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martedì 23 luglio 2019
venerdì 1 marzo 2019
TONINELLI HA ASSUNTO NELLA SEGRETERIA DEL MINISTERO DEI TRASPORTI UN AMICO: DOVRÀ STUDIARE I DOSSIER E FARE DA FILTRO PER I SUOI APPUNTAMENTI
MASSIMO CASIRAGHI, 34 ANNI, È STATO CANDIDATO SINDACO DI LODI E NEL CURRICULUM VANTA UN IMPIEGO COME BARISTA: TRA LE MANSIONI CHE AVEVA ANCHE LA CHIUSURA DELLA CASSA, MAGARÌ PUÒ FAR COMODO A TONTINELLI PER L’ANALISI COSTI-BENEFICI…
Pasquale Napolitano per “il Giornale”
Dagli scontrini dei caffè all'analisi costi-benefici sulla Tav: il passo è breve. Grazie al governo del cambiamento. Il ministro (blocca-opere) delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli assume nella segreteria del Mit un ex barista (amico): contratto di tre anni per studiare dossier e fare da filtro per gli appuntamenti del ministro grillino.
Il compenso non è pubblico ma basta recuperare gli stipendi dei collaboratori delle segreterie degli altri componenti dell'esecutivo Conte: la somma oscilla tra i 25mila e 45mila euro l'anno. Ovviamente, l'ex barista piazzato da Toninelli potrebbe svolgere le mansioni anche a titolo gratuito. Ma questo è un aspetto che solo il diretto interessato potrà chiarire. A firmare il decreto di nomina è stato Gino Scaccia, capo di gabinetto del ministro.
Massimo Casiraghi, 34 anni, si candida ad essere l'ultimo miracolato della rivoluzione grillina: passato dai banconi di una caffetteria alla scrivania di un ministero di peso del governo. Spulciando le due pagine di curriculum, consegnate nelle mani dei funzionari degli uffici del ministero Infrastrutture, saltano fuori due informazioni interessanti. La prima: Casiraghi prima di assumere l'incarico non aveva avuto altre esperienze ai vertici della Pubblica amministrazione.
Mentre può vantare, in passato, un impegno come capo barista in una caffetteria londinese. Tra le mansioni la gestione del bar, l'avviamento del personale (come si preparano caffè e colazione) e la chiusura della cassa. Quest'ultima attività, magari, sarà stata utile al ministro Toninelli, quando avrà studiato il dossier costi-benefici sulla Tav. Certamente, Casiraghi avrà avuto più confidenza con i numeri, rispetto al capo ministro. E sarà stato un prezioso consulente per comprendere le cifre (vere) dello studio sull'alta velocità.
Dopo il lavoro come barista, lo staffista di Toninelli si è specializzato in grafica e comunicazione. Esperienza che gli ha consentito di incrociare il M5S. Al lavoro ha, dunque, abbinato la politica: l'ex barista nel 2017 ha tentato, senza successo, la corsa a sindaco di Lodi. Va ricordato, inoltre, che la candidatura del braccio destro di Toninelli, fu imposta dai vertici del M5s, senza alcuna consultazione. Avventura che però si rivelò fallimentare: Casiraghi non arrivò nemmeno al ballottaggio. Ma la campagna elettorale cambiò la vita dell'ex barista: il Comune di Lodi rientra nel collegio elettorale, dove sia nel 2018 che alle ultime politiche è stato eletto Toninelli. E dunque grazie alla candidatura avvenne l'incontro con uno degli uomini più vicini a Luigi di Maio. La nascita del governo Lega-Cinque stelle ha portato Toninelli alla guida del ministero delle Infrastrutture. E Casiraghi al suo fianco. Caffè e tazzine sono ormai un vecchio ricordo per l'ultimo trombato della casta grillina. Fonte: qui
venerdì 7 dicembre 2018
IL MINISTRO SNOBBA UN CONVEGNO CGIL E I SINDACALISTI LO SOSTITUISCONO CON UN CARTONATO
RISPETTO A QUELLO ORIGINALE, E' AL CENTO PER CENTO IMMUNE DA QUALSIASI GAFFE E MATERIALI AFFINI...
RooS. per “il Giornale”
C'è un Toninelli Danilo che non fa gaffe, e non è una fake news.
È stato carabiniere pure lui, Toninelli Danilo appunto, poi assicuratore. Ma ora, da ministro delle Infrastrutture che sa il fatto suo, monitora di continuo gallerie e trafori, come ha spiegato ieri al question time, e non incorrerà mai più nell' ingenua visione che dette imperituro lustro alla sua figura.
Quando esordì da ministro spiegando a noi incolti: «Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma, il tunnel del Brennero?». Poveri noi, che non lo sapevamo. E povero Brennero, ancora non percorso da nessun tunnel da Innsbruck a Fortezza, ma solo da ponti.
Ponti, si sa, che hanno sempre affascinato il ministro, già toccato nel vivo dalla tragedia di Genova, quando ammise davanti alla moglie, e alle telecamere, di «lavorare 18 ore al giorno». Non senza farsi postare in foto con famiglia al mare per un breve riposino e quindi dai monitor di Vespa con sorrisino ebete davanti al famoso plastico del ponte nuovo sul Polcevera. Un ponte, quello sognato da Toninelli Danilo, che «sarà un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocare, possono mangiare...».
Più che sognatore, un innovatore e un rivoluzionario, dunque. Che immagina ponti restituiti alle consuete frotte di bimbi gioiosi e famiglie in gita. Ma anche un solido costruttore da tempi di pace, uno che ha giurato a Genova di aver dato tutto, proprio tutto. Così che «penso che in pochi mesi o al massimo anni tornerà a essere più forte di prima».
Un mese, un anno, un istante. Che cosa sono di fronte al nulla che pervade? All' immeritata fama di gaffeur che lo perseguita, al punto da fargli intitolare sul Web una scala Toninelli, unità di misura «per figure di merda». Mai più nulla, di tutto ciò. Il merito di un Danilo Toninelli che si rovescia nel suo antagonista, nell' apoteosi del suo contrario, va a un gruppo di sindacalisti napoletani della Fillea Cgil (lavoratori del legno, edilizia, industrie affini ed estrattive). In virtù della loro capacità, appunto, gli operai hanno saputo estrarre il meglio dal ministro, invitato l' altro giorno a un convegno sul futuro dell' edilizia.
Toninelli da personcina educata ha fatto sapere per tempo di non poter intervenire, per i troppi impegni arretrati. E loro, si può immaginare sollevati o quasi, lo hanno sostituito in platea con una sagoma di cartone. Rispetto a quella originale, di sagoma, al 100 per cento immune. Da qualsiasi cazzata e materiali affini.
Fonte: qui
giovedì 6 dicembre 2018
TONINELLI CONGELA GLI APPALTI GIÀ FINANZIATI. ''LA FRANCIA È D'ACCORDO, ASPETTIAMO L'ANALISI COSTI-BENEFICI''.
DI MAIO IN REALTÀ APRE: ''TERREMO CONTO SE L'OPERA È INIZIATA O NO. COME CON TAP E ILVA, NON CI BUTTIAMO IN UN VESPAIO'', OVVERO CONTENZIOSI INFINITI
TAV:DI MAIO,TERREMO CONTO SE OPERE SONO INIZIATE O NO
TAV: SALVINI, ANALISI COSTI BENEFICI? NON FACCIO INGEGNERE
TAV, IL GOVERNO CONGELA GLI APPALTI GIÀ FINANZIATI - IL MINISTRO TONINELLI: IN ACCORDO CON LA FRANCIA LE GARE SLITTANO AL 2019 - CHIAMPARINO: «IL TEMPO È GIÀ SCADUTO»
Una sottolineatura che ha mandato su tutte le furie il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, da sempre favorevole alla Tav, che ha rilasciato la seguente dichiarazione. «La speranza che le parole del ministro Toninelli fossero foriere di una apertura del governo nell' incontro sulla Tav a Palazzo Chigi è subito sfumata».
“FATE IN FRETTA O RESTITUITECI I SOLDI”
BRUXELLES INCALZA IL GOVERNO SULLA TAV: “I RALLENTAMENTI AVRANNO DELLE CONSEGUENZE”
TRA FONDI GIÀ EROGATI E FUTURI RISCHIAMO DI PERDERE 1,2 MILIARDI
L’UE È CONVINTA CHE L'OPERA SIA STRATEGICA NON SOLTANTO PER FRANCIA E ITALIA, MA PER L'INTERA EUROPA, SPECIALMENTE NEL CONTESTO DEL “CORRIDOIO MEDITERRANEO EU-TEN-T” (1 DEI 9 DELLA RETI TRANSEUROPEE NEL SETTORE TRASPORTI)
(ANSA) - "L'analisi costi e benefici riguarda anche se un'opera è già partita o meno, gli impegni presi con i contratti. Lo abbiamo dimostrato con Tap o Ilva, non andiamo a buttarci in un vespaio. Sull'Ilva però non abbiamo preso la minestra degli altri, ma l'abbiamo migliorata". Lo ha detto il vicepremier Luigi DI Maio a Porta a Porta su Rai 1.
(ANSA) - "Non faccio l'ingegnere, ho fatto il classico. Ognuno faccia il suo mestiere". Così il vicepremier e ministro dell'interno Matteo Salvini ha risposto alle domande sull'analisi costi benefici della Tav durante la presentazione del libro di Bruno Vespa a Roma. E sulla continuità del progetto ha: "Sono per l'Italia dei sì, mi si portino i numeri".
Diodato Pirone per “il Giornale”
Nuovo colpo di freno sulla strada della Tav, la ferrovia ad Alta Velocità fra Torino e Lione.
Il governo italiano assieme a quello francese chiede alla Telt, la società italo-francese che coordina la costruzione dell' opera, di rinviare dalla fine di quest' anno al 2019 i bandi (cioè le gare) degli appalti già previsti e finanziati. Il senso dell' operazione - questo almeno è quello che spiega Toninelli - è di dare tempo per le conclusioni dell' analisi costi-benefici. E la decisione sarebbe condivisa da Italia e Francia.
«La Francia condivide il nostro metodo e l' opportunità di una analisi costi-benefici approfondita e finalmente obiettiva sul Tav Torino-Lione», ha scritto Toninelli sulla sua pagina Facebook. E il ministro ha aggiunto altri dettagli: «Il 3 dicembre a margine del Consiglio Ue dei Trasporti - sottolinea - ho siglato con la mia omologa di Parigi, Elisabeth Borne, una lettera per chiedere congiuntamente a Telt, il soggetto attuatore della Tav, di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi dapprima attesi a dicembre».
L' annuncio arriva ad appena 24 ore di distanza dalla manifestazione degli imprenditori pro Alta velocità riunitisi appunto ieri a Torino e poche ore prima dell' incontro previsto per stamane alle 11 a Palazzo Chigi fra le associazioni imprenditoriali piemontesi e il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio.
E proprio Di Maio ieri a Porta a Porta ha fornito un elemento interessante di valutazione sulle Grandi Opere. «Nella valutazione costi benefici - ha sottolineato - va considerato se un' opera è iniziata o meno E' successo con la Tap e l' Ilva».
IL PERCORSO
«Con la Francia stiamo conducendo un iter condiviso, ordinato e di chiarezza. Adesso condivideremo il percorso con la Commissione europea, applicando in pieno il contratto di governo», si legge ancora nel post del ministro Toninelli. «Nessun pregiudizio sull' opera, ma solo l' obiettivo di fare quanto mai fatto prima: usare bene i soldi di tutti i cittadini italiani». Fonti del ministero hanno specificato che il rinvio della pubblicazione dei bandi di gara Telt di fatto «congela di per sé qualunque aspetto della procedura».
Una sottolineatura che ha mandato su tutte le furie il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, da sempre favorevole alla Tav, che ha rilasciato la seguente dichiarazione. «La speranza che le parole del ministro Toninelli fossero foriere di una apertura del governo nell' incontro sulla Tav a Palazzo Chigi è subito sfumata».
«L'autentica interpretazione trapelata dal ministero - continua Chiamparino - lascia purtroppo intravvedere qual è il vero obiettivo del ministro Toninelli e del governo: allungare il brodo, scavallare le prossime elezioni, mettendo così a rischio la realizzazione della Torino-Lione».
«Spero che le organizzazioni economiche riescano a far cambiare loro idea, perché il tempo è scaduto», ha concluso il governatore del Piemonte. Intanto Parigi intende interdire il Traforo autostradale del Frejus ai mezzi pesanti con motori Euro4, al raggiungimento della soglia minima del 2% sul totale dei transiti. E, per incentivare il rinnovo delle flotte verso mezzi meno inquinanti, propone l'applicazione dal primo aprile di un sovrapedaggio del 5%. Le proposte sono state avanzate dalla delegazione francese nel corso della riunione della Commissione Intergovernativa del Traforo.
Fonte: qui
BRUXELLES INCALZA IL GOVERNO SULLA TAV: “I RALLENTAMENTI AVRANNO DELLE CONSEGUENZE”
TRA FONDI GIÀ EROGATI E FUTURI RISCHIAMO DI PERDERE 1,2 MILIARDI
L’UE È CONVINTA CHE L'OPERA SIA STRATEGICA NON SOLTANTO PER FRANCIA E ITALIA, MA PER L'INTERA EUROPA, SPECIALMENTE NEL CONTESTO DEL “CORRIDOIO MEDITERRANEO EU-TEN-T” (1 DEI 9 DELLA RETI TRANSEUROPEE NEL SETTORE TRASPORTI)
Sarina Biraghi per “la Verità”
Niente da fare. L'Ue è sempre pronta a mettere il dito nelle decisioni degli Stati sovrani anche quando questi si mettono d' accordo e a riprendersi i fondi in base al principio «usalo o perdilo». Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha appena concluso una trattativa con la collega francese Elisabeth Borne per rinviare, alle prime settimane del 2019, l'emissione dei bandi di gara con cui sarà dato il via ai lavori per la realizzazione della Tav Torino-Lione ed ecco che interviene Bruxelles.
Senza mezzi termini minaccia: l'Italia deve andare avanti con la realizzazione della linea ferroviaria veloce Torino-Lione, o vedrà togliersi i soldi che l'Unione europea ha garantito al Paese. «Come qualsiasi altro progetto della Connecting europe facility, ritardi nella sua attuazione potrebbero portare a una riduzione dei finanziamenti Ue assegnati», che per la prima fase dei lavori della Tav sono 814 milioni di euro.
Così ha spiegato Enrico Brivio, portavoce per i Trasporti dell' esecutivo comunitario subito dopo l'accordo tra Italia e Francia per il rinvio al 2019. Dopo gli annunci del governo Conte di procedere a nuove valutazioni dell' opera, dice Brivio, «la Commissione non può escludere che possa dover chiedere all'Italia di rimborsare il contributo del Cef già erogato se non può essere ragionevolmente speso in linea con i termini dell'accordo di sovvenzione». Ciò, sottolinea, «in applicazione del principio "usalo o perdilo"».
La Torino-Lione «è un progetto importante», e per via della sua natura strategica gode di «cofinanziamenti significativi dal bilancio dell'Unione europea». E secondo le regole, «i ritardi nell' attuazione del progetto potrebbero portare a una riduzione della sovvenzione Ue fornita all' Italia», ha spiegato Brivio dopo la trattativa «segreta», sottolineando: «Ora il progetto vede alcuni ritardi, inclusi quelli relativi alla sospensione del processo di appalto recentemente annunciato dalle autorità italiane».
Che si tratti di taglio ai fondi futuri o restituzione di quelli erogati, cifre ufficiali non ne circolano, ma secondo alcune previsioni, se i lavori non procederanno secondo i tempi l' Ue potrebbe chiedere all' Italia la restituzione di circa 500 milioni, rispetto la cifra iniziale erogata, e cancellare gli altri 700 milioni già previsti.
Va ricordato che l' Europa ha appena aumentato i finanziamenti delle grandi opere passando dall' attuale 40% del costo dei lavori al 50% nel prossimo bilancio 2021-2027, aumenterà i finanziamenti in arrivo per la Torino-Lione e il tunnel del Brennero di circa 1,1 miliardi di euro. E abbasserà la quota residua che l'Italia deve ancora stanziare da 1,2 miliardi a 366 milioni.
«La situazione della Tav è monitorata da vicino dalla Commissione Ue e dall'Agenzia esecutiva per le reti e l'innovazione (Inea), in contatto con le autorità francesi e italiane» ha sottolineato il portavoce Ue, avvertendo che «a seconda degli sviluppi nelle prossime settimane, nella prima parte del prossimo anno potrebbero diventare necessari cambiamenti all' accordo di finanziamento per modificare l' ambito dell' azione e i suoi tempi».
Se da una parte minaccia la rottura dell' accordo di sovvenzione dall' altra, Bruxelles è convinta che l' opera sia strategica non soltanto per la Francia e per l' Italia, ma per l' intera Europa, specialmente nel contesto del «corridoio mediterraneo Eu-Ten-T» (1 dei 9 della Reti transeuropee nel settore trasporti).
Nessuna preoccupazione da parte del ministro Toninelli che ha «cinguettato»: «Come detto di persona alla Commissaria Violeta Bulc, su #Tav, l' Ue non si preoccupi. Tutto l' iter sarà gestito in condivisione con la Francia e nel rispetto del contratto di governo. Non verranno sprecati soldi pubblici e, anzi, saranno utilizzati al meglio per il bene dei cittadini».
Rispondendo in Senato a un'interrogazione del Pd che chiedeva di conoscere i tempi di completamento dell' analisi costi-benefici, Toninelli ha riferito che quest' ultima era «attesa fra ottobre e novembre e poi è stata posticipata». La data trapelata dal governo per l'ufficialità dei conteggi sembrava fissata entro le elezioni di marzo ma con il fiato sul collo dell' Ue probabilmente bisognerà stringere i tempi.
E comunque Toninelli ieri ha ribadito: «L'accordo con la Francia di condividere l' analisi costi-benefici insieme a quella tecnico-giuridica, non comprometterà la disponibilità del finanziamento europeo, il cui venir meno è stato agitato strumentalmente da più parti».
E ieri, intervistato sulla Tav il vicepremier Matteo Salvini ha detto: «Faccio il tifo per il sì. Comunque ci sono dei tecnici che stanno facendo il loro lavoro. Io mi atterrò al responso dei tecnici». Intanto ieri i No Tav hanno lanciato la manifestazione di domani: «La Torino-Lione è una contraddizione del nostro Paese, abbiamo chiamato le persone a scendere in piazza perché è stato attaccato il nostro pensiero con una piazza reazionaria».
Fonte: qui
venerdì 2 novembre 2018
L’EPOPEA MIRACOLATA DI LAURA CASTELLI, CHE DA ADDETTA ALLA SICUREZZA DELLO STADIO DI TORINO SI E’ RITROVATA SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA
“IL GIORNALE” LE FA IL CONTROPELO: “OGNI VOLTA CHE COMPARE IN TV E SPIEGA (???) LA FINANZIARIA, UN ECONOMISTA MEDITA IL SUICIDIO. LE SUE USCITE FUNAMBOLICHE E GAFFE FANNO DI LEI LA TONINELLI IN VERSIONE FEMMINILE”
Paolo Bracalini per www.ilgiornale.it
Nella classifica dei miracolati Cinque stelle Laura Castelli occupa una posizione di assoluto rilievo. Con un curriculum da «addetto sicurezza presso Stadio Comunale di Torino» (settore lavorativo che condivide col vicepremier Di Maio, ex steward dello stadio San Paolo a Napoli) più vaghe esperienze «nel settore fiscale», la Castelli si è ritrovata catapultata da portaborse di grillini piemontesi a sottosegretario dell'Economia. Ogni volta che compare in tv e spiega (si fa per dire) la finanziaria, un economista medita il suicidio.
Le sue uscite funamboliche e gaffe fanno di lei la Toninelli in versione femminile, con in più il brivido di sapere che maneggia il bilancio dello Stato italiano, già messo male di suo. La sua ultima performance da Floris a La7 non ha deluso le aspettative, generando nello spettatore sentimenti confusi, tra lo sconcerto per l'evidente impreparazione della grillina, alla solidarietà umana per il tentativo di arrampicarsi sugli specchi e simulare una risposta senza saperla. Come sul reddito di cittadinanza.
Dopo aver prefigurato l'inquietante immagine di uno «Stato che viene da te e ti prende la mano» per riempirtela col reddito di cittadinanza, la Castelli va in tilt completo sul modo in cui verrà erogato il sussidio. Sul conto corrente? «No, sarà fatto attraverso il sistema bancomat». Ma per avere un bancomat serve un conto corrente, no? «Sì ma praticamente tutti hanno il conto corrente».
E su uno è povero e non ce l'ha, non prende il reddito di cittadinanza? «No, lo prenderanno tutti», anche quelli che non hanno il conto corrente né il bancomat, che però servono per riceverlo. Come si farà insomma non si è capito, ma non è che si può pretendere che la sottosegretaria al Tesoro lo sappia. Va ricordato che la Castelli è quella che disse che se uno spende il reddito di cittadinanza all'Unieuro, poi la «Guardia di finanza farà l'accertamento», facendo intravedere uno stato di polizia fiscale che neanche nelle fantasie di Orwell.
Quindi l'Agenzia delle entrate setaccerà tutti gli acquisti degli italiani? Anche qui, se glielo si domanda, la Castelli fa la figura dello scolaro che non ha studiato ma prova a sfangarla: «I controlli che si attiveranno riguardano tutto lo Stato, l'incrocio dei dati...». E vabbé dai non è che può sapere tutto lei.
Il talento si era intravisto quando le fu chiesto del referendum sull'uscita dall'euro lanciato da Beppe Grillo e sostenuto inizialmente anche da Di Maio. La Castelli cosa voterebbe a quel referendum? Risposta dell'allora deputata M5s e membro della commissione Bilancio: «Non lo so». Vista la competenza, è stata promossa al rango governativo. Quando è in difficoltà la Castelli ripiega sui paroloni cercando di impressionare l'interlocutore e sviare l'argomento.
Sempre a La7 ha parlato di «investimenti ad altissimo moltiplicatore» sui giovani, senza però essere in grado di spiegare quali fossero. In una seduta della commissione sul rendiconto finanziario si era rifugiata nella «evoluzione del quadro macroeconomico» per cercare di rispondere alle domande dei parlamentari (tra cui Padoan) esterrefatti di fronte alle lacune della sottosegretaria, tra un «mi riservo di rispondere dopo un approfondimento» ad un «evito di commentare». Aveva esordito agli Stati Generali dei Commercialisti ammettendo di aver esercitato abusivamente la professione «nello studio di famiglia che si occupa di paghe e contabilità», e rimediando i fischi della platea. Insomma ha tutte le carte in regole per aspirare ad un ministero.
Fonte: qui
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