9 dicembre forconi: frontiere
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giovedì 28 giugno 2018

TRUMP PREPARA UN ASSIST PER IL GOVERNO ITALIANO, CHE GLI PIACE MOLTO: UNO SCONTO SULLE SPESE DI DIFESA NELLA NATO.

DI QUESTO E ALTRO HA PARLATO IL SUPER-FALCO JOHN BOLTON INCONTRANDO A ROMA GIUSEPPE CONTE, IN VISTA DEL VERTICE PUTIN-TRUMP CHE VI ANTICIPIAMO ESSERE ORMAI CERTO IL 15 LUGLIO A VIENNA, COL PATROCINIO DI KURZ

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Uno scontone dal creditore zio Sam. L’Italia spende molto nella Difesa e ospita a Napoli una base Nato tra le più importanti, perciò Trump, che al prossimo vertice dell'Alleanza Atlantica tornerà a esigere, e litigare se necessario, sull'adeguamento della quota dei Paesi membri al 2% del pil, potrebbe chiedere proprio a Bruxelles di sottrarre queste spese dalla cifra dovuta dall'Italia . Un grande favore, un assist a un alleato privilegiato, che è sul tavolo delle trattative.
JOHN BOLTON GIUSEPPE CONTEJOHN BOLTON GIUSEPPE CONTE

Che cosa si sono infatti detti il potentissimo John Bolton, esperto sommo di politica internazionale dai tempi di Ronald Reagan, falco dichiarato e raffinato intellettuale, da poco consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump, il quale ci ha messo più di un anno per riuscire a prenderlo con sé contro il parere delle colombe repubblicane? Perché Bolton in viaggio verso Mosca per preparare il vertice Putin Trump, che vi anticipiamo essere ormai certo il 15 luglio a Vienna, e dopo essere stato a Londra, che il presidente americano visiterà il 13 luglio, ha pensato bene di sostare anche a Roma?

CONTE PUTIN TRUMPCONTE PUTIN TRUMP

“Felice di aver ricevuto oggi l’ambasciatore John Bolton, Consigliere per la sicurezza americana, con cui abbiamo parlato del prossimo incontro con il presidente Donald Trump. A presto a Washington D.C.”. scrive in un tweet, con foto allegata, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Sicuramente del viaggio del premier italiano a Washington si è anche parlato; sarà entro pochi mesi, come già venuto fuori al vertice del G7 in Canada, ed è un grazioso cadeau di Trump a un governo che gli piace molto. Ma c'è altro.

donald trump giuseppe conteDONALD TRUMP GIUSEPPE CONTE






L'Italia è presidente di turno dell'Osce, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea che monitora strettamente la situazione in Crimea, origine delle sanzioni alla Russia. Bolton si aspetta che si segua con attenzione senza pregiudizi verso Mosca il dossier, ma nello stesso tempo ha chiesto all'Italia di evitare troppo facili dichiarazioni sul fatto che si debbano togliere subito le sanzioni. Prudenza, vanno usate come strumento di trattativa con Putin.

TRUMP SALVINITRUMP SALVINI
Appena accennato invece, il contenzioso sull'Iran resta sospeso per trattative imminenti.. Sugli Ayatollah Bolton non sente ragione, è più falco di Trump. Il governo per ora si barcamena dopo l'adesione entusiastica del governo Gentiloni e l'irrigidimento delle altre nazioni Ue. Gli Stati Uniti, che hanno abbandonato l'accordo del 2015, sono pronti a sanzioni anche verso i Paesi europei che continuino a commerciare con l'Iran, oltre al fatto che gli affari con le banche americane finirebbero. Perciò una decisione si imporrà.

Con Matteo Salvini, Ministro dell'Interno, l'incontro invece è tutto dedicato al dossier Libia, le cui infiltrazioni terroristiche stanno soprattutto a cuore agli americani nel riassetto del casino mediorientale. Ma c'è anche un messaggio di complimenti da Washington per la nuova linea dura sull'immigrazione e la gestione pulita dell'affare spinoso della nave Aquarius.

Fonte: qui

IL VIAGGIO LAMPO DI SALVINI IN LIBIA HA MOSTRATO CHE SARÀ MOLTO DIFFICILE OTTENERE COLLABORAZIONE NELLA LOTTA AI TRAFFICANTI 

LA RUSPA FUNZIONA CON LE ONG E CON TONINELLI, MA NON CON AL SERRAJ, CHE (PER ORA) È L’UNICO INTERLOCUTORE RICONOSCIUTO DAL VIMINALE 

L’EFFETTO FINALE È QUELLO DI CREARE UNA DIVISIONE SEMPRE PIÙ AMPIA CON GLI ALLEATI DI GOVERNO, CHE…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

salvini sull aereo militare verso la libiaSALVINI SULL AEREO MILITARE VERSO LA LIBIA
È una sfida alle Ong ma anche ai 5 Stelle quella che il ministro dell' Interno Matteo Salvini lancia sui salvataggi in mare. Perché quando dice che «Toninelli avrebbe tutto il mio appoggio se ordinasse alla Guardia costiera di non rispondere agli Sos» sembra voler mandare un segnale preciso rispetto a possibili cedimenti sulla linea di fermezza che ha imposto sin dall' arrivo al Viminale.

matteo salvini con il vicepremier libico ahmed maitigMATTEO SALVINI CON IL VICEPREMIER LIBICO AHMED MAITIG







I dubbi del titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli sulla chiusura totale dei porti sono ben noti, tanto che le dichiarazioni di ieri sera del vicepremier Luigi Di Maio sulla possibilità che la «Lifeline» alla fine approdi in Italia sono servite proprio a dargli sostegno. E tanto basta a comprendere che la questione all' interno del governo è ormai ufficialmente aperta. Anche perché Salvini non può non sapere che la Guardia costiera ha l' obbligo di dare seguito alle richieste di aiuto, come previsto dai trattati internazionali, ma anche dal codice penale.

TONINELLITONINELLI
Il viaggio lampo di Salvini a Tripoli ha mostrato quanti ostacoli ci sono per riuscire ad ottenere la collaborazione nella lotta ai trafficanti. Il «no» del vicepresidente Ahmed Maiteeq alla creazione di hotspot in Libia ha fatto comprendere che non basteranno le 20 motovedette promesse e soprattutto che sono molte le parti da soddisfare.

Al momento l' unico interlocutore scelto dal titolare del Viminale «è quello riconosciuto a livello internazionale», vale a dire il premier Fayez Al Serraj: resta fuori - almeno ufficialmente - il generale Khalifa Haftar, fuori anche i capi tribù. E questo certamente avrà un peso nelle trattative. In attesa delle nuove istanze - compresa l' autostrada promessa nel 2013 dall' allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ieri sono tornati a mettere sul piatto del negoziato - il titolare del Viminale decide di alzare ulteriormente i toni sia contro le Ong, sia contro gli Stati europei che non collaborano, Francia in testa.

AL SERRAJAL SERRAJ
Ma l' effetto finale è quello di creare una divisione sempre più ampia con gli alleati di governo. Sulla scelta di far entrare a Pozzallo il mercantile Alexandre Maersk alla fine ha pesato il ruolo avuto dal centro di coordinamento di Roma per le operazioni di soccorso, ma anche il richiamo esplicito del garante per i detenuti Mauro Palma che in una lettera inviata all' ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Guardia costiera, ha sottolineato come i 113 migranti a bordo «si trovano di fatto privati della libertà personale, pur non essendoci ovviamente alcun ordine in tal senso, impugnabile di fronte all' autorità giudiziaria, ai sensi dell' articolo 5 della Convenzione europea per i diritti umani». E poi il fatto che non si trattasse di una Ong.

matteo salvini il ministro dell’interno libico abdulsalam ashourMATTEO SALVINI IL MINISTRO DELL’INTERNO LIBICO ABDULSALAM ASHOUR




Su questo Matteo Salvini continua a mantenere il punto con un intento chiaro: chi si trova in difficoltà in acque internazionali e chiede soccorso deve essere indirizzato a Tripoli, Tunisi o Malta, perché non deve essere il centro di Roma a coordinare le operazioni.

Fonte: qui











L’AUSTRIA FA UNA MEGA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI AL CONFINE CON LA SLOVENIA: CENTINAIA DI POLIZIOTTI E BLINDATI NELLA CITTÀ DI SPIELFELD PER FAR VEDERE ALL’EUROPA CHE KURZ È PRONTO A TUTTO 
IL MESSAGGIO È RIVOLTO ALLA MERKEL E A SEEHOFER: ECCO COSA SUCCEDERÀ SE CHIUDETE LA FRONTIERA BAVARESE… 

austria esercitazione anti migranti 16AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI
Il governo di Sebastian Kurz domenica 1 luglio assumerà la presidenza semestrale dell’Unione europea, e ha pensato bene di far capire quali sono le sue intenzioni sui migranti.

La polizia austriaca ha fatto un’esercitazione anti migranti con centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa e veicoli blindati nella città di Spielfeld, al confine con la Slovenia. Ma il vero destinatario del messaggio, come scrive il Daily Mail, è la Germania: se il ministro dell’Interno tedesco Seehofer ha intenzione di andare avanti con la paventata chiusura della frontiera bavarese, allora l’Austria farà lo stesso. E i migranti si troveranno davanti questo.
austria esercitazione anti migranti 2AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI 2

Sebastian Kurz ha deciso di mostrare i muscoli, dopo aver partecipato al summit del blocco di Visegrad, e la sua posizione potrebbe non dispiacere a Matteo Salvini, che cerca alleati europei dopo la toccata e fuga senza esito in Libia. La crisi dei migranti sta facendo implodere la diplomazia europea e Kurz teme che la crisi di governo tedesca porti alla chiusura del confine meridionale. A quel punto tutti alzerebbero un muro.

austria esercitazione anti migranti 3AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI




Nessuno vuole i migranti. Non li vuole la Spagna, che aveva mostrato il suo volto caritatevole per la nave Aquarius. Non li vuole Macron, che va dal Papa a invocare la solidarietà ma poi spara a Ventimiglia, non li vuole l’Italia. Da qualche parte però dovranno pur andare. Di certo, è il messaggio di Kurz, non in Austria.

horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL




In realtà Spielfeld e la frontiera con la Slovenia non sono un luogo di passaggio per i profughi disperati. Ma è perfetto per testare per la prima volta l’unità di protezione dei confini “Puma”. “Vogliamo prepararci a qualsiasi sviluppo e inviare un segnale chiaro che non ci saranno le stesse disattenzioni del 2015”, ha detto il vice cancelliere Heinz Christian Strache.

austria esercitazione anti migranti 5AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI
Parole che fanno eco a quelle di Kurz, che dopo il summit flop dello scorso fine settimana, e in vista del prossimo Consiglio europeo, ha detto che l’Austria “farà tutto il necessario per difendere i propri confini”.

L’Austria ha suggerito che, se non sarà possibile creare nuovi hotspot in Libia (come sembra) allora i clandestini potrebbero essere dirottati in Albania, per poi essere rimpatriati. “Stiamo lavorando anche con la Danimarca e altri paesi del Nord Europa per risolvere lo stallo”, ha detto Kurz. Ma intanto, i poliziotti sono pronti. È solo un’esercitazione, con dei figuranti. Per ora.

mario kusanek e herbert kicklMARIO KUSANEK E HERBERT KICKLaustria esercitazione anti migranti 17AUSTRIA ESERCITAZIONE ANTI MIGRANTI

venerdì 9 settembre 2016

L'Austria schiera l'esercito lungo le frontiere e chiude i confini

Un'intesa raggiunta dai partiti di maggiornaza prevede non soltanto l'utilizzo dei militari ma anche la chiusura alle richieste di asilo e il rimpatrio dei non aventi diritto

L'Austria schiera l'esercito lungo le proprie frontiere, chiude i confini e rifiuta le nuove richieste di asilo.

Il governo di Vienna ha approvato un provvedimento d’emergenza anti-immigrazione che prevede il blocco delle richieste d’asilo e 2.200 soldati schierati al confine. Oltre a ciò vengono inaugurate delle misure mai utilizzate in precedenza: l'accordo prevede infatti anche il rimpatrio dei non aventi diritto nei Paesi d'origine, purché si tratti di "Paesi sicuri". Il decreto avrà una durata di sei mesi ma potrà essere prolungato tre volte, informa Der Standard. Non è ancora chiaro se entrerà in vigore quando sarà raggiunto il tetto delle 37.500 richieste di asilo previsto per il 2016 o prima.

L'intesa è stata raggiunta dopo lunghe trattative tra socialdemocratici della Spö e il partito popolari della Övp. 

Una volta entrata in vigore, richieste di asilo al confine saranno possibili solo in casi eccezionali (come il rischio di torture nel paese di provenienza oppure la presenza di parenti in Austria) e se il richiedente viene trovato su territorio nazionale e se la via della sua fuga verso l'Austria non potrà più essere ricostruita.

martedì 3 maggio 2016

Il caso Weidmann e gli attacchi all’Italia: le nostre elites(bacate) ora reagiscono capendo che lo scopo è annientarci.

18941Non vinceremo, ci vogliono i capaci (e non i raccomandati e i teleimbonitori) per difendere il Paese

Abbiamo scritto ripetutamente ben spiegando lo scopo dei nostri partners franco-tedeschi in Europa: nelle more della crisi peggiore dal ’29, ben peggiore del ’29 in forza del debito pubblico oggi immensamente più alto, questa Europa conserva la radice dell’infamia che fu alla base della II guerra mondiale quando le truppe tedesche “d’esportazione” (Waffen SS) combattevano per l’Europa, per conquistare assieme l’Europa. E conquistando – per convenienza – anche i cuori dei francesi socialisti inclusi nella “missione europea”, come ben ebbe a spiegare Robert O. Paxton.

La differenza tra paesi periferici e corpo centrale, Francia e Germania in testa, ieri come oggi sta nella relativamente semplice destabilizzazione dei paesi ai margini del continente oltre che nella necessità di impossessarsi degli attivi altrui per sopravvivere quanto più possibile durante questa durissima crisi: lo strumento è mantenere la magia dell’euro, ossia quella moneta a cui avrebbero voluto tendere i nonni dei governanti teutonici attuali con lo scopo, molto moderno, di sfruttare la presenza degli stessi paesi deboli nella moneta unica al fine di indebolirla permettendo alle industrie da esportazione germaniche di far leva su una valuta molto più svalutata di quello che sarebbe il marco tedesco.

Il resto viene di conseguenza.

Oggi l’Europa franco-tedesca ha paura…

…direi anzi terrore di perdere l’euro, una moneta che non ha più senso ormai per il continente ma ne ha moltissimo per alcuni paesi soprattutto germanofoni.

Infatti per qualcuno (a Berlino) lo scopo oggi non è più fare il bene europeo ma, come ha ben spiegato il filo-anglosassone Draghi nel suo ultimo speech ufficiale alla BCE, si tratta invece di fare gli interessi del continente anche sfidando la Germania che vorrebbe decisioni strategiche ed economiche utili esclusivamente a se stessa ed ai suoi sodali. Da qui la necessità di annichilire i soggetti che possono rappresentare una minaccia e l’Italia è decisamente il paese più pericoloso per la creatura franco-tedesca, per un sacco di motivi: il Belpaese è ricco e con un debito pubblico enorme – ossia potrebbe uscire dalla moneta unica pagando il debito estero e parimenti ricattare i poteri centrali facendo leva sul proprio fardello pubblico da riconvertire in nuove lire -, è il paese più candidamente filo anglosassone in Europa, è militarmente parte integrante della difesa USA, ha contatti, relazioni, simpatie, ha una posizione geostrategica eccezionale.

Da qui la spiegazione sulla vessatorietà asimmetrica del piano Verstager e del Balz report [per limitare la detenzione di bond nazionali delle banche locali a danno soprattutto italiano], della legge sul bail in [con salvataggi bancari permessi a mezza Europa in passato ma oggi non a quell’Italia che nel post sub-prime aveva contribuito a salvare i sistemi bancari altrui con decine di miliardi di euro], dell’austerità non solo inutile ma anche dannosa per i periferici, dell’Austria che blocca il Brennero da sud e quindi le merci italiane verso nord [dimenticandosi che da Tarvisio arrivano più rifugiati in direzione Italia di quelli che Vienna lamenta nella direzione opposta]: questi sono tutti esempi/strumenti asimmetrici per fiaccare gli avversari in Europa contrari all’egemonia franco-tedesca.

La fretta di chi guadagna dall’euro

Oggi il problema per i franco-tedeschi interessati con le loro azioni “asimmetriche”, notate bene, a fare il bene delle loro genti a scapito delle altre popolazioni EU sta a Washington: l’amico Obama se ne sta andando e H. Clinton molto probabilmente è già fuori gioco, la morte di Justice A. Scalia non farà altro che rendere i magistrati giudicanti sul caso delle mail da ex Segretario di Stato di H. Clinton assai rigorosi fino a spingersi a considerare la possibilità di una indagine ufficiale dell’FBI anche con una eventuale condanna per spergiuro, pena mediaticamente pesantissima in USA anche se non comminata, soprattutto per un futuro presidente.

Dunque, Weidmann che viene a Roma a criticare ed anzi a minacciare l’Italia** è semplicemente una pedina in questo grande schema, lo scopo è annientare gli avversari di questa Europa a trazione franco-tedesca PRIMA della nuova presidenza USA che se Repubblicana cambierebbe totalmente le carte in tavola.

In tutto questo Roma fortunatamente NON è sola, sta nella stessa barca di Londra interessata non meno dei paesi mediterranei a spezzare il giogo austero targato Germania con supporto francese, da qui il Brexit. Or dunque lato germanico bisogna finalizzare l’attacco prima del Novembre prossimo in un contesto in cui la corrente ministrazione USA pur cooperativa con il dominus EU per la soluzione di problemi economici contingenti NON si vuole sporcare le mani annichilendo quel che resta dell’opposizione europea all’asse – memento, i problemi per la casa automobilistica VW sono stati risolti negli incontri di Hannover della scorsa settimana, saranno multe salate ma non salatissime, si possono ricomprare i bonds e le azioni dell’auto del popolo! –.

FireShot Screen Capture #281 - 'Economia - Draghi_ “La mia nazionalità appassiona solo i media tedeschi” I l'Unità TV' - www_unita_tv_focus_draghi-la-mia-nazionalita-appassiona-solo-i-media-tedeschDa qui Weidmann a Roma per cercare di dinamitare l’opposizione italiana all’austerità ad esclusivo vantaggio franco-tedesco, Weidmann NON invitato dagli italiani ma con un viaggio organizzato dal proprio ambasciatore a Roma, della serie se la cantano e se la suonano.

Da qui le parole di Draghi secondo cui “la mia nazionalità (italiana) appassiona solo i media tedeschi”… In tutto questo vi prego di essere freddi e capire che Weidmann a Roma è più un sintomo di debolezza che di forza, direi anzi di disperazione.

La “recente” reazione delle nostre elites all’attacco tedesco

Le nostre elites – che elites! – dopo aver avallato la defenestrazione di Berlusconi e soprattutto l’ascesa di Monti ad assoluto svantaggio italico, dopo oltre 4 anni si svegliano e scoprono come d’incanto che questa Europa austera non è interessata al bene comune ma nel lungo termine solo ad annichilire il Belpaese per propri interessi asimmetrici, direi anzi per far sopravvivere il benessere selettivo di alcuni paesi dominanti ma strutturalmente nei guai, Francia e Germania in testa, a scapito di altri, meglio se ricchi e presuntuosi.

E quindi le nostre elites hanno finalmente realizzato che anche le loro ricchezze private sono in pericolo!

sole24ore_fate-prestoPrendiamo l’intervento di Roberto Napoletano di ieri sul Il Sole 24 Ore, “Loro e Noi”: giustissimo intervento, peccato che arrivi da un soggetto che ieri avallava il sacco d’Italia figlio del golpe del 2011, un vero golpe, ve lo ricordate l’articolo “Fate Presto” del 10 Novembre 2011? Da rileggere. Le nostre elites prima permettono che ci attacchino e che quasi ci sfondino ed ora che han capito che alla lunga ci perderanno anche loro – privatamente – iniziano a starnazzare… Oche! O meglio, capponi (di Renzo).

Purtroppo non ce la faremo

Per combattere alla pari con coloro che – forti, possenti ed ingombranti – per sopravvivere loro stessi sono necessariamente interessati ad annichilire i paesi periferici soprattutto se ricchi – in particolare l’Italia – bisogna essere preparati, bisogna usare tutte le armi a nostra disposizione. Ossia, i migliori talenti, le forze migliori, le più sane.

Noi invece, le nostre elites, usiamo i soliti raccomandati: dove volete che andiamo con una banda raffazzonata di raccomandati, grembiulini, lacchè, pisciasotto ecc. ecc.?
Andiamo ad esempio a vedere chi ha scritto negli anni gli articoli sulla stampa mainstream contrari all’attacco agli interessi del nostro paese, ad esempio l’attacco alle nostre aziende: l’unico articolo che ho letto, serissimo, concreto, difensivo, anche cattivo quanto necessario è stato quello di Fabrizio Tamburini sul Corriere della Sera contro la vendita degli assets ex Finmeccanica, Avio in particolare*. Peccato che il Tamburini che scrisse detto articolo fu il fondatore di Radio24, bravo, capace e visionario. E defenestrato da R. Napoletano al Sole 24 Ore… Ora capite cose intendevo dire…

Insomma, con questo andazzo dove volete che andiamo? Vedrete che alla prima occasione i moderni collaborazionisti di turno riceveranno un’offerta di lavoro presso qualche impresa magari recentemente acquistata dai francesi o dai tedeschi in Italia e il gioco si chiuderà. Se vogliamo veramente difendere quel che resta dell’interesse nazionale bisogna puntare su forze nuove, integre, capaci, pronte a combattere fino in fondo e soprattutto con esperienza sul campo, gente che conosce gli avversari ed ha voglia di mettere a frutto l’ingegno italico per obiettivi comuni.

FireShot Screen Capture #283 - 'Ranieri, il perdente di successo e le vittorie _one shot_ I Sky Sport' - sport_sky_it_sport_calcio_italiano_2012_03_21_juventus_inter_ranieri_perdente_di_successo_vittorSpero che questo intervento scateni interventi e fin anche reazioni. Come successe prima della sostituzione di Cadorna con Diaz, un comandante figlio di un generale che stava per farci perdere la guerra, con uno capace ma figlio di nessuno che invece ce la fece vincere (o perlomeno non perdere).

E citiamo anche il personaggio del momento, l’allenatore Ranieri del Leicester: quando non vinceva in Italia gli affibbiarono l’etichetta di perdente ed ora che vince vediamo gli ignavi nostrani cercare di sfruttare a nome dell’Italia l’onore ed i risultati di un italiano che semplicemente è dovuto emigrare per dimostrate il proprio valore…
Mitt Dolcino
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