9 dicembre forconi: Carabinieri
Visualizzazione post con etichetta Carabinieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carabinieri. Mostra tutti i post

lunedì 30 settembre 2019

''MARIO, MI SENTI? PRONTO, MANDATECI UN'AMBULANZA, SIAMO IN VIA PIETRO COSSA…È GRAVE… È UN RAGAZZO GIOVANE AFRICANO… DOV'È IL COLTELLO?''

QUESTE SONO LE URLA CHE UNA TESTIMONE HA SENTITO RISUONARE ALLE 3.16 DEL 26 LUGLIO DOPO L'ACCOLTELLAMENTO DI MARIO CERCIELLO REGA. LA VOCE È QUELLA DI ANDREA VARRIALE, CHE ANCHE AL TELEFONO AVREBBE DEPISTATO SULL'IDENTITÀ DEL KILLER 

UN'ALTRA SIGNORA HA DETTO DI AVER VISTO UN VIDEO CHE AVREBBE IMMORTALATO LA RISSA TRA I DUE AMERICANI E I DUE CARABINIERI, MA QUEL FILMATO…

Rita Cavallaro per ''Giallo''

gabe natale finnegan lee elder 2GABE NATALE FINNEGAN LEE ELDER
Mario, mi senti? Pronto, mandateci un’ambulanza, siamo in via Pietro Cossa, angolo via Cesi... è grave... è un ragazzo giovane africano... dov’è il coltello?”. Queste sono le urla che una testimone ha sentito risuonare alle 3.16 del 26 luglio scorso in via Pietro Cossa a Roma. La testimone si chiama Angioletta Gramatica ed è originaria di Bellagio, in provincia di Como. Quella notte la donna era ospite in un appartamento che si trova proprio nella via in cui è stato ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Le urla sentite dalla testimone, infatti, sono quelle di Andrea Varriale, il carabiniere che si trovava in servizio con Cerciello al momento dell’omicidio.
mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA

Un caso che, come noto, presenta ancora molti punti oscuri soprattutto a causa delle bugie raccontate dai vari protagonisti della vicenda. Ebbene, con il passare del tempo, anziché chiarirsi, la ricostruzione dell’accaduto sembra complicarsi sempre  di più. Angioletta Gramatica, purtroppo, non ha visto nulla. Ha solo sentito quelle urla da dietro la finestra rimasta chiusa con la tapparella.

Partendo da lei, però, gli inquirenti sono arrivati a un’altra donna, Luisa Gavotti, proprietaria dell’appartamento in cui era ospite la testimone. Ascoltata dai carabinieri, Luisa Gavotti non ha avuto nulla da riferire. Nulla, a parte un dettaglio su cui ora si sta concentrando la massima attenzione. La donna ha infatti raccontato di aver visto per caso un video su Facebook in cui si notavano delle persone litigare nella zona in cui è avvenuto l’omicidio. Questo video, però, sembra essere totalmente scomparso. Perché? Qualcuno l’ha cancellato? Chi ha registrato quel video?
gabe natale e finn elder appostati in attesa di cercielloGABE NATALE E FINN ELDER APPOSTATI IN ATTESA DI CERCIELLO

Per l’omicidio di Mario Cerciello Rega, colpito con 11 coltellate, sono stati arrestati i due 19enni statunitensi Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth. I due ragazzi quella sera erano in cerca di cocaina nel quartiere Trastevere. Qui avevano incontrato Sergio Brugiatelli, l’uomo che li aveva accompagnati dallo spacciatore Italo Pompei. Quest’ultimo, però, aveva truffato i due giovani vendendo loro Tachipirina anziché cocaina.

Per questo i giovani avevano rubato lo zaino di Brugiatelli chiedendo 100 euro e una dose di droga vera in cambio della restituzione. Brugiatelli, in un giro di telefonate e messaggi ancora poco chiaro, aveva chiesto l’intervento dei carabinieri. All’appuntamento per la restituzione dello zaino si erano quindi presentati Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale. Di qui l’aggressione mortale e il conseguente arresto dei due americani, avvenuto il giorno successivo.
i due americani fermati per la morte di mario cerciello regaI DUE AMERICANI FERMATI PER LA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA

Prima di essere aggrediti, i due carabinieri, che erano vestiti in borghese e senza pistole, si sarebbero qualificati. Almeno questo è quello che ha raccontato Varriale. Gli americani dicono invece che i due militari non si sono identificati e di aver creduto che fossero due complici dello spacciatore venuti per vendicarsi del furto. Cosa è accaduto realmente? Il video di cui ha parlato Luisa Gavotti, la donna che possiede un appartamento nella zona dell’omicidio, potrebbe chiarire molti dubbi.

foto di vecchi arresti usate nel caso di cerciello regaFOTO DI VECCHI ARRESTI USATE NEL CASO DI CERCIELLO REGA
I carabinieri del Nucleo Investigativo hanno riportato la testimonianza di Luisa Gavotti nella loro informativa. Si legge nel documento: «Mentre era in auto con suo marito, durante uno dei viaggi effettuati con lui il 29 e il 31 luglio, (Luisa Gavotti) aveva visto che sulla home page di Facebook era stato postato un video non meglio indicato, riprendente, a suo dire, una lite tra persone che si trovavano per strada; tale video era stato girato di notte, in quanto la zona in questione era illuminata dalla luce artificiale;

nel guardarlo, operazione durata pochissimi secondi, le era sembrato che l’area ripresa corrispondesse a quella in cui era avvenuto l’omicidio del vicebrigadiere Cerciello Rega Mario; aveva percepito, nella brevissima visione del video, che chi stava riprendendo la scena era in compagnia di qualcuno con cui stava interloquendo e aveva inoltre sentito voci concitate, con toni molto alti, senza tuttavia distinguere le parole;
foto di vecchi arresti usate nel caso di cerciello regaFOTO DI VECCHI ARRESTI USATE NEL CASO DI CERCIELLO REGA

a quel punto aveva interrotto la visione, correlando successivamente e in modo autonomo quelle immagini all’aggressione del militare, poiché le era sembrato potesse trattarsi dei medesimi luoghi, pur senza esserne certa e senza fornire elementi specifici in merito; dopo un’ora aveva ricercato su Facebook quel video senza, tuttavia, riuscire a reperirlo e precisava, altresì, che non era stato “postato” da “contatti o amicizie” collegate al  suo account, ma era nella home page di  quel social network; aveva anche provato, invano, a ricercare il video nella cronologia del suo telefono cellulare».

Per gli inquirenti quel video potrebbe anche non esistere in quanto la donna potrebbe essere stata «condizionata dal fatto che l’episodio sia avvenuto nei pressi della sua abitazione». Se invece quel video esistesse e qualcuno l’avesse fatto sparire, si tratterebbe di un episodio grave su cui sarebbe necessario fare accertamenti. Non si tratterebbe infatti del primo documento misteriosamente scomparso.

GABE NATALEGABE NATALE
Che fine hanno fatto, per esempio, le foto segnaletiche dei due marocchini che, inizialmente, erano ricercati per l’omicidio? In quel caso l’equivoco era stato causato da Varriale, che aveva detto che gli assassini erano nordafricani. Varriale è indagato dalla Procura militare per violata consegna. Il comandante della Stazione Farnese, Sandro Ottaviani, deve invece rispondere di falsa testimonianza per aver mentito sul fatto che il carabiniere gli avesse consegnato la sua pistola. Fonte: qui

mercoledì 31 luglio 2019

“SERENA MOLLICONE FU UCCISA NELLA CASERMA DEI CARABINIERI”

CHIESTO IL PROCESSO PER CINQUE INDAGATI TRA CUI L’EX COMANDANTE DELLA STAZIONE DI ARCE (FROSINONE) E DUE ALTRI MILITARI 

SECONDO LA PROCURA DI CASSINO LA RAGAZZA, MORTA NEL 2001, AVREBBE LITIGATO CON IL FIGLIO DELL'EX COMANDANTE E…
serena mollicone 9SERENA MOLLICONE

Dopo 18 anni le indagini sulla morte di Serena Mollicone – uccisa l’1 giugno 2001 – si  sono concluse. La procura di Cassino ha chiesto il rinvio a giudizio di persone ovvero tutti i membri della famiglia di Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri del paese in provincia di Frosinone e due altri militari. Rischiano così il processo il maresciallo, la moglie Annamaria e il figlio Marco con l’accusa di omicidio aggravato e occultamento di cadavere così come il sottufficiale dell’Arma Vincenzo Quatrale, indagato per concorso in omicidio, e il carabiniere Francesco Suprano, che deve rispondere di favoreggiamento.
La perizia dei Ris e la svolta nelle indagini – Secondo un’informativa dei carabinieri del comando provinciale di Frosinone, redatta sulla scorta di accertamenti del Ris e acquisita già nel febbraio scorso dalla procura di Cassino,la ragazzina fu uccisa, presumibilmente dopo un litigio, negli alloggi della caserma dei carabinieri di Arce. A colpirla, secondo l’accusa, sarebbe stato il figlio di Mottola, Marco.
serena mollicone 5SERENA MOLLICONE
La ricostruzione del delitto tratteggiata dalla perizia medico-legale indicò una compatibilità tra lo sfondamento della porta dell’alloggio della caserma dei carabinieri di Arce e la frattura cranica riportata dalla studentessa. Forse Serena, conclusero i periti, fu spinta durante una lite sbattendo la testa. Un altro contenuto dell’informativa segnò una svolta nelle indagini: la perizia dei Ris rilevò che il corpo di Serena – trovato due giorni dopo il delitto – fu spostato nel boschetto dell’Anitrella dove poi fu trovato con mani e piedi legati dal nastro adesivo e una busta di plastica in testa.
serena mollicone 4SERENA MOLLICONE
La storia della vicenda giudiziaria – La vicenda giudiziaria dell’omicidio della diciottenne Serena è stata lunga e tortuosa. Due anni dopo il delitto del 2001 fu arrestato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere Carmine Belli, un carrozziere poi prosciolto nel 2006 da ogni accusa dalla Cassazione. Ad aggiungere mistero ad un caso intricato fu anche il suicidio del carabiniere Santino Tuzi che nel 2008, prima di essere ascoltato dai magistrati, si uccise sparandosi nella sua auto.
serena mollicone 12SERENA MOLLICONE
Tra le ipotesi anche quella che Serena quel giorno andò nella caserma dei carabinieri per denunciare alcuni traffici, forse legati alla droga. Poi la lite e la morte. Il padre di Serena ha più volte chiesto verità. Dopo la chiusura indagini fece un ulteriore appello: “Chi sa di questi cinque, parli”. E in particolare “ai due carabinieri che possono ancora parlare e ritrovare la dignità”
Fonte: qui

martedì 30 luglio 2019

A CIAMPINO DUE MILITARI PRESI A CALCI E PUGNI DA UN GEORGIANO SENZA FISSA DIMORA CHE AVEVA DATO IN ESCANDESCENZE: A INTERVENIRE IN DIFESA DEI CARABINIERI SONO STATI…


DOPO L’OMICIDIO CERCIELLO, ANCORA VIOLENZA CONTRO I CARABINIERI

Ancora carabinieri aggrediti in servizio. È successo nella notte, quella appena trascorsa, a Ciampino dove due militari impegnati in un servizio di controllo a Piazza Kennedy, vicino alla stazione, sono stati colpiti a calci e a pugni all'addome e sui testicoli da un georgiano senza fissa dimora che aveva dato in escandescenze. A intervenire in difesa dei carabinieri, come informa l'Adnkronos, sono stati due clienti di un bar lì vicino, che hanno permesso così di bloccare lo straniero, arrestato dopo un breve inseguimento. I militari, portati al pronto soccorso dell'ospedale dei Castelli, sono stati refertati con dieci giorni di prognosi. Fonte: qui

sabato 6 luglio 2019

CREMONA, ARRESTATI 7 RAGAZZI TRA I 15 E I 18 ANNI CHE AVEVANO TRASFORMATO VIE E PIAZZE DELLA CITTÀ IN DEI RING PER RISSE E PESTAGGI

I VIDEO VENIVANO POSTATI SULLA PAGINA INSTAGRAM “CREMONA.DISSING” E LA GANG ERA TEMUTISSIMA TRA GLI ADOLESCENTI 
SI DAVANO APPUNTAMENTO SUL SOCIAL “THISCRUSH” E…



Veronica Cursi per www.ilmessaggero.it

il fight club degli adolescenti di cremona 7IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA
L'appuntamento è su Instagram o su Thiscrush, il social anonimo più famoso tra i ragazzini. E' qui che la "family", come si chiamano tra di loro, contatta altri giovanissimi per organizzare risse nelle piazze più famose di Cremona. L'obiettivo? Picchiare gente a caso, per gioco o per vendetta e riprendersi con il cellulare per postare quelle «esibizioni» e conquistare follower.

il fight club degli adolescenti di cremona 5IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA






Stavolta è successo a Cremona, i carabinieri hanno arrestato 7 ragazzi tra i 15 e i 18 anni (4 in carcere, 3 ai domiciliari)  e ne hanno denunciati altri 18: avevano trasformato alcune vie e piazze della città in veri e propri ring. Gli indagati prendevano di mira anche giovanissimi e i video delle risse e dei pestaggi venivano postati e commentati sulla pagina di Instagram "Cremona.dissing".

il fight club degli adolescenti di cremona 11IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA 
La gang era diventata famosa e temuta tra i giovanissimi di Cremona tanto che sul profilo anonimo di Thiscrush "Cremonadissing's Crush Page" in tanti scrivevano: «Mi spiegate perché dovete picchiare gente a caso?». E' qui che si sfidavano con altre crew: «Siamo di Milano dissing, in Lombardia comandiamo noi». O ancora: «Brescia comanda», «Venite a Lodi che vi apriamo in due». E in rete finiva tutto. Le minacce: «Siamo pronti a toccare tutte le ragazze di Cremona, anche le più piccole» e le esortazioni: «Dovete riportare l'ordine, ristabilire chi comanda».
il fight club degli adolescenti di cremona 3IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA

Ed era proprio questa pagina il palcoscenico in cui i componenti del branco rendevano pubblico il loro operato, anche come sfida aperta alle autorità. Gli arrestati sono accusati di rapina e tentata estorsione, concorso in atti persecutori, spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiamento e risse. La gang era composta prevalentemente da minorenni, ma, per la presenza di qualche 18enne, l'inchiesta è stata condivisa tra Procura per i minorenni di Brescia, con il Pm Emma Avezzú e la Procura di Cremona con la collega Vitina Pinto.

FIGHT CLUB
il fight club degli adolescenti di cremona 6IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA
Come il celebre film sugli incontri clandestini "Fight Club" anche i ragazzi di Cremona si davano appuntamento per picchiarsi. Contrariamente alla pellicola di David Fincher, però, i giovanissimi, quasi tutti minorenni, non si vedevano negli scantinati, ma nella centralissima piazza Marconi. «Allora alle 4 si jumpa?», uno dei messaggi nella chat ad indicare l'orario dell'appuntamento.
il fight club degli adolescenti di cremona 10IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA 




Nella pagina Instagram erano pubblicati i video delle risse e venivano pubblicate immagini di Piazza Marconi resa simile ad un ring per incontri di box, con la scritta «the ring is for boy», che significa «il ring è per ragazzi» e sull'immagine della piazza «This Ring is for real men» che tradotto significa «questo ring è per uomini veri».

il fight club degli adolescenti di cremona 9IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA 
Un gioco, una sfida. Un fenomeno che si ripete identico anche in molte altre città italiane. A Piacenza, dove nell'ottobre del 2018  furono identificati 63 ragazzini che partecipavano a questi incontri. Ma anche a Roma. Lo avevamo raccontato lo scorso gennaio, quando sui social girarono filmati di combattimenti tra ragazzini della Capitale.
il fight club degli adolescenti di cremona 2IL FIGHT CLUB DEGLI ADOLESCENTI DI CREMONA 





Perché, come per le foto hot di minorenni con il seno o il sedere in bella mostra, anche questi pestaggi sono pubblicizzati via social per aumentare la popolarità, affinché Instagram diventi la vetrina del proibito dove condividere tutto: sesso, droga, violenza. Purché se ne parli. E dietro questa compravendita di seguaci una rete di pseudo-influencer, ragazzini di 15, 16 anni che tra i giovanissimi sono veri e propri idoli e dall'alto dei loro 20, 30 mila follower dettano le regole. E Instagram continua a guardare.

Fonte: qui

lunedì 24 giugno 2019

IL CASO DEL MAROCCHINO CHE PER TRASFERIRSI DA BARI A SAVONA SI È MESSO L'INTERO MOBILIO AGGANCIATO SOPRA LA TESTA, MA È STATO FERMATO SOLO A CARPI

SI POSSONO FARE 750 KM IN AUTOSTRADA CON LA CASA SOPRA IL TETTUCCIO SENZA CHE NESSUNO DICA NULLA 
PATENTE RITIRATA, LUI SI È GIUSTIFICATO COSÌ...
Maria Silvia Cabri per https://www.ilrestodelcarlino.it

CASA SUL TETTO DELL AUTOCASA SUL TETTO DELL'AUTO
Una intera camera da letto, con tanto di armadio al seguito. E non solo: qualche pensile da cucina, pentole, generi alimentari, vestiti vari, anche pneumatici e quattro biciclette. Un vero e proprio trasloco, degno di un apposito furgone. Il voluminoso carico peraltro non si trovava dentro un camion, bensì sul tetto e all’interno di una macchina, una Mercedes station wagon.

Il tutto ben coperto da tele cerate per evitare che il mobilio si rovinasse. Il conducente dell’automobile, che non passava certo inosservata, è stato notato e fermato venerdì sera dai Carabinieri della compagnia di Carpi, poco dopo essere uscito dall’autostrada, proprio al casello della città dei Pio. Si tratta di un uomo di 40 anni, marocchino, partito da Bari, dove viveva, e diretto a Savona dove si sarebbe dovuto imbarcare su un traghetto per tornare nel suo paese, il Marocco. Presumibilmente per trasferirsi di nuovo là, dopo aver vissuto in Italia.

Per questo voleva arredarsi un mini appartamento in cui sarebbe andato a vivere. Dunque, perché lasciare in Italia i suoi mobili e dovere poi spendere altri soldi per ricomprarli una volta in patria? Sono questi i ragionamenti che devono averlo spinto a caricare tutto il mobilio, vestiti e alimenti sulla macchina e mettersi in viaggio.
CASA SUL TETTO DELL AUTOCASA SUL TETTO DELL'AUTO

All’altezza di Carpi, dopo 750 hm, stremato, ha deciso di uscire dall’autostrada e fermarsi in un posto a dormire. Una pattuglia dell’Arma, impiegata negli ordinari servizi di controllo del territorio, ha notato il carico pericoloso per gli altri utenti della strada sul tetto dell’auto: il conducente è stato sanzionato per avere destinato il proprio veicolo ad un uso diverso da quello indicato nella carta di circolazione.

Inoltre gli sono stati ritirati il libretto e la patente di guida. Interpellato dai militari sulla ragione di un tale, singolare, trasloco, il 40enne si è giustificato dicendo che pensava si potesse tranquillamente fare e di non incorrere in sanzioni, in quanto in Marocco è possibile caricare qualsiasi cosa su una macchina e sul tetto, riempiendola all’inverosimile come in questo caso.

Ieri mattina la Mercedes station wagon era ancora posteggiata a Carpi, presumibilmente in attesa che l’uomo si organizzi con un furgone per trasportare tutto il mobilio per il mini appartamento verso la sua destinazione. Fonte: qui

giovedì 23 maggio 2019

CAPITANO ULTIMO DEMOLISCE LA TRATTATIVA STATO-MAFIA


"UN’INDAGINE SBAGLIATA, UN MODO FORSE INVOLONTARIO, MA OSTINATO, DI RIDIMENSIONARE LA VITTORIA DELLO STATO ATTRAVERSO UNA SERIE DI CONGETTURE MAI DIMOSTRATE, DI DISTRARRE L’OPINIONE PUBBLICA CON MISTERI SUGGESTIVI, MA FALSI, PER IGNORARE QUELLI VERI" 

"DA MORI HO AVUTO TUTTI I MEZZI NECESSARI" 

"CASELLI NON E' MAI STATO INGANNATO DA ME" 

''NESSUNO SI È SOGNATO DI INDAGARE COME MAI LA MAFIA E RIINA L’ABBIANO FATTA FRANCA PER TRENT’ANNI''

Con la mafia non si tratta
Un capitolo di “Fermate il capitano Ultimo”, il nuovo libro di Pino Corrias (ChiareLettere) in libreria da domani 23 maggio

pino corriasPINO CORRIAS
Ultimo ha sempre considerato la trattativa Stato-mafia un’indagine sbagliata, un modo forse involontario, ma ostinato, di ridimensionare la vittoria dello Stato attraverso una serie di congetture mai dimostrate, di distrarre l’opinione pubblica con misteri suggestivi, ma falsi, per ignorare quelli veri. Compreso quello della buona convivenza tra i molti poteri in Sicilia –l’economia, la mafia, la massoneria, le istituzioni – che talvolta hanno rotte di navigazione differenti, ma più spesso stanno in scia senza troppe interferenze.

Quello di Ultimo è uno sfogo covato per anni. Dice: «Nessuno si è sognato di indagare come mai la mafia e Riina l’abbiano fatta franca per trent’anni. Nessuno ha indagato se c’erano complicità o coperture dentro il Palazzo di giustizia, dentro le istituzioni, dentro le forze politiche».

capitano ultimo a 'non e' l'arena' 4CAPITANO ULTIMO A 'NON E' L'ARENA'
Si chiede: «Perché nessuno ha preso in considerazione il dossier “Mafia e appalti”? Perché non c’era un’attività investigativa costante su Riina e i suoi complici? Chi ha deciso di non controllare la moglie ogni volta che partoriva alla clinica Noto, nel centro di Palermo? Come mai nessuno l’ha seguita, intercettata? È successo per reciproca convenienza, per quieto vivere, per paura? Non lo so, anche se vorrei saperlo. Ma è un fatto che tantissimi di quelli rimasti muti e coperti per trent’anni si siano scatenati contro Falcone quando è finito il maxiprocesso, e contro di noi appena abbiamo preso Riina. E allora chi copre chi?

CAPITANO ULTIMO CON L AQUILACAPITANO ULTIMO CON L AQUILA
«Mi ricordo che, quando preparavamo la missione a Palermo, tanti brillanti investigatori ci dicevano: “State perdendo il vostro tempo. A Palermo è impossibile fare i pedinamenti. La mafia ha mille occhi”. E ci guardavano con aria di sufficienza. Ma quello che fino al giorno prima della cattura era considerato impossibile – stanare dal suo covo il capo dei capi – il giorno dopo è diventato un gioco da ragazzi: ve lo hanno consegnato. Anzi, peggio: è stata la contropartita per un tradimento delle istituzioni.
PIERO GRASSO E GIANCARLO CASELLIPIERO GRASSO E GIANCARLO CASELLI

«E chi ha tradito? I carabinieri, dice la sentenza. In cambio di cosa? Della benevolenza dei politici? Quali? Oppure per ottenere soldi, onore, carriera? Proviamo a calcolare i vantaggi incassati: Mori, Subranni e De Donno sotto inchiesta per una ventina di anni, processati tre volte, poi alla fine condannati. Io sotto processo, assolto e infine archiviato in un sottoscala dove mi impediscono di lavorare. I miei uomini umiliati e dispersi.


DI MATTEO ANTONIO INGROIA MARCO TRAVAGLIO MARCO LILLO GIANCARLO CASELLI jpegDI MATTEO ANTONIO INGROIA MARCO TRAVAGLIO MARCO LILLO GIANCARLO CASELLI
«E i mafiosi che vantaggi hanno avuto dalla trattativa? Riina e Provenzano sono morti in carcere. Bagarella è sepolto al 41 bis. L’unico che ha scampato l’ergastolo e gode di immensi privilegi è Giovanni Brusca, che ha sulle mani il sangue di cento omicidi, compresi quelli di Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido, e di Falcone, ucciso dal suo tritolo. Per lui niente regime speciale e molti permessi perché si è pentito, ha aiutato le indagini e ha trattato con i magistrati. Quindi sì, Brusca la trattativa l’ha fatta. Anzi, ne ha fatte due: prima con lo Stato quando faceva le stragi, e poi con la procura quando si è lasciato il passato alle spalle e ha intrapreso la seconda trattativa, lavandosi il sangue dalle mani.
BRUSCABRUSCA
Dunque non un assassino, ma un genio del male e poi del bene. «E i magistrati? Qualche procura o qualche procuratore è finito sotto inchiesta a causa della trattativa? Non mi risulta. Il dottor Gian Carlo Caselli è andato in pensione con tutti gli onori, com’era giusto. Il dottor Pietro Grasso è salito fino ai vertici delle istituzioni, venendo nominato presidente del Senato. Il dottor Giuseppe Pignatone è andato a dirigere la Procura di Roma. Gli altri sono al loro posto, a parte il povero Ingroia che si è messo nei guai da solo, tutti bravi e brillanti investigatori.
CASA RIINACASA RIINA

«Era una trattativa che andava fatta, quella con Brusca? O quella che fece Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, con il boss Pietro Aglieri per convincerlo a pentirsi? Credo proprio di sì. Tutto quello che serve per disarticolare la mafia va tentato. Proprio come ha fatto il generale Mori quando è andato a sondare Vito Ciancimino.

ARRESTO DI TOTO RIINAARRESTO DI TOTO RIINA
Anche lui cercava una chiave, una luce investigativa, una strada per capire e per colpire. Ma mentre incontrava don Vito a Roma organizzava la mia partenza per Palermo, anche se tutti ci dicevano che era una missione impossibile, che avremmo fallito, che Palermo era un labirinto dove c’erano mille complicità che coprivano le serrature.
GENERALE MORIGENERALE MORI

Eppure Mori mi ha dato tutti i mezzi necessari, tutti gli uomini, tutta la libertà di provare la strada della pura investigazione, dell’accerchiamento e dell’attacco. E lo ha fatto mentre trattava? Sì, certo. «Sondare la zona grigia per trovare una chiave d’accesso a Cosa nostra e nello stesso tempo preparare le armi per distruggerla sono due momenti della stessa strategia. «Mettere sotto inchiesta quella doppia strategia, trasformarla in un cedimento alla mafia – o addirittura in favoreggiamento – è una distorsione della realtà. Una distorsione pericolosa che fa solo l’interesse di chi con i sistemi criminali ci vuole convivere per trarne lavoro e prestigio.

ARRESTO DI TOTO RIINAARRESTO DI TOTO RIINA
«Cosa succederebbe se un giornale cominciasse a scrivere che un personaggio come il commercialista Piero Di Miceli entra ed esce dalla Procura di Palermo quando gli pare, che ha assunto la nuora del giudice Vittorio Aliquò e che ci sono almeno due pentiti di mafia, come Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci, che raccontano la vicinanza tra questo personaggio e certi magistrati? Niente la prima volta, niente la seconda, ma forse alla terza qualcuno aprirebbe un’indagine. Ci sarebbero le smentite, le polemiche. Ma intanto l’indagine diventerebbe un’inchiesta, magari affidata alla Procura di Caltanissetta. E dopo dieci anni, un processo. E dopo un processo, un altro.
PROVENZANO RIINA CIANCIMINOPROVENZANO RIINA CIANCIMINO

Magari tutti basati su insinuazioni, sospetti e maldicenze più che su prove. «Per carità, penso che sia giusto fare i processi, mettere tutto in discussione, indagare, verificare, eccetera. Ma quando un’inchiesta diventa una persecuzione non mi sta più bene.

Quando il generale Subranni viene accusato dalla moglie di Borsellino di essere punciutu, cioè mafioso, perché lei lo ha sentito dire una sera da suo marito, come fai a difenderti? Quando l’assoluzione di Mori per la mancata cattura di Provenzano viene ignorata e le stesse carte ritornano nel processo sulla trattativa Stato-mafia, con gli stessi testimoni, gli stessi episodi, fino a ottenere una condanna che non sarebbe stata possibile in origine, non sono più sicuro che si stia cercando la verità, quanto piuttosto un capro espiatorio. Allo stesso modo, la mia assoluzione per la mancata perquisizione della villa di Riina avrebbe dovuto dissipare i sospetti una volta per tutte, ma non ha fatto altro che alimentarne di nuovi».
capitano ultimoCAPITANO ULTIMO


Continua Ultimo: «Caselli non è stato ingannato da me, che gli ho sempre detto la verità, ma da quei magistrati che hanno fatto marcia indietro sulla storia della perquisizione e lo hanno convinto a fare altrettanto. Li ha assecondati anche se sapeva benissimo che, se quel pomeriggio del 15 gennaio 1993 avesse ordinato di perquisire tutte le ville e tutti gli inquilini di via Bernini, di via della Regione Siciliana, di piazzale Kennedy, noi l’avremmo fatto perché lui era il responsabile dell’indagine, e non avremmo mai disatteso un suo ordine.


riina 10RIINA 10
«Ma la verità è che stiamo tutti parlando di nulla e sul nulla. Dieci minuti dopo l’arresto, i mafiosi sapevano che Riina era stato catturato. Davanti alla sua auto c’era una staffetta in motorino che, mentre noi ci infilavamo nel traffico di Palermo, stava già avvertendo tutti i boss che aspettavano Riina per una riunione.

riina ercolano 7RIINA ERCOLANO
È una cosa che è stata raccontata anni dopo dai pentiti, ma che era immaginabile, perché a Palermo la mafia ha davvero mille occhi. «Se ci fosse stato veramente qualcosa di importante nella villa – qualche carta, qualche fantomatico elenco di complici – sarebbe sparito in quei minuti: Ninetta Bagarella lo avrebbe nascosto, distrutto o magari usato per qualche ricatto. Mentre noi saremmo riusciti a organizzare la perquisizione molte ore dopo e saremmo dovuti entrare in forze dentro al comprensorio perché ancora non sapevamo qual era la villa e tutti gli inquilini di via Bernini erano sospettabili. Sarebbe stato un rastrellamento. Quindi di cosa stiamo parlando?». Fonte: qui

mercoledì 24 aprile 2019

IL PADRE DI SERENA MOLLICONE A “RADIO CUSANO” DOPO LA RIAPERTURA DEL CASO E LE INDAGINI SUL MARESCIALLO DEI CARABINIERI FRANCO MOTTOLA E IL FIGLIO

“DEVONO ARRESTARLI TUTTI” 
“DIVENTO PAZZO SE PENSO CHE MIA FIGLIA FU UCCISA NELLA CASERMA DOVE ANDAI A FARE LA DENUNCIA” 
“DEVONO PAGARE PER QUELLO CHE HANNO FATTO. DOPO AVERLA UCCISA HANNO…”

serena mollicone 9SERENA MOLLICONE 
E' giunto al momento della verità il giallo di Arce. Diciotto anni dopo la morte di Serena Mollicone, uccisa nel paese in provincia di Frosinone il primo giugno del 2001, arriva l’avviso di chiusura delle indagini per un delitto ancora senza colpevoli. La Procura della Repubblica di Cassino nei giorni scorsi ha infatti notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari ai cinque indagati: tre sono carabinieri.

serena mollicone 5SERENA MOLLICONE 
Si tratta del maresciallo Franco Mottola, all'epoca comandante della stazione dell'Arma di Arce e indagato con la moglie Anna e il figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quartale e del brigadiere Francesco Suprano. Alla luce dei nuovi sviluppi, il caso è stato nuovamente approfondito a “La Storia Oscura” su Radio Cusano Campus. Al microfono di Fabio Camillacci Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, ha detto: “Sono quasi 18 anni che stiamo combattendo e finalmente si vede la luce in fondo al tunnel. E' comunque pazzesco e terribile se penso che mia figlia fu uccisa nella stessa caserma dei carabinieri in cui io la sera andai per denunciarne.
guglielmo mollicone 2GUGLIELMO MOLLICONE 

E probabilmente il suo povero corpo era ancora lì nella caserma di Arce perchè immagino che solo di notte i responsabili avranno provveduto a spostare il cadavere nel bosco dell'Anitrella per inscenare un delitto opera di un maniaco. Divento pazzo se penso a questa cosa: se penso che magari avrei potuto ancora salvarla quando andai dai carabinieri a fare la denuncia. E divento ancora più pazzo se penso a tutto quello che hanno fatto dopo aver ucciso Serena: cioè provare a incastrare prima me e poi il carrozziere Carmine Belli che fortunatamente al processo venne assolto. Adesso -ha concluso Guglielmo Mollicone- mi auguro che il gip li rinvii a giudizio e li faccia arrestare tutti, visto che Carmine Belli fu arrestato per molto molto meno.

SERENA MOLLICONE 1SERENA MOLLICONE 
Quindi se la legge è veramente uguale per tutti ora devono arrestare i veri responsabili della morte di mia figlia: devono arrestarli, processarli e condannarli. Devono iniziare a pagare perché sono stati fuori di galera anche troppo tempo, quasi 18 anni. Ora devono finalmente pagare per aver ucciso Serena”.

Fonte: qui