9 dicembre forconi: orario di lavoro
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domenica 8 luglio 2018

AUSTRIA, I DATORI DI LAVORO POTRANNO CHIEDERE DI SFORARE I TURNI FINO A 12 ORE AL GIORNO (60 A SETTIMANA) SENZA GIUSTIFICARE LA RAGIONE

KURZ LA CHIAMA “FLESSIBILITÀ”, MA SINDACATI E OPPOSIZIONE SONO IMBUFALITI

Gaia Cesare per “il Giornale”

STRACHE KURZSTRACHE KURZ
Minacce di morte ai deputati che hanno votato le nuove misure: pietre tombali e ceri davanti alle loro abitazioni. I sindacati che minacciano un autunno caldissimo. L' opposizione che attacca l' Fpö, la destra «sociale» oltranzista al governo, per aver ceduto alle pressioni degli alleati conservatori Övp del Cancelliere Sebastian Kurz, definendo entrambi «traditori dei lavoratori», accusati di essersi inchinati ai grandi gruppi industriali.

STRACHE KURZ KERNSTRACHE KURZ KERN




E i due leader dei partiti al potere che parlano di «un' escalation senza precedenti» e di «un incredibile deragliamento». L' Austria si spacca dopo l' approvazione in Parlamento della nuova legge sulla flessibilità dell' orario di lavoro. Le 8 ore quotidiane e le 40 settimanali restano in piedi ma la novità crea a dir poco scompiglio a Vienna: il datore di lavoro potrà infatti chiedere di sforare fino a 12 ore il turno giornaliero e fino a 60 quello settimanale, senza essere costretto a giustificarne la ragione.
sebastian kurzSEBASTIAN KURZ

Niente confronto con i sindacati, addio alla concertazione che finora è stata prassi in Austria e respinti in Aula tutti gli emendamenti dell' opposizione. Il governo mostra di voler adottare la linea dura, non solo sul fronte immigrazione. E addirittura anticipa l' entrata in vigore del provvedimento: avrebbe dovuto essere il 1° gennaio 2019, sarà invece il 1° settembre di quest' anno. «Per garantire chiarezza e sicurezza - spiegano i vertici dell' esecutivo - dopo la discussione dei giorni passati che ha causato molta incertezza e disinformazione».

SEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHESEBASTIAN KURZ HEINZ-CHRISTIAN STRACHE



Ma l' opposizione si indigna: abbiamo scoperto di questa novità solo oggi (ieri, ndr) dai mass media. Chiede un referendum ma la proposta avanzata dai socialdemocratici viene bocciata spingendo il leader ed ex cancelliere Christian Kern a denunciare: «È il punto più basso raggiunto nel rapporto con i lavoratori negli ultimi trent' anni della nostra storia».

kurzKURZ





Solo dopo le proteste delle settimane scorse, che hanno scatenato consigli di fabbrica e assemblee (il provvedimento riguarda tutti i settori e gradi del lavoro dipendente), il vicecancelliere Strache (Fpö) ha spinto perché venisse introdotta la volontarietà della prestazione straordinaria. Un cambiamento che non soddisfa comunque le organizzazioni sindacali: «Il carattere volontario esiste solo sulla carta, l' emendamento è una tigre di carta».

kurzKURZ
La legislazione austriaca già prevedeva la possibilità di estendere l' orario di lavoro a 10 ore giornaliere e a 50 settimanali ma finora la flessibilità andava contrattata con i consigli di fabbrica e non solo con il singolo lavoratore, come prevedono invece le nuove misure.
Un cambiamento non da poco.

Equilibrato, tuttavia, dalla possibilità per i lavoratori - prevista dalla nuova legge - di rifiutare l' undicesima e dodicesima ora di lavoro, senza la necessità di spiegare il perché.
I partiti di governo difendono le misure: «La realtà mostrerà la nuova verità, cioè che nulla cambierà per gran parte dei dipendenti. Se i lavoratori vogliono, possono lavorare di più e guadagnare di più o utilizzare più blocchi di tempo libero».
E in effetti, la questione del tempo libero è uno dei punti che i deputati favorevoli alla riforma mettono sul piatto: «La giornata di 12 ore consente una settimana di lavoro di quattro giorni», spiega Barbara Rosenkranz, ex candidata alle presidenziali dell' Fpö, che poi ha lasciato per fondare la lista separata Flö.

Ma anche la Conferenza dei vescovi nei giorni scorsi aveva criticato il pacchetto sostenendo la necessità di concedere più ore di riposo ai lavoratori per dare respiro alle famiglie. Proteste sono annunciate ora in tutta l' Austria.

Con il paradosso, nel frattempo, che dall' altra parte del mondo, la Corea del Sud si rallegra invece per aver ridotto da 68 a 52 le ore di lavoro settimanali.

Fonte: qui


venerdì 20 gennaio 2017

A ROMA I NETTURBINI GUADAGNANO DI PIU’ E LAVORANO DI MENO, CON LA BENEDIZIONE DELLA GIUNTA RAGGI

ALTRE CITTA’ PREOCCUPATE: COSI’ SALTA IL CONTRATTO NAZIONALE 

I SINDACATI BRINDANO

Jacopo Iacoboni per la Stampa

virginia raggiVIRGINIA RAGGI - NON E' CAMBIATO NIENTE
Lavorare come prima, e meno dei colleghi delle altre città, guadagnando di più: in tempi di crisi, il miracolo avviene nell' Ama della stagione M5S a Roma.

Dal primo gennaio l' azienda
(con soldi pubblici) corrisponde ai 7800 dipendenti l' aumento di stipendio stabilito dal nuovo contratto nazionale, ma non esige che lavorino due ore in più alla settimana e anche la domenica, com' è previsto dallo stesso contratto e avviene nel resto d' Italia.

I documenti dimostrano che l' Ama, che aveva voluto e difeso il contratto, sotto Natale ha cambiato linea, vantando l' appoggio del Comune azionista, di cui è sindaco Virginia Raggi, e arrendendosi ai sindacati interni. Tra questi l'Usb, che in campagna elettorale sosteneva la Raggi a colpi di battaglieri volantini interni. Le altre aziende del settore, in una riunione ad hoc svoltasi ieri, hanno definito l' intervento del Campidoglio «anomalo e improprio», frutto di una gestione politicizzata che «rischia di far saltare il contratto nazionale».

L' ACCORDO

AMA ROMAAMA ROMA
Il contratto nel settore rifiuti è stato firmato nel luglio 2016, dopo quattro anni di trattative e scioperi. Raggi si era pubblicamente vantata di aver contribuito a evitare disagi ulteriori a causa di vertenze sindacali dei netturbini. La novità principale, in cambio di 120 euro mensili in più in busta paga, è l' aumento dell' orario di lavoro da 36 a 38 ore e la distribuzione dei turni anche di domenica. «Una rivoluzione necessaria a migliorare produttività e servizio», spiega Gianfranco Grandaliano, vicepresidente di Utilitalia, l' associazione delle imprese del settore.

L' azienda che più ne ha bisogno è proprio l' Ama. 

A Roma la domenica lavora solo il 15 per cento dei dipendenti. 

La raccolta si blocca e i rifiuti si accumulano nelle strade per giorni. 

L' aumento dell' orario di lavoro - e dei dipendenti in servizio domenicale - consentirebbero di garantire il servizio senza emergenze. 

«Tra settembre e novembre - prosegue Grandaliano - abbiamo convocato tutte le aziende per istruirli su come gestire la novità. Procedura chiara e tempi certi: convocazione dei sindacati, ricerca di un' intesa, in caso contrario introduzione unilaterale del nuovo orario». 

Così si sono regolate le aziende delle principali città. Ciascuna ha definito una specifica applicazione del nuovo orario. Chi ha preso qualche settimana in più, ha anche previsto come recuperare nel 2017 le ore non lavorate a gennaio.

L' ECCEZIONE

AMA ROMAAMA ROMA
A Roma è successo qualcosa di strano. Ieri le aziende omologhe di altre città ne hanno discusso e hanno manifestato autentico «terrore» per le conseguenze.

Il motivo è semplice: Ama da sola occupa il 20 per cento di tutti i lavoratori del settore, e se non applica il nuovo contratto rischia di farlo saltare dappertutto. I sindacati hanno immediatamente ostacolato il nuovo contratto e si capisce perché.

Primo: non vogliono lavorare la domenica. 

Secondo: se non lavorano la domenica possono reclamare «l' indennità per maggior carico di lavoro di lunedì», una voce retributiva che esiste solo all' Ama e vale quattro milioni di euro l' anno. 

Terzo: l' accumulo di rifiuti domenicale costringe nei giorni successivi a un ricorso massiccio agli straordinari (ogni ora costa all' azienda il 30 per cento in più). 

Turni, indennità e straordinari sono gestiti dai capizona, che storicamente sono delegati sindacali.

L' ostruzionismo dei sindacati non aveva trovato sponde nel direttore generale dell' Ama Stefano Bina, arrivato dalla Lombardia e stimato da Casaleggio e dall' assessore Massimo Colomban, l' imprenditore che aveva promesso di portare efficienza nordica nelle scassate aziende partecipate dal Campidoglio.
AMA ROMAAMA ROMA

CAMBIO DI ROTTA

Il 15 dicembre Bina avverte per iscritto i sindacati dell'«assoluta necessità di dare seguito alle reciproche obbligazioni dal primo gennaio».

Dunque nessun rinvio dell' applicazione del nuovo orario a 38 ore.

Ma nei giorni successivi viene scavalcato.

È l' amministratrice unica Antonella Giglio (avvocato, romana, di diretta nomina della sindaca Raggi) a parlare con i sindacati e a sposare la loro linea: il nuovo orario non entra in vigore, l' aumento di paga sì.

La trattativa viene prolungata almeno di due mesi per approfondire imprecisate «esigenze della città». 

Nonché allargata ad altri temi e richieste (ulteriori soldi alla voce «produttività», non bastavano quelli del contratto nazionale?). Per ragioni tecniche (febbraio è mese di congressi sindacali, si ferma tutto) il nuovo orario di fatto non entrerà in vigore prima di aprile. Perché Roma sguazza mentre altrove i netturbini fanno sacrifici?

MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN - SOLO SLOGAN
I CONTI

All' Ama (quindi all' azionista Comune, quindi ai cittadini attraverso la tassa rifiuti) il ritardo nell' applicazione del nuovo orario di lavoro costa almeno un milione di euro al mese, tra retribuzioni e straordinari. 

Possibili ricorsi per danno erariale. 

E si apre anche una questione politica che investe la giunta Raggi: l' assessore alle partecipate Colomban, che prometteva tagli e efficienza, era informato che il Comune patrocinava un accordo in senso contrario?

Il sindaco ha avuto un ruolo?


E perché il vertice dell' Ama, in assenza di atti formali del Comune, cita come decisivo, in una questione organizzativa, l' intervento del Campidoglio, che non ha titolo diretto?

Fonte: qui