9 dicembre forconi: usurai
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giovedì 2 maggio 2019

MARIO MONTI HA TROVATO LA SOLUZIONE AI PROBLEMI DELL’ITALIA(DEGLI USURAI ...): UNA BELLA PATRIMONIALE!

“NON CI SAREBBE NIENTE DI STRANO. ESISTE IN VARI PAESI CHE CONSIDERIAMO CIVILI E SE VOGLIAMO CHE L’OCCUPAZIONE AUMENTI, NON BASTA STIMOLARE LA DOMANDA” 

“MA PER INTRODURLA, CI VUOLE UN GOVERNO SERIO” (O UN GOVERNO TECNICO?) 

I VALORI NON NEGOZIABILI PRIORITARI? “RISPETTO DELLE ÉLITE(FALLITE!)."

Claudio Cerasa per “il Foglio”

mario montiMARIO MONTI
Sotto molti punti di vista, nonostante l’entusiasmo del governo, i dati offerti ieri dall’Istat rispetto alla crescita dei primi tre mesi dell’anno (+0,2) ci ricordano ancora una volta che l’anno bellissimo immaginato dal premier Giuseppe Conte sta dando ogni giorno prova di essere un anno non solo brutto ma anche preoccupante.

Le difficoltà economiche patite oggi dall’Italia (che ha scampato la recessione ma non si è allontanata di molto dalla crescita zero, registrando una crescita nel primo trimestre della metà rispetto alla media dell’Eurozona, che la fa essere ancora il fanalino d’Europa) non sono paragonabili a quelle registrate nell’autunno di otto anni fa ma giorno dopo giorno la traiettoria imboccata dal governo del cambiamento ricorda per alcuni versi i mesi che precedettero la crisi del 2011.

mario montiMARIO MONTI
L’occupazione ha dato segnali di vitalità dimostrando che la scorza italiana è più solida di quanto si potrebbe credere (a marzo la stima degli occupati è in crescita rispetto a febbraio, +0,3 per cento, e anche il tasso di occupazione sale dello 0,2, ma rispetto ai mesi precedenti al giuramento del governo Conte in Italia ci sono 35 mila occupati in meno, di cui 19 mila a tempo indeterminato) ma nonostante questo il debito pubblico aumenta, la spesa pubblica cresce, il deficit è fuori controllo, la pressione fiscale sale, le agenzie di rating vedono nero sul nostro futuro, i rendimenti dei titoli di stato continuano a essere a livelli allarmanti, la crescita si aggira attorno allo zero e il fatto che lo spread continui a essere “solo” intorno ai 250 punti base è una magra consolazione considerando il fatto che nel 2011, quando il bazooka della Bce non era ancora stato attivato, lo spread passò da quota 220 a quota 550 in appena cinque mesi, da luglio a novembre.

tria di maio salvini conteTRIA DI MAIO SALVINI CONTE
Dici 2011, lo dici sotto voce, lo sussurri con prudenza, lo nomini sapendo che per fortuna il 2019 non è ancora come il 2011, e il pensiero vola veloce verso l’uomo che nell’autunno di otto anni fa venne chiamato a riordinare i conti dell’Italia: Mario Monti. L’ex presidente del Consiglio accetta di dialogare con il Foglio per provare a inquadrare lo stato di salute della nostra economia e ascoltando le sue parole è difficile individuare un qualche elemento di ottimismo per il futuro prossimo del paese.

“Il vero punto debole dell’Italia – ci dice Mario Monti – è certamente il disorientamento. Agli aspri dibattiti sull’eventuale uscita dall’Unione europea o dall’euro è subentrata silenziosamente una sorta di uscita di fatto dalla Ue e dall’euro. Dalla Ue, perché con una serie di mosse disordinate, incoerenti, verbalmente aggressive, il governo si è privato della possibilità di influenzare le decisioni europee.
mario monti brindaMARIO MONTI BRINDA

Dall’euro perché, pur non essendone formalmente usciti, e osservandone malvolentieri le regole, il governo sembra non porsi il problema di come riaccendere la crescita, forse pensando che questo si possa fare distribuendo denaro pubblico. Non è così che si può crescere, né dentro né fuori dall’euro”.

claudio cerasa foto di baccoCLAUDIO CERASA FOTO DI BACCO






Facciamo notare a Mario Monti che il governo del cambiamento, in realtà, sostiene di non essere causa del peggioramento dell’economia italiana, attribuendo a fattori esterni le responsabilità dei problemi del paese. L’ex presidente del Consiglio ha qualche dubbio. “Vorrei che avessero ragione, perché all’inizio speravo che questo governo, meno legato a tradizionali interessi costituiti, volesse portare una ventata di concorrenza, di lotta alle rendite, di equità fiscale e di lotta all’evasione.
Così non è stato. Inoltre, le danze della pioggia e dei balconi inscenate periodicamente dai partiti della maggioranza intorno al pacato, ma per fortuna coriaceo, ministro Tria sulla politica di Bilancio hanno provocato di tutto, riuscendoci: come a innalzare e mantenere elevati, ben al di sopra degli altri paesi, lo spread e i tassi di interesse.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILLMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO COME BUD SPENCER E TERENCE HILL
Si è così frenata l’attività economica e si è seminata incertezza presso gli investitori ma anche tra i consumatori. Purtroppo, dunque, il governo ha torto. Il suo contributo alla recessione o alla crescita zero l’ha dato, eccome”. La crescita zero, o giù di lì, costituisce un problema non da poco in vista della prossima legge di Stabilità. Nei prossimi due anni ci sono 53 miliardi di clausole di salvaguardia da coprire e allora chiediamo a Monti se in vista di quell’appuntamento sia legittimo o no aspettare di ritrovarsi con una patrimoniale per far tornare i conti.

GIOVANNI TRIA E L'AUMENTO DELL'IVAGIOVANNI TRIA E L'AUMENTO DELL'IVA
“Non ci sarebbe niente di strano. Una patrimoniale annuale ad aliquota moderata esiste in vari paesi che consideriamo civili come o più del nostro. Se vogliamo che l’occupazione aumenti, non basta stimolare la domanda, meglio se con investimenti che invece scarseggiano. Occorre anche rendere meno pesanti, come avviene in altri paesi, gli oneri fiscali e sociali sul lavoro. Il punto però è un altro, secondo me. Per introdurre un’imposta patrimonialeci vuole un governo serio(per tutelare gli interessi della Grande Usura, tanto Loro le tasse non le pagano in Italia!!!). Serio nel senso che tenga più al bene del paese che al proprio consenso giornaliero nei sondaggi.

PIERLUIGI BERSANI E MARIO MONTIPIERLUIGI BERSANI E MARIO MONTI
E serio nel senso che persegua una politica di Bilancio responsabile, altrimenti il gettito della patrimoniale andrà a finanziare nuove spese e non a ridurre il debito pubblico. Il primo requisito oggi non si verifica certo. Il secondo forse sì, ma solo finché ‘tiene’ il suddetto ministro dell’Economia”.

Negli ultimi tempi, molti osservatori sono tornati a far notare che in presenza di un paese con grandi difficoltà economiche il tema dell’uscita dall’euro potrebbe dolorosamente tornare di attualità. L’ex premier Paolo Gentiloni, due giorni fa, ha detto che in Italia esiste ancora il rischio Italexit. Lo scenario è davvero tornato a essere una possibilità? “Il rischio – dice Monti – è latente.

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA




Alcuni esponenti più battaglieri nei ranghi di quelle forze, pur non parlando più di uscita dall’euro per non turbare i mercati, danno però l’impressione di mordersi le labbra. Il dibattito è sempre lì, pronto a riesplodere. Sarebbe invece auspicabile che ci fosse un dibattito, schietto e forte, su quale sia il modello di economia che le diverse forze politiche hanno in mente per l’Italia. Una moderna economia di mercato basata su un severo rispetto delle regole di concorrenza e accompagnata da un’efficace redistribuzione attraverso il sistema fiscale? Un’economia diretta dallo stato e con un marcato ruolo del medesimo nel garantire il benessere dei singoli?

paolo gentiloni giovanni tria pierferdinando casini mario montiPAOLO GENTILONI GIOVANNI TRIA PIERFERDINANDO CASINI MARIO MONTI
Un sistema economico con le briglie molto più sciolte nei confronti degli impulsi del capitalismo e dello spirito imprenditoriale? Un’economia più chiusa di quella attuale, con l’aspirazione di sottrarsi in parte almeno alle esigenze della competitività? E’ bene che non viga un pensiero unico, ma avere un pensiero non guasterebbe”. Il Foglio ha definito il governo del cambiamento come il governo degli Inganna popolo, in quanto formato da leader politici concentrati a risolvere più i problemi legati all’agenda della percezione che della realtà.

mario montiMARIO MONTI






Al netto dei dati del pil di ieri e dei dati dell’occupazione, cosa la preoccupa dell’agenda del governo? E quanto possono fare male all’Italia quota cento e reddito di cittadinanza? “Vogliono dare l’impressione di lavorare – loro, a differenza di tutti “quelli di prima” – per la sovranità del popolo e della nazione. Il Foglio purtroppo ha ragione: a sopportare le conseguenze di questo modo di governare sono proprio il popolo e la sovranità effettiva della nazione che, nell’isolamento del paese e nella quotidiana lezione di diseducazione civica impartita, con le parole, l’esempio e le divise, soprattutto da un vicepresidente del Consiglio – quello che dev’essere anche ministro degli Esteri – non era mai caduta così in basso.

Mario MontiMARIO MONTI
Quota cento e reddito di cittadinanza? Il secondo ha dei meriti, ma è perverso finanziarlo in disavanzo, cioè farlo pagare agli italiani di domani che, se andiamo avanti così, saranno mediamente più poveri di quelli di oggi. Quota cento è un’attenuazione molto limitata del peso della riforma Fornero (che reca come prima firma la mia e di cui sono pienamente corresponsabile con Elsa Fornero), che però ha diseducato gli italiani sul fatto che, ancora una volta, è iniquo far gravare sui nostri successori i sacrifici che non vogliamo fare noi”.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATIMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI
Il pil è ovviamente importante ma da tempo gli elettori sembrano votare senza considerare come prioritari gli effetti e il ciclo del pil. Esiste un altro indicatore che le viene in mente che andrebbe osservato con più attenzione per capire il vero stato di salute di un paese? “Gli esodi dall’Italia (numero, livello di istruzione, ecc.) e gli ingressi in Italia (immigrazione, di vari tipi, qualificazioni, provenienze). In altri termini: che cosa vuol dire ‘italiano’, chi vuole diventarlo, chi vuole cessare di esserlo, con quali forze dovrà affermarsi l’Italia nel futuro? Mentre sproloquiamo su ‘prima gli italiani’, non guardiamo a come l’aggettivo ‘italiano’ cambia sotto i nostri occhi. Non costruiamo una visione dell’Italia, ci limitiamo a considerare il territorio che oggi si chiama Italia come se fosse di nostra proprietà, come se lo fosse sempre stato, come se fosse destinato ad esserlo per sempre”.
Mario MontiMARIO MONTI

Quali sono oggi i valori non negoziabili che un’economia come l’Italia dovrebbe far diventare prioritari? “Rispetto delle élite (una manica di parassiti e di falliti!!!). Circolazione delle élite (verifiche rigorose su chi ha posizioni rilevanti, potenziamento della scuola, imposte significative sulle successioni, imposta patrimoniale). Rafforzamento delle sovranità alle quali l’Italia partecipa (più Europa efficace). Confronto obbligatorio tra le forze politiche, sociali, culturali sull’Italia al 2030: dove rischiamo di finire, come evitarlo”.

Un anno e mezzo fa Monti sostenne che l’impatto con l’Europa avrebbe riportato a terra i populisti. Ma il populismo italiano può davvero avere le caratteristiche per essere normalizzato? “Si sarà capito che io preferisco usare il termine ‘sovranisti’, tra virgolette perché chi coltiva la sovranità a livello nazionale, nel mondo di oggi, condanna la sua nazione a perdere di fatto sovranità – a vantaggio dei mercati, degli speculatori, delle grande piattaforme digitali – invece che a guadagnarne, condividendola in sede Ue.

Mario Monti and Jean Claude Juncker cMARIO MONTI AND JEAN CLAUDE JUNCKER 
Comunque, il punto più attaccabile della triade è il sovranismo, perché promette il falso in modo evidente. Anche il populismo e soprattutto il nazionalismo possono portare a catastrofi – l’abbiamo visto con due guerre mondiali – ma chi si presenta come populista o nazionalista è orgoglioso di esserlo. In definitiva direi di sì: i sovranisti italiani, dopo aver fatto il loro Erasmus al Parlamento europeo, diventeranno cittadini, italiani ed europei, più consapevoli”. A prescindere da quello che ciascuno di noi può pensare rispetto ai due campioni del populismo italiano esiste un tema sul quale il governo potrebbe trovare una buona disponibilità al dialogo in Europa dopo le elezioni di maggio: rivedere il patto di stabilità.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINOMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO BY LUGHINO





Anche Monti è convinto che sia arrivato il momento di lavorare a una modifica dei trattati? “Quel momento, secondo me, è arrivato da anni. E’ necessario modificare il patto, in un modo che non richieda necessariamente modifiche dei trattati, se no ci vorrebbero tempi molto lunghi e vi sarebbero i rischi legati alle ratifiche. A mio parere, senza modificare il trattato si dovrebbero stabilire maglie esplicitamente più larghe per i disavanzi dovuti agli investimenti pubblici (seriamente definiti e verificati in sede Ue) e maglie più strette, con flessibilità minore di oggi o nulla, per i disavanzi dovuti alla spesa pubblica corrente.
mario monti intervistato da alan friedmanMARIO MONTI INTERVISTATO DA ALAN FRIEDMAN

Purtroppo la Commissione Juncker ha scelto invece la strada della flessibilità erogata in modo piuttosto discrezionale a questo o quel paese, di fatto incoraggiando la spesa corrente di sussidio in disavanzo, tipo gli 80 euro o il reddito di cittadinanza, e non stimolando gli investimenti. Purtroppo, l’Italia di oggi, che a volte si sente grande perché è verbalmente aggressiva verso la Francia o la Germania, è riuscita a tagliarsi fuori dalle conversazioni in corso tra quei paesi per le riforme della governance economica. Quindi finirà per subire ciò che altri avranno elaborato”.

mario montiMARIO MONTI
E’ d’accordo con chi dice che la prossima Commissione europea, a prescindere da come andranno le elezioni, difficilmente sarà più flessibile nei confronti dell’Italia? “E’ molto difficile immaginare ora il contesto. Suppongo che il presidente della Commissione difficilmente proverrà da un partito sovranista, che l’Italia cercherà di nominare un commissario di estrazione sovranista ma in grado di dialogare anche con chi crede nella Ue, che la maggioranza dei commissari non sarà sovranista, come non lo sarà la maggioranza che si formerà dopo le elezioni. Né gli europeisti né i sovranisti degli altri paesi avranno verso l’attuale maggioranza italiana motivi di gratitudine o di simpatia, dopo un anno di guasconate e di inaffidabilità. Certo, l’Italia è un paese grande e importante, nessuno si può permettere che vada in malora. Magari si farà qualcosa per salvarla, se proprio necessario, ma con fastidio e in modo che l’Italia perda ulteriormente potere e prestigio”.

GIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOYGIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOY


Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che non si baratta un maggiore ordine con una minore libertà. Monti vede in giro per l’Europa il rischio di una tentazione nazionalista simile a quello già registrato ai tempi dei regimi autoritari? “Trovo che quella frase del capo dello stato sia stata forte ed efficacissima perché ha colpito esattamente il punto di ingresso di molti normali cittadini nel mondo della volontaria sottomissione.

Accettano quel baratto perché non si rendono conto dove ha spesso portato nella storia un’iniziale piccola rinuncia alla libertà nella speranza, o nell’illusione, di avere più sicurezza. Un grande successo storico dell’Italia è stato l’avere sconfitto il terrorismo degli anni 70 e 80 senza misure straordinarie”. La nostra conversazione con Mario Monti arriva così al nodo centrale che è quello della possibile e non auspicabile simmetria tra la traiettoria imboccata oggi dal governo populista e quella imboccata nel 2011 dal governo di centrodestra.

matteo salvini viktor orban 5MATTEO SALVINI VIKTOR ORBAN 5
Monti crede davvero che in assenza di una svolta l’Italia sia avviata a un percorso simile a quello intrapreso nel 2011? “Veramente – nota Monti – nel 2011 eravamo in molti, in Italia e all’estero, a intravedere la crisi finanziaria che si stava profilando per il nostro paese, anche se poi è toccato a me e al governo di emergenza nato nel novembre di evitare che quella crisi sfociasse in un default. Oggi le circostanze per l’insieme dell’Eurozona sono più favorevoli di allora, ma questo fa risaltare ancor più la posizione dell’Italia come il solo paese che per i mercati e gli osservatori presenta un rischio che si distacca sensibilmente verso l’alto rispetto a quello medio degli altri paesi”.

mario monti saluta giovanni triaMARIO MONTI SALUTA GIOVANNI TRIA
Monti pensa che questo governo abbia in astratto le caratteristiche per poter invertire la rotta della crescita zero e del debito alto o dovrà essere necessariamente un altro esecutivo a intervenire per riportare l’Italia nella giusta carreggiata? “Questo governo? Mah, è sempre più difficile capire se l’Italia abbia un governo, ne abbia due o non ne abbia nessuno. Certo, se volessimo essere franchi, non c’è un governo che dimostri di tenere davvero all’interesse generale del paese. Purtroppo, persino noi cittadini e i media ci siamo abituati a considerare normale che chi governa consideri come proprio obiettivo ottenere il massimo dei consensi. Se i cittadini hanno perso la capacità di indignarsi, è difficile che chi governa, chi fa politica senta lo sprone dell’opinione pubblica”.

giovanni tria pierferdinando casini mario montiGIOVANNI TRIA PIERFERDINANDO CASINI MARIO MONTI
Le parole di Monti, a proposito di assuefazione, ci portano a chiedere all’ex premier se al netto delle differenze formali tra Salvini e Di Maio non ci sia in realtà una simmetria più profonda tra l’identità della Lega e quella del M5s. Monti, con finta diplomazia, la mette così: “Gli stili – se è lecito usare questa parola – sono molto diversi. Ma alcuni aspetti sostanziali sono effettivamente molto simili. Sembrano entrambi ‘ministri della Comunicazione’, non ministri all’opera sulle materie che sarebbero state affidate a loro. Non rispettano né nella forma né nel merito la divisione delle competenze e delle responsabilità. Si comportano come se l’essere capi dei rispettivi partiti legittimasse ciascuno di loro a prendere posizioni, nel paese e verso l’estero, su tutto l’arco delle attività del governo. In certi giorni, su un determinato problema, può accadere che non vi sia nessuna posizione del governo (se è meglio evitare o posporre un tema spinoso) oppure due (di Di Maio e di Salvini) oppure tre (se anche il presidente del Consiglio Conte si è permesso di dire la sua), solo raramente una e una sola (quella di Conte, che parla a nome dell’intero governo e non è contraddetto da nessuno).
CONTE E SALVINICONTE E SALVINI

Quella che dovrebbe essere la normalità del buon governo diventa l’eccezione”. Secondo molti osservatori, l’Italia oggi è in qualche modo il servo sciocco di coloro che usano la debolezza del nostro paese per indebolire l’Europa. Anche Monti pensa che sia così? “Purtroppo credo proprio di sì. Il paese forse più radicato nella cultura europea vuole chiudersi al mondo, ma intanto si apre selettivamente, con orgoglio malposto, a tutte le influenze palesi o occulte che, per favorire grandi paesi spesso non democratici e che vogliono indebolire la Ue, usano Roma come ventre molle o cavallo di Troia. Da Bannon a Putin a Erdogan. Sei un avversario di un’Europa forte e indipendente? Allora l’Italia è con te. Pensi all’economia, pensi al governo, pensi al futuro e non puoi non pensare all’Europa”.
Fontana, Salvini, Tajani e Conte al Salone del MobileFONTANA, SALVINI, TAJANI E CONTE AL SALONE DEL MOBILE

Chiediamo a Monti: è possibile trarre una lezione su ciò che ribolle davvero nella pancia di Lega e M5s osservando le loro alleanze in Europa? “Queste alleanze – dice con un sorriso Monti – della Lega ci dicono che esiste una certa coerenza ‘sovranista’: mi alleo con chi, come me, vuole ridimensionare i poteri della Ue rispetto agli stati membri e vorrebbe chiudere i confini dell’Europa alle immigrazioni.

mario monti saluta giovanni tria.MARIO MONTI SALUTA GIOVANNI TRIA.





Solo queste due, però sono le linee su cui Salvini e i suoi alleati possono aggregarsi. Sul resto, divergono sulla redistribuzione dei rifugiati tra paesi, sulla disciplina di bilancio, sui rapporti con la Russia. Per il M5s, le alleanze scelte in Europa fanno invece venire in mente i moti browniani della Fisica: si vede un frenetico movimento, ma non è facile comprendere né la logica, né l’approdo”. A voler citare Flaiano, si potrebbe dire, giocando con le parole di Monti, che ancora una volta, in Italia, la situazione politica è grave ma non è seria. Il ragionamento si potrebbe concludere così. Se non fosse che avere alla guida della settima economia più importante del pianeta una coppia di partiti che non si rende conto dei danni che sta combinando all’Italia consiglierebbe di rivedere il motto di Flaiano: in Italia, di solito, la situazione politica è grave ma non è seria, ma per una volta la situazione politica, grazie all’impegno di Salvini e Di Maio, è tanto seria quanto grave. Non siamo ancora nel 2011 ma la strada per il collasso c’è e fino a nuovo ordine è quella la strada drammaticamente imboccata dal governo italiano.

Fonte: qui

mercoledì 6 marzo 2019

SE TORNA IL GOLD STANDARD – NON ABBIAMO NIENTE DA METTERCI

“Nel 2019 l’oro sarà una copertura preziosa da tenere in portafoglio– suggerisce Blackrock”,  titolava un articolo di Bloomberg del gennaio scorso. Blackrock consiglia oro?!  Sembrava di sognare

Motivi a favore dell’oro nel 2019 ”: clamoroso il titoletto sull’Economist a febbraio. Strepitoso,  leggere che  la Bibbia della finanza speculativa,  proprietà Rotschild, la quale ha sempre sputato sull’oro  “reliquia di un passato primitivo” e sui maniaci che vogliono detenerlo (“gente che  colleziona armi da fuoco e sa  dove sono i posti migliori per conservare il cibo”)  adesso  perora la causa del metallo giallo.  Ecco con quali argomenti:
“Immagina che l’economia mondiale vada in tilt.  Avviene la svendita degli attivi a rischio [i titoli finanziari ad interesse, ndr.] . Dove cercare sicurezza?  Il contante è il bene più liquido; ma che tipo di contante? Il dollaro sarebbe un punto focale naturale. Tuttavia l’indisciplina del bilancio americana e il suo consistente deficit delle partite correnti consigliano di  evitare. Anche altre valute hanno i loro difetti. L’euro è difettoso . Non ha emittenti sovrani unici che lo  sostengano. E lo yuan non è una valuta che puoi scambiare facilmente. Lo yen  […] il franco svizzero [….]. C’è un  altro  piazzamento che  si può  prendere in considerazione, se non altro perché gli altri stanno iniziando a pensare allo stesso modo. Ed  è oro”.
Strano, mi son detto.Ora l’amico e  lettore “Annance” richiama la mia attenzione su un articolo di 24 Ore  del 24 febbraio.

“Le nuove regole della BRI: l’oro nei bilanci diventa moneta.
Banche, il ritorno del «gold standard»: l’oro nei bilanci diventa moneta
“Per la prima volta in 50 anni  – si legge –   le banche centrali hanno comprato l’anno scorso oltre 640 tonnellate di lingotti d’oro, quasi il doppio rispetto al 2017 e il livello più elevato dal 1971, quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (nella foto) chiuse l’era del Gold Standard.
Nixon 1971 . Sgancia il dollaro dall’oro.
[E]  le banche centrali europee, insieme a quelle asiatiche, sono state le più aggressive negli acquisti: paura di crisi dell’euro e di guerre valutarie?
In realtà, c’è “un richiamo di cui pochi sembrano ancora a conoscenza, malgrado l’appuntamento sia ormai questione di poche settimane: quelle che mancano al 29 marzo del 2019”.
Quel giorno, dice il Sole,  la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, la «Banca delle banche centrali» ha  deciso “ la resurrezione del Gold Standard nel mondo bancario” .  Nientemeno: l’oro come base delle monete di copertura almeno parziale, delle monete.
L’oro come denaro contante
“Il Sole 24 Ore ha scoperto che tra le complesse riforme degli standard per il credito e la finanza dal piano «Basilea 3»,”  se ne nasconde una cruciale: “Dal 29 marzo, per decisione della BRI, l’oro in portafoglio alle banche commerciali e d’affari diventa «Cash Equivalent», un asset equivalente al denaro contante e quindi «risk free». Di fatto, è la prima «rimonetizzazione dell’oro» dai tempi dell’accordo di Bretton Woods:   il processo inverso a quello della «demonetizzazione» dell’oro decisa da Nixon.

Stesso status dei bond sovrani
“L’operazione della BRI, secondo quanto ricostruito dal Sole24Ore, porta la firma della FED, della BCE, della Bundesbank, della Banca d’Inghilterra e della Banca di Francia, il G-5 delle grandi potenze monetarie globali”.   […] hanno preso una decisione “epocale” di cui “ nessuno ha mai però discusso apertamente in pubblico. In pratica, l’oro in lingotti “fisici”  torna ad essere considerato dai regolatori come l’equivalente del dollaro e dell’euro in termini di sicurezza patrimoniale, eliminando così l’obbligo di ponderarne il rischio ai fini dell’assorbimento di capitale, come avviene con ogni altro asset finanziario, esclusi (per ora) i titoli di Stato dell’Eurozona. La svolta non è di poco conto, per il mercato dell’oro e per il ruolo stesso delle riserve auree nazionali. Il risultato è rilevante: con le nuove regole di Basilea 3, viene assegnato all’oro lo stesso status oggi riconosciuto ai Bond sovrani nei bilanci delle banche.

Una domanda sorge dunque spontanea: la promozione dell’oro è forse la premessa per applicare un coefficiente di ponderazione del rischio ai Titoli di Stato posseduti dalle banche? Dalla crisi del debito, l’obiettivo dei regolatori è stato infatti duplice: imporre al sistema bancario di detenere un patrimonio adeguato a coprire l’entità dei rischi. Nel mirino ci sono soprattutto i Titoli di Stato, che in base alle regole attuali possono essere detenuti dalle banche senza alcun impatto sul loro patrimonio. La questione riguarda principalmente paesi a basso rating come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, osservati speciali dopo la crisi del debito nel 2011.
Le banche di questi Paesi  […]  hanno il più alto ammontare di titoli di Stato nell’eurozona. E questo fenomeno è particolarmente sentito in Italia, dove il sistema bancario possiede 400 miliardi di BTp sui 2.400 miliardi di debito pubblico. Che cosa succederebbe allora, se venisse applicata a ponderazione per il rischio sui BTP come vuole il Comitato di Basilea? Le conseguenze dipendono dal livello di ponderazione del rischio applicato sui BTP: se fosse alto, alcune banche potrebbero essere costrette a sostituire i titoli con altri asset finanziari, oro compreso, oppure a procedere ad aumenti di capitale. In un momento in cui il mercato è restio ad acquistare azioni bancarie, il rischio di ripercussioni sulla stabilità del sistema bancario potrebbe essere alto. Basta guardare i Credit default swap (l’assicurazione dal rischio di default) sulle banche italiane: secondo i dati di Bloomberg, i Cds a 5 anni di alcune tra le maggiori banche italiane hanno avuto un’impennata dalla primavera del 2018, anche triplicando in alcuni casi il valore. E’ in questo contesto che la data del 29 marzo si avvicina rapidamente”.
Capito perché la Germania   ha rimpatriato il suo oro, mentre  gli “europeisti” nostrani e i loro media di alto tradimento hanno sparato a zero sul parlamentare Borghi che voleva sapere  chi ha la disponibilità delle riserve auree dell’Italia?
Perché, continua il Sole, “I Paesi che hanno rimpatriato l’oro dall’estero  si sentono già al riparo dal rischio di trovarsi dopo il 29 marzo a corto d’oro fisico da mettere a disposizione delle proprie banche in caso volessero sostituirlo ai bond sovrani”.
[…] “Come al solito, i Paesi più lungimiranti e prudenti – o forse i meglio informati sulla svolta di fine marzo, sono stati la Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, ma anche la Polonia, la Romania e l’Ungheria hanno ripreso il controllo delle riserve auree aumentandone anche la consistenza. Cina, Russia, India e Turchia sono state invece le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro, con Mosca che ha addirittura liquidato l’intero portafoglio in titoli di Stato americani per sostituirli con il metallo prezioso”.

Il trucco sporco delle  banche centrali sull’oro

A questo punto, il valoroso giornalista economico si domanda: come mai, dopo questa incetta  di oro fisico, il suo prezzo non è aumentato?  “ Al contrario, l’oro ha chiuso l’anno scorso con un ribasso complessivo del 7% e un rendimento finanziario negativo. Come si spiega?
Mentre le banche centrali rastrellavano dietro le quinte lingotti d’oro “vero”, allo stesso  tempo”  svendevano  centinaia di tonnellate di “oro sintetico”   (derivati finanziari  in oro) sui listini di Londra e New York, […]   …innescando spirali ribassiste  –   sfruttate dalle banche centrali per comprare oro fisico a prezzi sempre più bassi. Con buona pace di chi guarda all’oro come a un rifugio sicuro. Cina, India, Russia e Turchia, ha praticamente raddoppiato le riserve auree negli ultimi cinque anni con questo sistema. Mosca, per comprare oro, ha persino venduto l’ultimo 20% di titoli di Stato americani che aveva nelle riserve valutarie.
E  24 Ore osa perfino fare la domanda cruciale: “Quanto è compatibile una situazione del genere con i doveri di correttezza e trasparenza di una banca centrale? Chissà cosa  accadrà dopo il 29  marzo”.
Cosa succederà me lo scrive “Annance”, che di mestiere  commercia in metalli (non preziosi)
“Ecco la spiegazione: con le nuove regole della BRI in vigore da fine marzo l’oro nei bilanci delle banche diventa moneta.
Chi ha comprato negli ultimi anni? Cina, Russia, India e Turchia sono state le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro.
Chi nell’ultimo anno ha iniziato a comperare oro? La Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, la Polonia, la Romania e l’Ungheria.
Chi in una sola dichiarazione al Parlamento ha decretato la svendita della terza maggiore riserva d’oro al mondo? Giuseppe Conte, primo ministro di quello che consideravamo il “nostro” governo.
Sai qual è il progetto? Far saltare l’euro, stroncare il valore del dollaro e sostituirlo con una moneta mondiale basata sull’oro. Questo era il progetto di Keynes, questo è sempre stato il progetto dei keynesiani. Un’unica moneta mondiale, un unico governo mondiale, una sola religione con al massimo appena qualche variante tanto per  salvare le apparenze. Questo è il progetto della globalizzazione e del pensiero unico.
Cari saluti
In Christo Rege per Mariam Reginam”, perché Annance  è un credente tradizionale.
Spero  solo che  tu esageri in complottismo, caro amico. Non occorre aspettare molto.
Cosa posso aggiungere? Quando qualche giorno fa ho postato l’articolo del titolo “Non è più il governo che abbiamo votato, è il loro”, un lettore  – che evidentemente aveva votato grillini,  mi ha scritto irritato e sgomento: “Secondo lei direttore chi avremmo dovuto votare?”.
La domanda stessa è sbagliata: non c’è nessuno per cui votare.  Il punto è che non abbiamo  una classe dirigente. Meglio: la società italiana non sa e non vuole darsi una  classe dirigente;  essa esiste, ma la società non la riconosce quando la vede, e non la vota. Io stesso mi sono illuso che questa inedita alleanza 5Stelle e Lega  potesse esprimere una classe dirigente: i 5 Stelle palesemente non sanno nemmeno cos’è,  quindi non hanno fatto “selezione  delle elites” –  e Salvini palesemente  non è all’altezza intellettuale che la crisi  post-moderna  esige e i  trucchi sporchi che i poteri costituiti stanno giocandoci; anche se ce lo dobbiamo tenere caro, perché se sparisce lui,  vanno al potere i puri e semplici  collaborazionisti e  traditori.
Se mi chiedo come va formata una classe dirigente – ossia responsabile verso la comunità (la patria) e insieme all’altezza culturale dei  tempi –  mi vengono in mente esempi della storia di grandi popoli.
Pietro il Grande  (1672-1725) si accorse che la Russia non aveva  una classe dirigente all’altezza dei tempi, e brutalmente impose l’occidentalizzazione, deformando forse per sempre l’anima russa. E soprattutto negli aspetti tecnologici, avendo sperimentato che  l’arretratezza russa portava sconfitte militari: non a caso Toynbee lo definì  “homo occidentalis mechanicus neobarbarus”.   Ma trasformò i boiardi in una burocrazia militare e nazionale.
E nei suoi viaggi tra Amsterdam e Londra e Vienna, onnivoro  e insaziabile  volle vedere e  studiare la zecca di Londra, gli ospedali, l’università; matematica e anatomia  e chimica, strategia e (soprattutto) nautica militare: è celebre il fatto che lavorò in incognito, operaio fra gli operai, in un cantiere navale olandese: operazione che i dirigenti grillini desiderosi di “decrescita felice” farebbero bene  ad imitare, e la Confindustria ad offrire loro in una serie di visite guidate alle superstiti industrie del Nord  –  per metterli al corrente delle complessità che ignorano.
Gli olandesi hanno elevato un monumento allo zar operaio  navale.
Il Giappone si accorse, dopo  l’intervento delle cannoniere dell’ammiraglio Perry  (1853),  che per mantenersi indipendente e sovrano  doveva imparare dall’Occidente come farsi armi moderne, una base  industriale, e non solo; anche armi culturali e giuridiche.  “L’antico ordine sociale venne rovesciato e si elaborò un nuovo diritto, che aprì la strada alla costituzione di un’organizzazione capitalistica della produzione. Le corporazioni furono soppresse nel 1868. I samurai furono autorizzati a dedicarsi alle attività commerciali, i contadini venivano trasformati in proprietari. I samurai furono dapprima presi a carico dallo Stato”.
Centinaia di giovani nobili furono spediti all’estero  con l’ordine di  apprendere non solo le tecniche,  dalle industrie alle ferrovie,  ma le istituzioni  e il diritto  commerciale  dell’Europa; essi dovevano farsi imprenditori – imprenditori-guerrieri,  patrioti.
Allo stesso modo, la Turchia per diventare moderna andò a scuola della Prussia. E  in Italia? Mi basti citare  il ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile: il suo liceo classico –  con la sua severità che faceva da  selezione e  sbarramento al facilismo italiota –  mirava  coscientemente  a creare una classe dirigente capace di “imparare ad imparare” ed assumersi le responsabilità verso una  nazione  di cui (attraverso il latino e il greco)   conosceva la profondità e il prestigio storico. Chi parla di studi “umanistici” non sa quello che dice: tutti  i tecnici  e scienziati, da Marconi ad Italo Balbo a Fermi o  Federico Caffè,  vengono da “studi classici”.   Le scuole tecniche sono utili anzi necessarie, ma semplicemente non a formare una classe dirigente.
Vogliamo parlare  di come la Cina dittatoriale è riuscita a conquistare la modernità dopo la tragedia del  maoismo e l’arretratezza storica? O come la Sud Corea è diventata l’eccellenza indiscutibile nei settori tecnologici avanzati, ma (come la Cina) anche nelle auto e nei frigoriferi?

Quando manca una classe dirigente

Il punto comune che hanno queste  fondazioni di classi dirigenti avete visto qual è: sono regimi autoritari, dittature o monarchie assolute.  Insieme autoritari e fortemente nazionali. Che si sentono  – si sanno  –   “in stato di guerra” verso nemici forti (come il Giappone nell’800, così la Corea del Sud, che è giuridicamente in stato di guerra col Nord).
L’Italia ripudia la guerra. Ripudia ogni autorità. Ed ogni sforzo,  da ultimo; la sua minima e  già insufficiente classe dirigente s’è addormentata al  suono di “ci pensa l’Europa”.  Una intera burocrazia statalista (e i magistrati, al cui confronto i boiardi di Pietro erano degli illuminati) si sono messi al servizio dell’euro, essenzialmente per evitare di  riformarsi profondamente, diventare efficienti e patriottiche, e continuare  mantenere il loro potere indebito (sopruso) sulla popolazione a prendere stipendi spropositati – rispetto alle  loro inadempienze – in valuta forte.
Come ho già scritto, le abbiamo provate tutte – in democrazia- da Berlusconi a Renzi, Mario Monti  e Gentiloni (i peggiori)  ed ora i Grillo-Casaleggio, e i leghisti.  Abbiamo raschiato  il fondo del barile, cercando una classe dirigente.  Ormai, dobbiamo ammettere che non c’è.
Quando un popolo non ha classe dirigente nazionale, gli succede quello che vediamo – ed è già successo all’Italia: che lo dominano  gli stranieri. Un tempo lo facevano mandandoci  i lanzi o i napoleonici –  ora lo fanno sottraendoci  l’oro e bastonandoci con lo spread. E’ una conclusione amarissima, lo so.
Fonte: qui

Bail in, Tria: ‘Anche Bankitalia contraria. Saccomanni fu ricattato dal ministro tedesco’. Mef lo corregge: ‘Frase infelice’


…Al momento dell’introduzione del bail-in, la normativa che impone di gestire la risoluzione delle banche in crisi senza far gravare i costi dei salvataggi sulle casse pubbliche, in Italia “erano tutti contrari, anche la Banca d’Italia in modo discreto si oppose. Il ministro di allora era Saccomanni [governo  Letta] che fu praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco”, all’epoca Wolfgang Schaeuble, con la minaccia che se l’Italia non avesse accettato il nuovo sistema “si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento“. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo alle domande della commissione Finanze del Senato.
Poche ore dopo, Tria  ha rettificato: proprio “ricatto” non è stato,  Schauble non  avrebbe diffuso lui la notizia che il sistema bancario italiano era al fallimento, ma che se il governo italiano non accedeva al  bail-in (ossia al far pagare le perdite delle banche agli azionisti, obbligazionisti e correntisti – senza aiuti di Stato), “si”  sarebbe pensato che il sistema bancario era  prossimo al fallimento.
Questa correzione è falsa.  Sono anni che Jens Weidman,  il capo della Bundesbank , incita i “mercati” ad  esigere  più interessi per prestare  all’Italia,  perché i titoli di stato italiani sono a rischio altissimo, prossimi alla bancarotta.  L’ha fatto anche con interviste al Financial Times
Non solo: anche il ministro Padoan, come Saccomanni, è stato ricattato da Schauble,  e come lo ha raccontato Varoufakis nel suo libro: Padoan gli raccontò che “da quando era stato nominato ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble  si era impegnato ad aggredirlo in ogni possibile occasione, specie all’eurogruppo”.
“Pier Carlo mi disse che aveva chiesto a Schauble  cosa poteva fare per ottenere la sua fiducia;  risultò essere “la riforma del mercato del lavoro” espressione in codice che voleva dire ridurre i diritti dei lavoratori, consentendo alle aziende di licenziarli più facilmente, senza o con minimo compenso, in modo da assumere personale meno pagato e meno protetto”.
Ugualmente, anche il ministro Andrea Orlando (PD) parlò di   “ricatto”   subito dal governo (Renzi)  da parte della BCE (cioè  da Draghi) e della UE:  dovevano mettere in Costituzione  l’obbligo di pareggio di bilancio,  altrimenti la BCE gli avrebbero fatto mancare i soldi per gli stipendi  pubblici.

Il senatore Massimo Garavaglia ha raccontato che la BCE e la UE minacciarono gli esponenti del  parlamento italiano, se non sostenevano il governo Monti, “noi non compriamo i vostri titoli per due mesi e voi andate in fallimento”.

Cosa volete correggere?  Lo stesso ministro Saccomanni  – il tecnico, ex direttore generale di Bankitalia, fedelissimo di Draghi –  ha ammesso il ricatto che ha subito dai tedeschi, come risulta da  questo articolo:
<Visco lo ha accusato sul Corriere di essersi fatto fregare dai tedeschi, accettando pure di anticiparne l’entrata in vigore al 2016. “Schäuble disse che altrimenti i mercati ci avrebbero puniti…”, si è sfogato tempo dopo con gli amici>>
Anzi: Andrea Riccardi, il ministro di Mario Monti, il cattolicone Riccardi,  ha descritto il sadismo con cui Monti dava “legnate ai poveri: servivano a compiacere la Merkel”.
Ma perché rievocare il passato, la Germania ci sta minacciando di farci fallire e trattarci come la Grecia anche in queste ore:

La Germania avvisa l’Italia: senza un avanzo al 4%, alla prossima recessione debito da ristrutturare

“L’economista tedesco Clemens Fuest, numero uno dell’Ifo, non usa parole dolci nei confronti di Roma, ma ribadisce quello che tutti sanno: “Se succede qualcosa, se l’Italia avesse delle difficoltà a rifinanziare il suo debito” e il governo fallisse nelle riforme “ci sarà una qualche maniera di andare avanti“, come “una forma di sostegno” dall’Ue, e “probabilmente anche un cambiamento del governo italiano”.
Immaginando uno scenario di crescente difficoltà, Fuest ritiene “probabile” un cambiamento del governo. Secondo l’economista tedesco, per ridurre il debito/Pil al 100% dall’attuale 130% “nei prossimi 10-15 anni dovrebbe avere un avanzo primario di circa il 4% del Pil: al momento ha un avanzo primario intorno all’1%”.
Non basta  ancora.
David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank,  ingiunge a noi:
Contro i sovranisti.
Quanto ci voglia ancora a capire che la UE è una spietata dittatura criminale che pratica estorsioni e ricatti rovinando i popoli, non so. Ed è altrettanto evidente che questo stato du non- diritto, dove manca una istanza per far valere le proprie ragioni di fronte alle “aggressioni” e “ricatti” di Schauble, Draghi o Weidman di tagliare i fondi, fare alzare lo spread alle stelle, portarci via i risparmi dalle banche, ridurci in miseria sottoponendoci alla Troika , è il Reich germanico redivivo.
A questo punto, non sono in causa i nostri oppressori tedeschi. Vanno chiamati in causa i collaborazionisti. Questi “antifascisti”, si rendono conto che stanno facendo la stessa parte dei repubblichini di Salò? Che eseguono gli ordini del Nazismo? Fanno finta di non riconoscerlo come tale perché non vedono le divise e le mostrine delle SS: ma questa è la forma che ha perso il Nazismo in questa generazione, e spetta a questa generazione combatterlo. Invece voi, antifascisti, “democratici”, europeisti, vi siete messi al suo servizio – voi siete i repubblichini di questa generazione.  Anzi, il giudizio morale su di voi deve essere peggiore: gli italiani che aderirono alla Repubblica Sociale  sapevano di non aver niente da guadagnarci, se non la fucilazione; voi  vi siete messi al servizio del Reich ed avete stipendi enormi  e poltrone di prestigio.

Saccomanni e Padoan: avete perso ogni dignità. Dovevate difendere la dignità dello Stato italiano, stato fondatore, contributore netto, e invece vi siete lasciati “aggredire” , “ricattare” dal nazista Schauble. Un posto a parte merita Monti, per il suo sadismo – merita, se la testimonianza di Riccardi è confermata,  il giudizio da criminale di guerra che pesa su Pietro Koch e gli altri torturatori di Villa Triste. Perché lui ci godeva.
Voi Letta, voi M. , voi Prodi; voi Bonino e Cottarelli; voi Riccardi; voi giornalisti di regime, tanto “progressisti”. 

Basta dirne una, di voi:   il governo tedesco ha riconfermato Jens Weidman di nuovo a capo della Bundesbank, la banca centrale, il che gli dà un posto nel consiglio della BCE. Solo pochi giorni fa, un tentativo del governicchio giallo-verde di esprimere una preferenza  in una carica di Banca d’Italia, è stata accolta da vostri urli (e dalle censure occulte e palesi del Quirinale) quasi fosse un colpo di Stato, un attentato garvissimo contro “l’autonomia della banca centrale”. Ebbene: il vostro silenzio dice che voi siete i repubblichini di questo Quarto Reich, e  collaborate all’oppressione e al  sopruso delle “leggi” germaniche non uguali per tutti.
“Più Europa”
Voi “PiùEuropa” ; voi Draghi, sarete giudicati per la vostra collaborazione con il sistema anti-umano e criminale che – con il sequestro della sovranità monetaria – ha distrutto il 25% delle industrie italiane e la vostra consapevole collaborazione  ai cinque milioni di poveri. Vi attende una Norimberga. Fonte: qui