9 dicembre forconi: rumeni
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martedì 10 dicembre 2019

UN MOLDAVO È STATO PRESO A CALCI E PUGNI PER 100 EURO NEL PARCHEGGIO DI UN SUPERMERCATO DI ROMA: QUATTRO ROMENI SENZA FISSA DIMORA LO HANNO CIRCONDATO E PESTATO, POI GLI HANNO RUBATO IL PORTAFOGLIO


GLI AGGRESSORI SONO STATI INDIVIDUATI POCO DOPO VICINO AL LUOGO DELL’AGGRESSIONE E ARRESTATI. LA VITTIMA NEL FRATTEMPO ERA…

pestaggioPESTAGGIO

Calci e pugni per 100 euro. I carabinieri della Stazione di Roma Ponte Milvio hanno arrestato quattro uomini, tutti romeni senza fissa dimora, di 36, 45, 52 e 59 anni, con l’accusa di rapina aggravata in concorso ai danni di un cittadino moldavo di 52 anni. L’uomo, ieri sera, è stato aggredito dai quattro all’interno del parcheggio di un supermarket di corso Francia mentre passeggiava.
pestaggio.PESTAGGIO.


Lo hanno bloccato e colpito con pugni al volto e calci poi gli hanno sottratto il portafoglio con 100 euro e i documenti personali. Dopo la rapina, l'uomo ha chiesto aiuto al 112. I militari hanno raggiunto la vittima, e dopo aver raccolto la testimonianza di alcune persone, oltre alla sua, sono riusciti ad individuare il quartetto a poca distanza dal luogo dell’aggressione. La vittima nel frattempo è stata soccorsa e trasportata presso il pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo di Nancy dove è stata trattenuta in osservazione, dai medici, per la frattura del setto nasale e del pavimento orbitale sinistro.

Fonte: qui

martedì 3 dicembre 2019

C’È UN SETTORE DOVE GLI STRANIERI SONO INTEGRATI ALLA PERFEZIONE: LA MAFIA!

I CLAN NIGERIANI, ALBANESI, RUMENI E SERNI ORMAI SONO CONSOLIDATI IN TUTTA ITALIA. 
IL MERCATO È COSÌ AMPIO CHE CE N’È PER TUTTI 
E LA NOSTRA CRIMINALITÀ? LI ACCETTA E NE APPROFITTA SUBAPPALTANDO AGLI STRANIERI I LAVORI PIÙ SPORCHI E TENENDOSI GLI AFFARI PIÙ REDDITIZI
Fabio Amendolara per ''la Verità''

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
In Lombardia l' hanno chiamato «patto di non belligeranza». In Campania è «tolleranza». A Bari lo definiscono «accordo mafioso». Su Palermo parlano di «integrazione criminale e sociale». Le mafie straniere sono ormai ben integrate. E alcune, come quella nigeriana, sono riuscite a scalare così tanto la classifica criminale italiana da entrare nella top five della mala. E se in Lombardia il «patto di non belligeranza» riguarda tutte le espressioni criminali, si va dagli albanesi in joint venture con i romeni per gestire il business della prostituzione, ai nigeriani che controllano piazzole delle grandi città, ai clan della 'ndrangheta che trafficano in droga, fanno pagare il pizzo alle imprese e riciclano a go go, mentre nel resto dello Stivale gli accordi, di solito, si fanno in due.

prostituzione mafia albanesePROSTITUZIONE MAFIA ALBANESE
Nel capoluogo lombardo è questione di mercato: «È così ampio che ce n' è per tutti», sostiene il tenente colonnello Piergiorgio Samaja, capo centro a Milano della Direzione investigativa antimafia. Ma è l' unico esempio di relazione paritaria. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ritiene che i gruppi criminali stranieri, compresa la mafia africana, «operino in subappalto rispetto alle mafie nostrane».

cafiero de raho foto di baccoCAFIERO DE RAHO FOTO DI BACCO
Da lagos nella «top 5»
«Se la mafia nigeriana entra nel nostro territorio», sostiene il numero uno dell' antimafia, «è evidente che le è consentito dalle mafie già presenti: è da escludere una mafia nigeriana che possa partecipare e operare autonomamente, così come quella albanese. Oggi sono le nostre mafie che comandano, che si dedicano agli affari e che hanno raggiunto un livello superiore». Hanno messo da parte coppola e lupara, insomma. «La mafia nigeriana, invece», afferma de Raho, «è dedita al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione.
nicola gratteriNICOLA GRATTERI

La mafia albanese fa altrettanto. Le nostre mafie reinvestono e sono le più pericolose perché in modo più insidioso entrano nei mercati e nell' economia. Sono soggetti che non si muovono più con i comportamenti tradizionalmente criminosi ma con comportamenti da industriali, imprenditori, professionisti».

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Lo spazio per la manovalanza e per quelli che ormai sono considerati degli affarucci da 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra, è stato coperto dagli stranieri. Che pagano per poter stare sul territorio. E che, a quel punto, non solo vengono tollerati, ma anche protetti. Un' integrazione criminale che è arrivata prima di quella sociale. È il caso di Palermo, dove tra gli uomini di Cosa nostra e quelli della mafia di Benin City, Black Axe, Viking ed Eye, sono in sintonia.

C' è un luogo, il mercato di Ballarò, in pieno centro del capoluogo siciliano, in cui i boss della mafia che fecero saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno lasciato il posto ai «don» neri della mala africana.

mafia arresti inzerilloMAFIA ARRESTI INZERILLO
Quella fetta di territorio è cosa loro. E proprio come è accaduto a Cosa Nostra, anche tra i nigeriani sono saltati fuori i collaboratori di giustizia. Sono due, in particolare, quelli che hanno messo in crisi il sistema: Don Emeka e Austine Johnbull. Il primo, tra il 2014 e il 2015, cominciò a spifferare ciò che sapeva dei suoi compari, dopo aver subito un' aggressione per la quale Johnbull fu condannato a 12 anni e 4 mesi per tentato omicidio.
prostituzione mafia albanesePROSTITUZIONE MAFIA ALBANESE
I primi pentiti
La condanna ha convinto anche Johnbull a vuotare il sacco. Ed è stato il primo a svelare i riti d' affiliazione e gli affari dei Black Axe.

E, altra coincidenza con Cosa nostra, si è meritato il nomignolo di Buscetta della mafia nigeriana. Ormai anche durante i processi lo chiamano così. Ma dalla cupola messa su da Bernardo Provenzano, Totò Riina e Matteo Messina Denaro, la mafia nera nigeriana ha mutuato anche l' organizzazione interna: piramidale. E forse anche per questo motivo si è integrata con più facilità.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

In Triveneto, invece, è in atto un altro esperimento: lì, nei territori controllati dalle famiglie di 'ndrangheta emigrate negli anni Ottanta e Novanta, i gruppi albanesi e nigeriani sono accomunati da reciproco rispetto, non solo nell' attività di sfruttamento della prostituzione, ma anche nel traffico di stupefacenti. In particolare, le arterie interne dei centri di Padova, Mestre, Verona, Vicenza, Treviso, Bolzano, Udine e quelle di grande viabilità, che collegano i vari capoluoghi di provincia, sono battute da prostitute nigeriane e albanesi, che operano in territori contigui e senza conflitti.
LA MAFIA A FOGGIALA MAFIA A FOGGIA

Fenomeni dello stesso tipo sono stati registrati anche nel Lazio e in Campania.
MAFIA CAPITALE PROCESSOMAFIA CAPITALE PROCESSO
Dove questo meccanismo viene definito dagli analisti come «una inusuale promiscuità». In Campania, d' altra parte, il meccanismo è ben rodato. Castel Volturno, nel Casertano, è l' esempio più noto: lì la mafia nigeriana gestisce in modo autonomo rispetto alla camorra il traffico di droga e piccoli racket. I clan camorristi, poi, a volte sfruttano la collaborazione dei neri per reati minori. A Napoli, addirittura, come ricostruito dal sito web Stylo24.it, per suggellare definitivamente il patto tra mafia nera e Scissionisti di Secondigliano, i nigeriani hanno affidato in modo illegale un bambino di colore a un componente di spicco degli Scissionisti. Il bimbo pare faccia da garante al patto scellerato chiuso tra la cosca dei ribelli dell' area Nord di Napoli e la mafia siciliana con base a Castel Volturno. Di solito, però, non c' è bisogno di un atto così eclatante. Basta intendersi sugli interessi.

NON BELLIGERANZA
arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMOmafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Tra i modelli di cooperazione c' è quello triestino, dove i sodalizi criminali stranieri a volte sono partecipati da pregiudicati italiani. Come nel caso del caporalato: lì prospera una importante comunità di etnia serba, la cui componente criminale è tendenzialmente dedita alla gestione del lavoro nero, in prevalenza nel settore dell' edilizia, attraverso lo sfruttamento della manodopera di operai e manovali provenienti dall' Est Europa. Gli italiani di solito fanno i mediatori tra i datori di lavoro e i caporali serbi.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

In Calabria e in Puglia, invece, la mafia tradizionale ha scelto come alleata quella albanese. Relazione che, spiega il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, rende le mafie globalizzate.
criminalita organizzata mafia ndrangheta a milano 7CRIMINALITA ORGANIZZATA MAFIA NDRANGHETA A MILANO 

MAFIA VECCHI RITIMAFIA VECCHI RITI
Gratteri ricorda il caso di un trafficante di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, che non aveva pagato una partita di droga ai cartelli colombiani e che è stato intercettato dai terroristi spagnoli dell' Eta. È la prova che varie forme di criminalità collaborano e trovano intese sugli affari comuni.
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA

E tra questi interessi comuni c' è la difficile gestione criminale dei porti. Gioia Tauro, Taranto, Napoli. Lì gli interessi si intrecciano. E le mafie straniere convivono con quelle locali. «In molti casi», scrivono il procuratore aggiunto Giovanni Russo e il sostituto Cesare Sirignano nell' ultima relazione antimafia al Parlamento, «è stato accertato il pagamento di un quantum da parte delle mafie straniere a quelle tradizionali come riconoscimento della sovranità territoriale, ma il dato non può essere esteso a tutto il territorio nazionale».
C' è poi ancora molto che sfugge agli investigatori.
Della mafia nigeriana, sottovalutata per anni, solo oggi si comincia a scoprire qualcosa in più. E il bacio della morte tra mafie straniere e clan tradizionali fa ancora parte della metà oscura del fenomeno criminale.

Fonte: qui

sabato 8 dicembre 2018

IL DRAMMA DI JURI MALINI, L’OPERAIO BOLOGNESE COSTRETTO A DORMIRE IN UN GARAGE PERCHÉ LA SUA CASA È STATA OCCUPATA ABUSIVAMENTE DA UNA FAMIGLIA DI ROMENI


DOPO AVERLA AFFITTATA A LUGLIO AVEVA DECISO DI TORNARCI A VIVERE, MA LE SERRATURE ERANO STATE SOSTITUITE: DA ALLORA VIVE COME UN SENZATETTO NONOSTANTE CONTINUI A PAGARE IL MUTUO…

Domenico Zurlo per www.leggo.it

Non può dormire nella sua casa, ma è costretto a stare in garage. Il dramma di Juri Malini, operaio 41enne di Zola Predosa, provincia di Bologna, ha dell’assurdo, se non fosse che è vero e autentico e simboleggia un paradosso inaccettabile: il suo appartamento è stato occupato abusivamente da una famiglia di romeni ormai da sei mesi, e lui non può rientrare, finendo per essere praticamente un senzatetto, con il solo garage di 10 metri quadri a impedirgli di dormire in strada o in auto.

garage 1GARAGE 
Era il 2008 quando Juri accese un mutuo per comprarsi una casa ad Anzola dell’Emilia: successivamente, racconta Il Resto del Carlino, per motivi di lavoro si trasferì all’estero e affidò l’appartamento al Comune di Bologna che lo utilizzò per l’accoglienza dei migranti. Lì è iniziata la disavventura per Malini: la casa fu infatti destinata ad una famiglia di romeni che lo ridusse in condizioni pessime. «Il preventivo per sistemarlo supera i 36mila euro - racconta - era completamente ammobiliato. Mobili, elettrodomestici, sanitari, legno a vista: se non è stato rovinato è stato rubato».
caseCASE

Gli affittuari, dopo aver pagato poche rate, non hanno però più sborsato nulla: così dopo diversi anni in cui fu il Comune a coprire le spese, arrivò lo sfratto esecutivo, e lo scorso 12 luglio Juri Malini doveva tornare a prendere possesso della sua casa. La famiglia romena però, andata via ad aprile, era stata rimpiazzata da un’altra famiglia romena (con lo stesso cognome, forse parente) che aveva occupato la casa sostituendo le serrature e forzando le inferriate.
garageGARAGE

«Io sto continuando a pagare il mutuo e non posso rientrare in casa mia - ha detto il 41enne, ormai disperato - in Comune a Bologna ho bussato alle porte di tutti gli uffici. Ma chi ha scassinato l’ingresso e occupato la mia casa ha più diritti di me, io dormo in un garage e loro dormono a casa mia». Dal Comune, scrive Il Resto del Carlino, fanno sapere che il caso è conosciuto e seguito con attenzione: il ritardo sarebbe derivato dalla incertezza sulla titolarità della responsabilità. E intanto Juri dorme in un garage senza nemmeno il riscaldamento.    

Fonte: qui

domenica 30 settembre 2018

FERMATO IL QUINTO UOMO DELLA BANDA DI LANCIANO


ANCHE LUI È ROMENO, È UN AMICO DEI FRATELLI TURLICA ED È STATO ARRESTATO PER FAVOREGGIAMENTO 

AVREBBE AIUTATO IL BASISTA NELLA RAPINA IN STILE “ARANCIA MECCANICA” IN CUI NIVA BAZZAN È STATA MUTILATA E IL MARITO CARLO MARTELLI MASSACRATO DI BOTTE 

IL GIP HA CONVALIDATO IL FERMO DEI PRIMI TRE ARRESTATI


G. M. Col. per www.iltempo.it

Alexandru Bogdan ColteanuALEXANDRU BOGDAN COLTEANU
Fermato un altro romeno, il quinto, catturato dai carabinieri dopo una caccia all'uomo ieri pomeriggio nelle campagne di Rizzacorno di Lanciano. E' un amico dei due fratelli Turlica e del loro cugino, ed è stato arrestato per favoreggiamento.

Il sospetto è che possa aver aiutato in qualche modo il basista della sanguinosa rapina nella villa dei coniugi Martelli domenica mattina dell'altra settimana. Magari, forse, secondo le prime informazioni, anche solo coprendone la fuga. Quindi c'è un'altra persona ancora in circolazione da trovare per il massacro nella villa di Carminiello di Lanciano.
la banda che ha assaltato la villa di lancianoLA BANDA CHE HA ASSALTATO LA VILLA DI LANCIANO

Durante la caccia all'uomo nelle campagne, ieri pomeriggio, con l'elicottero della polizia in sorvolo, i carabinieri hanno chiesto ai residenti di restare in casa durante le ricerche. 

Intanto il gip del Tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per i tre giovani romeni accusati della violenta rapina di domenica scorsa ai danni dei coniugi Martelli.
ASSALTO IN UNA VILLA A LANCIANO - NIVA BAZZANASSALTO IN UNA VILLA A LANCIANO - NIVA BAZZAN












Restano dunque dietro le sbarre i fratelli Costantin, 22 anni, e Ion Turlica, 20, e il loro cugino Aurel Ruset (25): sono accusati di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime, sequestro di persona e porto abusivo di armi.
costantin aurel turlica ion cosmi turlica e aurel rusel 1COSTANTIN AUREL TURLICA ION COSMI TURLICA E AUREL RUSEL

All’uscita del carcere l’avvocato dei tre giovani, Domenico Russo, ha  rivelato che i tre nel corso dell’interrogatorio hanno ammesso le responsabilità della rapina alla villa dei coniugi Martelli specificando i ruoli e le responsabilità di ognuno e  hanno indicato in altra persona il responsabile del taglio dell’orecchio della signora Niva Bazzan. Della banda faceva parte anche, Alexandru Bogdan Colteaunu di 26 anni che è stato arrestato due giorni fa a Caserta.

Fonte: qui

sabato 29 settembre 2018

ANNA CARLINI, LA 33ENNE TROVATA MORTA SOTTO IL TUNNEL DELLA STAZIONE DI PESCARA UN ANNO FA, NON SI SUICIDO', MA FU STUPRATA E UCCISA DA DUE ROMENI


LA SVOLTA NELLE INDAGINI: ANNA AVEVA PROBLEMI PSICHICI E ASSUMEVA FARMACI. L'ACCUSA DELLA SORELLA: "INVECE DI CHIAMARE I SOCCORSI L’HANNO LASCIATA MORIRE DOPO AVERLE ANCHE RUBATO IL TELEFONO”

il tunnel dov'e' stato ritrovato il corpo di anna carlini 1IL TUNNEL DOV'E' STATO RITROVATO IL CORPO DI ANNA CARLINI 

All'epoca, più di un anno fa, si pensò al suicidio: invece Anna Carlini, 33enne di Pescara, trovata morta sotto il tunnel della stazione ferroviaria nella notte del 30 agosto 2017, era stata stuprata e uccisa.

E ci sarebbero anche due presunti colpevoli, già indagati dalle autorità, due cittadini romeni. A riportare la notizia è il quotidiano Il Centro: la svolta sarebbe arrivata dopo oltre un anno, con la Procura della Repubblica di Pescara che ha indagato i due romeni per «omicidio, violenza sessuale e abbandono di persone incapaci».

Inizialmente si pensò ad un suicidio poiché la donna assumeva farmaci e a volte si allontanava da casa, con la sorella - che le faceva da tutore - che la rintracciava e riportava indietro. E anche la sera del 30 agosto 2017 accadde lo stesso: Anna si allontanò da casa, ma la polizia non riuscì a ritrovarla, se non cadavere, seminuda e avvolta in una coperta, dopo essere stata brutalmente violentata e uccisa.
stazione pescaraSTAZIONE PESCARA

Alcuni senzatetto raccontarono di averla vista ingerire delle pasticche, ma l'autopsia rivelò che c'era stata violenza sessuale e che l'assunzione di alcol insieme ai farmaci aveva provocato la morte. Infine la svolta, con l'identificazione dei due romeni indicati come responsabili della sua morte.

LA SORELLA: "LA LASCIARONO MORIRE E LE RUBARONO IL TELEFONO"
Tempo fa sua sorella, Isabella, aveva lanciato un appello per la verità: «Non era una senzatetto - diceva pochi giorni dopo la sua morte -. Anna purtroppo dall'età di sei anni soffriva di problemi psichici che la portavano non di rado ad allontanarsi di casa ma sempre, grazie al tempestivo intervento delle forze dell'ordine, veniva recuperata». «L'altra sera – raccontava - ho deciso di andare a vedere che cosa accade in quel sottopassaggio».

il tunnel dov'e' stato ritrovato il corpo di anna carliniIL TUNNEL DOV'E' STATO RITROVATO IL CORPO DI ANNA CARLINI
«Ho visto stranieri, extracomunitari e bambini, ho implorato alcuni di loro di sapere cosa fosse capitato a mia sorella. Uno mi ha riferito che si è impasticcata con dei medicinali, dicendo di voler morire davanti all'ingresso del tunnel in via Ferrari e che successivamente è stata accompagnata all'interno dello stesso».

Poi l'accusa choc: Anna sarebbe stata anche derubata del cellulare, probabilmente quando stava per morire: «Queste persone – denuncia - invece di chiamare i soccorsi dopo aver visto che aveva ingerito numerose pasticche l'hanno lasciata morire, dopo averle anche rubato il telefono», fu l'accusa di Isabella.

stazione pescara 2STAZIONE PESCARA 



CONSIGLIERE PIGNOLI: VICENDA CHE FA RABBRIVIDIRE Il consigliere comunale di Pescara Massimiliano Pignoli chiede una pronta risposta alle forze dell'ordine, dopo gli sviluppi sulla vicenda: «La verità emersa in queste ultime ore, sulla triste fine di Anna, la ragazza di 33 anni, stuprata e uccisa sotto il tunnel della stazione ferroviaria, dove dovrà sorgere il nuovo mercatino etnico, fa rabbrividire ci invita a delle riflessioni. Prima però occorre avere giustizia per la povera Anna, prima violentata e poi ammazzata sotto quel tunnel», dice Pignoli. «Ringrazio la Procura e le forze dell'ordine per aver scoperto la verità e cosa accadde un anno fa, ma ora aspettiamo di conoscere i nomi dei responsabili di questo omicidio. Proprio un anno fa io con la sorella di Anna, Isabella, che si rivolse al sottoscritto, lanciammo l'allarme su quello che era accaduto e sul fatto che non si poteva trattare di morte naturale».

il tunnel dov'e' stato ritrovato il corpo di anna carlini 2IL TUNNEL DOV'E' STATO RITROVATO IL CORPO DI ANNA CARLINI 
«Oggi purtroppo - prosegue il consigliere Pignoli - i fatti ci danno drammaticamente ragione. Isabella vuole che sia fatta giustizia e che paghi chi ha commesso questo brutale delitto. Ma oggi a distanza di anni, sono qui a ribadire la pericolosità di questo luogo, che molti hanno ribattezzato tunnel della morte, e che oggi questa amministrazione vorrebbe vi nascesse il mercatino etnico. Una scelta sbagliata sotto tanti punti di vista, ma anche perché si tratta di una zona dove, lo scorso anno fu uccisa Anna, ma dove, come evidenziato dagli ultimi accadimenti, come la violenza sessuale di agosto scorso nei giardinetti delle aree di risulta, esiste un problema di sicurezza. Un problema di non poco conto che dovrebbe far riflettere - conclude il consigliere Pignoli - la Giunta Alessandrini dall'opportunità di un progetto sbagliato nel merito e nel metodo».    
Fonte: qui

giovedì 27 settembre 2018

ARRESTATO IL QUARTO UOMO DELLA RAPINA IN VILLA, QUELLO PIÙ CRUDELE, CHE HA MUTILATO L'ORECCHIO DELLA DONNA E PARLAVA IN BUON ITALIANO.


MA IN REALTÀ ANCHE LUI È ROMENO 

È STATO FERMATO A CASERTA DAGLI UOMINI DELLO SCO E DELLA SQUADRA MOBILE

(ANSA) - E' stato preso dalla Polizia il quarto appartenente alla banda che ha aggredito nella loro villa a Lanciano, in provincia di Chieti, i coniugi Martelli. L'uomo, un romeno, è stato arrestato dagli uomini dello Sco e della squadra mobile a Caserta.

Fonte: qui


ECCO CHI È IL QUARTO ROMENO DELLA BANDA DI LANCIANO 

ARRESTATO MENTRE VENDEVA UN OROLOGIO, FORSE PARTE DELLA REFURTIVA: ALEXANDER BOGADAN COLTENAU HA 26 ANNI ED È L’UNICO NON INCENSURATO DEI QUATTRO CHE HANNO MUTILATO NIVA BAZZAN

 I PRIMI TRE ARRESTATI VIVEVANO DA UN ANNO A LANCIANO, AVEVANO UN LAVORO STABILE ED ERANO "INTEGRATI"  (FIGURATI SE NON LO ERANO...)

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Fulvio Fiano per il “Corriere della Sera”

alexander bogadan coltenauALEXANDER BOGADAN COLTENAU
È stato preso vicino allo stadio di Casal di Principe (Caserta), mentre vendeva un orologio, forse parte della refurtiva dell' ultimo colpo. Gli uomini dello Sco della polizia ne avevano già tracciato gli spostamenti in zona e quando hanno ricevuto la segnalazione di un informatore sulla sua effettiva presenza hanno allertato il commissariato di zona. Dopo una breve fuga a piedi anche il quarto uomo della banda che ha rapinato e pestato selvaggiamente i coniugi Martelli a Lanciano è stato posto in stato di fermo.

Il 69enne chirurgo in pensione dimesso ieri dall' ospedale lo ha riconosciuto in foto, fornendo l' ultima conferma agli investigatori. Si tratta di Alexander Bogadan Coltenau, 26 anni, alle spalle già una vecchia rapina nel frusinate (da cui la foto segnaletica).

alexander bogadan coltenau 2ALEXANDER BOGADAN COLTENAU
È l' unico non incensurato e non è imparentato con gli altri tre. Viene descritto come semplice complice e non capo della banda come si era inizialmente pensato. Esclusa anche la presenza di una donna.

alexander bogadan coltenau 1ALEXANDER BOGADAN COLTENAU










In attesa della convalida del fermo da parte del giudice, resta l' impressione di trovarsi di fronte a una banda «anomala». I primi tre arrestati, Costantin Aurel Turlica, 22 anni, il fratello Ion Cosmi, 20 anni, e il cugino Aurel Rusel, 25, da un anno vivono a Lanciano, con un lavoro stabile come muratori o giardinieri, e parlano un perfetto italiano.
carlo martelli in ospedale 4CARLO MARTELLI IN OSPEDALE

Integrati a tutti gli effetti e lontani dal profilo tipico dei predatori di ville. Le fotografie sui social li ritraggono al bar o in spiaggia come dei comuni ventenni. Sono accusati di sequestro di persona, lesioni gravissime, rapina pluriaggravata.

la banda che ha assaltato la villa di lancianoLA BANDA CHE HA ASSALTATO LA VILLA DI LANCIANO









Anche all' indomani dell' ultimo colpo sono stati visti sotto il covo-abitazione di corso Roma, in pieno centro, senza che questo destasse sospetti. Quello che i tre non sapevano è che nel bar lì vicino gli agenti della mobile di Chieti ne tenevano sotto controllo gli spostamenti e indagavano su quella Golf nera che il gps collocava nella zona della rapina.

carlo martelli e niva bazzanCARLO MARTELLI E NIVA BAZZAN





Non abbastanza però per procedere al fermo senza il rischio che i sospettati tornassero in libertà per mancanza di prove. Così, quando poi l' auto è finita fuori strada due sere fa, una pattuglia in borghese del gruppo radio mobile l' ha raggiunta fingendo di prestare soccorso e ha condotto i tre in commissariato per accertamenti. A bordo c' erano le valigie e due di loro erano nascosti a bordo strada.
RAPINA A LANCIANO - NIVA BAZZANRAPINA A LANCIANO - NIVA BAZZAN

«Un lavoro svolto in soli quattro giorni, grazie alla collaborazione tra polizia e carabinieri» sottolinea il procuratore Mirvana Di Serio. Il colonnello Florimondo Forleo, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti, e il questore Ruggiero Borzacchiello ribadiscono che il controllo del territorio è sempre alto.

L' indagine è una felice sintesi di vecchi metodi e nuove tecnologie usate dagli esperti del cosiddetto «moving team» dello Sco di Roma. La tecnologia è stata fondamentale anche per individuare il quarto uomo.

carlo martelli in ospedale 2CARLO MARTELLI IN OSPEDALE 2
Una delle telecamere di sicurezza di Lanciano ha infatti ripreso parte del viso e mento dell' uomo: quelle immagini sono state inserite nel Sari - Sistema automatico riconoscimento immagini - che ha fornito un riscontro e confermato l' identità del romeno, che andava in giro con un documento falso.

Fonte: qui


ECCO CHI SONO I TRE ROMENI CHE HANNO ASSALTATO LA VILLA DI LANCIANO 

COSTANTIN AUREL TURLICA, IL FRATELLO ION E IL CUGINO AUREL RUSET HANNO RISCHIATO IL LINCIAGGIO: SONO LORO I MEMBRI DELLA BANDA CHE HA MUTILATO NIVA BAZZAN E MASSACRATO DI BOTTE CARLO MARTELLI 

FACEVANO I MURATORI E I GIARDINIERI DI GIORNO E I RAPINATORI DI NOTTE. CACCIA AL COMPLICE, MA IL DIRIGENTE DELLA POLIZIA: "NON È UN PUGLIESE(MA RUMENO PURE LUI)" 



RAPINA A LANCIANO, ECCO CHI SONO I TRE ARRESTATI :CACCIA AL QUARTO DELLA BANDA
Fulvio Fiano per www.corriere.it

RAPINA A LANCIANO - CARLO MARTELLIRAPINA A LANCIANO - CARLO MARTELLI
Hanno un volto i tre rapinatori che hanno messo a segno la brutale aggressione domenica scorsa a Lanciano, in Abruzzo, nella villa del chirurgo Carlo Martelli, in cui alla moglie, Niva Bazzan, è stato tagliato il lobo di un orecchio. In manette sono finiti tre romeni, due fratelli Costantin Aurel Turlica, 22 anni e Ion Cosmin Turlica, 20, e il loro cugino Aurel Ruset, 25 anni. I tre stavano per scappare con l’auto usata per l’assalto alla villa dei due coniugi: «Avevano ripulito la loro abitazione e si allontanavano con i loro effetti personali. Sussistono gravi indizi di colpevolezza» ha detto il procuratore di Lanciano Mirvana Di Serio a commento della rapina subita in casa domenica scorsa dai coniugi Martelli. Le ricerche sono incentrate per l’individuazione del quarto bandito, presunto capo della banda, l’uomo che avrebbe mutilato un orecchio alla moglie del chirurgo Matelli.

La Golf nera
costantin aurel turlica ion cosmi turlica e aurel ruselCOSTANTIN AUREL TURLICA ION COSMI TURLICA E AUREL RUSEL
Da un anno erano residenti nel covo di corso Roma. Facevano i muratori e i giardinieri, parlano un perfetto italiano e insospettabilmente rapinavano ville nelle sere più buie. Il profilo dei tre romeni fermati per la selvaggia irruzione in casa dei coniugi Martelli ha sorpreso anche gli inquirenti, che dopo averli “agganciati” grazie alla loro golf nera vista sul luogo del colpo li ha continuamente monitorati in questi giorni fino al fermo di mercoledì all’alba.

L’accelerata
Un’operazione complessa che ha avuto una necessaria “accelerata” quando tre di loro sono finiti fuori strada. La pattuglia del radiomobile in borghese inviata sul posto li ha trovati nascosti a bordo strada con le valigie a bordo. Erano in fuga ma la corsa contro il tempo è diventata quella di polizia e carabinieri per fissare gli elementi necessari a sostenere il fermo che ora andrà convalidato dal gip.
costantin aurel turlica ion cosmi turlica e aurel rusel 1COSTANTIN AUREL TURLICA ION COSMI TURLICA E AUREL RUSEL 

Si cerca un altro rumeno di 26 anni
Nella conferma stampa congiunta con il capo della procura frentana, Mirvana Di Serio, il comandante provinciale dell’Arma Florimondo Forleo, il questore Ruggiero Borzacchiello, Alfredo Fabbrocino dello Sco di Roma e il commissariato locale hanno chiarito anche alcuni passaggi finora non chiari. Non c’è un italiano nella banda: il complice che ancora si cerca è un altro romeno di 26 anni. Escluso anche il coinvolgimento di una donna.

I coniugi ancora in ospedale
ASSALTO IN UNA VILLA A LANCIANO - NIVA BAZZANASSALTO IN UNA VILLA A LANCIANO - NIVA BAZZAN
Intanto Niva Bazzan, ex infermiera, martedì è stata sottoposta a una coronarografia perché si pensava che potesse aver avuto un principio di infarto durante la rapina; l’esame, ha dato esito negativo e presto sarà dimessa. Il marito, invece, dovrebbe restare ricoverato in ospedale ancora qualche giorno. Alla notizia degli arresti, il chirurgo aggredito, ha commentato: «Ora sono più sereno, voglio tornare al più presto alla normalità».

LANCIANO, UNO DEI TRE ROMENI ARRESTATI HA RISCHIATO IL LINCIAGGIO
carlo martelli in ospedale 4CARLO MARTELLI IN OSPEDALE 
Ha rischiato il linciaggio da parte della folla inferocita uno dei tre arrestati romeni atteso per ore a Lanciano (Chieti) nella palazzina dove ieri è stato fermato dalla polizia su corso Roma in centro a Lanciano e da dove è stato condotto dagli agenti in commissariato.

Urla e pugni contro la vettura che lo accompagnava in commissariato con il volto coperto da un cappuccio grigio. Lunga l'attività investigativa da parte degli inquirenti che avrebbero riscontrato particolari che ricondurrebbero alla rapina.
la banda che ha assaltato la villa di lancianoLA BANDA CHE HA ASSALTATO LA VILLA DI LANCIANO


La banda di romeni che avrebbe rapinato nella loro villa la famiglia Martelli domenica notte sarà portata in carcere a Lanciano. Sotto la palazzina in corso Roma gli uomini della scientifica hanno svolto l'attività investigativa e ora si cerca il capo della banda: un italiano che sarebbe riuscito a scappare insieme con una donna anche lei romena che avrebbe preso in affitto l'appartamento, un sottotetto di pochi metri quadrati.

IL DIRIGENTE DELLA POLIZIA ALFREDO FABBROCINI: "IL QUARTO UOMO DELLA RAPINA A LANCIANO NON È PUGLIESE"


alfredo fabbrociniALFREDO FABBROCINI





"Il quarto uomo è romeno? Mai detto che é romeno, ma certamente non è pugliese, per di più i tre fermati ieri parlano benissimo l'italiano".

Erano state le vittime delle altre rapine a indicare come capo della banda che ha terrorizzato il Lancianese un uomo che parlava con l'accento pugliese ma Alfredo Fabbrocini, primo dirigente dello Sco della Polizia durante la conferenza stampa a Lanciano ha, di fatto, sconfessato i testimoni, smontando la pista dell'italiano. Ha anche spiegato che nell'inchiesta non c'è una donna.

Fonte: qui