9 dicembre forconi: Iraq
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mercoledì 18 settembre 2019

L'IRAN SULL'ATTACCO AL PETROLIO SAUDITA: ''È UN AVVERTIMENTO, FATELA FINITA CON LA GUERRA IN YEMEN. NON HANNO COLPITO UN OSPEDALE, MA SOLO UN CENTRO INDUSTRIALE PER METTERVI IN GUARDIA. TRAETENE LA LEZIONE''


DA CHE DOVEVANO STRINGERSI LA MANO ALL'ASSEMBLEA ONU, TRUMP AVREBBE NEGATO IL VISTO A ROHANI 

TUTTE LE BUGIE SUGLI ATTACCHI, DA DOVE SONO PARTITI FINO ALLE ARMI USATE: AI SAUDITI FA COMODO DOVER RIDURRE LA PRODUZIONE, FAR RISALIRE IL GREGGIO E RIDARE VALORE ALL'ARAMCO, LA CUI QUOTAZIONE STENTAVA A DECOLLARE

IRAN:ATTACCO A PETROLIO AVVERTIMENTO FINE GUERRA YEMEN
HASSAN ROUHANIHASSAN ROUHANI
(ANSA-AP) - L'Arabia Saudita dovrebbe vedere l'attacco alle strutture petrolifere della società nazionale petrolifera Aramco come un avvertimento per porre fine alla sua guerra nello Yemen: lo ha detto oggi il presidente iraniano Hassan Rohani durante una riunione di Gabinetto a Tehran. Lo riporta la Tv di Stato. "Non hanno colpito un ospedale, non hanno colpito una scuola, non hanno colpito il bazar di Sanaa. Hanno colpito semplicemente un centro industriale per mettervi in guardia. Traetene la lezione", ha detto Rohani.

IRAN: NIENTE VISTO USA, ROHANI PRONTO A NON ANDARE
 (ANSA) - Gli Stati Uniti non hanno ancora emesso i visti per permettere al presidente iraniano Hassan Rohani, al ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e al resto della delegazione della Repubblica islamica di partecipare nei prossimi giorni all'Assemblea generale dell'Onu a New York. Lo riferisce l'Irna, secondo cui il governo di Teheran sarebbe pronto ad annullare la sua presenza al vertice se i visti non arriveranno nelle prossime ore.

Hassan RohaniHASSAN ROHANI
Un eventuale annullamento della partecipazione di Rohani al summit delle Nazioni Unite risulterebbe clamoroso, anche tenendo conto delle aperture più volte manifestate dal presidente americano Donald Trump a un possibile faccia a faccia con il suo omologo iraniano proprio in quella sede. Nei giorni scorsi, il ministero degli Esteri di Teheran aveva ipotizzato ostacoli solo alla presenza di Zarif, colpito questa estate dalle sanzioni Usa. Durante la sua ultima visita a New York a luglio per il forum Economico e Sociale (Ecosoc), gli spostamenti del capo della diplomazia iraniana erano già stati limitati dalle autorità Usa alle sedi Onu e alle residenze diplomatiche del suo Paese.

TRUMP ROHANITRUMP ROHANI
IRAN: ROHANI, STOP AL DOLLARO NEGLI SCAMBI CON LA RUSSIA
 (ANSA) - L'Iran ha avviato relazioni bancarie con la Russia e prossimamente lo farà anche con altri Paesi, inclusi alcuni euroasiatici come Turchia e Iraq, per eliminare il dollaro Usa dai suoi scambi internazionali e sostituirlo con le valute locali, in modo da contrastare le sanzioni bancarie americane contro Teheran. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani parlando in una riunione del suo gabinetto. "Il mondo sta iniziando una seria lotta contro il dollaro, che porterà alla fine del dominio degli Stati Uniti sui mercati finanziari e monetari mondiali. Oggi le nostre relazioni bancarie con alcuni Paesi vengono condotte senza cambi di valuta", ha aggiunto Rohani, citato dall'Irna.



LA GRANDE UMILIAZIONE - PERCHÉ L’IRAN HA DECISO PROPRIO ORA DI COLPIRE IL CUORE PETROLIFERO DELL’ARABIA SAUDITA? 

DUE SPIEGAZIONI: O NON VUOLE INCONTRARE TRUMP O VUOLE INCONTRARLO DA UNA POSIZIONE DI FORZA

Daniele Raineri per www.ilfoglio.it

LA FOTO CHE FA PENSARE A UN MISSILE QUDS 1LA FOTO CHE FA PENSARE A UN MISSILE QUDS 1
Il Pentagono ha diffuso le foto satellitari dell’attacco alle raffinerie che sabato prima dell’alba ha dimezzato la produzione saudita di greggio e fanno sorridere – per quanto non combaciano con le ricostruzioni fatte finora. La milizia houthi – che controlla una parte dello Yemen e ha un rapporto di vassallaggio con l’Iran – ha rivendicato l’attacco e dice di avere usato “dieci droni”, ma nelle foto si contano diciassette punti di impatto.

E sono tutti punti d’impatto che guardano verso nord-ovest, ma lo Yemen si trova dalla parte opposta, a sud. Inoltre c’è un video girato nelle stesse ore che mostra quattro oggetti non identificati sorvolare la città saudita di Hafar al Batin, settantacinque chilometri a sud del confine iracheno, all’altro capo del paese rispetto allo Yemen. Per capire meglio cosa è successo: è come se la Tunisia dichiarasse di avere compiuto un attacco “con dieci droni” contro la città di Roma, ma nelle stesse ore si fossero visti oggetti non identificati nel cielo di Milano diretti verso sud e alla fine i crateri a Roma fossero diciassette. Qualche dubbio sul fatto che la rivendicazione potrebbe essere una copertura diplomatica offerta all’Iran dagli Houthi viene.

ATTACCHI ALLE RAFFINERIE SAUDITEATTACCHI ALLE RAFFINERIE SAUDITE
Le raffinerie colpite sono della Aramco, il gigante saudita del settore petrolifero, e la milizia houthi aveva già attaccato un oleodotto della Aramco a ovest della capitale Riad il 14 maggio. A fine giugno un articolo molto importante del Wall Street Journal aveva rivelato che gli americani avevano inviato un report confidenziale al governo iracheno in cui scrivevano che quell’attacco del 14 maggio contro l’Aramco non era partito dallo Yemen, come tutti credevano, ma era partito dal sud dell’Iraq che è infestato da milizie filoiraniane.

Lo schema funziona così: quando l’Iran decide di attaccare le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita per ragioni di opportunità militare può scegliere di farlo dall’Iraq – perché è più vicino e quindi gli attacchi hanno molte più probabilità di successo – grazie alla presenza di milizie che sono irachene ma obbediscono agli ordini dell’Iran. Oppure può attaccare dall’Iran stesso. Ma siccome sarebbe molto grave ammettere che gli attacchi contro i sauditi arrivano dall’Iraq o dall’Iran, perché potrebbe cominciare una guerra, allora la milizia houthi offre copertura diplomatica e li rivendica. Del resto negli ultimi due anni gli houthi hanno lanciato più di 250 attacchi con droni e missili balistici contro il territorio dell’Arabia Saudita (fonte Long War Journal), quello che dicono viene preso per buono.

GLI ATTACCHI VENIVANO DA NORD O NORD OVEST OVVERO IRAN E IRAQGLI ATTACCHI VENIVANO DA NORD O NORD OVEST OVVERO IRAN E IRAQ
Ieri una fonte dell’Amministrazione Trump ha detto alla rete Abc che gli iraniani hanno attaccato con missili cruise dal territorio dell’Iran e anche il segretario di stato, Mike Pompeo, sabato aveva accusato l’Iran e aveva detto che non ci sono elementi per dire che l’attacco fosse partito dallo Yemen. Ieri Pompeo ha aggiunto che ci sono invece elementi che escludono l’Iraq come base di lancio e questo fa pensare che l’attacco sia partito dall’Iran. In un video girato da terra durante l’attacco si sentono colpi d’arma da fuoco, sono le guardie delle raffinerie che tentano di abbattere i droni che volano a bassa quota e questo potrebbe voler dire che si è trattato di un attacco misto, con missili cruise e con droni carichi di esplosivo.

È stata un’operazione non banale, che ha colpito l’installazione petrolifera che tutti gli analisti considerano il cuore del sistema Aramco e che tutti indicavano come il bersaglio che dev’essere protetto il più possibile. Considerato che ora la produzione è diminuita di cinque milioni di barili di greggio al giorno e che i sauditi hanno riserve per 188 milioni di barili, ci sono 37 giorni di tempo per rimettere le cose a posto oppure fra poco ci sarà meno greggio sul mercato mondiale – e il fatto che il prezzo si sia alzato indica che è un’ipotesi realistica. L’America ha già detto che se sarà il caso interverrà anche con le proprie riserve per supplire al greggio saudita mancante e per mantenere calmo il mercato.

C’è un altro particolare tecnico non ancora verificato che contraddice la versione “è il solito attacco della milizia houthi”. Da sabato circolano foto di pezzi di missile caduti in territorio saudita. Non è possibile verificare l’autenticità delle foto, ma Fabian Hinz – un analista militare molto esperto in questo campo – scrive che un pezzo è identificabile con chiarezza come un motore jet modello TJ-100. Quel modello di motore jet è usato in un nuovo tipo di missile che si chiama “Quds 1” ed è stato utilizzato quest’anno in almeno un altro attacco dalla milizia houthi.
MISSILE QUDSMISSILE QUDS

 Il nome del missile, Quds in arabo vuol dire Gerusalemme, non deve stupire: gli houthi sono fanatici e hanno per motto “Morte a Israele e morte all’America, vittoria all’islam”, ma non è questo il punto. Il missile Quds è un ordigno imparentato con i missili iraniani ma a suo modo nuovo e quindi è come se gli houthi avessero un loro programma missilistico sperimentale – cosa che è ovviamente falsa, perché fino al 2014 erano una tribù di montagna confinata nel nord del paese più arretrato del mondo arabo e poi di colpo hanno cominciato a rivendicare attacchi con missili balistici e droni contro bersagli anche a mille chilometri di distanza che si trovano in Arabia Saudita (che ha speso quasi settanta miliardi di dollari nel 2018 per potenziare le sue difese).

Il conflitto tra houthi e sauditi potrebbe essere usato dagli iraniani per testare armamenti di nuova produzione. Ed ecco il particolare tecnico fondamentale: quel motore TJ-100 ha un’autonomia che è inferiore alla distanza tra il confine yemenita e le raffinerie saudite colpite alle quattro di mattina di sabato scorso.

Quindi se chi ha lanciato quell’attacco ha usato i missili Quds 1 il punto di lancio non poteva essere in Yemen (più di mille chilometri a sud) ma è compatibile con l’Iran (seicento chilometri a nord-ovest).
arabia saudita droniARABIA SAUDITA DRONI
Tutte queste informazioni però valgono poco, perché l’aggressione alla capitale del sistema petrolifero saudita per adesso rientra in quella categoria mediorientale di attacchi conosciuta come “tutti sanno chi è stato, ma si farà finta di non saperlo”. L’Iran ha negato con sdegno le accuse di Pompeo e ha detto che dalla strategia della “massima pressione” l’America è passata alla strategia “del massimo inganno”.

Eppure basterebbe mettere in fila le dichiarazioni iraniane. Nel luglio 2018 il presidente iraniano Hassan Rohani aveva detto che se l’America avesse fermato le esportazioni di greggio iraniano allora anche le esportazioni di greggio dei paesi vicini avrebbero subito contraccolpi. È una dichiarazione di cui tutti si sono ricordati a maggio, quando una mano misteriosa ha cominciato a sabotare le superpetroliere che passavano nello Stretto di Hormuz. A novembre 2018 un ayatollah molto vicino a Khamenei, Ahmad Alamalhoda, disse in pubblico che l’Iran aveva già trasferito alla milizia houthi in Yemen la tecnologia necessaria a colpire i siti della Aramco in Arabia Saudita se l’Iran avesse dato l’ordine.

arabia saudita droniARABIA SAUDITA DRONI
Che sia stato un attacco misto degli houthi e dell’Iran, oppure soltanto dagli houthi o soltanto dall’Iran, il succo è lo stesso: è stata un’operazione molto più grande e organizzata del solito che ha avuto conseguenze molto serie. Quindi viene da chiedersi perché il regime iraniano ha deciso di autorizzarla proprio adesso che si parla molto di un possibile incontro tra il presidente americano Donald Trump e il presidente iraniano Rohani.

Questa settimana comincia come ogni anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. È l’unica occasione di Rohani per andare in America e da settimane ci si chiede se Trump sfrutterà questi giorni per ottenere finalmente un incontro storico e spettacolare con il leader iraniano, nello stesso stile di quello organizzato con successo mediatico (ma zero risultati concreti) con il dittatore Kim Jong-un della Corea del nord. Gli iraniani hanno compreso da tempo che Trump desidera molto questo evento, perché gli permetterebbe di dire che è un negoziatore più abile del predecessore Obama.

attacco con i droni al petrolio sauditaATTACCO CON I DRONI AL PETROLIO SAUDITA
Trump brama strette di mano senza precedenti con gli iraniani davanti alle telecamere di tutto il mondo e ha già dato molti segnali. A giugno ha bloccato un raid aereo americano contro l’Iran mentre gli aerei erano già in volo e ha rinunciato alla rappresaglia per l’abbattimento di un aereo spia – e nelle stesse ore attraverso canali diplomatici ha chiesto agli iraniani un incontro. Due giorni dopo ha ringraziato gli iraniani per non avere abbattuto anche un aereo militare americano che volava vicino a quello colpito.

La settimana scorsa ha cacciato il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton, perché Trump voleva assecondare la richiesta iraniana di togliere le sanzioni e Bolton invece si opponeva. Trump ha un debole per i negoziati scenografici – dieci giorni fa ha annullato all’ultimo momento un meeting con i talebani a Camp David – e gli iraniani stanno sfruttando questa sua debolezza. L’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, considerato un falco, è arrivato a blandire Trump in pubblico e ha detto che è un uomo d’affari abile con il quale è possibile intendersi.

Ieri il presidente americano ha realizzato che questa sua voglia di incontrare i nemici senza chiedere loro in cambio nessuna condizione è troppo palese e tradisce debolezza e quindi ha scritto in un tweet che è un’invenzione della solita stampa. Fake News. Eppure a giugno aveva detto in tv di essere pronto a incontrare gli iraniani “senza condizioni”. E poi lo aveva detto anche a luglio. E poi la stessa cosa è stata ripetuta il dieci settembre da Pompeo e anche dal segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e dal portavoce del dipartimento di stato.

donald trump e mohammed bin salman al g20 di osakaDONALD TRUMP E MOHAMMED BIN SALMAN AL G20 DI OSAKA
A questo punto, le interpretazioni del raid iraniano in Arabia Saudita sono due. O il regime ha deciso di sbattere la porta in faccia a Trump e di chiudere a qualsiasi negoziato oppure ha deciso di arrivare all’eventuale incontro da una posizione di vantaggio. Shaping, dicono gli inglesi, dare la forma agli eventi. Se Rohani stringerà la mano a Trump a New York (ed è da vedere se succederà davvero) non lo farà da leader di una nazione messa in ginocchio da sanzioni economiche quasi intollerabili, ma da responsabile del bombardamento contro il sito petrolifero più strategico dell’Arabia Saudita, che come tutti sanno è alleata di Trump. Abbiamo la capacità di colpire la produzione di greggio pure noi, è il messaggio implicito, abbiamo mezzi che vanificano tutte le spese militari che avete fatto per proteggervi dagli attacchi, incluse le costose batterie di missili Patriot acquistate dai produttori americani.

Gli attacchi con i droni e con i missili contro i siti petroliferi sauditi, i raid israeliani in Siria e in Iraq, le minacce di Hezbollah dal Libano, la guerra in Yemen, la presenza di soldati americani in Iraq, Siria e Arabia Saudita, la crisi di sicurezza nello Stretto di Hormuz e l’ascesa delle milizie schierate con Teheran fanno parte di un solo grande schema che vede il blocco iraniano contrapposto agli altri. L’America in questo schema è diventata l’elemento debole.

Fonte: qui


lunedì 16 settembre 2019

Maggiore dell'US Army (Ret.): Viviamo nel relitto della guerra al terrore

Mi ci sono voluti anni per raccontare queste storie. Le ferite emotive e morali della guerra afgana si sono appena sentite troppo recenti, troppo crude. Dopotutto, difficilmente potrei scrivere qualcosa sulla mia esperienza di guerra in Iraq per quasi dieci anni, quando, per caso, ho sfornato un  libro  sull'argomento. Ora, mentre la guerra americana in Afghanistan - si spera - si snoda verso qualcosa che si avvicina alla fine, è finalmente giunto il momento di trasmettere alcune storie sulla follia. In questa nuova serie ricorrente, semi-regolare, il lettore non troverà molte saghe logore di eroismo, fratellanza e amore per il paese. Non che questo autore non abbia storie del genere, ovviamente. Ma si possono trovare quel tipo di racconti in innumerevoli libri e numerosi filati di Hollywood banali e banali.
Con questo in mente, propongo di raccontare una serie di storie molto diverse: profili, per così dire, in assurdità. Questo è ciò che la guerra è, alla radice, un esercizio di assurdità, e le guerre senza speranza americane post 11 settembre sono più strane della maggior parte. La mia ricerca di 18 anni per trovare un significato in tutto il combattimento, per proteggere le mie truppe dal pericolo, respingere la follia e il dissenso all'interno dell'esercito ha dimostrato l'estremo Kafkaesque. Considera ciò che segue solo un sondaggio di quel viaggio senza speranza ...
L'uomo era straordinario per una cosa specifica: piacere ai suoi capi e autopromozione incentrata. Sicuramente gli mancava qualcosa di simile all'empatia, vedeva le sue truppe come poco più che strumenti per il progresso personale, e la sua personalità generale si abbinava in modo inquietante alla definizione clinica di sociopatia. Dettagli, dettagli ...
Tuttavia, hai (quasi) dovuto ammirare la sua spinta, la sua devozione e la sua dedizione alla causa della promozione, di salire tra i ranghi militari. Se fosse riuscito a incanalare quell'energia sorprendente, persino l'ossessione, per la ricerca di qualcosa di buono, il mondo sarebbe notevolmente migliorato. Che è, in realtà, un piccolo segreto sporco sui militari, in particolare le unità di combattimento a terra; che tende ad attrarre (e modellare) un numero inquietante di orgogliosi proprietari di tali disturbi della personalità. L'esercito quindi rinforza positivamente tale comportamento tossico promuovendo questo tipo di individui - che eccellono nella fusione mentale (naso marrone, cioè) con i superiori - a tassi sproporzionati. Così è la vita. Solo ci sono  vere e proprie  conseguenze,  reali soldati, (per non dire dei civili locali) che soffrono sotto la tirannia dei loro comandanti.
Nel 2011-12, l'uomo è stato il mio comandante, tenente colonnello dell'esercito americano. Come tale, ha guidato - e parzialmente controllato i destini di - circa 500 soldati .
Quindi come un umile capitano, comandai circa un quinto di quegli uomini e risposi direttamente al colonnello. Non mi piaceva molto il ragazzo; quasi nessuno dei suoi ufficiali lo ha fatto. E non si fidava del mio intellettualismo aspirazionale, della propensione a chiedere "perché", o, beh, a  me  in generale. Tuttavia, ha trovato per lo più questo autore un efficace intermediario. In quanto tale, ero un mezzo per raggiungere un fine per lui: quello era il progresso personale e alcune statistiche misurabili positive per il suo rapporto annuale di valutazione degli ufficiali (OER) del suo stesso capo. Tuttavia, era l'esercito e sicuramente non scegli i tuoi capi.
Fu così, all'inizio del mio tour di un anno nelle macchia della provincia rurale di Kandahar, che il colonnello mi offrì una visita ai suoi spettacoli di cani e pony. Solo che questa volta ha avuto alcune notizie infelici per me. Il giorno dopo lui e la dozzina di tag-baker del fornaio nel suo onnipresente entourage volevano percorrere le poche miglia insidiose fino al punto più pericoloso dell'intero sotto-distretto. Fu occupato, inutilmente, da uno dei miei plotoni in perpetuo e sofferto sotto costante assedio dai talebani locali, troppo piccolo per contendere l'area e troppo grande per volare sotto il radar, questo - ad un certo punto l'avamposto più attaccato in Afghanistan - la base ha appena fornito un bersaglio americano con bandiera. Avevo comunicato tanto da comandare all'inizio, ma senza risultati. Colonnelli statunitensi incapaci di aspirare a un grado di ufficiale generale quasi  mai rinunciare al territorio al nemico, anche se questa è la rotta strategicamente corretta.
Andare al punto di forza del plotone era rischioso anche nei giorni migliori. Il percorso tra il nostro avamposto principale e il punto di forza simile ad Alamo è stato inondato di ribelli talebani e ha fornito una preziosa piccola copertura o occultamento per le pattuglie. Durante la mia prima gita all'avamposto, (stupidamente, va detto) ho accompagnato la mia unità in un'imboscata e sono stato lanciato su una piccola parete di roccia dall'esplosione di una granata a propulsione a razzo (RPG) con il mio nome apparente su di esso. Da allora, era normale per le nostre pattuglie il punto forte di subire molteplici agguati durante la rotazione di andata e ritorno. A volte i nostri figli venivano feriti o uccisi; a volte erano fortunati. Misericordiosamente, almeno, la mia sezione di intelligence - guidata dal mio  amico e rinominato luogotenente di artiglieria - fece i compiti e capì che ai talebani locali cronicamente pigri non piaceva combattere di notte o svegliarsi presto, quindi le pattuglie al punto di forza che si staccarono prima dell'alba avevano una possibilità di combattere per evitare il peggior agguato vicolo.
Non avevo voluto portare il mio colonnello in pattuglia all'avamposto. Il suo entourage era inutilmente grande e, quando aggiunto al mio plotone di rotazione, presentava un obiettivo ingombrante e invitante per l'agguato dei talebani. Tuttavia sapevo meglio che discutere il punto con il mio colonnello inquietantemente fiducioso e risoluto. Quindi ho coperto. Sì, signore, possiamo portarvi con voi, con un avvertimento:  dobbiamo partire prima dell'alba!  Ho continuato a spiegare perché, pieno di statistiche ed esempi storici, avremmo potuto solo (in qualche modo) evitare un'imboscata in sicurezza.
Questo è quando le cose sono andate a sud. Il colonnello ha insistito che partissimo alle nove, forse anche alle dieci, al mattino, la finestra di picco assoluta per l'attacco dei talebani. Questa prima donna mi ha ricordato che non poteva andarsene prima. Aveva un "ritmo di battaglia", dopotutto, che includeva allenarsi in palestra nella sua grande, sicura, distante dal ruggito della battaglia ogni mattina.Come potevo aspettarmi che lui modificasse quel programma prevedibile su qualcosa di così piccolo come proteggere le vite e gli arti dei suoi stessi soldati? Doveva "dare l'esempio", mi ha ricordato, lasciando che i suoi soldati alla base "lo vedessero in palestra" ogni mattina. Allora, sciocco me, sono stato davvero sorpreso dall'assurdo rifiuto del colonnello; così tanto che ho respinto, esitato, ho cercato di premere razionalmente il mio punto. Inutilmente.
Ciò che l'uomo ha detto dopo mi ha perseguitato da allora. Saremmo partiti non prima delle nove, secondo le sue preferenze. I miei motivi emotivi - implorare davvero - non erano solo per nulla, ma insultavano il colonnello. Perché? Perché, come mi ha insegnato, per la mia crescita e il mio sviluppo ha pensato: "Ricorda: dai più bassi ai più alti, Danny!" Questo, mi ha ricordato, era la via del mondo militare, la chiave del successo e del progresso. L'uomo pensava persino di essere stato d'aiuto, dandomi consigli su come raggiungere il successo che aveva raggiunto. Il mio cuore affondò ... per sempre e non si riprese mai più.
Il giorno dopo era in ritardo. Non siamo usciti prima delle dieci. L'imboscata, un imponente mix di giochi di ruolo e mitragliatrice, iniziò - come previsto - in vista della base principale. Il resto era storia e sicuramente avrebbe potuto essere peggio. In altri giorni, meno fortunati, lo era. Ma ricordo questo momento profondo. Quando il primo razzo esplose sopra di noi, sia il colonnello che io ci tuffammo per una copertura limitata dietro un tumulo di rocce. Ero terrorizzato ed esasperato. Proprio in quel momento abbiamo chiuso gli occhi e ho fissato la sua anima proverbiale. L'uomo era incapace di paura. Non era spaventato o disturbato; non gli importava un po 'di quello che stava succedendo. Quella rivelazione fu più terrificante dell'agguato in atto e avrebbe cambiato irreparabilmente la mia visione del mondo.
Il che ci porta ad alcuni dei costumi imbarazzanti - se esistono cose del genere - di questa storia.
I soldati americani combattono e muoiono per i capricci degli ufficiali ossessionati dalla carriera tanto quanto lo fanno per volere del re e del paese. A volte sono i loro stessi leader - tanto quanto il presunto "nemico" - che cerca di farli uccidere. Gli abbondanti sociopatici che guidano queste guerre ai livelli di gestione superiore e persino media sono spesso molto meno preoccupati della "vittoria" significativa a lungo termine in luoghi come l'Afghanistan, piuttosto che nell'artigianato - sul retro dei sacrifici dei loro soldati - l'  illusione di progressi, un "successo" misurabile abbastanza nel loro tour di un anno per giustificare una valutazione stellare e, quindi, la promozione successiva. Non tutti i leader sono così. Io, per esempio, una volta lavoravo per un uomo per il quale io - e tutti i miei coetanei - correvo attraverso i muri per un (allora) colonnello che amava le sue centinaia di soldati come se fossero i suoi figli. Ma era l'eccezione che ha dimostrato la regola.
La follia, l'irrazionalità e l'assurdità del mio colonnello non erano altro che un microcosmo dell'intera avventura senza speranza dell'America in Afghanistan. La guerra non è mai stata razionale, vincibile o significativa. Era dal primo, e finirà come, un esercizio di futilità. Era, ed è, una grande pattuglia per il mio avamposto non necessario, intrapreso nel momento e nel luogo sbagliati. Era una raccolta di sociopatici e imbecilli - sia afgani che americani - inclinati ai mulini a vento e alla fine morivano per niente. Eppure i giovani uomini nelle proverbiali trincee non sussultarono mai, non rifiutarono mai. Fecero il loro assurdo dovere perché furono acculturati nel sistema militare e perché furono imbarazzati a non farlo.
Dopotutto, il  più basso si rivolge al più alto ...

lunedì 5 agosto 2019

STRETTO DI HORMUZ - L’IRAN SEQUESTRA UN'ALTRA PETROLIERA, STAVOLTA IRACHENA, CON L’ACCUSA DI CONTRABBANDARE GREGGIO

SI TRATTA DEL TERZO MERCANTILE STRANIERO FERMATO NEL GOLFO PERSICO NELL'ULTIMO MESE PER CONTRABBANDO: IL 14 LUGLIO I PASDARAN NE HANNO BLOCCATO UNO BATTENTE BANDIERA PANAMENSE. 
IL 19 LUGLIO E’ STATA SEQUESTRATA LA NAVE CISTERNA BRITANNICA STENA IMPERO… 
Marta Serafini per il “Corriere della sera”
STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZ

«Contrabbandava greggio». Con questa accusa i pasdaran hanno sequestrato un' altra petroliera, vicino all' isola di Farsi, a Nord-Ovest dello Stretto di Hormuz, dove ha sede una base navale iraniana. Nel comunicato rilasciato è stato spiegato che «trasportava carburante per 700 mila litri», mentre l' agenzia di stampa statale Irna ha parlato di un mercantile iracheno. Dettaglio però smentito dal ministro del petrolio iracheno.

L'imbarcazione è stata condotta nel porto iraniano di Bushehr e il suo carico consegnato alla Compagnia nazionale di distribuzione del petrolio. Il tutto mentre - come riporta la tv di Stato iraniana - «sette membri dell' equipaggio sono stati arrestati». Torna dunque a salire la tensione nello Stretto di Hormuz.

STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZ
Si tratta del terzo mercantile straniero fermato nel Golfo Persico nell' ultimo mese per contrabbando. Il 14 luglio i pasdaran ne hanno bloccato un altro che trasportava un milione di litri di carburante a Sud dell' isola di Larak. La nave, battente bandiera panamense, appartiene a una compagnia degli Emirati, ma non è chiaro a quale Paese e a quale compagnia sia collegata.

Sempre nel Golfo Persico, la Guardia Rivoluzionaria ha sequestrato il 19 luglio la nave cisterna britannica Stena Impero con l' accusa di «aver violato le regole di navigazione», elemento che Londra e la compagnia di navigazione smentiscono. Parallelamente la Marina britannica, al largo di Gibilterra, ha intercettato la petroliera iraniana Grace 1, bloccata da due settimane dalle autorità della Rocca, con l' accusa di trasportare greggio in Siria, in spregio alle sanzioni dell' Unione Europea al regime di Damasco.

LA STENA IMPERO - PETROLIERA BRITANNICA SEQUESTRATA DALL IRANLA STENA IMPERO - PETROLIERA BRITANNICA SEQUESTRATA DALL IRAN
La cattura della Stena Impero ha aggravato la crisi nel Golfo, tanto che Stati Uniti e Regno Unito hanno proposto di inviare una coalizione navale per scortare le navi. Di rimando, le autorità iraniane hanno avvertito come una maggiore presenza militare straniera non possa che far salire la tensione, già alta.

Quest' ultimo sequestro arriva dopo che gli Stati Uniti hanno incluso nella lista delle sanzioni il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, diplomatico di istruzione americana e negoziatore chiave per l' accordo nucleare del 2015 rigettato da Trump.
Proprio ieri funzionari di Teheran hanno reso noto come il provvedimento sia arrivato dopo che Zarif si è rifiutato di incontrare Donald Trump.

Circostanza confermata anche dal New Yorker , secondo cui il senatore Rand Paul ha avuto un colloquio con il ministro Zarif negli Usa il 15 luglio, consegnandogli, su mandato di Trump, un invito alla Casa Bianca.
tensioni sullo stretto di hormuz tra iran e usaTENSIONI SULLO STRETTO DI HORMUZ TRA IRAN E USA

Nono weekend consecutivo di proteste nell' ex colonia britannica tornata a Pechino nel 1997. In migliaia sono scesi in piazza per ribadire la richiesta al governo di rinunciare «del tutto» alla legge sull' estradizione verso la Cina. Ieri la polizia ha sparato lacrimogeni nel distretto dello shopping: scontri e feriti. Dal 9 giugno oltre 200 persone sono state arrestate. Per oggi è previsto uno sciopero generale.

Fonte: qui

giovedì 1 agosto 2019

Attacchi aerei misteriosi nel campo iracheno erano caccia invisibili israeliani nell'escalation "anti-iraniana"

Esperti regionali avevano immediatamente sospettato la possibilità di un raid aereo israeliano dopo che un deposito di armi della milizia filo-iraniana in Iraq è stato cancellato durante un misterioso attacco del 19 luglio , e un altro ha riferito di un ulteriore attacco di domenica scorsa.
L'attacco è avvenuto a circa 80 km dal confine iraniano e 40 km a nord-est di Baghdad a Camp Ashraf, ex dimora del gruppo di esiliati iraniani Mojahedin-e Khalq, ma ora secondo quanto riferito dall'intelligence e dai paramilitari iraniani. 
La speculazione dilagava nei giorni che seguirono per quanto riguarda la fonte dei "misteriosi" attacchi aerei - o quello che inizialmente fu anche segnalato come uno sciopero dei droni - tuttavia, alcuni puntarono il dito contro un'operazione americana contro i militanti iraniani all'interno dell'Iraq.
Combattenti stealth israeliani F-35. Immagine del file: Israeli Defence Forces
Ma ora i media israeliani e regionali, citando i diplomatici occidentali, hanno confermato che si trattava di un'operazione israeliana quasi senza precedenti sul suolo iracheno  - che  rappresenta un'importante escalation ed espansione delle operazioni anti-iraniane per Israele. 
Secondo quanto riferito, Israele ha lanciato un totale di due operazioni di attacco aereo separate sul campo usando i suoi jet da combattimento stealth F-35 forniti dagli Stati Uniti. 
Secondo il giornale israeliano Haaretz :
Israele ha ampliato la portata dei suoi attacchi anti-iraniani e ha raggiunto obiettivi in ​​Iraq, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo londinese Asharq Al-Awsat.
Secondo il rapporto, che cita anonimi diplomatici occidentali, Israele ha colpito due magazzini iraniani per immagazzinare armi e missili a Camp Ashraf , a nord-est di Baghdad, due volte nell'ultimo mese.
Il 19 luglio, la base è stata colpita da un jet da combattimento israeliano F-35, hanno aggiunto le fonti. La base sarebbe stata attaccata di nuovo domenica.
Il rapporto afferma che l'obiettivo principale includeva una spedizione di missili balistici iraniani che recentemente è entrata in Iraq attraverso il vicino confine iraniano. 
E sebbene non confermato, il rapporto affermava inoltre che i "consiglieri iraniani" erano stati feriti nella serie di attacchi aerei. 
Negli ultimi due anni Israele ha condotto "centinaia" di attacchi all'interno della Siria, che secondo i funzionari della difesa erano principalmente contro le basi iraniane ed Hezbollah, ma se gli attacchi aerei di questo mese a Campo Ashraf fossero confermati gli attacchi israeliani, costituirebbe un grande ampliamento in termini di portata delle operazioni di mira "anti-iraniane" di Tel Aviv. 
La notizia farà sicuramente infuriare i funzionari di Baghdad, che organizzeranno proteste a difesa della sovranità irachena. Israele non ha sferrato un noto attacco significativo al suolo iracheno dai tempi dell'ex dittatore Saddam Hussein. 
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