9 dicembre forconi: dogana
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giovedì 5 luglio 2018

IL REGRESSO DI VIENNA – KURZ E IL MINISTRO DEI TRASPORTI HOFER (EX CANDIDATO ALLA PRESIDENZA PER L’ULTRADESTRA DELLA FPÖ) CAMBIANO IDEA SUL BLOCCO DEL BRENNERO

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO IL RIPRISTINO DEI CONTROLLI SAREBBE UNA “CATASTROFE”. MEGLIO LAVORARE DI FINO CON LA DIPLOMAZIA, MA SE LA GERMANIA (CIOÈ SEEHOFER) CHIUDE LE FRONTIERE…

Marco Bresolin per “la Stampa”

sebastian kurzSEBASTIAN KURZ
Dal punto di vista economico, il ripristino dei controlli al Brennero «sarebbe una catastrofe». E se lo dice lui, è la conferma che Vienna sta seriamente pensando di fare un passo indietro. O meglio, di non fare passi avanti che potrebbero essere avventati. Lui si chiama Norbert Hofer, è un pezzo grosso del Partito della libertà austriaco (Fpö, l' estrema destra alleata con la Lega all'Europarlamento) e nel 2016 era sui giornali di tutta Europa perché per due volte si è trovato a un passo dalla presidenza austriaca.

norbert hoferNORBERT HOFER
La doppia sconfitta con l' indipendente Alexander Van der Bellen (ex Verde) non ha però eliminato dalla scena pubblica Hofer, anzi. Oggi fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il suo punto di vista sulla questione Brennero guarda a un aspetto meno ideologico e molto più pragmatico: i camion che ogni giorno attraversano il valico. Bloccarli per i controlli, ammette parlando in un hotel della capitale in riva al Danubio, «sarebbe una catastrofe economica». 
Non solo per l' Italia, ma anche per l' Austria.

norbert hofer 3NORBERT HOFER 
Per il momento Vienna si tiene «pronta a tutti gli scenari». Ma sotto traccia è in corso un fitto lavoro diplomatico - anche con l' Italia, gestito da Kurz in prima persona - per scongiurare il peggio. Tutto dipende da ciò che deciderà di fare il governo tedesco, dopo che Cdu e Csu hanno trovato un' intesa sui centri per i migranti da istituire al confine meridionale, con possibilità di respingerli in Austria.

sebastian kurz viktor orbanSEBASTIAN KURZ VIKTOR ORBAN






«Se Berlino dovesse chiudere la frontiera - spiega ancora Hofer - anche noi saremmo costretti a fare altrettanto, per evitare che i migranti restino bloccati tutti qui da noi». Dalla cancelleria di Vienna fanno però notare che «la Spd non ha ancora accettato l' intesa». Il governo austriaco di centro-destra si trova così appeso alla decisione dei socialdemocratici tedeschi e guarda con preoccupazione alle prossime mosse di Horst Seehofer, il ministro dell' Interno della Csu che - teoricamente - sarebbe il miglior alleato dell' esecutivo guidato da Sebastian Kurz.
MERKEL SEEHOFERMERKEL SEEHOFER

I numeri e i costi
Vienna vuole evitare di trasformarsi in un collo di bottiglia, per questo cercherà di convincere Seehofer a non adottare «misure unilaterali». Il ministro bavarese sarà nella capitale austriaca oggi per una serie di incontri, anche se tutto è legato alla decisione della Spd. Che rimane scettica sui «centri di transito chiusi». Angela Merkel è andata in tv per assicurare che «i migranti vi resteranno per 48 ore al massimo», ma la parola fine non c' è ancora.

norbert hofer 4NORBERT HOFER 
Nel caso in cui Berlino tirasse dritto, l' Austria si troverebbe costretta a dar seguito ai propri annunci con un effetto domino che penalizzerebbe l' Italia. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Da Bruxelles, la Commissione europea spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione in tal senso da Kurz. E un eventuale ripristino dei controlli al Brennero andrebbe non solo notificato, ma anche autorizzato dall' esecutivo Ue. Esattamente come è stato fatto per quelli in vigore (fino a novembre) al confine con Slovenia e Ungheria. In ogni caso la richiesta dovrà essere giustificata.
HORST SEEHOFER ANGELA MERKELHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL

C' è però un piccolo problema: i numeri. Al momento non c' è alcuna emergenza. Nel primo semestre del 2018 gli attraversamenti illegali della frontiera (sventati) sono stati 2.600, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2017 (3.400). Per contare i migranti intercettati sui treni merci, poi, è sufficiente un pallottoliere di piccole dimensioni: 65 a gennaio, 52 a febbraio, 26 a marzo, 2 a maggio e zero nelle prime due settimane di giugno. Secondo una stima di Conftrasporto, un' ora di ritardo per i controlli al Brennero costerebbe circa 370 milioni di euro, di cui 170 milioni a carico del trasporto.

KURZ 1KURZ 
Per i camionisti, deviare sul San Gottardo costerebbe 225 euro a tratta, contro i 101 del Brennero. Soldi che non finirebbero nelle casse austriache. Di questo ne sono ben consapevoli Kurz, Hofer e gli altri membri del governo di centro-destra, potenziali vittime delle loro stesse minacce. Perché ad alzare troppo la voce si rischia di diventare sordi .

Fonte: qui

domenica 10 giugno 2018

FINTO PRETE CON TRE CHILI DI COCAINA SI GIOCA LA CARTA RELIGIOSA CON LA GUARDIA DI FINANZA A FIUMICINO

IL NARCOTRAFFICANTE NIGERIANO, TRAVESTITO DA SACERDOTE, VIENE FERMATO DAGLI AGENTI ALL'AEROPORTO. QUANDO GLI CHIEDONO DI APRIRE LA BORSA, LUI ALZA IL CROCIFISSO E...

Marco Carta per ''Il Messaggero''

L' INCHIESTA

L' abito talare con tanto di collarino ecclesiastico. Il sorriso carismatico da predicatore, il crocifisso al collo e tre chili di eroina nella borsa. Si era imbarcato verso l' Italia vestendosi da prete. Ma, una volta scoperto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, invece di arrendersi, è entrato ancora di più nel ruolo, brandendo il crocifisso sacro come fosse un' arma e lanciando anatemi apocalittici: «Vi scomunico, Dio vi punirà». Credeva che la tonaca lo potesse mettere al riparo dai controlli: «Vengo da un lungo viaggio missionario. Sono molto stanco».
finto prete narcotrafficanteFINTO PRETE NARCOTRAFFICANTE

 Ma alle prime domande dei doganieri, l' uomo, ha subito perso una delle qualità ritenute indispensabili nel buon cristiano, la pazienza, facendo calare presto la maschera: dietro quell' insospettabile prete si nascondeva, infatti, un corriere appartenente ad un' organizzazione criminale dedita all' introduzione di sostanze stupefacenti nel territorio nazionale.

SCALI A RISCHIO
A scoprire il narcotrafficante, un 39enne di origine nigeriana, lo scorso giovedì presso lo scalo aeroportuale Leonardo da Vinci, sono stati i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, in collaborazione con i funzionari dell' Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Gli inquirenti erano stati allertati dalla rotta aerea dell' uomo, che interessava alcuni scali considerati a rischio: da Maputo in Mozambico, infatti, il nigeriano, si era imbarcato verso Lisbona per poi approdare a Roma.
finto prete narcotrafficanteFINTO PRETE NARCOTRAFFICANTE

Il travestimento da religioso gli aveva permesso di superare ben due distinti controlli. Per questo quando il prete fake sbarca a Roma è sicuro di farcela. Alla dogana, in un perfetto inglese, dice di essere un cittadino americano. Ma alla richiesta di mostrare un documento che attesti le sue generalità, esibisce una richiesta di cittadinanza statunitense. Una domanda, però, mai accolta. La carta non trae in inganno i finanzieri che decidono di andare a fondo. Ma il finto prete non si perde d' animo. E prosegue la sua commedia anche nei successivi controlli.

Quando gli agenti gli chiedono di consegnare la borsa che contiene il laptop, il finto missionario tenta il tutto per tutto: mette la mano al collo, afferra la croce e la punta in maniera minacciosa contro gli operatori aeroportuali: «Quello che state facendo è un sacrilegio!» grida il prete prima di proferire una vera e propria «scomunica» nei loro confronti.

La minaccia, però, non scoraggia i finanzieri. Che poco dopo, dentro l' imbottitura della borsa porta computer, scoprono in appositi doppiofondi tre chilogrammi di eroina purissima, destinata ad alimentare il mercato del litorale romano. La droga, proveniente dal Mozambico, avrebbe consentito all' organizzazione criminale di immettere sul mercato circa 25.000 dosi che avrebbero garantito ai trafficanti guadagni per oltre 1 milione di euro. Ma gli inquirenti, ad oggi, non sono stati in grado di rintracciare i complici in Italia del finto prete, ora in carcere a Civitavecchia. L' uomo, infatti, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I PRECEDENTI

finto prete narcotrafficanteFINTO PRETE NARCOTRAFFICANTE
Il ricorso alla religione è uno dei tanti escamotage tentato dalle organizzazioni criminali per eludere le ispezioni aeroportuali.

Nell' ottobre del 2017, un 22enne del Nicaragua, proveniente da Madrid, venne fermato a Bologna con un chilo e mezzo di cocaina occultata dentro tre quadri in legno raffiguranti immagini sacre, tra cui la rappresentazione dell' Ultima Cena. Nel marzo dello stesso anno, invece, nell' ambito dell' Operazione Huarango, venne sgominata una banda accusata di aver importato dal Perù oltre 25 chili di cocaina. Parte della droga era contenuta dentro statuette sacre e santini. Ma questo non impedì ai finanzieri di scovare gli stupefacenti. Per superare i controlli la fede spesso non basta.

Fonte: qui