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martedì 8 ottobre 2019
mercoledì 4 settembre 2019
LA GOVERNATRICE DI HONG KONG CARRIE LAM FINALMENTE HA ANNUNCIATO IL RITIRO DEFINITIVO DELLA LEGGE SULLE ESTRADIZIONI IN CINA, CHE HA FATTO NASCERE LE PROTESTE NELL’EX COLONIA BRITANNICA
MA I MANIFESTANTI, VISTO CHE CI SONO, ORMAI CHIEDONO UNA VERA DEMOCRAZIA.
LA POVERA DONNA VORREBBE ANDARSENE, MA I CINESI LA OBBLIGANO A RESTARE
1 – HONG KONG, MEDIA: LAM RTIRERÀ LEGGE SU ESTRADIZIONI IN CINA
(LaPresse) - La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, intende ritirare del tutto la contestata proposta di legge sulle estradizioni in Cina, che ha scatenato le proteste che vanno avanti da circa tre mesi nella ex colonia britannica. Lo riferisce il South China Morning Post, precisando che il ritiro dovrebbe essere annunciato nel pomeriggio e che in questo modo il governo acconsentirà a una delle cinque richieste dei manifestanti. Precedentemente Lam aveva solo sospeso la proposta di legge.
2 – HONG KONG, MEDIA: LAM RITIRERÀ LEGGE SU ESTRADIZIONI IN CINA
(LaPresse/AFP) - Un deputato pro-establishment, che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha riferito ad AFP che il suo gruppo è stato convocato per incontrare Lam nel pomeriggio locale di mercoledì alle 16 (cioè alle 10 di stamattina in Italia) per un grande annuncio. La fonte, tuttavia, ha detto di non sapere di che annuncio si tratterà. Sull'onda delle indiscrezioni pubblicate dal South China Morning Post, riportate simili anche dal sito HK01, la Borsa di Hong Kong è volata, con l'indice Hang Seng che è salito di oltre il 3%.
3 – BORSA, HONG KONG CHIUDE A +3,9% SU RITIRO LEGGE ESTRADIZIONE
(LaPresse/AFP) - Chiusura in forte rialzo per la Borsa di Hong Kong, in scia alla notizia che il governo ha intenzione di accettare una richiesta dei manifestanti e di ritirare un disegno di legge per l'estradizione in Cina. L'indice Hang Seng Index, che è sceso di oltre il 10% da quando sono iniziate le proteste - si è impennato e ha chiuso la seduta con un rialzo del 3,90% a 26.523,23 punti. Nella Cina continentale, l'indice di riferimento di Shanghai, il Composite Index, è salito dello 0,93% a 2.957,41 punti, mentre l'indice Shenzhen Composite è cresciuto dello 0,67% a 1.636,40 punti.
4 – L’AUDIO RUBATO CHE AGITA HONG KONG
Guido Santevecchi per il “Corriere della Sera”
Con la città che dovrebbe amministrare entrata nella quattordicesima settimana di rivolta, con migliaia di giovani che gridano «Riprendiamoci Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi», la polizia che ormai minaccia anche le allieve delle medie in gonna e camicetta bianca unite in catene umane per protestare e lo spettro dello stato d' emergenza, la governatrice Carrie Lam vorrebbe solo dimettersi e andarsene. Se a Pechino glielo permettessero.
Qualcuno ha passato all' agenzia Reuters la registrazione di un discorso privato tenuto la settimana scorsa dalla Chief Executive che una volta era definita «the good fighter», la buona combattente. Si sente distintamente la signora, con voce bassa, umiliata, confessare di non avere spazi di manovra perché «sfortunatamente debbo servire due padroni: il governo di Pechino e il popolo della nostra città» .
Nell' audio, in inglese, la governatrice ammette che «aver causato questo caos è imperdonabile», e sostiene che se la scelta spettasse a lei «me ne andrei, dopo aver chiesto profondamente scusa mi dimetterei». Dalla sua relazione emerge anche una lettura di prima mano di come Xi Jinping e il suo Politburo stanno seguendo i fatti.
La governatrice che non governa più la sua città dice alle persone in sala, membri della business community: «Il problema è come aggiustare le cose, ma come?». E sostiene che non si può fare perché «per la dirigenza di Pechino la crisi ha raggiunto un livello di sovranità nazionale e di sicurezza». Aggiunge di non credere che la Cina userà l' esercito «perché mandare i soldati comporterebbe per il governo centrale un prezzo troppo alto che al momento lo spaventa, forse non gli importa di Hong Kong, ma gli importa il profilo internazionale del Paese».
Secondo Carrie Lam a Pechino «vogliono giocare una partita lunga per Hong Kong», aspettare senza fare concessioni al movimento che ogni giorno si scontra con la polizia, ai giovani più duri che bloccano la strada per l' aeroporto e incendiano barricate nel centro. E intanto «Hong Kong soffre, perde nel turismo, nell' economia, in Borsa», geme Lam.
Alla fine del discorso la signora, 62 anni, si lamenta anche di non poter uscire più: «La vita di Hong Kong è stata rovesciata e anche la mia esistenza è stata sconvolta, non è il momento di autocompatirsi, ma non posso circolare, entrare in uno shopping mall, andare dal parrucchiere, perché la voce circolerebbe subito sui social network e arriverebbe una folla in T-shirt nera con il volto mascherato».
La registrazione è stata diffusa lunedì. Ieri la governatrice si è presentata con voce più ferma davanti alla stampa negando di aver mai presentato le dimissioni al governo di Pechino, ma non ha potuto contestare l' autenticità della registrazione. Da giorni a Hong Kong circolano voci sull' imposizione della Emergency Regulations Ordinance, una normativa coloniale britannica del 1922 lasciata in eredità all' amministrazione cinese nel 1997: permetterebbe di censurare le informazioni che corrono su Internet, detenzioni amministrative e deportazioni. Il governo di Hong Kong la sta valutando, per cercare di spegnere la rivolta prima dell' 1 ottobre, 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare.
Lo stato d' emergenze è stato evocato ieri anche a Pechino dal portavoce dell' Ufficio per gli Affari di Hong Kong: «Se la situazione dovesse mettere a rischio la sovranità nazionale, il governo centrale non resterebbe inattivo». Carrie Lam assicura che a Pechino non hanno in mente l' 1 ottobre come scadenza per l' intervento di forza, ma nell' audio «rubato» la si sente dire che a Hong Kong la celebrazione sarà in sordina, per non provocare disordini.
Fonte: qui
lunedì 24 giugno 2019
IL CASO DEL MAROCCHINO CHE PER TRASFERIRSI DA BARI A SAVONA SI È MESSO L'INTERO MOBILIO AGGANCIATO SOPRA LA TESTA, MA È STATO FERMATO SOLO A CARPI

SI POSSONO FARE 750 KM IN AUTOSTRADA CON LA CASA SOPRA IL TETTUCCIO SENZA CHE NESSUNO DICA NULLA
PATENTE RITIRATA, LUI SI È GIUSTIFICATO COSÌ...
Maria Silvia Cabri per https://www.ilrestodelcarlino.it
Una intera camera da letto, con tanto di armadio al seguito. E non solo: qualche pensile da cucina, pentole, generi alimentari, vestiti vari, anche pneumatici e quattro biciclette. Un vero e proprio trasloco, degno di un apposito furgone. Il voluminoso carico peraltro non si trovava dentro un camion, bensì sul tetto e all’interno di una macchina, una Mercedes station wagon.
Il tutto ben coperto da tele cerate per evitare che il mobilio si rovinasse. Il conducente dell’automobile, che non passava certo inosservata, è stato notato e fermato venerdì sera dai Carabinieri della compagnia di Carpi, poco dopo essere uscito dall’autostrada, proprio al casello della città dei Pio. Si tratta di un uomo di 40 anni, marocchino, partito da Bari, dove viveva, e diretto a Savona dove si sarebbe dovuto imbarcare su un traghetto per tornare nel suo paese, il Marocco. Presumibilmente per trasferirsi di nuovo là, dopo aver vissuto in Italia.
Per questo voleva arredarsi un mini appartamento in cui sarebbe andato a vivere. Dunque, perché lasciare in Italia i suoi mobili e dovere poi spendere altri soldi per ricomprarli una volta in patria? Sono questi i ragionamenti che devono averlo spinto a caricare tutto il mobilio, vestiti e alimenti sulla macchina e mettersi in viaggio.
All’altezza di Carpi, dopo 750 hm, stremato, ha deciso di uscire dall’autostrada e fermarsi in un posto a dormire. Una pattuglia dell’Arma, impiegata negli ordinari servizi di controllo del territorio, ha notato il carico pericoloso per gli altri utenti della strada sul tetto dell’auto: il conducente è stato sanzionato per avere destinato il proprio veicolo ad un uso diverso da quello indicato nella carta di circolazione.
Inoltre gli sono stati ritirati il libretto e la patente di guida. Interpellato dai militari sulla ragione di un tale, singolare, trasloco, il 40enne si è giustificato dicendo che pensava si potesse tranquillamente fare e di non incorrere in sanzioni, in quanto in Marocco è possibile caricare qualsiasi cosa su una macchina e sul tetto, riempiendola all’inverosimile come in questo caso.
Ieri mattina la Mercedes station wagon era ancora posteggiata a Carpi, presumibilmente in attesa che l’uomo si organizzi con un furgone per trasportare tutto il mobilio per il mini appartamento verso la sua destinazione. Fonte: qui
lunedì 24 dicembre 2018
DOPO LA SIRIA SARÀ L’UCRAINA IL NUOVO TEATRO DI SCONTRO TRA USA E RUSSIA
Perché il segnale di pace di Trump in Siria potrebbe vedere lo scontro USA con la Russia in Ucraina
di Finian Cunningham
Il brusco appello di Trump per le truppe americane di lasciare la Siria viene criticato dai suoi critici interni come “un dono alla Russia”. Il paradosso è che i segnali di pace sulla Siria potrebbero favorire un conflitto più acuto con la Russia in Ucraina. Difficilmente un regalo per la pace.
L’annuncio del Presidente Trump via Twitter di un ritiro militare dalla Siria è meglio inteso come una mossa politica superficiale.
Le successive dimissioni immediate del suo Segretario alla Difesa James Mattis – poche ore dopo il dichiarato ritiro di Trump – mostrano che il presidente è profondamente in disaccordo con il Pentagono. I funzionari militari dicono che sono stati messi all’oscuro da Trump. Le dimissioni di Mattis, quindi, sono venute come un rimprovero .
La buona retorica di Trump nell’annunciare la mossa siriana tradisce il suo desiderio egoistico di essere visto come quello che porta un regalo di Natale alla sua base elettorale.
” Abbiamo vinto contro l’ISIS. I nostri ragazzi, le nostre giovani donne, i nostri uomini – tornano tutti e tornano adesso ” , ha detto Trump in tono di autocompiacimento.
Data l’imbarazzante battuta d’arresto dei finanziamenti di questa settimana ai suoi piani molto ambigui per il muro di confine con il Messico, Trump aveva un brutto bisogno di contentare la sua base elettorale. Portare “i nostri ragazzi” dalla Siria è il regalo di consolazione del presidente nella stagione della buona volontà.
La reazione sbalordita dei parlamentari democratici e repubblicani, così come degli alleati della NATO, che hanno tutti deprecato il piano di ritiro delle truppe, dimostra che Trump agisce impetuosamente, cercando un rimbalzo politico tra i suoi sostenitori, specialmente dopo che il suo progetto di muro messicano si è scontrata con un finanziamento morto -intendiamo al Congresso.
La Russia ha accolto favorevolmente la decisione di ritiro di Trump per la Siria, affermando che potenzialmente potrebbe contribuire a consolidare una soluzione politica nel paese arabo devastata da quasi otto anni di guerra.

Tuttavia, il presidente Vladimir Putin ha notato nella sua conferenza stampa annuale di questa settimana che resta da vedere se il previsto ritiro degli Stati Uniti si concretizza effettivamente. Solo un paio di mesi fa, il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton aveva dichiarato che le forze statunitensi sarebbero state in Siria fino a quando le forze iraniane erano presenti.
Una falange di critici schierata per eccitare Trump su questo annuncio di ” vittoria “. I senatori repubblicani, compresi i fedelissimi come Lindsey Graham, si sono uniti ai democratici per bloccare la mossa come una concessione ai ” nostri nemici “: la Russia e l’Iran. Gli esperti dei media e le cosiddette celebrità liberali di Hollywood si sono ammassate con accuse simili che Trump stava assecondando la Russia. Naturalmente, questa visione si adatta alla fantasia di Trump essere un fantoccio per Putin.
Ciò che sembra sfuggire al ” soggiorno di una brigata siriana ” è che le truppe americane sono illegalmente presenti nel paese. Le forze americane – circa 2.000 a terra così come gli aerei da guerra – sono in violazione del diritto internazionale poiché non hanno un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, né l’autorizzazione del governo siriano.
In ogni caso, l’idea che il ritiro militare di Trump, o ” ritirarsi ” come dicono alcuni critici, è un segnale per la pace o ” dono ” per la Russia è tristemente fuori luogo.
All’inizio di questa settimana, Kurt Volker, l’inviato dell’amministrazione Trump in Ucraina, ha detto a un forum a Bruxelles che 250 milioni di dollari di equipaggiamento militare stavano arrivando al regime appoggiato dagli Stati Uniti a Kiev.
Quest’ultima quota si aggiunge al miliardo di dollari di assistenza militare che Washington ha fornito al regime di Kiev da quando ha preso il potere nel febbraio 2014 con il colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti. E ‘stata l’amministrazione Trump che ha aperto nuove strade dall’ex presidente Obama quando ha firmato un contratto di 47 milioni di dollari in ” fornitura militare letale ” al regime di Kiev quest’anno sotto forma di missili javelin anticarro.

Il soldato ucraino mostrava un missile anticarro Javelin di fabbricazione statunitense durante la parata del giorno dell’indipendenza dell’Ucraina a Kiev, il 24 agosto 2018. Altre armi statunitensi verso l’Ucraina non faranno altro che peggiorare i conflitti, secondo i legislatori russi
Anche questa settimana, circa 41 senatori statunitensi hanno firmato una risoluzione che chiede esercizi di “libertà di navigazione” nel Mar Nero e un’assistenza militare più letale “per difendere l’Ucraina dall’aggressione russa”. Tra questi senatori c’è Tom Cotton (R-AR), uno dei legislatori anti-russi più falchi. In modo inquietante per le relazioni USA-Russia, Cotton è indicato nei resoconti dei media mentre subentra da Mattis come prossimo Segretario alla Difesa.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avvertito che gli Stati Uniti e altre potenze della NATO stanno istruendo il regime di Kiev per istigare provocazioni contro la Russia allo scopo di fornire un pretesto per colpire Mosca con ulteriori sanzioni. Come con l’incidente del 25 novembre, quando tre navi da guerra ucraine hanno violato i confini marittimi della Russia, la legittima risposta di Mosca a difendere il suo territorio è stata distorta dai governi e dai media occidentali come “aggressione”. Questo permette ai politici anti-russi di richiedere ulteriori sanzioni punitive su Mosca e per scatenare più demonizzazione di Putin e del suo governo. Ci sono seri indizi che il regime di Kiev stia pianificando di lanciare altre provocazioni contro la Russia nello stesso modo dell’attacco sullo Stretto di Kerch il 25 novembre. Un dirigente di Kiev, Alexander Turchinov, si è vantato quasi alla BBC questa settimana che erano imminenti altre incursioni navali . Ha anche indicato che le navi della NATO potrebbero unirsi alle future incursioni ucraine tentate attraverso lo Stretto di Kerch.
Va tenuto presente che il regime neo-nazista politicamente instabile a Kiev ha il prurito per uno scontro con la Russia. Il regime, che onora le figure naziste come Stepan Bandera che collaborò con la politica di sterminio del Terzo Reich tedesco contro la Russia, è motivato dalla rabbiosa russofobia; e, in secondo luogo, dal disperato desiderio di salvare il suo stato decrepito, incitando una guerra con la Russia e facendo arrivare la NATO in suo soccorso.
I politici atlantici americani ed europei sono così inebriati della propaganda e dell’ideologia anti-russa che hanno acquisito la narrativa di Kiev di “aggressione russa”. I rapporti che indicano dell’ aumento degli addestratori della NATO presenti tra le forze del regime di Kiev contro il popolo etnico russo nel separatista Donbas, regione orientale dell’Ucraina, come pure i sospetti di coaching occidentale di provocazioni contro la Russia – tutti indicano un grave rischio di scoppio della guerra.
La decisione di Trump di ritirare le truppe dalla Siria è solo un segnale superficiale di pace. Certamente non significa che Washington stia in qualche modo facendo concessioni alla Russia. Lungi da questo, infatti, mentre gli sviluppi in Ucraina indicano che gli Stati Uniti si stanno muovendo verso un maggiore confronto con Mosca.
Paradossalmente, mentre le forze americane si ritirano dalla Siria, il Pentagono, i falchi di Washington e i loro media manipolatori si concentreranno maggiormente sull’accumulo di conflitti in Ucraina con la Russia nella loro ingannevole missione di ” difendere il mondo libero dall’aggressione russa “.
L’analista politico americano Randy Martin dice che sarebbe sciocco leggere troppo nella mossa siriana di Trump. Egli sostiene che la mossa è più dovuta alla capricciosità di Trump, senza alcun intento strategico” La sua natura improvvisa sa di comportamento petulante petulante che è arrivato da Trump sin dall’inizio. È il suo tipico comportamento irrazionale. In tal modo, sembra aver accecato allo stesso modo il Pentagono e gli alleati “, ha commentato Martin.
L’analista ha aggiunto, tuttavia, che il ritiro degli Stati Uniti dalla Siria ha implicazioni più ampie e più inquietanti per l’Ucraina e la Russia.
”Dato che la guerra in Ucraina sembra imminente, il ritiro dalla Siria rimuove una potenziale distrazione per i pianificatori militari americani e un punto caldo che potrebbe complicare la presenza degli Stati Uniti in Siria con la Russia. Se Washington è intenzionato a contrastare Mosca, come sembra, allora sarebbe meglio consolidare l’antagonismo su un fronte: l’Ucraina “.
Traduzione: Sergei Leonov
Fonte: qui
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venerdì 21 dicembre 2018
DOPO LA SIRIA, L’AFGHANISTAN, IL PRESIDENTE USA ANNUNCIA IL RITIRO DI ALTRE TRUPPE, IL CAPO DEL PENTAGONO JIM MATTIS SI DIMETTE
Nuovo ribaltone nell'amministrazione Trump e il clamoroso annuncio che, dopo la Siria, le truppe Usa - almeno una parte importante delle forze schierate sul campo - lasceranno l'Afghanistan. Tutto è successo in poche ore. In mattinata la dichiarazione in cui il segretario alla Difesa Jim Mattis annuncia la sua intenzione di lasciare la Casa Bianca citando differenze con Donald Trump sui rapporti con gli alleati. "Ho avuto il privilegio di servire questo paese. Sono orgoglioso dei progressi degli ultimi due anni", il presidente Donald Trump merita un segretario alla Difesa con "idee che sono allineate alle sue", afferma Mattis nella lettera di dimissioni consegnata alla Casa Bianca. Mattis, ex generale pluridocorato della Marina Militare, aveva il soprannome di "cane pazzo", affibbiatogli dai suoi commilitoni.
Trump, nel tweet in cui aveva parlato dell'uscita di Mattis prevista per febbraio, aveva invece spiegato che il generale andava in pensione. Sessantotto anni, Mattis aveva lasciato la Marina Militare nel 2013 dopo 41 anni di carriera durante la quale era stato a capo delle operazioni statunitensi in Kuwait, in Afghanistan e in Iraq. Il presidente perde così uno dei membri più autorevoli della sua amministrazione, stimato ed apprezzato sia in patria che all'estero.
Dopo poche ore - le 2 in Italia - l'annuncio che dopo aver ordinato il ritiro dalla Siria il presidente Usa, Donald Trump, ha deciso di ritirare un numero 'importante' di truppe anche dall'Afghanistan. Lo ha confermato in modo anonimo un responsabile dell'amministrazione statunitense, confermando le voci di un ritiro imminente anche da Kabul.
"La decisione è stata presa" ha affermato. Attualmente ci sono oltre 14 mila soldati americani in Afghanistan e i primi rientri in Usa, secondo quanto circolato sui media Usa, potrebbero iniziare tra qualche settimana. Secondo il New York Times, gli Usa ritireranno circa 7 mila uomini.
La decisione di Mattis arrivava dopo un giorno di tensioni e polemiche in cui Donald Trump non era arretrato di un millimetro dopo l'annuncio a sorpresa del ritiro immediato delle truppe Usa dalla Siria, circa duemila soldati che dovranno tornare a casa entro 30 giorni. Annuncio seguito poche ore dopo da quello sull'Afghanistan. Una mossa che aveva scatenato l'ennesima bufera su Trump, perché si tratta di una decisione presa contro tutto e tutti.
Mattis invece, nelle ultime settimane, aveva idee in netta contrapposizione con Trump, dal dispiegamento di forze armate al confine con il Messico al ritiro dalla Siria. Secondo indiscrezioni, 'Mat Dog' è stato colto alla sprovvista dall'annuncio: una decisione quella di abbandonare la Siria e l'Afghanistan della quale era all'oscuro.
Intorno al ritiro dalla Siria l'attenzione è massima a livello mondiale. Mentre dalla capitali alleate arrivano a Washington decine di telefonate per capire cosa stia succedendo, solo Vladimir Putin plaude alla decisione: "Donald ha ragione, ha fatto bene", sentenzia lo zar del Cremlino, che da sempre parla di presenza "illegale" degli Usa in Siria. E già pregusta i vantaggi di una Russia che avrà mani libere nella regione, così come l'Iran e come la Turchia, pronta a una nuova offensiva sulle milizie curde da quattro anni armate ed addestrate dagli americani, ed ora di fatto abbandonate al loro destino. Sullo sfondo il pericolo che l'Isis, marginalizzato in un'area al confine con l'Iraq, possa rialzare la testa, nonostante Trump canti vittoria.
Una vittoria che per molti è ancora lontana dall'essere definitiva. Al Pentagono si parla infatti di "errore colossale" e all'interno della stessa Casa Bianca il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton giorni fa aveva indicato una strada ben diversa sulla questione siriana.
Intanto Benyamin Netanyahu ha assicurato che Israele "continuerà ad agire con forza contro i tentativi dell'Iran di arroccarsi in Siria": "Intensificheremo gli sforzi e so che lo faremo con il pieno sostegno e appoggio degli Usa", ha affermato il premier israeliano. Mentre al Congresso si alza un coro bipartisan per chiedere al presidente un chiarimento, soprattutto sulla strategia complessiva dietro la sua decisione. Con molti osservatori che mettono in evidenza come la posizione assunta da Trump sia paradossalmente molto simile all'atteggiamento di Barack Obama sulla politica da seguire in Medio Oriente, una visione secondo cui non è compito degli Usa interferire negli affari della regione.
Solo che allora Obama, che pose fine all'avventura in Iraq, sulla Siria ascoltò invece chi predicava cautela.
Fonte: qui
sabato 24 novembre 2018
DOPO IL TUMORE E IL RITORNO SULLE PISTE DI SCI, L'AZZURRA ELENA FANCHINI SI RITIRA: ECCO PERCHE'
L’ANNUNCIO IN LACRIME SU INSTAGRAM - NEL SUO PALMARES UNA MEDAGLIA D’ARGENTO AI MONDIALI E DUE VITTORIE IN COPPA DEL MONDO, SEMPRE IN DISCESA LIBERA
Da gazzetta.it
Ha sconfitto un tumore e vinto la sua sfida più grande. Ma ieri, fiaccata nel morale dall’improvviso infortunio, la rottura del perone, patito al rientro con la nazionale, Elena Fanchini in un video ha annunciato in lacrime l’addio allo sci. Elena ha affidato a Instagram il messaggio dell’addio.
Pochi minuti in cui, con le lacrime, ha fatto capire ai fans che l’incidente patito negli Stati Uniti durante gli allenamenti difficilmente le permetterà di risollevarsi a livello morale. Nel suo palmares tra l’altro una medaglia d’argento ai Mondiali e due vittorie in Coppa del Mondo, sempre in discesa libera.
Fonte: qui
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