9 dicembre forconi: Classe dirigente
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sabato 29 giugno 2019

LA CLASSE DIRIGENTE

Università, indagati 40 docenti per concorsi truccati: sospeso rettore di Catania –

Concorsi universitari truccati, i pm: «C’era un metodo paramafioso»

Per il rettore Francesco Basile e altri 9 professori era stato richiesto l’arresto ma il gip ha concesso solo la sospensione dal servizio. Altri 40 docenti di vari atenei italiani indagati

“….„Sospensione dal servizio per il rettore dell’Università di Catania e per nove docenti (con posizioni importanti all’interno dei dipartimenti) ritenuti – a vario titolo responsabili – dei reati di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta-  […] „Nel procedimento sono complessivamente iscritti 40 professori delle Università di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.“
[…]  
„L’operazione della Digos, denominata “Università Bandita”, ha consentito di accertare l’esistenza di 27 concorsi truccati: 17 per professore ordinario, 4 per professore associato, 6 per ricercatore. Tra i nomi degli arrestati, spiccano quelli di Giuseppe Sessa(Medicina), Filippo Drago (Medicina),  Carmelo Monaco (Agraria), Giancarlo Magnano di San Lio (Filosofia).“


Ed ecco come si parlavano tra loro: “
Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare…”, diceva un professore indagato riferendosi agli altri candidati, parlando con un candidato che “doveva” vincere. In un’altra intercettazione uno degli indagati pronuncia la frase: “Hanno pestato la merda ora se la piangono”, commentando l’operato di un candidato che aveva presentato ricorso, che sarebbe stato minacciato di ritorsioni nei confronti della moglie, che non avrebbe mai – queste le minacce – più fatto parte di una commissione”
Un senso di stanchezza profonda prende, nemmeno si è capaci di commentare più. Cosa vuoi dire quando non mafiosi  venuti dal basso, non camorristi  della feccia sottoproletaria, o pastori sardi usi all’ abigeato, ma  rettori di università e docenti  vengono beccati ad agire come una banda organizzata di delinquenti per spartirsi  cattedre e i relativi grassi stipendiOltretutto in fondo l’abbiamo sempre saputo, che in Italia (specie nel Sud, anche se non solo) le cattedre universitarie  se le dividono così da  sempre, che truccare i concorsi è  una consuetudine.
Il punto è che il giorno prima  abbiamo appreso dell’orribile vicenda degli affidi presso Reggio Emilia, con false accuse di pedofilia e incesto a genitori innocenti  per strappar loro i figli e darli a gente che ci  lucrava – e anche ogni tanto stuprava i bambini.  Leggo di un papà che hanno fatto condannare a 11 anni di  galera , innocente.  E mica erano pastori sardi o camorristi analfabeti:  il direttore generale della AUSL Fausto Nicolini –  che è medico, assistenti sociali e  noti  psicoterapeuti laureati, un avvocato..
E  qualche settimana fa,  giudici e procuratori dell’organo di  autogoverno della Magistratura che si spartiscono sedi, tramano per difendersi dalle indagini, si pugnalano alle spalle,  fanno combutta con politici (del PD), e a vantaggio  l’uno dell’altro violano dozzine  di leggi  – quelle leggi che dovrebbero difendere.
Troppi casi in così pochi giorni.  Per non avere la sensazione di un quadro totale. Nel giro di pochi giorni  abbiamo visto che  le nostre “classi dirigenti”  vincitrici di concorsi pubblici e pagate con ottimi stipendi pubblici,   hanno  trasformato i rispettivi settori in  omologhi di Cosa NostraNon si tratta qui solo di magistrati o docenti universitari, o assistenti sociali per l’infanzia, scarsamente preparatisi tratta di personalità  ai  vertici del sistema pubblico che manifestano  la forma mentis di malviventi, che si sanno appartenenti ad una cosca  della malavita organizzata. Stesso eloquio,  stessa postura di disprezzo verso il mondo esterno, stessa violenza verbale, stessa abitualità a commettere reati, e mancanza di vergogna.
E’ un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo.  Cerco  di ricordare cosa dovrebbero avere, per essere classe dirigente.   Orgoglio professionale per le conoscenze guadagnate nel loro settore, a giudizio dei pari e senza trucchi.  Dignità personale gelosa, che si riflette anche nel linguaggio controllato, tecnicamente preciso,  colto e urbano. Ambizione e sforzo   orgoglioso di mantenere  degni dell’alta funzione  Senso del dovere verso  la comunità che li ha elevati a posti di prestigio, inseparabile dalla coscienza che la propria dignità consiste in questo servizio. Consapevolezza delle responsabilità che  hanno assunto in quei posti di potere,  rispetto per le funzioni che esercitano, senso dello Stato o di patria e  quindi, almeno ogni tanto, riferimento ad una idea del bene comune.
Abbiamo visto il contrario: egoismi, particolarismi feroci, bassezza; omertà,  trucchi  sleali,  viscida ineleganza,  nessuna  idea che ai grossi stipendi pubblici che percepiscono devono corrispondere con qualche tipo di attività degna e ben fatta. No, come  criminali, i soldi  che arraffano dallo Stato li considerano a fondo perduto –e  non si fanno  scrupolo  di aumentarseli in modi illegali.
Il denominatore comune a queste diverse cosche dei vertici dirigenziali,  sono appunto gli stipendi pubblici. I più  alti d’Europa  a  parità di funzioni.  .
Questa marcescenza ai vertici delle  funzioni pubbliche,  questa  occupazione di cattedre e di procure, di alte cariche di Stato, da parte non di  “normali” parassiti inadempienti ma di mafie e racket  attivissime   costituiti in oligarchie inamovibili, è un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo civile –  e  l’evidente causa della decadenza verso l’inciviltà  il non-diritto, la non-cultura, l’analfabetismo di ritorno e la sporcizia morale  del  popolino. La funzione de-moralizzante  (nel senso proprio: di  rendere immorali) gli strati inferiori della società, quelle che Gad Lerner chiama “le classi subalterne”,  è un effetto diretto della  mancata esemplarità dei superiori: se i docenti, i medici, i rettori, i procuratori  sono questi,  la volgarità di Salvini  o di Grillo,  le violazioni della normale buona educazione , le micro-criminalità corpuscolari,  l’abbandono  scolastico come dei rifiuti  per strada, anche i graffiti sui muri che bruttano ogni angolo,  muro esterno saracinesca delle nostre città e agli occhi dello straniero ne fanno dei Bronx pericolosi,  ne sono la conseguenza  ultima.
Dovrebbe suonare l’allarme generale, e  invece silenzio. Sullo scandalo immane dei magistrati malavitosi, non più  una ulteriore intercettazione né alcuna discussione. Come ad un segnale ricevuto; le ultime informazioni risalgono al 7 giugno, poi più niente.  Se  ciò viene da una moral suasion dall’alto, non so. Se lo è, è censura, repressione, chiara volontà da parte dell’oligarchia  malavitosa di mantenersi qual è. Indegna.
Da qui una profonda stanchezza, cari lettori.
Maurizio Blondet
Fonte: qui

“VEDIAMO CHI SONO QUESTI STR**** CHE DOBBIAMO SCHIACCIARE!” - L’INCHIESTA SUI CONCORSI PILOTATI ALL’UNIVERSITÀ DI CATANIA, SVELA UN SISTEMA CHE LA PROCURA DEFINISCE “PARAMAFIOSO” 
IL "METODO" DEL RETTORE FRANCESCO BASILE: “ALLA FINE QUI SIAMO TUTTI PARENTI…” 
TRA GLI INDAGATI ANCHE IL RETTORE DE “LA SAPIENZA”, EUGENIO GAUDIO E L'EX PROCURATORE DI CATANIA VINCENZO D'AGATA...
Alfio Sciacca per il “Corriere della sera”

«Ne ho uno al giorno che viene per un problema di parentela o di... perché alla fine qua siamo tutti parenti l'Università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta, una specie di élite culturale della città perché fino adesso sono sempre quelle le famiglie». Era questa l'idea che aveva del suo ateneo il rettore Francesco Basile. Sembrano le parole di un personaggio dei «Viceré» che, guarda caso, sono ambientali proprio in quel Monastero dei Benedettini che oggi è una delle sedi dell' università di Catania.

zuccaroZUCCARO
Spiega così le logiche «familistiche» che governano la scelta dei docenti in una delle intercettazione della Digos, nonostante la sua prima preoccupazione appena insediatosi, nel febbraio 2017, fosse stata un'accurata bonifica del suo ufficio da eventuali microspie. Come se il nuovo rettore, 62 anni, ordinario di Chirurgia e una quotidianità in sala operatoria, dovesse temere orecchie indiscrete. Forse aveva tanto da nascondere.
A cominciare dalla gestione dei consigli di amministrazione che si svolgevano con «sistemi bulgari» e le indicazioni di voto fatte circolare attraverso «pizzini» perché «io non posso chiamare al telefono, non è illegale ma...».
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

Cautele che non sono state sufficienti ad evitare che il marcio venisse a galla svelando un sistema che il pm Raffaella Vinciguerra definisce «paramafioso», mentre il procuratore Carmelo Zuccaro parla di «desolante e squallido quadro criminale». Un contesto di tale gravità che la Procura aveva chiesto l'arresto per il rettore e nove docenti con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d' asta. Il Gip ha però accolto solo la richiesta di sospensione dai loro incarichi.

EUGENIO GAUDIOEUGENIO GAUDIO
Un «sistema sommerso con a capo il rettore» nella gestione dell' ateneo e in particolare per la selezione dei docenti «al di là di meriti e competenze». Non c'era scambio di denaro o altro, ma un rapporto di mutua assistenza per garantire il perpetuarsi della solita élite e delle solite famiglie. Rimessi in discussione gli esiti di 27 concorsi (17 per ordinario, 4 per associato e 6 per ricercatore) «costruiti con metodi sartoriali, decidendo a priori chi doveva vincere».

Fondamentale in tal senso il ruolo delle commissioni esaminatrici, spesso integrate da docenti di altri atenei. Forse questo spiega (oltre ai 46 di Catania) i 20 indagati nel resto d'Italia. Tra questi spiccano nomi di primissimo piano come il rettore de La Sapienza Eugenio Gaudio, il noto chirurgo padovano Umberto Cillo, e il rettore dell'Humanitas di Rozzano, Marco Montorsi.
Umberto CilloUMBERTO CILLO

Buona parte dei venti docenti non sanno nemmeno di essere indagati e preferiscono non fare alcun commento in attesa di capire meglio. Molto più circostanziata e grave la posizione dei dieci docenti sospesi a Catania. Seguivano logiche ferree. «Io mi sono rotto il c... per te - dice un prof - ora vieni incontro a me e vai in quella commissione». Per pilotare i concorsi veniva utilizzato ogni escamotage: «Se serve limitiamo il numero delle pubblicazioni».

Uccio BaroneUCCIO BARONE
E se poi c' erano troppi idonei la soluzione la forniva l'ex direttore del dipartimento di Scienze Politiche Uccio Barone; «Io mi faccio dare tutto l' elenco e vediamo chi sono questi str... che dobbiamo schiacciare!». Storico, con un passato nel Pd, Barone ha uno sterminato elenco di pubblicazioni, compresa una sul «Tramonto dei Gattopardi». Ieri è stato l' unico a parlare: «Sono all' estero, immagino le palate di fango. Ma resto sereno». Forse non sa che tra i concorsi su cui si indaga c' è anche quello del figlio Antonio, giovanissimo ordinario di Diritto amministrativo a Economia e Commercio.
Nell' elenco degli indagati sono finiti persino l' ex procuratore di Catania Vincenzo D' Agata e la figlia, docente di prima fascia.

Fonte: qui

mercoledì 6 marzo 2019

SE TORNA IL GOLD STANDARD – NON ABBIAMO NIENTE DA METTERCI

“Nel 2019 l’oro sarà una copertura preziosa da tenere in portafoglio– suggerisce Blackrock”,  titolava un articolo di Bloomberg del gennaio scorso. Blackrock consiglia oro?!  Sembrava di sognare

Motivi a favore dell’oro nel 2019 ”: clamoroso il titoletto sull’Economist a febbraio. Strepitoso,  leggere che  la Bibbia della finanza speculativa,  proprietà Rotschild, la quale ha sempre sputato sull’oro  “reliquia di un passato primitivo” e sui maniaci che vogliono detenerlo (“gente che  colleziona armi da fuoco e sa  dove sono i posti migliori per conservare il cibo”)  adesso  perora la causa del metallo giallo.  Ecco con quali argomenti:
“Immagina che l’economia mondiale vada in tilt.  Avviene la svendita degli attivi a rischio [i titoli finanziari ad interesse, ndr.] . Dove cercare sicurezza?  Il contante è il bene più liquido; ma che tipo di contante? Il dollaro sarebbe un punto focale naturale. Tuttavia l’indisciplina del bilancio americana e il suo consistente deficit delle partite correnti consigliano di  evitare. Anche altre valute hanno i loro difetti. L’euro è difettoso . Non ha emittenti sovrani unici che lo  sostengano. E lo yuan non è una valuta che puoi scambiare facilmente. Lo yen  […] il franco svizzero [….]. C’è un  altro  piazzamento che  si può  prendere in considerazione, se non altro perché gli altri stanno iniziando a pensare allo stesso modo. Ed  è oro”.
Strano, mi son detto.Ora l’amico e  lettore “Annance” richiama la mia attenzione su un articolo di 24 Ore  del 24 febbraio.

“Le nuove regole della BRI: l’oro nei bilanci diventa moneta.
Banche, il ritorno del «gold standard»: l’oro nei bilanci diventa moneta
“Per la prima volta in 50 anni  – si legge –   le banche centrali hanno comprato l’anno scorso oltre 640 tonnellate di lingotti d’oro, quasi il doppio rispetto al 2017 e il livello più elevato dal 1971, quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (nella foto) chiuse l’era del Gold Standard.
Nixon 1971 . Sgancia il dollaro dall’oro.
[E]  le banche centrali europee, insieme a quelle asiatiche, sono state le più aggressive negli acquisti: paura di crisi dell’euro e di guerre valutarie?
In realtà, c’è “un richiamo di cui pochi sembrano ancora a conoscenza, malgrado l’appuntamento sia ormai questione di poche settimane: quelle che mancano al 29 marzo del 2019”.
Quel giorno, dice il Sole,  la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, la «Banca delle banche centrali» ha  deciso “ la resurrezione del Gold Standard nel mondo bancario” .  Nientemeno: l’oro come base delle monete di copertura almeno parziale, delle monete.
L’oro come denaro contante
“Il Sole 24 Ore ha scoperto che tra le complesse riforme degli standard per il credito e la finanza dal piano «Basilea 3»,”  se ne nasconde una cruciale: “Dal 29 marzo, per decisione della BRI, l’oro in portafoglio alle banche commerciali e d’affari diventa «Cash Equivalent», un asset equivalente al denaro contante e quindi «risk free». Di fatto, è la prima «rimonetizzazione dell’oro» dai tempi dell’accordo di Bretton Woods:   il processo inverso a quello della «demonetizzazione» dell’oro decisa da Nixon.

Stesso status dei bond sovrani
“L’operazione della BRI, secondo quanto ricostruito dal Sole24Ore, porta la firma della FED, della BCE, della Bundesbank, della Banca d’Inghilterra e della Banca di Francia, il G-5 delle grandi potenze monetarie globali”.   […] hanno preso una decisione “epocale” di cui “ nessuno ha mai però discusso apertamente in pubblico. In pratica, l’oro in lingotti “fisici”  torna ad essere considerato dai regolatori come l’equivalente del dollaro e dell’euro in termini di sicurezza patrimoniale, eliminando così l’obbligo di ponderarne il rischio ai fini dell’assorbimento di capitale, come avviene con ogni altro asset finanziario, esclusi (per ora) i titoli di Stato dell’Eurozona. La svolta non è di poco conto, per il mercato dell’oro e per il ruolo stesso delle riserve auree nazionali. Il risultato è rilevante: con le nuove regole di Basilea 3, viene assegnato all’oro lo stesso status oggi riconosciuto ai Bond sovrani nei bilanci delle banche.

Una domanda sorge dunque spontanea: la promozione dell’oro è forse la premessa per applicare un coefficiente di ponderazione del rischio ai Titoli di Stato posseduti dalle banche? Dalla crisi del debito, l’obiettivo dei regolatori è stato infatti duplice: imporre al sistema bancario di detenere un patrimonio adeguato a coprire l’entità dei rischi. Nel mirino ci sono soprattutto i Titoli di Stato, che in base alle regole attuali possono essere detenuti dalle banche senza alcun impatto sul loro patrimonio. La questione riguarda principalmente paesi a basso rating come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, osservati speciali dopo la crisi del debito nel 2011.
Le banche di questi Paesi  […]  hanno il più alto ammontare di titoli di Stato nell’eurozona. E questo fenomeno è particolarmente sentito in Italia, dove il sistema bancario possiede 400 miliardi di BTp sui 2.400 miliardi di debito pubblico. Che cosa succederebbe allora, se venisse applicata a ponderazione per il rischio sui BTP come vuole il Comitato di Basilea? Le conseguenze dipendono dal livello di ponderazione del rischio applicato sui BTP: se fosse alto, alcune banche potrebbero essere costrette a sostituire i titoli con altri asset finanziari, oro compreso, oppure a procedere ad aumenti di capitale. In un momento in cui il mercato è restio ad acquistare azioni bancarie, il rischio di ripercussioni sulla stabilità del sistema bancario potrebbe essere alto. Basta guardare i Credit default swap (l’assicurazione dal rischio di default) sulle banche italiane: secondo i dati di Bloomberg, i Cds a 5 anni di alcune tra le maggiori banche italiane hanno avuto un’impennata dalla primavera del 2018, anche triplicando in alcuni casi il valore. E’ in questo contesto che la data del 29 marzo si avvicina rapidamente”.
Capito perché la Germania   ha rimpatriato il suo oro, mentre  gli “europeisti” nostrani e i loro media di alto tradimento hanno sparato a zero sul parlamentare Borghi che voleva sapere  chi ha la disponibilità delle riserve auree dell’Italia?
Perché, continua il Sole, “I Paesi che hanno rimpatriato l’oro dall’estero  si sentono già al riparo dal rischio di trovarsi dopo il 29 marzo a corto d’oro fisico da mettere a disposizione delle proprie banche in caso volessero sostituirlo ai bond sovrani”.
[…] “Come al solito, i Paesi più lungimiranti e prudenti – o forse i meglio informati sulla svolta di fine marzo, sono stati la Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, ma anche la Polonia, la Romania e l’Ungheria hanno ripreso il controllo delle riserve auree aumentandone anche la consistenza. Cina, Russia, India e Turchia sono state invece le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro, con Mosca che ha addirittura liquidato l’intero portafoglio in titoli di Stato americani per sostituirli con il metallo prezioso”.

Il trucco sporco delle  banche centrali sull’oro

A questo punto, il valoroso giornalista economico si domanda: come mai, dopo questa incetta  di oro fisico, il suo prezzo non è aumentato?  “ Al contrario, l’oro ha chiuso l’anno scorso con un ribasso complessivo del 7% e un rendimento finanziario negativo. Come si spiega?
Mentre le banche centrali rastrellavano dietro le quinte lingotti d’oro “vero”, allo stesso  tempo”  svendevano  centinaia di tonnellate di “oro sintetico”   (derivati finanziari  in oro) sui listini di Londra e New York, […]   …innescando spirali ribassiste  –   sfruttate dalle banche centrali per comprare oro fisico a prezzi sempre più bassi. Con buona pace di chi guarda all’oro come a un rifugio sicuro. Cina, India, Russia e Turchia, ha praticamente raddoppiato le riserve auree negli ultimi cinque anni con questo sistema. Mosca, per comprare oro, ha persino venduto l’ultimo 20% di titoli di Stato americani che aveva nelle riserve valutarie.
E  24 Ore osa perfino fare la domanda cruciale: “Quanto è compatibile una situazione del genere con i doveri di correttezza e trasparenza di una banca centrale? Chissà cosa  accadrà dopo il 29  marzo”.
Cosa succederà me lo scrive “Annance”, che di mestiere  commercia in metalli (non preziosi)
“Ecco la spiegazione: con le nuove regole della BRI in vigore da fine marzo l’oro nei bilanci delle banche diventa moneta.
Chi ha comprato negli ultimi anni? Cina, Russia, India e Turchia sono state le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro.
Chi nell’ultimo anno ha iniziato a comperare oro? La Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, la Polonia, la Romania e l’Ungheria.
Chi in una sola dichiarazione al Parlamento ha decretato la svendita della terza maggiore riserva d’oro al mondo? Giuseppe Conte, primo ministro di quello che consideravamo il “nostro” governo.
Sai qual è il progetto? Far saltare l’euro, stroncare il valore del dollaro e sostituirlo con una moneta mondiale basata sull’oro. Questo era il progetto di Keynes, questo è sempre stato il progetto dei keynesiani. Un’unica moneta mondiale, un unico governo mondiale, una sola religione con al massimo appena qualche variante tanto per  salvare le apparenze. Questo è il progetto della globalizzazione e del pensiero unico.
Cari saluti
In Christo Rege per Mariam Reginam”, perché Annance  è un credente tradizionale.
Spero  solo che  tu esageri in complottismo, caro amico. Non occorre aspettare molto.
Cosa posso aggiungere? Quando qualche giorno fa ho postato l’articolo del titolo “Non è più il governo che abbiamo votato, è il loro”, un lettore  – che evidentemente aveva votato grillini,  mi ha scritto irritato e sgomento: “Secondo lei direttore chi avremmo dovuto votare?”.
La domanda stessa è sbagliata: non c’è nessuno per cui votare.  Il punto è che non abbiamo  una classe dirigente. Meglio: la società italiana non sa e non vuole darsi una  classe dirigente;  essa esiste, ma la società non la riconosce quando la vede, e non la vota. Io stesso mi sono illuso che questa inedita alleanza 5Stelle e Lega  potesse esprimere una classe dirigente: i 5 Stelle palesemente non sanno nemmeno cos’è,  quindi non hanno fatto “selezione  delle elites” –  e Salvini palesemente  non è all’altezza intellettuale che la crisi  post-moderna  esige e i  trucchi sporchi che i poteri costituiti stanno giocandoci; anche se ce lo dobbiamo tenere caro, perché se sparisce lui,  vanno al potere i puri e semplici  collaborazionisti e  traditori.
Se mi chiedo come va formata una classe dirigente – ossia responsabile verso la comunità (la patria) e insieme all’altezza culturale dei  tempi –  mi vengono in mente esempi della storia di grandi popoli.
Pietro il Grande  (1672-1725) si accorse che la Russia non aveva  una classe dirigente all’altezza dei tempi, e brutalmente impose l’occidentalizzazione, deformando forse per sempre l’anima russa. E soprattutto negli aspetti tecnologici, avendo sperimentato che  l’arretratezza russa portava sconfitte militari: non a caso Toynbee lo definì  “homo occidentalis mechanicus neobarbarus”.   Ma trasformò i boiardi in una burocrazia militare e nazionale.
E nei suoi viaggi tra Amsterdam e Londra e Vienna, onnivoro  e insaziabile  volle vedere e  studiare la zecca di Londra, gli ospedali, l’università; matematica e anatomia  e chimica, strategia e (soprattutto) nautica militare: è celebre il fatto che lavorò in incognito, operaio fra gli operai, in un cantiere navale olandese: operazione che i dirigenti grillini desiderosi di “decrescita felice” farebbero bene  ad imitare, e la Confindustria ad offrire loro in una serie di visite guidate alle superstiti industrie del Nord  –  per metterli al corrente delle complessità che ignorano.
Gli olandesi hanno elevato un monumento allo zar operaio  navale.
Il Giappone si accorse, dopo  l’intervento delle cannoniere dell’ammiraglio Perry  (1853),  che per mantenersi indipendente e sovrano  doveva imparare dall’Occidente come farsi armi moderne, una base  industriale, e non solo; anche armi culturali e giuridiche.  “L’antico ordine sociale venne rovesciato e si elaborò un nuovo diritto, che aprì la strada alla costituzione di un’organizzazione capitalistica della produzione. Le corporazioni furono soppresse nel 1868. I samurai furono autorizzati a dedicarsi alle attività commerciali, i contadini venivano trasformati in proprietari. I samurai furono dapprima presi a carico dallo Stato”.
Centinaia di giovani nobili furono spediti all’estero  con l’ordine di  apprendere non solo le tecniche,  dalle industrie alle ferrovie,  ma le istituzioni  e il diritto  commerciale  dell’Europa; essi dovevano farsi imprenditori – imprenditori-guerrieri,  patrioti.
Allo stesso modo, la Turchia per diventare moderna andò a scuola della Prussia. E  in Italia? Mi basti citare  il ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile: il suo liceo classico –  con la sua severità che faceva da  selezione e  sbarramento al facilismo italiota –  mirava  coscientemente  a creare una classe dirigente capace di “imparare ad imparare” ed assumersi le responsabilità verso una  nazione  di cui (attraverso il latino e il greco)   conosceva la profondità e il prestigio storico. Chi parla di studi “umanistici” non sa quello che dice: tutti  i tecnici  e scienziati, da Marconi ad Italo Balbo a Fermi o  Federico Caffè,  vengono da “studi classici”.   Le scuole tecniche sono utili anzi necessarie, ma semplicemente non a formare una classe dirigente.
Vogliamo parlare  di come la Cina dittatoriale è riuscita a conquistare la modernità dopo la tragedia del  maoismo e l’arretratezza storica? O come la Sud Corea è diventata l’eccellenza indiscutibile nei settori tecnologici avanzati, ma (come la Cina) anche nelle auto e nei frigoriferi?

Quando manca una classe dirigente

Il punto comune che hanno queste  fondazioni di classi dirigenti avete visto qual è: sono regimi autoritari, dittature o monarchie assolute.  Insieme autoritari e fortemente nazionali. Che si sentono  – si sanno  –   “in stato di guerra” verso nemici forti (come il Giappone nell’800, così la Corea del Sud, che è giuridicamente in stato di guerra col Nord).
L’Italia ripudia la guerra. Ripudia ogni autorità. Ed ogni sforzo,  da ultimo; la sua minima e  già insufficiente classe dirigente s’è addormentata al  suono di “ci pensa l’Europa”.  Una intera burocrazia statalista (e i magistrati, al cui confronto i boiardi di Pietro erano degli illuminati) si sono messi al servizio dell’euro, essenzialmente per evitare di  riformarsi profondamente, diventare efficienti e patriottiche, e continuare  mantenere il loro potere indebito (sopruso) sulla popolazione a prendere stipendi spropositati – rispetto alle  loro inadempienze – in valuta forte.
Come ho già scritto, le abbiamo provate tutte – in democrazia- da Berlusconi a Renzi, Mario Monti  e Gentiloni (i peggiori)  ed ora i Grillo-Casaleggio, e i leghisti.  Abbiamo raschiato  il fondo del barile, cercando una classe dirigente.  Ormai, dobbiamo ammettere che non c’è.
Quando un popolo non ha classe dirigente nazionale, gli succede quello che vediamo – ed è già successo all’Italia: che lo dominano  gli stranieri. Un tempo lo facevano mandandoci  i lanzi o i napoleonici –  ora lo fanno sottraendoci  l’oro e bastonandoci con lo spread. E’ una conclusione amarissima, lo so.
Fonte: qui

Bail in, Tria: ‘Anche Bankitalia contraria. Saccomanni fu ricattato dal ministro tedesco’. Mef lo corregge: ‘Frase infelice’


…Al momento dell’introduzione del bail-in, la normativa che impone di gestire la risoluzione delle banche in crisi senza far gravare i costi dei salvataggi sulle casse pubbliche, in Italia “erano tutti contrari, anche la Banca d’Italia in modo discreto si oppose. Il ministro di allora era Saccomanni [governo  Letta] che fu praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco”, all’epoca Wolfgang Schaeuble, con la minaccia che se l’Italia non avesse accettato il nuovo sistema “si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento“. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo alle domande della commissione Finanze del Senato.
Poche ore dopo, Tria  ha rettificato: proprio “ricatto” non è stato,  Schauble non  avrebbe diffuso lui la notizia che il sistema bancario italiano era al fallimento, ma che se il governo italiano non accedeva al  bail-in (ossia al far pagare le perdite delle banche agli azionisti, obbligazionisti e correntisti – senza aiuti di Stato), “si”  sarebbe pensato che il sistema bancario era  prossimo al fallimento.
Questa correzione è falsa.  Sono anni che Jens Weidman,  il capo della Bundesbank , incita i “mercati” ad  esigere  più interessi per prestare  all’Italia,  perché i titoli di stato italiani sono a rischio altissimo, prossimi alla bancarotta.  L’ha fatto anche con interviste al Financial Times
Non solo: anche il ministro Padoan, come Saccomanni, è stato ricattato da Schauble,  e come lo ha raccontato Varoufakis nel suo libro: Padoan gli raccontò che “da quando era stato nominato ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble  si era impegnato ad aggredirlo in ogni possibile occasione, specie all’eurogruppo”.
“Pier Carlo mi disse che aveva chiesto a Schauble  cosa poteva fare per ottenere la sua fiducia;  risultò essere “la riforma del mercato del lavoro” espressione in codice che voleva dire ridurre i diritti dei lavoratori, consentendo alle aziende di licenziarli più facilmente, senza o con minimo compenso, in modo da assumere personale meno pagato e meno protetto”.
Ugualmente, anche il ministro Andrea Orlando (PD) parlò di   “ricatto”   subito dal governo (Renzi)  da parte della BCE (cioè  da Draghi) e della UE:  dovevano mettere in Costituzione  l’obbligo di pareggio di bilancio,  altrimenti la BCE gli avrebbero fatto mancare i soldi per gli stipendi  pubblici.

Il senatore Massimo Garavaglia ha raccontato che la BCE e la UE minacciarono gli esponenti del  parlamento italiano, se non sostenevano il governo Monti, “noi non compriamo i vostri titoli per due mesi e voi andate in fallimento”.

Cosa volete correggere?  Lo stesso ministro Saccomanni  – il tecnico, ex direttore generale di Bankitalia, fedelissimo di Draghi –  ha ammesso il ricatto che ha subito dai tedeschi, come risulta da  questo articolo:
<Visco lo ha accusato sul Corriere di essersi fatto fregare dai tedeschi, accettando pure di anticiparne l’entrata in vigore al 2016. “Schäuble disse che altrimenti i mercati ci avrebbero puniti…”, si è sfogato tempo dopo con gli amici>>
Anzi: Andrea Riccardi, il ministro di Mario Monti, il cattolicone Riccardi,  ha descritto il sadismo con cui Monti dava “legnate ai poveri: servivano a compiacere la Merkel”.
Ma perché rievocare il passato, la Germania ci sta minacciando di farci fallire e trattarci come la Grecia anche in queste ore:

La Germania avvisa l’Italia: senza un avanzo al 4%, alla prossima recessione debito da ristrutturare

“L’economista tedesco Clemens Fuest, numero uno dell’Ifo, non usa parole dolci nei confronti di Roma, ma ribadisce quello che tutti sanno: “Se succede qualcosa, se l’Italia avesse delle difficoltà a rifinanziare il suo debito” e il governo fallisse nelle riforme “ci sarà una qualche maniera di andare avanti“, come “una forma di sostegno” dall’Ue, e “probabilmente anche un cambiamento del governo italiano”.
Immaginando uno scenario di crescente difficoltà, Fuest ritiene “probabile” un cambiamento del governo. Secondo l’economista tedesco, per ridurre il debito/Pil al 100% dall’attuale 130% “nei prossimi 10-15 anni dovrebbe avere un avanzo primario di circa il 4% del Pil: al momento ha un avanzo primario intorno all’1%”.
Non basta  ancora.
David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank,  ingiunge a noi:
Contro i sovranisti.
Quanto ci voglia ancora a capire che la UE è una spietata dittatura criminale che pratica estorsioni e ricatti rovinando i popoli, non so. Ed è altrettanto evidente che questo stato du non- diritto, dove manca una istanza per far valere le proprie ragioni di fronte alle “aggressioni” e “ricatti” di Schauble, Draghi o Weidman di tagliare i fondi, fare alzare lo spread alle stelle, portarci via i risparmi dalle banche, ridurci in miseria sottoponendoci alla Troika , è il Reich germanico redivivo.
A questo punto, non sono in causa i nostri oppressori tedeschi. Vanno chiamati in causa i collaborazionisti. Questi “antifascisti”, si rendono conto che stanno facendo la stessa parte dei repubblichini di Salò? Che eseguono gli ordini del Nazismo? Fanno finta di non riconoscerlo come tale perché non vedono le divise e le mostrine delle SS: ma questa è la forma che ha perso il Nazismo in questa generazione, e spetta a questa generazione combatterlo. Invece voi, antifascisti, “democratici”, europeisti, vi siete messi al suo servizio – voi siete i repubblichini di questa generazione.  Anzi, il giudizio morale su di voi deve essere peggiore: gli italiani che aderirono alla Repubblica Sociale  sapevano di non aver niente da guadagnarci, se non la fucilazione; voi  vi siete messi al servizio del Reich ed avete stipendi enormi  e poltrone di prestigio.

Saccomanni e Padoan: avete perso ogni dignità. Dovevate difendere la dignità dello Stato italiano, stato fondatore, contributore netto, e invece vi siete lasciati “aggredire” , “ricattare” dal nazista Schauble. Un posto a parte merita Monti, per il suo sadismo – merita, se la testimonianza di Riccardi è confermata,  il giudizio da criminale di guerra che pesa su Pietro Koch e gli altri torturatori di Villa Triste. Perché lui ci godeva.
Voi Letta, voi M. , voi Prodi; voi Bonino e Cottarelli; voi Riccardi; voi giornalisti di regime, tanto “progressisti”. 

Basta dirne una, di voi:   il governo tedesco ha riconfermato Jens Weidman di nuovo a capo della Bundesbank, la banca centrale, il che gli dà un posto nel consiglio della BCE. Solo pochi giorni fa, un tentativo del governicchio giallo-verde di esprimere una preferenza  in una carica di Banca d’Italia, è stata accolta da vostri urli (e dalle censure occulte e palesi del Quirinale) quasi fosse un colpo di Stato, un attentato garvissimo contro “l’autonomia della banca centrale”. Ebbene: il vostro silenzio dice che voi siete i repubblichini di questo Quarto Reich, e  collaborate all’oppressione e al  sopruso delle “leggi” germaniche non uguali per tutti.
“Più Europa”
Voi “PiùEuropa” ; voi Draghi, sarete giudicati per la vostra collaborazione con il sistema anti-umano e criminale che – con il sequestro della sovranità monetaria – ha distrutto il 25% delle industrie italiane e la vostra consapevole collaborazione  ai cinque milioni di poveri. Vi attende una Norimberga. Fonte: qui

mercoledì 7 novembre 2018

“SERVE UNA NUOVA ÉLITE”


PAOLO BECCHI, NEL SUO NUOVO LIBRO “ITALIA SOVRANA”, INVOCA LA ROTTAMAZIONE DELL’ESTABLISHMENT: “PENSARE CHE IL POPOLO, DA SOLO, POSSA BATTERE L’ÉLITE È ILLUSORIO. HA BISOGNO DI FORMARE UNA CONTROELITE CHE SIA IN GRADO DI CONTRASTARE QUELLA DOMINANTE E…”

Estratto del libro “Italia Sovrana” di Paolo Becchi

ELITE CONTRO POPOLO
Per tornare grandi bisogna ricominciare a pensare in grande. E pensare in grande oggi vuol dire iniziare un nuovo Risorgimento, dopo anni di «dominazione straniera». Un nuovo Risorgimento non oppressivo, non calato dall’alto, ma che anzi parta dal basso, dalle comunita locali, e sappia trarre ispirazione da quel modello federale che nel primo Risorgimento risulto sconfitto.
PAOLO BECCHIPAOLO BECCHI

Ma per fare questo ci vorrebbe una nuova elite, simile a quella che Berlusconi e Bossi cercarono di costruire nel loro tempo. Perche senza una visione politica, senza una cultura politica, non si va da nessuna parte.

Nelle discussioni politiche attuali e ricorrente la contrapposizione tra elite e popolo, che pare avere persino sostituito quella tradizionale fra destra e sinistra. Si parla spesso di elite al potere, i cosiddetti poteri forti che di fatto governano sul popolo: pochi dominanti rispetto alla massa, al popolo subordinato. Ma le elite, in realta, sono da intendere al singolare, come una minoranza unica, omogenea e coesiva. Nonostante le molte differenze, Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto andavano in questa direzione. A governare e una ristretta elite che perpetua se stessa, unita e impermeabile.
PAOLO BECCHI - ITALIA SOVRANAPAOLO BECCHI - ITALIA SOVRANA

Questo ragionamento presuppone un alto grado di coesione tra chi detiene il potere. Ma cio che emerge nelle nostre societa e nelle nostre democrazie pluralistiche e qualcosa di diverso, che supera la dicotomia, forse troppo semplicistica, elite-popolo. Cerco di spiegarmi.

Non c’e dubbio che oggi esista un’elite transnazionale, deterritorializzata e mondiale che controlla i mercati e la finanza globale. Questa elite e mossa da una logica «marittima», fluida, liquida. Nulla pero vieta che vi si possa opporre la logica «tellurica» di un’altra elite. La prima cosmopolita, la seconda, per cosi dire, di frontiera. La prima globalista, la seconda sovranista.

Non esiste un’unica elite. O almeno, accanto a un’elite dominante se ne puo costruire un’altra in opposizione. Insomma, il conflitto non e solo tra elite e popolo, ma tra elite diverse, fra loro contrapposte.

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO
A ben vedere, forse la politica di oggi e proprio que- sto: da una parte, un’elite che deriva il suo potere da coloro che nella societa globalizzata hanno ricchezza e successo; dall’altra, una possibile controelite sovranista che da voce a chi e stato socialmente marginalizzato dalla globalizzazione. Forse dobbiamo essere realisti e affermare che la democrazia diretta e un sogno che si puo realizzare solo in piccole comunita, ma il popolo deve avere almeno la possibilita di scegliere gli uomini che dovranno governarlo.

In Italia questo non accadeva da tempo, e in fondo e vero il significato del voto recente: la parola e stata restituita al popolo dopo le elezioni del 2013, che non ebbero alcun reale vincitore e la cui legislatura si e trascinata illegittimamente il piu a lungo possibile senza di fatto realizzare niente di utile per il Paese. Solo ora le cose sono cambiate, con la vittoria di due schieramenti politici antisistema e la formazione del nuovo governo.

matteo salvini luigi di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO
Le forze politiche, nella loro pluralita, dovrebbero insomma esprimere elite diverse, che concorrono tra loro. E su questa base che si costruisce la democrazia rappresentativa. Pensare che il popolo, da solo, possa battere l’elite e illusorio. Il popolo ha bisogno di formare una controelite che sia in grado di contrastare quella dominante.

Solo il conflitto tra diverse elite conferisce all’elettore il vero potere potestativo, e con il nuovo governo in carica si sta creando lo spazio per la formazione di tale controelite.
Cerchero di chiarirlo meglio in seguito, ma l’idea di un sovranismo debole, di un populismo responsabile, basato cioe sul recupero della propria identita e su un’attenzione particolare alla «questione sociale» del lavoro, potrebbe diventare il leitmotiv di questa controelite, che e tutta da costruire, nonche indispensabile per lanciare un secondo Risorgimento.
Insomma, l’Italia ci riprova.

Fonte: qui