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venerdì 17 maggio 2019

Il ministro austriaco: "Italia nuova Grecia". Tria: "Pensi prima di parlare"

Bruxelles, 16 maggio 2019 - Il ministro dell'Economia Giovanni Tria arriva a Bruxelles, alla riunione dell'Eurogruppo, e prova a rassicurare i partner europei sugli obiettivi di finanza pubblica del Governo, e quindi sul debito che calerà come prevede il Def, un documento “approvato anche dal ministro dell'Interno” spiega. “C'è un Def approvato da Governo e Parlamento”, e il Governo “sta lavorando” per attenersi a quegli obiettivi, sottolinea Tria.
Quanto detto qualche giorno fa dal vicepremier Salvini, disposto a portare il debito al 140%, avevano provocato dure reazioni tra le capitali europee. La bordata più pesante è arrivata dal ministro delle Finanze austriaco, Hartwig Loeger che già alla vigilia dell'Eurogruppo, in un'intervista, aveva detto che l'Italia rischia di diventare 'la nuova Grecia' e che l'Austria non pagherà per il debito italiano. Poi ha attaccato Tria: “Il comportamento dell'Italia non può essere accettato”, ha detto. E ancora, “ha ceduto” a Salvini “e non guarda la verità in faccia” auspicando che l'Ue “metta in chiaro che Roma sta andando nella direzione sbagliata”.

“Penso che le persone prima di parlare debbano pensare”, ha replicato Tria, ricordando che l'Italia “non chiede che qualcuno paghi per il proprio debito”, ed ha pagato “abbondantemente per i debiti altrui aiutando altri Paesi europei, non avendo mai chiesto un euro”. Al contrario, “non credo che l'Austria abbia pagato quanto l'Italia per aiutare altri Paesi”, ha detto Tria. L'Austria, ripete Loeger, chiederà alla Commissione questa volta di non fare sconti all'Italia e rimetterà sul tavolo la richiesta di sanzioni per chi non rispetta le regole. Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI - CON PRELIEVI, CANONI E COMMISSIONI IL CONTO CORRENTE RINCARA FINO AL 60%


CRESCONO LE VOCI DI COSTO: DAI VERSAMENTI IN FILIALE, AL RITIRO DI DENARO IN BANCHE DIVERSE DALLA PROPRIA

Sandra Riccio per “la Stampa”

soldi 1SOLDI 1
Quanto ci costa davvero il conto corrente? A fine anno arriverà a casa delle famiglie la lettera di rendiconto su costi e spese che hanno sostenuto, anche inconsapevolmente, per il proprio conto in banca durante l' intero anno. Molte famiglie riceveranno questa documentazione a inizio anno, in base alla periodicità stabilita in contratto. Quello che arriverà a casa è il dettaglio di tutti i costi legati al nostro conto corrente e ai tanti servizi collegati a questo. Le voci elencate sono quasi una ventina, dal canone annuo, ai prelievi, fino all' invio dell' estratto conto periodico.

soldiSOLDI
Non sempre quel che spendiamo complessivamente per il nostro conto è adeguato all'utilizzo che ne facciamo. In più, dallo scorso gennaio sono aumentate molte delle commissioni che la banca ci chiede per i servizi che ci offre ogni giorno. I tassi bassi, del resto, spingono gli istituti a puntare di più su questa fonte di entrate. I rincari hanno riguardato molte voci di costo e sono stati applicati sia dagli istituti tradizionali, vale a dire quelli con una fitta rete di sportelli sul territorio, sia dalle banche online.

Un recente studio di SosTariffe.it ha rilevato una tendenza all' aumento dei prezzi di diversi servizi accessori al conto corrente e delle operazioni in filiale, a partire da quest' anno. Nel complesso, i rincari arrivano anche al 60%. Aumenti di rilievo ci sono stati per i versamenti in filiale (+60%) e per i prelievi allo sportello (+48%) mentre quelli all' Atm di una banca diversa dalla propria sono saliti del 20% di media.

SPORTELLO BANCARIOSPORTELLO BANCARIO
Anche il canone annuo della carta di credito offerta dalle banche online è salito: il costo medio è passato da 12,22 euro a 12,88 euro con un +5,40% complessivo rispetto ai dati registrati nel gennaio scorso. Le banche tradizionali esaminate nello studio (17 in tutto) hanno invece portato questo costo da 37,50 euro di media a 39,87 euro (+6,30%).

Ma che domande si deve fare un correntista nel momento in cui riceva il rendiconto e la lista delle spese pagate? Innanzitutto occorre distinguere tra costi fissi e costi variabili. I primi ci sono sempre e non variano, perché non dipendono da quanto e da come si utilizza il conto.

I principali sono il canone annuo, i canoni legati a eventuali carte di pagamento, le imposte di bollo, le spese per l' invio delle comunicazioni al cliente. I costi variabili cambiano in base al tipo e al numero di operazioni che si fanno (ad esempio: prelievo di denaro con la carta di debito, incasso assegni). Dipendono da come il cliente utilizza il conto e dalle scelte commerciali della banca.
SPORTELLO BANCARIOSPORTELLO BANCARIO

Per offrire un utile parametro di valutazione dei costi, nel Foglio Informativo del conto corrente la banca deve fornire l' ISC, l'Indicatore Sintetico di Costo, che dà un' idea del costo complessivo del conto corrente in base alle spese e alle commissioni che possono essere addebitate al cliente nel corso dell'anno. L'ISC viene calcolato per uno o più «profili di operatività tipo», per esempio, i pensionati oppure i single.

«Monitorare con precisione il costo del conto corrente non sempre è semplice; non sempre la spesa finale risulta pari a quanto preventivato, sia perché il correntista potrebbe aver aumentato la propria operatività, sia perché la banca - previa comunicazione - potrebbe aver modificato le condizioni» spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. Il rendiconto diventa quindi uno strumento fondamentale per tenere sotto controllo la spesa.

«Nel documento vengono riassunti tutti i costi effettivamente sostenuti nel corso dell' anno, che possono essere così confrontati con facilità con il valore contenuto nell' ISC - dice l' esperto -. Qualora la spesa fosse superiore a quanto previsto, il consiglio è di valutare la possibilità di cambiare tipologia di conto e identificare, comparando le offerte di più istituti». La chiusura definitiva del conto è senza spese e senza penali.

Fonte: qui


INSTABILITÀ DEI MERCATI, MINACCE DI SANZIONI E INCUBO PATRIMONIALE: GLI ITALIANI PORTANO I SOLDI ALL’ESTERO 

LA NUOVA META PREFERITA È L’AUSTRIA, DOVE UN CONTO COSTA CIRCA 100 EURO ALL’ANNO 

IL VIAGGIO DI “QUARTA COLONNA” A SILLIAN (10 MINUTI DA BOLZANO): “LO STATO NON PUÒ TOCCARE QUESTI SOLDI. SE FANNO LA PATRIMONIALE…”

IL SERVIZIO DI QUARTA COLONNA SUI CONTI CORRENTI APERTI OLTRE CONFINE DAGLI ITALIANI



sillianSILLIAN
L'incertezza per il futuro, l'instabilità dei mercati e le minacce quotidiane di sanzioni da parte della Commissione europea sulla prossima legge di Stabilità italiana stanno spingendo migliaia di connazionali a portare il proprio denaro fuori dai confini. L'ultimo flusso salito alla ribalta è quello verso l'Austria, dove secondo gli operatori delle banche i soldi italiani sarebbero più al sicuro.

gli italiani che aprono conti correnti in austria 7GLI ITALIANI CHE APRONO CONTI CORRENTI IN AUSTRIA 







I giornalisti della trasmissione Quarta colonna su Rete4 hanno raccontato quel che sta succedendo in una banca di Sillian, a dieci minuti in macchina dalla provincia di Bolzano, dove molti risparmiatori italiani stanno aprendo nuovi conti correnti: "Le motivazioni che ci danno quando vengono qui ad aprire i conti - dice un bancario - sono la preoccupazione per il debito pubblico in aumento, il timore per la situazione bancaria italiana e l'incertezza sulle politiche economiche del Paese".

gli italiani che aprono conti correnti in austria 6GLI ITALIANI CHE APRONO CONTI CORRENTI IN AUSTRIA
La paura più diffusa è che il governo ceda alla tentazione di applicare una tassa patrimoniale che allunghi le mani direttamente nei conti. La convenienza di portare i risparmi all'estero poi sarebbe garantita: "Qui un conto costa circa 100 euro all'anno. Lo Stato italiano qui non può toccare questi soldi perché siamo sotto l'autorità austriaca". In caso di patrimoniale quindi: "nessuno potrebbe obbligare la banca a versare soldi all'Italia".

Fonte: qui



LA GUARDIA DI FINANZA PERQUISISCE LA SEDE MILANESE DELLA PRIVAT KREDIT BANK: INDAGATI 18 MANAGER DELL’ISTITUTO SVIZZERO PER RICICLAGGIO E FRODE

HANNO FATTO TRANSITARE 409 MILIONI DI EURO (APPARTENENTI A 198 CLIENTI) A LUGANO PER NASCONDERLI AL FISCO E FARLI RIEMERGERE CON LA “VOLUNTARY DISCLOSURE”

Stefano Elli per www.ilsole24ore.com

PRIVAT KREDIT BANKPRIVAT KREDIT BANK
Perquisizioni sono in corso presso la sede milanese della Privat Kredit Bank, istituto svizzero che controlla l’italiana Cassa Lombarda. Su disposizione della Procura della Repubblica di Milano i militari del Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di Finanza milanese sono alla ricerca di carte, files e tabulati di corrispondenza elettronica inerenti ai rapporti intrattenuti nel corso di dieci anni dalla banca con la clientela italiana.

Sono 18 i manager indagati con l’ipotesi di reati di riciclaggio e frode fiscale. L’inchiesta è nata dalle verifiche su 198 clienti italiani che hanno portato un totale di 409 milioni di euro a Lugano per nasconderli al Fisco e poi li hanno fatti riemergere con la «voluntary disclosure».

L’acquisizione di documenti nasce da un'inchiesta, congiunta tra Guardia di Finanza e Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, coordinata dal pm Elio Ramondini ed è seguita in prima persona dal procuratore capo Francesco Greco.

caveau banca svizzeraCAVEAU BANCA SVIZZERA
L’attività investigativa di questa mattina trova il suo fondamento in un’analoga indagine aperta dalla procura di Milano (pm Gaetano Ruta) nel 2014 nei confronti del Credit Suisse, che aveva portato alla scoperta di una vera e propria centrale distributiva di polizze le cui tracce, da Milano, portavano attraverso la Svizzera direttamente alle Bermuda.

Una sorta di servizio “chiavi in mano” di esterovestizione di capitali a chiari fini di elusione ed evasione fiscale: un catalogo di strumenti finanziari e assicurativi costruiti ad hoc per la clientela più selezionata della blasonata banca elvetica.

Nel corso delle perquisizioni effettuate a suo tempo, nella memoria di uno dei pc in dotazione a un gestore della banca, era stata trovata una lista di circa 4mila clienti italiani che avevano aderito al piano di investimento nelle polizze Unit linked del Credit Suisse Life and Pension. L’inchiesta era sfociata poi in una lunga teoria di patteggiamenti e aveva portato al rientro di oltre cento milioni di euro nelle casse dell’erario.

CREDIT SUISSECREDIT SUISSE
L’operazione odierna nasce da un’ipotesi investigativa strettamente connessa alla precedente: se la prassi seguita dal Credit Suisse era tanto “consolidata” e la strada così battuta – è la tesi della Procura – è possibile, se non probabile, che anche altre banche estere presenti in Italia abbiano agito con modalità analoghe.

Così la Procura, forte della massa di dati affluiti alla chiusura della Voluntary disclosure (l’operazione di regolarizzazione di capitali conclusa nel 2017), ha stilato un elenco di oltre 230 banche estere autorizzate a operare in Italia che hanno aderito alla voluntary per conto della propria clientela.

Tra gli obiettivi dei militari c'è quello di verificare se, a ciascuna delle operazioni di voluntary portata a buon fine, effettivamente corrispondesse un reato fiscale e non (come già è stato accertato in due recenti e distinte inchieste chiuse dalla Procura di Bergamo) un reato di natura completamente differente.

CREDIT SUISSE BIGCREDIT SUISSE BIG
Ossia operazioni di maquillage finalizzate a imbellettare e rimpatriare capitali a suo tempo esportati in seguito a bancarotte fraudolente o altri reati in operazioni di riciclaggio, spacciandoli per “semplici” frutti di violazioni tributarie. Sotto osservazione degli investigatori, a quanto risulta al Sole24Ore, vi sarebbe anche un'altra modalità operativa su cui rintracciare eventuali responsabilità penali.

parmalat calisto tanziPARMALAT CALISTO TANZI


In gergo tecnico si chiama “Back to back”. Si tratta di una prassi bancaria già adottata ai tempi del caso Parmalat. Allora a metterla in pratica era stata proprio la Bank of America avente come controparte Fausto Tonna, direttore finanziario dell'azienda casearia di Calisto Tanzi. Come funziona il back to back?

La Banca internazionale concede a un imprenditore italiano (in Italia) una linea di credito o un affidamento di altra natura, trattenendo a garanzia risorse dell'imprenditore che già giacciono depositate presso le sue filiali all'estero. L'imprenditore ripaga il suo debito nel corso del tempo pagando gli interessi pattuiti. L'ipotesi è che lo faccia con risorse provento di reato. Incorrendo in questo modo in due distinti profili di violazione: le prima fiscale con il mancato pagamento delle ritenute d'acconto sugli interessi sborsati alla banca. La seconda, più grave, di potenziale riciclaggio.

Fonte: qui

domenica 8 luglio 2018

AUSTRIA, I DATORI DI LAVORO POTRANNO CHIEDERE DI SFORARE I TURNI FINO A 12 ORE AL GIORNO (60 A SETTIMANA) SENZA GIUSTIFICARE LA RAGIONE

KURZ LA CHIAMA “FLESSIBILITÀ”, MA SINDACATI E OPPOSIZIONE SONO IMBUFALITI

Gaia Cesare per “il Giornale”

STRACHE KURZSTRACHE KURZ
Minacce di morte ai deputati che hanno votato le nuove misure: pietre tombali e ceri davanti alle loro abitazioni. I sindacati che minacciano un autunno caldissimo. L' opposizione che attacca l' Fpö, la destra «sociale» oltranzista al governo, per aver ceduto alle pressioni degli alleati conservatori Övp del Cancelliere Sebastian Kurz, definendo entrambi «traditori dei lavoratori», accusati di essersi inchinati ai grandi gruppi industriali.

STRACHE KURZ KERNSTRACHE KURZ KERN




E i due leader dei partiti al potere che parlano di «un' escalation senza precedenti» e di «un incredibile deragliamento». L' Austria si spacca dopo l' approvazione in Parlamento della nuova legge sulla flessibilità dell' orario di lavoro. Le 8 ore quotidiane e le 40 settimanali restano in piedi ma la novità crea a dir poco scompiglio a Vienna: il datore di lavoro potrà infatti chiedere di sforare fino a 12 ore il turno giornaliero e fino a 60 quello settimanale, senza essere costretto a giustificarne la ragione.
sebastian kurzSEBASTIAN KURZ

Niente confronto con i sindacati, addio alla concertazione che finora è stata prassi in Austria e respinti in Aula tutti gli emendamenti dell' opposizione. Il governo mostra di voler adottare la linea dura, non solo sul fronte immigrazione. E addirittura anticipa l' entrata in vigore del provvedimento: avrebbe dovuto essere il 1° gennaio 2019, sarà invece il 1° settembre di quest' anno. «Per garantire chiarezza e sicurezza - spiegano i vertici dell' esecutivo - dopo la discussione dei giorni passati che ha causato molta incertezza e disinformazione».

SEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHESEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHE



Ma l' opposizione si indigna: abbiamo scoperto di questa novità solo oggi (ieri, ndr) dai mass media. Chiede un referendum ma la proposta avanzata dai socialdemocratici viene bocciata spingendo il leader ed ex cancelliere Christian Kern a denunciare: «È il punto più basso raggiunto nel rapporto con i lavoratori negli ultimi trent' anni della nostra storia».

kurzKURZ





Solo dopo le proteste delle settimane scorse, che hanno scatenato consigli di fabbrica e assemblee (il provvedimento riguarda tutti i settori e gradi del lavoro dipendente), il vicecancelliere Strache (Fpö) ha spinto perché venisse introdotta la volontarietà della prestazione straordinaria. Un cambiamento che non soddisfa comunque le organizzazioni sindacali: «Il carattere volontario esiste solo sulla carta, l' emendamento è una tigre di carta».

kurzKURZ
La legislazione austriaca già prevedeva la possibilità di estendere l' orario di lavoro a 10 ore giornaliere e a 50 settimanali ma finora la flessibilità andava contrattata con i consigli di fabbrica e non solo con il singolo lavoratore, come prevedono invece le nuove misure.
Un cambiamento non da poco.

Equilibrato, tuttavia, dalla possibilità per i lavoratori - prevista dalla nuova legge - di rifiutare l' undicesima e dodicesima ora di lavoro, senza la necessità di spiegare il perché.
I partiti di governo difendono le misure: «La realtà mostrerà la nuova verità, cioè che nulla cambierà per gran parte dei dipendenti. Se i lavoratori vogliono, possono lavorare di più e guadagnare di più o utilizzare più blocchi di tempo libero».
E in effetti, la questione del tempo libero è uno dei punti che i deputati favorevoli alla riforma mettono sul piatto: «La giornata di 12 ore consente una settimana di lavoro di quattro giorni», spiega Barbara Rosenkranz, ex candidata alle presidenziali dell' Fpö, che poi ha lasciato per fondare la lista separata Flö.

Ma anche la Conferenza dei vescovi nei giorni scorsi aveva criticato il pacchetto sostenendo la necessità di concedere più ore di riposo ai lavoratori per dare respiro alle famiglie. Proteste sono annunciate ora in tutta l' Austria.

Con il paradosso, nel frattempo, che dall' altra parte del mondo, la Corea del Sud si rallegra invece per aver ridotto da 68 a 52 le ore di lavoro settimanali.

Fonte: qui


KURZ E SEEHOFER RAGGIUNGONO UN’INTESA SUI MIGRANTI: QUELLI REGISTRATI IN ITALIA SARANNO RISPEDITI DA NOI

“NON ADDOSSEREMO RESPONSABILITÀ ALL’AUSTRIA. L’OBIETTIVO È CHIUDERE LA ROTTA MEDITERRANEA”. ORA IL CERINO È IN MANO A SALVINI – LA PROSSIMA SETTIMANA CI SARÀ UN TRILATERALE DI FUOCO…

Flaminia Bussotti per “il Messaggero”

Dopo l' intesa raggiunta ieri a Vienna fra Sebastian Kurz e Horst Seehofer, il cerino, o come si dice qui lo schwarzen Peter, passa all' Italia, dopo essere stato a lungo in mano ad Angela Merkel, poi finito alla Spd e ritornato a Seehofer. Il ministro dell' Interno tedesco sperava di convincere il cancelliere austriaco a riprendersi alla frontiera i migranti sbarcati senza i requisiti in Germania. Da Kurz invece è arrivato un chiaro picche.
MIGRANTI ONGMIGRANTI ONG

L' Austria non ci pensa ad avallare soluzioni nocive al Paese, è il ritornello di Vienna, risuonato anche ieri nell' incontro con Seehofer con Kurz (Övp) e il vice-cancelliere Heinz-Christian Strache e il ministro degli interni Herbert Kickl (Fpö).

«Non addosseremo né ora né in futuro responsabilità sui migranti all' Austria che non le competono, lo posso escludere», ha assicurato Seehofer passando dalle minacce dei giorni scorsi a un tono conciliante.
sebastian kurz horst seehofer 5SEBASTIAN KURZ HORST SEEHOFER 








La Germania non adotterà misure verso l'Austria, a giorni ci sarà una riunione dei ministri degli interni dei tre paesi. L' obbiettivo è chiudere la rotta nel Mediterraneo, «questo è nell' interesse dell' Italia, ma anche dell' Austria e della Germania», ha sottolineato Kurz.

matteo salvini con i migrantiMATTEO SALVINI CON I MIGRANTI
La riunione trilaterale si terrà la settimana prossima a Innsbruck. Seehofer ha quasi scatenato una crisi di governo in Germania, arrivando anche a minacciare le dimissioni col rischio di far cadere la cancelliera Merkel e tornare alle urne, con il suo masterplan che prevedeva respingimenti di migranti ai confini e l' apertura di centri di transito alla frontiera.

Nodo controverso soprattutto il respingimento di coloro già registrati in un altro paese Ue, ma anche l' idea stessa di centri di transito: il primo punto era a danno in primis dell' Italia, ma anche l' Austria, che avrebbe dovuto riprendersi tutti gli altri sprovvisti dei requisiti per l' asilo in Germania, ne avrebbe fatto le spese.

PIANO AMMORBIDITO
Nel frattempo il piano è stato parecchio ammorbidito: la Merkel ha assicurato che la permanenza nei centri di transito sarebbe al massimo di 48 ore (dopodiché i migranti verrebbero trasferiti in normali centri di accoglienza). L' intesa di Vienna ridurrebbe notevolmente il numero dei respingimenti verso l' Austria (solo quelli che hanno presentato domanda di asilo in un altro paese): il numero di questi in Baviera sarebbe di circa 150 al mese.

sebastian kurz horst seehofer 6SEBASTIAN KURZ HORST SEEHOFER
Si tratta dei profughi «già registrati in Italia e Grecia che hanno fatto lì domanda di asilo», ha detto Seehofer. Negozieremo con quei due paesi per vedere «cosa possono fare» sui movimenti secondari. I migranti registrati in Italia e Grecia che arrivano alla frontiera austro tedesca saranno mandati nei centri di transito e poi rinviati a Roma o Atene: sarà «un contributo essenziale di Italia e Grecia per fermare la migrazione illegale».

Se i negoziati con Italia e Grecia dovessero fallire, si dovrà «pensare a nuove misure per fermare la migrazione illegale», ha precisato.

TRATTATIVA DIFFICILE
Seehofer si è detto consapevole che non saranno negoziati «facili» e, in un ennesimo rimpallo del cerino, lo ha passato di nuovo alla Merkel: «Presumo che a causa della complessità e della dimensione europea, i punti chiave dell' accordo dovranno essere stabiliti dai capi di governo», ha detto.
SALVINI AUSCHWITZSALVINI AUSCHWITZ

Da Vilnius il ministro degli esteri Enzo Maovero Milanesi ha intanto avuto l' assicurazione della collega austriaca Karin Kneissl che per ora Vienna non prevede al Brennero alcuna misura.

6 Luglio 2018

Fonte: qui

giovedì 5 luglio 2018

IL REGRESSO DI VIENNA – KURZ E IL MINISTRO DEI TRASPORTI HOFER (EX CANDIDATO ALLA PRESIDENZA PER L’ULTRADESTRA DELLA FPÖ) CAMBIANO IDEA SUL BLOCCO DEL BRENNERO

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO IL RIPRISTINO DEI CONTROLLI SAREBBE UNA “CATASTROFE”. MEGLIO LAVORARE DI FINO CON LA DIPLOMAZIA, MA SE LA GERMANIA (CIOÈ SEEHOFER) CHIUDE LE FRONTIERE…

Marco Bresolin per “la Stampa”

sebastian kurzSEBASTIAN KURZ
Dal punto di vista economico, il ripristino dei controlli al Brennero «sarebbe una catastrofe». E se lo dice lui, è la conferma che Vienna sta seriamente pensando di fare un passo indietro. O meglio, di non fare passi avanti che potrebbero essere avventati. Lui si chiama Norbert Hofer, è un pezzo grosso del Partito della libertà austriaco (Fpö, l' estrema destra alleata con la Lega all'Europarlamento) e nel 2016 era sui giornali di tutta Europa perché per due volte si è trovato a un passo dalla presidenza austriaca.

norbert hoferNORBERT HOFER
La doppia sconfitta con l' indipendente Alexander Van der Bellen (ex Verde) non ha però eliminato dalla scena pubblica Hofer, anzi. Oggi fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il suo punto di vista sulla questione Brennero guarda a un aspetto meno ideologico e molto più pragmatico: i camion che ogni giorno attraversano il valico. Bloccarli per i controlli, ammette parlando in un hotel della capitale in riva al Danubio, «sarebbe una catastrofe economica». 
Non solo per l' Italia, ma anche per l' Austria.

norbert hofer 3NORBERT HOFER 
Per il momento Vienna si tiene «pronta a tutti gli scenari». Ma sotto traccia è in corso un fitto lavoro diplomatico - anche con l' Italia, gestito da Kurz in prima persona - per scongiurare il peggio. Tutto dipende da ciò che deciderà di fare il governo tedesco, dopo che Cdu e Csu hanno trovato un' intesa sui centri per i migranti da istituire al confine meridionale, con possibilità di respingerli in Austria.

sebastian kurz viktor orbanSEBASTIAN KURZ VIKTOR ORBAN






«Se Berlino dovesse chiudere la frontiera - spiega ancora Hofer - anche noi saremmo costretti a fare altrettanto, per evitare che i migranti restino bloccati tutti qui da noi». Dalla cancelleria di Vienna fanno però notare che «la Spd non ha ancora accettato l' intesa». Il governo austriaco di centro-destra si trova così appeso alla decisione dei socialdemocratici tedeschi e guarda con preoccupazione alle prossime mosse di Horst Seehofer, il ministro dell' Interno della Csu che - teoricamente - sarebbe il miglior alleato dell' esecutivo guidato da Sebastian Kurz.
MERKEL SEEHOFERMERKEL SEEHOFER

I numeri e i costi
Vienna vuole evitare di trasformarsi in un collo di bottiglia, per questo cercherà di convincere Seehofer a non adottare «misure unilaterali». Il ministro bavarese sarà nella capitale austriaca oggi per una serie di incontri, anche se tutto è legato alla decisione della Spd. Che rimane scettica sui «centri di transito chiusi». Angela Merkel è andata in tv per assicurare che «i migranti vi resteranno per 48 ore al massimo», ma la parola fine non c' è ancora.

norbert hofer 4NORBERT HOFER 
Nel caso in cui Berlino tirasse dritto, l' Austria si troverebbe costretta a dar seguito ai propri annunci con un effetto domino che penalizzerebbe l' Italia. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Da Bruxelles, la Commissione europea spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso da Kurz. E un eventuale ripristino dei controlli al Brennero andrebbe non solo notificato, ma anche autorizzato dall' esecutivo Ue. Esattamente come è stato fatto per quelli in vigore (fino a novembre) al confine con Slovenia e Ungheria. In ogni caso la richiesta dovrà essere giustificata.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL

C' è però un piccolo problema: i numeri. Al momento non c' è alcuna emergenza. Nel primo semestre del 2018 gli attraversamenti illegali della frontiera (sventati) sono stati 2.600, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2017 (3.400). Per contare i migranti intercettati sui treni merci, poi, è sufficiente un pallottoliere di piccole dimensioni: 65 a gennaio, 52 a febbraio, 26 a marzo, 2 a maggio e zero nelle prime due settimane di giugno. Secondo una stima di Conftrasporto, un' ora di ritardo per i controlli al Brennero costerebbe circa 370 milioni di euro, di cui 170 milioni a carico del trasporto.

KURZ 1KURZ 
Per i camionisti, deviare sul San Gottardo costerebbe 225 euro a tratta, contro i 101 del Brennero. Soldi che non finirebbero nelle casse austriache. Di questo ne sono ben consapevoli Kurz, Hofer e gli altri membri del governo di centro-destra, potenziali vittime delle loro stesse minacce. Perché ad alzare troppo la voce si rischia di diventare sordi .

Fonte: qui

giovedì 28 giugno 2018

TRUMP PREPARA UN ASSIST PER IL GOVERNO ITALIANO, CHE GLI PIACE MOLTO: UNO SCONTO SULLE SPESE DI DIFESA NELLA NATO.

DI QUESTO E ALTRO HA PARLATO IL SUPER-FALCO JOHN BOLTON INCONTRANDO A ROMA GIUSEPPE CONTE, IN VISTA DEL VERTICE PUTIN-TRUMP CHE VI ANTICIPIAMO ESSERE ORMAI CERTO IL 15 LUGLIO A VIENNA, COL PATROCINIO DI KURZ

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Uno scontone dal creditore zio Sam. L’Italia spende molto nella Difesa e ospita a Napoli una base Nato tra le più importanti, perciò Trump, che al prossimo vertice dell'Alleanza Atlantica tornerà a esigere, e litigare se necessario, sull'adeguamento della quota dei Paesi membri al 2% del pil, potrebbe chiedere proprio a Bruxelles di sottrarre queste spese dalla cifra dovuta dall'Italia . Un grande favore, un assist a un alleato privilegiato, che è sul tavolo delle trattative.
JOHN BOLTON GIUSEPPE CONTEJOHN BOLTON GIUSEPPE CONTE

Che cosa si sono infatti detti il potentissimo John Bolton, esperto sommo di politica internazionale dai tempi di Ronald Reagan, falco dichiarato e raffinato intellettuale, da poco consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump, il quale ci ha messo più di un anno per riuscire a prenderlo con sé contro il parere delle colombe repubblicane? Perché Bolton in viaggio verso Mosca per preparare il vertice Putin Trump, che vi anticipiamo essere ormai certo il 15 luglio a Vienna, e dopo essere stato a Londra, che il presidente americano visiterà il 13 luglio, ha pensato bene di sostare anche a Roma?

CONTE PUTIN TRUMPCONTE PUTIN TRUMP

“Felice di aver ricevuto oggi l’ambasciatore John Bolton, Consigliere per la sicurezza americana, con cui abbiamo parlato del prossimo incontro con il presidente Donald Trump. A presto a Washington D.C.”. scrive in un tweet, con foto allegata, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Sicuramente del viaggio del premier italiano a Washington si è anche parlato; sarà entro pochi mesi, come già venuto fuori al vertice del G7 in Canada, ed è un grazioso cadeau di Trump a un governo che gli piace molto. Ma c'è altro.

donald trump giuseppe conteDONALD TRUMP GIUSEPPE CONTE






L'Italia è presidente di turno dell'Osce, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea che monitora strettamente la situazione in Crimea, origine delle sanzioni alla Russia. Bolton si aspetta che si segua con attenzione senza pregiudizi verso Mosca il dossier, ma nello stesso tempo ha chiesto all'Italia di evitare troppo facili dichiarazioni sul fatto che si debbano togliere subito le sanzioni. Prudenza, vanno usate come strumento di trattativa con Putin.

TRUMP SALVINITRUMP SALVINI
Appena accennato invece, il contenzioso sull'Iran resta sospeso per trattative imminenti.. Sugli Ayatollah Bolton non sente ragione, è più falco di Trump. Il governo per ora si barcamena dopo l'adesione entusiastica del governo Gentiloni e l'irrigidimento delle altre nazioni Ue. Gli Stati Uniti, che hanno abbandonato l'accordo del 2015, sono pronti a sanzioni anche verso i Paesi europei che continuino a commerciare con l'Iran, oltre al fatto che gli affari con le banche americane finirebbero. Perciò una decisione si imporrà.

Con Matteo Salvini, Ministro dell'Interno, l'incontro invece è tutto dedicato al dossier Libia, le cui infiltrazioni terroristiche stanno soprattutto a cuore agli americani nel riassetto del casino mediorientale. Ma c'è anche un messaggio di complimenti da Washington per la nuova linea dura sull'immigrazione e la gestione pulita dell'affare spinoso della nave Aquarius.

Fonte: qui

IL VIAGGIO LAMPO DI SALVINI IN LIBIA HA MOSTRATO CHE SARÀ MOLTO DIFFICILE OTTENERE COLLABORAZIONE NELLA LOTTA AI TRAFFICANTI 

LA RUSPA FUNZIONA CON LE ONG E CON TONINELLI, MA NON CON AL SERRAJ, CHE (PER ORA) È L’UNICO INTERLOCUTORE RICONOSCIUTO DAL VIMINALE 

L’EFFETTO FINALE È QUELLO DI CREARE UNA DIVISIONE SEMPRE PIÙ AMPIA CON GLI ALLEATI DI GOVERNO, CHE…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

salvini sull aereo militare verso la libiaSALVINI SULL AEREO MILITARE VERSO LA LIBIA
È una sfida alle Ong ma anche ai 5 Stelle quella che il ministro dell' Interno Matteo Salvini lancia sui salvataggi in mare. Perché quando dice che «Toninelli avrebbe tutto il mio appoggio se ordinasse alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos» sembra voler mandare un segnale preciso rispetto a possibili cedimenti sulla linea di fermezza che ha imposto sin dall' arrivo al Viminale.

matteo salvini con il vicepremier libico ahmed maitigMATTEO SALVINI CON IL VICEPREMIER LIBICO AHMED MAITIG







I dubbi del titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli sulla chiusura totale dei porti sono ben noti, tanto che le dichiarazioni di ieri sera del vicepremier Luigi Di Maio sulla possibilità che la «Lifeline» alla fine approdi in Italia sono servite proprio a dargli sostegno. E tanto basta a comprendere che la questione all' interno del governo è ormai ufficialmente aperta. Anche perché Salvini non può non sapere che la Guardia costiera ha l' obbligo di dare seguito alle richieste di aiuto, come previsto dai trattati internazionali, ma anche dal codice penale.

TONINELLITONINELLI
Il viaggio lampo di Salvini a Tripoli ha mostrato quanti ostacoli ci sono per riuscire ad ottenere la collaborazione nella lotta ai trafficanti. Il «no» del vicepresidente Ahmed Maiteeq alla creazione di hotspot in Libia ha fatto comprendere che non basteranno le 20 motovedette promesse e soprattutto che sono molte le parti da soddisfare.

Al momento l' unico interlocutore scelto dal titolare del Viminale «è quello riconosciuto a livello internazionale», vale a dire il premier Fayez Al Serraj: resta fuori - almeno ufficialmente - il generale Khalifa Haftar, fuori anche i capi tribù. E questo certamente avrà un peso nelle trattative. In attesa delle nuove istanze - compresa l' autostrada promessa nel 2013 dall' allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ieri sono tornati a mettere sul piatto del negoziato - il titolare del Viminale decide di alzare ulteriormente i toni sia contro le Ong, sia contro gli Stati europei che non collaborano, Francia in testa.

AL SERRAJAL SERRAJ
Ma l' effetto finale è quello di creare una divisione sempre più ampia con gli alleati di governo. Sulla scelta di far entrare a Pozzallo il mercantile Alexandre Maersk alla fine ha pesato il ruolo avuto dal centro di coordinamento di Roma per le operazioni di soccorso, ma anche il richiamo esplicito del garante per i detenuti Mauro Palma che in una lettera inviata all' ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Guardia costiera, ha sottolineato come i 113 migranti a bordo «si trovano di fatto privati della libertà personale, pur non essendoci ovviamente alcun ordine in tal senso, impugnabile di fronte all' autorità giudiziaria, ai sensi dell' articolo 5 della Convenzione europea per i diritti umani». E poi il fatto che non si trattasse di una Ong.

matteo salvini il ministro dell’interno libico abdulsalam ashourMATTEO SALVINI IL MINISTRO DELL’INTERNO LIBICO ABDULSALAM ASHOUR




Su questo Matteo Salvini continua a mantenere il punto con un intento chiaro: chi si trova in difficoltà in acque internazionali e chiede soccorso deve essere indirizzato a Tripoli, Tunisi o Malta, perché non deve essere il centro di Roma a coordinare le operazioni.

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L’AUSTRIA FA UNA MEGA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI AL CONFINE CON LA SLOVENIA: CENTINAIA DI POLIZIOTTI E BLINDATI NELLA CITTÀ DI SPIELFELD PER FAR VEDERE ALL’EUROPA CHE KURZ È PRONTO A TUTTO 
IL MESSAGGIO È RIVOLTO ALLA MERKEL E A SEEHOFER: ECCO COSA SUCCEDERÀ SE CHIUDETE LA FRONTIERA BAVARESE… 

austria esercitazione anti migranti 16AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI
Il governo di Sebastian Kurz domenica 1 luglio assumerà la presidenza semestrale dell’Unione europea, e ha pensato bene di far capire quali sono le sue intenzioni sui migranti.

La polizia austriaca ha fatto un’esercitazione anti migranti con centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa e veicoli blindati nella città di Spielfeld, al confine con la Slovenia. Ma il vero destinatario del messaggio, come scrive il Daily Mail, è la Germania: se il ministro dell’Interno tedesco Seehofer ha intenzione di andare avanti con la paventata chiusura della frontiera bavarese, allora l’Austria farà lo stesso. E i migranti si troveranno davanti questo.
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Sebastian Kurz ha deciso di mostrare i muscoli, dopo aver partecipato al summit del blocco di Visegrad, e la sua posizione potrebbe non dispiacere a Matteo Salvini, che cerca alleati europei dopo la toccata e fuga senza esito in Libia. La crisi dei migranti sta facendo implodere la diplomazia europea e Kurz teme che la crisi di governo tedesca porti alla chiusura del confine meridionale. A quel punto tutti alzerebbero un muro.

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Nessuno vuole i migranti. Non li vuole la Spagna, che aveva mostrato il suo volto caritatevole per la nave Aquarius. Non li vuole Macron, che va dal Papa a invocare la solidarietà ma poi spara a Ventimiglia, non li vuole l’Italia. Da qualche parte però dovranno pur andare. Di certo, è il messaggio di Kurz, non in Austria.

horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL




In realtà Spielfeld e la frontiera con la Slovenia non sono un luogo di passaggio per i profughi disperati. Ma è perfetto per testare per la prima volta l’unità di protezione dei confini “Puma”. “Vogliamo prepararci a qualsiasi sviluppo e inviare un segnale chiaro che non ci saranno le stesse disattenzioni del 2015”, ha detto il vice cancelliere Heinz Christian Strache.

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Parole che fanno eco a quelle di Kurz, che dopo il summit flop dello scorso fine settimana, e in vista del prossimo Consiglio europeo, ha detto che l’Austria “farà tutto il necessario per difendere i propri confini”.

L’Austria ha suggerito che, se non sarà possibile creare nuovi hotspot in Libia (come sembra) allora i clandestini potrebbero essere dirottati in Albania, per poi essere rimpatriati. “Stiamo lavorando anche con la Danimarca e altri paesi del Nord Europa per risolvere lo stallo”, ha detto Kurz. Ma intanto, i poliziotti sono pronti. È solo un’esercitazione, con dei figuranti. Per ora.

mario kusanek e herbert kicklMARIO KUSANEK E HERBERT KICKLaustria esercitazione anti migranti 17AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI