9 dicembre forconi: grillini
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venerdì 12 luglio 2019

MAXI INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA SULLA MANCATA RACCOLTA DEI RIFIUTI A ROMA

SULL'IMMONDIZIA IN PARTENZA PER LA SCANDINAVIA CON LA BENEDIZIONE DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE, SERGIO COSTA (AREA M5S) PIOMBA IL NO DELLA LEGA: “IL CAMPIDOGLIO CONTINUA A NON AVERE UN PIANO STRUTTURALE(MA NEMMENO PER IL RESTO!) PER I RIFIUTI, AL CONTRARIO DELLE REGIONI DEL NORD. E QUESTO NON VA BENE. IN QUESTO MODO SI SPRECANO MOLTI SOLDI PUBBLICI”

IL BOOM DEI COSTI: TUTTE LE CIFRE


monnezzaMONNEZZA
Non basteranno questi giorni di raccolta spinta (3.400 tonnellate di indifferenziata levata dalle strade nelle ultime 24 ore) per cancellare l' onda lunga della crisi rifiuti nella Capitale: sui cumuli di sacchetti lasciati ammassare per giorni ora indaga la Procura, che ipotizza violazioni al codice dell' ambiente sul corretto smaltimento e trattamento della spazzatura, sia essa differenziata o meno.

gaffe sui rifiuti di virginia raggi 5GAFFE SUI RIFIUTI DI VIRGINIA RAGGI 5




Il procuratore aggiunto Nunzia D' Elia, sul cui tavolo sono arrivati in questi giorni centinaia di esposti di cittadini esasperati, corredati da foto e frasi di fuoco sulla puzza e l' impraticabilità dei marciapiedi, parte da qui per approfondire le cause remote di questo caos, senza escludere possibili omissioni in capo all' amministrazione cittadina. I due ultimi bilanci di Ama non sono stati approvati per lo scontro tra il cda nominato dalla sindaca Raggi e l' assessore grillino Lemmetti, le gare per nuovi mezzi e cassonetti sono andate deserte (si muove anche l' Antitrust), mentre il piano industriale sui nuovi impianti è rimasto sulla carta e quello regionale per la gestione integrata è in ritardo. La municipalizzata fa sapere che «procedono celermente i recuperi delle giacenze e si sta tornando alla normalità» con l' intervento di mezzi speciali (autocarri con casse a ragno, bob-cat) in tutti i municipi e che «vengono tenuti sotto controllo, con interventi di sanificazione», i siti sensibili come ospedali, Asl, cliniche, scuole e asili.
il ministro costaIL MINISTRO COSTA

Non a caso, nell' ordinanza della Regione che ha imposto ad Ama questi interventi in urgenza si faceva riferimento anche a possibili rischi per la salute. Ma, come detto, la grossa incognita resta sulla gestione del medio e lungo periodo. A complicare il quadro, i sindaci della Ciociaria hanno ribadito ieri il proprio «no» ad accogliere i rifiuti prodotti dai romani.

TRASPORTO ALL’ESTERO, COSTI BOOM
Simone Canettieri e Mauro Evangelisti per “il Messaggero”

monnezzaMONNEZZA
Sui rifiuti di Roma in partenza per la Scandinavia con la benedizione del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa (area M5S) arriva la frenata della Lega. «Il Campidoglio continua a non avere un piano strutturale per i rifiuti, al contrario delle regioni del nord. E questo non va bene», dice il sottosegretario all'Ambiente, leghista, Vannia Gava. Intanto da Stockholm Exergi, la società dei rifiuti della capitale svedese già contattata da Ama, vengono posti alcuni paletti: saranno accettati solo rifiuti di qualità certificata e comunque attualmente gli spazi sono limitati.
vannia gavaVANNIA GAVA

«Sì, sette anni fa avevamo già preso i rifiuti di Napoli. Ora stiamo valutando come accogliere le richieste di Roma. In queste ore ci è arrivato il documento ufficiale dell'Ama» spiega al Messaggero Jonas Collet, portavoce di Stockholm Exergi, il gruppo proprietario un termovalorizzatore nell'area di Högdalen. La qualità dei rifiuti inviati da Roma dovrà essere certificata da analisi puntuali. In passato, con la spazzatura mandata da Napoli, secondo il quotidiano Dagens Nyeter, vi furono problemi perché 40 lavoratori dell'impianto si sentirono male. Ora in Svezia vogliono evitare un analogo problema. Inoltre, secondo l'ufficio stampa di Stockholm Exergi in questo periodo la capacità del termovalorizzatore è già sfruttata quasi al massimo, lo spazio non è molto, anche per una partnership in corso con il Regno Unito.
la grande monnezza 5LA GRANDE MONNEZZA 5

COSTI
Quello della capitale svedese è solo uno degli impianti su cui si sta puntando, per potere spedire almeno 100 mila tonnellate di rifiuti in tre anni. In media, si andrà a sborsare il 30 per cento in più della spesa affrontata normalmente per smaltire i rifiuti. Circa 15 milioni di euro. Normalmente il costo medio per smaltire una tonnellata di rifiuti per Ama è di 160 euro a tonnellata. Quattro anni fa, quando fu aggiudicata la gara grazie alla quale si mandarono rifiuti romani in Austria e Germania, si trovò l'intesa sui 137 euro a tonnellate.

monnezzaMONNEZZA
Da allora però molte cose sono cambiate: il mercato degli spazi negli inceneritori in tutta Europa è profondamente modificato, per una serie di concause. La Cina ha chiuso le frontiere e non accetta più, come in passato, rifiuti dall'estero; anche nel sud-est asiatico stanno frenando l'importazione di spazzatura, mentre il Regno Unito, in attesa di completare i propri impianti, ha chiesto aiuto a molti temovalorizzatori del resto d'Europa come quello di Copenaghen e in Germania.

Oggi, prevedono gli esperti, Roma dovrà pagare almeno 200 euro a tonnellate per portare lontano parte dei rifiuti. Ieri l'Ama ha chiesto di prorogare, per altre 10.000 tonnellate, l'accordo con l'Abruzzo, che quest'anno ne ha già prese 70 mila. Nel 2020 però quell'accordo non potrà essere rinnovato, per questo è urgente trovare alternative anche all'estero.
vannia gavaVANNIA GAVA

LA RESA
Ma sulla bandiera bianca di Roma che, priva di impianti, chiede aiuto al resto d'Europa (trattative anche con Bulgaria, Cipro, Portogallo e Austria), piomba il no della Lega. Spiega la sottosegretaria all'Ambiente Vannia Gava: «Concettualmente sono contraria a questa ipotesi». Perché? «In questo modo non c'è la risoluzione del problema, ma solo una mossa tampone. Questo non va bene.

Il Campidoglio, al contrario di tanti comuni virtuosi soprattutto del Nord, continua a non aver un piano per dotarsi di impianti e queste sono le conseguenze». E cioè i viaggi all'estero dei rifiuti. «In questo modo si sprecano molti soldi pubblici». Ecco perché, conclude Gava, quando la richiesta di Ama e Regione arriverà sul tavolo del ministero dell'Ambiente «voglio leggermi bene tutte le carte: come spirito non possiamo che essere contrari a questi modi».

monnezzaMONNEZZA
Ricapitolando: smaltire 100.000 tonnellate mediamente (anche se ci sono molte variabili), costa 16.000.000 di euro. Si stima che per portarli all'estero si spenderanno 20.000.000 di euro. E che l'impianto di Stoccolma macinerà profitti grazie all'arrivo in nave dei rifiuti romani che userà per produrre energia e riscalderà le case dei cittadini. Il no della Lega potrebbe rallentare gli accordi: in teoria Ama dovrà chiedere alla Regione Lazio di contattare l'istituzione analoga di Stoccolma, ma servirà anche il via libera del ministro dell'Ambiente, Sergio Costa (vicino a M5S). Dovrà però coinvolgere anche il governo perché una partita come questa, se non è ben gestita, è sempre a rischio di procedura di infrazione dell'Unione europea.

Fonte: qui

domenica 3 marzo 2019

IL MITO DELLA TAVERNA - LE SPESE PAZZE DEI GRILLINI IN PARLAMENTO: CE NE VUOLE A SPENDERE 17.750 EURO PER TELEFONO E INTERNET IN CINQUE ANNI


MA LA SENATRICE TAVERNA  PUO' QUESTO E ALTRO, COME FARSI RIMBORSARE 12.000 LITRI DI BENZINA PER FARE 176.000 CHILOMETRI. MA SOLO 14,49 EURO DI PEDAGGI 

MARTA GRANDE HA SPESO 131MILA EURO IN AFFITTO, IL SENATORE CIAMPOLILLO 28MILA EURO IN TAXI. 
CHE VERGOGNA!!!




Alessandra Ziniti per www.repubblica.it

di maio con paola tavernaDI MAIO CON PAOLA TAVERNA
Deve essere davvero difficile spendere 17.751 euro per telefono e internet in cinque anni senza neanche comprare un cellulare di ultimissima generazione. Eppure Paola Taverna, oggi vicepresidente del Senato del M5S c'è riuscita: 15.073 in ricariche e abbonamenti, 673 per internet e chiavetta wi fi e il resto in accessori. Fanno quasi 3.500 euro all'anno, quasi 300 euro al mese.

"Non so se telefona ai marziani o se si fa predire il futuro da cartomanti a 20 euro al minuto, ma io ne spendo 120 all'anno, minuti e giga illimitati. Se vuole posso darle una mano a cambiare piano", scrive su twitter Marco Furfaro di Sel postando la schermata relativa alle spese telefoniche della Taverna, pubblicata sul sito www.maquantospendi.it che riporta le spese ufficiali della scorsa legislatura dei parlamentari del M5S. "Il sito - si legge sulla home page - fornisce un'analisi grafica dei rendiconti del parlamentari del Movimento 5 stelle dall'inizio della legislatura. I dati sono quelli ufficiali pubblicati sul sito www.tirendiconto.it e riguardano i parlamentari che risultano ancora iscritti al M5S".
paola taverna io nun so un politicooooPAOLA TAVERNA IO NUN SO UN POLITICOOOO

Basta fare un giro tra le dettagliate voci di spesa riportate per fare altre scoperte e constatare che il costo della politica per deputati e senatori del M5S è davvero alto. Altro che risparmio. Ancora Paola Taverna. Oltre alle telefonate astronomiche sembra che non faccia altro che macinare chilometri in macchina, la sua macchina ovviamente. In carburante ha speso ben 20.501 euro, quanti ne servono ad acquistare quasi 12.000 litri di benzina. Una quantità con la quale dall'inizio della legislatura ad oggi può aver percorso 176.000 chilometri. E deve averli fatti quasi tutti in ambito cittadino perchè in pedaggi autostradali ha speso solo 14,49 euro. Spostamenti convulsi ai quali si aggiungono anche quelli in taxi: 14.381 euro portati a rendiconto.
paola taverna by lughino socialisti gaudentiPAOLA TAVERNA 

A fare buona compagnia in cima ai rendiconti di spesa in quasi tutte le categorie previste dal sito del M5S c'è anche Barbara Lezzi, 46 anni, oggi ministra per il Sud. Nonostante l'auto blu, ha rendicontato spese di carburante per 27.258 euro e zero scontrini di pedaggi autostradali. La Lezzi, però, deve viaggiare molto anche in bus e metro perchè ha portato a rendiconto a questa voce 3.140 euro.

PAOLA TAVERNAPAOLA TAVERNA


Nonostante sia di Civitavecchia, per la sua attività di deputato a Roma, Marta Grande, 31 anni, ha speso 131.000 di alloggio dall'inizio della legislatura svettando in cima alla classifica. Anche lei telefona molto, non ai livelli della Taverna ma sempre 14.692 euro di spese telefoniche .  Una bella cifra se si fa ad esempio il paragone con il capo politico del movimento. Luigi Di Maio di telefono ha rendicontato solo 4.423 euro . Ed è un altro dato rilevante: tutti i big del Movimento stanno nelle parti basse delle classifiche delle cifre rendicontate.

Una citazione anche per gli aficionados dei taxi. Qui il primato tocca al senatore Lello Ciampolillo, quasi 28.000 euro. Ma anche Laura Castelli non scherza con i suoi 26.825 da inizio legislatura ad oggi.

Fonte: qui

“DIBBA” PER LEGALI E CONSULENTI HA SPESO OLTRE 55MILA EURO IN 57 MESI 
DI BATTISTA HA ELARGITO PIÙ DEL DOPPIO DEL COLLEGA ROBERTO FICO CHE SI È FERMATO A 24MILA EURO 
NEL 2013, QUANDO IL MOVIMENTO È ENTRATO IN PARLAMENTO, LA TRUPPA GRILLINA HA SPESO 282 MILA EURO PER L'ACQUISTO DI TABLET E PC…
Pasquale Napolitano per “il Giornale”
ALESSANDRO DI BATTISTAALESSANDRO DI BATTISTA

Gli avvocati dell' ex parlamentare Alessandro Di Battista sono costati allo Stato italiano mille euro al mese. Prima della lunga vacanza, tra Messico, San Francisco, e Guatemala, il Dibba è stato un deputato, molto attivo, dei 5 Stelle. Attività che in molti casi ha avuto bisogno dell' aiuto di un consulente legale. Al punto da spendere, dal budget destinato agli onorevoli, 55.837,33 in 57 mesi: mille euro ogni 30 giorni per pagare gli avvocati che assistevano e supportavano il deputato rivoluzionario nell' attività legislativa. Il primato del Che grillino emerge dal report sulle spese di deputati e senatori M5s realizzato dal sito maquantospendi.it.
ALESSANDRO DI BATTISTAALESSANDRO DI BATTISTA

Una spesa obbligatoria per il secondo astro nascente del M5s: Di Battista, infatti, dopo la maturità scientifica, ha intrapreso all' Università Roma Tre un percorso di studi in materie artistiche. Prima di conseguire un master in Tutela internazionale dei diritti umani. Precedentemente aveva avuto esperienze come animatore nei villaggi vacanza. Dunque, nessun feeling con leggi e manuali di diritto. A giudicare dalle somme spese, sono stati, però, tanti i parlamentari sulla stessa barca del Dibba: il M5s ha impegnato 628.048,92 euro in 57 mesi. Con una media di 13mila al mese.

roberto fico alessandro di battistaROBERTO FICO ALESSANDRO DI BATTISTA
La palma del più generoso con i consulenti legali va a Di Battista, che nella passata legislatura ha speso più del doppio del collega Roberto Fico: il presidente della Camera si è fermato a 24mila euro. In orbita del Dibba c' è stato Stefano Vignaroli che ha consumato 35.150,00 euro. Alle spalle si sono piazzati Tatiana Basilio (30.917,22) e Francesco Carriello (26.533,40).

Il capo politico del M5s Luigi Di Maio, che nella passata legislatura è stato vicepresidente della Camera, ha speso per la consulenza legale appena 3.604 euro. Ma cosa avrà fatto Di Battista con gli avvocati? Il sito non chiarisce la natura del rapporto. Sicuramente, avranno fornito supporto giuridico su proposte di legge, mozioni e interrogazioni. Per le consulenze di altra natura, il Dibba ha invece speso complessivamente, nella passata legislatura, 68.606,37 euro.
alessandro di battista e luigi di maioALESSANDRO DI BATTISTA E LUIGI DI MAIO

Mentre il M5s ha impegnato risorse per 3.102.500,85 euro per distribuire incarichi esterni.
Nella spesopoli della casta grillina spunta un' altra voce che fa cadere l' abito del francescano per gli onorevoli: l'acquisto di pc. Nel 2013, quando il Movimento è entrato in Parlamento, era praticamente impossibile trovare qualcuno che non possedesse un pc. Eppure, i parlamentari dei 5 stelle non hanno rinunciato a comprarne uno nuovo.

La truppa grillina ha speso 282.907,07 per l' acquisto di tablet e pc: la media di 5.893,90 euro al mese. Il più spendaccione è stato Sergio Battelli, oggi promosso tesoriere del gruppo parlamentare: per il fido di Davide Casaleggio un impegno di 12.745,23 per dotare il proprio ufficio di nuovi pc. Anche per Carla Ruocco, presidente della commissione Finanze, pc e materiale informatico per 10.195,21. Per il vicepremier Di Maio il budget utilizzato è stato di 8mila euro circa. Il più avaro resta Fico, che ha utilizzato appena 3mila e 800 euro per nuovi pc. Già all' epoca, forse, c' erano i segnali di una spaccatura nel M5s. Tra francescani e spendaccioni.

Fonte: qui

domenica 30 dicembre 2018

Roma i rifiuti ed il buonsenso

Roma e i rifiuti, un rapporto di amore-odio. Amore dei rifiuti che, ormai da un decennio, non si schiodano dal suolo romano. Odio dei romani per i rifiuti e per chi non glieli toglie dalla vista e dal naso. Da Ale-danno in poi è stato tutta una storia di vedremo e faremo, di treni che partono per l’estero o per inceneritori nazionali (a 100 euro la tonnellata più trasporto, per stare bassi). Insomma da quando le discariche dell’avvocato Cerroni sono state chiuse e poi in sequenza i suoi TMB  (tritovagliatori) la monnezza impera. 

E “casualmente” negli ultimi mesi due di questi impianti, e proprio quelli più vicini a Roma, Salario e Rocca di Cencia, hanno avuto grossi problemi. Ora in parte risolti perché quello più vicino, Salario, è andato a fuoco. Questi impianti, su cui i giornali versano fiumi di inchiostro, non sono impianti finali, ovvero solutori di problemi, ma solo intermedi, fatti per separare, parzialmente, l’umido dal resto. l’umido viene mandato al compostaggio, il resto, ormai indivisibile, forma le ecoballe, che inevitabilmente devono essere bruciate. 

Inceneritori non ne vuole nessuno e allora via sul treno, insieme ad una montagna di soldi. Già Roma produce 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, e, ad oggi, solo il 42,8% viene trattata, il resto ecoballe, ovvero 1.700.000 x (1-0,428) =  972.400 tonnellate che moltiplicate per i 100 euro del costo di trattamento, costano 97 milioni di euro al comune, a cui aggiungere i costi di trasporto e di trattamento (i famosi TMB). Una cifra notevole. 

Ma soprattutto una cifra che permetterebbe di costruire impianti adeguati, se qualcuno si decidesse. E qui nasce il problema. 
Perchè le competenze sono dallo scarso in giù e non solo nel comune ma in tutto il movimento. 

Ad esempio: quando i 5S si sono convinti a trattare l’umido con i digestori anaerobici? Da poco, talmente poco che neppure tutti, non dico gli elettori, ma anche gli iscritti, lo sanno. Perché sino a pochi mesi fa i grandi capi erano contrari. Basta andare sul sito di Beppe per controllare, ma ora al ministero e in televisione ne parlano come la panacea di tutti i mali. Dei termovalorizzatori sappiamo: sono satana. 

Resterebbe spingere la differenziata per poter recuperare di più, ma questo non quadra, visto che da quando c’è la Raggi la differenziata è aumentata dell’1,2%. Di questo passo tra una trentina d’anni saremo a posto. E sì che la grancassa degli assessori preposti non si è fermata un istante. Ma guardiamoli questi fenomeni che la sindaca ha chiamato: Paola Muraro, interregno Virginia Raggi, Pinuccia Montanari. 

Basta leggere i curricula e si vedrà che NON hanno mai non solo progettato, ma neppure avviato un qualsiasi impianto di trattamento rifiuti. Forse è per questo che ultimamente la Raggi, cotè rifiuti, si fa “scortare” dal generale Costa, ministro dell’ambiente: che è sicuramente benemerito per la lotta alle ecomafie, ma di impianti anche lui neppure l’ombra. E così chiacchiere e fiumi di soldi

E allora poi che abbia preso fuoco il TMB della Salaria, che “produce” altre 700.000 tonnellate di rifiuti da mandare da qualche parte, con relativi 70 milioni di esborso, non è così strano, come non è strano che si parli di riaprire la discarica di Malagrotta (proprietà Cerroni). Quello di cui non si parla mai è fare un piano per la costruzione degli impianti di trattamento. Ma non a caso: gli impianti sono mal sopportati dai 5S, che hanno già tante grane con la loro base elettorale, e dai cittadini dei comuni che se li vedono installare. E allora l’idea è: per la criticità del momento aumentare la TARI a Roma e spedire lontano dal naso di chi NON vuole fare la differenziata tanta spazzatura con tanti soldi. 

La figura da pagliacci fatta da tutta questa bella gente è per pochi con la memoria. Gli altri correranno a rivotarli, come hanno fatto per tanti buffoni, romani e nazionali ora esecrati, ma prima osannati e “santificati quasi subito”.

Fonte: qui

sabato 6 gennaio 2018

TAGLIO DEL NASTRO DELLA METRO C NEL GIORNO DELLE ELEZIONI!


COSÌ PUÒ AGGIRARE IL SILENZIO ELETTORALE E FARE UN SPOT AL MOVIMENTO 

DOPO LA RICHIESTA DEL RITO IMMEDIATO PER ALLUNGARE IL SUO PROCESSO, UN’ALTRA MOSSA DA FURBA POLITICA PRIMA REPUBBLICA: HA ORDINATO A ROMA METROPOLITANE DI SBRIGARSI, A TUTTI I COSTI

Giovanna Vitale per  http://roma.repubblica.it/

Un bel taglio del nastro proprio il 4 marzo. A urne appena aperte. È l’ultima trovata della sindaca Virginia Raggi per tirare la volata al “ suo” Movimento. Un gigantesco spot elettorale per dimostrare alla città e al mondo, specie quello grillino chiamato a votare in massa, che l’amministrazione di Roma è tutt’altro che inefficiente.
virginia raggi in metroVIRGINIA RAGGI IN METRO

E così, dopo il giudizio immediato chiesto per evitare ai 5S di scalare Palazzo Chigi con la zavorra della sindaca- simbolo alla sbarra per falso, l’inquilina del Campidoglio ha fatto un’altra pensata: inaugurare la stazione San Giovanni della metro C, una delle grandi incompiute d’Italia, la prima domenica di marzo. Nel giorno fissato per rinnovare Regione e Parlamento. 

Un altro tassello del piano Casaleggio- Di Maio: utile stavolta a smentire le accuse d’incapacità che gravano sulla giunta comunale.

La corsa è già cominciata, la scommessa — vista la ristrettezza dei tempi — ha il sapore dell’azzardo. Ma la sindaca, insieme all’assessora alla Mobilità Linda Meleo, non vogliono sentire né ragioni né scuse. E hanno ordinato a Roma Metropolitane, la società in house che funge da stazione appaltante e ha per mission proprio la realizzazione della linea verde, di fare l’impossibile per centrare l’obbiettivo. Anche a costo di lavorare giorno e notte, di rinunciare a ferie e riposi, di fare straordinari, pressioni e carte false.

virginia raggi in metroVIRGINIA RAGGI IN METRO
L’idea è balenata il 2 gennaio, allorché il Consorzio Metro C ha ufficialmente comunicato a Roma Metropolitane di aver completato tutte le attività a carico dei costruttori. In quel momento da Palazzo Senatorio è partito l’input a fare in fretta, a scegliere ogni scorciatoia praticabile per confezionare il prezioso regalo elettorale. E pazienza se questa estate la sindaca aveva annunciato l’apertura della stazione prima per l’autunno, poi per fine anno, infine per metà febbraio: ora l’essenziale è non tardare un giorno di più.

virginia raggi in metroVIRGINIA RAGGI IN METRO
Perciò gli uomini di Roma Metropolitane si sono messi all’opera: hanno trasmesso tutti i documenti alla Commissione Sicurezza ( presso il ministero dei Trasporti) per la verifica tecnico- gestionale della tratta e l’emissione dell’obbligatorio nulla-osta di sicurezza. Un lavoro complesso che, salvo esame sprint, non si concluderà prima di fine mese. Nel frattempo, però, per bruciare i tempi, verrà chiesta alla Commissione di Collaudo presieduta da Andrea Monorchio la consegna anticipata della tratta.

Solo una volta che il nulla-osta sarà arrivato Atac potrà avviare il pre- esercizio: passaggio necessario per testare che tutto funzioni per il meglio. Finora questa attività non è mai durata meno di 45 giorni. Ma così si rischierebbe di sforare la fatidica data. Allora ecco l’ultima forzatura: accorciare, fino a dimezzarli, la durata del pre- esercizio Atac. E poco importa se dopo il servizio ne risentirà. Il regalo a Di Maio, per Raggi, è più importante.

Fonte: qui


Metro C slitta alla seconda metà di marzo 2018 l’apertura di San Giovanni

E un'autorizzazione mancante dal Comune rischia di compromettere l'apertura già slittata

Redazione - 18 dicembre 2017
La fermata San Giovanni della metro C non aprirà prima della seconda metà di Marzo. La notizia era nell’aria da tempo, anche perché l’assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Linda Meleo, aveva annunciato l’apertura della stazione a dicembre 2017. A dicembre ci siamo ma la stazione non aprirà, come ci dimostra il fatto che ormai la consegna dell’infrastruttura ad ATAC ha abbondantemente superato la data prevista del settembre 2017  con il rischio serio ed assurdo che la stazione entri in funzione ad un anno esatto dall’apertura straordinaria al pubblico del primo aprile 2017. Un anno intero per aprire una stazione completa, considerata “quasi finita” già nel 2015.

È bene rifare qualche passo indietro: nel settembre del 2015 Paolo Omodeo Salé, allora amministratore di Roma Metropolitane, affermò che l’apertura di San Giovanni per “il cronoprogramma è nel 2018, se poi la politica vorrà dare opportunità di aprire san Giovanni prima noi ci adegueremo”. Salè si riferiva all’opportunità di poter aprire la stazione anche senza il tronchino del pozzo di via Sannio, che si prevedeva sarebbe stato completato proprio nel 2018, permettendo alla linea di fornire una frequenza a 6”, un minuto in meno di quella prevista senza il tronchino. Frequenza comunque sia impossibile da raggiungere per l’esiguità del parco rotabile. Da allora si sono avvicendate decine di dichiarazioni su possibili attivazioni precedenti al 2018, in ultima battuta quelle dell’amministrazione grillina, che dichiarava trionfante l’apertura della stazione nell’ottobre di quest’anno. Dichiarazioni avventate.

Più stupefacente ancora è che il tronchino di via Sannio è lungi dall’essere completato: quindi si è raggiunto il 2018 per aspettare un tronchino che nel 2018 non sarà completato! Perciò la linea sarà aperta senza il tronchino, e di conseguenza verrà aperta nello stesso identico modo con cui si sarebbe potuta aprire fin dai primi mesi del 2016, con frequenze non inferiori ai 7 minuti nella tratta Alessandrino-San Giovanni e 14 minuti sulla Pantano-San Giovanni. Di tutto ciò trarrà vantaggio esclusivo il contraente generale, che ha potuto allentare il ritmo lavori sulle rifiniture di San Giovanni e delle prove funzionali, che hanno costretto il 16 ed il 17 dicembre 2017, all’ennesimo stop della linea nonché ad un ulteriore prosecuzione al 23 dicembre della chiusura anticipata alle 20:30.
Pasquale Cialdini, durante l’audizione del 15 dicembre 2017 alla commissione Mobilità di Roma Capitale ha informato: “È in corso il collaudo statico della stazione di San Giovanni, e quello parallelo della stazione della linea A. Sono poi in corso i collaudi specifici di vario genere. Abbiamo fatto un patto di acciaio per aprire tra fine febbraio e inizio marzo. Ma l’apertura dipende anche da Ustif, commissione sicurezza e Regione Lazio”.“
Un’autorizzazione mancante dal Comune che rischia di compromettere l’apertura già slittata
Secondo quanto riporta “La Repubblica”, “per aprire la stazione di San Giovanni occorre completare il collaudo tecnico-amministrativo della linea che parte da Montecompatri. Per ottenerlo, bisogna che il quadro economico sia quello finale, comprensivo di tutti gli aggiustamenti intervenuti in corso d’opera”. Ma qualcosa ancora manca. “E’ da fine luglio che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) sollecita Virginia Raggi ad autorizzare la rimodulazione delle risorse all’interno del quadro economico per la costruzione della metro C, già a suo tempo approvato per consentire il completamento dei lavori sino al Colosseo. E sono cinque mesi che dal Campidoglio tutto tace”.
“Lo Stato, che finanzia l’opera per il 70%, attraverso il ministero delle Infrastrutture ha detto sì; idem la Regione; da Palazzo Senatorio invece nessuna risposta. Un silenzio che rischia di allungare i già biblici tempi di realizzazione della linea. E persino di compromettere l’apertura della stazione San Giovanni, già slittata da fine anno a metà marzo e a questo punto tornata in forse”.
 Per procedere, infatti, è necessario l’ok di tutti e tre gli enti finanziatori: se ne manca uno, non se ne fa nulla. Risultato? “L’amministrazione 5S – vuoi per immobilismo, vuoi per disattenzione, vuoi per faide interne sull’infrastruttura tra le più strategiche per la città – rende di fatto impossibile questo passaggio fondamentale, che avrebbe scongiurato un ormai probabile blocco dei cantieri”.
In cosa consiste la rimodulazione delle risorse? Si tratta di un’operazione che “a saldo zero, che non comporta alcun aggravio di costi, bensì un semplice spostamento di somme in precedenza accantonate e poi però non spese. Ad esempio quelle relative agli imprevisti, che magari su una tratta non si sono più verificati come invece programmato, facendo “avanzare” importi per decine di milioni da impiegare su altre tratte più complesse. Una procedura persino banale, che tuttavia senza l’ok del Campidoglio non si può approvare”.

Fonte: qui