9 dicembre forconi: Torino
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lunedì 16 settembre 2019

L’ATTRICE GLORIA CUMINETTI PRESA A PUGNI DA UN 34ENNE MAROCCHINO IRREGOLARE A TORINO


L’AGGRESSORE, IN STATO DI AGITAZIONE FORSE PER L’ASSUNZIONE DI DROGHE, E’ STATO ARRESTATO DAI CARABINIERI CON L’UTILIZZO DEL TASER. LA DONNA HA TRASCORSO LA HA TRASCORSO LA NOTTE IN OSPEDALE...
Elisa Sola per corriere.it
È stata colpita da un pugno così violento da finire a terra, praticamente svenuta. E’ un’aggressione che non ha un motivo, quella che ha subito sabato sera l’attrice Gloria Cuminetti, diplomata al Teatro stabile di Torino e volto noto nel mondo del cinema e della tv. La donna è stata picchiata in via Cecchi da un marocchino di 34 anni che camminava per strada urlando e manifestando segni di squilibrio.
GLORIA CUMINETTIGLORIA CUMINETTI
Il marocchino prima ha insultato e colpito una coppia, poi ha incontrato l’attrice e ha infierito contro di lei all’improvviso. Cuminetti, di origini bergamasche, attrice che conosce bene Torino, città dove ha scelto di vivere, ha chiamato i carabinieri, che nel giro di poco tempo sono riusciti a individuare Halim Ben Daoud, irregolare in Italia. L’uomo è stato violento anche con i carabinieri.
Ha aggredito anche i militari che sono stati costretti ad azionare il taser in dotazione e hanno sparato un colpo. Il giovane è stato portato all’ospedale San Giovanni Bosco ed è stato poi dimesso: era in stato di agitazione psicomotoria, forse anche per l’assunzione di droghe. L’attrice, trentenne, protagonista, tra l’altro, di “Sexxx” di Davide Ferrario, ha passato la notte in ospedale dove è stata ricoverata per accertamenti. Fonte: qui

venerdì 30 agosto 2019

PARLA IL 57ENNE CHE HA SALVATO UNA DONNA DA UNO STUPRO DA PARTE DI UN 21ENNE AFRICANO A TORINO: "IL RAGAZZO ERA NUDO E ANCHE LEI LO ERA PERCHE' LUI LE AVEVA STRAPPATO TUTTI I VESTITI DI DOSSO. SONO INTERVENUTO E…"

"MI SONO TROVATO DAVANTI A UNA SCENA DA BESTIA. LEI PIANGEVA, LUI LA TRATTAVA COME UN ANIMALE"
Federico Garau per il Giornale

El Sayed Salem ShakerEL SAYED SALEM SHAKER
A distanza di pochissimi giorni dal brutale tentativo di stupro avvenuto all'interno di un palazzo di Torino, il 57enne che ha soccorso la vittima, immobilizzando l'aggressore africano, ha deciso di parlare.

I dettagli del suo racconto sono raccapriccianti.
Intervistato da Gioele Urso, giornalista per "TorinoToday", El Sayed Salem Shaker, da 40 anni nel nostro Paese, torna con la memoria a quei terribili attimi.

Sono circa le 6:30 di lunedì mattina quando una donna, uscita in strada per portare a passeggio i propri cani, viene improvvisamente afferrata e trascinata nell'androne di un palazzo di corso Giulio Cesare. Dopo averla picchiata e tramortita, il suo aggressore, un 21enne guineano, le ha strappato i vestiti di dosso e si è poi denudato cercando di costringerla a subìre un rapporto sessuale.

Salem è intervenuto proprio in quel momento. L'uomo, secondo quanto da lui riferito, stava uscendo di casa per andare a lavoro quando ha udito le grida disperate della vittima e si è imbattuto nell'orribile scena.

stuproSTUPRO
"Mi sono trovato davanti a una scena da bestia. Il ragazzo era nudo e anche lei era nuda, perché le aveva strappato tutti i vestiti di dosso. La trattava come un animale. Ho visto la scena mentre stavo scendendo le scale. Lei perdeva sangue dalla faccia perché le aveva spaccato il naso. Era ridotta male" racconta il 57enne, che continua. "La donna stava piangendo e gridando aiuto mentre l'aggressore le stava addosso e faceva delle cose incredibili. Sono intervenuto e ho bloccato l'uomo. Poi mia moglie ha chiamato la polizia e abbiamo aspettato fino a quando sono arrivati e l'hanno arrestato".

Salem si è avventato contro il 21enne, riuscendo ad atterrarlo mentre venivano allertate le autorità. Colto in flagranza di reato, il guineano è stato immediatamente arrestato dagli agenti della questura di Torino.

Ferita e sotto choc la vittima, una 50enne, è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco, dove ha ricevuto tutte le cure necessarie.
stuproSTUPRO
"Abito in quel palazzo da più di vent'anni e sono in Italia da 40anni, sono italianissimo. Persone come queste andrebbero castrate subito senza ragionarci troppo sopra. Per colpa di gente così la pagano anche tutti quelli che sono a posto e lavorano" commenta Salem con amarezza.

Fonte: qui

sabato 20 luglio 2019

I NIGERIANI SANNO MIMETIZZARSI SUI BARCONI E STRINGONO ALLEANZE CON LA MAFIA


IL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI TORINO, MARTINO: “HANNO CODICI CRIMINALI TRAMANDATI DA CAPO A SOTTOPOSTO IN VIA PIRAMIDALE. GLI AFFILIATI RIESCONO A MIMETIZZARSI TRA LA POPOLAZIONE COMUNE, ALCUNI DI LORO HANNO ANCHE UN LAVORO STABILE E CONDUCONO UNA VITA NORMALE”

“LA FURIA DELLA MAFIA NIGERIANA E’ NELLA LORO ‘BIBBIA VERDE’” 

L'INTERVISTA MARCO MARTINO «LA FURIA DEI CLAN NIGERIANI NELLA LORO BIBBIA»
Fabio Amendolara per “la Verità”
MARCO MARTINOMARCO MARTINO

Quando l'uomo del clan ha dettato l'indirizzo, gli investigatori hanno capito subito che poteva trattarsi di roba seria. Hanno intercettato il pacco partito dalla Nigeria e hanno fatto quella che definiscono «una scoperta preziosissima per l' inchiesta».

Un libro. La Green Bible, la bibbia verde della mafia nigeriana, con i suoi comandamenti, le sue regole e la scala gerarchica. E, così, gli investigatori della Squadra mobile di Torino che l' altro giorno, insieme ai colleghi di Bologna, hanno smantellato un clan che si era ben radicato all' ombra della Mole, hanno scoperto che in molti casi i codici sono identici a quelli delle mafie tradizionali italiane.

«Hanno capi che chiamano don, proprio come da noi. E codici criminali che abbiamo trovato scritti in quel libro e tramandati da capo a sottoposto in via piramidale». Il primo dirigente della polizia di Stato Marco Martino guida la Squadra mobile di Torino, una delle prime città che ha fatto i conti con la mafia nigeriana. Quello di giovedì scorso, infatti, non è che l' ultimo blitz. Qui è da tempo che gli investigatori tengono d' occhio i nigeriani. Seguono le loro mosse. E hanno anche ottenuto la collaborazione di un pentito che, esattamente come in una inchiesta siciliana, li ha accompagnati nel mondo oscuro del clan dei Maphite, che a Torino era anche spaccato in due: da un lato c' era la Famiglia latina e dall' altro la Famiglia vaticana.
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Dottor Martino, che livello di infiltrazione avete riscontrato nel tessuto sociale?
«A volte gli affiliati riescono a mimetizzarsi tra la popolazione comune, alcuni di loro hanno anche un lavoro stabile e conducono una vita assolutamente normale».

Ciò non toglie che siano molto pericolosi e, come sottolineato negli atti dell'inchiesta, sono anche aumentati numericamente dopo gli sbarchi a Lampedusa.
«Sono pericolosi e molto violenti. Già nei riti di affiliazione si denota una crudeltà fuori dal comune, con prove durissime da superare prima di riuscire a ottenere la fiducia del gruppo e dei capi. Noi siamo intervenuti in un momento di crisi, proprio mentre i rapporti all' esterno del gruppo si stavano surriscaldando e la situazione poteva diventare esplosiva».

arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMO
C'erano problemi con qualche mafioso locale?
«No, anzi, con uomini della criminalità organizzata italiana abbiamo riscontrato qualche contatto che stiamo approfondendo e buone relazioni collaborative».

Allora cominciavano a dar fastidio ad altri nigeriani?
«Uno dei gruppi non riconosceva all' altro la possibilità di affiliare nuovi uomini e non accettava la presenza di un altro capo sul territorio».

Litigavano, insomma.
«Non esattamente. In realtà le questioni si consumavano nel gruppo di appartenenza, ma gli animi cominciavano a surriscaldarsi. E mentre li ascoltavamo con i più potenti mezzi che la normativa antimafia ci mette a disposizione abbiamo scoperto fitti collegamenti con cellule estere»

Erano eterodiretti?
arresti mafia nigeriana a palermoARRESTI MAFIA NIGERIANA A PALERMO
«Più che altro erano controllati, ma questo è un po' ciò che accade anche con altre cellule sparse sul territorio italiano».

E magari finivano proprio all'estero i flussi finanziari.
«Esatto. E senza lasciare traccia. Niente conti corrente, niente carte di credito. E neanche money transfer. Usavano il classico metodo degli spalloni con la 24 ore. Abbiamo monitorato una partenza in aereo prenotata solo poche ore prima, proprio perché rendendola improvvisa diventava meno verificabile».

Era l'incasso della droga?
«È una delle attività prevalenti, insieme allo sfruttamento della prostituzione. C'erano aree della città completamente nelle loro mani. Tanto che, in un caso, cominciavano a innervosirsi gruppi di cittadini pachistani che in un quartiere gestiscono dei negozi. Ma i nigeriani sono violenti anche al loro interno. Abbiamo scoperto una notevole capacità d' intimidazione e ai capi veniva riconosciuta molta autorevolezza».
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA

Torniamo ai codici.
«Per indicare la città di Torino, ad esempio, veniva usato un codice numerico. E per rendersi riconoscibili ai loro connazionali, gli affiliati Maphite indossavano baschi o abiti di colore verde. Una forma di comunicazione non verbale, diretta ad altri rappresentanti della comunità nigeriana che, riconoscendo quei simboli sapeva esattamente con chi aveva a che fare. È stato possibile capirci qualcosa proprio grazie alla bibbia verde che abbiamo intercettato. Ogni gesto è ben catalogato nel libro ed è riconosciuto da tutta la comunità».

E poi c'è un collaboratore di giustizia.
«Che ha dato un altro importante contributo non senza correre dei rischi. Nel gruppo, infatti, cominciavano a sospettare qualcosa ed erano diventati diffidenti».

Avete trovato armi?
mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
«I nigeriani, è risaputo, prediligono le armi bianche, coltelli, machete, roncole. A Bologna, durante, le perquisizioni è saltato fuori qualcosa. Ma questo non vuol dire che sia una mafia meno pericolosa. Per fortuna è ancora molto rozza e, pur presentando tutte le caratteristiche dei clan, è ancora a livello embrionale, ossia il momento giusto per intervenire e provare a debellarla».

SANNO MIMETIZZARSI SUI BARCONI E STRINGONO ALLEANZE CON LA MAFIA
F. Ame. per “la Verità”

La mafia nigeriana è oggi diffusa in tutta Italia. Dal mercato palermitano di Ballarò, ormai controllato dai nigeriani con il placet di Cosa nostra, alla Mole torinese, dove non manca la 'ndrangheta, che a volte lavora con gli africani. E per la prima volta il fenomeno trova consacrazione in un capitolo a sé della relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia.

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA
I nigeriani, al di là delle pratiche primitive e tribali, come i riti voodoo, «declinano in maniera sorprendente grandi capacità nell' impiego di tecnologie avanzate e nella realizzazione di sistemi finanziari paralleli, grazie ai quali fanno affluire, verso la terra di origine, ingenti somme di denaro acquisite con le attività illegali».

È una delle valutazioni della Dia. Fa affari con la droga e la tratta di persone ridotte in schiavitù e «non di rado», si legge nella relazione, «mimetizzate fra i flussi di immigrati clandestini». La Dia ricorda che anche in Nigeria, dove Boko Haram continua a diffondersi, esistono posizioni estremiste filo islamiche e invita per questo motivo a riservare la massima attenzione verso i nostri istituti di pena «per evitare che si alimentino percorsi di radicalizzazione».

Con la magistratura nigeriana c' è da tempo un costante scambio di dati e informazioni», sottolinea la Dia, «nell' auspicio che tutto ciò porti a investigazioni più mirate e maggiormente efficaci». La cooperazione giudiziaria, però, che deve cominciare anzitutto dall' Unione europea. E quando le sinergie funzionano il contrasto riesce al meglio.
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA
D' altra parte, quello dell' infiltrazione della mala africana non è un fenomeno isolato.

«Si è inserita perfettamente nel territorio italiano, avviando importanti sinergie criminali con le organizzazioni mafiose del Paese, diventando anch' essa un' associazione di stampo mafioso e, a volte, impressionando persino la criminalità locale», scrivono gli analisti dell' antimafia. Come a Castel Volturno (Caserta), «luogo legato a membri dell' organizzazione Eiye per dimora, transito, legami familiari, episodi delittuosi e altro».

L' area, fortemente inquinata dalla presenza del clan dei Casalesi, «può essere sicuramente considerata, da almeno tre decenni», valuta la Dia, proprio l' espressione della coesistenza tra gruppi camorristici e criminalità nigeriana. Quest' ultima è riuscita a imprimere a quel territorio l' immagine, anche a livello mediatico, di una sorta di free zone, punto nevralgico dei traffici internazionali di droga e della massiva gestione della prostituzione su strada, favorita anche dalla disponibilità alloggiativa, talvolta abusiva, da parte di proprietari del posto senza scrupoli».
AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

La coesistenza tra la mafia locale e quella africana non è mai stata indolore.
Già nel 1990 le conflittualità culminarono nella cosiddetta strage di Pescopagano, frazione di Castel Volturno, quando, sotto i colpi della camorra, rimasero uccise cinque persone, un italiano e quattro stranieri, nel corso di un assalto armato eseguito all' interno di un bar. «L' obiettivo della camorra casertana era eliminare la presenza di extracomunitari dediti allo spaccio sul litorale domitio», ricorda la Dia. Ma alla fine non c' è riuscita. I nigeriani sono ancora lì, più forti di prima.

La Corte di Cassazione ne aveva già sottolineato i tratti tipici della mafiosità, rappresentati dal vincolo associativo, dalla forza di intimidazione, dal controllo di parti del territorio e dalla realizzazione di profitti illeciti. Il tutto, sommato a una componente mistico religiosa, a codici di comportamento ancestrali. Che restano sempre collegati alla madre patria. Fontequi

venerdì 19 luglio 2019

Torino. Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus: "Non è moda, è protesta"

Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus | "Non è moda, è protesta"

Parla, Grasso Antonio Salvatore, l'uomo che per primo ha camminato a passo d'uomo davanti al bus. Per lui non è una moda (Video), ma una protesta nata dal disagio in seguito al comportamento di alcuni autisti di GTT. L'uomo in passato ha fatto anche parte del Coordinamento 9 dicembre, i cosiddetti "Forconi". Grasso ci ha voluto spiegare le motivazioni della sua protesta. 



10 Ottobre 2018




Fonte: qui

martedì 16 luglio 2019

INFORMATORI DELL’EST, ALTI FUNZIONARI AFRICANI, MERCENARI E NAZISTELLI ARMATI, ECCO COSA C’E’ DIETRO IL MAXI-SEQUESTRO DI ARMI IN LOMBARDIA (COMPRESO UN MISSILE ARIA-ARIA)

CHI E’ FABIO DEL BERGIOLO, EX CANDIDATO CON FORZA NUOVA: LE FOTO DI HITLER, L’ODIO PER I MIGRANTI E LE BESTEMMIE AI VESCOVI, SOSPESO DAL LAVORO DI DOGANIERE PER UNA TRUFFA 
IL PRESUNTO PIANO PER COLPIRE SALVINI…
SVASTICHE FUCILI E UN MISSILE TROVATO IN UN GARAGE L'ARSENALE DEI NEOFASCISTI
Massimiliano Peggio per ''la Stampa''

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA - MISSILE ARIA ARIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA - MISSILE ARIA ARIA
«Ho un missile aria-aria di fabbricazione francese da vendere. Ti interessa?». Il messaggio, accompagnato da una fotografia della testata, è stato spedito ad un indirizzo WhatsApp. Destinatario un combattente italiano reduce del Donbass, filogovernativo. A inviare il messaggio, intercettato dalla Digos di Torino, è stato Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex ispettore delle Dogane in servizio a Malpensa, candidato al Senato nel 2001 per Forza Nuova nel collegio di Gallarate. Missili, estrema destra, intrighi internazionali.

Dalla scoperta di questa trattativa è scattata nei giorni scorsi l'operazione della polizia, coordinata dalla procura torinese, che ha portato all' arresto di tre persone: per «aver detenuto e posto in vendita un'arma da guerra tipo missile aria-aria», e per essere in possesso di un arsenale di fucili d' assalto e pistole di produzione per lo più austriaca, tedesca e statunitense. L' arsenale, con un' ampia gamma di munizionamento, è stato trovato nell' abitazione dell' ex aspirante senatore, sotto il suo letto.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Mentre il missile Matra R530, realizzato per i caccia francesi Mirage ma dimesso dall' esercito del Qatar, è stato ritrovato, nel suo involucro di trasporto, in un magazzino di Rivanazzano Terme, tra Voghera a Tortona, presso la Star Air Service, società che commercializza e ripara piccoli aerei civili. I titolari Alessandro Michele Aloise Monti, 42 anni, svizzero, e Fabio Amalio Bernardi, 50 anni, residente a Oleggio, inizialmente fermati come indiziati di delitto per il reato di vendita di armi da guerra, sono stati posti agli arresti domiciliari a seguito dell' udienza di convalida.

L' indagine della Digos, diretta da Carlo Ambra, inizia alcuni mesi fa, quando un informatore di un paese dell' Est svela agli investigatori un articolato traffico internazionale di armi, riconducibili ad aree dell' estrema destra. Tra le confidenze, fa riferimento anche a un presunto piano per colpire il ministro dell' Interno Matteo Salvini.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Gli accertamenti della polizia, coordinata dal pool antiterrorismo della procura affidato all' aggiunto Emilio Gatti, imboccano più strade: una di queste li porta a individuare i tre soggetti, intenzionati a mettere in vendita il missile, prendendo contatti con militanti del Donbass e con un alto funzionario pubblico africano. Il piano contro Salvini si rivela subito un vicolo cieco, senza «consistenza investigativa» dicono dalla procura.

La svolta arriva nei giorni scorsi, quando gli investigatori incappano in questa «proposta di vendita per conto terzi». Così scatta il blitz a Gallarate. Nell' abitazione di Fabio Del Bergiolo vengono sequestrate una quarantina di armi, tra cui fucili d' assalto tipo «bullpup» Steyr Aug, Colt M16, in dotazione all' esercito Usa, una Steyr Mannlicher in uso ai Gis dei carabinieri. E un moschetto Carcano 91: un pezzo d'antiquariato funzionante, ma evocativo, essendo simile a quello utilizzato da Lee Oswald per uccidere John Fitzgerald Kennedy.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 5SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 

In casa anche svastiche e cartelli nazisti. Messo alle stratte, ha confermato spontaneamente agli uomini dell' antiterrorismo del piano di vendere il missile. «Sono amico di Alessandro Monti, per motivi lavorativi, commercializzando aerei. Alcuni mesi fa mi ha detto di avere un contenitore con dentro un missile e che gli serviva la mia consulenza per venderlo».

L'incontro è avvenuto in un magazzino di Oriolo, nei pressi di Voghera. Qui Del Bergiolo ha visionato l' oggetto. «Abbiamo aperto il portellone e fatto scivolare fuori la testata». Ha scattato delle foto. Poi ha stimato un prezzo: tra i 450 e 500 mila euro. Successivamente il missile, del quale non si conosce il percorso fatto per arrivare in Italia, è stato trasferito a Rivanazzano Terme. «Il materiale sequestrato - spiega il questore di Torino Giuseppe De Matteis - merita la massima attenzione. Un'operazione che ha pochi precedenti investigativi in Italia».

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 4SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
HITLER, CROCIFISSO E ODIO IL FILO NERO CHE LEGA IL PARTITO NEOFASCISTA AI MERCENARI RUSSI
Niccolò Zancan per ''la Stampa''

L' uomo che stava cercando di vendere un missile abita in un condominio rosa, davanti a due campi da tennis e un centro commerciale. Gallarate, zona dei laghi. Calma apparente. «Ma il signor Del Bergiolo passava il tempo a odiare i migranti. Li malediceva. Usava frasi irripetibili contro i vescovi che li accolgono. Per Pasqua mi ha mandato delle foto di donne nude vestite da naziste, era ossessionato dalle armi. Non so cosa pensasse di fare, ma era inquietante. Tutto sommato, sono più tranquilla di sapere che adesso è in carcere».

I vicini sapevano. Ma non fino a questo punto. Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex guardia doganale all' aeroporto di Malpensa, abitava qui al quarto piano con la madre. Stava dormendo quando sono arrivati per arrestarlo. Nella sua camera c' è un grande crocifisso sopra al letto, e sulla destra una foto di Adolf Hitler con Benito Mussolini.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Dentro un vecchio armadio, gli agenti della digos hanno sequestrato una mitragliatrice Scorpion, 9 fucili da guerra, 3 fucili da caccia, 7 pistole, 306 pezzi di armi da sparo, 20 baionette, 831 munizioni di vario calibro. Alcune armi erano nascoste sotto al materasso. Ovunque: testi sul nazismo e vecchie insegne delle SS. È da questo contesto che bisogna partire. Da questo nazista dichiarato che cerca di vendere un vecchio missile di fabbricazione francese ai mercenari arruolati nella guerra del Donbass.

Non si sa molto di Fabio Del Bergiolo. Figlio di una guardia carceraria e di una casalinga, nel 2001 si è candidato con il partito neofascista Forza Nuova al Senato. Ha preso 611 voti, non è stato eletto. Due anni dopo, è stato sospeso dal lavoro di doganiere per una truffa. Era in servizio alla Svad: servizio vigilanza antifrode doganale. Ma incassava lui - così almeno in 55 casi - l' Iva sulle fatture che i passeggeri stranieri presentavano per il rimborso al momento del ritorno in patria.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

Non ci sono interviste politiche, nessun passaggio sul canale locale «Rete 55». Sparisce dai radar, ma accumula armi. Fino a quando un suo messaggio finisce nell' inchiesta sui mercenari italiani di estrema destra andati a combattere nel Donbass. È lui che sta cercando di vendere un missile del valore di 600 mila euro. «Il mio assistito è soltanto un appassionato collezionista d' armi», dice l' avvocato Fausto Moscatelli. Eppure quel messaggio sembra smentirlo. E il partito neofascista di Forza Nuova ritorna ancora da entrambi i lati della storia. In Italia, come in Russia.

La prima traccia di questo collegamento è nell' incontro che si tiene a San Pietroburgo nel marzo del 2015, dove al Forum internazionale russo organizzato dal partito Rodina con i soldi del Cremlino partecipano fra molti militanti neonazisti anche il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore, Luca Bertoni dell' associazione Lombardia-Russia e Irina Osipova di Rim-Giovani italo russi, successivamente vista a Mosca come interprete a fianco di Gianluca Savoini e del ministro dell'Interno Matteo Salvini.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 3SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

La seconda traccia è negli spostamenti del mercenario arruolato nel Donbass Andrea Palmeri, detto «il generalissimo». Toscano di Lucca, ex capo ultrà, si arruola dopo una lunga militanza in Forza Nuova e la conoscenza ancora di Irina Osipova. È considerato un reclutatore di mercenari. È tuttora nel Donbass a combattere da latitante con i filo russi. La terza traccia di un collegamento è questo cittadino di Gallarate con un arsenale in casa. Anche lui ha un passato in Forza Nuova.

Anche lui finisce dentro un'inchiesta che riguarda i paramilitari italiani che combattono al confine russo contro i soldati ucraini. Sono nomi e sigle che ritornano. «L'estrema destra si sta armando», dice Saverio Ferrari dell'Osservatorio italiano sulle nuove destre. «Qualcuno ipotizza apertamente di voler organizzare la lotta armata, come Alessandro Limido della Comunità Militante dei Dodici raggi di Varese.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

Altri pensano di mettere armi da parte. Il laboratorio di tutto questo è il Donbass. C'è un'intercettazione in cui un mercenario dice che proprio il Donbass potrebbe essere cioè che è stata Fiume per il fascismo nel 1919». Ecco, quindi, il filo nero che lega una casa di Gallarate fino al confine russo. L'anziana madre di Fabio Del Bergiolo è incredula: «Io non lo so cosa ci dovesse fare con quel missile. Mio figlio non mi diceva niente».

Fonte: qui

giovedì 27 giugno 2019

COME CI HA FREGATO MARCHIONNE


RICCARDO RUGGERI ALZA IL SIPARIO SUGLI ULTIMI ANNI DEL GRUPPO FIAT, QUELLI DELLA GESTIONE MARCHIONNE E DELL’OPERAZIONE CHRYSLER: “DETROIT È RIMASTA UNA DELLE CAPITALI DELL’AUTO MONDIALE, TORINO È DIVENTATA CITTÀ DELLA CULTURA. L’ITALIA NON HA PIÙ UN’INDUSTRIA DELL’AUTO, È COME LA SPAGNA” 

LE MAGIE DI “MARPIONNE”, CON I FINTI PIANI INDUSTRIALI E LE “FAKE TRUTH”, E IL CAMBIO DI STRATEGIA INIZIATO CON IL TENTATO ACCORDO CON RENAULT


RICCARDO RUGGERI FCA REMAIN O EXIT?RICCARDO RUGGERI FCA REMAIN O EXIT?
Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un estratto di “Fca remain o exit?”, il nuovo libro di Riccardo Ruggeri (20 euro, 194 pagine). Il saggio è in tiratura limitata e non andrà nelle librerie. Gli abbonati a Zafferano news potranno acquistare il volume a metà prezzo scrivendo a distribuzione@grantorinolibri.it.

La crisi del 2008 aveva cominciato a colpire anche gli Stati Uniti, le tre Big dell' Auto (Gm, Ford, Chrysler) sono in ginocchio, Ford decide di salvarsi da sola, le altre chiedono aiuto allo Stato. Il presidente Barack Obama decide di «salvare» Gm (la parola autentica «nazionalizzazione mascherata» non si può usare, siamo nel Paese del liberismo più sfrenato, o no?) e di «vendere» Chrysler (peccato che sia di proprietà di Daimler, ma il presidente tutto può). La tedesca Daimler ha rischiato di fallire per l' avventura Chrysler, si sussurra che il giochino le sia costato 60 miliardi di dollari.

obama marchionneOBAMA MARCHIONNE
[...] Chrysler viene offerta a tutti i costruttori di auto del mondo, tutti la rifiutano. Perché? Arriva Sergio Marchionne, e in tempi rapidi l' operazione si chiude. Trovo subito curiosa questa operazione, sembra un gioco delle tre carte, eppure al tavolo verde c' è Barack Obama, appena eletto presidente, c' è la Fiat con Marchionne. Come può un' azienda giudicata «junk» da una primaria società di rating americana appena due mesi prima, acquistare, in America, la fallita Chrysler senza metterci del cash ma solo «carta», disegni e know how (presunto)?

JOHN ELKANN - MONTEZEMOLO - SERGIO MARCHIONNEJOHN ELKANN - MONTEZEMOLO - SERGIO MARCHIONNE
Riflettendo con il Wall Street Journal è corretta la sintesi «Una nazionalizzazione mascherata seguita da una privatizzazione facilitata». Di norma chi compra, se ci mette quattrini veri, pretende il potere, il management, la sede del quartier generale, lo sviluppo prodotto, la cassa, gli investimenti, la difesa dei suoi stabilimenti nazionali. Altrimenti non avrebbe senso, chiosa il Wsj. Sacrosanto.

CACCIAVITI
SERGIO MARCHIONNESERGIO MARCHIONNE






Infatti è finita così, all' Italia sono rimasti tanti piani industriali ben infiocchettati e quattro stabilimenti non strategici (i cattivi dicono «cacciavite»), legati all' andamento del mercato italiano ed europeo. In America le small car di tecnologia verde italiana non si sono viste, perché al cliente americano non interessavano. Quello specchietto fu solo un modo per tranquillizzare un Obama a quel tempo in versione Greta.

riccardo ruggeri 4RICCARDO RUGGERI
L' America, grazie al genio del deal maker Marchionne, ha «salvato» anche Fiat, lasciando la proprietà formale a noi investitori, dando agli americani la governance effettiva (un' operazione Cuccia rovesciata). Così è finita, come doveva finire: Detroit è rimasta una delle capitali dell' auto mondiale, Torino è diventata una città della cultura. Quel che è certo, l' Italia non ha più un' industria dell' auto, è come la Spagna. Marchionne nel frattempo, procede con passo da bersagliere all' integrazione fra Fiat e Chrysler, negozia con durezza il «costo del lavoro» sia con l' amministrazione Usa che con i sindacati americani Uaw.
elkann marchionneELKANN MARCHIONNE

Ottiene grandi benefici sui costi, è evidente che la contropartita (sottesa) sarà: investimenti di prodotto su Jeep e Ram, investimenti sugli stabilimenti ma solo in quelli americani. Niente trippa per l' Italia. Non si può dire, ma sarà così, lo scopriremo presto.

SERGIO MARCHIONNESERGIO MARCHIONNE
[...] Il mercato americano si è ripreso, la crescita parte proprio dai modelli Suv e pick up penalizzati pesantemente durante la crisi e grazie alla loro elevata redditività, Chrysler comincia a cambiare segno. Di conseguenza, l' indebitamento entra in una fase di progressiva forte riduzione. C' è il problema dell' Europa, intesa come investimenti industriali e come sviluppo prodotti di nuova generazione: auto elettriche ibride e veicoli a guida autonoma.
marchionne berlusconiMARCHIONNE BERLUSCONI

Che fare? Marchionne ha un problema ancora 















più grande: l' Italia. [...] Deve come ovvio confermare che il cervello e il cuore di Fca sarà l' Italia. Quindi, gli investimenti prioritari qua devono avvenire. Lui sa che non finirà così, perché è già tutto deciso, Fca sarà un' azienda americana. Allora ha un' idea, l' ennesima, al solito geniale.
GIANLUIGI GABETTI E SERGIO MARCHIONNEGIANLUIGI GABETTI E SERGIO MARCHIONNE

Si muove su due piani, diversi ma complementari, necessari a realizzare il suo «disimpegno italico» (tagliare la corda e non pagare pegno). Si inventa una strategia prodotto-mercato suggestiva: uscire dalle auto medio-piccole per clienti poveri ed entrare nel ricco segmento premium per clienti di fascia alta. Il futuro ha i nomi di Alfa Romeo e di Maserati, due marchi prestigiosi. I «competenti» nostrani hanno orgasmi multipli nell' assistere in diretta al miracolo.

ferdinand piech 1FERDINAND PIECH 1









Nei miei Camei di allora battezzai questa strategia «ballon d' essai colorati», applicati a finti piani Industriali. Si apre un dibattito surreale sul costo del lavoro, sulle regole, sulle pause (sic!). C' è pure un consulente giapponese. Tutti si scatenano, le ideologie liberal-liberistiche e quella marxista si scontrano, tutti prendono posizione. In realtà è tutto finto, perché Fca non ha né i prodotti da produrre e né i quattrini per fare gli investimenti industriali relativi. Si crea così un milieu socio culturale ove la «meglio gioventù» dei salotti, dell' accademia, del sindacato, delle redazioni giornalistiche si scontreranno per lungo tempo sul nulla, perché in realtà si trattava di una gigantesca bolla di fake truth.
marchionneMARCHIONNE
Quello di cui si dibatteva sarebbe stato fatto in America, era già tutto scritto nei patti parasociali ufficiali o segreti poco importa.

L' ESEMPIO DI AUDI
I «competenti» che facevano dotte discussioni sul segmento premium (suonava bene) non sapevano che era tecnicamente infattibile. Fca non era attrezzata per riprendere un percorso premium dal quale era uscita 30 anni prima. La mitica Audi ci aveva messo 20 anni (sic!) per entrare in tale segmento, pur essendo tedeschi e pur spendendo una montagna di quattrini, e avendo al vertice Ferdinand Piech.

[...] Che fare? Ovvio, affrontare il problema dal punto di vista comunicazionale, la sempreverde politica degli «annunci» torna pimpante e pagante in casi come questi. L' ispirazione? Il parallelo con gli «aerei di Mussolini» con cui il Duce gabbò persino Hitler.
manley marchionneMANLEY MARCHIONNE
Così, ogni anno un nuovo piano industriale, più aggressivo del precedente (uno degli obiettivi qualificanti erano le solite nuove 400.000 Alfa Romeo prodotte all' anno che avrebbero lanciato l' azienda al successo planetario).

Marco Cobianchi sui piani di Marchionne ci scrive un libro imperdibile, American Dream. Il più divertente di questi piani fu «Fabbrica Italia». Prevedeva un investimento di 20 miliardi di euro senza che ci fossero né i prodotti, né i clienti, né i 20 miliardi. Questa fake truth era talmente stravagante, al limite del ridicolo, che lo stesso Marchionne, due anni dopo, fece autocritica e chiese scusa. [...]

RENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLERRENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLER
Tutti pendevano dalle labbra del prestigiatore Marchionne. I suoi adepti persero ogni capacità di separare il grano (la realtà) dal loglio (la fuffa, la bugia). Però sembravano felici, convinti di vivere e condizionare la storia.

IL DOMATORE
Un bel giorno del 2014, nell' auditorium Chrysler di Auburn Hill, il secondo edificio più grande d' America dopo il Pentagono, fu presentato il primo piano industriale di Fca. Riassumeva tutti i finti piani precedenti, ma questo doveva apparire quantomeno «veritiero», perché sarebbe stato presentato alla Borsa.

LAPO ELKANN E SERGIO MARCHIONNELAPO ELKANN E SERGIO MARCHIONNE






Per 11 ore e 18 minuti i manager di Fca si alternarono sul palco sotto la sapiente guida del «domatore» Marchionne, bombardando i presenti con parole, numeri, grafici, slide.
Una grande rappresentazione teatrale. Chapeau! In questo piano un obiettivo era chiaro: azzerare il debito con ogni mezzo. E azzeramento fu. [...] Sono intellettualmente soddisfatto di aver previsto in tempi lontani come sarebbe finita, ma in fondo per uno del mestiere non era poi così difficile.
john elkannJOHN ELKANN

Come investitore storico (2009) sono stato trattato con i guanti, mai investimento (seppur risibile) fu meglio ricompensato. Certo, come torinese e italiano sono invece profondamente depresso, anche se conosco la battuta che si fa in questi casi: «è il Ceo capitalism, bello mio!». Tutto chiaro, tutto bene, ma come investitore che fare? Remain o exit? [...] Ora sappiamo che Exor decise di puntare a un' alleanza Fca-Renault-Nissan per diventare il primo gruppo al mondo. Lo scenario strategico di riferimento ipotizzato da Marchionne veniva stravolto. Fonte: qui