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martedì 3 dicembre 2019
domenica 22 settembre 2019
DUE ALBANESI HANNO SVALIGIATO 150 CASE MA LA CASSAZIONE LI SCARCERA: “CI SONO ERRORI NELLE MOTIVAZIONI”
SECONDO L’ACCUSA, UNA VOLTA PENETRATI NELLE VILLE FOTOGRAFAVANO LE VITTIME NEL SONNO
LA BANDA, COMPOSTA DA SEI PERSONE, SI ERA SPECIALIZZATA NELLA VECCHIA “TECNICA DEL SUCCHIELLO”…
Massimiliano Nerozzi per www.corriere.it
LADRO FURTO CASA
Per l’assenza di un’adeguata motivazione sulle esigenze cautelari, nell’ordinanza che li portò in prigione, la quarta sezione penale della corte di Cassazione ha scarcerato due cittadini albanesi, arrestati nell’aprile scorso dai carabinieri con l’accusa di aver svaligiato circa 150 abitazioni, tra colpi fatti e tentati. Avrebbero preso parte a una banda in azione per mesi tra Asti, Torino e Cuneo, che aveva il vizio di fotografare le vittime, nel sonno. Una sorta di souvenir dei colpi.
Mesi di indagini della compagnia di Pinerolo azzerate dalla decisione dei giudici, che hanno «annullato senza rinvio» le ordinanze emesse a suo tempo dal gip e, successivamente, dal tribunale del Riesame. La Cassazione ha infatti accolto il ricorso presentato dal difensore dei due, l’avvocato Antonio Genovese, disponendo «l’immediata liberazione» degli indagati (ne restano in carcere altri quattro).
LADRO FURTO CASA
Del resto, che non tutto filasse liscio nella motivazione l’aveva annotato lo stesso Riesame, analizzando il provvedimento del gip: «Al quanto sintetica, priva effettivamente di un’analisi delle singole personalità degli indagati, per come almeno emergenti dalle indagini, e legate solo alle caratteristiche dei fatti in via più generale».
Nonostante ciò, i giudici non annullarono l’ordinanza, ma passarono alla sua integrazione: sostanzialmente, rimediando alla forma stringata del gip. Una scelta che va contro la giurisprudenza della Cassazione, alla luce delle modifiche introdotte dalla legge numero 47 del 2015 (articolo 11): «Il tribunale del Riesame — spiega la sentenza numero 6.230 del 2015 — provvede all’annullamento del provvedimento impugnato sia nel caso di motivazione inesistente, cui va equiparata quella di motivazione meramente apparente che si risolva in mere clausole di stile, sia in caso di motivazione non autonoma rispetto alla richiesta del pubblico ministero».
LADRO FURTO CASA
La banda, composta da sei persone, si era specializzata nella vecchia «tecnica del succhiello»: con un attrezzo da falegname, i ladri bucavano gli infissi della finestra e facevano scattare la maniglia con una pinza. Colpivano a tappeto, muovendosi a piedi tra un obiettivo e l’altro, scegliendo soprattutto abitazioni isolate. Finché non erano arrivati i carabinieri.
Fonte: qui
giovedì 24 gennaio 2019
VOGLIONO LO SCONTO SULLA CUCINA: DUE CLIENTI ALBANESI ACCETTANO LE GAMBE A UN ARTIGIANO DI FANO
I DUE CARNEFICI NON CONTENTI, LO HANNO DERUBATO PERSINO DI 500 EURO E DUE CELLULARI
Emanuele Canepa per www.ilgiornale.it
Una terribile aggressione, nata durante la contrattazione del prezzo di una cucina.
Questo il movente che ha portato una 70enne albanese ed il suo figlio 40enne a colpire ripetutamente con un'accetta un artigiano in provincia di Pesaro.
L'uomo, mentre terminava il montaggio della cucina, è stato dapprima aggedito verbalmente, con insistenti richieste di sconto sul prezzo inizialmente pattuito. Notando la contrarietà dell'uomo, i due albanesi sono quindi passati alle maniere forti.
Prima calci e pugni, poi spunta un'accetta. Così, come in un film, mentre il 40enne tiene fermo l'artigiano, la madre inizia a colpirlo sulle gambe con l'ascia. Il falegname urla, ha un malore, cade a terra e di inizia a trascinarsi in cerca di fuga.
Mentre due dei suoi operai assistendo alla scena fuggono in cerca di aiuto, i due carnefici non contenti, lo derubano persino di 500 euro e due cellulari. L'artigiano a questo punto è sfinito, ha dolori ovunque e le gambe stanno perdendo sensibilità. Con un ultimo sforzo riesce a raggiungere un'uscita e fuggire dalla casa degli orrori.
L'uomo è stato infine salvato dai soccorsi e ricoverato con ferite multiple all'ospedale San Salvatore, dove è stato operato e giudicato non più in pericolo di vita.
I due aggressori sono invece finite in manette con l'accusa di rapina e lesioni gravi.
Fonte: qui
giovedì 8 novembre 2018
CINQUE ARRESTI A TIVOLI: TRE ALBANESI E DUE ITALIANI AVEVANO AVVIATO UN FLORIDO GIRO DI SPACCIO, CON PIÙ DI 300 CLIENTI ABITUALI
CEDEVANO DROGA IN CAMBIO DI PRESTAZIONI SESSUALI
USAVANO COME BASE D’APPOGGIO UN BAR E GUADAGNAVANO PIÙ DI 1800 EURO AL GIORNO…
Questa mattina, i carabinieri della Compagnia di Bracciano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Tivoli a carico di tre cittadini albanesi (in carcere) e due italiani (agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso, di spaccio di cocaina nel comune di Campagnano di Roma.
I tre albanesi avevano avviato un florido mercato della droga in piazza Cesare Leonelli, con oltre 300 clienti abituali. In alcune occasioni, poi, gli inquirenti hanno accertato che la cessione della cocaina sarebbe avvenuta in cambio di prestazioni sessuali da parte di una donna.
Come base d'appoggio utilizzavano un bar, con la connivenza di uno dei titolari dlel'esercizio commerciale. Proprio questo gestore del bar, oltre a mettere a disposizione il suo locale, insieme ad un altro cittadino italiano aiutava di fatto i pusher stranieri, procacciando per loro nuovi acquirenti.
Lo spaccio al dettaglio avveniva senza soluzione di continuità nell’arco delle 24 ore, con una vendita media giornaliera di circa 50 dosi di cocaina ed un introito quotidiano di 1.800 euro. Per l’acquisto dello stupefacente, all’assuntore bastava chiamare un numero di cellulare “dedicato” oppure prendere contatti fisicamente con gli spacciatori, di fronte al bar; questi ultimi successivamente avrebbero provveduto ad indicare al cliente il luogo dello scambio (lo stesso bar, il parcheggio comunale o uno dei vicoli limitrofi).
L’indagine, svolta con il supporto di mezzi tecnici, ha permesso di accertare evidenti e specifiche responsabilità a carico dei componenti del gruppo, anche attraverso numerosi riscontri agli acquirenti della piazza di spaccio. In particolare, la posizione di uno degli indagati è aggravata dal fatto di aver ceduto sostanza stupefacente ad una donna in cambio di prestazioni sessuali.
7 Novembre 2018
Fonte: qui
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