9 dicembre forconi: Cialtroni
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mercoledì 30 gennaio 2019

SE LE FAKE NEWS VENGONO DAL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

SU 150 RECESSIONI IN 30 ANNI, SAPETE QUANTE NE HA PREVISTE IL FONDO MONETARIO? DUE! HA UN TASSO DI ERRORE DEL 100% SUI SUOI TEMUTI ''FORECAST'', SAREBBE STATO PIÙ ACCURATO TIRARE UNA MONETINA 

LO STUDIO È DI UN ECONOMISTA DEL FMI: ECCO I GRAFICI DEL ''FINANCIAL TIMES'' CON TUTTE LE TOPPE PRESE DALL'ISTITUTO GUIDATO DA MADAME LAGARDE

Fabrizio Pessani per “Italia Oggi
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
Un recente sondaggio Gallup sulla credibilità e fiducia nei media degli Stati Uniti evidenzia un crollo raggiungendo il punto più basso dal 1972; il crollo della fiducia diminuita del 50% negli ultimi anni viene continuamente alimentata da una guerra mediatica fatta di false informazioni (fake news) che la realtà smentisce rapidamente in un rincorrersi di accuse reciproche. In questo gioco alla disinformazione il Fondo monetario internazionale (Fmi) sta diventando sempre più un problema per gli evidenti errori previsionali smentiti dai fatti ma considerati come verità incontrovertibile da media ciechi ed interessati .
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Il Fmi nel tempo è diventato un Organismo Geneticamente Modificato (Ogm) e le sue finalità istituzionali di tipo keynesiano definite nel 1945 durante gli accordi di Bretton Wood hanno lasciato la dominanza ad una cultura monetaria staccata dalla realtà ma funzionale ad altri interessi diversi dal «Promuovere la cooperazione internazionale monetaria» ( Art. 1.) Il problema era stato sollevato da Strauss Khann alla Brooking Institution di Washington nell' aprile del 2011 esortando il Fmi al ritorno di quei principi, aiutando Grecia, Portogallo ed Irlanda; incarcerato per un crimine poi dichiarato inesistente aveva dovuto rassegnare le sue dimissioni da presidente dal Fmi .
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
A conferma di quanto sopra, un economista del Fmi, Prakash Loungani, ha compiuto ricerche circa l' accuratezza delle previsioni degli analisti-economisti. Utilizzando dati tratti da una pubblicazione chiamata Consensus Forecasts (pubblicata dal Consensus Economics), Loungani ha dimostrato che per oltre tre decenni tra le 150 recessioni registrate solo due sono state previste, il tasso di errore è poi salito al 100% nonostante il continuo aggiornamento dei modello previsionali. Paradossalmente avrebbero avuto una maggiore probabilità di previsione affidandosi al testa o croce con una moneta.
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Le proiezioni sono fatte con modelli matematici e deterministici applicando allo studio dell' economia, scienza sociale , l' abito mentale di chi studia le scienze esatte in cui ciò che conta è solo il misurabile che rappresenta la minima parte di ciò che serve come ricordava F. von Hayek nel discorso di accettazione («La pretesa di sapere») del premio Nobel nel 1974: «Questa visione ha conseguenze paradossali..., infatti riguardo al mercato ed alle strutture sociali abbiamo una grande quantità di fatti non misurabili che come tali vengono semplicemente trascurati considerando come rilevante solo ciò che è misurabile che rappresenta la minima parte delle informazioni che servono... Come professione abbiamo combinato un grande pasticcio». Aveva perfettamente ragione ma rimase inascoltato.
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Il problema di fondo è legato strettamente all' idea di potere esaminare un mondo probabilistico con criteri deterministici; i modelli previsionali degli analisti finanziari e del Fmi non possono funzionare in quanto asimmetrici alla realtà che hanno la presunzione si debba adattare ai loro modelli stessi astrali mentre la logica suggerisce l' ovvio contrario e cioè che siano i modelli ad adattarsi alla realtà.
La presunzione di volere che la realtà si adatti ai modelli e non viceversa è la manifestazione più evidente di quanto un modello socioculturale che ha per decenni dominato il nostro mondo sia fallito nei fatti.
Abbiamo creato con la finanza razionale, ma inesistente, un dualismo estraneo all' avventura dell' uomo in questo mondo ed il Fmi ha contribuito con la sua azione-non azione a fare passare tutti i comportamenti illeciti che in questi anni hanno eroso e cancellato i diritti fondamentali dell' uomo scritti nel 1948, tra questi il principio di uguaglianza e solidarietà trova nei dati Oxfam la più deprecabile evidenza mostrando come metà della popolazione mondiale ha la stessa ricchezza delle 50 persone più ricche del pianeta .

fmiFMI
In tutte queste drammatiche situazioni dov' era il Fmi? Da che parte stava il Fmi pronto a misure di austerità senza regolamentare, come era suo dovere istituzionale fare, i prodotti tossici che ci hanno avvelenato ( lo stesso Juncker dichiara l' errore verso la Grecia oggi)? Dov' era a fronte delle azioni fraudolente di una finanza condannata dal Dipartimento di Giustizia Usa? Dove è ora il Fmi a fronte di una massa monetaria di dollari sterminata e di criptovalute mai seriamente condannate? Ma se non svolge la sua autorità di vigilanza «istituzionale» assumendosene le responsabilità a cosa serve il Fmi e che cosa ci sta a fare? È giunta l' ora di farsi queste domande e provare a dare delle risposte , per il bene di tutti , in grado di rimettere giustizia in un mondo che l' ha dimenticata.
Fonte: qui

domenica 6 gennaio 2019

I PRESIDI ROMANI NON VOGLIONO RIAPRIRE LE SCUOLE DOMANI: ''TROPPA SPAZZATURA, RISCHIO MALATTIE E TOPI''

PURE LA MINISTRA DELLA SALUTE GRILLO RIPRENDE LA COMPAGNA DI PARTITO RAGGI: ''IL CAMPIDOGLIO PULISCA, RISCHIO SANITARIO''. 

E LA SINDACA SPEDISCE CENTINAIA DI NETTURBINI DAVANTI AGLI ISTITUTI, MA ORA È TENTATA DI NOMINARE UN COMMISSARIO. E CHE FINE FA L'ASSESSORA MONTANARI, FEDELE DI GRILLO?

Lorenzo De Cicco per ''Il Messaggero''

«A ROMA TROPPI RIFIUTI IN STRADA LUNEDÌ NON RIAPRIAMO LE SCUOLE»

Prima dei bimbi, sono arrivati, senza zaini, i ratti. Inquilini indesiderati delle classi ora deserte causa vacanze, incoraggiati dalle pile di maleodorante monnezza che ormai trovano più posto sui marciapiedi che dentro ai bidoni che l' Ama non riesce a svuotare. Si ammonticchiano, i sacchetti, pure davanti ai portoni chiusi dei licei o davanti ai cancelli degli asili, tanto che se la situazione non darà segnali di miglioramento nelle prossime 48 ore, i presidi di Roma minacciano di non riaprire le aule lunedì prossimo, quando è stato fissato il rientro sui banchi dal Provveditorato. Il rischio è stato ventilato in una lettera spedita ieri alla sindaca Virginia Raggi.

cassonetti pieni di spazzatura davanti alle scuole di romaCASSONETTI PIENI DI SPAZZATURA DAVANTI ALLE SCUOLE DI ROMA
C' è un problema «sanitario», si legge nella missiva dell' Associazione nazionale Presidi. È l' ultima minaccia che aleggia sulla Capitale sempre più tormentata dalla crisi della spazzatura. Emergenza detonata con l' incendio che l' 11 dicembre scorso ha incenerito l' impianto di trattamento al Salario e che da allora, al netto degli annunci della giunta grillina, non ha fatto che peggiorare, regalando a romani e turisti un Natale nel segno del pattume.

SOS NEGLI ISTITUTI
Si spera che stavolta la Befana, oltre alle feste, come dice il proverbio, porti via pure un po' di spazzatura. Altrimenti molti istituti potrebbero rimanere chiusi in attesa del passaggio dei netturbini. Il «grave problema» dell' immondizia che straripa dai cassonetti davanti agli ingressi, ha scritto il presidente della sezione del Lazio dell' Associazione nazionale Presidi, Mario Rusconi, «investe il tema sanitario, che potrebbe comportare in alcuni casi anche la chiusura delle scuole, soprattutto quelle dell' infanzia ed elementari la cui popolazione è composta da bambini molto piccoli, qualora non fosse tempestivamente risolto».

Per questa ragione è stato chiesto alla Raggi di mettere in atto «un decisivo intervento nei confronti dell' Ama (la società dei rifiuti, ndr) affinché preveda la raccolta di tutta questa immondizia almeno nei pressi delle scuole prima della ripresa delle attività didattiche prevista per il 7 gennaio». Altrimenti, come si diceva, c' è il rischio che gli istituti prolunghino «la chiusura».

cassonetti pieni di spazzatura davanti alle scuole di roma 7CASSONETTI PIENI DI SPAZZATURA DAVANTI ALLE SCUOLE DI ROMA 
L' associazione presidi, nella missiva inviata a Palazzo Senatorio, racconta delle «numerose segnalazioni che stiamo ricevendo da diversi colleghi di scuole del centro e della periferia, di asili nido, scuole elementari medie e superiori». «Basta girare per le strade della città - si legge ancora - e constatare i cumuli di rifiuti a volte anche ingombranti attorno ai cassonetti strapieni di immondizia vicino ai cancelli e ai portoni degli istituti scolastici. Non solo spettacoli poco decorosi, ma anche odori nauseabondi accompagnano la vista dei cittadini nel constatare come animali randagi e roditori trovino spesso bivacco attorno a questi monumenti di pattume».
RAGGI GRILLORAGGI GRILLO

Oltre ai rischi sanitari per alunni e insegnanti, i presidi rimarcano un altro aspetto: «Questo sconveniente scenario - scrivono sempre alla Raggi - è diseducativo per i nostri studenti che tutti i giorni nelle aule educhiamo al senso civico, al rispetto per la città e al decoro, alla cura per il bene pubblico, alle regole della convivenza e della cittadinanza, che poi vedono puntualmente infrangersi fuori dalle loro aule a pochi passi dai portoni d' ingresso delle scuole, attorno a queste pattumiere a cielo aperto».

Monica Nanetti, preside dell' istituto tecnico Enrico Fermi, sulla Trionfale, non distante da dove abita Raggi, si sfoga così: «Noi dentro alle classi facciamo la differenziata, poi i ragazzi escono e vedono questo scempio di immondizia all' ingresso, così si indeboliscono tutti i messaggi che si vogliono dare. La sindaca vive da queste parti, come fa a non rendersene conto?». E lo stesso sgradevole spettacolo si presenta davanti al liceo classico Pilo Albertelli in pieno centro, al Lucrezio Caro, agli asili della Balduina, alle elementari dei quartieri San Giovanni e Don Bosco, e spingendosi nella periferia del quadrante Sud, sulla Casilina. E la lista è lunga.
cassonetti pieni di spazzatura davanti alle scuole di roma 3CASSONETTI PIENI DI SPAZZATURA DAVANTI ALLE SCUOLE DI ROMA

IMMONDIZIA IN AUMENTO

Alla protesta dei presidi, per ora, il Campidoglio non ha replicato.
Informalmente viene spiegato che «la situazione tornerà alla normalità a breve», un disco che suona da settimane, mentre le buste dell' immondizia continuano a tracimare dai bidoni. Per l' Epifania l' Ama metterà in campo 1.200 addetti, «uno sforzo ingente», dice la partecipata. Non aiuta il fatto che l' immondizia continui ad aumentare. Nei primi tre giorni del 2019 a Roma sono state raccolte 7.800 tonnellate di spazzatura, circa 400 tonnellate in più rispetto all' anno passato.


ROMA RIFIUTI DAVANTI ALLE SCUOLE LA GRILLO: IL CAMPIDOGLIO PULISCA


Le pile di immondizia in strada, i ratti che fanno capolino nelle scuole, i presidi che minacciano di tener chiuse le aule per «rischi sanitari». La crisi della monnezza romana allarma anche il governo, perfino i ministri di segno grillino, colleghi (di partito) della sindaca Virginia Raggi. «Per Roma è un momento critico», ammette la titolare della Salute, Giulia Grillo, che tiene a precisare come a risolvere la situazione, subito, debba essere la sindaca.

È affar suo, perché «la gestione dei rifiuti è di competenza comunale - rimarca la ministra - e spero che Virginia Raggi riesca a superare presto e bene questa fase critica». Per le scuole, dice, «è doverosa un' attenzione particolare, se i presidi segnalano criticità non rimarremo a guardare», è l' avvertimento. «Il ministero e i Nas - dice ancora Grillo - vigilano sulla situazione sanitaria di Roma in accordo con le Asl, come di ogni altra città». Messaggio chiaro, «attenzione alle polemiche strumentali», ma «il governo segue da vicino la situazione di Roma e, per la parte che mi compete, sono sempre attenta a ogni segnalazione».

IL LEADER M5S
cassonetti pieni di spazzatura davanti alle scuole di romaCASSONETTI PIENI DI SPAZZATURA DAVANTI ALLE SCUOLE DI ROMA
Anche Luigi Di Maio è impensierito dal precipitare della situazione romana. Ieri ha parlato di una «città in ginocchio», pur dando la colpa «all' incendio di uno degli impianti fondamentali», il Tmb del Salario, incenerito quasi un mese fa in circostanze poco chiare. «Daremo il massimo supporto, ma so che Regione, Comune e ministero dell' Ambiente stanno collaborando per trovare una soluzione temporanea», ha detto il vicepremier. Sarà. Per il momento la crisi non sembra smorzare i suoi maleodoranti effetti, anzi.

L' Associazione nazionale Presidi, in una lettera anticipata ieri dal Messaggero, ha dato l' ultimatum al Campidoglio: o porta via i sacchetti che si sono accumulati davanti agli ingressi di elementari e asili, oppure domani, alla ripresa delle lezioni, le classi rimarranno chiuse. La minaccia sembra avere ottenuto gli effetti sperati, perché, su input di Raggi, l' Ama ha spedito centinaia di netturbini intorno agli istituti.
giulia grilloGIULIA GRILLO

Altri ancora lavoreranno a pieno ritmo nella giornata di oggi, nonostante sia domenica. Ieri Palazzo Senatorio faceva sapere che gli operatori della società dei rifiuti avevano «già monitorato oltre 3mila scuole». E che «tutte le eventuali criticità sono oggetto di intervento urgente, in modo da ripristinare il decoro già entro la giornata».

DIRIGENTI IN ALLERTA
Fino a ieri però la situazione, intorno agli istituti di Roma, era ancora estremamente critica.
Tanto che i presidi si mantengono guardinghi: «Se le cose, come promette il Comune, miglioreranno, lunedì le scuole riapriranno», spiega il capo della sezione del Lazio dell' AssoPresidi, Mario Rusconi. «Ma continueremo a fare verifiche e sopralluoghi fino all' ultimo per controllare che siano effettivamente garantite le condizioni igieniche per alunni e insegnanti. Questo monitoraggio andrà avanti anche nelle prossime settimane, non ci accontentiamo di una pulizia spot dell' ultim' ora». I dirigenti che domattina dovessero ravvisare ancora gravi problemi nei loro istituti, aggiunge Rusconi, «chiameranno le Asl, per certificare l' emergenza. Ogni preside deciderà per sé».
GIULIA GRILLO TONINELLI LUIGI DI MAIOGIULIA GRILLO TONINELLI LUIGI DI MAIO

L' allarme nelle scuole ha fatto da innesco agli attacchi contro la giunta grillina, dal Pd a Fdi e Forza Italia: chi chiede le dimissioni della Raggi, nel caso in cui le lezioni vengano rimandate, chi rinnova la richiesta di un commissario per i rifiuti. Lei, la sindaca, per il momento non parla.

Con i suoi sta mettendo in fila, in un documento, le sciagure di questi mesi: l' incendio al Tmb, i roghi dei cassonetti in batteria (300 nel 2018, secondo il Comune, 70 solo a dicembre), il presunto assenteismo tra i netturbini sotto le feste. Finirà tutto in un dossier che sarà spedito in Procura.


LA TENTAZIONE DELLA RAGGI: UN COMMISSARIO PER LA CRISI

«Virginia, qui serve una mossa forte», dicono i consigliori della sindaca, mentre i bidoni dell' Ama continuano a traboccare di pattume. Facendo la tara con gli annunci della propaganda grillina, il timore in Campidoglio è che la situazione, col passare dei giorni, sia destinata a peggiorare. Non è allarmismo, è un dato di fatto: la produzione dell' immondizia, in questo primo scorcio di 2019, è già aumentata di centinaia di tonnellate ogni giorno rispetto all' anno passato.
cassonetti pieni di spazzatura davanti alle scuole di romaCASSONETTI PIENI DI SPAZZATURA DAVANTI ALLE SCUOLE DI ROMA

E tanti romani erano in ferie. Ora, a vacanze finite, i volumi della spazzatura da trattare e smaltire (ma dove?) sono destinati a gonfiarsi ancora. Ecco perché, a Palazzo Senatorio, prende quota la tentazione di una sterzata, per mettere fine all' impasse. Il percorso porta dritto al commissariamento della gestione dei rifiuti. Non di Roma, ma delle competenze che fanno capo alla Regione.

La sindaca ci ragiona da tempo. È una carta che finora non ha voluto giocare, ma nel Raggio magico l' opzione, ormai, non viene più esclusa, se la crisi dei rifiuti dovesse degenerare. La minaccia dei presidi di tener chiuse le scuole causa monnezza è stato un primo campanello d' allarme.

Soprattutto per l' eco che ha avuto sui social e sui siti di tutta Italia. Alla fine, la serrata degli istituti dovrebbe essere scongiurata, anche perché nelle ultime ore centinaia di netturbini dell' Ama sono stati spediti davanti ai cancelli di asili ed elementari. Altri 1.200 lavoreranno oggi, in straordinario, nel giorno della Befana, per portare via i sacchetti. Insomma, gli ingressi delle scuole, domattina, dovrebbero essere un po' più puliti di come si presentavano ancora ieri, ma la sensazione, in Comune, è che il peggio debba ancora venire. 

L' incendio dell' impianto del Salario, che trattava un quarto dell' immondizia di Roma, è stato il colpo del kappaò a un sistema già fragilissimo, dopo lo smantellamento di Malagrotta, la gigantesca discarica chiusa nel 2013 e mai rimpiazzata.

pinuccia montanariPINUCCIA MONTANARI
Per questo, al di là delle promesse, la macchina pentastellata si sta già muovendo, si studiano le contromosse.

Per arrivare a un commissariamento Raggi dovrebbe intanto dichiarare l' emergenza cittadina. Il prefetto di Roma ha già fatto capire, informalmente, che non lo farà. Toccherebbe quindi al Comune, che però, per portare a dama l' operazione, dovrebbe riuscire a convincere il ministro dell' Ambiente, Sergio Costa, finora piuttosto restio a sposare quella che viene vista solo come un' extrema ratio, anche perché a quel punto il dossier rifiuti, che nessuno smania di maneggiare, passerebbe al governo.

ASSESSORE IN BILICO
Raggi, in pubblico, non ha mai affrontato l' argomento. Nel Lazio c' è bisogno di un commissario per i rifiuti? «Stiamo lavorando tutti insieme per trovare soluzioni concrete: ho molto apprezzato la collaborazione della Regione», ha risposto, prendendola alla larghissima, in un' intervista su queste colonne. Senza né avallare né bocciare l' operazione. Molto dipenderà dalla piega che prenderà la raccolta nelle prossime settimane.

pinuccia montanariPINUCCIA MONTANARI
 A Palazzo Senatorio c' è la consapevolezza che, dopo il salvataggio dell' Atac tramite concordato, sono i rifiuti la grande emergenza da affrontare nel 2019. L' assessore all' Ambiente, Pinuccia Montanari, è in bilico, nonostante sia una fedelissima di Beppe Grillo. Lo stesso si può dire del presidente dell' Ama, Lorenzo Bagnacani. Proprio l' Ama, ormai, è nel mirino di diversi consiglieri M5S, che hanno chiesto alla sindaca i rapporti sulle assenze dei dipendenti durante le feste, a caccia di assenteisti.
Forse c' è chi, dietro alle pile di immondizia sui marciapiedi, vede un complotto dei netturbini.

Fonte: qui

Emergenza rifiuti a Roma, oggi riaprono tutte le scuole I presidi: attivismo dell'Ama dopo il nostro appello, continuiamo a vigilare. 

La riapertura confermata da fonti del Campidoglio 

07 gennaio 2019 

Scongiurato il rischio di mancata riapertura delle scuole a Roma dopo l'Epifania a causa del caos rifiuti e all'indomani dell'appello dei presidi alla sindaca Virginia Raggi.  "Abbiamo apprezzato l'insolito attivismo di Ama che in questi due giorni, evidentemente anche grazie al nostro appello, si è attivata per ripulire le zone antistanti i plessi scolastici in vista della riapertura. 

A quanto ci risulta, tutte le scuole di Roma lunedì riapriranno. Ma noi continueremo a vigilare affinché le condizioni incivili e deturpanti della città non si ripetano". 

Lo dice, interpellato dall'Ansa, il presidente dell'associazione nazionale presidi (Anp) del Lazio, Mario Rusconi. "Se ciò dovesse malauguratamente accadere - avverte Rusconi - ci rivolgeremo alle Asl, al ministero della Salute e se necessario all'autorità giudiziaria". Poi, il presidente dell'Anp Lazio, che sabato aveva lanciato l'sos sulla possibilità che alcune scuole restassero chiuse a causa del caos rifiuti, sottolinea: "Se la situazione migliora davanti alle scuole, permangono cumuli di immondizia sparsi per la città, ad esempio in zona Trieste e Monte Mario". 

La conferma della riapertura delle scuole della Capitale arriva anche da fonti del Campidoglio. Le fonti riferiscono della comunicazione ricevuta dai presidi, che hanno appunto l'autonomia per tale decisione. 

Fonte: rainews.it

mercoledì 2 gennaio 2019

Le espulsioni spaccano i 5 Stelle, fronda di 40 parlamentari. Si restringono i numeri al Senato


MA DI QUALI CAMBIAMENTI PARLANO???  MAH ... EVIDENTEMENTE VI PIACE IL GRANDE FRATELLO IN VERSIONE POLTRONIFICIO! 
MILANO Trenta, forse quaranta parlamentari pronti a chiedere delucidazioni pubbliche sul metodo. E sul percorso futuro. Oltre a numeri sempre più incerti al Senato. Il Movimento ha scelto la linea dura con i dissidenti: il 31 dicembre con un post sul blog sono state annunciate le espulsioni di due senatori – Gregorio De Falco e Saverio De Bonis — e di due eurodeputati (Giulia Moi e Marco Valli).
Per il senatore Lello Ciampolillo un richiamo, mentre il procedimento per Elena Fattori (che ha chiesto spiegazioni al capogruppo a Palazzo Madama Stefano Patuanelli) e Paola Nugnes è pendente. Archiviati invece i casi di Matteo Mantero e Virginia La Mura. Una soluzione decisa che ha scatenato una discussione in seno ai pentastellati, sia sul blog sia tra gli eletti.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
Sul sito di riferimento del Movimento si registrano oltre trecento interventi e una buona fetta ha toni critici. Fabio Preganziol chiede «Chi ha violato cosa?» e si firma «un elettore che a questo punto si pente sempre più di non aver continuato ad astenersi». Sandro Marrone, invece, è preoccupato dagli scenari futuri: «Ottimo, ora abbiamo due senatori in meno e abbiamo indicato la strada a quegli eventuali altri, allettati dalle offerte dei partitocrati». Diversi anche i post a sostegno della scelta. «Noi abbiamo delle regole: se all’interno dei gruppi, specie se si è al governo, ci sono posizioni diverse, si decide a maggioranza e quella decisa è la posizione del gruppo», scrive un utente con il nickname Karl Kraus.
La frattura della base pentastellata si riscontra anche nei gruppi parlamentari. L’ala ortodossa è in fermento e tra Camera e Senato sono circa 30-40 i parlamentari che chiedono chiarimenti. C’è chi si espone direttamente sui social network. A partire dai deputati. Luigi Gallo parla di decisione «assurda» e sottolinea: «Non c’è mai stata un’assemblea con una votazione interna, né su Rousseau, sui temi delicati». Gilda Sportiello attacca: «Forse più che di provvedimenti e sanzioni ciò di cui necessita il Movimento sono spazi di confronto». E ancora: «Provvedimenti di questo tipo dimostrano debolezza non forza». Gloria Vizzini esprime solidarietà a Gregorio De Falco: «Il dissenso e il diritto di critica sono indice di democrazia, vanno gestiti e non repressi». Stessa linea anche per Sara Cunial che bolla i dissidenti puniti dai probiviri come «uomini d’onore». Al Senato Matteo Mantero, in un post, cita la «Canzone del maggio» di Fabrizio De André: «Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti».

Intanto, la decisione dei probiviri rischia anche di avere ricadute politiche, con la maggioranza che perde due pedine e al momento può contare solo su un scarto risicato (165 parlamentari tra Lega e M5S, quando l’asticella del quorum è a quota 161). A dare man forte, però, ci sono spesso due ex pentastellati (Maurizio Buccarella e Carlo Martelli) e due esponenti del Maie (Riccardo Antonio Merlo e Adriano Cairo). De Bonis ha detto che sta meditando sulle dimissioni: in questo caso se l’Aula accetterà il passo indietro del senatore, come per l’ultimo espulso del Movimento, il velista Andrea Mura, si procederà ad elezioni suppletive nel collegio uninominale in cui De Bonis è stato eletto. L’ala governista, però, dribbla le preoccupazioni: «Le regole vanno rispettate a qualsiasi costo. I numeri sono con noi».
Fonte: qui

domenica 30 dicembre 2018

Roma i rifiuti ed il buonsenso

Roma e i rifiuti, un rapporto di amore-odio. Amore dei rifiuti che, ormai da un decennio, non si schiodano dal suolo romano. Odio dei romani per i rifiuti e per chi non glieli toglie dalla vista e dal naso. Da Ale-danno in poi è stato tutta una storia di vedremo e faremo, di treni che partono per l’estero o per inceneritori nazionali (a 100 euro la tonnellata più trasporto, per stare bassi). Insomma da quando le discariche dell’avvocato Cerroni sono state chiuse e poi in sequenza i suoi TMB  (tritovagliatori) la monnezza impera. 

E “casualmente” negli ultimi mesi due di questi impianti, e proprio quelli più vicini a Roma, Salario e Rocca di Cencia, hanno avuto grossi problemi. Ora in parte risolti perché quello più vicino, Salario, è andato a fuoco. Questi impianti, su cui i giornali versano fiumi di inchiostro, non sono impianti finali, ovvero solutori di problemi, ma solo intermedi, fatti per separare, parzialmente, l’umido dal resto. l’umido viene mandato al compostaggio, il resto, ormai indivisibile, forma le ecoballe, che inevitabilmente devono essere bruciate. 

Inceneritori non ne vuole nessuno e allora via sul treno, insieme ad una montagna di soldi. Già Roma produce 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, e, ad oggi, solo il 42,8% viene trattata, il resto ecoballe, ovvero 1.700.000 x (1-0,428) =  972.400 tonnellate che moltiplicate per i 100 euro del costo di trattamento, costano 97 milioni di euro al comune, a cui aggiungere i costi di trasporto e di trattamento (i famosi TMB). Una cifra notevole. 

Ma soprattutto una cifra che permetterebbe di costruire impianti adeguati, se qualcuno si decidesse. E qui nasce il problema. 
Perchè le competenze sono dallo scarso in giù e non solo nel comune ma in tutto il movimento. 

Ad esempio: quando i 5S si sono convinti a trattare l’umido con i digestori anaerobici? Da poco, talmente poco che neppure tutti, non dico gli elettori, ma anche gli iscritti, lo sanno. Perché sino a pochi mesi fa i grandi capi erano contrari. Basta andare sul sito di Beppe per controllare, ma ora al ministero e in televisione ne parlano come la panacea di tutti i mali. Dei termovalorizzatori sappiamo: sono satana. 

Resterebbe spingere la differenziata per poter recuperare di più, ma questo non quadra, visto che da quando c’è la Raggi la differenziata è aumentata dell’1,2%. Di questo passo tra una trentina d’anni saremo a posto. E sì che la grancassa degli assessori preposti non si è fermata un istante. Ma guardiamoli questi fenomeni che la sindaca ha chiamato: Paola Muraro, interregno Virginia Raggi, Pinuccia Montanari. 

Basta leggere i curricula e si vedrà che NON hanno mai non solo progettato, ma neppure avviato un qualsiasi impianto di trattamento rifiuti. Forse è per questo che ultimamente la Raggi, cotè rifiuti, si fa “scortare” dal generale Costa, ministro dell’ambiente: che è sicuramente benemerito per la lotta alle ecomafie, ma di impianti anche lui neppure l’ombra. E così chiacchiere e fiumi di soldi

E allora poi che abbia preso fuoco il TMB della Salaria, che “produce” altre 700.000 tonnellate di rifiuti da mandare da qualche parte, con relativi 70 milioni di esborso, non è così strano, come non è strano che si parli di riaprire la discarica di Malagrotta (proprietà Cerroni). Quello di cui non si parla mai è fare un piano per la costruzione degli impianti di trattamento. Ma non a caso: gli impianti sono mal sopportati dai 5S, che hanno già tante grane con la loro base elettorale, e dai cittadini dei comuni che se li vedono installare. E allora l’idea è: per la criticità del momento aumentare la TARI a Roma e spedire lontano dal naso di chi NON vuole fare la differenziata tanta spazzatura con tanti soldi. 

La figura da pagliacci fatta da tutta questa bella gente è per pochi con la memoria. Gli altri correranno a rivotarli, come hanno fatto per tanti buffoni, romani e nazionali ora esecrati, ma prima osannati e “santificati quasi subito”.

Fonte: qui

lunedì 10 settembre 2018

BRUNO SANTORO, SCELTO DA TONINELLI COME COMMISSARIO PER CAPIRE COSA È SUCCESSO, NON SOLO È SOTTO INDAGINE, MA RICEVEVA CONSULENZE (DA 50 E 20MILA EURO) DAL GRUPPO AUTOSTRADE

BRUNO SANTORO, SCELTO DA TONINELLI COME COMMISSARIO PER CAPIRE COSA È SUCCESSO, NON SOLO È SOTTO INDAGINE, MA RICEVEVA CONSULENZE (DA 50 E 20MILA EURO) DAL GRUPPO AUTOSTRADE

Fiorenza Sarzanini per il ‘Corriere della Sera’
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA 1IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA 1

Venti giorni fa, quando si è saputo che negli anni scorsi aveva svolto due consulenze da 70 mila euro per Autostrade, il ministro Danilo Toninelli ha deciso di confermarlo come componente della commissione tecnica che indaga sul crollo del ponte Morandi. Ma adesso che Bruno Santoro è finito nella lista degli indagati per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omicidio stradale appare difficile che possa mantenere l' incarico.

L' evidente conflitto di interessi rischia infatti di minare la credibilità dell' organismo che nelle intenzioni dichiarate proprio da Toninelli deve «accertare le cause del disastro».
Anche tenendo conto che in casi del genere gli esperti possono dialogare con i consulenti dei magistrati o con gli stessi pubblici ministeri, arrivando ad esaminare insieme documenti riservati. E invece ora non sarebbe possibile proprio per il rischio che Santoro ottenga notizie segrete sugli accertamenti in corso.

toninelliTONINELLI
Possibile che il ministro non lo abbia valutato? 

Oppure che non lo abbiano fatto gli uomini del suo staff?
Eppure la scelta dei commissari ha generato polemiche e scontri politici, sin dal momento della nomina avvenuta il 16 agosto, due giorni dopo il disastro che ha provocato la morte di 43 persone.

Tanto che adesso anche la Procura di Genova vuole accertare che tipo di rapporti - personali ed economici - ci siano stati negli ultimi anni tra Autostrade e funzionari delle Infrastrutture. E per questo ha delegato polizia e Guardia di Finanza all' esame di circa 8.000 mail scambiate tra manager e dipendenti del dicastero.
DELRIODELRIO
Si torna dunque alle ore drammatiche dopo il disastro con la nomina del ministro dei componenti della commissione.

Santoro, 50 anni, è un esperto di alto livello: dal 2015 al 1 marzo scorso è stato direttore della «Divisione 3 - Qualità del servizio autostradale» nella Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali e adesso è direttore della «Divisione 1 - Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale in concessione».

Quando l' Espresso pubblica i dettagli dei due incarichi che gli sono stati affidati da Autostrade, il ministero fa sapere che «tutto è in regola». In realtà a leggere i contratti il dubbio di conflitto di interesse appare fondato. La prima consulenza comincia il 30 ottobre 2009 e ha durata triennale.

ROBERTO FERRAZZA 1ROBERTO FERRAZZA 1
Riguarda la «Direzione e coordinamento lavori, collaudo e manutenzione opere pubbliche» e viene retribuito con 50 mila euro. La seconda, per analoghe mansioni e sempre triennale, viene affidata il 13 gennaio 2010 ma con un compenso di 20 mila euro. Rapporti diretti che evidentemente il ministro Toninelli non ritiene inopportuni come è invece avvenuto per il presidente Roberto Ferrazza, che è stato rimosso mentre l' altro commissario Antonio Brencich presentava le dimissioni. E infatti Santoro è rimasto al suo posto.

Ora la situazione si è ulteriormente aggravata con la notifica degli avvisi di garanzia in vista dell' incidente probatorio che la procura ha chiesto di svolgere al più presto per «preservare le fonti di prova» prima della demolizione del ponte, dunque per la catalogazione dei reperti. E in vista delle verifiche che dovranno stabilire le cause del crollo. I documenti acquisiti dai magistrati dimostrano che alle Infrastrutture, così come ad Autostrade, erano consapevoli dei rischi rappresentati dal viadotto ma non sono intervenuti.
antonio BRENCICHANTONIO BRENCICH

Secondo fonti del ministero, la commissione potrebbe terminare il proprio lavoro entro questo mese. Dunque in una fase caldissima per gli accertamenti della magistratura che vanno dall' esame dei documenti sequestrati all' interrogatorio dei testimoni, passando per le verifiche che riguardano proprio il ruolo degli indagati. Santoro compreso.

Fonte: qui

mercoledì 7 marzo 2018

Elezioni e Babbo Natale


Capisco che possa sembrare strano citare Babbo Natale nei dintorni di Pasqua, ma in Italia, durante la campagna elettorale, è sempre tempo di Babbo Natale. Perché tantissimi sono i “regali” promessi e poi anche perché la stampa ci “racconta” come “sorprese” quello che i politici promettono. Promettono appunto dovremmo imparare a soffermarci sulle parole, invece di farcele scorrere addosso e ripensare alle promesse e alle sorprese che ci hanno ammannito nelle tornate precedenti e come poi, dopo le elezioni, quante siano state mantenute.

Lo sanno anche loro che i “mantenimenti” sono stati scarsi, e per questo invocano tradimenti e congiure ai loro danni. Potrebbe essere vero, ma se fossero persone e non pagliacci,  avrebbero denunciato e si sarebbero dimessi, perché non in grado di mantenere la parola data. Avrebbero avuto credibilità e quindi meritevoli di rinnovata fiducia. Ma non è mai successo denunciato un tradimento si tira avanti, alla giornata, facendo nuove maggioranze con i soliti in vendita, si passa ad alleanze demonizzate in tempo elettorali, si invoca il “necessario sacrificio per il paese”. 

In un tempo economico in cui la velocità (purtroppo) è tutto, i nostri tempi decisionali biblici sono una dannazione e  vediamo crescere il  malessere, la  precarietà, il non contare nulla. È purtroppo un male antico. Quando vi raccontano che oggi stiamo molto meglio di prima, vi dicono che per quattro stracci  in più che avete nell’armadio vi hanno venduto o smantellato la meccanica, la chimica, l’agroalimentare.

Tutto insomma

Guardate i titoli della Borsa italiana e la capitalizzazione dei medesimi, poi andate in biblioteca e fatevi dare un giornale di 50 anni fa. Ora guardate i titoli di allora e le capitalizzazioni. Scoprirete cosa hanno fatto. Scoprirete che Babbo Natale siete stati voi che vi siete privati di tutto (anche della possibilità di un lavoro per voi e i vostri figli) perché avete ascoltato cialtroni,  anzi peggio li avete votati. Ora siamo vicini al prossimo voto. Volete continuare a giocare a Babbo Natale?

1 marzo 2018

Fonte: qui

venerdì 20 gennaio 2017

A ROMA I NETTURBINI GUADAGNANO DI PIU’ E LAVORANO DI MENO, CON LA BENEDIZIONE DELLA GIUNTA RAGGI

ALTRE CITTA’ PREOCCUPATE: COSI’ SALTA IL CONTRATTO NAZIONALE 

I SINDACATI BRINDANO

Jacopo Iacoboni per la Stampa

virginia raggiVIRGINIA RAGGI - NON E' CAMBIATO NIENTE
Lavorare come prima, e meno dei colleghi delle altre città, guadagnando di più: in tempi di crisi, il miracolo avviene nell' Ama della stagione M5S a Roma.

Dal primo gennaio l' azienda
(con soldi pubblici) corrisponde ai 7800 dipendenti l' aumento di stipendio stabilito dal nuovo contratto nazionale, ma non esige che lavorino due ore in più alla settimana e anche la domenica, com' è previsto dallo stesso contratto e avviene nel resto d' Italia.

I documenti dimostrano che l' Ama, che aveva voluto e difeso il contratto, sotto Natale ha cambiato linea, vantando l' appoggio del Comune azionista, di cui è sindaco Virginia Raggi, e arrendendosi ai sindacati interni. Tra questi l'Usb, che in campagna elettorale sosteneva la Raggi a colpi di battaglieri volantini interni. Le altre aziende del settore, in una riunione ad hoc svoltasi ieri, hanno definito l' intervento del Campidoglio «anomalo e improprio», frutto di una gestione politicizzata che «rischia di far saltare il contratto nazionale».

L' ACCORDO

AMA ROMAAMA ROMA
Il contratto nel settore rifiuti è stato firmato nel luglio 2016, dopo quattro anni di trattative e scioperi. Raggi si era pubblicamente vantata di aver contribuito a evitare disagi ulteriori a causa di vertenze sindacali dei netturbini. La novità principale, in cambio di 120 euro mensili in più in busta paga, è l' aumento dell' orario di lavoro da 36 a 38 ore e la distribuzione dei turni anche di domenica. «Una rivoluzione necessaria a migliorare produttività e servizio», spiega Gianfranco Grandaliano, vicepresidente di Utilitalia, l' associazione delle imprese del settore.

L' azienda che più ne ha bisogno è proprio l' Ama. 

A Roma la domenica lavora solo il 15 per cento dei dipendenti. 

La raccolta si blocca e i rifiuti si accumulano nelle strade per giorni. 

L' aumento dell' orario di lavoro - e dei dipendenti in servizio domenicale - consentirebbero di garantire il servizio senza emergenze. 

«Tra settembre e novembre - prosegue Grandaliano - abbiamo convocato tutte le aziende per istruirli su come gestire la novità. Procedura chiara e tempi certi: convocazione dei sindacati, ricerca di un' intesa, in caso contrario introduzione unilaterale del nuovo orario». 

Così si sono regolate le aziende delle principali città. Ciascuna ha definito una specifica applicazione del nuovo orario. Chi ha preso qualche settimana in più, ha anche previsto come recuperare nel 2017 le ore non lavorate a gennaio.

L' ECCEZIONE

AMA ROMAAMA ROMA
A Roma è successo qualcosa di strano. Ieri le aziende omologhe di altre città ne hanno discusso e hanno manifestato autentico «terrore» per le conseguenze.

Il motivo è semplice: Ama da sola occupa il 20 per cento di tutti i lavoratori del settore, e se non applica il nuovo contratto rischia di farlo saltare dappertutto. I sindacati hanno immediatamente ostacolato il nuovo contratto e si capisce perché.

Primo: non vogliono lavorare la domenica. 

Secondo: se non lavorano la domenica possono reclamare «l' indennità per maggior carico di lavoro di lunedì», una voce retributiva che esiste solo all' Ama e vale quattro milioni di euro l' anno. 

Terzo: l' accumulo di rifiuti domenicale costringe nei giorni successivi a un ricorso massiccio agli straordinari (ogni ora costa all' azienda il 30 per cento in più). 

Turni, indennità e straordinari sono gestiti dai capizona, che storicamente sono delegati sindacali.

L' ostruzionismo dei sindacati non aveva trovato sponde nel direttore generale dell' Ama Stefano Bina, arrivato dalla Lombardia e stimato da Casaleggio e dall' assessore Massimo Colomban, l' imprenditore che aveva promesso di portare efficienza nordica nelle scassate aziende partecipate dal Campidoglio.
AMA ROMAAMA ROMA

CAMBIO DI ROTTA

Il 15 dicembre Bina avverte per iscritto i sindacati dell'«assoluta necessità di dare seguito alle reciproche obbligazioni dal primo gennaio».

Dunque nessun rinvio dell' applicazione del nuovo orario a 38 ore.

Ma nei giorni successivi viene scavalcato.

È l' amministratrice unica Antonella Giglio (avvocato, romana, di diretta nomina della sindaca Raggi) a parlare con i sindacati e a sposare la loro linea: il nuovo orario non entra in vigore, l' aumento di paga sì.

La trattativa viene prolungata almeno di due mesi per approfondire imprecisate «esigenze della città». 

Nonché allargata ad altri temi e richieste (ulteriori soldi alla voce «produttività», non bastavano quelli del contratto nazionale?). Per ragioni tecniche (febbraio è mese di congressi sindacali, si ferma tutto) il nuovo orario di fatto non entrerà in vigore prima di aprile. Perché Roma sguazza mentre altrove i netturbini fanno sacrifici?

MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN - SOLO SLOGAN
I CONTI

All' Ama (quindi all' azionista Comune, quindi ai cittadini attraverso la tassa rifiuti) il ritardo nell' applicazione del nuovo orario di lavoro costa almeno un milione di euro al mese, tra retribuzioni e straordinari. 

Possibili ricorsi per danno erariale. 

E si apre anche una questione politica che investe la giunta Raggi: l' assessore alle partecipate Colomban, che prometteva tagli e efficienza, era informato che il Comune patrocinava un accordo in senso contrario?

Il sindaco ha avuto un ruolo?


E perché il vertice dell' Ama, in assenza di atti formali del Comune, cita come decisivo, in una questione organizzativa, l' intervento del Campidoglio, che non ha titolo diretto?

Fonte: qui