9 dicembre forconi: poliziotti
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lunedì 5 agosto 2019

UNA RIVOLTA DEGLI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZA STRAORDINARIA PER RICHIEDENTI ASILO, NELLA PERIFERIA EST DI MILANO, METTE SOTTO ASSEDIO UNA VOLANTE DELLA POLIZIA

DUE AGENTI, CHE HANNO PROVATO AD ARRESTARE UN RAGAZZO, SONO STATI ACCERCHIATI, AGGREDITI E HANNO IL BRACCIO ROTTO…

Francesco Curridori per www.ilgiornale.it

MILANO - POLIZIOTTO AGGREDITO DA UN GRUPPO DI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZAMILANO - POLIZIOTTO AGGREDITO DA UN GRUPPO DI IMMIGRATI IN UN CENTRO ACCOGLIENZA
Una rivolta degli immigrati del centro accoglienza straordinaria per richiedenti asilo di via Aquila, nella periferia Est di Milano, ha messo sotto assedio una volante della polizia.
Tutto, racconta Milanotoday, è iniziato ieri intorno alle 14,30 quando un'ambulanza è entrata nel centro per aiutare un migrante di 19 anni che si era sentito male dopo lo scoppio di un incendio. Dalle prime indagini sembrerebbe che un cortocircuito abbia generato il divampare delle fiamme all'interno della stanza in cui si trovava il 19enne.

I sanitari del 118 hanno quindi immediatamente avvertito i vigili del fuoco che, giunti sul posto, hanno visto due giovani che cercavano di estrarre fuori il giovane spaccando le finestre della stanza. Poco dopo uno degli immigrati del centro avrebbe lanciato dei sassi contro il camion dei vigili del fuoco. Due agenti di una volante che si trovavano sul posto lo hanno subito arrestato ma una cinquantina di immigrati li ha accerchiati per difendere l'arrestato.

MILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATIMILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI



L'aggressione è terminata solo dopo l'intervento di altre volanti e dei carabinieri e 7 persone (3 gambiani, 2 senegalesi, un maliano e un immigrato della Costa d'Avorio) sono state arrestate per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Otto persone sono finite al pronto soccorso del Niguarda perché intossicate, mentre il 19enne e un altro ospite del centro sono state portate in codice giallo. Il centro è stato chiuso dai vigli e 45 immigrati ora si trovano nella ex caserma Mancini di via Corelli.

LA DURA CONDANNA DEL SAP
Dal Sap arriva una dura condanna dell'aggressione ai due poliziotti che hanno entrambi un braccio rotto. "Se non si interviene a livello normativo prevedendo ed applicando una pena severa alla condotta criminosa, chiunque in questo Paese potrà speronare una volante, distruggerla, accerchiare uomini in divisa, mandarli in ospedale o peggio, ucciderli.
MILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATIMILANO - RIVOLTA NEL CENTRO ACCOGLIENZA PER IMMIGRATI

A questo gioco al massacro non ci stiamo", dichiara Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). "Questo è il 94° episodio di violenza che contiamo. Come Sap – prosegue Paoloni – abbiamo iniziato la conta a partire dal mese di giugno. 94 episodi e 183 agenti feriti. In 70 casi su 94, l’aggressore è un cittadino straniero che tenta di eludere un controllo o è sotto effetto di stupefacenti.È la conta dei nostri feriti che non interessa a nessuno ma interessa a noi e alle nostre famiglie. Anche un poliziotto ha il sacrosanto diritto di tornare a casa sano e salvo e a chi dice che questo è il nostro lavoro, rispondiamo che l’aver scelto un lavoro rischioso non legittima la violenza gratuita nei nostri confronti".

Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

A NAPOLI UN PITBULL AZZANNA UN POLIZIOTTO E IL COLLEGA APRE IL FUOCO: UN’OPERAZIONE DI ROUTINE IN PIENO CENTRO FINISCE NEL CAOS

GLI AGENTI ERANO ANDATI A CASA DI UN GIOVANE DI 25 ANNI, SOTTOPOSTO AGLI ARRESTI DOMICILIARI, PER NOTIFICARGLI ALCUNI ATTI, MA QUANDO SONO ENTRATI SONO STATI AGGREDITI E…
Nico Falco per www.fanpage.it
napoli poliziotto spara al pitbull 1NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
napoli poliziotto spara al pitbull 8NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL
Il pitbull è saltato addosso al poliziotto all'improvviso e lo ha azzannato alla gamba, il collega per difenderlo ha aperto il fuoco. E, subito dopo, il padrone del cane ha colpito l'agente con un pugno in faccia. Si chiude con un cane e due agenti feriti quella che doveva essere una operazione di routine, una notifica di atti ad un uomo detenuto agli arresti domiciliari, e che invece ha scatenato il caos: ambulanze sul posto, pattuglie arrivate in soccorso e caos tra i cittadini allertati dalle sirene.
napoli poliziotto spara al pitbull 3NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
È successo stamattina, 12 luglio, in via Cesare Rosaroll, zona via Foria, nel centro di Napoli. Stando a quanto ricostruito, gli agenti del commissariato Vicaria – Mercato erano andati a casa di un giovane di 25 anni, sottoposto agli arresti domiciliari, con precedenti per truffa e per maltrattamenti in famiglia. Avrebbero dovuto notificargli degli atti.
napoli poliziotto spara al pitbull 2NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
Ma, quando i poliziotti sono entrati nell'abitazione, sono stati aggrediti. Il cane del ragazzo, un pitbull, ha azzannato uno degli agenti a una gamba; è intervenuto il collega, che ha tirato fuori la pistola e ha sparato. Il cane si è avvicinato anche agli altri poliziotti, a quel punto è stato esploso un secondo colpo. Poco dopo aver sparato, anche l'agente è stato aggredito, questa volta dal 25enne, che gli ha sferrato un pugno al viso.
napoli poliziotto spara al pitbull 6NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
Il cane, ferito ma vivo, è stato caricato sull'automobile della polizia e trasportato di corsa alla sede dell'Asl del Frullone, dove si trova l'Ospedale Veterinario; non sarebbe in pericolo di vita. I due poliziotti rimasti feriti, uno dal morso e l'altro dal pugno, sono andati in ospedale per farsi refertare. Il 25enne è stato tratto in arresto. Fonte: qui

P.S.Maurizio Corsica Piccolo Puntato , L’App degli Operatori di Polizia

DALLA PAGINA NESSUNO TOCCHI IPPOCRATE.... sagge parole....

Una triste storia dove il protagonista è un padrone scellerato di un cane!

Quello che sta emergendo in queste ore è l’istituzione di un “tribunale social” che sta condannando il poliziotto che ieri ha sparato al pitbull del detenuto arrestato a Via Cesare Rosaroll a Napoli.

Ci preme chiarire che:

1) il cane ha svolto il lavoro per il quale è stato addestrato, ovvero difendere il padrone da chiunque fa irruzione in casa. Addestramento condannabile !
2) il poliziotto , come si vede chiaramente, e ripeto CHIARAMENTE, nel video esplode il primo colpo in difesa della persona con t-shirt bianca e borsello (poliziotto in borghese?) che ha lottato per difendersi a calci con il pitbull per circa 5 secondi. Quindi il primo colpo è stato esploso per “stato di necessità” oppure per più facile comprensione per “emergenza”. Il secondo colpo è stato esploso poiché il cane (ferito non mortalmente alla zona posteriore del corpo) si stava dirigendo verso gli agenti che stavano arrestando il detenuto.
3) il poliziotto si è comportato come se avesse ferito un essere umano in un conflitto a fuoco, ovvero ha preso il cane, lo ha caricato nella volante e lo ha trasportato al pronto soccorso veterinario alla ASL del FRULLONE facendo tutto il possibile per salvare la vita del quadrupede.
4) il personale sanitario non è presente nel video poiché hanno attentamente seguito le linee guida 118, ovvero si sono messi in sicurezza (probabilmente in ambulanza) ma vi assicuriamo che il cane si è avventato anche contro loro solo che sono stati più lesti nella fuga in ambulanza.
5) il detenuto in regime di “arresti domiciliari” non poteva detenere un cane da difesa in casa (e questa è legge)
6) se il detenuto è stato arrestato in tal modo, ovvero con manganellate e spray al peperoncino è stato semplicemente perché un poliziotto ,nell’appartamento (quindi non visibile nel video) , ha ricevuto un pugno in pieno volto. Quindi c’è stato l’oltraggio a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e aggressione.

Come associazione siamo dispiaciuti per il cane che ha avuto solo la colpa di essere stato addestrato da un padrone scellerato
E siamo dispiaciuti per il poliziotto azzannato e per l’altro ferito con un pugno.

Chiediamo ai followers della pagina prima di giudicare e fare dei “processi social” di analizzare bene le situazioni con video alla mano ma soprattutto con codice penale alla mano.

Grazie a tutti.

sabato 1 dicembre 2018

Perquisite sedi Deutsche Bank per riciclaggio. Quando un giretto nella BCE?

 
Nel frattempo oggi è in corso - in merito agli scandali sul riciclaggio di danaro sporco - una perquisizione di massa che coinvolge 170 poliziotti nella sede Deutsche Bank di Francoforte. Dovrebbero farsi un giretto presso la BCE visto che sono in zona. Non è molto chiaro come sia possibile che sia sfuggito un colossale lavaggio di denaro sporco da 4000 miliardi di euro protrattosi per 10 anni. Ma forse il Professor Mario Draghi e Madame Danièle Nouy erano troppo presi dal controllo degli zero virgola del bilancio dello stato italiano per pensare a queste bazzecole, poverini.

martedì 9 ottobre 2018

DUE POLIZIOTTI VENGONO PICCHIATI A CALCI E PUGNI DA UN GRUPPO DI MIGRANTI AL CARA DI FOGGIA


I DUE AGENTI VOLEVANO ARRESTARE UN 26ENNE GAMBIANO CHE, FUGGENDO IN AUTO DA UN POSTO DI BLOCCO, AVEVA PROVATO A INVESTIRLI - I DUE POLIZIOTTI HANNO RIPORTATO MOLTE FERITE CON PROGNOSI CHE VANNO DAI 15 AI 30 GIORNI

“IN CINQUANTA CONTRO DUE, CE LA SIAMO VISTA BRUTTA…” 

RIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Vincenzo Damiani per “il Messaggero”
Circondati da una cinquantina di immigrati e picchiati per impedire l'arresto di un giovane gambiano. Due poliziotti della Stradale del distaccamento di Cerignola, in provincia di Foggia, sono stati aggrediti nelle campagne di Borgo Mezzanone durante un controllo anti caporalato e contro l' immigrazione clandestina, i due agenti hanno riportato diverse ferite ma se la sono cavata con prognosi di 30 e 15 giorni.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIARIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
LA DENUNCIA
L'episodio è avvenuto sabato, ma è stato denunciato solo ieri dal sindacato di polizia Sap: secondo la ricostruzione fatta dagli agenti, la pattuglia avrebbe fermato un 26enne originario del Gambia per dei controlli di routine, infatti dopo il grave incidente stradale dello scorso agosto, che ha causato la morte di 12 braccianti agricoli, le verifiche si sono intensificate in quella zona. Il 26enne, Omar Jallow, però, alla richiesta di mostrare i documenti ha messo il piede sull' acceleratore, ha provato ad investire i due poliziotti con la sua auto ed è fuggito.
Gli agenti, a quel punto, sono risalti in macchina, lo hanno inseguito e, dopo alcuni tentativi di speronamento, sono riusciti a bloccare la sua corsa. Il migrante non si è dato per vinto e ha cercato la fuga a piedi, avvicinandosi al Centro accoglienza e richiedenti asilo (Cara) di Borgo Mezzanone.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIARIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Una sorta di trappola per i due poliziotti che, in pochi istanti, sono stati circondati da una cinquantina di immigrati: gli agenti hanno ammanettato ugualmente il 26enne gambiano, ma sono stati colpiti con calci e pugni dal gruppo di richiedenti asilo. Solamente l' arrivo di altre pattuglie, nel frattempo allertate via radio durante l'inseguimento, ha fatto disperdere gli altri migranti, permettendo l'arresto del gambiano. I due agenti della Polstrada rimasti feriti nella colluttazione sono stati medicati all' ospedale di Cerignola e guariranno rispettivamente in 15 e 30 giorni. Il 26enne, Omar Jallow, risulta avere già diversi precedenti di polizia e ora è detenuto nel carcere di Foggia.
LA RICHIESTA
«I due colleghi sostiene Francesco Pulli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di polizia (Sap) - sono stati letteralmente pestati e hanno riportato importanti ferite con prognosi che vanno dai 15 ai 30 giorni. L'intervento di altre pattuglie ha scongiurato il peggio. Episodi del genere non sono nuovi e, sicuramente, a spingere questa gente a delinquere indisturbata, è anche la consapevolezza di restare impunita.
RIVOLTA AL CARA DI FOGGIARIVOLTA AL CARA DI FOGGIA
Servono pene severe per chi non rispetta le regole - aggiunge Pulli - e occorrono anche maggiori tutele per i poliziotti operativi su strada, come i taser ad esempio. Se fosse successo il contrario, nessuno avrebbe esitato ad urlare al razzismo. È ora che chi sbaglia paghi e che la polizia sia messa in condizioni di difendersi e operare in totale sicurezza in situazioni del genere, per dare un segnale positivo alla collettività».
A Borgo Mezzanone è presente la più grande baraccopoli d' Italia, nonostante i diversi tentativi di abbattimento le catapecchie in legno vengono prontamente ricostruite. In estate, durante la raccolta dei pomodori, in quella zona arrivano a vivere sino a 10mila immigrati.
FOGGIA, DUE POLIZIOTTI AGGREDITI DA 50 MIGRANTI NEL «GHETTO» DI BORGO MEZZANONE
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«In cinquanta contro due, ce la siamo vista brutta. Al gambiano, però, alla fine siamo riusciti comunque a mettere le manette...». C.T. 40 anni e A.G. di 45, del distaccamento Polstrada di Cerignola, sono i due poliziotti di pattuglia che venerdì pomeriggio, nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, sono stati prima circondati e poi aggrediti da un gruppo di migranti proprio davanti al grande centro d’accoglienza per richiedenti asilo, il terzo per dimensioni in Italia.
Decine di extracomunitari intenzionati con ogni mezzo a liberare Omar Jallow, 26 anni, cittadino del Gambia con vari precedenti penali, che gli stessi agenti avevano appena arrestato, dopo un inseguimento in auto sulla provinciale e poi a piedi tra le baracche. I due poliziotti nel frattempo hanno già lasciato l’ospedale di Cerignola. A.G., il sovrintendente, ha avuto la peggio: 30 giorni di prognosi e setto nasale rotto; C.T., l’assistente, ha riportato lesioni sul corpo, guarirà in 15 giorni.
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
Ancora scioccati, hanno raccontato quei minuti terribili al segretario provinciale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, Giuseppe Vigilante: «Quel pomeriggio eravamo in servizio anti-caporalato lungo la provinciale, quando abbiamo intimato l’alt a una macchina sospetta. A bordo c’era il gambiano, che invece di fermarsi è ripartito a razzo, cercando d’investirci. E durante l’inseguimento ha anche provato a speronarci per mandarci fuori strada.
Quando poi si è fermato, nei pressi del Cara, lui è sceso e noi l’abbiamo inseguito a piedi. In quel momento, un gruppo di altri immigrati ha visto la scena e c’è venuto addosso, ci hanno picchiato con calci e pugni, preso a sassate e bottigliate, per fortuna avevamo già dato l’allarme via radio e dopo 10 minuti sono arrivate altre quattro pattuglie che erano in zona: due dell’anticrimine, una del commissariato di Manfredonia, un’altra dei vigili urbani. E i rivoltosi allora si sono dati alla fuga, sennò chissà come sarebbe finita. Almeno il gambiano, però, ora si trova in carcere a Foggia: con l’accusa di lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale».

IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«Il Cara di Borgo Mezzanone è diventato ormai un ghetto, una città nella città — è l’accorata denuncia del segretario Vigilante — Pensato per 200 posti, contiene ormai 600-700 persone, ma soprattutto là fuori, sulla pista di quello che un tempo era un aeroporto, si sono accampati migliaia di immigrati e insomma è diventata una baraccopoli enorme. Là dentro trovi di tutto: ladri d’auto, spacciatori di droga, trafficanti di rame. Una terra di nessuno in cui è sempre più difficile entrare, visti i mezzi limitati di cui disponiamo».
«Se fosse successo il contrario, se cioè degli agenti avessero colpito un migrante, nessuno avrebbe esitato ad urlare al razzismo — dice Francesco Pulli, il segretario nazionale del Sap — E invece episodi del genere, purtroppo, a Borgo Mezzanone non sono nuovi e a spingere questa gente a delinquere è anche la consapevolezza di restare impunita. É necessario, invece, che chi sbaglia paghi. Bisogna tutelare soprattutto i nostri poliziotti su strada: penso alla possibilità di utilizzare il taser, ad esempio, la pistola elettrica che già in altre parti d’Italia è in via di sperimentazione».
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
«Dopo i fatti di mafia del 2017 (quando riesplose la faida del Gargano, ndr) sono arrivati un po’ di rinforzi – conclude Giuseppe Vigilante – Ma le pattuglie in strada sono ancora troppo poche: tra Questura e commissariati ce ne vorrebbero almeno cinque in più per ogni turno».
Fonte: qui

sabato 15 settembre 2018

RIVOLTA A TORINO CONTRO LA POLIZIA, AGENTI PICCHIATI MENTRE FERMANO UN PUSHER ORIGINARIO DEL GABON



“IN QUESTO PAESE ESISTE UN RAZZISMO VERSO LE FORZE DELL’ORDINE”

2 FERITI, 2 ARRESTATI

Massimiliano Peggio per la Stampa

POLIZIAPOLIZIA
«Africa aiuto». Gridare queste due parole in piazza Alimonda di Torino, oasi di tigli e panchine in mano a spacciatori indifferenti a retate e proteste, dove ovunque si leggono scritte contro «sbirri» e Salvini, è stato un richiamo per chi aveva un conto da saldare con la polizia. A farne le spese sono stati due agenti in borghese di un commissariato di periferia, circondati e picchiati mentre cercavano di arrestare un pusher di 23 anni, di origine Gabonese, fuggito da un alloggio della zona dopo essere stato sorpreso con un po' di crack.

Correndo verso la piazza a piedi nudi e in mutande, ha urlato a squarciagola. In quaranta, più o meno, hanno risposto. Altri spacciatori, passanti. Nigeriani, senegalasi, maghrebini. Anche un italiano. Un artigiano che si è gettato nella mischia dando dei «fascisti» ai poliziotti e strattonandoli. Sopraffatti dalla folla, gli agenti hanno dovuto lasciar andare il giovane.

torino rivolta contro la poliziaTORINO RIVOLTA CONTRO LA POLIZIA
Ma solo per pochi istanti. L' arrivo di altre pattuglie ha riequilibrato le forze. Il pusher è stato arrestato. E anche l' artigiano, per resistenza, violenza e favoreggiamento. L' aggressione è avvenuta martedì scorso in tarda mattinata. Ieri il giovane pusher, Make Diop e l' artigiano, Giuseppe Ghisleni, 56 anni, sono comparsi in tribunale. Il giudice Claudio Canavero ne ha convalidato gli arresti e applicato loro una misura cautelare. In carcere per il primo, «per la violenza con cui ha cercato di sottrarsi all' arresto», e al secondo l' obbligo quotidiano di presentazione alla polizia, per il suo atteggiamento «sprezzante e minaccioso» verso i poliziotti, entrambi feriti: 20 e 25 giorni di prognosi. Uno ha riportato una frattura al ginocchio.

«Fascisti? Mai detto» ha affermato ieri l' artigiano di fronte al giudice. «Ero a casa della mia fidanzata, sul balcone a dipingere una finestra. Ho sentito gridare. Ho visto due persone che tenevano fermo un ragazzo e così ho urlato di lasciarlo stare. Poi sono sceso». In più ha negato di aver aggredito i poliziotti. «Volevo solo aiutare quel ragazzo. Con me c' erano altre persone: tiravano spintoni, scappavano. Cercavano di liberare il giovane. Non ho menato nessuno. Forse ho esagerato con i toni. Appena ho capito che erano poliziotti ho chiesto scusa. Non è servito a niente».

torino rivolta contro la poliziaTORINO RIVOLTA CONTRO LA POLIZIA
E dire che i due agenti, martedì mattina, non erano a caccia di pusher. Stavano accompagnando la dirigente del commissariato Barriera di Milano e un custode giudiziario a ispezionare alcuni immobili pignorati, per accertare l' identità degli inquilini. Al primo indirizzo dell' elenco, in corso Palermo, in uno dei quartieri simbolo delle fragilità dell' immigrazione, si sono imbattuti in quel giovane, atletico e possente.
Non sapevano abitasse lì. Già arrestato in precedenza, è stato subito riconosciuto. Era nell' alloggio con un amico. Tutte e due in mutande. «Dobbiamo verificare le vostre identità», ha detto loro la dirigente, invitandoli a sedere. Make, appoggiandosi al letto, ha fatto scivolare sul pavimento un involucro pieno di palline di crack. Il tempo di un respiro e si è alzato di scatto. Con una spallata si è fatto largo tra i poliziotti, infilando le scale. I due agenti si sono lanciati all' inseguimento.

La dirigente è rimasta nell' alloggio a tenere a bada l' altro ragazzo. Ma mentre lei chiedeva aiuto via radio, lui si è lanciato dalla finestra. Un salto di 5 metri. È fuggito senza farsi un graffio. Gli agenti, invece, hanno inseguito Make per 300 metri, fino in piazza Alimonda.
toninelli salvini scritte degli anarchiciTONINELLI SALVINI SCRITTE DEGLI ANARCHICI
E lì è scoppiata la rivolta.

Duri i commenti dei sindacati di polizia. «L' Onu - afferma Eugenio Bravo, del Siulp - vuole mandare una commissione in Italia per valutare il vento di razzismo. Ma in questo Paese esiste un "razzismo" verso le forze dell' ordine». E Pietro Di Lorenzo del Siap, dice: «Quanto accaduto a Torino è l' ennesima conferma dell' inefficacia delle norme sanzionatorie per chi spaccia». Ieri la sindaca Chiara Appendino, manifestando ai poliziotti la solidarietà della giunta, ha parlato di un fatto «vergognoso».

E pochi giorni fa, rilasciando un' intervista alla Stampa seduta su una panchina di piazza Alimonda, aveva scelto quel luogo per far sentire la sua presenza nelle periferie «problematiche» di Torino.
Quelle periferie che le hanno regalato il successo elettorale.
In cambio di un aiuto però contro spaccio e degrado.

Fonte: qui

mercoledì 27 giugno 2018

LA CAMORRA NELLA PROCURA DI ROMA! - ARRESTATI SEI POLIZIOTTI E UNA DIPENDENTE DELLA PROCURA DI ROMA PER CORRUZIONE E RIVELAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO

TRA QUESTI C'E' SIMONA AMADIO, CANDIDATA NEL 2016 CON “NOI CON SALVINI”, CHE DICEVA: “SE IO VOGLIO ARRIVO DAPPERTUTTO E A ME NESSUNO MI DICE DI NO. QUESTA GENTE CHE PENSA…CHE IO DA 23 ANNI STO A PETTINARE LE BAMBOLE DENTRO ALLA PROCURA” 

COINVOLTO ANCHE UN PREGIUDICATO  


“Ma questa gente che pensa…che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma…se io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no”.

SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI
Parola di Simona Amadio, funzionaria della procura di Roma, finita in carcere assieme ad tre otto persone tra cui sei poliziotti, per avere informato un imprenditore Carlo D’Aguano. Gli indagati sono accusati a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e per l’esercizio della funzione, di essere entrati abusivamente nel sistema informatico e di aver rivelato segreti d’ufficio. Le indagini, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, hanno portato all’arresto anche di un pregiudicato.

L’operazione dei militari condotta con gli uomini della Squadra mobile della Questura di Roma, i quali hanno eseguito l’ordinanza emessa dal gip che ha emesso anche una misura interdittiva.
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI

In carcere anche un dipendente che svolgeva alcune mansioni presso la Procura della Repubblica di Roma e un pregiudicato già noto agli inquirenti. La donna è stata candidata alle ultime elezioni amministrative del 2016 a Roma, nelle fila di Noi per Salvini. Da anni impiegata in procura, Amadio era compagna di Angelo Nalci (addetto all’ufficio scorte della Questura) anch’egli finito in carcere.

Nell’ordinanza del gip Cinzia Parasporo viene citato un dialogo tra i due, in cui lei “ripercorre una conversazione avuta con D’Aguano che aveva necessità di qualcuno che gli potesse fornire informazioni circa l’esistenza di procedimenti penali sul suo conto“. Amadio dice: “Io Carlo me lo voglio tenere, allora tu devi pensare amore, che come tutti ‘gli impiccionì lui ha amici poliziotti… la talpa in Procura… lui (D’Aguano ndr)…la prima cosa che mi ha chiesto è: ‘mi posso fidare?’…a lui gli serve un appoggio in Procura, cioè qualcuno che va ad aprire a va a vedere”. Ma questa gente che pensa – diceva mentre gli investigatori la intercettavano – …che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma…se io voglio arrivo dappertutto e a me nessuno mi dice di no”.
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI

“Il collega che mi ha fatto il favore di fare i tabulati – continua la Amadio richiamando un vecchio episodio -, lo sa che io mi faccio tagliare la gola ma i tabulati non escono fuori …a me nessuno mi dice di no…ma non perché sono un Padre eterno…perché in questi anni, forse, tra le tante sventure che mi sono capitate nella vita ho dato qualcosa a chi mi stava di fronte…quindi come si muovono, si muovono male“.

Fonte: qui









LA CAMORRA NELLA PROCURA DI ROMA! 

LA CANCELLIERA SIMONA AMADIO DAVA INFORMAZIONI SUL FASCICOLO DELL'OPERAZIONE “BABYLONIA”, CHE HA PORTATO LA DDA A SEQUESTRARE 280 MILIONI DI EURO AI CLAN 

CARLO D'AGUANO “COMPRAVA” I SEI POLIZIOTTI ARRESTATI CON SOLDI, MACCHINE E QUOTE SOCIETARIE 

UNO DI LORO, FRANCESCO MACALUSO, IL 17 APRILE SCORSO HA SALVATO UN GIOVANE DI 28 ANNI CHE STAVA PER LANCIARSI DA UN PALAZZO, RICEVENDO ANCHE L'ENCOMIO DEL CAPO DELLA POLIZIA...

POLIZIOTTI E TALPA IN PROCURA UNA RETE AIUTAVA LA CAMORRA

SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI
La rete della camorra era arrivata fino al primo piano della procura di Roma, quello del procuratore e degli aggiunti. Da lì la cancelliera Simona Amadio, candidata alle ultime amministrative a Roma con la Lega, girava le informazioni sul fascicolo dell' operazione Babylonia, che lo scorso anno aveva portato la Dda a sequestrare 280 milioni di euro all' organizzazione napoletana.

L'obiettivo per Carlo D'Aguano, precedenti per droga, era rientrare in possesso dei locali che il Tribunale di sorveglianza aveva sottratto ai boss e dei quali da anni era prestanome. Ora però a finire in manette sono sei poliziotti, con accuse che vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, per l'esercizio della funzione, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio.
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI

Una rete che sosteneva D'Aguano nei suoi affari. In cambio, gli agenti ottenevano quote societarie dei locali, intestate a parenti. E poche migliaia, qualche volta, centinaia di euro al mese. La cancelliera la talpa, come lei stesa si definiva, aveva ottenuto piccoli vantaggi l'acquisto di due auto, una per lei, l'altra per il compagno, ma puntava a cambiare vita.

La promessa era di entrare in affari con D'Aguano, visto che una delle società finite sotto sequestro stava per cedere un ramo d'azienda. Lei aveva già pronto il prestanome. L'ordinanza, eseguita ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dall'aggiunto Michele Prestipino, rivela che l' inchiesta è tutt' altro che conclusa: gli omissis riguardano proprio la parte relativa agli amministratori giudiziari.

LA CANCELLIERA
Che la cancelliera Amadio avesse una certa pratica con la rivelazione del segreto d'ufficio è lei stessa a raccontarlo a marzo scorso al telefono al suo compagno, Angelo Nelci, anche lui in carcere: «Ma sta gente che pensa, che io veramente da 23 anni sto a pettinare le bambole dentro alla Procura, prima di Milano e poi quella di Roma. Cioè se io voglio arrivo dappertutto.. e a me nessuno mi dice di no. Il collega che mi ha fatto il favore di fare i tabulati - dice - lo sa che io mi faccio tagliare la gola ma i tabulati non escono fuori, a me nessuno mi dice di no. Ma non perché sono un Padre eterno...perché in questi anni, forse, tra le tante sventure che mi sono capitate nella vita ho dato qualcosa a chi mi stava di fronte, quindi come si muovono, si muovono male».

DIMMI SOCIO
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI
E se Gianluca Famulari, il poliziotto del commissariato San Basilio che dovrebbe vigilare sulla libertà limitata di D'Aguano, gli risponde al telefono «Dimmi socio», diversi sono i rapporti con Francesco Macaluso, l'eroe, che socio in affari in un locale lo è davvero, ma del quale D'Aguano subisce anche le prepotenze, come racconta la moglie in una conversazione intercettata: «Pure le minacce che c'ha fatto! Di tutto, che gli avrebbe menato, che gli avrebbe mandato la finanza, che avrebbe mandato un controllo dei vigili...Francesco c'ha sempre rubato, cioè si sono fatti i conti, adesso che non c'è lui comunque si sta incassando fatalità, no?». È ancora contro Macaluso e Famulari che la moglie di D' Aguano sbotta, chiamandoli «i 5 per cento».

LA NOTIFICA
E' Federico Rodio, un altro poliziotto finito in carcere, a chiedere consigli il 26 marzo scorso a D'Aguano su come procedere con la notifica degli atti al fratello: «Mi hanno chiamato per tuo fratello dal tribunale di Sorveglianza di Napoli e in teoria mi sa che domani ci dovrebbe avere, un processo però loro non me lo hanno saputo dire, vuoi che glielo notifico o non vuoi che glielo notifico? Che vuole fare? Ci vuole andare a sto processo?».
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI

IL CLAN DEGLI AGENTI SPIONI "AFFARI, BELLE AUTO E LOCALI"
Maria Elena Vincenzi per “la Repubblica - Roma”

Erano tutti in società con lui, Carlo D'Aguano, pregiudicato vicino alla Camorra, vecchia conoscenza del tribunale di Roma. Era lui che, grazie a una serie di partecipazioni nei suoi bar in giro per la capitale, garantiva ai poliziotti infedeli e alle loro famiglie una vita più agiata.
Belle macchine, palestre, ristoranti. E loro, gli agenti, in cambio gli assicuravano la loro protezione e la loro devozione.

Chi lo aiutava a risolvere, per come potevano, i suoi guai con la giustizia; chi interveniva quando i suoi locali venivano controllati; chi, invece, gli portava in giro, con la volante, il cibo da un bar all' altro. Insomma, una rete di gente in divisa alla quale D' Aguano, finito in carcere, si poteva rivolgere in caso di bisogno.

Per questo i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dai procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino e dal pubblico ministero Nadia Plastina, ieri hanno arrestato Simona Amadio, cancelliera da anni impiegata nella segreteria di un procuratore aggiunto e sei poliziotti oltre all' imprenditore.

SIMONA AMADIO CON MATTEO SALVINISIMONA AMADIO CON MATTEO SALVINI
Il compagno della cancelliera, che era stata anche candidata nella lista Salvini alle scorse comunali, Angelo Nalci, addetto al servizio scorte, due della squadra Volanti (Francesco Macaluso e Arturo Fasolino), due agenti del commissariato Fidene ( Alessandro Scarfò e Federico Rodio) e uno di quello di San Basilio (Gianluca Famulari). Nei loro confronti i pm contestano i reati di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e rivelazione del segreto d' ufficio.

Uno di loro, Macaluso, il 17 aprile scorso ha salvato un giovane di 28 anni che stava per lanciarsi da un palazzo in zona piazza Bologna ricevendo anche l'encomio del capo della polizia. Peccato che, oltre a quel gesto di coraggio, fosse al soldo di D' Aguano.

Scrive il gip Cinzia Parasporo nell'ordinanza che il poliziotto eroe « metteva a disposizione l'esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri in favore» dell' imprenditore. E poi elenca le utilità: il 5 per cento delle quote e la partecipazione in nero agli incassi, quantificata in 600 euro mensili, della New Arcadia, società di D'Aguano, costituita per la gestione del locale Arcadia in via di Settebagni. Le quote erano intestate alla figlia della sua compagna.
SIMONA AMADIO E MATTEO SALVINISIMONA AMADIO E MATTEO SALVINI
Macaluso sognava in grande.

Voleva qualcosa in più. I carabinieri hanno intercettato una conversazione tra lui e D' Aguano in cui il poliziotto dice: «Però, ti ripeto, se lo devo fare con loro, Carlo, sempre a sto 5 per cento no.... io voglio, vorrei una cosa per me fissa, una cosa che mi garantisce un futuro, una cosa». La risposta dell' imprenditore, che alcuni suoi colleghi chiamo " boss",, è: « Ti fidi di me?» .
Ma le lamentele sono molte, l'agente vuole più che gli «spicci», per questo D'Aguano medita di includerlo in una nuova società, un altro bar da rilevare a piazzale Clodio. D'altronde è lui ad intervenire e avvisare quando la polizia municipale irrompe all'Arcadia per un controllo: l'agente che ci lavora, finge di essere lì a mangiare con la famiglia ma riferisce ogni cosa. Per D'Aguano, nonostante tutto (spesso ne parla male), è una figura di riferimento: basti pensa che è Macaluso a presentargli Simona Amadio, la " talpa" della procura che lo aiuterà con i suoi procedimenti penali.
PROCURA DI ROMAPROCURA DI ROMA

Le richieste degli agenti sono più o meno le stesse: tutti quelli finiti in manette sono in società, vera o promessa, con il pregiudicato. Tanto che la moglie di D' Aguano, a un certo punto, si sfoga con uno di loro, Fasolino dicendo del marito: «Vive di apparenze e si compra le persone. Si sta circondando di genere di m...a. Tutti a c...i loro, capito? Quello perché si vuole far comprare la macchina, quell' altro si è fatto pagare la palestra... cioè si può andare avanti così?».

E, in effetti, le carte raccontano elargizioni di ogni tipo e continue richieste di denaro. Nalci, addirittura, si fa aiutare nell' acquisto di un' Audi A5, mentre Famulari si fa prestare da D' Aguano la Ferrari. Ancora, agli atti risulta anche un bonifico da oltre 17mila euro all' Associazione Sportiva Dilettantistica Reparto Volanti, della quale Fasolino è il legale rappresentante. Il sospetto di chi indaga è che quei soldi siano poi finiti nelle tasche dei poliziotti. Che tra loro si conoscevano tutti. Un club, appunto, al servizio del boss.
NAPOLI - GUERRA DI CAMORRANAPOLI - GUERRA DI CAMORRA

«TI PRESTO LA MIA FERRARI» I REGALI DEL BOSS AGLI AGENTI
Valentina Errante per “il Messaggero”

Carlo D'Aguano, per gli uomini dello Sco che nel 2013 scoperto la san Basilio spa, centro di spaccio e smercio di cocaina, era il napoletano e si occupava della distribuzione al dettaglio nel quartiere. Ma adesso l'indagine della Dda, coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, rivela che il pusher di Roma sud gestiva altri affari: quelli legati ai clan della camorra che a giugno di un anno fa, nella maxi operazione Babylonia, avevano portato all' arresto di 23 persone, e a un sequestro di circa 280 milioni di beni, i locali a Roma continuava a gestirli. Dalla Tiburtina a Settebagni. Dalla Nomentana a Ponte Milvio. Montecarlo Cafè, Greta cafè, New Arcadia, bar La torre.

Se la cancelliera Simona Amadio che forniva informazioni dalla procura e sognava di aprire un centro estetico o un privé, c' era già un piccolo impero che i poliziotti, ora in carcere o contribuivano a gestire, in cambio di finanziamenti, regali in denaro e piccoli favori, ad esempio evitargli la scocciatura della libertà vigilata nel quartiere di San Basilio D' Aguano sapeva come essere riconoscente.

procura romaPROCURA ROMA
Ha fatto bonifici per un totale di 17mila 690 euro tra aprile e dicembre 2016 a favore dell' Associazione Sportiva Dilettantistica Reparto Volanti, gruppo di cui fanno parte tre degli arrestati. Ad un agente, Gianluca Famulari per una sera dello scorso autunno ha prestato la Ferrari. E li riempiva di regali e carinerie: «Io tutte le sere lo mando sempre alla caserma di via Guido Reni, robe, tramezzini, cose buone», dice ad un agente parlando dei prodotti del bar Mizzica, sebbene il locale fosse in amministrazione giudiziaria dallo scorso anno e dunque, in teoria, lontano dal suo controllo.

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Poi c' erano le auto. Sono un' Audi A5 e un' Audi A3 che la Amadio e il suo compagno, il poliziotto Angelo Nelci avrebbero ottenuto grazie al rapporto con D' Aguano. E la donna litigando con il compagno lo insulta: «Ma tu la macchina con che cosa te la sei fatta? Fammi capire». E mentre sosteneva di «aver ampiamente guadagnato la somma di 4.000 euro con cui aveva acquistato la propria auto, a causa, tra l' altro, del rischio corso».

Se avesse subito un controllo fiscale, la cancelliera sapeva come giustificare l' acquisto: «Io all' Agenzia delle Entrate dico, guardi, è una cosa un po' privata, io ho una relazione con il concessionario». E Nelci racconta al telefono: «Ho un amico mio che gli ho fatto delle cortesie, dei piaceri, ma dei piaceri grossi, tramite Procura, che c' ha un concessionario proprio grosso qua a Roma, mi ha detto se passi ti faccio vedere una macchinuccia».

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Del resto la donna che a D'Aguanno diceva: «Carlè, noi ci capiamo al volo», offriva sempre la sua assoluta disponibilità. «Quella cosa lì in ufficio sta andando, si sta risolvendo, tu qualsiasi cosa ti serve, lo sai, io sto a disposizione», diceva. E per mediare gli affari del prestanome dei clan la donna chiamava anche i dirigenti del Tribunale per ottenere informazioni.


IL REGALO PER IL BAMBINO
BACIO DI CAMORRA ALLA FESTA DEI GIGLI A BARRABACIO DI CAMORRA ALLA FESTA DEI GIGLI A BARRA
La cancelliera Amadio, che al telefono rivendicava di poter arrivare «dove voleva», puntava ad un bar sulla Cassia e un centro estetico sulla Nomentana, dove impiegare un paio di amici. D' Aguano, che in un paio di occasioni le ha regalato 1000 euro in nero, contava su di lei per avere notizie del provvedimento di confisca dei beni. E la cancelliera era solerte nell' informarlo su tutto: «Gli ho portato questo regalo per il bambino... è rimasto così perché pensa che dico le cose per dire e invece, quando porto la carta...», racconta quando consegna a D' Aguano l' intero fascicolo per la confisca, all' amica che dovrebbe diventare sua socia e prestanome nel centro estetico Very well: «Carlo è una persona intelligente, ci siamo seduti e abbiamo parlato, ho visto il locale che ci vuole dare dobbiamo vedere tutte le sale, in una potremmo fare un priveè».

Fonte: qui