9 dicembre forconi: Schengen
Visualizzazione post con etichetta Schengen. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Schengen. Mostra tutti i post

sabato 17 novembre 2018

L’Area Schengen ormai è fallita. L’Europa del Nord chiude i confini


Schengen è stata per anni uno dei pilastri dell’Unione europea. La libertà di movimento dei cittadini europei fra uno Stato membro e l’altro è considerata una delle basi di questa Europa. E l’assenza di confini, sognata da no-borders ma anche dai paladini dell’europeismo, giace ormai nel dimenticatoio, travolta dagli eventi che hanno colpito ormai definitivamente la tenuta dell’Unione europea.

In teoria, i controlli alle frontiere tra i Paesi europei introdotti (soltanto temporaneamente) con la crisi dei rifugiati del 2015 dovevano essere scaduti la scorsa settimana. L’idea, almeno inizialmente, era che questi controlli fossero ripristinati solo per gestire la crisi. Niente di definitivo (a parole), ma solo una periodica ripresa dei controlli per monitorare l’ondata migratoria dalla Siria e non solo.

Di temporaneo però non c’è stato nulla. Anzi, proprio quei Paesi che bastonano i “cattivi” dell’Unione europea sul fronte dei bilanci e delle politiche migratorie, sono quelli che hanno continuato a prorogare i controlli alle frontiere. Così, i governi di Germania, Austria,Danimarca, Svezia e Norvegia hanno comunicato al Consiglio europeo di estendere per altri sei mesi i termini per la chiusura dei confini. Mentre la Francia ha già detto a ottobre che la proroga scadrà ad aprile. 

C’è chi ha parlato di sfiducia nei confronti dei Paesi che controllano il confine esterno dell’area Schengen, ovvero di Spagna, Grecia e Italia. C’è chi, come la Francia, utilizza il fattore “terrorismo”, dicendo che applica il controllo delle frontiere a causa della minaccia jihadista. Ma quello che conta è che oggi, sei Paesi dell’Unione europea se ne infischiano degli accordi di Schengen e di fatto, hanno blindato i confini.

Loro, non tutti. Ed è per questo che non solo gli altri Paesi dell’Unione europea sono contrariati, ma lo è la stessa Commissione. La libertà di movimento, insieme all’euro, è una sorta di totem dell’Unione europea. Che già di suo è fragile e indebolita, e adesso si vede colpita in uno dei suoi pilastri proprio dal nucleo duro dell’europeismo, in particolare da Francia e Germania. E proprio per questo motivo, Jean-Claude Juncker ha parlato di “un passo indietro per l’Europa”.

Il fatto che Bruxelles protesti, non significa però che gli Stati che hanno sospeso Schengen la seguano. I governi di questi Paesi hanno già fatto capire al Consiglio e alla Commissione che non sono affatto interessati a prendere in considerazione un ripensamento. E adesso, l’eccezione rischia di trasformarsi in regola, soprattutto perché l’Europa non ha alcuna forza (né probabilmente voglia) di imporre qualcosa a questi Stati. Può un’Europa guidata dall’asse franco-tedesco dire a Parigi e Berlino di aprire i confini? 

Con Angela Merkel gravemente indebolita dalle sconfitte elettorali soprattutto a causa della questione migranti, e con un Emmanuel Macron sotto assedio per le europee e con Marine Le Pen alle costole nei sondaggi, i due leader non faranno marcia indietro.
E così, l’Europa si ritrova a dover fare i conti con una realtà che non può cambiare. I governi più europeisti colpiscono al cuore proprio uno dei pilastri dell’Unione europea. Ma da questo si evince anche il pericoloso e ormai cristallino doppiopesismo di Bruxelles nei confronti degli Stati membri.

La domanda sorge spontanea. L’Unione europea si sarebbe comportata nello stesso modo se altri Stati membri avessero fatto lo stesso di Francia, Germania, Austria e altri Paesi? Immaginiamoci come sarebbe stata accolta la chiusura dei confini da parte dell’Italia, con un governo già profondamente critico nei confronti delle dinamiche europee. La risposta a questa domanda (purtroppo retorica) la conoscono tutti. Ma anche in questo si notano le gravi lacune di questa Europa, impegnata nei numeri, nelle cifre, ma soprattutto nella disparità di trattamento fra Stati dell’Europa mediterranea e Stati dell’Europa centrale e settentrionale. Vittimismo? No. Semplice constatazione.

Fonte: qui

giovedì 5 luglio 2018

IL REGRESSO DI VIENNA – KURZ E IL MINISTRO DEI TRASPORTI HOFER (EX CANDIDATO ALLA PRESIDENZA PER L’ULTRADESTRA DELLA FPÖ) CAMBIANO IDEA SUL BLOCCO DEL BRENNERO

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO IL RIPRISTINO DEI CONTROLLI SAREBBE UNA “CATASTROFE”. MEGLIO LAVORARE DI FINO CON LA DIPLOMAZIA, MA SE LA GERMANIA (CIOÈ SEEHOFER) CHIUDE LE FRONTIERE…

Marco Bresolin per “la Stampa”

sebastian kurzSEBASTIAN KURZ
Dal punto di vista economico, il ripristino dei controlli al Brennero «sarebbe una catastrofe». E se lo dice lui, è la conferma che Vienna sta seriamente pensando di fare un passo indietro. O meglio, di non fare passi avanti che potrebbero essere avventati. Lui si chiama Norbert Hofer, è un pezzo grosso del Partito della libertà austriaco (Fpö, l' estrema destra alleata con la Lega all'Europarlamento) e nel 2016 era sui giornali di tutta Europa perché per due volte si è trovato a un passo dalla presidenza austriaca.

norbert hoferNORBERT HOFER
La doppia sconfitta con l' indipendente Alexander Van der Bellen (ex Verde) non ha però eliminato dalla scena pubblica Hofer, anzi. Oggi fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il suo punto di vista sulla questione Brennero guarda a un aspetto meno ideologico e molto più pragmatico: i camion che ogni giorno attraversano il valico. Bloccarli per i controlli, ammette parlando in un hotel della capitale in riva al Danubio, «sarebbe una catastrofe economica». 
Non solo per l' Italia, ma anche per l' Austria.

norbert hofer 3NORBERT HOFER 
Per il momento Vienna si tiene «pronta a tutti gli scenari». Ma sotto traccia è in corso un fitto lavoro diplomatico - anche con l' Italia, gestito da Kurz in prima persona - per scongiurare il peggio. Tutto dipende da ciò che deciderà di fare il governo tedesco, dopo che Cdu e Csu hanno trovato un' intesa sui centri per i migranti da istituire al confine meridionale, con possibilità di respingerli in Austria.

sebastian kurz viktor orbanSEBASTIAN KURZ VIKTOR ORBAN






«Se Berlino dovesse chiudere la frontiera - spiega ancora Hofer - anche noi saremmo costretti a fare altrettanto, per evitare che i migranti restino bloccati tutti qui da noi». Dalla cancelleria di Vienna fanno però notare che «la Spd non ha ancora accettato l' intesa». Il governo austriaco di centro-destra si trova così appeso alla decisione dei socialdemocratici tedeschi e guarda con preoccupazione alle prossime mosse di Horst Seehofer, il ministro dell' Interno della Csu che - teoricamente - sarebbe il miglior alleato dell' esecutivo guidato da Sebastian Kurz.
MERKEL SEEHOFERMERKEL SEEHOFER

I numeri e i costi
Vienna vuole evitare di trasformarsi in un collo di bottiglia, per questo cercherà di convincere Seehofer a non adottare «misure unilaterali». Il ministro bavarese sarà nella capitale austriaca oggi per una serie di incontri, anche se tutto è legato alla decisione della Spd. Che rimane scettica sui «centri di transito chiusi». Angela Merkel è andata in tv per assicurare che «i migranti vi resteranno per 48 ore al massimo», ma la parola fine non c' è ancora.

norbert hofer 4NORBERT HOFER 
Nel caso in cui Berlino tirasse dritto, l' Austria si troverebbe costretta a dar seguito ai propri annunci con un effetto domino che penalizzerebbe l' Italia. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Da Bruxelles, la Commissione europea spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso da Kurz. E un eventuale ripristino dei controlli al Brennero andrebbe non solo notificato, ma anche autorizzato dall' esecutivo Ue. Esattamente come è stato fatto per quelli in vigore (fino a novembre) al confine con Slovenia e Ungheria. In ogni caso la richiesta dovrà essere giustificata.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL

C' è però un piccolo problema: i numeri. Al momento non c' è alcuna emergenza. Nel primo semestre del 2018 gli attraversamenti illegali della frontiera (sventati) sono stati 2.600, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2017 (3.400). Per contare i migranti intercettati sui treni merci, poi, è sufficiente un pallottoliere di piccole dimensioni: 65 a gennaio, 52 a febbraio, 26 a marzo, 2 a maggio e zero nelle prime due settimane di giugno. Secondo una stima di Conftrasporto, un' ora di ritardo per i controlli al Brennero costerebbe circa 370 milioni di euro, di cui 170 milioni a carico del trasporto.

KURZ 1KURZ 
Per i camionisti, deviare sul San Gottardo costerebbe 225 euro a tratta, contro i 101 del Brennero. Soldi che non finirebbero nelle casse austriache. Di questo ne sono ben consapevoli Kurz, Hofer e gli altri membri del governo di centro-destra, potenziali vittime delle loro stesse minacce. Perché ad alzare troppo la voce si rischia di diventare sordi .

Fonte: qui

mercoledì 4 luglio 2018

MA DAVVERO I MIGRANTI SONO UN’EMERGENZA?

GLI SBARCHI NON SONO MAI STATI COSÌ BASSI, I CENTRI DI ACCOGLIENZA SONO LONTANI DAL COLLASSO E I MOVIMENTI SECONDARI SI STANNO PROSCIUGANDO (MA IL PROBLEMA E' ESPLOSO A CAUSA DI QUELLI ARRIVATI NEGLI ULTIMI 3 ANNI, RECORD STORICO)

Roberto Brunelli e Vladimiro Polchi per “la Repubblica”
Infografiche di Manuel Bortoletti

numeri immigrazione 4NUMERI IMMIGRAZIONE 4
Governi che rischiano di cadere. Ministri dell' Interno che gridano all' invasione. Schengen che scricchiola. È una tempesta perfetta quella scatenata dall' emergenza migranti. Peccato che di emergenza quest' anno non si possa parlare, se non per le morti in mare che riprendono a crescere.

Gli sbarchi infatti non sono stati mai così bassi, i centri d' accoglienza sono ben lontani dal collasso e i movimenti secondari si sono in gran parte prosciugati. Basta incrociare i dati. Intanto gli sbarchi: l' Europa, con i suoi 515 milioni di abitanti, quest' anno registra l' arrivo via mare di 45mila migranti, ben poca cosa rispetto al milione del 2015.

immigrati in stazioneIMMIGRATI IN STAZIONE


E l' Italia? Ad oggi siamo a 16.600 sbarchi: l' 80% in meno rispetto allo stesso periodo dell' anno scorso. La rete d' accoglienza, fino a ieri al collasso, riprende così fiato: nei vari centri disseminati nel nostro Paese sono ospitati oggi 165mila migranti, a dicembre 2017 erano oltre 183mila. E ancora: le domande d' asilo in Europa nel 2017 sono state 705mila, l' anno prima erano oltre un milione e 200mila.

numeri immigrazione 1NUMERI IMMIGRAZIONE


Certo, più che gli sbarchi, quello che allarma i Paesi del Nord Europa sono i movimenti secondari, ossia gli spostamenti di richiedenti asilo tra i vari Stati. Ma anche qui i numeri sono in calo. Un caso per tutti: la Germania, con i suoi 80 milioni di abitanti, nel 2017 ha registrato 63mila ingressi, di cui 22mila dal confine italiano ( e ne ha rimandati indietro 20mila).

Quest' anno i flussi verso Berlino potrebbero essere ancora più ridotti: 26mila da gennaio a maggio. «I movimenti secondari in questi mesi sono minimi - conferma Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa - i migranti che escono dall' Italia diretti verso il Nord Europa sono in gran parte bloccati ai confini. C' è un movimento residuale sulla rotta balcanica, ma di poche migliaia di persone».

Fonte: qui

venerdì 16 settembre 2016

Merkel ammette la crisi nella UE: “situazione critica”


L'Unione Europea è in una situazione critica e i suoi problemi non possono essere risolti in un unico incontro dei leader, ha affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel al vertice UE di Bratislava.


"Il concetto è quello di non aspettarsi semplicemente la soluzione dei problemi europei in un vertice, ci troviamo in una situazione critica; sta nel dimostrare che attraverso le azioni possiamo essere migliori", — la Reuters cita le parole della Merkel. Oggi i leader dei 27 Paesi europei senza il Regno Unito si incontrano a Bratislava. Il tema principale del vertice è il futuro dell'Europa sullo sfondo della prevista uscita della Gran Bretagna dalla UE. Inoltre i leader europei parleranno di immigrazione, sicurezza e sviluppo economico.

Fonte: sputniknews

EU Strives for post-Brexit With Leaders Focused on Security


(Bloomberg) Leaders of the European Union’s 27 nations minus the U.K. talked up the need to secure their borders to control immigration and curb terrorism as they began to chart a way forward in the wake of Britain’s vote to leave the bloc.

As a summit in the Slovak capital Bratislava got under way, government chiefs attempted to put aside disagreements on the EU’s most pressing issues -- from how to cope with a record influx of refugees to boosting economic growth -- as they cast around for solutions to fight a surging wave of populism from Paris to Vienna that’s gnawing at the bloc’s liberal principles.
“We need to be united,” German Chancellor Angela Merkel told reporters Friday on her way into the meeting in Bratislava Castle on the banks of the Danube River. “This is about showing that we can do better through action in the areas of security -- internally and externally -- fighting terrorism, cooperation on defense, that we can do better in the area of growth and employment.”
The U.K.’s unprecedented decision to turn its back on the EU was the trigger for an intense period of European introspection, but it wasn’t the only cause. An influx of more than a million migrants from the world’s troublespots, fatal terrorist attacks and an unemployment rate that’s barely budged since the ravages of the debt crisis half a decade ago are combining to increase anti-EU feeling across the bloc and a sense of existential crisis.

Eastern Concerns

Even as leaders talk up unity of purpose on migration, there’s little evidence the EU’s eastern countries are ready to participate in the bloc’s plans to share the burden of asylum seekers. Hungary, Poland, Slovakia and the Czech Republic will instead use the Bratislava summit to call for a strengthening of EU security, better control of its southern borders and protection of free movement, Czech Prime Minister Bohuslav Sobotka said on his way into the meeting.

“There’s a very strong will among everyone -- the 27 members -- to continue with the European project,” Sobotka said. “The alternative is protectionism, building fences between members, conflicts between individual countries.”
What’s not on the official agenda is the EU’s future relationship with the U.K. post-Brexit since leaders have made clear that they won’t enter into negotiations with Theresa May’s government until formal notification of Britain’s is posted.
The summit, held in Bratislava because Slovakia holds the EU’s rotating presidency, may be long on rhetoric and short on action, with leaders likely to come to few decisions. They will instead try to set broad parameters for negotiations in the months ahead.
“What is fundamental here today is that all together we work so that Europe has an identity, a heart,” said Italy Prime Minister Matteo Renzi. “If Europe deals a bit less with rules and bureaucracy and a bit more with fundamental questions I think this is good for our country and for everyone.”
Merkel used a speech late Thursday in Potsdam, outside Berlin, to vow to do everything she can to hold the EU together in the face of a populist backlash, saying the bloc’s survival is becoming a question of war and peace.
The strong language from Europe’s pre-eminent leader underscores the stakes for Merkel and the other national EU leaders as they plot the union’s course post-Brexit. While Friday’s meeting is only an opening move, economists say that a weak response risks holding back growth and plunging the EU into an prolonged malaise.

2017 Elections

Elections in the Netherlands, France and Germany in 2017 could make it difficult to achieve a significant breakthrough that revives confidence in the future of the EU, according to Philippe Gudin, chief European economist at Barclays Bank in Paris.
P.S. se volete la traduzione automatica utilizzate la funzione translate del blog con una qualsiasi lingua e poi selezionate l'italiano.



venerdì 20 maggio 2016

Il muro sul Brennero e la fine del trattato di Schengen

big-avramopoulos-brennero-799348

DURISSIMA LETTERA DEL COMMISSARIO EUROPEO AVRAMOPOULOS AD ALFANO: BRUXELLES NON E’ CONTRARIA ALLA EVENTUALE CHIUSURA DEL BRENNERO E PREPARA UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA SUI RIMPATRI DEI MIGRANTI

La Commissione Europea certifica il fallimento del piano di rimpatri: trasferiti solo 1.500 migranti a fronte dei 160mila previsto per la fine del 2017. Il muro? “E’ possibile, in via eccezionale, adottare misure provvisorie per incanalare i flussi migratori…”

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera
DIMITRIS AVRAMOPOULOS
DIMITRIS AVRAMOPOULOS
La lettera è stata trasmessa al Viminale sei giorni fa e contiene tre punti di contestazione alle politiche migratorie dell' Italia. Quanto basta per riaprire lo scontro con Bruxelles. Perché il documento firmato dal commissario Dimitris Avramopoulos fa proprie «le preoccupazioni espresse dall' Austria riguardo al potenziale aumento di migranti in provenienza dall' Italia».
E non esclude che sui Cie possa essere avviata una procedura di infrazione. Nel giorno in cui la stessa Commissione europea decreta ufficialmente il fallimento del piano di ricollocamento dei profughi giunti nel nostro Paese e in Grecia - appena 1.500 trasferimenti a fronte dei 160 mila previsti per la fine del 2017 - si scopre che anche Roma è sotto tiro.
Durissima la reazione del ministero dell' Interno, dove si sottolinea: «Il nostro impegno è massimo, ma non riusciamo nemmeno a garantire il trasferimento degli eritrei che hanno diritto all' asilo visto che gli Stati membri non forniscono alcuna collaborazione». Proprio ieri il prefetto Mario Morcone ha evidenziato come «nelle strutture sono attualmente presenti ben 120 mila stranieri».

Il «muro» austriaco

simona vicari con angelino alfano
SIMONA VICARI CON ANGELINO ALFANO
Scrive Avramopoulos: «Ho ribadito che il Codice frontiere Schengen vieta l' installazione di recinzioni alle frontiere interne. Tuttavia è possibile, in via eccezionale, adottare misure provvisorie per incanalare i flussi migratori, se necessario e proporzionato.
Per preservare l' integrità dello spazio Schengen, condivido tuttavia le preoccupazioni espresse dall' Austria riguardo al potenziale aumento dei movimenti secondari di migranti in provenienza dall' Italia e all' importanza dell' essere preparati ad affrontare i flussi migratori provenienti dalla rotta del Mediterraneo centrale.
La barriera prevista al Brennero
LA BARRIERA PREVISTA AL BRENNERO
In tale contesto è fondamentale che l' Italia - uno degli Stati membri in prima linea, particolarmente esposto alla rotta del Mediterraneo centrale proveniente dalla Libia - intensifichi gli sforzi già in atto per fornire le condizioni di accoglienza necessarie ai migranti in arrivo e per prevenire le fughe».

Cie e «hotspot»

Ieri il ministro Angelino Alfano si è detto «disponibile ad aprire due nuovi centri di smistamento» ed è tornato a proporre «hotspot» galleggianti. Su questo la posizione della Commissione è però netta: «Frontex non dispone in permanenza di navi più grandi.
Migranti - vertice polizia al Brennero
MIGRANTI - VERTICE POLIZIA AL BRENNERO
Confido che l' Agenzia valuterà la proposta ma, come viene giustamente osservato nella lettera, il trasferimento in alto mare da una nave all' altra di un gran numero di migranti soccorsi/intercettati ne metterebbe a rischio la vita».
Critiche forti di Avramopoulos anche sulle strutture: «Pur riconoscendo il forte impegno dell' Italia, un gran numero di sbarchi avvengono al di fuori dei punti di crisi (hotspot), e i previsti gruppi mobili addetti ai punti di crisi non sono ancora operativi. È quindi importante predisporre i punti di crisi supplementari in Sicilia.
Per quanto riguarda il rimpatrio e la riammissione, l' attuale capacità ricettiva dei centri di trattenimento chiusi è chiaramente insufficiente e deve essere ampliata rapidamente.
Occorre inoltre predisporre urgentemente un nuovo programma di rimpatrio volontario assistito».

Flop del piano Juncker

Ieri la Commissione ha dovuto riconosce in un rapporto ufficiale il fallimento completo dell' agenda Juncker approvata nell' ottobre scorso. A fronte dei 20 mila profughi da ricollocare entro metà maggio, Italia e Grecia sono riusciti a trasferirne appena 1.500: dal nostro Paese sono partiti solo 595 stranieri, di cui 24 bambini.
CENTRI SOCIALI BRENNERO
CENTRI SOCIALI BRENNERO
La Ue conferma che «Austria, Ungheria e Slovacchia non hanno ancora offerto di ricollocare alcun profugo, mentre Germania e Polonia non rispettano l' obbligo di indicare, ogni tre mesi, il numero di richiedenti asilo da accogliere».
Fonte: qui