9 dicembre forconi: albanesi
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martedì 3 dicembre 2019

C’È UN SETTORE DOVE GLI STRANIERI SONO INTEGRATI ALLA PERFEZIONE: LA MAFIA!

I CLAN NIGERIANI, ALBANESI, RUMENI E SERNI ORMAI SONO CONSOLIDATI IN TUTTA ITALIA. 
IL MERCATO È COSÌ AMPIO CHE CE N’È PER TUTTI 
E LA NOSTRA CRIMINALITÀ? LI ACCETTA E NE APPROFITTA SUBAPPALTANDO AGLI STRANIERI I LAVORI PIÙ SPORCHI E TENENDOSI GLI AFFARI PIÙ REDDITIZI
Fabio Amendolara per ''la Verità''

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
In Lombardia l' hanno chiamato «patto di non belligeranza». In Campania è «tolleranza». A Bari lo definiscono «accordo mafioso». Su Palermo parlano di «integrazione criminale e sociale». Le mafie straniere sono ormai ben integrate. E alcune, come quella nigeriana, sono riuscite a scalare così tanto la classifica criminale italiana da entrare nella top five della mala. E se in Lombardia il «patto di non belligeranza» riguarda tutte le espressioni criminali, si va dagli albanesi in joint venture con i romeni per gestire il business della prostituzione, ai nigeriani che controllano piazzole delle grandi città, ai clan della 'ndrangheta che trafficano in droga, fanno pagare il pizzo alle imprese e riciclano a go go, mentre nel resto dello Stivale gli accordi, di solito, si fanno in due.

prostituzione mafia albanesePROSTITUZIONE MAFIA ALBANESE
Nel capoluogo lombardo è questione di mercato: «È così ampio che ce n' è per tutti», sostiene il tenente colonnello Piergiorgio Samaja, capo centro a Milano della Direzione investigativa antimafia. Ma è l' unico esempio di relazione paritaria. Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ritiene che i gruppi criminali stranieri, compresa la mafia africana, «operino in subappalto rispetto alle mafie nostrane».

cafiero de raho foto di baccoCAFIERO DE RAHO FOTO DI BACCO
Da lagos nella «top 5»
«Se la mafia nigeriana entra nel nostro territorio», sostiene il numero uno dell' antimafia, «è evidente che le è consentito dalle mafie già presenti: è da escludere una mafia nigeriana che possa partecipare e operare autonomamente, così come quella albanese. Oggi sono le nostre mafie che comandano, che si dedicano agli affari e che hanno raggiunto un livello superiore». Hanno messo da parte coppola e lupara, insomma. «La mafia nigeriana, invece», afferma de Raho, «è dedita al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione.
nicola gratteriNICOLA GRATTERI

La mafia albanese fa altrettanto. Le nostre mafie reinvestono e sono le più pericolose perché in modo più insidioso entrano nei mercati e nell' economia. Sono soggetti che non si muovono più con i comportamenti tradizionalmente criminosi ma con comportamenti da industriali, imprenditori, professionisti».

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Lo spazio per la manovalanza e per quelli che ormai sono considerati degli affarucci da 'ndrangheta, Cosa nostra e camorra, è stato coperto dagli stranieri. Che pagano per poter stare sul territorio. E che, a quel punto, non solo vengono tollerati, ma anche protetti. Un' integrazione criminale che è arrivata prima di quella sociale. È il caso di Palermo, dove tra gli uomini di Cosa nostra e quelli della mafia di Benin City, Black Axe, Viking ed Eye, sono in sintonia.

C' è un luogo, il mercato di Ballarò, in pieno centro del capoluogo siciliano, in cui i boss della mafia che fecero saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno lasciato il posto ai «don» neri della mala africana.

mafia arresti inzerilloMAFIA ARRESTI INZERILLO
Quella fetta di territorio è cosa loro. E proprio come è accaduto a Cosa Nostra, anche tra i nigeriani sono saltati fuori i collaboratori di giustizia. Sono due, in particolare, quelli che hanno messo in crisi il sistema: Don Emeka e Austine Johnbull. Il primo, tra il 2014 e il 2015, cominciò a spifferare ciò che sapeva dei suoi compari, dopo aver subito un' aggressione per la quale Johnbull fu condannato a 12 anni e 4 mesi per tentato omicidio.
prostituzione mafia albanesePROSTITUZIONE MAFIA ALBANESE
I primi pentiti
La condanna ha convinto anche Johnbull a vuotare il sacco. Ed è stato il primo a svelare i riti d' affiliazione e gli affari dei Black Axe.

E, altra coincidenza con Cosa nostra, si è meritato il nomignolo di Buscetta della mafia nigeriana. Ormai anche durante i processi lo chiamano così. Ma dalla cupola messa su da Bernardo Provenzano, Totò Riina e Matteo Messina Denaro, la mafia nera nigeriana ha mutuato anche l' organizzazione interna: piramidale. E forse anche per questo motivo si è integrata con più facilità.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

In Triveneto, invece, è in atto un altro esperimento: lì, nei territori controllati dalle famiglie di 'ndrangheta emigrate negli anni Ottanta e Novanta, i gruppi albanesi e nigeriani sono accomunati da reciproco rispetto, non solo nell' attività di sfruttamento della prostituzione, ma anche nel traffico di stupefacenti. In particolare, le arterie interne dei centri di Padova, Mestre, Verona, Vicenza, Treviso, Bolzano, Udine e quelle di grande viabilità, che collegano i vari capoluoghi di provincia, sono battute da prostitute nigeriane e albanesi, che operano in territori contigui e senza conflitti.
LA MAFIA A FOGGIALA MAFIA A FOGGIA

Fenomeni dello stesso tipo sono stati registrati anche nel Lazio e in Campania.
MAFIA CAPITALE PROCESSOMAFIA CAPITALE PROCESSO
Dove questo meccanismo viene definito dagli analisti come «una inusuale promiscuità». In Campania, d' altra parte, il meccanismo è ben rodato. Castel Volturno, nel Casertano, è l' esempio più noto: lì la mafia nigeriana gestisce in modo autonomo rispetto alla camorra il traffico di droga e piccoli racket. I clan camorristi, poi, a volte sfruttano la collaborazione dei neri per reati minori. A Napoli, addirittura, come ricostruito dal sito web Stylo24.it, per suggellare definitivamente il patto tra mafia nera e Scissionisti di Secondigliano, i nigeriani hanno affidato in modo illegale un bambino di colore a un componente di spicco degli Scissionisti. Il bimbo pare faccia da garante al patto scellerato chiuso tra la cosca dei ribelli dell' area Nord di Napoli e la mafia siciliana con base a Castel Volturno. Di solito, però, non c' è bisogno di un atto così eclatante. Basta intendersi sugli interessi.

NON BELLIGERANZA
arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMOmafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Tra i modelli di cooperazione c' è quello triestino, dove i sodalizi criminali stranieri a volte sono partecipati da pregiudicati italiani. Come nel caso del caporalato: lì prospera una importante comunità di etnia serba, la cui componente criminale è tendenzialmente dedita alla gestione del lavoro nero, in prevalenza nel settore dell' edilizia, attraverso lo sfruttamento della manodopera di operai e manovali provenienti dall' Est Europa. Gli italiani di solito fanno i mediatori tra i datori di lavoro e i caporali serbi.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

In Calabria e in Puglia, invece, la mafia tradizionale ha scelto come alleata quella albanese. Relazione che, spiega il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, rende le mafie globalizzate.
criminalita organizzata mafia ndrangheta a milano 7CRIMINALITA ORGANIZZATA MAFIA NDRANGHETA A MILANO 

MAFIA VECCHI RITIMAFIA VECCHI RITI
Gratteri ricorda il caso di un trafficante di San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, che non aveva pagato una partita di droga ai cartelli colombiani e che è stato intercettato dai terroristi spagnoli dell' Eta. È la prova che varie forme di criminalità collaborano e trovano intese sugli affari comuni.
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA

E tra questi interessi comuni c' è la difficile gestione criminale dei porti. Gioia Tauro, Taranto, Napoli. Lì gli interessi si intrecciano. E le mafie straniere convivono con quelle locali. «In molti casi», scrivono il procuratore aggiunto Giovanni Russo e il sostituto Cesare Sirignano nell' ultima relazione antimafia al Parlamento, «è stato accertato il pagamento di un quantum da parte delle mafie straniere a quelle tradizionali come riconoscimento della sovranità territoriale, ma il dato non può essere esteso a tutto il territorio nazionale».
C' è poi ancora molto che sfugge agli investigatori.
Della mafia nigeriana, sottovalutata per anni, solo oggi si comincia a scoprire qualcosa in più. E il bacio della morte tra mafie straniere e clan tradizionali fa ancora parte della metà oscura del fenomeno criminale.

Fonte: qui

domenica 22 settembre 2019

DUE ALBANESI HANNO SVALIGIATO 150 CASE MA LA CASSAZIONE LI SCARCERA: “CI SONO ERRORI NELLE MOTIVAZIONI”


SECONDO L’ACCUSA, UNA VOLTA PENETRATI NELLE VILLE FOTOGRAFAVANO LE VITTIME NEL SONNO 

LA BANDA, COMPOSTA DA SEI PERSONE, SI ERA SPECIALIZZATA NELLA VECCHIA “TECNICA DEL SUCCHIELLO”…

Massimiliano Nerozzi per www.corriere.it
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Per l’assenza di un’adeguata motivazione sulle esigenze cautelari, nell’ordinanza che li portò in prigione, la quarta sezione penale della corte di Cassazione ha scarcerato due cittadini albanesi, arrestati nell’aprile scorso dai carabinieri con l’accusa di aver svaligiato circa 150 abitazioni, tra colpi fatti e tentati. Avrebbero preso parte a una banda in azione per mesi tra Asti, Torino e Cuneo, che aveva il vizio di fotografare le vittime, nel sonno. Una sorta di souvenir dei colpi.
Mesi di indagini della compagnia di Pinerolo azzerate dalla decisione dei giudici, che hanno «annullato senza rinvio» le ordinanze emesse a suo tempo dal gip e, successivamente, dal tribunale del Riesame. La Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dal difensore dei due, l’avvocato Antonio Genovese, disponendo «l’immediata liberazione» degli indagati (ne restano in carcere altri quattro).
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
Del resto, che non tutto filasse liscio nella motivazione l’aveva annotato lo stesso Riesame, analizzando il provvedimento del gip: «Al quanto sintetica, priva effettivamente di un’analisi delle singole personalità degli indagati, per come almeno emergenti dalle indagini, e legate solo alle caratteristiche dei fatti in via più generale».
Nonostante ciò, i giudici non annullarono l’ordinanza, ma passarono alla sua integrazione: sostanzialmente, rimediando alla forma stringata del gip. Una scelta che va contro la giurisprudenza della Cassazione, alla luce delle modifiche introdotte dalla legge numero 47 del 2015 (articolo 11): «Il tribunale del Riesame — spiega la sentenza numero 6.230 del 2015 — provvede all’annullamento del provvedimento impugnato sia nel caso di motivazione inesistente, cui va equiparata quella di motivazione meramente apparente che si risolva in mere clausole di stile, sia in caso di motivazione non autonoma rispetto alla richiesta del pubblico ministero».
ladro furto casaLADRO FURTO CASA
La banda, composta da sei persone, si era specializzata nella vecchia «tecnica del succhiello»: con un attrezzo da falegname, i ladri bucavano gli infissi della finestra e facevano scattare la maniglia con una pinza. Colpivano a tappeto, muovendosi a piedi tra un obiettivo e l’altro, scegliendo soprattutto abitazioni isolate. Finché non erano arrivati i carabinieri.
Fonte: qui

giovedì 24 gennaio 2019

VOGLIONO LO SCONTO SULLA CUCINA: DUE CLIENTI ALBANESI ACCETTANO LE GAMBE A UN ARTIGIANO DI FANO


I DUE CARNEFICI NON CONTENTI, LO HANNO DERUBATO PERSINO DI 500 EURO E DUE CELLULARI 

Emanuele Canepa per www.ilgiornale.it

asciaASCIA
Una terribile aggressione, nata durante la contrattazione del prezzo di una cucina.

Questo il movente che ha portato una 70enne albanese ed il suo figlio 40enne a colpire ripetutamente con un'accetta un artigiano in provincia di Pesaro.

L'uomo, mentre terminava il montaggio della cucina, è stato dapprima aggedito verbalmente, con insistenti richieste di sconto sul prezzo inizialmente pattuito. Notando la contrarietà dell'uomo, i due albanesi sono quindi passati alle maniere forti.

Prima calci e pugni, poi spunta un'accetta. Così, come in un film, mentre il 40enne tiene fermo l'artigiano, la madre inizia a colpirlo sulle gambe con l'ascia. Il falegname urla, ha un malore, cade a terra e di inizia a trascinarsi in cerca di fuga.

Mentre due dei suoi operai assistendo alla scena fuggono in cerca di aiuto, i due carnefici non contenti, lo derubano persino di 500 euro e due cellulari. L'artigiano a questo punto è sfinito, ha dolori ovunque e le gambe stanno perdendo sensibilità. Con un ultimo sforzo riesce a raggiungere un'uscita e fuggire dalla casa degli orrori.

asciaASCIA
L'uomo è stato infine salvato dai soccorsi e ricoverato con ferite multiple all'ospedale San Salvatore, dove è stato operato e giudicato non più in pericolo di vita.

I due aggressori sono invece finite in manette con l'accusa di rapina e lesioni gravi.

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

CINQUE ARRESTI A TIVOLI: TRE ALBANESI E DUE ITALIANI AVEVANO AVVIATO UN FLORIDO GIRO DI SPACCIO, CON PIÙ DI 300 CLIENTI ABITUALI


CEDEVANO DROGA IN CAMBIO DI PRESTAZIONI SESSUALI 

USAVANO COME BASE D’APPOGGIO UN BAR E GUADAGNAVANO PIÙ DI 1800 EURO AL GIORNO…


Questa mattina, i carabinieri della Compagnia di Bracciano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Tivoli a carico di tre cittadini albanesi (in carcere) e due italiani (agli arresti domiciliari),  ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso, di spaccio di cocaina nel comune di Campagnano di Roma.

I tre albanesi avevano avviato un florido mercato della droga in piazza Cesare Leonelli, con oltre 300 clienti abituali. In alcune occasioni, poi, gli inquirenti hanno accertato che la cessione della cocaina sarebbe avvenuta in cambio di prestazioni sessuali da parte di una donna.

COCAINACOCAINA
Come base d'appoggio utilizzavano un bar, con la connivenza di uno dei titolari dlel'esercizio commerciale. Proprio questo gestore del bar, oltre a mettere a disposizione il suo locale, insieme ad un altro cittadino italiano aiutava di fatto i pusher stranieri, procacciando per loro nuovi acquirenti.

Lo spaccio al dettaglio avveniva senza soluzione di continuità nell’arco delle 24 ore, con una vendita media giornaliera di circa 50 dosi di cocaina ed un introito quotidiano di 1.800 euro. Per l’acquisto dello stupefacente, all’assuntore bastava chiamare un numero di cellulare “dedicato” oppure prendere contatti fisicamente con gli spacciatori, di fronte al bar; questi ultimi successivamente avrebbero provveduto ad indicare al cliente il luogo dello scambio (lo stesso bar, il parcheggio comunale o uno dei vicoli limitrofi).
cocaina 4COCAINA 

L’indagine, svolta con il supporto di mezzi tecnici, ha permesso di accertare evidenti e specifiche responsabilità a carico dei componenti del gruppo, anche attraverso numerosi riscontri agli acquirenti della piazza di spaccio. In particolare,  la posizione di uno degli indagati è aggravata dal fatto di aver ceduto sostanza stupefacente ad una donna in cambio di prestazioni sessuali.

7 Novembre 2018

Fonte: qui