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martedì 30 luglio 2019
martedì 9 ottobre 2018
DUE POLIZIOTTI VENGONO PICCHIATI A CALCI E PUGNI DA UN GRUPPO DI MIGRANTI AL CARA DI FOGGIA
I DUE AGENTI VOLEVANO ARRESTARE UN 26ENNE GAMBIANO CHE, FUGGENDO IN AUTO DA UN POSTO DI BLOCCO, AVEVA PROVATO A INVESTIRLI - I DUE POLIZIOTTI HANNO RIPORTATO MOLTE FERITE CON PROGNOSI CHE VANNO DAI 15 AI 30 GIORNI
“IN CINQUANTA CONTRO DUE, CE LA SIAMO VISTA BRUTTA…”
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Vincenzo Damiani per “il Messaggero”
Circondati da una cinquantina di immigrati e picchiati per impedire l'arresto di un giovane gambiano. Due poliziotti della Stradale del distaccamento di Cerignola, in provincia di Foggia, sono stati aggrediti nelle campagne di Borgo Mezzanone durante un controllo anti caporalato e contro l' immigrazione clandestina, i due agenti hanno riportato diverse ferite ma se la sono cavata con prognosi di 30 e 15 giorni.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
LA DENUNCIA
L'episodio è avvenuto sabato, ma è stato denunciato solo ieri dal sindacato di polizia Sap: secondo la ricostruzione fatta dagli agenti, la pattuglia avrebbe fermato un 26enne originario del Gambia per dei controlli di routine, infatti dopo il grave incidente stradale dello scorso agosto, che ha causato la morte di 12 braccianti agricoli, le verifiche si sono intensificate in quella zona. Il 26enne, Omar Jallow, però, alla richiesta di mostrare i documenti ha messo il piede sull' acceleratore, ha provato ad investire i due poliziotti con la sua auto ed è fuggito.
Gli agenti, a quel punto, sono risalti in macchina, lo hanno inseguito e, dopo alcuni tentativi di speronamento, sono riusciti a bloccare la sua corsa. Il migrante non si è dato per vinto e ha cercato la fuga a piedi, avvicinandosi al Centro accoglienza e richiedenti asilo (Cara) di Borgo Mezzanone.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Una sorta di trappola per i due poliziotti che, in pochi istanti, sono stati circondati da una cinquantina di immigrati: gli agenti hanno ammanettato ugualmente il 26enne gambiano, ma sono stati colpiti con calci e pugni dal gruppo di richiedenti asilo. Solamente l' arrivo di altre pattuglie, nel frattempo allertate via radio durante l'inseguimento, ha fatto disperdere gli altri migranti, permettendo l'arresto del gambiano. I due agenti della Polstrada rimasti feriti nella colluttazione sono stati medicati all' ospedale di Cerignola e guariranno rispettivamente in 15 e 30 giorni. Il 26enne, Omar Jallow, risulta avere già diversi precedenti di polizia e ora è detenuto nel carcere di Foggia.
LA RICHIESTA
«I due colleghi sostiene Francesco Pulli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di polizia (Sap) - sono stati letteralmente pestati e hanno riportato importanti ferite con prognosi che vanno dai 15 ai 30 giorni. L'intervento di altre pattuglie ha scongiurato il peggio. Episodi del genere non sono nuovi e, sicuramente, a spingere questa gente a delinquere indisturbata, è anche la consapevolezza di restare impunita.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Servono pene severe per chi non rispetta le regole - aggiunge Pulli - e occorrono anche maggiori tutele per i poliziotti operativi su strada, come i taser ad esempio. Se fosse successo il contrario, nessuno avrebbe esitato ad urlare al razzismo. È ora che chi sbaglia paghi e che la polizia sia messa in condizioni di difendersi e operare in totale sicurezza in situazioni del genere, per dare un segnale positivo alla collettività».
A Borgo Mezzanone è presente la più grande baraccopoli d' Italia, nonostante i diversi tentativi di abbattimento le catapecchie in legno vengono prontamente ricostruite. In estate, durante la raccolta dei pomodori, in quella zona arrivano a vivere sino a 10mila immigrati.
FOGGIA, DUE POLIZIOTTI AGGREDITI DA 50 MIGRANTI NEL «GHETTO» DI BORGO MEZZANONE
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«In cinquanta contro due, ce la siamo vista brutta. Al gambiano, però, alla fine siamo riusciti comunque a mettere le manette...». C.T. 40 anni e A.G. di 45, del distaccamento Polstrada di Cerignola, sono i due poliziotti di pattuglia che venerdì pomeriggio, nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, sono stati prima circondati e poi aggrediti da un gruppo di migranti proprio davanti al grande centro d’accoglienza per richiedenti asilo, il terzo per dimensioni in Italia.
Decine di extracomunitari intenzionati con ogni mezzo a liberare Omar Jallow, 26 anni, cittadino del Gambia con vari precedenti penali, che gli stessi agenti avevano appena arrestato, dopo un inseguimento in auto sulla provinciale e poi a piedi tra le baracche. I due poliziotti nel frattempo hanno già lasciato l’ospedale di Cerignola. A.G., il sovrintendente, ha avuto la peggio: 30 giorni di prognosi e setto nasale rotto; C.T., l’assistente, ha riportato lesioni sul corpo, guarirà in 15 giorni.
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
Ancora scioccati, hanno raccontato quei minuti terribili al segretario provinciale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, Giuseppe Vigilante: «Quel pomeriggio eravamo in servizio anti-caporalato lungo la provinciale, quando abbiamo intimato l’alt a una macchina sospetta. A bordo c’era il gambiano, che invece di fermarsi è ripartito a razzo, cercando d’investirci. E durante l’inseguimento ha anche provato a speronarci per mandarci fuori strada.
Quando poi si è fermato, nei pressi del Cara, lui è sceso e noi l’abbiamo inseguito a piedi. In quel momento, un gruppo di altri immigrati ha visto la scena e c’è venuto addosso, ci hanno picchiato con calci e pugni, preso a sassate e bottigliate, per fortuna avevamo già dato l’allarme via radio e dopo 10 minuti sono arrivate altre quattro pattuglie che erano in zona: due dell’anticrimine, una del commissariato di Manfredonia, un’altra dei vigili urbani. E i rivoltosi allora si sono dati alla fuga, sennò chissà come sarebbe finita. Almeno il gambiano, però, ora si trova in carcere a Foggia: con l’accusa di lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale».
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«Il Cara di Borgo Mezzanone è diventato ormai un ghetto, una città nella città — è l’accorata denuncia del segretario Vigilante — Pensato per 200 posti, contiene ormai 600-700 persone, ma soprattutto là fuori, sulla pista di quello che un tempo era un aeroporto, si sono accampati migliaia di immigrati e insomma è diventata una baraccopoli enorme. Là dentro trovi di tutto: ladri d’auto, spacciatori di droga, trafficanti di rame. Una terra di nessuno in cui è sempre più difficile entrare, visti i mezzi limitati di cui disponiamo».
«Se fosse successo il contrario, se cioè degli agenti avessero colpito un migrante, nessuno avrebbe esitato ad urlare al razzismo — dice Francesco Pulli, il segretario nazionale del Sap — E invece episodi del genere, purtroppo, a Borgo Mezzanone non sono nuovi e a spingere questa gente a delinquere è anche la consapevolezza di restare impunita. É necessario, invece, che chi sbaglia paghi. Bisogna tutelare soprattutto i nostri poliziotti su strada: penso alla possibilità di utilizzare il taser, ad esempio, la pistola elettrica che già in altre parti d’Italia è in via di sperimentazione».
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«Dopo i fatti di mafia del 2017 (quando riesplose la faida del Gargano, ndr) sono arrivati un po’ di rinforzi – conclude Giuseppe Vigilante – Ma le pattuglie in strada sono ancora troppo poche: tra Questura e commissariati ce ne vorrebbero almeno cinque in più per ogni turno».
Fonte: qui
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giovedì 27 settembre 2018
ARRESTATO IL QUARTO UOMO DELLA RAPINA IN VILLA, QUELLO PIÙ CRUDELE, CHE HA MUTILATO L'ORECCHIO DELLA DONNA E PARLAVA IN BUON ITALIANO.
MA IN REALTÀ ANCHE LUI È ROMENO
È STATO FERMATO A CASERTA DAGLI UOMINI DELLO SCO E DELLA SQUADRA MOBILE
(ANSA) - E' stato preso dalla Polizia il quarto appartenente alla banda che ha aggredito nella loro villa a Lanciano, in provincia di Chieti, i coniugi Martelli. L'uomo, un romeno, è stato arrestato dagli uomini dello Sco e della squadra mobile a Caserta.
Fonte: qui
ECCO CHI È IL QUARTO ROMENO DELLA BANDA DI LANCIANO
ARRESTATO MENTRE VENDEVA UN OROLOGIO, FORSE PARTE DELLA REFURTIVA: ALEXANDER BOGADAN COLTENAU HA 26 ANNI ED È L’UNICO NON INCENSURATO DEI QUATTRO CHE HANNO MUTILATO NIVA BAZZAN
I PRIMI TRE ARRESTATI VIVEVANO DA UN ANNO A LANCIANO, AVEVANO UN LAVORO STABILE ED ERANO "INTEGRATI" (FIGURATI SE NON LO ERANO...)
Fulvio Fiano per il “Corriere della Sera”
È stato preso vicino allo stadio di Casal di Principe (Caserta), mentre vendeva un orologio, forse parte della refurtiva dell' ultimo colpo. Gli uomini dello Sco della polizia ne avevano già tracciato gli spostamenti in zona e quando hanno ricevuto la segnalazione di un informatore sulla sua effettiva presenza hanno allertato il commissariato di zona. Dopo una breve fuga a piedi anche il quarto uomo della banda che ha rapinato e pestato selvaggiamente i coniugi Martelli a Lanciano è stato posto in stato di fermo.
Il 69enne chirurgo in pensione dimesso ieri dall' ospedale lo ha riconosciuto in foto, fornendo l' ultima conferma agli investigatori. Si tratta di Alexander Bogadan Coltenau, 26 anni, alle spalle già una vecchia rapina nel frusinate (da cui la foto segnaletica).
È l' unico non incensurato e non è imparentato con gli altri tre. Viene descritto come semplice complice e non capo della banda come si era inizialmente pensato. Esclusa anche la presenza di una donna.
In attesa della convalida del fermo da parte del giudice, resta l' impressione di trovarsi di fronte a una banda «anomala». I primi tre arrestati, Costantin Aurel Turlica, 22 anni, il fratello Ion Cosmi, 20 anni, e il cugino Aurel Rusel, 25, da un anno vivono a Lanciano, con un lavoro stabile come muratori o giardinieri, e parlano un perfetto italiano.
Integrati a tutti gli effetti e lontani dal profilo tipico dei predatori di ville. Le fotografie sui social li ritraggono al bar o in spiaggia come dei comuni ventenni. Sono accusati di sequestro di persona, lesioni gravissime, rapina pluriaggravata.
Anche all' indomani dell' ultimo colpo sono stati visti sotto il covo-abitazione di corso Roma, in pieno centro, senza che questo destasse sospetti. Quello che i tre non sapevano è che nel bar lì vicino gli agenti della mobile di Chieti ne tenevano sotto controllo gli spostamenti e indagavano su quella Golf nera che il gps collocava nella zona della rapina.
Non abbastanza però per procedere al fermo senza il rischio che i sospettati tornassero in libertà per mancanza di prove. Così, quando poi l' auto è finita fuori strada due sere fa, una pattuglia in borghese del gruppo radio mobile l' ha raggiunta fingendo di prestare soccorso e ha condotto i tre in commissariato per accertamenti. A bordo c' erano le valigie e due di loro erano nascosti a bordo strada.
«Un lavoro svolto in soli quattro giorni, grazie alla collaborazione tra polizia e carabinieri» sottolinea il procuratore Mirvana Di Serio. Il colonnello Florimondo Forleo, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti, e il questore Ruggiero Borzacchiello ribadiscono che il controllo del territorio è sempre alto.
L' indagine è una felice sintesi di vecchi metodi e nuove tecnologie usate dagli esperti del cosiddetto «moving team» dello Sco di Roma. La tecnologia è stata fondamentale anche per individuare il quarto uomo.
Una delle telecamere di sicurezza di Lanciano ha infatti ripreso parte del viso e mento dell' uomo: quelle immagini sono state inserite nel Sari - Sistema automatico riconoscimento immagini - che ha fornito un riscontro e confermato l' identità del romeno, che andava in giro con un documento falso.
Fonte: qui
ECCO CHI SONO I TRE ROMENI CHE HANNO ASSALTATO LA VILLA DI LANCIANO
COSTANTIN AUREL TURLICA, IL FRATELLO ION E IL CUGINO AUREL RUSET HANNO RISCHIATO IL LINCIAGGIO: SONO LORO I MEMBRI DELLA BANDA CHE HA MUTILATO NIVA BAZZAN E MASSACRATO DI BOTTE CARLO MARTELLI
FACEVANO I MURATORI E I GIARDINIERI DI GIORNO E I RAPINATORI DI NOTTE. CACCIA AL COMPLICE, MA IL DIRIGENTE DELLA POLIZIA: "NON È UN PUGLIESE(MA RUMENO PURE LUI)"
RAPINA A LANCIANO, ECCO CHI SONO I TRE ARRESTATI :CACCIA AL QUARTO DELLA BANDA
Fulvio Fiano per www.corriere.it
Hanno un volto i tre rapinatori che hanno messo a segno la brutale aggressione domenica scorsa a Lanciano, in Abruzzo, nella villa del chirurgo Carlo Martelli, in cui alla moglie, Niva Bazzan, è stato tagliato il lobo di un orecchio. In manette sono finiti tre romeni, due fratelli Costantin Aurel Turlica, 22 anni e Ion Cosmin Turlica, 20, e il loro cugino Aurel Ruset, 25 anni. I tre stavano per scappare con l’auto usata per l’assalto alla villa dei due coniugi: «Avevano ripulito la loro abitazione e si allontanavano con i loro effetti personali. Sussistono gravi indizi di colpevolezza» ha detto il procuratore di Lanciano Mirvana Di Serio a commento della rapina subita in casa domenica scorsa dai coniugi Martelli. Le ricerche sono incentrate per l’individuazione del quarto bandito, presunto capo della banda, l’uomo che avrebbe mutilato un orecchio alla moglie del chirurgo Matelli.
La Golf nera
Da un anno erano residenti nel covo di corso Roma. Facevano i muratori e i giardinieri, parlano un perfetto italiano e insospettabilmente rapinavano ville nelle sere più buie. Il profilo dei tre romeni fermati per la selvaggia irruzione in casa dei coniugi Martelli ha sorpreso anche gli inquirenti, che dopo averli “agganciati” grazie alla loro golf nera vista sul luogo del colpo li ha continuamente monitorati in questi giorni fino al fermo di mercoledì all’alba.
L’accelerata
Un’operazione complessa che ha avuto una necessaria “accelerata” quando tre di loro sono finiti fuori strada. La pattuglia del radiomobile in borghese inviata sul posto li ha trovati nascosti a bordo strada con le valigie a bordo. Erano in fuga ma la corsa contro il tempo è diventata quella di polizia e carabinieri per fissare gli elementi necessari a sostenere il fermo che ora andrà convalidato dal gip.
Si cerca un altro rumeno di 26 anni
Nella conferma stampa congiunta con il capo della procura frentana, Mirvana Di Serio, il comandante provinciale dell’Arma Florimondo Forleo, il questore Ruggiero Borzacchiello, Alfredo Fabbrocino dello Sco di Roma e il commissariato locale hanno chiarito anche alcuni passaggi finora non chiari. Non c’è un italiano nella banda: il complice che ancora si cerca è un altro romeno di 26 anni. Escluso anche il coinvolgimento di una donna.
I coniugi ancora in ospedale
Intanto Niva Bazzan, ex infermiera, martedì è stata sottoposta a una coronarografia perché si pensava che potesse aver avuto un principio di infarto durante la rapina; l’esame, ha dato esito negativo e presto sarà dimessa. Il marito, invece, dovrebbe restare ricoverato in ospedale ancora qualche giorno. Alla notizia degli arresti, il chirurgo aggredito, ha commentato: «Ora sono più sereno, voglio tornare al più presto alla normalità».
LANCIANO, UNO DEI TRE ROMENI ARRESTATI HA RISCHIATO IL LINCIAGGIO
Ha rischiato il linciaggio da parte della folla inferocita uno dei tre arrestati romeni atteso per ore a Lanciano (Chieti) nella palazzina dove ieri è stato fermato dalla polizia su corso Roma in centro a Lanciano e da dove è stato condotto dagli agenti in commissariato.
Urla e pugni contro la vettura che lo accompagnava in commissariato con il volto coperto da un cappuccio grigio. Lunga l'attività investigativa da parte degli inquirenti che avrebbero riscontrato particolari che ricondurrebbero alla rapina.
La banda di romeni che avrebbe rapinato nella loro villa la famiglia Martelli domenica notte sarà portata in carcere a Lanciano. Sotto la palazzina in corso Roma gli uomini della scientifica hanno svolto l'attività investigativa e ora si cerca il capo della banda: un italiano che sarebbe riuscito a scappare insieme con una donna anche lei romena che avrebbe preso in affitto l'appartamento, un sottotetto di pochi metri quadrati.
IL DIRIGENTE DELLA POLIZIA ALFREDO FABBROCINI: "IL QUARTO UOMO DELLA RAPINA A LANCIANO NON È PUGLIESE"
"Il quarto uomo è romeno? Mai detto che é romeno, ma certamente non è pugliese, per di più i tre fermati ieri parlano benissimo l'italiano".
Erano state le vittime delle altre rapine a indicare come capo della banda che ha terrorizzato il Lancianese un uomo che parlava con l'accento pugliese ma Alfredo Fabbrocini, primo dirigente dello Sco della Polizia durante la conferenza stampa a Lanciano ha, di fatto, sconfessato i testimoni, smontando la pista dell'italiano. Ha anche spiegato che nell'inchiesta non c'è una donna.
Fonte: qui
lunedì 24 settembre 2018
“ARANCIA MECCANICA” IN AZIONE A CHIETI
UN GRUPPO DI RAPINATORI INCAPPUCCIATI FA IRRUZIONE IN UNA VILLA E PICCHIANO IL PROPRIETARIO E LA MOGLIE, A CUI HANNO TAGLIATO IL LOBO DELL’ORECCHIO DESTRO
I MALVIVENTI CERCAVANO LA CASSAFORTE MA QUANDO HANNO CAPITO CHE NON C’ERA HANNO DATO SFOGO ALLA VIOLENZA
Da www.ansa.it
È caccia ai quattro malviventi che questa notte si sono accaniti contro il chirurgo Carlo Martelli, presidente della Anffas Onlus locale, e la moglie Niva Bazzan, aggrediti e legati intorno alle 4 del mattino nella loro abitazione in località Villa Carminiello a Lanciano.
Si ipotizza, secondo le prime informazioni, anche la presenza di un quinto bandito che forse fungeva da palo. I feriti sono sottoposti a cure all'ospedale di Lanciano. La donna è in chirurgia dove si sta verificando la possibilità di ricucire il lobo dell'orecchio tagliatole dai malviventi. Il marito ha riportato un trauma cranico facciale per i numerosi pugni ricevuti ed è sotto osservazione all'unità multiservizio del nosocomio lancianese.
Dalla prima testimonianza resa dalle vittime, il lobo dell'orecchio destro della donna sarebbe stato mozzato con una specie di piccola roncola con il manico di legno che i banditi avrebbero trovato nella taverna sottostante l'abitazione. I quattro sono fuggiti a bordo dell'auto del medico, una Fiat Sedici grigio metallizzata.
I rapinatori cercavano la cassaforte. E sarebbe stata proprio la sua mancanza a far scattare la violenza contro la padrona di casa che ha subito il taglio del lobo dell'orecchio destro. I banditi, secondo le prime ipotesi investigative, sarebbero entrati da una grata, una sorta di boccaporto, calandosi da lì e finendo nella taverna sottostante la casa da dove poi hanno avuto facile accesso alle stanze superiori.
I coniugi sono stati tenuti in ostaggio per due ore durante le quali uno di loro, e non due, come appreso precedentemente, sarebbe rimasto con Martelli e la moglie, mentre gli altri tre, con l'auto della donna, una Nissan Yaris bianca, si sono recati a una filiale Bnl per prelevare dopo essersi fatti consegnare le carte di credito, poi restituite. Sul posto la Polizia e gli uomini della scientifica di Ancona.
Fonte: qui
“ERO SICURO CHE CI AVREBBERO AMMAZZATI”
IL RACCONTO CHOC DI CARLO MARTELLI, MASSACRATO DI BOTTE DA UNA BANDA DI RAPINATORI CHE HA MOZZATO L’ORECCHIO ALLA MOGLIE A LANCIANO (CHIETI)
“ERANO TANTO CATTIVI. UNO SOLO PARLAVA IN UN PERFETTO ITALIANO, AVEVANO GUANTI E SCARPE COSTOSE. SEMBRAVA 'ARANCIA MECCANICA'. DOPO AVER PRESO CARTE E BANCOMAT, SI SONO ALLONTANATI E MI HA SALUTATO DICENDO…” – VIDEO
BOTTE E ORECCHIO MOZZATO ARANCIA MECCANICA IN VILLA ABRUZZO, L' INCUBO BANDE
Paolo Vercesi per “il Messaggero”
«Portateci alla cassaforte senza fare scherzi o vi facciamo a pezzi», e giù botte. Pugni in faccia al marito e, come prova di forza, il taglio del lobo dell' orecchio alla moglie, con una piccola roncola trovata nell' abitazione. Tutto per una cassaforte che non esisteva.
Carlo Martelli, medico chirurgo 69enne e presidente della locale associazione per disabili Anffas, e la moglie Niva Bazzan sono in prognosi riservata nell' ospedale Renzetti di Lanciano, in provincia di Chieti, e ringraziano di essere ancora vivi dopo una notte da Arancia meccanica. I medici hanno fatto del tutto per riattaccarle il pezzo di orecchio, invano.
Lui giace in un letto di Chirurgia con il volto tumefatto: trauma facciale, dicono i medici, ne avrà almeno per 40 giorni.
TERZO COLPO DI FILA
Nel comprensorio frentano è la terza rapina in villa in un anno e l' efferatezza dei criminali alimenta paura e allarme. Tagliata la recinzione della villa, in contrada Carminello alle porte della città, i rapinatori sono entrati passando dalla taverna sottostante attraverso una grata, dopo aver divelto il lucchetto.
L' allarme non è scattato. Afferrata la roncola, i quattro sono saliti nelle camere da letto e da lì per i padroni di casa è cominciata una notte da incubo. Erano le 4: Carlo e Niva sono stati sorpresi nel sonno e per due ore sono rimasti in ostaggio di quattro rapinatori tutti incappucciati.
Lui è stato legato a mani e piedi, la moglie - che dormiva in un' altra stanza - alle mani. Picchiati e torturati senza pietà. Non è stato toccato il figlio disabile trentenne: i banditi hanno rovistato anche nella sua stanza ma lui non si sarebbe accorto di nulla.
«Chiedevano con insistenza di sapere dove fosse la cassaforte e non credevano che non l' avessimo. Solo uno di loro ha parlato in buon italiano, gli altri sono rimasti in silenzio» hanno raccontato le vittime al vice questore Miriam D' Anastasio, dirigente della squadra mobile di Chieti che conduce le indagini coordinata dal questore Ruggiero Borzacchiello.
Non si esclude la presenza di un quinto bandito rimasto a fare da palo. Solo dopo aver tagliato l' orecchio alla donna i banditi si sono convinti che in quella casa non c' era nascosto nessun tesoretto e che dunque il loro piano era fallito.
SOLDI AL BANCOMAT
Pur di non restare a mani vuote, in tre si sono fatti consegnare bancomat e tre carte di credito dal medico e utilizzando l' auto della donna, una Yaris bianca, sono andati a prelevare qualche migliaio di euro. Il quarto criminale è invece rimasto nella casa a guardia della famiglia sequestrata. «Prega che trovo i soldi sennò quando torno ti macello» è stata l' ultima minaccia del bandito al dottor Martelli.
Tornati alla villa, i rapinatori hanno riconsegnato le carte al malcapitato dottor Martelli e si sono dileguati a bordo della sua auto, una Fiat Sedici che ieri sera non era ancora stata ritrovata. Nella zona attivati posti di blocco ed elicotteri ma dei banditi nessuna traccia.
Sanguinante e stordito, Martelli è riuscito a liberarsi tagliando le fascette ai polsi con un paio di forbici e a chiedere soccorso al fratello Alfredo e alla sorella Teresa. Da Ancona, sul posto, sono intervenuti gli uomini della Scientifica. La caccia alla banda continua.
«UNA RAFFICA SENZA FINE DI PUGNI IN FACCIA POI IL SANGUE DI NIVA, ERO SICURO DI MORIRE»
Walter Berghella e Serena Giannico per “il Messaggero”
«Ho visto una luce fioca nel corridoio, credevo fosse mia moglie e invece in un attimo mi è arrivata una raffica di pugni in faccia, è stata una macelleria. Sono ancora terrorizzato, sono state scene da film dell' orrore, io e mia moglie siamo vivi per miracolo».
Parla con un filo di voce Carlo Martelli in un letto nel reparto di Chirurgia all' ospedale Renzetti di Lanciano. Sul volto tumefatto i segni della notte da incubo di cui è stato vittima con la moglie Niva, per due ore ostaggio di una banda di rapinatori sanguinari. Si guarda intorno, il medico presidente dell' Anffas, e incrocia lo sguardo commosso delle figlie, che vivono altrove e che subito sono rientrate a Lanciano non appena hanno saputo del dramma vissuto dai genitori.
Ma in quella stanza d' ospedale è anche continuo il viavai di colleghi e amici - Martelli è medico in pensione ma ha collaborato con molti di loro -. La moglie è invece ricoverata al Multidisciplinare.
Martelli prende fiato e trova la forza di raccontare quei terribili momenti: «Mi hanno tritato.
Sbattuto a terra, legato mani e piedi con un filo di computer. A mia moglie hanno legato solo le mani» dice.
E ricorda con un brivido le minacce: «L' unico che ha parlato, in buon italiano, è stato chiaro: dimmi dov' è la cassaforte, ripeteva. I banditi non credevano che non ci fosse, a ogni domanda mi mollavano un cazzotto e se non gliel' avessi detto minacciavano di fare a pezzetti mia moglie: lei dormiva in un' altra stanza perché al mattino presto sarebbe dovuta partire per Roma, l' hanno trascinata da me e a un certo punto hanno cercato di soffocarla. Quando ho visto un fiotto di sangue schizzare dal suo orecchio tagliato non ci ho capito più nulla: ero sicuro che ci avrebbero ammazzati».
I banditi si sono allontanati solo dopo aver prelevato soldi con le carte di credito di Martelli. E in quel momento c' è stata un' altra scena che il medico non potrà mai dimenticare: «L' unico della banda che ha parlato mi ha salutato dicendo: A dottò, se mettete la cassaforte fateci sapere che noi stiamo in zona. E' stato atroce».
Sotto choc Alfredo Martelli, fratello del medico che per primo è intervenuto per assistere Carlo e Niva: «Il film di Arancia meccanica fa ridere rispetto a quello che hanno fatto, qui non ci sentiamo sicuri, non c' è controllo del territorio» ha detto ricordando i precedenti casi di furti e rapine in zona, «anche se una cosa del genere così non si era mai vista».
Un' azione criminale che ha turbato anche il ministro dell' Interno Matteo Salvini: «Faremo di tutto per arrestare i colpevoli e a farli marcire in galera, non si può vivere con paura anche in casa propria» il suo commento. Turbata e incredula la comunità frentana, non solo per la rapina in sè - la terza in un anno da queste parti - ma per l' efferatezza con cui è stata compiuta. Il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, parla di «barbarie». Ieri è stato tra i primi ad andare in ospedale per sincerarsi delle condizioni di Carlo Martelli e Niva Bazzan: «Ho voluto testimoniare loro la stima mia e dei cittadini.
Anche se non sono in pericolo di vita hanno riportato danni visibili e importanti che fa capire atrocità e ferocia dell' aggressione». Pupillo, ex diabetologo, ha condiviso anni di lavoro con loro: «Carlo e Niva hanno lavorato per aiutare gli altri con impegno straordinario con l' Anffas e in ospedale con esperienza e contributo di umanità. Ciò fa più male. L' aggressione sorprende e fa rabbia e forte è la reazione emotiva».
«ERANO BEN VESTITI E CATTIVI, PENSAVO CI AVREBBERO UCCISI. MI HANNO DETTO: TORNIAMO»
Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”
«E meno male che adesso siamo qui a raccontarlo, perché davvero a un certo punto ho pensato che ci avrebbero ammazzato».
Ospedale di Lanciano, reparto di chirurgia generale, sono le sette di sera e il professor Carlo Martelli, 69 anni, si porta addosso tutti i segni dell' aggressione selvaggia di appena 15 ore prima. Il volto tumefatto, gli occhi chiusi dalla sequenza di pugni scagliati dai quattro rapinatori, alle quattro di ieri notte quando sono entrati nella villetta rosa in zona Carminiello.
Alla moglie Niva, infermiera in pensione, conosciuta quando lui era chirurgo a Bologna alla fine degli anni Settanta, hanno tagliato quasi metà dell' orecchio destro.
Cosa ricorda, dottore?
«Erano cattivi, tanto cattivi. Uno solo parlava e in un perfetto italiano, gli altri muti, avevano tutti i guanti ed erano ben vestiti, ricordo il particolare delle scarpe, erano scarpe classiche, costose. I volti coperti, si vedevano solo gli occhi.
Gli occhi di persone cattive. Quello che aveva in mano il falcetto, l' unica arma che si erano portati, a un certo punto ha offerto a mia moglie un bicchiere d' acqua, poi si è messo a guardare le foto di Niva sul cellulare, le foto della nostra ultima vacanza a Dubai.
E poi, invece, all' improvviso, quello che parlava in un perfetto italiano ci ha detto: "Se entro dieci minuti non dite dove avete messo la cassaforte, a lei tagliamo un orecchio". Ma noi la cassaforte non ce l' abbiamo mai avuta. Però loro non hanno avuto pietà. È stato orribile».
Crede a un colpo premeditato?
«Sicuro, io penso che abbiano studiato bene tutto quanto, che ci abbiano seguito per qualche giorno, sono passati dalla bocca di lupo del garage, dopo aver tagliato la rete del giardino che avevamo messo per difenderci dalle scorrerie dei cinghiali e sono entrati nelle stanze al pianterreno.
E sa cosa mi ha detto alla fine andando via quello che sembrava il capo? Mi ha detto proprio con strafottenza: "dotto', si ricordi, quando mettete la cassaforte ci avverta che noi torniamo, tanto siamo in zona..."».
Due ore d' inferno. Due ore da Arancia Meccanica. Ce la fa a raccontare?
«Erano le quattro, dapprima ho visto una luce accesa, pensavo fosse mia moglie che s' era svegliata presto perché doveva fare una gita a Roma con le amiche.
E invece dopo pochi secondi si sono avventati su di me, mi hanno picchiato e legato mani e piedi col filo del computer, ero quasi incaprettato, non riuscivo a muovermi e loro continuavano a chiedere dove fosse la cassaforte. Per ogni risposta che non li soddisfaceva mi davano un pugno».
Minuti di puro terrore.
«Nella prima ora ero convinto che ci avrebbero ammazzato. Con noi c' era anche nostro figlio, Stefano, che è disabile. Per fortuna lui non l' hanno toccato. Quando poi alla fine hanno capito che non c' era la cassaforte e che non dicevamo bugie, ci hanno chiesto le nostre carte di credito e le tessere bancomat con i relativi codici.
E l' unico dei quattro che parlava ha aggiunto minaccioso: "Se adesso andiamo a prelevare in banca e i codici non funzionano, torniamo e vi tagliamo entrambi". Così tre di loro sono usciti ed è rimasto uno solo a sorvegliarci».
E che è successo dopo?
«Quando sono tornati, evidentemente, avevano ottenuto ciò che volevano e se ne sono andati, lasciando le stanze a soqquadro, il sangue dappertutto».
Alle sei il gruppo se n' è andato con la sua auto grigio metallizzata. E voi?
«Io sono riuscito a slegarmi i piedi dal filo del computer, così ho raggiunto il cassetto dove ci sono le forbici che uso per tagliare i capelli a mio figlio e ho liberato i polsi miei e quelli di mia moglie dalle fascette con cui ci avevano legato. E Niva è andata a chiedere aiuto a mio fratello Alfredo, che vive nella villetta a fianco».
Tornerete più a vivere in quella villetta?
«Si, io ci abito da sempre. Nelle case intorno vivono mia madre che ha 92 anni e mio fratello Alfredo, perché dovrei andarmene? La mia vita è a Lanciano».
Comprerà un' arma?
«No! Non comprerò mai una pistola, perché io non sono capace di ammazzare un altro uomo come me, anche se è un delinquente. Anzi, penso proprio che se avessi avuto un' arma in casa sarei morto io».
Fonte: qui
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