9 dicembre forconi: movimento
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sabato 10 agosto 2019

VOLETE CAMPARE FINO A 120 ANNI? E ALLORA SEGUITE QUESTE SEMPLICI REGOLE

ALLA BASE DELL’ELISIR DI LUNGA VITA C’È L’ALIMENTAZIONE GENUINA, OVVERO CIBO DI ALTISSIMA QUALITÀ, ZERO PESTICIDI, FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE E A CHILOMETRO ZERO – CONTRO I CHILI I TROPPO DOVETE FARE CINQUE PICCOLISSIMI PASTI E MUOVERVI ALMENO UN’ORA A GIORNO 

MA ATTENZIONE A COMPORTARVI A 60 ANNI COME SE NE AVESTE 30…

Antonella Amapane per "la Stampa"
Altro che quota 100. «Il nostro corpo, come la ricerca sostiene da tempo, potrebbe vivere fino a 120 anni. Non è fantascienza. Tutto sta a mantenerlo in salute. E lo stile di vita ci salverà», dice la dottoressa Lucia Magnani, ad di Long Life Formula, la società che gestisce le Terme di Castrocaro e fa capo al gruppo sanitario italiano GVM Care & Reserch (che raggruppa 33 strutture ospedaliere specializzate, nel nostro Paese e all' estero).
Come si articola la sua «ricetta» di lunga vita?
«E' un metodo nato su basi scientifiche per migliorare la qualità della nostra esistenza con la prevenzione e l' eliminazione dei fattori di rischio.
Anche attraverso una serie di approfonditi esami. Se noi dalla nascita vivessimo in una campana di vetro, quindi non esposti ai processi dannosi come inquinamento, cattive abitudini alimentari, sedentarietà...staremmo benissimo. Dobbiamo quindi costruirci una protezione intelligente, applicando le conoscenze della medicina del sano, quella che previene le patologie. Si pensi che la principale causa dei decessi, l' ictus, con il giusto stile di vita si è ridotta del 19 per cento»
Da dove si comincia a costruire questa super protezione?
«Intanto mangiando meglio. L' alimentazione genuina genera salute, come dicevano le nostre nonne. Questo significa: altissima qualità, zero pesticidi, frutta e verdura di stagione a chilometro zero. Poi proteine, la carne anche due volte la settimana, va bene anche quella rosa, pochi carboidrati e ancor meno zuccheri. Importante è la varietà. Non dimentichiamo che i nostri antenati per milioni di anni si sono nutriti di caccia, pesca, legumi. E si muovevano continuamente».
mangiare beneMANGIARE BENE
Diceva, la qualità...
«Sì, l' olio di oliva per esempio possiede antiossidanti meravigliosi, ma sono molto labili.
Ci vuole quello di prima spremitura, fatta nei tempi giusti. Anche gli alimenti bio vanno scelti con cura, magari sono coltivati perfettamente, ma a due chilometri da un inceneritore...».
Invecchiando si accumula peso, c' è un trucco per controllare la fame?
«Suddividendo le porzioni in 5 piccolissimi pasti. Così, a seconda delle dosi, si perde o si mantiene il peso forma. E ci si sente sazi fino a sera. Poi, fondamentale, da mezz' ora a un' ora di movimento. Tutti i giorni».
mangiare bene 1MANGIARE BENE
Mai uno strappo?
«Un bicchiere di vino rosso fa bene, è ricco di polifenoli. Quello bianco ...meno, ma se piace perché privarsene? Un dolcino? Poco è meglio, per assaporarlo bisogna lasciarlo a lungo in bocca, in modo che le papille gustative si appaghino...».
flessioniFLESSIONI
Quanto conta oggi la fisicità?
«Moltissimo, valutiamo le persone in base al loro aspetto. Almeno nel primo impatto. Invecchiare bene è un' arte. La regola, però, è mai strafare. Ci vuole equilibrio, comportarsi a 60 anni come ne avessimo 30 è un grave errore: genera stress ossidativo, un grande nemico da combattere con integratori ad hoc».
elisir di lunga vita 2ELISIR DI LUNGA VITA 
Sarebbe a dire?
«Racconto sempre la storia della cellula, paragonandola a un castello attaccato dal nemico, cioè lo stress ossidativo. Il castello va protetto con le prime truppe di antiossidanti più labili, poi via con quelle d' attacco più forti. E se pure quelle soccombono spariamo i cannoni per impedire che il nemico entri nella cellula. E' questo che facciamo nelle nostre ricerche scientifiche».
andare in biciANDARE IN BICI
Lei produce anche una linea di cosmetici col suo nome, ma ha dei trucchi di bellezza «fai da te», di quelli che si tramandano in famiglia, nel caso perdesse il beauty case?
«Sì, certo. Mi pulisco il viso con il sapone di Marsiglia, uso l' olio d' oliva per nutrire la pelle; per idratarla, invece, bevo molta acqua. Le abitudini più semplici e il rispetto delle proprie radici oggi tornano a essere molto importanti».
Che tipo di clientela apprezza maggiormente questo ritorno alla semplicità?
«I giovani. Perché hanno bisogno di certezze e sono affascinati dai valori solidi, legati alla tradizione. Tipo i consigli della nonna... se vogliamo riassumere il concetto in una battuta. C' è una fascia di nuove generazioni, per esempio, che ha scoperto il piacere di frecquentare le terme.

mangiare beneMANGIARE BENE
Queste di Castrocaro hanno 170 anni, le frequentava la famiglia Mussolini e fu il duce a ristrutturarle con imponenti lavori nel 1938. Adesso noi le stiamo ulteriormente ampliando con un investimento di 30 milioni di euro».

Fonte: qui

venerdì 26 luglio 2019

L’ALLARME DEI SERVIZI PER LA MARCIA DEI NO TAV DI DOMANI: L’AISI SI MOBILITA E IL VIMINALE SCHIERA 500 AGENTI

LE MINACCE DELLO STORICO LEADER ALBERTO PERINO: "SE VOGLIONO FARE DEI MARTIRI IN VALLE SI SI RICORDINO CHE I MARTIRI POSSONO ESSERE PERICOLOSI"
LA RABBIA CONTRO DI MAIO E CONTE
Fabrizio Boschi per “il Giornale”

GIUSEPPE CONTE E L ANNUNCIO SULLA TAVGIUSEPPE CONTE E L'ANNUNCIO SULLA TAV
Uno ad uno i pilastri che hanno sempre tenuto insieme i Cinquestelle si stanno sbriciolando. Prima la «trovata» del mandato zero lanciato da Luigi Di Maio. Poi Giuseppe Conte che da anti-Tav si sveglia pro-Tav, trasformando la Val di Susa in una polveriera.
La rabbia dei militanti No Tav contro i grillini ha superato i livelli di guardia, in attesa della manifestazione contro la Torino-Lione prevista per domani e che deve concludere il tradizionale campeggio estivo No Tav «Alta felicità» a Venaus.

di maio no tavDI MAIO NO TAV
Che il clima in Val di Susa si stia surriscaldando, lo dimostra la sfilza di dichiarazioni di sindaci ed esponenti del movimento No Tav: «Fino a poco tempo fa Conte era contrario, come mai ha cambiato idea? Non fare la Tav costerebbe più che farla? È solo una scusa per mantenere in piedi il governo e le poltrone degli eletti». Nicoletta Dosio, pasionaria No Tav fa una previsione: «Sicuramente quei posti di governo addormentano le coscienze. I 5 stelle spariranno dalla scena politica. Come avvenuto a Rifondazione».

GUERRIGLIA VAL DI SUSAGUERRIGLIA VAL DI SUSA




«Qui in Val di Susa si respira, nella migliore delle ipotesi, aria di delusione. Questi stanno scherzando col fuoco. Io ho paura della violenza, ma questa è istigazione alla violenza», rincara l' ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano. Il premier Conte «dimostra di non conoscere la determinazione dei No Tav», si legge nei vari post sui social di area No Tav. «Non sa quanto costerebbe, non lo sa nessuno, ma sa perfettamente che il debito pubblico aumenterebbe». E ancora «sa che non serve a nulla». «Conosce perfettamente il rapporto costi/benefici» prosegue il messaggio, «ha ben chiaro che perderà tanti voti e rispetto politico», conclude il post.

alberto perinoALBERTO PERINO
Passa alle minacce Alberto Perino, storico leader No Tav: «Se vogliono fare dei martiri in Valle si ricordino che i martiri possono essere molto pericolosi». E gli organizzatori rincarano: «Salvini è preoccupato? Ne siamo felici».

alberto perino no tavALBERTO PERINO NO TAV








E infatti i controlli in Val di Susa sono già partiti. Il Viminale ha schierato 500 uomini delle forze dell' ordine. È sceso in campo un intero sistema internazionale per contrastare eventuali atti di violenza o tentativi di sabotare il cantiere di Chiomonte. «Abbiamo attivato canali informativi esteri per acquisire elementi utili a prevenire i disordini», ha riferito Mario Parente, il direttore dell' Agenzia informazioni per la sicurezza interna (Aisi). Digos, antiterrorismo e 007 hanno cerchiato di rosso tutta la Valle, puntando il cannocchiale sugli anarchici che sguazzano da sempre a fianco dei No Tav. Una «convergenza di interessi», dicono gli investigatori.

salvini visita il cantiere tav di chiomonte 14SALVINI VISITA IL CANTIERE TAV DI CHIOMONTE
Nelle stazioni ferroviarie sono iniziati i controlli degli agenti che identificano chi scende dai treni in arrivo da Torino. Deborah Montalbano, consigliera comunale di Torino, esponente di Dema, passata dai 5stelle al partito di De Magistris, critica la scelta: «Il governo del cambiamento è peggio del Pd. Viva la libertà di movimento». Replica il ministro dell' Interno, Matteo Salvini: «Ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero ma nessuna violenza sarà tollerata, né resterà impunita».

alberto perino no tavALBERTO PERINO NO TAV



Dal prefetto di Torino Claudio Palomba arriva il caloroso consiglio al M5s di Torino di non salire in Valle per la festa in quanto l' ala più dura dei No Tav parla di una manifestazione in cui sarà dimostrata «la nostra vitalità» preannunciando problemi di ordine pubblico. Un consiglio che (quasi) tutti i consiglieri torinesi hanno deciso di accogliere. La capogruppo Valentina Sganga: «Vorrei evitare di essere usata come parafulmine». La compagna di battaglie, Maura Paoli, invita a nascondersi: «Presentarsi dopo tutto quello che è successo sarebbe proprio da sfacciati». La tensione cresce. Per adesso nelle parole, domani si vedrà.

Fonte: qui

giovedì 14 marzo 2019

Il giudice vieta a Calvani di utilizzare il simbolo dei Forconi

Il giudice vieta a Calvani di utilizzare il simbolo dei Forconi
Fuori dai Forconi anche per ordine del Tribunale. Il giudice del Tribunale di Latina, Alfonso Piccialli, accogliendo il ricorso del Partito Nazionale 9 Dicembre Forconi per la Sovranità ha ordinato al pontino Danilo Calvani di astenersi dall’utilizzare il nome 9 Dicembre Forconi, impedendogli di impiegare tale simbolo anche su gruppi Facebook.
“Nonostante gli atti formali, lo scioglimento del movimento e la sua ricostituzione in partito politico nazionale – ha dichiarato il presidente del Partito, Francesco Puttilli – il tanto chiacchierato ex agricoltore pontino ha continuato ad utilizzare nome e simbolo come cosa sua personale autoproclamandosi presidente di un ormai sciolto ed inesistente Movimento 9 Dicembre Forconi addirittura con l’aggiunta della dicitura “per Danilo Calvani”.
L’ordinanza dovrebbe finalmente porre fine ad un utilizzo illegittimo di un simbolo, che non può e non deve essere utilizzato per fini personali o di parte ma per il bene del popolo italiano e di milioni di cittadini che il 9 Dicembre 2013 si mobilitarono in tutta Italia per rivendicare la propria dignità e la sovranità del Paese”.
Fonte: qui

sabato 17 novembre 2018

L’Area Schengen ormai è fallita. L’Europa del Nord chiude i confini


Schengen è stata per anni uno dei pilastri dell’Unione europea. La libertà di movimento dei cittadini europei fra uno Stato membro e l’altro è considerata una delle basi di questa Europa. E l’assenza di confini, sognata da no-borders ma anche dai paladini dell’europeismo, giace ormai nel dimenticatoio, travolta dagli eventi che hanno colpito ormai definitivamente la tenuta dell’Unione europea.

In teoria, i controlli alle frontiere tra i Paesi europei introdotti (soltanto temporaneamente) con la crisi dei rifugiati del 2015 dovevano essere scaduti la scorsa settimana. L’idea, almeno inizialmente, era che questi controlli fossero ripristinati solo per gestire la crisi. Niente di definitivo (a parole), ma solo una periodica ripresa dei controlli per monitorare l’ondata migratoria dalla Siria e non solo.

Di temporaneo però non c’è stato nulla. Anzi, proprio quei Paesi che bastonano i “cattivi” dell’Unione europea sul fronte dei bilanci e delle politiche migratorie, sono quelli che hanno continuato a prorogare i controlli alle frontiere. Così, i governi di Germania, Austria,Danimarca, Svezia e Norvegia hanno comunicato al Consiglio europeo di estendere per altri sei mesi i termini per la chiusura dei confini. Mentre la Francia ha già detto a ottobre che la proroga scadrà ad aprile. 

C’è chi ha parlato di sfiducia nei confronti dei Paesi che controllano il confine esterno dell’area Schengen, ovvero di Spagna, Grecia e Italia. C’è chi, come la Francia, utilizza il fattore “terrorismo”, dicendo che applica il controllo delle frontiere a causa della minaccia jihadista. Ma quello che conta è che oggi, sei Paesi dell’Unione europea se ne infischiano degli accordi di Schengen e di fatto, hanno blindato i confini.

Loro, non tutti. Ed è per questo che non solo gli altri Paesi dell’Unione europea sono contrariati, ma lo è la stessa Commissione. La libertà di movimento, insieme all’euro, è una sorta di totem dell’Unione europea. Che già di suo è fragile e indebolita, e adesso si vede colpita in uno dei suoi pilastri proprio dal nucleo duro dell’europeismo, in particolare da Francia e Germania. E proprio per questo motivo, Jean-Claude Juncker ha parlato di “un passo indietro per l’Europa”.

Il fatto che Bruxelles protesti, non significa però che gli Stati che hanno sospeso Schengen la seguano. I governi di questi Paesi hanno già fatto capire al Consiglio e alla Commissione che non sono affatto interessati a prendere in considerazione un ripensamento. E adesso, l’eccezione rischia di trasformarsi in regola, soprattutto perché l’Europa non ha alcuna forza (né probabilmente voglia) di imporre qualcosa a questi Stati. Può un’Europa guidata dall’asse franco-tedesco dire a Parigi e Berlino di aprire i confini? 

Con Angela Merkel gravemente indebolita dalle sconfitte elettorali soprattutto a causa della questione migranti, e con un Emmanuel Macron sotto assedio per le europee e con Marine Le Pen alle costole nei sondaggi, i due leader non faranno marcia indietro.
E così, l’Europa si ritrova a dover fare i conti con una realtà che non può cambiare. I governi più europeisti colpiscono al cuore proprio uno dei pilastri dell’Unione europea. Ma da questo si evince anche il pericoloso e ormai cristallino doppiopesismo di Bruxelles nei confronti degli Stati membri.

La domanda sorge spontanea. L’Unione europea si sarebbe comportata nello stesso modo se altri Stati membri avessero fatto lo stesso di Francia, Germania, Austria e altri Paesi? Immaginiamoci come sarebbe stata accolta la chiusura dei confini da parte dell’Italia, con un governo già profondamente critico nei confronti delle dinamiche europee. La risposta a questa domanda (purtroppo retorica) la conoscono tutti. Ma anche in questo si notano le gravi lacune di questa Europa, impegnata nei numeri, nelle cifre, ma soprattutto nella disparità di trattamento fra Stati dell’Europa mediterranea e Stati dell’Europa centrale e settentrionale. Vittimismo? No. Semplice constatazione.

Fonte: qui

sabato 8 settembre 2018

Ilva, si è celebrato il funerale politico del M5s. Ora gli eletti di Taranto si dimetteranno?


Ilva, oggi si è celebrato il funerale politico del M5s. Ora gli eletti di Taranto si dimetteranno?


Accordo firmato. In 10.700 subito assunti da Mittal, piano di esodi volontari, con un bonus di 100 mila euro lordi, anticipo dei lavori di copertura dei parchi minerari, da terminare non più nel 2020 ma all’inizio dell’estate dell’anno prossimo. E poi la garanzia che all’aumento della produzione non corrispondano maggiori emissioni inquinanti.
Di Maio: “Risultato migliore possibile nelle peggiori condizioni possibili”.
Il premier Conte: “Abbiamo fatto un lavoro egregio”.
Ilva è viva. Grazie Di Maio. Grazie Calenda. Grazie governo Gentiloni. La strada tracciata è andata in porto anche con il governo del cambiamento giallo-verde, chi l’avrebbe detto.
Leggeremo nel dettaglio l’accordo sindacale appena sarà disponibile, leggeremo il piano ambientale. Attenderemo il voto degli operai sull’accordo raggiunto. Nulla di nuovo o estremamente diverso dallo scenario che già conoscevamo. Nulla di nuovo rispetto ad una domanda madre: può una fabbrica grande tre volte la città che la ospita convivere con la popolazione, con le scuole, con i campetti da calcio e i parchi giochi dei bambini? E come si può rendere sostenibile un’industria datata e vetusta che cade a pezzi? Cosa c’è per Taranto e per l’Italia, oltre e dopo l’acciaio? Oltre e dopo il 2023? Potete venire davanti alla cittadinanza e giurando sulla Costituzione dire che“mai più nessuno si ammalerà e morirà, dentro e fuori la fabbrica, per colpa dell’inquinamento”?

Ma queste sono altre domande, quelle che facciamo a tutti da anni.
Oggi, ora, dobbiamo dedicare pochi minuti al funerale politico del Movimento 5 Stelle. Da oggi il Movimento diventa partito. Iniziata una nuova fase: quella di un “PARTITO” che come gli altri raccoglie consensi con promesse che non mantiene.
In queste ore la mia bacheca Facebook e molte altre si stanno riempendo di commenti amari e delusi di elettori tarantini 5S. Perché il Movimento a Taranto ha preso una valanga di consensi. Voto di protesta, sì. Ma anche voto identitario: di tutti coloro che chiedono la chiusura delle fonti inquinanti, o anche lo stop a Tap, a Tav.
Per questo a Taranto sono stati eletti 5 parlamentari M5S. Oltre ai tre eletti nei collegi uninominali (De Giorgi e Cassese alla Camera e Turco al Senato), sono passati anche altri anche altri 2 nel collegio plurinominale della Camera ovvero nel listino proporzionale bloccato. Sono la crispianese Alessandra Ermellino e il tarantino Giovanni Vianello. Candidati per lo più esponenti del mondo ambientalista, attivisti che per anni si sono battuti per la chiusura dell’acciaieria e che si sono fatti eleggere con un mandato preciso “riconvertire l’Ilva e far partire le bonifiche”. Che faranno oggi questi parlamentari stellati? Resteranno al loro posto? Si dimetteranno? Entreranno nel gruppo Misto? Come spiegheranno al territorio che l’unica strada possibile era quella di Calenda, fino a qualche giorno fa il loro grande nemico.

Ci sono eletti Cinque Stelle anche in consiglio comunale a Taranto: Massimo Ciro Battista e Franscesco Nevoli. Battista poche ore fa ha scritto su Fb: “Presto importanti novità”.
Va dato atto a Luigi Di Maio di esser venuto a Taranto in campagna elettorale e di essersi comportato già al tempo da vecchio politico: è riuscito a dire tutto e il contrario di tutto sul caso Ilva. Poi c’è stato il contratto del governo del cambiamento: “Con riferimento all’Ilva, ci impegniamo, dopo più di trent’anni, a concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, salvaguardando i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere a bonificare, e sviluppo della green economy, energie rinnovabili, economia circolare”.

Poi c’è stato Grillo: «Ho sempre sognato che questo bellissimo golfo di Taranto tornasse a essere una cosa meravigliosa con tecnologie di energie rinnovabili, con centro per le batterie» «Potremmo fare come hanno fatto nel bacino della Ruhr» dove «non hanno demolito, hanno bonificato, hanno messo delle luci hanno fatto un parco archeologico di industria del paleolitico lasciando le torri per fare centri di alpinismo, i gasometri per centri sub più grossi d’Europa, sono state aperte un sacco di attività dentro».
Poi c’è stato quel passaggio incomprensibile di Luigi Di Maio sull’annullabilità della gara di vendita dell’Ilva gestita dall’ex ministro Calenda. Passaggio incomprensibile che oggi ha ribadito anche il premier Conte: “Sono emerse irregolarità molto chiare ed evidenti, però come ha precisato anche il ministro Di Maio, di fronte ad un’aggiudicazione, cioè ad un provvedimento che si era concluso con l’aggiudicazione, l’annullamento della gara, un provvedimento che si chiama di autotutela, non era così semplice perché non basta un vizio formale occorre anche poter dimostrare che attraverso quell’annulamento, pur di fronte ad irregolarità riconosciute formali, si realizza meglio l’interesse pubblico”. Vi giuro, dice proprio così. Sentitelo.

Sembra si giustifichino con qualcuno per la strada intrapresa senza però dire chiaramente a chi stanno parlando. Ma se la gara fosse stata annullabile voi cosa avreste fatto? Come avreste perseguito e realizzato l’interesse pubblico? Non si è capito. Giuro.
Di Maio non ci ha mai detto la sua idea alternativa su Ilva. Il suo progetto rivoluzionario, sostenibile, futuristico. Non ci ha mai aperto il suo cuore, spiegandoci cosa avrebbe fatto se avesse potuto annullare questa benedetta gara. Non ha mai risposto nemmeno alle domande sull’immunità penale concessa da quelli di prima, del Pd, a Mittal e prima ancora ai commissari statali.

Agli elettori Cinque Stelle a Taranto oggi resta l’amaro in bocca, la polvere rossa in gola e nessuna visione economica rivoluzionaria. Forse Di Maio non ha motivo di preoccuparsi della ricaduta elettorale di questa scelta politica fatta su Ilva. Ma forse sì. 
Fonte: F.Q.
ILVA, A TARANTO CONTESTATA DEPUTATA M5S: “DOVEVATE CHIUDERLA”. EMILIANO: “NON FIRMO PIANO AMBIENTALE SENZA GARANZIE”

L’intesa sulla cessione dell’Ilva raggiunta tra AmInvestco e i sindacati con la mediazione del ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio non fa contenti tutti i tarantini. L’onorevole Rosalba De Giorgi del Movimento Cinque Stelle è stata contestata da un gruppo di manifestanti durante il sit-in di cittadini e associazioni in piazza della Vittoria, a Taranto, organizzato per chiedere il rispetto di quanto annunciato nel contratto di governo, cioè la “chiusura delle fonti inquinanti“ e la riconversione economica dell’area.

Ci sono stati momenti di tensione che hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno scortato la De Giorgi. I parlamentari pugliesi e gli otto consiglieri regionali pentastellati dal canto loro hanno sostenuto che l’obiettivo resta quello e “l’avvio di questo processo è stato solo rallentato e complicato a causa del ‘delitto perfetto‘ del precedente governo Pd”. Intanto il governatore Michele Emiliano ha fatto sapere che “senza garanzie sulla salute dei concittadini” non darà “mai il mio assenso al piano ambientale“.


ilva taranto 6ILVA TARANTO 
I manifestanti hanno esibito diversi striscioni, tra i quali campeggiava quello con la scritta “Taranto senza Ilva“. Cittadini e associazioni accusano l’esecutivo di aver agito in piena continuità con i governi precedenti, agevolando la cessione dell’Ilva e, affermano, “condannando, di fatto, Taranto ad almeno altri 10 anni di inquinamento, malattia e morte“. Alcune centinaia di persone si sono ritrovate in piazza “per una 24 ore di dibattito e sensibilizzazione sulle criticità sanitarie ed ambientali, accanto a proposte che, partendo dalla chiusura del siderurgico, prevedono la decontaminazione e la bonifica ad opera degli attuali lavoratori Ilva, in una nuova prospettiva di riconversione economica dell’intero territorio”.

GRILLO SULL ILVAGRILLO SULL ILVA
“L’obiettivo per Taranto rimane lo stesso”, scrivono in una nota i parlamentari pugliesi e gli otto consiglieri regionali del Movimento. “La chiusura delle fonti inquinanti e la riconversione economica. L’avvio di questo processo è stato solo rallentato e complicato a causa del ‘delitto perfetto’ del precedente Governo Pd che aveva messo in piedi una gara che, per quanto illegittima, non si poteva annullare e che in ogni caso il 15 avrebbe fatto passare la proprietà di Ilva ad Arcelor.

E questo fa rabbia, tanta rabbia. In questo quadro tutto ciò che poteva fare il ministro Di Maio, e che ha fatto con grande senso di responsabilità, è stato lottare con i sindacati e con gli acquirenti per ottenere il risultato migliore, in condizioni peggiori, in termini di occupazione e di tutele ambientali che, seppur non ancora sufficienti a salvare Taranto, sono certamente maggiori rispetto a quelle assolutamente blande, richieste dal Pd. Siamo stati chiamati a lavorare giorno e notte per limitare al massimo i danni creati da un partito velenoso che per fortuna non potrà più nuocere al nostro Paese”.

 “Arcelor ringrazi dunque il Partito Democratico e Calenda per questo regalo ma gli suggeriamo di non ‘rilassarsi’ troppo perché da oggi avranno il fiato sul collo del Governo e del M5S in Puglia perché rispettino, da subito, tutti gli impegni presi”.

Emiliano dal canto suo ha spiegato: “Il governo aveva due alternative: o l’Ilva si chiudeva, e a quel punto noi avevamo chiesto garanzie per l’occupazione delle 20mila persone”, ma “siccome abbiamo capito che il governo ha deciso di lasciarla aperta, rimane che noi abbiamo chiesto come garanzia al governo la decarbonizzazione, quindi la non ricostruzione di Afo5 a carbone e la sostituzione di Afo5, l’altoforno più grande della fabbrica, con due forni elettrici a gas o idrogeno.

ilva taranto 5ILVA TARANTO 
Se questa condizione verrà rispettata noi riteniamo di poter dire alla cittadinanza che le ragioni della salute sono accettabili. Se qualcuno invece pensa di lasciare il mondo come sta, come Mittal aveva già definito nei suoi progetti, avevamo detto l’altra volta sia io che Di Maio che il piano ambientale era deludente, e direi insufficiente”. “Quindi – ha concluso – credo che il giudizio sul Piano ambientale sull’insufficienza rimarrà identico sia per me che per Di Maio”.

ROSALBA DE GIORGIROSALBA DE GIORGI



La Regione Puglia ha ancora in piedi il ricorso contro il Dpcm che contiene il Piano ambientale per il siderurgico. Anche il Comune di Taranto presentò lo stesso ricorso. Comune e Regione rinunciarono però in un secondo momento alla richiesta di sospensiva cautelare.

Fonte: qui











Ilva, c’è l’accordo tra Mittal e sindacati: 10.700 assunzioni subito e zero esuberi. Calenda: “Complimenti a Di Maio”

Ilva, c’è l’accordo tra Mittal e sindacati: 10.700 assunzioni subito e zero esuberi. Calenda: “Complimenti a Di Maio”
Intesa trovata dopo una notte di trattativa: la firma finale prevista intorno all'ora di pranzo. Il racconto del lungo negoziato al tavolo del Mise, con l'intervento diretto di Di Maio poco dopo la mezzanotte. La svolta definitiva alle 8, quando ArcelorMittal accetta le 10.700 assunzioni immediate. Palombella (Uilm): "Accordo fatto, ora referendum dei lavoratori"

Avevano chiesto di mantenere sugli impianti quanti ci lavorano in questo momento e di arrivare agli “zero esuberi” rimasti al termine del piano ambientale nel 2023. Senza che venissero toccati gli stipendi. E alla fine i metalmeccanici hanno vinto su tutto. In 18 ore di trattativa a oltranza, partita in salita e chiusa da un applauso alle 8.10, quando si è capito che l’accordo era fatto. I sindacati e ArcelorMittal hanno raggiunto l’intesa che permetterà al ministro Luigi Di Maio di consegnare le chiavi dell’Ilva al colosso dell’acciaio nei prossimi giorni per l’ingresso ufficiale a partire dal 15 settembre. Con un accordo migliore di quello ipotizzato dal suo predecessore Carlo Calenda, che su Twitter si complimenta con il vicepremier. L’accordo è stato siglato e ora il testo sarà sottoposto al referendum tra i lavoratori.

I punti dell’accordo – L’azienda, dopo ore tese al tavolo del ministero dello Sviluppo Economico, ha deciso di riassumere subito 10.700 lavoratori e garantire la contrattualizzazione entro il settembre 2025 degli esuberi rimasti nel 2023 senza ritoccare al ribasso il costo del lavoro tagliando le ore in fabbrica di ciascun dipendente. Niente solidarietà preventiva, insomma: è la mossa decisiva, un punto sul quale i rappresentati dei lavoratori non avevano nessuna intenzione di cedere.
L’intervento di Di Maio – La svolta è arrivata poco dopo mezzanotte. In quel momento, dopo un secondo round di trattative seguito all’avvio “in salita” e alle distanze marcate” sottolineate dai sindacati e con una “bozza di accordo” che in realtà era una proposta dell’azienda, i segretari generali di Uilm, Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Usb hanno in mano un testo integrato e migliorato dalle loro controproposte. Ma la situazione non si blocca. Serve l’intervento diretto del governo e arriva Di Maio, che affianca il dg del Mise Giampiero Castano: va dritto da Rocco Palombella, Francesca Re David, Marco Bentivogli e Sergio Bellavita. Vuole sapere quale sono le condizioni sotto le quali non firmeranno mai. Ascolta, appunta e richiama ArcelorMittal.

La trattativa “forzata” nella notte – È il momento di “forzare”, perché senza l’intesa sindacale salta tutto. E con i miglioramenti ambientali vagliati dal ministero dell’Ambiente nelle ultime settimane e accettati dall’azienda, il nodo occupazionale è ormai l’ultimo da sciogliere. Il faccia a faccia vive momenti di tensione, ma prosegue. Alle 4.30 la discussione è accesa. Il leader della Fim-Cisl Bentivogli è il più agitato di tutti. La no-stop arrivata fino a tarda ora è però un segnale per lavoratori, azienda e governo: un punto di caduta verrà trovato. Dopo due ore e mezza di scrittura dei testi, la bozza è ormai pronta e si torna in plenaria dopo una riunione ristretta iniziata ormai da oltre 16 ore. Arcelor si presenta con 10.500 assunzioni subito, i sindacati ne chiedono 200 in più.
“Ultimo miglio”. E Calenda si complimenta – Sono le 8 e Di Maio parla di “ultimo miglio” ai presenti al tavolo e lo ripeterà poi all’esterno. L’azienda sa che non può far saltare un’operazione da 4,1 miliardi di euro in ballo dal giugno 2017 per un pugno di lavoratori dopo aver già accettato condizioni che alcuni mesi fa sembravano impossibili. L’accordo finale arriva in pochi minuti: 10.700 assunzioni, zero esuberi, premialità una tantum. Mancano le firme, arriveranno in giornata dopo aver letto e riletto il testo definitivo dell’intesa. Alla fine, prima delle firme, il messaggio di Calenda, che dopo decine di riunioni al Mise e quasi un anno di trattativa non aveva portato Mittal e sindacati a stringersi la mano, sancisce di fatto la buona riuscita del negoziato: “Una grande giornata per Ilva, per l’industria italiana e per Taranto – scrive poco le 10.30 su Twitter – Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a Luigi Di Maio che ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta”.

Palombella (Uilm): “Ora referendum” – Per quanto manchino da “riguardare i testi e correggerli” anche Palombella e Re David parlano di “accordo fatto” che ora “deve essere approvato dai lavoratori con il referendum“. Non una formalità, ma nel testo c’è tutto quello che i sindacati hanno chiesto per un anno. “L’elemento importante è che non ci sono esuberi perché il piano prevederà il completo assorbimento di tutti i lavoratori con il mantenimento di tutti i diritti acquisti – spiega Palombella – Bisognava aumentare il numero di lavoratori. Siamo riusciti a ottenere un numero che secondo noi è importante: 10.700 compresi quasi 300 delle affiliate”.
Fonte: F.Q.