9 dicembre forconi: Hong Kong
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mercoledì 18 settembre 2019

LA GRANDE AVANZATA DEI ROTHSCHILD IN CINA

Esiste una relazione complessa fra gli “spontanei disordini”  filo-britannici ad Hong Kong; la  tentata scalata aggressiva della Borsa di Hong Kong a quella inglese, London Stock Exchange;  la proposta  del governatore della Banca d’Inghilterra  Max Carney,  avanzata il 26 agosto scorso ai banchieri centrali  riuniti a Jackson Hole, di lanciare “una  valuta egemone sintetica”  (ossia un paniere di varie valute digitali sostenute dalle banche centrali) in sostituzione del dollaro  ormai al tramonto come  valuta globale, preferibile ai rischi di transizione   “verso un’altra valuta egemonica come il Renminbi”   –  c’è una relazione fra tutti questi eventi, e l’intensa, organizzata e  costante “campagna-simpatia” che la famiglia Rothschild sta conducendo in Cina, per inserirsi e  cavalcare la potenza egemone prossima ventura dopo l’impero britannico prosciugato e l’impero americano esaurito.
I Rothschild si sono mossi per tempo, se il loro sito  destinato ai clienti cinesi  vanta di poter far risalire “i primi contatti  al 1830” (tacendo pudicamente del  Business dell’Oppio) e di aver ristabilito le  relazioni “dopo il 1953”:  il che testimonierebbe di una capacità di preveggenza preternaturale, visto che quello fu l’anno della collettivizzazione totale  maoista, e l’utilità dei servizi della Casa, specializzata nella gestione di patrimoni privati  non era  minimamente immaginabile.Veniamo a  tempi più vicini.   Il 6 giugno 2011, nella Nationak School of Development (università privata  di Pechino)  si sono presentai agli studenti e al pubblico Sir Evelyn Rothschild, presidente della NM Rothschild & Sons, consulente finanziario della regina ed ex governatore della London School of Economics nonché  proprietario dell’influentissimo Economist,  e la di lui consorte, Lady Lynn Forester de  Rothschild .

L’incontro del 2011
Sir Evelyn Rothschild, Lady Lynn Forester de Rothschild, il Professor Deming Huo, e Sitao Xu, Chief Representative del Gruppo Economist
Il tema era: le imprese a conduzione familiare (sic). Sir Evelyn, settimo   discendente  della famiglia, ha ricordato come il capostipite, nella Francoforte del 18 mo secolo, spedì i quattro fratelli a Vienna, Londra, Napoli e Parigi, onde costituire la potente rete che tutti conosciamo.  Tale prodigiosa durata di una azienda familiare (non quotata) è dovuta, ha spiegato, al fatto  che “gli affari di famiglia erano quelli di una comunità o una confraternita, dove le persone si dedicano alla cura e all’aiuto reciproco. Gli individui devono sempre essere consapevoli della propria identità come parte di un gruppo”.  Come del resto iscritto nel motto della famiglia, che Sir Evelyn s’è degnato di condividere coi cinesi: “Concordia, Integritas, Industria” (in latino)
Lady Rothschild ha raccontato che “ quando ha ottenuto il suo primo lavoro, il suo obiettivo era quello di guadagnare quaranta milioni di dollari. Ma il suo datore di lavoro (tale Bill Gates) le ha dato il  migliore dei consigli: “Comincia con un sogno, una visione, e perseguila ogni giorno. I 40 milioni di dollari  prenderanno cura di sé stessi”  – come infatti  è avvenuto”.
Gli astanti erano rapiti. Cinesi ricchi e  figli di ricchi, assetati di apprendere i segreti di tanto mitica ricchezza, erano informati ed entusiasti delle innovazioni finanziarie e speculative che i Rothschild hanno portato in Cina: nel  2008, la Compagnie Financiere Edmond de Rothschild, il ramo francese, era sul punto di assicurarsi investimenti della Banca della Cina per 2,3 miliardi di yuan (336 milioni di dollari USA),    ma non ha ottenuto l’approvazione dal governo cinese. Nel 2011, la filiale britannica Rothschild  Partners ha istituito uno dei primi fondi di private equity in Cina per raccogliere renminbi nel paese e investirlo all’estero, con l’obiettivo di accumulare 750 milioni di dollari nel suo primo anno.
Quasi  tutti del resto  avevano letto un best-seller sulle  imprese, astuzie e  invenzioni finanziarie dei Rothschild, “Currency Wars” (2007), di cui è autore Song Hongbing, un cino-americano (vive negli USA dal 1994)  che fra l’altro attribuisce alla dinastia cinque miliardi di dollari:  600 mila copie vendute i poche settimane. Letto dagli arricchiti ed anche dai membri del Comitato Centrale.
Quando uscì il libro (molto romanzato) John Benjamin, esponente della comunità britannica, dichiarò al Financial Times che temeva che l’opera diffondesse “la teoria del complotto antisemita nell’economia emergente più  importante del mondo”.
Non poteva sbagliarsi di più: i nuovi milionari cinesi vogliono imparare dai successi dei Rothschild, e in generale degli ebrei nella finanza, che ammirano perdutamente. A tal punto  che Song Hongbing, cavalcando l’onda del  best-seller, ha pubblicato altri cinque libri, intitolati: “Come vincono gli ebrei?”, “Bibbia del Business Ebraico”,  “Insegnamenti ebraici nel commercio”;   “La saggezza degli uomini d’affari ebrei”. L’autore  ha quasi due milioni di followers sul SINA Web
Libri cinesi sulle pratiche commerciali ebraiche, in alto a sinistra, in senso orario: come vincono gli ebrei ?; Jewish Business Bible; La saggezza degli uomini d’affari ebrei; Insegnamenti commerciali ebraici. / Immagini dal China Daily, Douban
Numerosi imitatori   hanno prodotto volumi  con titoli come  “The Legend of Jewish Wealth”, “Jewish Family Education” e “The Illustrated Jewish Wisdom Book” .  Un tale Han Bing, ha scritto un manuale  di auto-aiuto  psicologico, che  ha titolato “Crack the Talmud”:  ebrei e cinesi, ha dichiarato a Newsweek, sono molto simili –  ammettendo subito dopo di non aver mai visto un ebreo in vita sua.
La  passione dei neo-ricchi cinesi per i Rothschild ha  dato il destro a un britannico che si faceva chiamare Oliver Rothschild di farsi  ricevere dall’Università Tsinghua nel  2016, e  tenervi conferenze  retribuite, facendo credere al decano di essere “uno dei successori” nonché  ex capo dell’UNICEF.  La vera famiglia Rothschild  ha dovuto smentire ufficialmente che l’individuo fosse un parente.
Il falso Rothschild che ha ingannato la prima università cinese.
Ancor più  significativa la vera infatuazione  dei nuovi ricchi per il Chateau Lafite,   che va a ruba  – anche al costo di 10 mila dollari la bottiglia  – per il  solo fatto che ha scritto sull’etichetta: “Barons de Rothschild”. Secondo  l’agenzia Xinhua,   le bottiglie   vendute in Cina con quel nome  sono in massima parte false, perché i dati  delle vendite nel 2011 nella sola provincia dello Zhejiang superavano  la produzione totale di quell’anno.
Che dire?  Resta da lumeggiare la figura di Lady Lynn Forester de Rothschild, che è attivissima –  vera punta avanzata – nella  campagna  di inserimento dei Rothschild in Cina.  E’ anche l’amica più  intima dei Clinton  – al punto che quando sposò Evelyn la coppia fu invitata a passare la luna di miele alla Casa Bianca –   massima finanziatrice e raccoglitrice di fondi per la campagna  di Hillary, nonché ospite frequente del Lolita Express ed intima del (forse) defunto Epstein.  Ma questo richiede un articolo a  parte.
Fonte: qui

mercoledì 4 settembre 2019

LA GOVERNATRICE DI HONG KONG CARRIE LAM FINALMENTE HA ANNUNCIATO IL RITIRO DEFINITIVO DELLA LEGGE SULLE ESTRADIZIONI IN CINA, CHE HA FATTO NASCERE LE PROTESTE NELL’EX COLONIA BRITANNICA

MA I MANIFESTANTI, VISTO CHE CI SONO, ORMAI CHIEDONO UNA VERA DEMOCRAZIA. 

LA POVERA DONNA VORREBBE ANDARSENE, MA I CINESI LA OBBLIGANO A RESTARE


1 – HONG KONG, MEDIA: LAM RTIRERÀ LEGGE SU ESTRADIZIONI IN CINA
carrie lamCARRIE LAM
(LaPresse) - La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, intende ritirare del tutto la contestata proposta di legge sulle estradizioni in Cina, che ha scatenato le proteste che vanno avanti da circa tre mesi nella ex colonia britannica. Lo riferisce il South China Morning Post, precisando che il ritiro dovrebbe essere annunciato nel pomeriggio e che in questo modo il governo acconsentirà a una delle cinque richieste dei manifestanti. Precedentemente Lam aveva solo sospeso la proposta di legge.


proteste a hong kong 11PROTESTE A HONG KONG 
2 – HONG KONG, MEDIA: LAM RITIRERÀ LEGGE SU ESTRADIZIONI IN CINA
(LaPresse/AFP) - Un deputato pro-establishment, che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha riferito ad AFP che il suo gruppo è stato convocato per incontrare Lam nel pomeriggio locale di mercoledì alle 16 (cioè alle 10 di stamattina in Italia) per un grande annuncio. La fonte, tuttavia, ha detto di non sapere di che annuncio si tratterà. Sull'onda delle indiscrezioni pubblicate dal South China Morning Post, riportate simili anche dal sito HK01, la Borsa di Hong Kong è volata, con l'indice Hang Seng che è salito di oltre il 3%.
carrie lam xi jinpingCARRIE LAM XI JINPING

3 – BORSA, HONG KONG CHIUDE A +3,9% SU RITIRO LEGGE ESTRADIZIONE
(LaPresse/AFP) - Chiusura in forte rialzo per la Borsa di Hong Kong, in scia alla notizia che il governo ha intenzione di accettare una richiesta dei manifestanti e di ritirare un disegno di legge per l'estradizione in Cina. L'indice Hang Seng Index, che è sceso di oltre il 10% da quando sono iniziate le proteste - si è impennato e ha chiuso la seduta con un rialzo del 3,90% a 26.523,23 punti. Nella Cina continentale, l'indice di riferimento di Shanghai, il Composite Index, è salito dello 0,93% a 2.957,41 punti, mentre l'indice Shenzhen Composite è cresciuto dello 0,67% a 1.636,40 punti.

4 – L’AUDIO RUBATO CHE AGITA HONG KONG
proteste a hong kong 4PROTESTE A HONG KONG
Guido Santevecchi per il “Corriere della Sera”

Con la città che dovrebbe amministrare entrata nella quattordicesima settimana di rivolta, con migliaia di giovani che gridano «Riprendiamoci Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi», la polizia che ormai minaccia anche le allieve delle medie in gonna e camicetta bianca unite in catene umane per protestare e lo spettro dello stato d' emergenza, la governatrice Carrie Lam vorrebbe solo dimettersi e andarsene. Se a Pechino glielo permettessero.
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Qualcuno ha passato all' agenzia Reuters la registrazione di un discorso privato tenuto la settimana scorsa dalla Chief Executive che una volta era definita «the good fighter», la buona combattente. Si sente distintamente la signora, con voce bassa, umiliata, confessare di non avere spazi di manovra perché «sfortunatamente debbo servire due padroni: il governo di Pechino e il popolo della nostra città» .
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Nell' audio, in inglese, la governatrice ammette che «aver causato questo caos è imperdonabile», e sostiene che se la scelta spettasse a lei «me ne andrei, dopo aver chiesto profondamente scusa mi dimetterei». Dalla sua relazione emerge anche una lettura di prima mano di come Xi Jinping e il suo Politburo stanno seguendo i fatti.

proteste a hong kong 1PROTESTE A HONG KONG 
La governatrice che non governa più la sua città dice alle persone in sala, membri della business community: «Il problema è come aggiustare le cose, ma come?». E sostiene che non si può fare perché «per la dirigenza di Pechino la crisi ha raggiunto un livello di sovranità nazionale e di sicurezza». Aggiunge di non credere che la Cina userà l' esercito «perché mandare i soldati comporterebbe per il governo centrale un prezzo troppo alto che al momento lo spaventa, forse non gli importa di Hong Kong, ma gli importa il profilo internazionale del Paese».

carrie lam xi jinping 3CARRIE LAM XI JINPING 
Secondo Carrie Lam a Pechino «vogliono giocare una partita lunga per Hong Kong», aspettare senza fare concessioni al movimento che ogni giorno si scontra con la polizia, ai giovani più duri che bloccano la strada per l' aeroporto e incendiano barricate nel centro. E intanto «Hong Kong soffre, perde nel turismo, nell' economia, in Borsa», geme Lam.

proteste a hong kong 2PROTESTE A HONG KONG






Alla fine del discorso la signora, 62 anni, si lamenta anche di non poter uscire più: «La vita di Hong Kong è stata rovesciata e anche la mia esistenza è stata sconvolta, non è il momento di autocompatirsi, ma non posso circolare, entrare in uno shopping mall, andare dal parrucchiere, perché la voce circolerebbe subito sui social network e arriverebbe una folla in T-shirt nera con il volto mascherato».
proteste a hong kong 3PROTESTE A HONG KONG

La registrazione è stata diffusa lunedì. Ieri la governatrice si è presentata con voce più ferma davanti alla stampa negando di aver mai presentato le dimissioni al governo di Pechino, ma non ha potuto contestare l' autenticità della registrazione. Da giorni a Hong Kong circolano voci sull' imposizione della Emergency Regulations Ordinance, una normativa coloniale britannica del 1922 lasciata in eredità all' amministrazione cinese nel 1997: permetterebbe di censurare le informazioni che corrono su Internet, detenzioni amministrative e deportazioni. Il governo di Hong Kong la sta valutando, per cercare di spegnere la rivolta prima dell' 1 ottobre, 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare.
carrie lam xi jinping 2CARRIE LAM XI JINPING

Lo stato d' emergenze è stato evocato ieri anche a Pechino dal portavoce dell' Ufficio per gli Affari di Hong Kong: «Se la situazione dovesse mettere a rischio la sovranità nazionale, il governo centrale non resterebbe inattivo». Carrie Lam assicura che a Pechino non hanno in mente l' 1 ottobre come scadenza per l' intervento di forza, ma nell' audio «rubato» la si sente dire che a Hong Kong la celebrazione sarà in sordina, per non provocare disordini.

Fonte: qui

sabato 31 agosto 2019

Ferguson: "Il mondo intero sta giocando il gioco del chi è il pollo"

Dalle guerre commerciali di Trump ai fuochi del Brasile, il mondo è sull'orlo
'Ehi, Toreador! . . . Ci dirigiamo verso il limite e il primo uomo che salta è un pollo. Tutto ok?
In Rebel without a Cause, Jim (James Dean) e Buzz (Corey Allen) giocano il più famoso gioco di pollo nella storia di Hollywood, guidando le loro jalopie a tutta velocità verso una scogliera californiana. All'ultimo minuto, Jim salta. Buzz, con la manica presa sulla maniglia della porta, si tuffa a morte.
I giochi di chi è il pollo sono tutti in questi giorni. In effetti, inizia a sembrare che il mondo intero stia giocando un enorme gioco multiplayer di chi è il pollo.
Chiaramente, i viaggi di Boris Johnson a Berlino e Parigi la scorsa settimana facevano parte di un gioco diplomatico di chi è il pollo. Il primo ministro ha ribadito la sua disponibilità a superare la scogliera di una Brexit senza accordi se l'Unione europea non è disposta a eliminare il sostegno irlandese. Contrariamente ad alcune notizie della stampa britannica, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno sostanzialmente ribadito il loro impegno nei confronti dell'accordo di recesso esistente. Vroom!
Se il signor "Million-to-One-Against" stesse guidando, non ci sarebbe alcuna possibilità che gli europei ridessero. Ma l'uomo al volante del jalopy britannico non è Boris, ma il consigliere capo del primo ministro, Dominic Cummings, e il luccichio nei suoi occhi ti dice che si divertirebbe a sfrecciare sul precipizio. Dopotutto, per lui, la Brexit è solo un mezzo per raggiungere un fine più alto: l'interruzione rivoluzionaria del sistema di governo rotto della Gran Bretagna.
Un gioco più grande di chi è il pollo è in corso tra America e Cina. La guerra commerciale che Donald Trump ha iniziato l'anno scorso imponendo tariffe sulle importazioni cinesi è intensificata perché i negoziatori di nessuna delle due parti sono saltati. Quest'estate non solo le due parti hanno aumentato le tariffe; c'è stata anche un'intensificazione della guerra tecnologica contro le società cinesi, in particolare Huawei, così come la prima fase di una guerra valutaria.
Frustrato dalla forza del dollaro, che vede come un freno alle esportazioni statunitensi, Trump ha ripreso l'altro suo gioco del chi è il pollo: con la Federal Reserve . "Abbiamo un dollaro molto forte e una Fed molto debole", ha twittato venerdì. "La mia unica domanda è: chi è il nostro più grande nemico, Jay Powell [il presidente della Fed] o il presidente Xi [Jinping]?"
Perfino i consiglieri del presidente sanno che la guerra economica tra le due maggiori economie del mondo sta abbassando la crescita ovunque e che il consumatore insoddisfacente alla fine ne sentirà gli effetti. Eppure né Trump né la sua controparte cinese vogliono essere il pollo. Su entrambi guidano, pedalano fino al metallo.
Il mercato azionario lo odia, quindi Trump esercita una maggiore pressione su Powell. Ridurrà i tassi di interesse il mese prossimo? O guiderà sulla scogliera contrassegnata come "recessione"?
Xi ha anche un gioco sussidiario di pollo - con i manifestanti di Hong Kong. Tollera la loro sfida o invierà forze di sicurezza sulla terraferma? I manifestanti salteranno o continueranno a guidare per la democrazia?
Rebel without a Cause è stato rilasciato nel 1955. Il filosofo inglese Bertrand Russell chiaramente non è andato a vederlo. Lo sappiamo perché nel suo classico racconto del gioco del pollo pubblicato quattro anni dopo (in Common Sense e Nuclear Warfare) ha dato una versione diversa del gioco.
Chicken, ha spiegato, “si gioca scegliendo una lunga strada dritta con una linea bianca al centro e avviando due macchine molto veloci l'una verso l'altra da estremità opposte. Ogni macchina dovrebbe mantenere le ruote di un lato sulla linea bianca. Man mano che si avvicinano, la distruzione reciproca diventa sempre più imminente. Se uno di loro sterza. . . l'altro, mentre passa, grida "Pollo!". ”
"Come interpretato da ragazzi irresponsabili", ha continuato Russell, "questo gioco è considerato decadente e immorale . . . Ma quando il gioco è giocato da eminenti statisti, che rischiano non solo le proprie vite ma quelle di molte centinaia di milioni di esseri umani, si pensa da entrambe le parti che gli statisti da una parte mostrino un alto grado di saggezza e coraggio . ”
L'obiettivo della critica di Russell era il segretario di stato americano, John Foster Dulles, che aveva descritto "la capacità di arrivare al limite senza entrare in guerra" come "l'arte necessaria".
"Se provi a scappare da esso", ha sostenuto, "se hai paura di andare sull'orlo, sei perso."
Per Russell, tale estro era diventato "assurdo" nell'era delle armi nucleari.
"Verrà il momento", ha affermato, "quando nessuna delle due parti può affrontare il grido derisorio di 'Chicken!' Dall'altra parte. Quando verrà quel momento, gli statisti di entrambe le parti immergeranno il mondo nella distruzione. "
Solo tre anni dopo, le superpotenze si avvicinarono pericolosamente a ciò nella crisi missilistica cubana.
I pionieri della teoria dei giochi e della strategia nucleare - in particolare Thomas Schelling ed Herman Kahn - cercarono di capovolgere la logica di Russell, sostenendo che l'alternativa al gioco del chi è il pollo era la resa e che il modo di vincere era di indossare una benda o rimuovere il volante, segnalando che sterzare non era un'opzione . Ma non sono sicuro di quanto fossero forti questi argomenti.
I giochi di chi è il pollo di oggi, si potrebbe dire, sono per puntate più basse. Ci sono rischi economici per una Brexit senza accordi e per una guerra commerciale USA-Cina a tutto campo, ma nessuno sta per lanciare missili nucleari. Questo potrebbe spiegare perché si stanno giocando così tanti giochi di pollo: anche se nessuno salta o sterza, non è Armageddon.
Vi è, tuttavia, una possibile eccezione alla regola, e questo è il gioco del pollo giocato dal presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, con il pianeta stesso. A dispetto della scienza del clima e dell'opinione educata, ha ritirato le protezioni ambientali per la foresta pluviale amazzonica. Il risultato è una vasta conflagrazione.
Niente potrebbe meglio illustrare il dilemma del moderno movimento verde in Europa e Nord America. Tutti gli sforzi che si aspettano che facciano i propri governi e popoli saranno inefficaci se il Brasile - e, soprattutto, l'India e la Cina - aumentano sfacciatamente il loro biossido di carbonio e altre emissioni. Eppure gli ambientalisti si allontanano dall'implicazione imperialista: se Brasile, India e Cina non si adegueranno ai loro modi malvagi, dovranno essere costretti a farlo.
Bolsonaro non sta solo giocando a chiè il pollo con il pianeta. Sta giocando a chi è il pollo con un sistema internazionale che, fino ad ora, supponeva che il riscaldamento globale potesse essere bloccato da accordi volontari tra Stati sovrani. E non mi sembra un maglione - o uno swerver - per me.
Trump ha concluso il suo venerdì al telefono a Bolsonaro.
"Le nostre future prospettive commerciali sono molto interessanti e la nostra relazione è forte", ha twittato, "forse più forte che mai. Gli ho detto che se gli Stati Uniti possono aiutare con gli incendi della foresta pluviale amazzonica, siamo pronti ad aiutare! ”
Pollo fritto per qualcuno?
Autore di Niall Ferguson tramite The Times,

mercoledì 21 agosto 2019

Buchanan: la Cina, non la Russia, è la più grande minaccia

Dieci settimane di proteste , alcune enormi, alcune violente, sono culminate lunedì con l'arresto dell'aeroporto di Hong Kong.
Minacciosamente, Pechino ha descritto le violente manifestazioni del fine settimana come atti "squilibrati" che sono "i primi segni del terrorismo" e ha promesso una repressione spietata sugli autori.
La Cina viene spinta verso una decisione che non vuole prendere: usare la forza militare, come in Piazza Tiananmen 30 anni fa, per schiacciare la rivolta. Ciò rivelerebbe il carattere della dittatura comunista del presidente Xi Jinping, nonché i piani a lungo termine di Pechino per questa città semi-autonoma di quasi 7,5 milioni.
Tuttavia questa non è l'unica preoccupazione interna o di confine del regime di Xi.
Milioni di musulmani uiguri nell'ovest della Cina sono nei campi di concentramento sottoposti a "rieducazione" per cambiare il loro modo di pensare sulla lealtà, la secessione e la creazione di un nuovo Turkestan orientale.
A giugno, una nave cinese ha speronato e affondato un peschereccio filippino, lasciando affogare i suoi 22 membri dell'equipaggio. I pescatori sono stati salvati da una barca vietnamita.
La riluttanza del presidente Rodrigo Duterte a resistere alla fortificazione cinese nel Mar Cinese Meridionale delle rocce e delle barriere coralline che Manila afferma di essere nelle sue acque territoriali ha trasformato il nazionalismo filippino contro la Cina.
L'affermazione della Cina su Taiwan è stata sfidata da Taipei, che ha appena acquistato $ 2,2 miliardi di equipaggiamento militare USA, inclusi carri armati Abrams e missili Stinger.
Qualsiasi dichiarazione di indipendenza di Taiwan, ha ammonito la Cina, significa guerra.
Mentre la richiesta di Taiwan di acquistare F-16 statunitensi non è stata ancora approvata, in una rara visita, il presidente di Taiwan Tsai Ing-wen si è fermato di recente negli Stati Uniti, prima di recarsi nei paesi dei Caraibi che mantengono relazioni diplomatiche con Taipei. Pechino ha espresso il suo sdegno per le vendite di armi degli Stati Uniti e la visita non ufficiale di Tsai.
La decantata economia cinese sta crescendo, nella migliore delle ipotesi, a metà del tasso a due cifre di un decennio fa , non abbastanza per creare i posti di lavoro necessari per centinaia di milioni nelle campagne in cerca di lavoro.
E i colloqui sono stati sospesi nella disputa commerciale USA-Cina, al centro del quale, afferma Peter Navarro, aiutante della Casa Bianca, sono i "sette peccati capitali" di Pechino nei rapporti con gli Stati Uniti:
La Cina ruba la nostra proprietà intellettuale tramite cybertheft, costringe le società statunitensi in Cina a trasferire tecnologia, hackerare i nostri computer, scaricare nei nostri mercati per far fallire le società statunitensi, sovvenzionare le imprese statali per competere con le società statunitensi, manipolare la sua valuta e, nonostante le nostre proteste, spedisce negli Stati Uniti il ​​farmaco fentanil che è diventato un grande killer di americani.
Tali pratiche hanno permesso alla Cina di accumulare avanzi commerciali annuali da $ 300 a $ 400 miliardi a nostre spese e, dice Navarro, hanno causato la perdita di 70.000 fabbriche e 5 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti
Inoltre, la Cina ha utilizzato la ricchezza accumulata delle sue enormi eccedenze commerciali per finanziare la sua spinta all'egemonia in Asia e oltre.
Con il presidente Donald Trump che minaccia le tariffe del 10% su $ 300 miliardi in più nelle esportazioni cinesi negli Stati Uniti, Xi deve decidere se è disposto a porre fine alle sue tattiche di guerra commerciale contro gli Stati Uniti, che sono proseguite durante le amministrazioni di Clinton, Bush e Obama. Se rifiuta, accetterà il disaccoppiamento delle nostre due economie?
Solo Trump ha assunto il Medio Regno.
Se il popolo americano e il Congresso sono disposti a giocare a baseball e ad accettare sacrifici, possiamo vincere questo confronto. Gli Stati Uniti acquistano dalla Cina cinque volte più di quanto vendiamo in Cina. Il grande perdente in questo confronto, se restiamo sulla rotta, non saranno gli Stati Uniti.
Per tre anni, l'establishment americano non ha smesso di ululare sul furto di e-mail da parte della Russia della campagna DNC e Hillary Clinton.
Tuttavia, il più grande crimine informatico del secolo è stato il furto di Pechino nel 2014 dei fascicoli di personale di 22 milioni di richiedenti e impiegati del governo degli Stati Uniti, molti dei quali detenevano autorizzazioni top-secret.
Compromesso da questo furto, disse allora il direttore dell'FBI James Comey, era un "tesoro di informazioni su tutti coloro per cui ha lavorato, ha cercato di lavorare o di lavorare per il governo degli Stati Uniti".
"Un grosso problema dal punto di vista della sicurezza nazionale ... e del controspionaggio", ha detto Comey. E la Cina di Xi, non la Russia di Putin, ha commesso il crimine. Eppure le élite americane sembrano aver dimenticato questo atto molto più grave della cyberaggresione.
Innegabilmente, la Russia è una rivale. Ma l'economia di Putin ha le dimensioni di quella italiana mentre l'economia cinese sfida le nostre. E la popolazione cinese è 10 volte quella della Russia e quattro volte quella degli Stati Uniti.
Manifestamente, la Cina è la più grande minaccia.
Gli americani sono disposti a fare i sacrifici necessari per costringere la Cina a rispettare le regole del commercio reciproco?
O Trump sarà costretto dalle realtà politiche ad accettare le relazioni a lungo termine e rovinose che abbiamo seguito da quando abbiamo concesso alla Cina lo status di NPF permanente nel 2001?
È probabile che questo problema decida il destino delle nostre relazioni e il futuro dell'Asia, se non del mondo.