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mercoledì 18 settembre 2019

L'IRAN SULL'ATTACCO AL PETROLIO SAUDITA: ''È UN AVVERTIMENTO, FATELA FINITA CON LA GUERRA IN YEMEN. NON HANNO COLPITO UN OSPEDALE, MA SOLO UN CENTRO INDUSTRIALE PER METTERVI IN GUARDIA. TRAETENE LA LEZIONE''


DA CHE DOVEVANO STRINGERSI LA MANO ALL'ASSEMBLEA ONU, TRUMP AVREBBE NEGATO IL VISTO A ROHANI 

TUTTE LE BUGIE SUGLI ATTACCHI, DA DOVE SONO PARTITI FINO ALLE ARMI USATE: AI SAUDITI FA COMODO DOVER RIDURRE LA PRODUZIONE, FAR RISALIRE IL GREGGIO E RIDARE VALORE ALL'ARAMCO, LA CUI QUOTAZIONE STENTAVA A DECOLLARE

IRAN:ATTACCO A PETROLIO AVVERTIMENTO FINE GUERRA YEMEN
HASSAN ROUHANIHASSAN ROUHANI
(ANSA-AP) - L'Arabia Saudita dovrebbe vedere l'attacco alle strutture petrolifere della società nazionale petrolifera Aramco come un avvertimento per porre fine alla sua guerra nello Yemen: lo ha detto oggi il presidente iraniano Hassan Rohani durante una riunione di Gabinetto a Tehran. Lo riporta la Tv di Stato. "Non hanno colpito un ospedale, non hanno colpito una scuola, non hanno colpito il bazar di Sanaa. Hanno colpito semplicemente un centro industriale per mettervi in guardia. Traetene la lezione", ha detto Rohani.

IRAN: NIENTE VISTO USA, ROHANI PRONTO A NON ANDARE
 (ANSA) - Gli Stati Uniti non hanno ancora emesso i visti per permettere al presidente iraniano Hassan Rohani, al ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e al resto della delegazione della Repubblica islamica di partecipare nei prossimi giorni all'Assemblea generale dell'Onu a New York. Lo riferisce l'Irna, secondo cui il governo di Teheran sarebbe pronto ad annullare la sua presenza al vertice se i visti non arriveranno nelle prossime ore.

Hassan RohaniHASSAN ROHANI
Un eventuale annullamento della partecipazione di Rohani al summit delle Nazioni Unite risulterebbe clamoroso, anche tenendo conto delle aperture più volte manifestate dal presidente americano Donald Trump a un possibile faccia a faccia con il suo omologo iraniano proprio in quella sede. Nei giorni scorsi, il ministero degli Esteri di Teheran aveva ipotizzato ostacoli solo alla presenza di Zarif, colpito questa estate dalle sanzioni Usa. Durante la sua ultima visita a New York a luglio per il forum Economico e Sociale (Ecosoc), gli spostamenti del capo della diplomazia iraniana erano già stati limitati dalle autorità Usa alle sedi Onu e alle residenze diplomatiche del suo Paese.

TRUMP ROHANITRUMP ROHANI
IRAN: ROHANI, STOP AL DOLLARO NEGLI SCAMBI CON LA RUSSIA
 (ANSA) - L'Iran ha avviato relazioni bancarie con la Russia e prossimamente lo farà anche con altri Paesi, inclusi alcuni euroasiatici come Turchia e Iraq, per eliminare il dollaro Usa dai suoi scambi internazionali e sostituirlo con le valute locali, in modo da contrastare le sanzioni bancarie americane contro Teheran. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani parlando in una riunione del suo gabinetto. "Il mondo sta iniziando una seria lotta contro il dollaro, che porterà alla fine del dominio degli Stati Uniti sui mercati finanziari e monetari mondiali. Oggi le nostre relazioni bancarie con alcuni Paesi vengono condotte senza cambi di valuta", ha aggiunto Rohani, citato dall'Irna.



LA GRANDE UMILIAZIONE - PERCHÉ L’IRAN HA DECISO PROPRIO ORA DI COLPIRE IL CUORE PETROLIFERO DELL’ARABIA SAUDITA? 

DUE SPIEGAZIONI: O NON VUOLE INCONTRARE TRUMP O VUOLE INCONTRARLO DA UNA POSIZIONE DI FORZA

Daniele Raineri per www.ilfoglio.it

LA FOTO CHE FA PENSARE A UN MISSILE QUDS 1LA FOTO CHE FA PENSARE A UN MISSILE QUDS 1
Il Pentagono ha diffuso le foto satellitari dell’attacco alle raffinerie che sabato prima dell’alba ha dimezzato la produzione saudita di greggio e fanno sorridere – per quanto non combaciano con le ricostruzioni fatte finora. La milizia houthi – che controlla una parte dello Yemen e ha un rapporto di vassallaggio con l’Iran – ha rivendicato l’attacco e dice di avere usato “dieci droni”, ma nelle foto si contano diciassette punti di impatto.

E sono tutti punti d’impatto che guardano verso nord-ovest, ma lo Yemen si trova dalla parte opposta, a sud. Inoltre c’è un video girato nelle stesse ore che mostra quattro oggetti non identificati sorvolare la città saudita di Hafar al Batin, settantacinque chilometri a sud del confine iracheno, all’altro capo del paese rispetto allo Yemen. Per capire meglio cosa è successo: è come se la Tunisia dichiarasse di avere compiuto un attacco “con dieci droni” contro la città di Roma, ma nelle stesse ore si fossero visti oggetti non identificati nel cielo di Milano diretti verso sud e alla fine i crateri a Roma fossero diciassette. Qualche dubbio sul fatto che la rivendicazione potrebbe essere una copertura diplomatica offerta all’Iran dagli Houthi viene.

ATTACCHI ALLE RAFFINERIE SAUDITEATTACCHI ALLE RAFFINERIE SAUDITE
Le raffinerie colpite sono della Aramco, il gigante saudita del settore petrolifero, e la milizia houthi aveva già attaccato un oleodotto della Aramco a ovest della capitale Riad il 14 maggio. A fine giugno un articolo molto importante del Wall Street Journal aveva rivelato che gli americani avevano inviato un report confidenziale al governo iracheno in cui scrivevano che quell’attacco del 14 maggio contro l’Aramco non era partito dallo Yemen, come tutti credevano, ma era partito dal sud dell’Iraq che è infestato da milizie filoiraniane.

Lo schema funziona così: quando l’Iran decide di attaccare le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita per ragioni di opportunità militare può scegliere di farlo dall’Iraq – perché è più vicino e quindi gli attacchi hanno molte più probabilità di successo – grazie alla presenza di milizie che sono irachene ma obbediscono agli ordini dell’Iran. Oppure può attaccare dall’Iran stesso. Ma siccome sarebbe molto grave ammettere che gli attacchi contro i sauditi arrivano dall’Iraq o dall’Iran, perché potrebbe cominciare una guerra, allora la milizia houthi offre copertura diplomatica e li rivendica. Del resto negli ultimi due anni gli houthi hanno lanciato più di 250 attacchi con droni e missili balistici contro il territorio dell’Arabia Saudita (fonte Long War Journal), quello che dicono viene preso per buono.

GLI ATTACCHI VENIVANO DA NORD O NORD OVEST OVVERO IRAN E IRAQGLI ATTACCHI VENIVANO DA NORD O NORD OVEST OVVERO IRAN E IRAQ
Ieri una fonte dell’Amministrazione Trump ha detto alla rete Abc che gli iraniani hanno attaccato con missili cruise dal territorio dell’Iran e anche il segretario di stato, Mike Pompeo, sabato aveva accusato l’Iran e aveva detto che non ci sono elementi per dire che l’attacco fosse partito dallo Yemen. Ieri Pompeo ha aggiunto che ci sono invece elementi che escludono l’Iraq come base di lancio e questo fa pensare che l’attacco sia partito dall’Iran. In un video girato da terra durante l’attacco si sentono colpi d’arma da fuoco, sono le guardie delle raffinerie che tentano di abbattere i droni che volano a bassa quota e questo potrebbe voler dire che si è trattato di un attacco misto, con missili cruise e con droni carichi di esplosivo.

È stata un’operazione non banale, che ha colpito l’installazione petrolifera che tutti gli analisti considerano il cuore del sistema Aramco e che tutti indicavano come il bersaglio che dev’essere protetto il più possibile. Considerato che ora la produzione è diminuita di cinque milioni di barili di greggio al giorno e che i sauditi hanno riserve per 188 milioni di barili, ci sono 37 giorni di tempo per rimettere le cose a posto oppure fra poco ci sarà meno greggio sul mercato mondiale – e il fatto che il prezzo si sia alzato indica che è un’ipotesi realistica. L’America ha già detto che se sarà il caso interverrà anche con le proprie riserve per supplire al greggio saudita mancante e per mantenere calmo il mercato.

C’è un altro particolare tecnico non ancora verificato che contraddice la versione “è il solito attacco della milizia houthi”. Da sabato circolano foto di pezzi di missile caduti in territorio saudita. Non è possibile verificare l’autenticità delle foto, ma Fabian Hinz – un analista militare molto esperto in questo campo – scrive che un pezzo è identificabile con chiarezza come un motore jet modello TJ-100. Quel modello di motore jet è usato in un nuovo tipo di missile che si chiama “Quds 1” ed è stato utilizzato quest’anno in almeno un altro attacco dalla milizia houthi.
MISSILE QUDSMISSILE QUDS

 Il nome del missile, Quds in arabo vuol dire Gerusalemme, non deve stupire: gli houthi sono fanatici e hanno per motto “Morte a Israele e morte all’America, vittoria all’islam”, ma non è questo il punto. Il missile Quds è un ordigno imparentato con i missili iraniani ma a suo modo nuovo e quindi è come se gli houthi avessero un loro programma missilistico sperimentale – cosa che è ovviamente falsa, perché fino al 2014 erano una tribù di montagna confinata nel nord del paese più arretrato del mondo arabo e poi di colpo hanno cominciato a rivendicare attacchi con missili balistici e droni contro bersagli anche a mille chilometri di distanza che si trovano in Arabia Saudita (che ha speso quasi settanta miliardi di dollari nel 2018 per potenziare le sue difese).

Il conflitto tra houthi e sauditi potrebbe essere usato dagli iraniani per testare armamenti di nuova produzione. Ed ecco il particolare tecnico fondamentale: quel motore TJ-100 ha un’autonomia che è inferiore alla distanza tra il confine yemenita e le raffinerie saudite colpite alle quattro di mattina di sabato scorso.

Quindi se chi ha lanciato quell’attacco ha usato i missili Quds 1 il punto di lancio non poteva essere in Yemen (più di mille chilometri a sud) ma è compatibile con l’Iran (seicento chilometri a nord-ovest).
arabia saudita droniARABIA SAUDITA DRONI
Tutte queste informazioni però valgono poco, perché l’aggressione alla capitale del sistema petrolifero saudita per adesso rientra in quella categoria mediorientale di attacchi conosciuta come “tutti sanno chi è stato, ma si farà finta di non saperlo”. L’Iran ha negato con sdegno le accuse di Pompeo e ha detto che dalla strategia della “massima pressione” l’America è passata alla strategia “del massimo inganno”.

Eppure basterebbe mettere in fila le dichiarazioni iraniane. Nel luglio 2018 il presidente iraniano Hassan Rohani aveva detto che se l’America avesse fermato le esportazioni di greggio iraniano allora anche le esportazioni di greggio dei paesi vicini avrebbero subito contraccolpi. È una dichiarazione di cui tutti si sono ricordati a maggio, quando una mano misteriosa ha cominciato a sabotare le superpetroliere che passavano nello Stretto di Hormuz. A novembre 2018 un ayatollah molto vicino a Khamenei, Ahmad Alamalhoda, disse in pubblico che l’Iran aveva già trasferito alla milizia houthi in Yemen la tecnologia necessaria a colpire i siti della Aramco in Arabia Saudita se l’Iran avesse dato l’ordine.

arabia saudita droniARABIA SAUDITA DRONI
Che sia stato un attacco misto degli houthi e dell’Iran, oppure soltanto dagli houthi o soltanto dall’Iran, il succo è lo stesso: è stata un’operazione molto più grande e organizzata del solito che ha avuto conseguenze molto serie. Quindi viene da chiedersi perché il regime iraniano ha deciso di autorizzarla proprio adesso che si parla molto di un possibile incontro tra il presidente americano Donald Trump e il presidente iraniano Rohani.

Questa settimana comincia come ogni anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. È l’unica occasione di Rohani per andare in America e da settimane ci si chiede se Trump sfrutterà questi giorni per ottenere finalmente un incontro storico e spettacolare con il leader iraniano, nello stesso stile di quello organizzato con successo mediatico (ma zero risultati concreti) con il dittatore Kim Jong-un della Corea del nord. Gli iraniani hanno compreso da tempo che Trump desidera molto questo evento, perché gli permetterebbe di dire che è un negoziatore più abile del predecessore Obama.

attacco con i droni al petrolio sauditaATTACCO CON I DRONI AL PETROLIO SAUDITA
Trump brama strette di mano senza precedenti con gli iraniani davanti alle telecamere di tutto il mondo e ha già dato molti segnali. A giugno ha bloccato un raid aereo americano contro l’Iran mentre gli aerei erano già in volo e ha rinunciato alla rappresaglia per l’abbattimento di un aereo spia – e nelle stesse ore attraverso canali diplomatici ha chiesto agli iraniani un incontro. Due giorni dopo ha ringraziato gli iraniani per non avere abbattuto anche un aereo militare americano che volava vicino a quello colpito.

La settimana scorsa ha cacciato il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, perché Trump voleva assecondare la richiesta iraniana di togliere le sanzioni e Bolton invece si opponeva. Trump ha un debole per i negoziati scenografici – dieci giorni fa ha annullato all’ultimo momento un meeting con i talebani a Camp David – e gli iraniani stanno sfruttando questa sua debolezza. L’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, considerato un falco, è arrivato a blandire Trump in pubblico e ha detto che è un uomo d’affari abile con il quale è possibile intendersi.

Ieri il presidente americano ha realizzato che questa sua voglia di incontrare i nemici senza chiedere loro in cambio nessuna condizione è troppo palese e tradisce debolezza e quindi ha scritto in un tweet che è un’invenzione della solita stampa. Fake News. Eppure a giugno aveva detto in tv di essere pronto a incontrare gli iraniani “senza condizioni”. E poi lo aveva detto anche a luglio. E poi la stessa cosa è stata ripetuta il dieci settembre da Pompeo e anche dal segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e dal portavoce del dipartimento di stato.

donald trump e mohammed bin salman al g20 di osakaDONALD TRUMP E MOHAMMED BIN SALMAN AL G20 DI OSAKA
A questo punto, le interpretazioni del raid iraniano in Arabia Saudita sono due. O il regime ha deciso di sbattere la porta in faccia a Trump e di chiudere a qualsiasi negoziato oppure ha deciso di arrivare all’eventuale incontro da una posizione di vantaggio. Shaping, dicono gli inglesi, dare la forma agli eventi. Se Rohani stringerà la mano a Trump a New York (ed è da vedere se succederà davvero) non lo farà da leader di una nazione messa in ginocchio da sanzioni economiche quasi intollerabili, ma da responsabile del bombardamento contro il sito petrolifero più strategico dell’Arabia Saudita, che come tutti sanno è alleata di Trump. Abbiamo la capacità di colpire la produzione di greggio pure noi, è il messaggio implicito, abbiamo mezzi che vanificano tutte le spese militari che avete fatto per proteggervi dagli attacchi, incluse le costose batterie di missili Patriot acquistate dai produttori americani.

Gli attacchi con i droni e con i missili contro i siti petroliferi sauditi, i raid israeliani in Siria e in Iraq, le minacce di Hezbollah dal Libano, la guerra in Yemen, la presenza di soldati americani in Iraq, Siria e Arabia Saudita, la crisi di sicurezza nello Stretto di Hormuz e l’ascesa delle milizie schierate con Teheran fanno parte di un solo grande schema che vede il blocco iraniano contrapposto agli altri. L’America in questo schema è diventata l’elemento debole.

Fonte: qui


LA GRANDE AVANZATA DEI ROTHSCHILD IN CINA

Esiste una relazione complessa fra gli “spontanei disordini”  filo-britannici ad Hong Kong; la  tentata scalata aggressiva della Borsa di Hong Kong a quella inglese, London Stock Exchange;  la proposta  del governatore della Banca d’Inghilterra  Max Carney,  avanzata il 26 agosto scorso ai banchieri centrali  riuniti a Jackson Hole, di lanciare “una  valuta egemone sintetica”  (ossia un paniere di varie valute digitali sostenute dalle banche centrali) in sostituzione del dollaro  ormai al tramonto come  valuta globale, preferibile ai rischi di transizione   “verso un’altra valuta egemonica come il Renminbi”   –  c’è una relazione fra tutti questi eventi, e l’intensa, organizzata e  costante “campagna-simpatia” che la famiglia Rothschild sta conducendo in Cina, per inserirsi e  cavalcare la potenza egemone prossima ventura dopo l’impero britannico prosciugato e l’impero americano esaurito.
I Rothschild si sono mossi per tempo, se il loro sito  destinato ai clienti cinesi  vanta di poter far risalire “i primi contatti  al 1830” (tacendo pudicamente del  Business dell’Oppio) e di aver ristabilito le  relazioni “dopo il 1953”:  il che testimonierebbe di una capacità di preveggenza preternaturale, visto che quello fu l’anno della collettivizzazione totale  maoista, e l’utilità dei servizi della Casa, specializzata nella gestione di patrimoni privati  non era  minimamente immaginabile.Veniamo a  tempi più vicini.   Il 6 giugno 2011, nella Nationak School of Development (università privata  di Pechino)  si sono presentai agli studenti e al pubblico Sir Evelyn Rothschild, presidente della NM Rothschild & Sons, consulente finanziario della regina ed ex governatore della London School of Economics nonché  proprietario dell’influentissimo Economist,  e la di lui consorte, Lady Lynn Forester de  Rothschild .

L’incontro del 2011
Sir Evelyn Rothschild, Lady Lynn Forester de Rothschild, il Professor Deming Huo, e Sitao Xu, Chief Representative del Gruppo Economist
Il tema era: le imprese a conduzione familiare (sic). Sir Evelyn, settimo   discendente  della famiglia, ha ricordato come il capostipite, nella Francoforte del 18 mo secolo, spedì i quattro fratelli a Vienna, Londra, Napoli e Parigi, onde costituire la potente rete che tutti conosciamo.  Tale prodigiosa durata di una azienda familiare (non quotata) è dovuta, ha spiegato, al fatto  che “gli affari di famiglia erano quelli di una comunità o una confraternita, dove le persone si dedicano alla cura e all’aiuto reciproco. Gli individui devono sempre essere consapevoli della propria identità come parte di un gruppo”.  Come del resto iscritto nel motto della famiglia, che Sir Evelyn s’è degnato di condividere coi cinesi: “Concordia, Integritas, Industria” (in latino)
Lady Rothschild ha raccontato che “ quando ha ottenuto il suo primo lavoro, il suo obiettivo era quello di guadagnare quaranta milioni di dollari. Ma il suo datore di lavoro (tale Bill Gates) le ha dato il  migliore dei consigli: “Comincia con un sogno, una visione, e perseguila ogni giorno. I 40 milioni di dollari  prenderanno cura di sé stessi”  – come infatti  è avvenuto”.
Gli astanti erano rapiti. Cinesi ricchi e  figli di ricchi, assetati di apprendere i segreti di tanto mitica ricchezza, erano informati ed entusiasti delle innovazioni finanziarie e speculative che i Rothschild hanno portato in Cina: nel  2008, la Compagnie Financiere Edmond de Rothschild, il ramo francese, era sul punto di assicurarsi investimenti della Banca della Cina per 2,3 miliardi di yuan (336 milioni di dollari USA),    ma non ha ottenuto l’approvazione dal governo cinese. Nel 2011, la filiale britannica Rothschild  Partners ha istituito uno dei primi fondi di private equity in Cina per raccogliere renminbi nel paese e investirlo all’estero, con l’obiettivo di accumulare 750 milioni di dollari nel suo primo anno.
Quasi  tutti del resto  avevano letto un best-seller sulle  imprese, astuzie e  invenzioni finanziarie dei Rothschild, “Currency Wars” (2007), di cui è autore Song Hongbing, un cino-americano (vive negli USA dal 1994)  che fra l’altro attribuisce alla dinastia cinque miliardi di dollari:  600 mila copie vendute i poche settimane. Letto dagli arricchiti ed anche dai membri del Comitato Centrale.
Quando uscì il libro (molto romanzato) John Benjamin, esponente della comunità britannica, dichiarò al Financial Times che temeva che l’opera diffondesse “la teoria del complotto antisemita nell’economia emergente più  importante del mondo”.
Non poteva sbagliarsi di più: i nuovi milionari cinesi vogliono imparare dai successi dei Rothschild, e in generale degli ebrei nella finanza, che ammirano perdutamente. A tal punto  che Song Hongbing, cavalcando l’onda del  best-seller, ha pubblicato altri cinque libri, intitolati: “Come vincono gli ebrei?”, “Bibbia del Business Ebraico”,  “Insegnamenti ebraici nel commercio”;   “La saggezza degli uomini d’affari ebrei”. L’autore  ha quasi due milioni di followers sul SINA Web
Libri cinesi sulle pratiche commerciali ebraiche, in alto a sinistra, in senso orario: come vincono gli ebrei ?; Jewish Business Bible; La saggezza degli uomini d’affari ebrei; Insegnamenti commerciali ebraici. / Immagini dal China Daily, Douban
Numerosi imitatori   hanno prodotto volumi  con titoli come  “The Legend of Jewish Wealth”, “Jewish Family Education” e “The Illustrated Jewish Wisdom Book” .  Un tale Han Bing, ha scritto un manuale  di auto-aiuto  psicologico, che  ha titolato “Crack the Talmud”:  ebrei e cinesi, ha dichiarato a Newsweek, sono molto simili –  ammettendo subito dopo di non aver mai visto un ebreo in vita sua.
La  passione dei neo-ricchi cinesi per i Rothschild ha  dato il destro a un britannico che si faceva chiamare Oliver Rothschild di farsi  ricevere dall’Università Tsinghua nel  2016, e  tenervi conferenze  retribuite, facendo credere al decano di essere “uno dei successori” nonché  ex capo dell’UNICEF.  La vera famiglia Rothschild  ha dovuto smentire ufficialmente che l’individuo fosse un parente.
Il falso Rothschild che ha ingannato la prima università cinese.
Ancor più  significativa la vera infatuazione  dei nuovi ricchi per il Chateau Lafite,   che va a ruba  – anche al costo di 10 mila dollari la bottiglia  – per il  solo fatto che ha scritto sull’etichetta: “Barons de Rothschild”. Secondo  l’agenzia Xinhua,   le bottiglie   vendute in Cina con quel nome  sono in massima parte false, perché i dati  delle vendite nel 2011 nella sola provincia dello Zhejiang superavano  la produzione totale di quell’anno.
Che dire?  Resta da lumeggiare la figura di Lady Lynn Forester de Rothschild, che è attivissima –  vera punta avanzata – nella  campagna  di inserimento dei Rothschild in Cina.  E’ anche l’amica più  intima dei Clinton  – al punto che quando sposò Evelyn la coppia fu invitata a passare la luna di miele alla Casa Bianca –   massima finanziatrice e raccoglitrice di fondi per la campagna  di Hillary, nonché ospite frequente del Lolita Express ed intima del (forse) defunto Epstein.  Ma questo richiede un articolo a  parte.
Fonte: qui

venerdì 13 settembre 2019

Il significato dell'accordo Iran-Cina


La scorsa settimana gli asset a rischio globale hanno ricevuto una spinta dalle notizie secondo cui gli Stati Uniti e la Cina riprenderanno i colloqui commerciali in stallo ad ottobre. Le attività che hanno beneficiato includono il petrolio, che ha registrato un rialzo del 6% in base alle aspettative che le maggiori possibilità di un accordo commerciale USA-Cina saranno positive per la crescita globale e quindi per i prezzi dell'energia. È probabile che il prezzo del petrolio troverà ora ulteriore sostegno a breve termine dalle notizie nel fine settimana che l'Arabia Saudita ha sostituito il suo ministro del petrolio con un fratellastro dell'effettivo sovrano del regno, il principe ereditario Mohammad bin Salman, che favorisce prezzi più alti.
Data la stretta correlazione tra il prezzo del petrolio e le aspettative di inflazione, questi sviluppi potrebbero sembrare indicare un'inflazione futura superiore alle attese e una ridotta possibilità di allentamento della banca centrale, che sarebbe ribassista per i mercati obbligazionari globali troppo cari.
Tuttavia, altre notizie della scorsa settimana possono essere considerate ribassiste sia per il prezzo del petrolio che per le aspettative di crescita globale. In particolare, i rapporti secondo cui la Cina ha firmato un accordo a lungo termine per l'acquisto di grandi quantità di petrolio iraniano a dispetto delle sanzioni statunitensi peseranno sui prezzi del greggio globali e complicheranno ulteriormente i colloqui USA-Cina, ridurre le possibilità di un accordo prima delle elezioni statunitensi del 2020. In effetti, il mondo sta affrontando un tiro alla fune a quattro vie sul prezzo del petrolio. La posizione più chiara è quella di Riyadh, che vuole prezzi del petrolio più alti. Il ministro del petrolio uscente Khalid Al-Falih è stato nominato nel 2016 per garantire tagli alla produzione Opec e aumentare i prezzi, sia per colmare il deficit fiscale saudita sia per sostenere la prevista IPO del gigante petrolifero statale Aramco. Tuttavia, a US $ 62 / bbl, il prezzo del Brent rimane molto al di sotto dell'obiettivo a breve termine di Riyadh di US $ 75-80 / bbl, quindi la sostituzione di Al-Falih con un insider reale.
La posizione di Washington è più ambivalente. Sebbene l'amministrazione americana abbia ribadito la sua determinazione a portare a zero le esportazioni di petrolio dell'Iran, il feed di Twitter di Donald Trump indica che la sua soglia del dolore nei prezzi della benzina entra in vigore quando il Brent supera i $ 75 al barile.
Sebbene offuscata dai continui colloqui con le nazioni europee e dalle ripetute minacce per riprendere la ricerca e lo sviluppo nucleare, la posizione dell'Iran è anche relativamente semplice: ha un disperato bisogno di vendere il suo petrolio. Da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo nucleare iraniano a maggio 2018 e in seguito all'irrigidimento delle sanzioni statunitensi a maggio di quest'anno, i dati Opec mostrano che la produzione di petrolio iraniana è crollata da 3,8 a 2,2 milioni di barili a luglio. Supponendo che il consumo interno sia rimasto costante, ciò implica che le esportazioni iraniane sono diminuite da 2,3 milioni di barili a circa 700000 barili.
Gran parte di questo petrolio viene spedito in Cina. I dati doganali mostrano che la Cina ha importato circa 220.000 bpd a luglio. Tuttavia, è probabile che le dimensioni effettive delle spedizioni siano maggiori, dato che un po 'di petrolio iraniano sarà stato trasbordato in mare, probabilmente nascondendone l'origine, mentre un numero maggiore sarà tenuto in deposito doganale, senza passare per le dogane cinesi. Tuttavia, il punto è chiaro: l'Iran deve spedire il suo petrolio indipendentemente dalle sanzioni statunitensi e la Cina è il suo più grande mercato.
Da qui l'importanza delle notizie della scorsa settimana secondo cui Teheran ha rafforzato il suo " partenariato strategico globale " del 2016 con Pechino. In base a un accordo di 25 anni riferito ad agosto, l'Iran accetterà di vendere petrolio e gas alla Cina con uno sconto garantito ai prezzi di mercato prevalenti di almeno il 12%, oltre a uno sconto aggiuntivo fino all'8% per riflettere il rischio. Inoltre, per aggirare il sistema finanziario internazionale denominato in dollari USA, la Cina pagherà i suoi acquisti in renminbi.
In cambio, la Cina investirà circa 80 miliardi di dollari USA nei prossimi cinque anni per migliorare le strutture e le infrastrutture di produzione energetica dell'Iran (e forse molto di più nei prossimi 20 anni). E per salvaguardare i suoi investimenti, Pechino dispiegherà "fino a 5.000 agenti di sicurezza cinesi sul terreno in Iran", oltre a proteggere le spedizioni di petrolio iraniano dal Golfo Persico alla Cina.
I vantaggi di un simile accordo per Teheran sono molteplici. Ottiene gli investimenti interni necessari. Garantisce un mercato per il suo petrolio e gas. Rompe la sua dipendenza dal dollaro USA. Ottiene un deterrente contro possibili attacchi militari statunitensi o israeliani contro la sua industria energetica. E riduce la sua dipendenza economica da potenze che altrimenti insisterebbero per limitare il suo programma nucleare. In breve, si mette il naso a ovest, e in particolare a Washington.
Questo lascia la posizione della Cina. Le importazioni di energia scontate sono sempre allettanti, ma in questo caso hanno un costo. Un accordo per acquistare petrolio iraniano in contrasto con le sanzioni statunitensi è solo in grado di antagonizzare Washington, complicando ulteriormente i colloqui commerciali già nodosi e riducendo le possibilità di una risoluzione alla guerra tariffaria. D'altra parte, i leader cinesi potrebbero aver già concluso che la probabilità di un accordo vantaggioso con gli Stati Uniti è piccola e che stanno meglio facendo il meglio per un pessimo lavoro.
In tal caso, un acquisto a lungo termine di petrolio e un accordo di investimento con Teheran ha senso. Non solo la Cina ottiene petrolio a buon mercato e porta avanti le sue ambizioni per la Via della Seta. Pagando le importazioni di petrolio nella propria valuta, avanza un grande passo verso la creazione di un nuovo blocco monetario incentrato sul renminbi, una mossa essenziale se gli Stati Uniti devono perseguire il disaccoppiamento economico e la rivalità strategica (e uno supportato dai piani russi per l'emissione di obbligazioni renminbi nei prossimi mesi).
Queste sono considerazioni a lungo termine. Tuttavia, gli sviluppi della scorsa settimana hanno importanti implicazioni a breve termine. Con la nomina di un nuovo ministro del petrolio, i sauditi segnalano che tenterà di perseguire un prezzo del petrolio più elevato. Tuttavia, l'accordo iraniano segnalato con la Cina peserà sul prezzo internazionale del petrolio per due motivi.
  1. Vi è la prospettiva che l'Iran possa rapidamente aumentare le sue spedizioni di petrolio verso la Cina fino a 2 milioni di barili al giorno (il volume delle sue esportazioni globali prima che le sanzioni prendessero piede). Gli effetti di spostamento della vendita di così tanto petrolio (equivalente al 2% della produzione globale) con uno sconto del 20% sul mercato peserebbero pesantemente sui prezzi globali.
  2. Un accordo tra Cina e Iran a dispetto delle sanzioni statunitensi complicherà ulteriormente i colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina che sono già stati complicati dalla disputa su Huawei. Di conseguenza, le possibilità di un accordo diminuiranno ancora di più nella distanza. Ciò peserà sulle aspettative di crescita globale, che peserà ulteriormente sul prezzo internazionale del petrolio.
Insieme, è probabile che questi fattori superino gli sforzi di Riyad per sostenere il prezzo del petrolio, dato che in un mercato frammentato, ulteriori tagli alla produzione saudita comporteranno probabilmente solo un'ulteriore perdita di quote di mercato. Di conseguenza, le aspettative di inflazione dovrebbero rimanere contenute nel breve e medio termine. E mentre l'effetto a lungo termine del disaccoppiamento economico USA-Cina sull'inflazione è discutibile, finora il mercato ritiene chiaramente che l'escalation della guerra commerciale e il disimpegno economico siano disinflazionistici. La conclusione è che, a conti fatti, la lotta a quattro vie sul mercato petrolifero internazionale non farà nulla per far esplodere la bolla obbligazionaria globale e potrebbe continuare a gonfiarla ancora più a lungo.
Autore di Tom Holland di Gavekal

mercoledì 11 settembre 2019

Schiff: Abbiamo accelerato il processo della scomparsa del dollaro

Gli Stati Uniti stanno perdendo la presa sul mondo? E alla fine il dollaro potrebbe essere detronizzato dal suo posto come valuta di riserva mondiale?
Abbiamo ampiamente parlato dei paesi che lavorano per minare l'egemonia del dollaro e ridurre la capacità degli Stati Uniti di armare il dollaro  come strumento di politica estera, insieme alla  corsa all'oro globale da parte delle banche centraliLa scorsa settimana, Peter Schiff è apparso su RT, insieme all'ex funzionario del Pentagono Michael Maloof, per parlare della crescente frustrazione del mondo con l'America. Peter ha detto che i paesi di tutto il mondo sono pronti a scaricare gli Stati Uniti.




Maloof ha iniziato il segmento affermando che, poiché gli Stati Uniti si sono impegnati in una guerra economica con altri paesi utilizzando sanzioni e tariffe, molti paesi sono alla ricerca di alternative. Ha detto che anche forti alleati come i paesi dell'Europa occidentale stanno iniziando a girare di più verso est di conseguenza.
Peter ha sottolineato che i problemi per gli Stati Uniti sono iniziati molto prima di Donald Trump.
Il vero problema per il dollaro e ciò che affonderà il dollaro è la nostra debolezza fiscale. E questi grandi disavanzi, disavanzi di bilancio e disavanzi commerciali, erano qui molto prima che eleggessimo Donald Trump.
Certo, Trump non ha fatto nulla al riguardo.
In effetti, i deficit stanno aumentando, sia i deficit commerciali che quelli di bilancio. Ciò che ha permesso questo nel corso degli anni è stata la volontà del mondo di detenere dollari statunitensi come valuta di riserva primaria e di continuare a prestare denaro agli americani e al governo degli Stati Uniti in modo da poter continuare a vivere oltre i nostri mezzi. Possiamo avere enormi programmi governativi per i quali non paghiamo e possiamo consumare tutti i tipi di beni che non fabbrichiamo e possiamo vivere in un'economia basata sul consumo e sul debito senza dover salvare o produrre. Il mondo lo ha fatto per noi. E penso che questo è ciò che sta per finire. Penso che vedremo un crollo del valore del dollaro e quando il dollaro crollerà, il potere dell'America si dissiperà. E gli americani dovranno fare i conti con la realtà che abbiamo svuotato la nostra infrastruttura; abbiamo vissuto oltre i nostri mezzi. E ci sarà un giorno di resa dei conti per questi anni di eccessi.
Peter ha detto che il crollo del dollaro è inevitabile.
Non ci fermeremo con l'astuzia fino a quando non collassa. Finché il mondo è disposto a continuare a prestare denaro agli americani, continueremo a spenderlo, in particolare il governo. Quindi, l'unica cosa che causerà un cambiamento è una crisi. E sarà una crisi del dollaro. Sarà una crisi del debito sovrano. Dovrebbe essere già successo. Siamo stati in grado di calciare la lattina lungo la strada per molti, molti anni. Ma il problema con tutto il can-kicking è che i problemi sottostanti sono peggiorati molto. Quindi, ora è un problema molto più grande che dovremo affrontare. "
Maloof ha affermato che le sanzioni iraniane hanno fallito e hanno spinto l'Iran a stringere relazioni più strette con la Cina. Peter ha osservato che l'Iran ha appena concluso un accordo con la Cina in base al quale i cinesi aiuteranno a sviluppare le infrastrutture iraniane in cambio di petrolio.
Le sanzioni che abbiamo imposto in tutto il mondo, questo sta semplicemente dando al mondo l'ennesimo motivo per cercare un'alternativa al dollaro USA, che avrebbero dovuto cercare molto tempo fa. Ma ora, flettendo i muscoli, non dovremmo davvero flettere, stiamo effettivamente mordendo le mani che ci hanno nutrito, e ora si stanno chiedendo se dovrebbero continuare a farlo. E così abbiamo accelerato il processo del decesso del dollaro antagonizzando così tante nazioni in tutto il mondo che dobbiamo davvero continuare a detenere il dollaro ”.
Peter ha detto, nonostante ciò che dice Trump, gli Stati Uniti non hanno la Cina oltre un barile nella guerra commerciale.
Abbiamo molto altro da perdere. I cinesi semplicemente perdono un cliente che non paga, che devono finanziare il fornitore. Ma perdiamo un banchiere; perdiamo un fornitore. I cinesi hanno sostenuto l'economia americana. Abbiamo rovinato l'economia cinese perché per mantenere questa relazione hanno perseguito una politica monetaria spericolata. Hanno bolle gonfiate. Hanno fatto delle cose per sostenere artificialmente il dollaro in modo da poter continuare a vendere prodotti a persone che non possono permettersi di comprarli ”.
RT ha interpretato una clip di Trump che minimizza l'ammontare del debito USA detenuto dai cinesi - oltre $ 1 trilione di titoli del Tesoro USA. Peter ha definito il presidente "delirante" dicendo che 1 trilione di dollari sono solo buoni del tesoro. I cinesi detengono anche molti debiti in dollari oltre al debito del Tesoro.
A margine, questa è un'enorme quantità di denaro. Se perdiamo i prestiti cinesi, se i cinesi vogliono scaricare il loro debito in dollari, il presidente Trump sembra pensare che ci sia un'ampia offerta di istituti di credito che vogliono davvero quel debito. Non credo che esistano. Non so che ci siano così tante persone stupide là fuori nel mondo che vogliono prestare così tanti soldi agli Stati Uniti a un tasso di interesse così basso. "
Peter ha detto che l'aumento del prezzo  dell'oro  rivela una spiacevole verità: le persone stanno perdendo la fiducia nel dollaro.
Non puoi vederlo nei mercati dei cambi. Il dollaro non ha davvero iniziato a cadere contro altre valute legali. Ma questo perché tutte le valute legali stanno cadendo contro il dollaro, contro l'oro. Ma la forza dell'oro sta mostrando una debolezza di fondo del dollaro che i mercati FOREX non stanno ancora mostrando. Ma lo faranno. "
Fonte: Bloomberg
Peter ha chiuso il segmento dicendo che il mercato azionario statunitense ha molto più di cui preoccuparsi della guerra commerciale.
Ci sono altri problemi molto più importanti che vengono ignorati. Questa è una bolla grande, grassa e brutta. Donald Trump aveva ragione come candidato, e l'aria uscirà da questa bolla indipendentemente da ciò che accade con la guerra commerciale. "
Come diceva l'ancora RT:
Quindi, non siamo sorpresi che l'oro stia andando così bene. ”
Via SchiffGold.com

Il debito nazionale è ora più di dieci volte le entrate fiscali annuali

I politici da Alessandria Ocasio-Cortez a Dick Cheney sono uniti nel loro accordo sul fatto che i deficit non contano. Certo, è esattamente quello che  direbbe un politico  I politici guadagnano punti spendendo denaro di altre persone, quindi, naturalmente, non vogliono sapere nulla di come la prudenza suggerisce che potrebbe essere una buona idea non spendere  quegli 800 miliardi di dollari in più che non hanno.
Ma a Washington, DC, sembra esserci poca preoccupazione in quanto il deficit annuale - per un solo anno, intendiamoci - si avvicina per la prima volta a un trilione di dollari dai giorni della Grande Recessione. Solo che ora stanno arrivando enormi deficit durante i "buoni" periodi economici.
Ciò, ovviamente, non presuppone gravi perturbazioni geopolitiche o economiche, il che peggiorerebbe le cose.
Per coloro che credono che i debiti ingenti non siano un grosso problema, tuttavia, non è ancora necessario preoccuparsi. Dopotutto, dicono, i pagamenti del debito effettivo sono ancora solo una questione minore. In effetti, sono ancora più bassi rispetto a dove erano nei primi anni '90.
Considera il primo grafico, per esempio. Se prendiamo i pagamenti degli interessi del governo federale e li calcoliamo come percentuale delle entrate fiscali federali, scopriamo che il 12% di ciò che i federali accettano deve essere pagato come interesse. All'inizio degli anni novanta, invece, i federali pagavano più del venti percento delle loro entrate fiscali per il servizio del debito.
Ufficio di gestione e bilancio della fonte e Ufficio di analisi economica degli Stati Uniti.
Certo, non è tutto dovuto al carico del debito. Molto dipende dal tasso di interesse. Alla fine del 1990, ad esempio, il tasso sui fondi federali target era superiore al 7 percento. Anche il tasso delle note a 10 anni era di circa il sette percento, rispetto a circa il due percento di oggi. Non sorprende che i federali stessero pagando di più sul debito dovuto rispetto alle condizioni attuali con un tasso di nota del due percento.
Tuttavia, il CBO stima che il tasso delle note a 10 anni raddoppierà tra oggi e il 2020. Sono scettico che aumenterà così velocemente dai suoi attuali bassi, ma quando salirà, anche la quantità di denaro che il governo federale ha da dedicare al servizio del debito. Ciò significa tagli a cose come la difesa, la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria.
Inoltre, man mano che il debito diventa sempre più grande, la necessità di mantenere basso il tasso di interesse tramite un "allentamento quantitativo" della banca centrale diventerà più importante, il che significa che i risparmiatori della classe media prenderanno un colpo maggiore sui conti di risparmio e sui piani pensionistici.
Ma forse l'aspetto più sorprendente del crescente debito è il fatto che non c'è davvero fine in vista, e gli Stati Uniti non hanno alcuna possibilità di pagare il debito.
Possiamo vederlo quando confrontiamo la dimensione totale del debito con le entrate del governo.

Confronto tra debito e gettito fiscale

Parte del motivo per cui le persone hanno difficoltà a comprendere l'entità del debito è perché spesso viene confrontato con l'entità del PIL totale. Ad esempio, è facile trovare online che il rapporto debito / PIL degli Stati Uniti in questo momento è di circa il 105 percento. Ma cosa significa? Un problema che incontriamo qui è il fatto che quando si tratta di debito personale, le persone non pensano di pagare i debiti come percentuale del "PIL" della propria famiglia. Ciò non avrebbe molto senso poiché la capacità di estinguere il debito di solito dipende dal reddito.
Quindi qual è il debito nazionale in percentuale del reddito dei governi federali? Entrate, in questo caso sono le entrate fiscali del governo federale. E risulta da questa misura, siamo in acque inesplorate.
In effetti, il debito pubblico è ora  undici volte  il reddito federale annuo. E per quanto ne so, è il massimo che sia  mai  stato. (Nel 1945, il debito nazionale era di $ 251 miliardi e le entrate fiscali erano di $ 45 miliardi, il che significa che il debito nazionale era 5,6 volte il gettito fiscale di quell'anno.)
In particolare, nel 2018, il debito nazionale ($ 21,4 trilioni) era 10,9 volte l'ammontare delle entrate fiscali annuali ($ 1,9 trilioni). È persino più alto di quello che era durante i giorni bui dello "stimolo" dopo la grande recessione. Nel 1981, invece, il carico totale del debito era solo due volte e mezzo le entrate fiscali annuali.
Dal punto di vista della gestione familiare, questo è più facile da comprendere. Ad esempio, se una famiglia ha un rapporto reddito / debito come il governo federale, ciò significherebbe un reddito annuo di $ 100.000 e un carico di debito di un milione di dollari.
Ora, a tassi di interesse ultra bassi, se i pagamenti sono solo di interesse e le spese giornaliere non legate al debito sono abbastanza basse, si potrebbe certamente gestirlo. Ma ci sono rischi qui. I tassi di interesse potrebbero salire. Altre spese potrebbero aumentare. E alla fine, i pronipoti stanno ancora pagando il debito per le vacanze e immaginano che i loro antenati abbiano acquistato decenni prima. Ancora peggio, se i tassi di interesse aumentano in modo significativo, i pronipoti hanno un tenore di vita inferiore perché devono dedicare sempre più dei loro possibili risparmi e consumi a un servizio del debito improduttivo.
Nessuno di questi, tuttavia, è in grado di convincere coloro che pensano che il debito non abbia importanza. Alcuni potrebbero ancora aggrapparsi all'idea che il governo possa semplicemente stampare più denaro e acquistare obbligazioni per abbattere gli interessi ed effettuare pagamenti. Ci sono almeno due problemi che emergono qui. La costante riduzione dei tassi di interesse è un problema per coloro che fanno affidamento su fondi pensione e altri investimenti che necessitano di rendimenti a rischio relativamente basso per crescere. Nel frattempo, le famiglie che hanno un reddito fisso saranno danneggiate dalla crescente inflazione, se assume la forma dell'inflazione dei prezzi al consumo. Se, d'altra parte, la crescita dell'offerta di moneta porta all'inflazione del prezzo delle attività (che è quello che abbiamo ora), ciò renderà le abitazioni più inaccessibili, bloccando nel contempo le persone a basso reddito e con un patrimonio netto inferiore da una varietà di beni, come le case.
Ora, niente di tutto questo è uno   scenario apocalittico , ma è uno scenario in cui le persone con redditi bassi e moderati devono pagare di più e sono in grado di risparmiare di meno e investire di meno. È uno scenario di un tenore di vita in declino. È uno scenario in cui gran parte della popolazione deve affrontare più blocchi stradali per l'accumulo di ricchezza e deve dedicare livelli crescenti di reddito e risorse per ripagare i debiti delle generazioni passate. Anche le agevolazioni governative come i pagamenti del welfare e le strutture di trasporto devono ridursi poiché più entrate fiscali devono essere spese per il servizio del debito. E, naturalmente, l'onere fiscale sulla gente comune non diminuirà di certo.
Autore di Ryan McMaken tramite The Mises Institute