9 dicembre forconi: Università
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venerdì 15 novembre 2019

NON AVETE SAPUTO DEL “JAN PALACH” FRANCESE

Poiché   ho  vito che  il TG5  (ormai Tg-Carfagna)  ha dedicato un lungo servizio ai disordini di Hong Kong  dei “giovani” che chiedono “la democrazia”,   non ha avuto modo né tempo di mostrare come la  democrazia  sta funzionando a Parigi.


Lo studente Jan Palach si diede fuoco a Praga il 19 gennaio 1969, per denunciare il comunismo e la invasione sovietica.  E’  successo anche a Lione.


Soprattutto,  le tv italiane non hanno dato la seguente notizia:
a Lione, uno studente di 22 anni s’è dato fuoco davanti alla residenza universitaria dove abitava, sulla pubblica strada, in  pieno giorno. Ha lasciato  sui social la sua motivazione: una denuncia in piena  regola, lucida e atroce, del massacro sociale,  la povertà, la mancanza di prospettive di cui è responsabile la svalutazione salariale imposta dalla UE e dall’euro.
Lyon : un étudiant «brûlé à 90%» après s’être immolé par le feu en pleine rue


“Mi hanno ucciso Macron, Sarkozy, Hollande e la UE”

Traduco il suo disperato messaggio:
Oggi commetto l’irreparabile. Scelgo l’edificio universitario non a caso:  ho preso di mira un luogo politico, il ministero della ricerca e dell’università e per l’estensione il governo.
Racconta che, non avendo superato un esame, ha perso  la borsa di studio. “Ma anche quando l’avevo, 450 euro  al mese, bastano per vivere?
[…]
E dopo questi studi, quanto tempo dovremo  lavorare e pagare i contributi per una pensione decente? E avremo la possibilità di pagare i contributi, con la disoccupazione di massa?
E fa sua la richiesta del sindacato studentesco socialista: salario a vita e riduzione a 32 ore dell’ lavoro (una storica rivendicazione  socialista francese: “lavorare meno per lavorare tutti”).
Prosegue:  “Lottiamo contro l’ascesa del fascismo che non fa che dividerci, e del liberalismo che crea le ineguaglianze.
Io accuso Macron, Hollande, Sarkozy e la UE di avermi ucciso   creando  questa incertezza sul futuro  di tutti noi,  accuso anche Le Pen e gli editorialisti di aver creato paure secondarie.
Il mio ultimo desiderio  è che i compagni  continuino la lotta. Viva il socialismo, viva l’autogestione, viva la sicurezza sociale”.
Ora,  provate solo a immaginare se uno studente si fosse dato fuoco in una piazza di Mosca o davanti all’università di Pechino o Hong Kong: riuscite  solo a farvi un’idea dell’immenso clamore mediatico, del piagnisteo universale contro “le dittature”,  della risonanza politica internazionale che questo tremendo evento  avrebbe? Avete solo un’idea della glorificazione  che i media  farebbero dello studente auto-immolatosi “per la libertà”?  Le tv ci racconterebbero tutto della sua vita, mostrerebbero tutte  le  sue foto,  intervisterebbero la madre affranta, darebbero voce ai compagni e alle  loro rivendicazioni ed atti d’accusa contro i governi; in breve, ne farebbero un eroe e un santo.
Ah, se solo fosse  accaduto a Mosca! Quante lezioni morali ci avrebbero impartito gli editorialisti di grido sui mali dei regimi  illiberali!. Quanti  inviati sarebbero  stati mandati sul  posto!  Invece è accaduto a Lione, e l’auto-immolato ha accusato Macron e la UE.  Sicché, di questo Jan Palach  europeo non sappiamo nemmeno il nome –  né i media francesi, né ovviamente il regime di Parigi  l’hanno comunicato. Sappiamo solo che l’anonimo, con ustioni sul 90% del corpo, fino all’altro ieri lottava tra la vita e la morte in un ospedale .
Lo sappiamo dal comunicato di solidarietà del sindacato studentesco di cui la vittima faceva parte, che ha come titolo: La precarietà distrugge le nostre vite.
E  questa precarietà sta crescendo, e stroncando le speranze di interi settori della società. Per   il complesso delle riforme austeritarie imposte in queste stesse settimane da Macron, “l’aumento del 12% per cento degli emolumenti nei primi in cordata viene compensato – fortunatamente – dal  taglio del 15% delle indennità  di disoccupazione;  che per i “quadri” licenziati per delocalizzazione delle loro aziende, sale a -30%”,  notifica sarcastico l’economista Philippe Béchade (fondatore del think tank alternativo Econoclastes).
L’idea di Macron  è infatti che i sussidi di disoccupazione erano troppo grassi, e quindi  non invogliavano disoccupati a cercare un lavoro qualunque, anche a 450 euro  – come i minijob tedeschi.
Insomma non aggredisce la disoccupazione, aggredisce i disoccupati”,  sunteggia Thomas Portes, responsabile del collettivo ferrovieri “ex PCF”, ossia  che votavano comunista. “E  questo, mentre i padroni del CAC 40 (le prime multinazionali quotate a Parigi) intascano  277 il salario minimo.
Ogni settore sociale è ferito. Nel 2017, il  20% degli agricoltori francesi “non hanno avuto alcun reddito”,  per la pressione dei prezzi al ribasso operato dalla grande distribuzione , la concorrenza mondiale,  l’euro sopravvalutato per i prodotti agricoli europei.
Per di più, gli agricoltori senza reddito sono stra-indebitati con le banche. Ogni due giorni si uccide un agricoltore francese,  un sinistro  crescendo che si avvicina alla marea di suicidi dei poliziotti; e a cui hanno cominciato ad adeguarsi anche gli insegnanti, che si tolgono la vita perché i giganteschi figli degli immigrati,  loro studenti,  non riconoscono la loro autorità e spesso li malmenano fisicamente (girano video di questi  fatti).
In questa  il “filosofo e saggista”   Pascal Bruckner invita Macron ad alzare  l’età  della pensione a 70 anni, onde anche i decrepiti possano godere dello “stato indiano della vita” di cui lui ci comunica di godere, grazie alla sua ricetta: “Amare, filosofare, e lavorare”.  
Quando si sa che Bruckner è espressione dei poteri forti ora dominanti ci porta alla certezza che questa Europa che schiaccia i poveri, soddisfa completamente i signori del discorso servile all'Elite fallita ed usuraia  – come in  Italia.


“Il debito è un costrutto artificiale creato dalle banche col consenso degli stati per spogliare i popoli e farne i loro schiavi” (un socialista di una volta)

Che di  questa immane tragedia sociale a  cui i francesi si rivoltano e che denunciano,  la UE, l’euro e la sua logica sia la causa prima, lo ha spiegato Mario Draghi in questo video messo in onda da Byoblu
Nell’euro, “i paesi che hanno perso la possibilità di svalutare  la moneta” non devono far altro che “la  svalutazione interna”: ossia svalutare i salari, avvicinandosi a quello “giusto” per lor signori, sui 450 al mese.

Quello che il rettiliano constata come un fatto oggettivo,  e che la sua anima sopporta benissimo (lui i salari li ha avuti sempre più alti, adesso  è miliardario) e senza sofferenza, che riferisce freddamente, mostra come  non riesca nemmeno a  cogliere l’effetto che ha su interi popoli popoli la prospettiva di impoverimento e precarietà: un effetto di arretramento della civiltà, della cultura anche scientifica , delle conoscenze, e  insomma quell’arretramento epocale dell’Europa  – un tempo faro dell’intelligenza  creativa –   nel mondo  rispetto a Usa e Cina .
L’anonimo studente che si è dato fuoco a Lione ha capito meglio di  questo genio tecnocratico e freddo mostro  la gabbia in cui ci hanno rinchiuso,e  che ci uccide. Non ne sappiamo nemmeno il nome.
12 Novembre 2019
Fonte: qui

Studente si immola contro la precarietà, cresce la rabbia degli universitari francesi

Sistema scolastico. La protesta si è sparsa a macchia d’olio dopo che un ragazzo di 22 anni si è dato fuoco davanti all’università di Lione II. Sabato si torna in piazza con i gilet gialli e il 5 dicembre accanto ai ferrovieri

Manifestazione degli studenti davanti al palazzo del Crous a Lione 
Manifestazione degli studenti davanti al palazzo del Crous a Lione © Afp

Un terribile dramma ha portato sotto gli occhi di tutti le difficoltà della precarizzazione della vita degli studenti: un giovane di 22 anni, Anas Kournif, iscritto a scienze politiche all’università di Lione 2, venerdì scorso si è dato fuoco di fronte al Crous, l’opera universitaria che si occupa della vita degli studenti. Ieri era ancora tra la vita e la morte, con il corpo bruciato al 90%. Ha lasciato una dichiarazione per spiegare il suo gesto. Aveva perso la borsa di studio e l’alloggio perché aveva fallito, per due volte di seguito, il secondo anno di licenza (laurea breve): «Accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’Ue di avermi ucciso, creando incertezza sul futuro di tutti/e», ha scritto denunciando più in generale le condizioni di vita promesse dalla società capitalista. Il messaggio si conclude con «viva il socialismo, viva l’autogestione e la Sécu (protezione sociale)». Anas è un militante del sindacato studentesco Solidaires, che ha paragonato il suo gesto ad altri suicidi che si sono immolati con il fuoco nella storia, da Mohamed Bouazizi, il ragazzo tunisino che nel 2011 ha fatto esplodere la primavera araba fino ad esempi più lontani, Jan Palach nel ’68 a Praga o un monaco buddista in Vietnam nel ’63.

Secondo l’Osservatorio della vita studentesca, solo il 45% degli studenti universitari francesi ha abbastanza soldi per vivere, mentre il 22% deve far fronte a importanti difficoltà finanziarie (dati 2016). I diritti di iscrizione sono bassi in Francia (174 euro l’anno), ma il livello delle borse non è alto (tra i mille e i 5.600 euro l’anno), ne sono beneficiari 712mila studenti, pari all’incirca a un terzo degli iscritti.
Ieri, i sindacati degli studenti sono stati ricevuti dal sottosegretario Gabriel Attal: chiedono delle risposte precise, un aumento delle borse di studio almeno del 20% e, per l’Unef (Union Nationale des Étudiants de France), l’istituzione di uno “statuto” dello studente, che permetta di garantire l’autonomia rispetto alla famiglia, per quanto riguarda casa, salute, trasporti (l’Rsa, il reddito di solidarietà, è versato solo a chi ha più di 25 anni). Solidaires denuncia: «La precarietà distrugge le nostre vite». Tra i principali problemi c’è l’alloggio, mancano posti nei collegi universitari e gli studenti sono obbligati a rivolgersi al mercato privato, carissimo nelle grandi città (l’Apl, assegno personalizzato per la casa, non copre le spese).
Ieri, l’università di Lione 2 è stata riaperta, dopo essere stata occupata brevemente nei giorni precedenti. Gli studenti saranno presenti alla giornata di protesta del 5 dicembre, organizzata dai ferrovieri e dai lavoratori dei trasporti pubblici (contro la riforma delle pensioni), ma dovrebbero già partecipare questo fine settimana alle manifestazioni in occasione dell’anniversario dell’inizio della protesta dei gilet gialli, il 17 novembre 2018. Ci sono già stati momenti di tensione, martedì, a Parigi (dove è stato divelto un cancello del ministero della Ricerca e dell’Insegnamento superiore) e a Lille (dove è stato impedito all’ex presidente François Hollande di tenere una conferenza e sono stati strappati esemplari del suo ultimo libro).
Il governo è in difficoltà, teme la somma delle collere, tra protesta negli ospedali, ritorno dei gilet gialli e indignazione degli studenti. Così, nel governo hanno cercato di negare il significato politico del gesto disperato di Anas. Bisogna essere «molto prudenti» ha affermato la portavoce, Sibet N’Diaye, che nel 2005 aveva partecipato come studentessa al movimento contro il Cpe.

Fonte: qui

venerdì 8 novembre 2019

“LIBERO” SFILA LA POCHETTE DAL TASCHINO DI “GIUSEPPI”, IL “PREMIER PIAGNONE” CON POCHE OPERE E TANTI MISTERI

LA CARRIERA FULMINEA MA NEBULOSA DEL PREMIER: PROFESSORE ASSOCIATO A 37 ANNI, ORDINARIO A 41 (L’ETÀ MEDIA È 59), MA NESSUNA PUBBLICAZIONE DI PESO 
IL RAPPORTO CON GUIDO ALPA E QUEI CONCORSI SU CUI ALEGGIA IL CONFLITTO DI INTERESSI
Paul Frühstück per “Libero Quotidiano”

GIUSEPPE CONTE VERSIONE POLLO - VIGNETTA BENNYGIUSEPPE CONTE VERSIONE POLLO - VIGNETTA BENNY
Conte è il nuovo camaleonte della politica italiana. Gli sono bastati venti giorni per cambiare pelle: da "avvocato del popolo" - e soprannome più "populista" non poteva esser trovato - a impeccabile gagà amato dai salotti della sinistra. Possiede quella «facoltà speciale» che già Plutarco attribuiva ad Alcibiade, di «saper assumere le abitudini e adattarsi al modo di vivere dei vari luoghi dove si recava, trasformandosi più rapidamente del camaleonte».

Nicola Zingaretti Luigi Di Maio Giuseppe ConteNICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE
Come Alcibiade ambizioso, spregiudicato. Ma ancor più della sua rapidità in politica, sorprende la rapidità della sua carriera. Quando divenne premier, scoppiò per qualche giorno la polemica sul suo curriculum un po' "ritoccato" con soggiorni di studio all' estero che, pare, non fossero proprio tali.

giuseppe conte luigi di maio 2GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO 






Durò poco, e giustamente: peccati venali, che si perdonano facilmente. Nessuno però pare mai essersi stupito del fatto che il premier abbia avuto una carriera universitaria a dir poco sui generis: ha scalato tutta la gerarchia universitaria in soli quattro anni, dal 1998, anno in cui è divenuto ricercatore a Firenze, al 2002, quando ha vinto il concorso da ordinario. Il meno che si possa dire è che ha bruciato le tappe: professore associato a 37 anni (l' età media, in Italia, è 52 anni), abilitato ordinario nel 2001, chiamato nel 2005 (cioè a 41 anni, l' età media è di 59 anni).
giuseppe conte 1GIUSEPPE CONTE 1

Niente da dire: il giovane "favoloso", lo studioso di eccezione, è giusto che sia premiato, che sia favorito, che possa fare una carriera veloce, senza i tempi morti, gli ostacoli, i vizi insomma di cui l' università italiana soffre da sempre.
giuseppe conte donald trump 10GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 10

IL CURRICULUM
Pure c' è qualcosa che non va, almeno a leggere il suo curriculum. Per una carriera così brillante non occorre, infatti, avere molto scritto, aver contribuito in maniera non dico incisiva, ma eccezionale, al dibattito scientifico con le proprie pubblicazioni? Dei libri di Conte, poco risulta, a dire il vero. Certo, molti articoli e saggi, tante curatele.
GUIDO ALPA E GIUSEPPE CONTE DIVIDEVANO LO STUDIOGUIDO ALPA E GIUSEPPE CONTE DIVIDEVANO LO STUDIO

Ma libri? Per diventare ricercatore, nel 1998, sembra ne abbia due: ma sono due edizioni provvisorie ("Il volontariato: libertà dei privati e mediazione giuridica dello Stato"; "Matrimonio civile e teoria della simulazione"). Il che significa: non sono state pubblicate da un editore. Quale circolazione possono aver mai avuto?

guido alpaGUIDO ALPA
Quanto possono essere state lette dagli addetti ai lavori? Solo l' anno dopo, nel 1999, esce il suo primo libro: "La simulazione del matrimonio nella teoria del negozio giuridico". Dal titolo, sembrerebbe una ripresa di uno dei due lavori già presentati nella loro edizione provvisoria. E con quello, diventa associato. Lo stesso anno, nel 2011, scrive "Le regole della solidarietà: iniziative non profit dei privati e mediazione dei pubblici poteri": ma anche questa sembrerebbe essere una edizione ad uso "concorsuale", se viene stampata da una tipografia romana.
I DOCUMENTI PUBBLICATI DA LIBERO SUL CONFLITTO DI INTERESSI DI GIUSEPPE CONTE SUL CASO RETELITI DOCUMENTI PUBBLICATI DA LIBERO SUL CONFLITTO DI INTERESSI DI GIUSEPPE CONTE SUL CASO RETELIT

Come gli altri testi "provvisori", non sembra avere diffusione, tanto che tutti risultano disponibili e consultabili solo presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Con questo, diventa ordinario. Insomma: in quattro anni, passa da ricercatore a professore ordinario con di fatto un solo libro, e tre edizioni "provvisorie". Oltre, certamente, agli articoli. Senonché, anche per quanto riguarda questi ultimi, stupisce che un professore diventi ordinario senza aver mai pubblicato un saggio sulla "Rivista di Diritto Civile", che è unanimemente considerata, la rivista per eccellenza del suo settore, dove hanno scritto, nel corso della loro carriera, tutti gli ordinari della materia. Infine, ci sono le curatele, quasi sempre insieme a Guido Alpa.
giuseppe conte riceve l'incarico per la formazione del suo secondo governo 1GIUSEPPE CONTE RICEVE L'INCARICO PER LA FORMAZIONE DEL SUO SECONDO GOVERNO 

LA FATTURA DI GIUSEPPE CONTE ALLA FIBER 4.0 DI MINCIONELA FATTURA DI GIUSEPPE CONTE ALLA FIBER 4.0 DI MINCIONE















Il suo socio di studio, ricordate? Il quale - almeno lo scrivevano i giornali già l' anno scorso - pare fosse anche nella commissione del concorso per ordinario vinto da Conte.

L'ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SULLA CONSULENZA DI GIUSEPPE CONTE A MINCIONEL'ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SULLA CONSULENZA DI GIUSEPPE CONTE A MINCIONE
CHI L' HA VALUTATO?
Le cose cominciano ad essere più chiare. Certo, a noi non ce ne frega niente della carriera universitaria di Conte. Buon per lui, se la fortuna lo ha aiutato. Eppure, magari, l' interrogazione che è stata presentata nei suoi confronti farebbe bene a chiedergli, più che delle sue attività professionali, di mostrare i verbali delle commissioni dei suoi concorsi, per capire come - e da chi - siano stati valutati i suoi titoli.

sergio mattarella giuseppe conteSERGIO MATTARELLA GIUSEPPE CONTE
Conoscere più nei dettagli tutto questo - le commissioni di concorso, le sue pubblicazioni, i rapporti tra università ed affari che ha intrattenuto - non servirebbe forse a dirci qualcosa di più del "camaleontico" personaggio politico che è diventato? Lui che avrebbe dovuto lasciare la politica, come aveva dichiarato, subito dopo l' esperienza del governo giallo-verde? L' avvocato del popolo non è forse l' avvocato dell' establishment, perfettamente inserito nel mondo delle istituzioni, degli incarichi pubblici, degli affari? Perché non viene a dirci, finalmente, chi è davvero?

Fonte: qui

giovedì 4 luglio 2019

IL TRUCCO C’E’ E SI VEDE! - SCANDALO UNIVERSITÀ DI CATANIA: SI DIMETTE IL RETTORE, OCCUPATI I SUOI UFFICI

BASILE SCRIVE AL MINISTRO BUSSETTI: "DECISIONE SOFFERTA, MA HO RISPETTO PER L'ISTITUZIONE" 

GLI STUDENTI CHIEDONO GARANZIE SULLE CONSEGUENZE DELL'INCHIESTA SUI CONCORSI TRUCCATI 

L'INDAGINE HA COINVOLTO 66 PERSONE, TRA CUI 60 DOCENTI DI 14 ATENEI ITALIANI
CLAUDIO REALE per repubblica.it
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

In una lettera inviata questa mattina al ministro dell'Istruzione Marco Bussetti, Francesco Basile ha rassegnato le dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania, che ricopriva dal febbraio 2017. Basile era stato sospeso dalla funzione, insieme al suo predecessore e ad altri otto professori, su decisione del gip etneo, nell'ambito dell'inchiesta "Università bandita", che ha svelato un sistema diffuso di concorsi truccati;
un'indagine che ha coinvolto 66 persone, tra cui 60 docenti di 14 atenei italiani.

"A seguito della nota vicenda giudiziaria avviata dalla procura della Repubblica di Catania che vede coinvolti, in qualità di indagati, numerosi docenti dell'Università di Catania ed anche me, in qualita' di rettore - ha scritto Basile al ministro Bussetti - ho avuto modo di riflettere profondamente sulle decisioni più opportune da prendere per il bene dell'ateneo.
CONCORSO UNIVERSITARIOCONCORSO UNIVERSITARIO

Con lo stesso spirito di servizio che ha contraddistinto il mio mandato e per il rispetto e la considerazione che ho sempre manifestato per il ruolo che ricopro e nei confronti della magistratura, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni dalla carica di rettore dell'Università di Catania".

Una decisione che Basile definisce "sofferta", ma che viene assunta "per la tutela dell'istituzione, dei docenti, dei dirigenti e del personale universitario che sento a me particolarmente vicini in questo momento e per garantire agli studenti serenità nel loro percorso di studio. Infine - precisa - ritengo che, spogliandomi del ruolo istituzionale, potrò con maggiore libertà e incisività e senza condizionamenti esterni, dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti che mi vengono contestati".

FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE
Questa mattina, intanto, gli studenti di Mua, Coordinamento universitario, Link e Fgc hanno occupato il rettorato: "Alle 17 - annuncia uno degli attivisti, Giovanni Manganaro - terremo un'assemblea pubblica, alla quale abbiamo chiesto la presenza del direttore generale dell'ateneo, Candeloro Bellantoni".

Gli studenti chiedono garanzie sulle conseguenze dell'inchiesta. "Innanzitutto - dice Manganaro - i vertici dell'ateneo devono smentire pubblicamente quello che sembra emergere dai documenti dell'indagine: l'università non può essere un luogo d'élite, gestito ad esclusivo uso e consumo di alcune famiglie. Bisogna ribadire la centralità degli studenti all'interno dell'università, ma soprattutto bisogna che i vertici dell'ateneo ci garantiscano che questa indagine non intacchi la vita degli studenti". Venerdì mattina, all'assemblea che ha posto all'ordine del giorno questi primi punti, hanno partecipato circa 100 universitari.
marco bussetti 1MARCO BUSSETTI 

Il caso è esploso appunto venerdì. Sotto inchiesta ci sono fra gli altri l'ormai ex rettore Basile, i suoi predecessori Giacomo Pignataro e Antonino Recca, l'ex procuratore di Catania Vincenzo D'Agata e numerosi professori universitari attualmente in servizio nell'ateneo della città etnea: secondo l'inchiesta della Procura di Catania una "cricca" avrebbe controllato l'esito di 23 concorsi per i docenti universitari, stabilendo a monte chi dovesse vincerli.

Fonte: qui

Concorsi truccati nelle università: i nomi di tutti gli indagati

Ecco i nomi delle 66 persone coinvolte nell'inchiesta della procura di Catania

Ecco i nomi dei 62 indagati dell’inchiesta ‘Università bandita’ ordinata dalla procura di Catania: 

Salvatore Cesare Amato (Unict), Massimo Antonelli (UniRoma), Marinella Astuto (Unict), Pietro Baglioni (UniFirenze), Laura Ballerini (Sissa Trieste), Antonio Barone (Unict), Giuseppe Barone (Unict), Francesco Basile (rettore Unict), Alberto Bianchi (Unict), Antonio Giuseppe Biondi (Unict), Paolo Cavallari (UniMilano), Michela Maria Bernadette Cavallaro (UniCt), Giovanna Cigliano (UniNapoli), Umberto Cillo (UniPd), Giorgio Conti (La Cattolica Roma), Agostino Cortesi (UniVe), Velia Maria D’Agata (Unict), Enzo D’Agata, Stefano De Francisci (UniCz), Francesco Saverio De Ponte (UniMessina), Santo Di Nuovo (Unict), Francesco Di Raimondo (Unict), marcello Angelo Alfredo Donati (Unict), Filippo Drago (Unict), Alessia Facineroso (Unict), Santi Fedele (UniMessina), Enrico Foti (Unict), Giovanni Gallo (Unict), Anna Garozzo (Unict), Eugenio Gaudio (UniRoma La Sapienza), Maria Giordano (Unict), Sebastiano Angelo Granata (Unict), Salvatore Giovanni Gruttadauria (Unict), Calogero Guccio (Unict), Alfredo Guglielmi (UniVr), Giuseppina La Vecchia (UniChieti-Pescara), Giampiero Leanza (Unict), Massimo Libra (Unict), Giancarlo Magnano di San Lio (Prorettore Unict), Luigi Vincenzo Mancini (UniRoma La Sapienza), Claudio Marchetti (UniBologna), Massimo Mattei (UniRomaTre), Paolo Mazzoleni (Unict), carmelo Giovanni Monaco (Unict), Maura Monduzzi (UniCagliari), Marco Montorsi  (Rettore Humanitas Rozzano), Giuseppe Mulone (Unict), Paolo Navalesi (UniCz), Matteo Giovanni Negro (Unict), Ferdinando Nicoletti (Unict), Karl Jurgen Oldhafer (Barmbek Asklepios Hospital Amburgo), Giuseppe Pappalardo (Unict), Pietro Pavone (Unict), Roberto Pennisi (Unict), Vincenzo Perciavalle (Unict), Giacomo Pignataro (Già rettore Unict), Giovanni Puglisi (Unict), Stefano Giovanni Puleo (Unict), Maria Alessandra Ragusa (Unict), Antonino Recca (già rettore Unict), Romilda Rizzo (Unict), Salvatore Saccone (Unict), Giovanna Schillaci (Unict), Giuseppe Sessa (Unict), Luca Vanella (Unict) e Giuseppe Vecchio (Unict). 

Fonte: qui

sabato 29 giugno 2019

LA CLASSE DIRIGENTE

Università, indagati 40 docenti per concorsi truccati: sospeso rettore di Catania –

Concorsi universitari truccati, i pm: «C’era un metodo paramafioso»

Per il rettore Francesco Basile e altri 9 professori era stato richiesto l’arresto ma il gip ha concesso solo la sospensione dal servizio. Altri 40 docenti di vari atenei italiani indagati

“….„Sospensione dal servizio per il rettore dell’Università di Catania e per nove docenti (con posizioni importanti all’interno dei dipartimenti) ritenuti – a vario titolo responsabili – dei reati di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta-  […] „Nel procedimento sono complessivamente iscritti 40 professori delle Università di Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.“
[…]  
„L’operazione della Digos, denominata “Università Bandita”, ha consentito di accertare l’esistenza di 27 concorsi truccati: 17 per professore ordinario, 4 per professore associato, 6 per ricercatore. Tra i nomi degli arrestati, spiccano quelli di Giuseppe Sessa(Medicina), Filippo Drago (Medicina),  Carmelo Monaco (Agraria), Giancarlo Magnano di San Lio (Filosofia).“


Ed ecco come si parlavano tra loro: “
Vediamo chi sono questi stronzi che dobbiamo schiacciare…”, diceva un professore indagato riferendosi agli altri candidati, parlando con un candidato che “doveva” vincere. In un’altra intercettazione uno degli indagati pronuncia la frase: “Hanno pestato la merda ora se la piangono”, commentando l’operato di un candidato che aveva presentato ricorso, che sarebbe stato minacciato di ritorsioni nei confronti della moglie, che non avrebbe mai – queste le minacce – più fatto parte di una commissione”
Un senso di stanchezza profonda prende, nemmeno si è capaci di commentare più. Cosa vuoi dire quando non mafiosi  venuti dal basso, non camorristi  della feccia sottoproletaria, o pastori sardi usi all’ abigeato, ma  rettori di università e docenti  vengono beccati ad agire come una banda organizzata di delinquenti per spartirsi  cattedre e i relativi grassi stipendiOltretutto in fondo l’abbiamo sempre saputo, che in Italia (specie nel Sud, anche se non solo) le cattedre universitarie  se le dividono così da  sempre, che truccare i concorsi è  una consuetudine.
Il punto è che il giorno prima  abbiamo appreso dell’orribile vicenda degli affidi presso Reggio Emilia, con false accuse di pedofilia e incesto a genitori innocenti  per strappar loro i figli e darli a gente che ci  lucrava – e anche ogni tanto stuprava i bambini.  Leggo di un papà che hanno fatto condannare a 11 anni di  galera , innocente.  E mica erano pastori sardi o camorristi analfabeti:  il direttore generale della AUSL Fausto Nicolini –  che è medico, assistenti sociali e  noti  psicoterapeuti laureati, un avvocato..
E  qualche settimana fa,  giudici e procuratori dell’organo di  autogoverno della Magistratura che si spartiscono sedi, tramano per difendersi dalle indagini, si pugnalano alle spalle,  fanno combutta con politici (del PD), e a vantaggio  l’uno dell’altro violano dozzine  di leggi  – quelle leggi che dovrebbero difendere.
Troppi casi in così pochi giorni.  Per non avere la sensazione di un quadro totale. Nel giro di pochi giorni  abbiamo visto che  le nostre “classi dirigenti”  vincitrici di concorsi pubblici e pagate con ottimi stipendi pubblici,   hanno  trasformato i rispettivi settori in  omologhi di Cosa NostraNon si tratta qui solo di magistrati o docenti universitari, o assistenti sociali per l’infanzia, scarsamente preparatisi tratta di personalità  ai  vertici del sistema pubblico che manifestano  la forma mentis di malviventi, che si sanno appartenenti ad una cosca  della malavita organizzata. Stesso eloquio,  stessa postura di disprezzo verso il mondo esterno, stessa violenza verbale, stessa abitualità a commettere reati, e mancanza di vergogna.
E’ un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo.  Cerco  di ricordare cosa dovrebbero avere, per essere classe dirigente.   Orgoglio professionale per le conoscenze guadagnate nel loro settore, a giudizio dei pari e senza trucchi.  Dignità personale gelosa, che si riflette anche nel linguaggio controllato, tecnicamente preciso,  colto e urbano. Ambizione e sforzo   orgoglioso di mantenere  degni dell’alta funzione  Senso del dovere verso  la comunità che li ha elevati a posti di prestigio, inseparabile dalla coscienza che la propria dignità consiste in questo servizio. Consapevolezza delle responsabilità che  hanno assunto in quei posti di potere,  rispetto per le funzioni che esercitano, senso dello Stato o di patria e  quindi, almeno ogni tanto, riferimento ad una idea del bene comune.
Abbiamo visto il contrario: egoismi, particolarismi feroci, bassezza; omertà,  trucchi  sleali,  viscida ineleganza,  nessuna  idea che ai grossi stipendi pubblici che percepiscono devono corrispondere con qualche tipo di attività degna e ben fatta. No, come  criminali, i soldi  che arraffano dallo Stato li considerano a fondo perduto –e  non si fanno  scrupolo  di aumentarseli in modi illegali.
Il denominatore comune a queste diverse cosche dei vertici dirigenziali,  sono appunto gli stipendi pubblici. I più  alti d’Europa  a  parità di funzioni.  .
Questa marcescenza ai vertici delle  funzioni pubbliche,  questa  occupazione di cattedre e di procure, di alte cariche di Stato, da parte non di  “normali” parassiti inadempienti ma di mafie e racket  attivissime   costituiti in oligarchie inamovibili, è un fenomeno che, credo, non ha eguali nel mondo civile –  e  l’evidente causa della decadenza verso l’inciviltà  il non-diritto, la non-cultura, l’analfabetismo di ritorno e la sporcizia morale  del  popolino. La funzione de-moralizzante  (nel senso proprio: di  rendere immorali) gli strati inferiori della società, quelle che Gad Lerner chiama “le classi subalterne”,  è un effetto diretto della  mancata esemplarità dei superiori: se i docenti, i medici, i rettori, i procuratori  sono questi,  la volgarità di Salvini  o di Grillo,  le violazioni della normale buona educazione , le micro-criminalità corpuscolari,  l’abbandono  scolastico come dei rifiuti  per strada, anche i graffiti sui muri che bruttano ogni angolo,  muro esterno saracinesca delle nostre città e agli occhi dello straniero ne fanno dei Bronx pericolosi,  ne sono la conseguenza  ultima.
Dovrebbe suonare l’allarme generale, e  invece silenzio. Sullo scandalo immane dei magistrati malavitosi, non più  una ulteriore intercettazione né alcuna discussione. Come ad un segnale ricevuto; le ultime informazioni risalgono al 7 giugno, poi più niente.  Se  ciò viene da una moral suasion dall’alto, non so. Se lo è, è censura, repressione, chiara volontà da parte dell’oligarchia  malavitosa di mantenersi qual è. Indegna.
Da qui una profonda stanchezza, cari lettori.
Maurizio Blondet
Fonte: qui

“VEDIAMO CHI SONO QUESTI STR**** CHE DOBBIAMO SCHIACCIARE!” - L’INCHIESTA SUI CONCORSI PILOTATI ALL’UNIVERSITÀ DI CATANIA, SVELA UN SISTEMA CHE LA PROCURA DEFINISCE “PARAMAFIOSO” 
IL "METODO" DEL RETTORE FRANCESCO BASILE: “ALLA FINE QUI SIAMO TUTTI PARENTI…” 
TRA GLI INDAGATI ANCHE IL RETTORE DE “LA SAPIENZA”, EUGENIO GAUDIO E L'EX PROCURATORE DI CATANIA VINCENZO D'AGATA...
Alfio Sciacca per il “Corriere della sera”

«Ne ho uno al giorno che viene per un problema di parentela o di... perché alla fine qua siamo tutti parenti l'Università nasce su una base cittadina abbastanza ristretta, una specie di élite culturale della città perché fino adesso sono sempre quelle le famiglie». Era questa l'idea che aveva del suo ateneo il rettore Francesco Basile. Sembrano le parole di un personaggio dei «Viceré» che, guarda caso, sono ambientali proprio in quel Monastero dei Benedettini che oggi è una delle sedi dell' università di Catania.

zuccaroZUCCARO
Spiega così le logiche «familistiche» che governano la scelta dei docenti in una delle intercettazione della Digos, nonostante la sua prima preoccupazione appena insediatosi, nel febbraio 2017, fosse stata un'accurata bonifica del suo ufficio da eventuali microspie. Come se il nuovo rettore, 62 anni, ordinario di Chirurgia e una quotidianità in sala operatoria, dovesse temere orecchie indiscrete. Forse aveva tanto da nascondere.
A cominciare dalla gestione dei consigli di amministrazione che si svolgevano con «sistemi bulgari» e le indicazioni di voto fatte circolare attraverso «pizzini» perché «io non posso chiamare al telefono, non è illegale ma...».
FRANCESCO BASILEFRANCESCO BASILE

Cautele che non sono state sufficienti ad evitare che il marcio venisse a galla svelando un sistema che il pm Raffaella Vinciguerra definisce «paramafioso», mentre il procuratore Carmelo Zuccaro parla di «desolante e squallido quadro criminale». Un contesto di tale gravità che la Procura aveva chiesto l'arresto per il rettore e nove docenti con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d' asta. Il Gip ha però accolto solo la richiesta di sospensione dai loro incarichi.

EUGENIO GAUDIOEUGENIO GAUDIO
Un «sistema sommerso con a capo il rettore» nella gestione dell' ateneo e in particolare per la selezione dei docenti «al di là di meriti e competenze». Non c'era scambio di denaro o altro, ma un rapporto di mutua assistenza per garantire il perpetuarsi della solita élite e delle solite famiglie. Rimessi in discussione gli esiti di 27 concorsi (17 per ordinario, 4 per associato e 6 per ricercatore) «costruiti con metodi sartoriali, decidendo a priori chi doveva vincere».

Fondamentale in tal senso il ruolo delle commissioni esaminatrici, spesso integrate da docenti di altri atenei. Forse questo spiega (oltre ai 46 di Catania) i 20 indagati nel resto d'Italia. Tra questi spiccano nomi di primissimo piano come il rettore de La Sapienza Eugenio Gaudio, il noto chirurgo padovano Umberto Cillo, e il rettore dell'Humanitas di Rozzano, Marco Montorsi.
Umberto CilloUMBERTO CILLO

Buona parte dei venti docenti non sanno nemmeno di essere indagati e preferiscono non fare alcun commento in attesa di capire meglio. Molto più circostanziata e grave la posizione dei dieci docenti sospesi a Catania. Seguivano logiche ferree. «Io mi sono rotto il c... per te - dice un prof - ora vieni incontro a me e vai in quella commissione». Per pilotare i concorsi veniva utilizzato ogni escamotage: «Se serve limitiamo il numero delle pubblicazioni».

Uccio BaroneUCCIO BARONE
E se poi c' erano troppi idonei la soluzione la forniva l'ex direttore del dipartimento di Scienze Politiche Uccio Barone; «Io mi faccio dare tutto l' elenco e vediamo chi sono questi str... che dobbiamo schiacciare!». Storico, con un passato nel Pd, Barone ha uno sterminato elenco di pubblicazioni, compresa una sul «Tramonto dei Gattopardi». Ieri è stato l' unico a parlare: «Sono all' estero, immagino le palate di fango. Ma resto sereno». Forse non sa che tra i concorsi su cui si indaga c' è anche quello del figlio Antonio, giovanissimo ordinario di Diritto amministrativo a Economia e Commercio.
Nell' elenco degli indagati sono finiti persino l' ex procuratore di Catania Vincenzo D' Agata e la figlia, docente di prima fascia.

Fonte: qui