole evitare di trasformarsi in un collo di bottiglia, per questo cercherà di convincere Seehofer a non adottare «misure unilaterali». Il ministro bavarese sarà nella capitale austriaca oggi per una serie di incontri, anche se tutto è legato alla decisione della Spd. Che rimane scettica sui «centri di transito chiusi». Angela Merkel è andata in tv per assicurare che «i migranti vi resteranno per 48 ore al massimo», ma la parola fine non c' è ancora.

norbert hofer 4NORBERT HOFER 
Nel caso in cui Berlino tirasse dritto, l' Austria si troverebbe costretta a dar seguito ai propri annunci con un effetto domino che penalizzerebbe l' Italia. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Da Bruxelles, la Commissione europea spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso da Kurz. E un eventuale ripristino dei controlli al Brennero andrebbe non solo notificato, ma anche autorizzato dall' esecutivo Ue. Esattamente come è stato fatto per quelli in vigore (fino a novembre) al confine con Slovenia e Ungheria. In ogni caso la richiesta dovrà essere giustificata.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL

C' è però un piccolo problema: i numeri. Al momento non c' è alcuna emergenza. Nel primo semestre del 2018 gli attraversamenti illegali della frontiera (sventati) sono stati 2.600, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2017 (3.400). Per contare i migranti intercettati sui treni merci, poi, è sufficiente un pallottoliere di piccole dimensioni: 65 a gennaio, 52 a febbraio, 26 a marzo, 2 a maggio e zero nelle prime due settimane di giugno. Secondo una stima di Conftrasporto, un' ora di ritardo per i controlli al Brennero costerebbe circa 370 milioni di euro, di cui 170 milioni a carico del trasporto.

KURZ 1KURZ 
Per i camionisti, deviare sul San Gottardo costerebbe 225 euro a tratta, contro i 101 del Brennero. Soldi che non finirebbero nelle casse austriache. Di questo ne sono ben consapevoli Kurz, Hofer e gli altri membri del governo di centro-destra, potenziali vittime delle loro stesse minacce. Perché ad alzare troppo la voce si rischia di diventare sordi .

Fonte: qui

venerdì 15 dicembre 2017

A PARLARE E' UNO DEGLI ARRESTATI NELL'AMBITO DI UNA MAXI INCHIESTA SUL TRAFFICO DI RIFIUTI TOSSICI (200 MILA TONNELLATE!) VICINO A UNA SCUOLA A LIVORNO


SAREBBERO DECINE LE AZIENDE ITALIANE CHE "RIPULIVANO" I RIFIUTI TOSSICI GRAZIE A UN PAIO DI GRUPPI TOSCANI 

ECCO COME

Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

"Ci mancavano anche i bambini che vanno all' ospedale. Che muoiano, m' importa niente dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo di strada, i rifiuti". 

Se non ci fossero realmente gli alunni di una scuola con gli occhi arrossati e la gola che fa male per le esalazioni di quei rifiuti pericolosissimi della vicina discarica, ci sarebbe quasi da pensare a un orribile scherzo in vernacolo livornese.

livorno traffico rifiutiLIVORNO TRAFFICO RIFIUTI
E invece quelle parole pronunciate da uno degli arrestati e registrate dai carabinieri, mentre il suo interlocutore sorride divertito, non sono soltanto un oltraggio, ma resteranno per sempre il simbolo di questa maxi inchiesta della Dia su oltre 200 mila tonnellate di rifiuti tossici. 

Che, partita da Firenze e Livorno, è destinata ad allargarsi. Sei le persone arrestate, almeno una trentina gli indagati, 150 i carabinieri del nucleo forestale impegnati nel blitz e coordinati dal procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco.

Sarebbero decine e decine le aziende italiane che «ripulivano» i loro rifiuti tossici («c' è di tutto, tanto mercurio», si legge in un' altra intercettazione) in un paio di aziende toscane che, con trucchi amministrativi, raggiri e una sconcertante incapacità di controllo delle autorità competenti, riuscivano a smaltire sostanze altamente tossiche come se fossero normale spazzatura cambiando codici e documenti. 

Un metodo definito dal pubblico ministero Squillace Greco simile a quello usato dalla camorra nella Terra dei fuochi.

Agli arresti domiciliari per traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata, sono finiti imprenditori e gestori di impianti di riciclaggio di scarti altamente pericolosi. Sono Emiliano Lonzi, Stefano Fulceri, Marco Palandri, Anna Mancini, Stefano Lena e Alessandro Bertini. 

Sequestrate due aziende di Livorno attive nel settore del recupero e del trattamento dei rifiuti, la Lonzi Metalli srl e la Rari srl.

ditta livornoDITTA LIVORNO
Da qui, secondo l' accusa, i rifiuti sarebbero transitati in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. Tra i rifiuti tossici che arrivavano in discarica come «ordinari e innocui», c' erano stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri per olio motore e toner. Nelle discariche entravano camion carichi ad altissimo rischio ambientale e per la salute pubblica e ne uscivano puliti, come se quei siti fossero l' esempio più virtuoso di ecologia. Il business superava i 26 milioni di euro con una truffa per la Regione Toscana di almeno 4 milioni.

C' erano connivenze? I sospetti ci sono. 

Tanto che nelle richieste di custodia cautelare il pm sostiene che «uno dei meccanismi di autotutela attivati dall' associazione criminale è proprio quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle». E adesso si cerca di capire bene chi siano questi personaggi così accreditati.

Fonte: qui

giovedì 19 maggio 2016

IL GOVERNO RIDUCE I FONDI PER LE VISITE FISCALI (DA 70 A 20 MILIONI) E I FURBI FANNO FESTA.

big-visita-fiscale-madia-799362ISPEZIONI DIMEZZATE, ALTRO CHE LA LOTTA AI FANNULLONI STROMBAZZATA DALLA MADIA!

I CONTROLLI PERMETTEVANO DI RECUPERARE 100 MILIONI L’ANNO

La spending review si abbatte sui medici fiscali dell’Inps e i furbacchioni possono gioire. L’ultimo caso: un carabiniere si frattura un dito e si mette in malattia per 152 giorni.
Ma durante questo periodo, partecipa a quattro maratone con la mano intatta

Franco Bechis per “Libero Quotidiano
L' ultimo caso noto alle cronache è avvenuto in Trentino. Un carabiniere in servizio durante una colluttazione si frattura un dito, il quinto metacarpo della mano destra. È il 10 agosto dell' anno scorso. Il militare si mette in malattia e rientra l' 8 gennaio 2016, dopo 152 giorni di malattia.
Solo casualmente, e per invio di ampia rassegna documentaria e fotografica anonima, si è scoperto che il malato aveva partecipato nel frattempo anche con buoni risultati a quattro maratone. E la rassegna fotografica faceva vedere la mano destra intatta, senza medicazioni e fasciature, mostrando un malato sanissimo.
Non è un caso particolare, purtroppo accade assai spesso in Italia. Molto più spesso nel settore pubblico. Ma rispetto al passato i malati immaginari la fanno franca nella stragrande maggioranza dei casi. Ma come? Non è stata avviata una rivoluzione proprio dal governo in carica, con la riforma della pubblica amministrazione che avrebbe fatto piazza pulita di furbetti del cartellino, assenteisti cronici e malati immaginari?
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO 3
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO
Sulla carta è quel che ha promesso Marianna Madia, addirittura ventilando il carcere per chi fosse stato pizzicato in queste situazioni (e non accadrà mai). Ma in pratica molti decreti attuativi di quelle norme devono ancora essere varati, e quindi assai poco è effettivamente in vigore.

E soprattutto la spending review nel frattempo ha tagliato e non poco i fondi tradizionali a disposizione per i controlli dei medici fiscali Inps.

Loro se ne lamentano e da qualche giorno una delegazione è davanti al Parlamento per cercare di sensibilizzare deputati e senatori sui fondi che mancano e rendono impossibili i controlli.
In origine un decreto ancora in vigore aveva stanziato 70 milioni di euro, che venivano poi divisi per pagare i costi dei controlli dei medici fiscali Inps su base regionale.
Poi si è deciso di accentrare quella funzione e costituire un polo unico nazionale. Forse si pensava di spendere un pizzico meno così. Il fatto è che nel frattempo sono intervenute le forbici della spending review proprio su quel capitolo. E i 70 milioni sono evaporati in gran parte.
Oggi i fondi si aggirano fra 18 e 20 milioni di euro, e con questa cifra si fa davvero poco. Ed è un problema anche economico. Perché secondo le stime degli anni precedenti il recupero di danno erariale effettuato attraverso quei controlli era superiore ai 100 milioni di euro l' anno. Quindi più che un costo per lo Stato quel servizio era una risorsa economica, oltre che uno strumento per fare funzionare correttamente e con senso di giustizia i posti di lavoro pubblici.
INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE jpeg
INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE
Anche la Corte dei Conti ha segnalato nella sua relazione sul bilancio dell' Inps 2013-2015 come la mancanza di fondi abbia inciso fortemente sui controlli effettuati per scoprire gli assenteisti ingiustificati. Le visite fiscali sono diminuite del 49% in media, e quelle disposte di ufficio addirittura del 62,2%. Gli statali furbetti brindano, convinti di farla franca una volta in più. E le grandi riforme restano solo sulla carta, come spesso è accaduto in questi anni.
Fonte: qui