9 dicembre forconi: ponte
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mercoledì 19 dicembre 2018

CAVI CORROSI E ASSENZA DI GUAINE INTORNO AI CAVI DEGLI STRALLI


SECONDO LA PERIZIA DEGLI SVIZZERI DI EMPA POTREBBE ESSERCI UN VIZIO OCCULTO DI COSTRUZIONE ALLA BASE DEL CROLLO DI VIADOTTO MORANDI 

IL CAPO PERITI DI ASPI: “CONFERMA CHE IL CEDIMENTO DEGLI STRALLI NON È LA CAUSA DEL CROLLO” 

I TEMPI DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE POTREBBERO ALLUNGARSI ANCORA

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE
toti sopralluogo ponte morandiTOTI SOPRALLUOGO PONTE MORANDI
(ITALPRESS) - Per il Ponte Morandi, la demolizione e la sua ricostruzione i tempi potrebbero essere piu' lunghi del previsto a causa delle incertezze legate sia ai progetti, sia alle perizie su cui dovrebbero lavorare gli inquirenti ma che ancora non sono arrivate a una conclusione chiara.

A dimostrazione di cio' il rinvio all'8 febbraio dell'udienza per l'incidente probatorio, che avra' al centro proprio la relazione completa dei periti, compresa quella dell'Empa di Zurigo, il laboratorio di analisi che ha studiato i detriti selezionati. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore nella perizia degli svizzeri ci sarebbero risultati non coerenti con il grado di corrosione di alcuni cavi.
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

In alcuni di questi, infatti, si sarebbe notata un'alta percentuale di idrogeno, fattore che indebolirebbe la struttura stessa dei cavi, ma al contrario di quanto si potrebbe ipotizzare non sarebbero stati trovati segni di rotture e fragilita'. Quindi la rottura dei cavi non sarebbe dovuta alla loro fragilità ma al crollo di un'altra parte strutturale del ponte.

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE-2-
(ITALPRESS) – Invece, sempre secondo il quotidiano, l'attenzione sarebbe sull'assenza di guaine intorno ai cavi degli stralli, cosa che avrebbe inciso sulla corrosione di questi ultimi. Fattore questo che si poteva verificare solo eseguendo ispezioni distruttive senza le quali "sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza". Se dovesse essere confermata questa ipotesi, quindi, il cedimento del ponte sarebbe stato impossibile da prevedere e prevenire perche' si tratterebbe di un errore di costruzione.


GENOVA: CAPO PERITI ASPI, CEDIMENTO STRALLI NON E' STATA CAUSA DEL CROLLO DEL PONTE

In relazione alle diverse interpretazioni pubblicate dalla stampa sui primi esiti delle analisi effettuate - e non ancora completate - dal laboratorio Empa di Zurigo su reperti del Ponte Morandi, il prof Giuseppe Mancini, coordinatore dei periti di Autostrade per l'Italia e professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il Politecnico di Torino, dichiara:

"E' stato scritto che dalle analisi di Zurigo emergerebbe una corrosione media del 50% dei fili che formavano gli stralli e di guaine metalliche mancanti in molti punti dei cavi. Basandomi su alcuni elementi oggettivi e di natura documentale, vorrei provare a fare chiarezza su entrambi questi temi.

Innanzitutto va sottolineato che gli esiti di Zurigo, ancorché provvisori e a uno stadio intermedio (su un totale di 3248 fili sono stati osservati e classificati per classi di resistenza solo 2383 fili) evidenziano la piena tenuta statica del Ponte: infatti, interpretando quanto riportato nella nota del laboratorio di Zurigo, con una corrosione media del 50% della totalità della sezione resistente dei fili ci sarebbe ancora un ampio margine di capacità resistente, tale da non poterne causare la rottura.

PONTE MORANDI FOTO PELLIZZA FLICKRPONTE MORANDI 
Sarebbero inoltre stati presenti fenomeni deformativi progressivi, visibili nel tempo da qualsiasi utente autostradale. Questo dato di fatto è stato confermato anche da ricostruzioni indipendenti di autorevoli esperti, che si sono espressi negli scorsi giorni in sede accademica.

PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA









Per quanto riguarda invece la mancanza di guaine sui cavi, un rapporto di monitoraggio di Spea del 2016, effettuato mediante carotaggi sugli stralli delle Pile 9 e 10, ha evidenziato la presenza delle guaine in tutte le prove diagnostiche effettuate. I reperti di Pila 9 sezionati dopo il crollo hanno dimostrato che la guaina era presente anche nei cavi primari (tranne che, come da progetto di costruzione, nella zona in corrispondenza dell’antenna). E’ comprovato dunque che le guaine ci fossero e svolgessero regolarmente la funzione di contenimento della matrice cementizia di avvolgimento dei singoli trefoli.
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVAIL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA

In attesa del completamento delle prove, vorrei sottolineare che quanto finora emerso dalle analisi di Zurigo sembrerebbe confermare che il cedimento degli stralli non sia la causa primaria del crollo del Ponte, come ho dichiarato più volte".

CROLLO PONTE GENOVA: TEMPI LUNGHI PER CANTIERI E PERIZIE. SPUNTA IPOTESI VIZIO OCCULTO
Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

ponte morandi genova 1PONTE MORANDI GENOVA




Le dichiarazioni ufficiali sono tranquillizzanti, ma i lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi potrebbero non entrare nel vivo così presto: i progetti sono ancora sostanzialmente allo stadio preliminare. Questo incide anche sui tempi dell’inchiesta della Procura. Nella quale si sta affacciando per la prima volta concretamente anche l’ipotesi che il crollo del 14 agosto possa essere stato dovuto a un vizio di costruzione che non poteva essere noto ad Autostrade per l’Italia (Aspi).

Tempi e perizie
Che i tempi possano essere lunghi è dimostrato da un fatto oggettivo: stamattina l’udienza per l’incidente probatorio in corso si è chiusa con un rinvio all’8 febbraio. E questo rinvio è meramente interlocutorio: il punto è che nessuno sa con esattezza quando i periti nominati dalla Procura subito dopo il crollo consegneranno la loro relazione, finora attesa per metà gennaio.
vivere sotto una cupa minaccia il reportage di michele guyot borg sul ponte morandi di genova 6VIVERE SOTTO UNA CUPA MINACCIA IL REPORTAGE DI MICHELE GUYOT BORG SUL PONTE MORANDI DI GENOVA

Perché ora quest’incertezza? A prima vista, sembra strana, visto che sabato sera è arrivata anche la perizia del laboratorio Empa di Zurigo, che ha analizzato i materiali dei reperti selezionati dai periti e il loro grado di corrosione.

In realtà, al netto del fatto che la perizia è scritta in tedesco e va tradotta in italiano con la massima cura, il grado di corrosione non dice tutto. Tanto più che alcuni risultati appaiono incoerenti. Per esempio, è stato riscontrato in alcuni cavi di acciaio degli stralli un tenore di idrogeno molto alto, che di per sé renderebbe fragili i cavi stessi. Però non sono stati trovati segni di loro rotture fragili e, anzi, è stata registrata un’altissima resistenza meccanica. In altre parole, se i cavi si sono rotti, non sarebbe stato perché hanno ceduto (magari per corrosione), ma solo perché sarebbero stati sottoposti a uno stress eccezionale come quello dovuto al cedimento di un’altra parte strutturale del viadotto.
IL PONTE MORANDI DI GENOVA E CHI CI VIVE ACCANTOIL PONTE MORANDI DI GENOVA E CHI CI VIVE ACCANTO

Resta da valutare con attenzione quanto il laboratorio svizzero ha trovato sul cosiddetto reperto 132, una parte di strallo su cui da ottobre si è appuntata l’attenzione di magistrati, investigatori e avvocati. La prima impressione è che le analisi non siano esaustive.

Per avere certezze, dunque, occorre che i periti ricostruiscano la cinematica del crollo. Cioè che si capisca dove si è innescato. Per arrivarci, occorre visionare con molta attenzione i video acquisiti dalla Procura e riscontrare le loro risultanze non solo con quelle delle perizie dell’Empa, ma anche con accurate ispezioni sulle parti del viadotto rimaste in piedi.

ponte MorandiPONTE MORANDI
La demolizione
Qui si vede l’ingorgo che rischia di rallentare tutto. Per fare quest’ispezione occorre mettere in sicurezza i monconi. Soprattutto quello est, dove ci sono le pile ancora in piedi (la 10 e la 11) e i relativi stralli: servirà costruire torri che reggano la struttura e sulle quali i periti potranno operare.

Per tirare su le torri, serve non solo la clemenza del meteo (cosa non scontata, visto che è inverno), ma anche un progetto ben definito. E invece, secondo fonti processuali, risulta che si sia ancora allo stadio preliminare.
ponte MorandiPONTE MORANDI

Ecco i motivi per i quali i periti non hanno ancora saputo indicare un termine certo entro cui depositeranno la loro relazione.

La ricostruzione
Allo stadio preliminare sono anche i progetti di ricostruzione. Qualcuno parla anche di «progetti al buio». Espressione forse eccessiva, ma che dà l’idea di quanto sia complicato il lavoro da fare. E di quanto in questi mesi si sia giocato con le parole.
ponte MorandiPONTE MORANDI



A cominciare da quelle dell’amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, che provò a spezzare la tenzione della sua prima conferenza stampa dopo il crollo (sabato 18 agosto, a quattro giorni dalla tragedia ) dicendo che la sua società aveva già pronta la progettazione del nuovo ponte e che ne andavano solo limati alcuni aspetti.

Ora che il decreto Genova ha estromesso Aspi dalla ricostruzione, si pone anche il problema di scegliere a chi affidare i lavori, rispettando anche equilibri economico-finanziari-politici che vanno oltre la vicenda del Ponte Morandi. Ci sono anche da valutare infiniti aspetti legali, tra cui il ricorso preannunciato dalla stessa Aspi.

FABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCIFABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCI
Il vizio occulto
Una delle poche certezze che sembrano arrivare dalla perizia Empa è l’assenza di guaine protettive attorno ai cavi degli stralli. Ciò avrebbe favorito la corrosione.

ponte MorandiPONTE MORANDI









Però le guaine sono elementi interni alla delicata struttura di uno strallo. Controllarne lo stato significa eseguire prove distruttive. Quindi, a quanto pare, sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza, che a questo punto potrebbe essere dovuta a un errore di costruzione o a una scelta progettuale non evidenziata sinora.

Ciò potrebbe corroborare la tesi di Aspi secondo cui il 14 agosto è accaduto un evento imprevedibile. Ma per verificare questa tesi, così come quelle dell’accusa, ci vorrà ancora molto tempo.

Fonte: qui

sabato 8 dicembre 2018

LA RICOSTRUZIONE DI PONTE MORANDI PARTIRÀ IL 31 MARZO


IL SINDACO-COMMISSARIO MARCO BUCCI HA CONSEGNATO IL PROGETTO DI DEMOLIZIONE DEL VIADOTTO E HA ANNUNCIATO LA DATA DI INIZIO DEI LAVORI. DEMOLIZIONI A PARTIRE DAL 15 DICEMBRE”

SU 256 ABITAZIONI SARANNO ABBATTUTI 100 APPARTAMENTI


"Il progetto di demolizione dei monconi dell'ex Morandi è fatto in modo tale da poter far partire la ricostruzione il 31 marzo 2019". Lo ha detto il sindaco-commissario Marco Bucci questo pomeriggio dopo aver consegnato il progetto di demolizione alla procura. Bucci non ha escluso però la contemporaneità dei due cantieri. "Sarà un progetto firmato da 10 aziende", ha evidenziato.

"E' un progetto solido - ha detto -, è quello che vogliamo. Credo farà un'ottima impressione al procuratore. Sono convinto che il 15 dicembre potremo iniziare a demolire".

La demolizione di ponte Morandi - ha spiegato - avverrà attraverso un mix di smontaggio meccanico e uso di esplosivo. "Una porzione, la parte ovest, sarà smantellata attraverso smontaggio pezzo per pezzo - ha detto Bucci -, una porzione del lato est sarà invece demolita con l'esplosivo".

"Saranno almeno 100 gli appartamenti che verranno abbattuti su 256 abitazioni sfollate. Poi vedremo se ce ne saranno altri", ha detto Bucci uscendo da palazzo dopo avere depositato il piano di demolizione del ponte.

Fonte: qui

mercoledì 14 novembre 2018

“LA DEMOLIZIONE DI PONTE MORANDI COMINCERÀ IL 15 DICEMBRE”

domenica 4 novembre 2018

AL PROCESSO CI SAREBBE GIÀ LA PROVA DELLA CORROSIONE DELL'ACCIAIO NEGLI STRALLI. MA DÀ UNA NOTIZIA: ''NON C'È ANCORA UN PIANO PER LA DEMOLIZIONE. LA PROCURA NON C'ENTRA NIENTE COL RITARDO''


IL TESTIMONE: ''IL PONTE MORANDI FORSE È COLLASSATO PERCHÉ UN TIR HA PERSO UNA BOBINA D'ACCIAIO DA 3,5 TONNELLATE. A 60 KM/H È COME UNA CANNONATA''. IL PROCURATORE COZZI NON COMMENTA

"PONTE, DEMOLIZIONE FERMA E NON È L' INCHIESTA A BLOCCARLA"
Estratti dall'intervista di Marco Lignana per ''la Repubblica''

(...)

Procuratore, sono passati oltre due mesi e mezzo dalla tragedia di Genova. A che punto siete?
Franco CozziFRANCO COZZI
«Abbiamo raccolto 60 terabyte di dati (più o meno lo spazio virtuale occupato da 400 milioni di foto, ndr) fra documenti scansionati, materiale digitale, sms, mail, corrispondenze di ogni tipo. Ora li stiamo elaborando».

E per farlo state trattando l' acquisto di un software dell' Fbi.
«Dal primo giorno di inchiesta avevo detto che non avremmo lesinato sulle risorse. Lo dobbiamo alle 43 vittime della tragedia. Ci serve un programma che sappia mettere in relazione questa mole immensa di materiale».

Che avrebbe potuto essere ancora più ingente se la maggioranza dei 21 indagati, fra Autostrade, la controllata Spea e ministero, non avesse fatto scena muta davanti ai pm Terrile e Cotugno...
«Ma qualcuno a sorpresa ha risposto e dato informazioni utili. Tanti altri indagati, è vero, non le hanno date affatto. Poi però ci sono i testimoni, le persone informate sui fatti, che devono rispondere per forza».
PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA

(...)
Per tanti genovesi è il vostro sequestro a bloccare la demolizione.
«E allora sono costretto a far notare che stiamo ancora aspettando un piano di demolizione. Per ora nessuno ci ha mandato niente. Noi chiediamo solo che, quando il ponte verrà demolito, si tenga conto delle nostre esigenze. Ma se venisse deciso che il viadotto va abbattuto domani, certo non ci opporremo».

La nomina del sindaco Bucci a commissario per la ricostruzione non ha accelerato i tempi?
«Non direi. E questo nonostante la evidente buona volontà e il lavoro che svolgono tutti i giorni le autorità locali. Anzi, ormai sto pensando all' eventualità che si debba incaricare un perito ad hoc, nel caso l' incidente probatorio finisca prima della demolizione.
Perché un perito dovrà esserci per forza mentre lo buttano giù».

ponte morandiPONTE MORANDI
(...)


PONTE, FOLLE IPOTESI SUL CROLLO «UNA BOBINA PERSA DA UN TIR»
Lodovica Bulian per ''il Giornale''
bobina d acciaio su tirBOBINA D ACCIAIO SU TIR

Non ci sono più solo gli stralli usurati, che fino a ora erano la principale pista nelle indagini sulle cause del crollo del ponte Morandi. Sul tavolo della Procura è arrivata un' altra ipotesi, consegnata da un ingegnere sentito dai magistrati come persona informata sui fatti: un rotolo di acciaio, caduto da un camion passato sul viadotto pochi secondi prima del crollo, potrebbe avere causato il disastro.

i danni che puo fare una bobina d acciaio vaganteI DANNI CHE PUO FARE UNA BOBINA D ACCIAIO VAGANTE
Almeno secondo Agostino Marioni, ingegnere ex presidente della società Alga che si occupò dei lavori di rinforzo della pila 11 - quella venuta giù il 14 agosto era la numero 9 - nel '93. «In un primo momento avevo pensato che la causa del crollo del ponte Morandi fosse la corrosione degli stralli - ha raccontato ai pm - Poi vedendo alcuni video ho iniziato a ipotizzare che a far collassare il viadotto potrebbe essere stata la caduta del rotolo di acciaio trasportato dal camion passato pochi secondi prima».
i danni che puo fare una bobina d acciaio vaganteI DANNI CHE PUO FARE UNA BOBINA D ACCIAIO VAGANTE




Secondo i calcoli portati dall' ingegnere ai magistrati «se il tir, che viaggiava a una velocità di circa 60 chilometri orari, avesse perso il rotolo che pesa 3,5 tonnellate avrebbe sprigionato una forza cinetica pari a una cannonata. Verificarlo è semplice: basta controllare se sulla bobina ci sono tracce di asfalto».

bobine d acciaioBOBINE D ACCIAIO
Marioni ha ricordato che 25 anni fa, quando si decise di rinforzare la pila 11, «anche la 9 e la 10 presentavano qualche problema ma in misura minore, di poco rilievo». Allora Autostrade, ha spiegato, decise di eseguire i lavori sulla 11 perché era la più critica: «Aveva problemi di corrosione legati a un difetto costruttivo. I cavi all' interno degli stralli di quella pila non vennero sistemati bene per cui il calcestruzzo non li aveva perfettamente avvolti. Per questo si sono corrosi».

La pista della bobina caduta dal tir andrà verificata. Eppure i periti nominati dal gip avrebbero già individuato la prova regina del livello di corrosione degli stralli che starebbe alla base del crollo: si tratta del reperto 132, che mostrerebbe un avanzato stato di corrosione dei cavi di acciaio all' interno dello strallo di cemento armato crollato del ponte Morandi. Non solo. Insieme con i consulenti della procura, hanno individuato altri due reperti da fare analizzare in un laboratorio svizzero già la prossima settimana.

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
Si tratterebbe di una porzione dell' impalcato e delle «antenne», la parte superiore della struttura. In laboratorio verranno esaminati i materiali con cui sono state costruite e il loro stato di degrado.

E mentre lunedì e martedì in procura verranno interrogati gli ingegneri della Spea, indagati con altre 19 persone, ieri il cardinale Bagnasco ha celebrato la messa a poche centinaia di metri dal ponte.

Quindi ha deposto un mazzo di fiori sul moncone: «Genova si muove e non sta ad aspettare».

Fonte: qui