9 dicembre forconi: ipotesi
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giovedì 18 aprile 2019

UN BUG INFORMATICO POTREBBE AVER SEGNALATO IL PRIMO FUOCO IN UN PUNTO SBAGLIATO DELLA CATTEDRALE DI NOTRE DAME, FACENDO PERDERE TEMPO AGLI AGENTI E LASCIANDO ALLE FIAMME IL TEMPO DI DIVAMPARE

UNA SECONDA IPOTESI PIÙ INQUIETANTE: POTREBBERO ESSERCI STATI DIVERSI FOCOLAI, RIAPRENDO IN QUESTO CASO L'IPOTESI DELLA PISTA CRIMINALE 

LA DITTA CHE ESEGUE I LAVORI SOSTIENE CHE…
Francesca Pierantozzi per “il Messaggero”

la cattedrale di notre dame dopo l incendio 9LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DOPO L INCENDIO 9
Cercano un cerino in mezzo ai resti di una cattedrale, un mozzicone di sigaretta, la cannella di una fiamma ossidrica, o magari le tracce chimiche di un combustile, White Spirit, benzina: i tecnici del laboratorio centrale della prefettura di Parigi stanno cominciando a lavorare tra le macerie di Notre Dame , anche se non possono ancora avanzare fino al cuore della cattedrale.

la cattedrale di notre dame dopo l incendioLA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DOPO L'INCENDIO






«Per fortuna non ci sono vittime, questo significa che possiamo concentrarci subito sulle cause dell'incidente» ha detto ieri una fonte vicina all'inchiesta. La pista dell' incidente resta sempre quella privilegiata, ma ripetono tutti - «nessuna ipotesi è scartata». La prima cosa da trovare è dove tutto è cominciato. «Difficile, difficilissimo, ma non impossibile» ha commentato ieri all'agenzia Reuter Benjamin Gayrard, segretario generale della polizia scientifica.

la cattedrale di notre dame dopo l incendio 8LA CATTEDRALE DI NOTRE DAME DOPO L'INCENDIO
Tutto converge verso un punto nascosto alla base della guglia ormai carbonizzata, al lato sud, verso la Senna. In mezzo ai ponteggi del cantiere di restauro cominciato nel luglio scorso. Si pensa che lì sotto sia partita la scintilla del disastro, più in basso delle capriate di quercia. Quanto tempo il fuoco ha covato prima di attaccare il legno della struttura? La domanda ne porta con sé un' altra. Perché un segnalatore di fumo ha fatto scattare un allarme informatico alle 18 e 20 di lunedì? Un agente della sicurezza si è recato sul posto in cui avrebbe dovuto esserci un problema e non ha trovato nulla di sospetto.

NESSUN SEGNALE
incendio notre dame parigi 3INCENDIO NOTRE DAME PARIGI




Nulla, né fiamme, né fumo, né odore di bruciato. 23 minuti dopo, è scattato un secondo allarme, questa volta in un punto diverso, un po' più lontano, a livello delle capriate di legno, e questa volta l' agente si trova davanti a fiamme già alte. È ormai troppo tardi. Un bug informatico potrebbe aver segnalato il primo fuoco in un punto sbagliato della cattedrale? O, ancora più inquietante, potrebbero esserci stati diversi focolai, riaprendo in questo caso l' ipotesi della pista criminale?

incendio notre dame parigi 12INCENDIO NOTRE DAME PARIGI 
Gli inquirenti continuano a ritenere più probabile un incidente, una fatalità o un errore umano, un cortocircuito (ben due ascensori erano stati installati sui ponteggi che avviluppavano la guglia), una sigaretta spenta male, un punto caldo provocato magari da una saldatura.

ESCLUSE RESPONSABILITÀ
La ditta responsabile dei ponteggi, Le Bras Frères, un'azienda familiare specializzata nel restauro di monumenti storici, esclude qualsiasi responsabilità. «Lunedì, l'ultimo dei dodici operai al lavoro sulla cattedrale, ha lasciato il cantiere alle 17 e 50 ha spiegato ieri un portavoce dell'azienda Tutto è stato fatto nel rispetto delle procedure e regolarmente annotato nei quaderni dei lavori: togliere l'elettricità, spegnere gli interruttori, chiudere la porta a chiave e consegnare le chiavi in sacrestia. E inoltre, lunedì, non era stato compiuto nessun lavoro di saldatura».
incendio notre dame parigi 13INCENDIO NOTRE DAME PARIGI 

In attesa di poter lavorare tra i resti delle capriate e della guglia che si trovano nella parte ancora non in sicurezza della cattedrale, gli inquirenti hanno cominciato a interrogare tutte le persone presenti dentro la cattedrale lunedì pomeriggio. L'obiettivo è «analizzare tutti i movimenti e se possibile anche tutti i gesti di chi era lì».

Nonostante la distruzione della scena del delitto la procura di Parigi assicura che «si arriverà alla verità». «Anche quando avremo trovato il punto esatto in cui l' incendio è cominciato, analizzeremo come si è propagato. Non ci accontenteremo di una spiegazione basata su idee preconcette». Ovvero: fino all' ultimo l'ipotesi criminale non sarà scartata.

incendio notre dame parigi 10INCENDIO NOTRE DAME PARIGI 
Stabilire responsabilità servirà comunque a poco dal punto di vista dei risarcimenti assicurativi. Ieri una fonte del governo ha confermato al Parisien che «Notre Dame non è assicurata». Lo Stato proprietario della cattedrale - non è infatti tenuto ad assicurare tutti i suoi beni e potrebbe al massimo rivalersi sulle società che stavano lavorando ai restauri. Ma anche il massimo degni indennizzi (in questi casi qualche milione di euro) sarebbe comunque irrisorio rispetto ai costi della ricostruzione.

Fonte: qui

mercoledì 19 dicembre 2018

CAVI CORROSI E ASSENZA DI GUAINE INTORNO AI CAVI DEGLI STRALLI


SECONDO LA PERIZIA DEGLI SVIZZERI DI EMPA POTREBBE ESSERCI UN VIZIO OCCULTO DI COSTRUZIONE ALLA BASE DEL CROLLO DI VIADOTTO MORANDI 

IL CAPO PERITI DI ASPI: “CONFERMA CHE IL CEDIMENTO DEGLI STRALLI NON È LA CAUSA DEL CROLLO” 

I TEMPI DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE POTREBBERO ALLUNGARSI ANCORA

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE
toti sopralluogo ponte morandiTOTI SOPRALLUOGO PONTE MORANDI
(ITALPRESS) - Per il Ponte Morandi, la demolizione e la sua ricostruzione i tempi potrebbero essere piu' lunghi del previsto a causa delle incertezze legate sia ai progetti, sia alle perizie su cui dovrebbero lavorare gli inquirenti ma che ancora non sono arrivate a una conclusione chiara.

A dimostrazione di cio' il rinvio all'8 febbraio dell'udienza per l'incidente probatorio, che avra' al centro proprio la relazione completa dei periti, compresa quella dell'Empa di Zurigo, il laboratorio di analisi che ha studiato i detriti selezionati. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore nella perizia degli svizzeri ci sarebbero risultati non coerenti con il grado di corrosione di alcuni cavi.
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

In alcuni di questi, infatti, si sarebbe notata un'alta percentuale di idrogeno, fattore che indebolirebbe la struttura stessa dei cavi, ma al contrario di quanto si potrebbe ipotizzare non sarebbero stati trovati segni di rotture e fragilita'. Quindi la rottura dei cavi non sarebbe dovuta alla loro fragilità ma al crollo di un'altra parte strutturale del ponte.

CROLLO PONTE: TRA LE IPOTESI VIZIO DI COSTRUZIONE-2-
(ITALPRESS) – Invece, sempre secondo il quotidiano, l'attenzione sarebbe sull'assenza di guaine intorno ai cavi degli stralli, cosa che avrebbe inciso sulla corrosione di questi ultimi. Fattore questo che si poteva verificare solo eseguendo ispezioni distruttive senza le quali "sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza". Se dovesse essere confermata questa ipotesi, quindi, il cedimento del ponte sarebbe stato impossibile da prevedere e prevenire perche' si tratterebbe di un errore di costruzione.


GENOVA: CAPO PERITI ASPI, CEDIMENTO STRALLI NON E' STATA CAUSA DEL CROLLO DEL PONTE

In relazione alle diverse interpretazioni pubblicate dalla stampa sui primi esiti delle analisi effettuate - e non ancora completate - dal laboratorio Empa di Zurigo su reperti del Ponte Morandi, il prof Giuseppe Mancini, coordinatore dei periti di Autostrade per l'Italia e professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso il Politecnico di Torino, dichiara:

"E' stato scritto che dalle analisi di Zurigo emergerebbe una corrosione media del 50% dei fili che formavano gli stralli e di guaine metalliche mancanti in molti punti dei cavi. Basandomi su alcuni elementi oggettivi e di natura documentale, vorrei provare a fare chiarezza su entrambi questi temi.

Innanzitutto va sottolineato che gli esiti di Zurigo, ancorché provvisori e a uno stadio intermedio (su un totale di 3248 fili sono stati osservati e classificati per classi di resistenza solo 2383 fili) evidenziano la piena tenuta statica del Ponte: infatti, interpretando quanto riportato nella nota del laboratorio di Zurigo, con una corrosione media del 50% della totalità della sezione resistente dei fili ci sarebbe ancora un ampio margine di capacità resistente, tale da non poterne causare la rottura.

PONTE MORANDI FOTO PELLIZZA FLICKRPONTE MORANDI 
Sarebbero inoltre stati presenti fenomeni deformativi progressivi, visibili nel tempo da qualsiasi utente autostradale. Questo dato di fatto è stato confermato anche da ricostruzioni indipendenti di autorevoli esperti, che si sono espressi negli scorsi giorni in sede accademica.

PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA









Per quanto riguarda invece la mancanza di guaine sui cavi, un rapporto di monitoraggio di Spea del 2016, effettuato mediante carotaggi sugli stralli delle Pile 9 e 10, ha evidenziato la presenza delle guaine in tutte le prove diagnostiche effettuate. I reperti di Pila 9 sezionati dopo il crollo hanno dimostrato che la guaina era presente anche nei cavi primari (tranne che, come da progetto di costruzione, nella zona in corrispondenza dell’antenna). E’ comprovato dunque che le guaine ci fossero e svolgessero regolarmente la funzione di contenimento della matrice cementizia di avvolgimento dei singoli trefoli.
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVAIL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA

In attesa del completamento delle prove, vorrei sottolineare che quanto finora emerso dalle analisi di Zurigo sembrerebbe confermare che il cedimento degli stralli non sia la causa primaria del crollo del Ponte, come ho dichiarato più volte".

CROLLO PONTE GENOVA: TEMPI LUNGHI PER CANTIERI E PERIZIE. SPUNTA IPOTESI VIZIO OCCULTO
Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

ponte morandi genova 1PONTE MORANDI GENOVA




Le dichiarazioni ufficiali sono tranquillizzanti, ma i lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi potrebbero non entrare nel vivo così presto: i progetti sono ancora sostanzialmente allo stadio preliminare. Questo incide anche sui tempi dell’inchiesta della Procura. Nella quale si sta affacciando per la prima volta concretamente anche l’ipotesi che il crollo del 14 agosto possa essere stato dovuto a un vizio di costruzione che non poteva essere noto ad Autostrade per l’Italia (Aspi).

Tempi e perizie
Che i tempi possano essere lunghi è dimostrato da un fatto oggettivo: stamattina l’udienza per l’incidente probatorio in corso si è chiusa con un rinvio all’8 febbraio. E questo rinvio è meramente interlocutorio: il punto è che nessuno sa con esattezza quando i periti nominati dalla Procura subito dopo il crollo consegneranno la loro relazione, finora attesa per metà gennaio.
vivere sotto una cupa minaccia il reportage di michele guyot borg sul ponte morandi di genova 6VIVERE SOTTO UNA CUPA MINACCIA IL REPORTAGE DI MICHELE GUYOT BORG SUL PONTE MORANDI DI GENOVA

Perché ora quest’incertezza? A prima vista, sembra strana, visto che sabato sera è arrivata anche la perizia del laboratorio Empa di Zurigo, che ha analizzato i materiali dei reperti selezionati dai periti e il loro grado di corrosione.

In realtà, al netto del fatto che la perizia è scritta in tedesco e va tradotta in italiano con la massima cura, il grado di corrosione non dice tutto. Tanto più che alcuni risultati appaiono incoerenti. Per esempio, è stato riscontrato in alcuni cavi di acciaio degli stralli un tenore di idrogeno molto alto, che di per sé renderebbe fragili i cavi stessi. Però non sono stati trovati segni di loro rotture fragili e, anzi, è stata registrata un’altissima resistenza meccanica. In altre parole, se i cavi si sono rotti, non sarebbe stato perché hanno ceduto (magari per corrosione), ma solo perché sarebbero stati sottoposti a uno stress eccezionale come quello dovuto al cedimento di un’altra parte strutturale del viadotto.
IL PONTE MORANDI DI GENOVA E CHI CI VIVE ACCANTOIL PONTE MORANDI DI GENOVA E CHI CI VIVE ACCANTO

Resta da valutare con attenzione quanto il laboratorio svizzero ha trovato sul cosiddetto reperto 132, una parte di strallo su cui da ottobre si è appuntata l’attenzione di magistrati, investigatori e avvocati. La prima impressione è che le analisi non siano esaustive.

Per avere certezze, dunque, occorre che i periti ricostruiscano la cinematica del crollo. Cioè che si capisca dove si è innescato. Per arrivarci, occorre visionare con molta attenzione i video acquisiti dalla Procura e riscontrare le loro risultanze non solo con quelle delle perizie dell’Empa, ma anche con accurate ispezioni sulle parti del viadotto rimaste in piedi.

ponte MorandiPONTE MORANDI
La demolizione
Qui si vede l’ingorgo che rischia di rallentare tutto. Per fare quest’ispezione occorre mettere in sicurezza i monconi. Soprattutto quello est, dove ci sono le pile ancora in piedi (la 10 e la 11) e i relativi stralli: servirà costruire torri che reggano la struttura e sulle quali i periti potranno operare.

Per tirare su le torri, serve non solo la clemenza del meteo (cosa non scontata, visto che è inverno), ma anche un progetto ben definito. E invece, secondo fonti processuali, risulta che si sia ancora allo stadio preliminare.
ponte MorandiPONTE MORANDI

Ecco i motivi per i quali i periti non hanno ancora saputo indicare un termine certo entro cui depositeranno la loro relazione.

La ricostruzione
Allo stadio preliminare sono anche i progetti di ricostruzione. Qualcuno parla anche di «progetti al buio». Espressione forse eccessiva, ma che dà l’idea di quanto sia complicato il lavoro da fare. E di quanto in questi mesi si sia giocato con le parole.
ponte MorandiPONTE MORANDI



A cominciare da quelle dell’amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, che provò a spezzare la tenzione della sua prima conferenza stampa dopo il crollo (sabato 18 agosto, a quattro giorni dalla tragedia ) dicendo che la sua società aveva già pronta la progettazione del nuovo ponte e che ne andavano solo limati alcuni aspetti.

Ora che il decreto Genova ha estromesso Aspi dalla ricostruzione, si pone anche il problema di scegliere a chi affidare i lavori, rispettando anche equilibri economico-finanziari-politici che vanno oltre la vicenda del Ponte Morandi. Ci sono anche da valutare infiniti aspetti legali, tra cui il ricorso preannunciato dalla stessa Aspi.

FABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCIFABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCI
Il vizio occulto
Una delle poche certezze che sembrano arrivare dalla perizia Empa è l’assenza di guaine protettive attorno ai cavi degli stralli. Ciò avrebbe favorito la corrosione.

ponte MorandiPONTE MORANDI









Però le guaine sono elementi interni alla delicata struttura di uno strallo. Controllarne lo stato significa eseguire prove distruttive. Quindi, a quanto pare, sarebbe stato impossibile accorgersi della loro assenza, che a questo punto potrebbe essere dovuta a un errore di costruzione o a una scelta progettuale non evidenziata sinora.

Ciò potrebbe corroborare la tesi di Aspi secondo cui il 14 agosto è accaduto un evento imprevedibile. Ma per verificare questa tesi, così come quelle dell’accusa, ci vorrà ancora molto tempo.

Fonte: qui