9 dicembre forconi: bugie
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giovedì 27 giugno 2019

COME CI HA FREGATO MARCHIONNE


RICCARDO RUGGERI ALZA IL SIPARIO SUGLI ULTIMI ANNI DEL GRUPPO FIAT, QUELLI DELLA GESTIONE MARCHIONNE E DELL’OPERAZIONE CHRYSLER: “DETROIT È RIMASTA UNA DELLE CAPITALI DELL’AUTO MONDIALE, TORINO È DIVENTATA CITTÀ DELLA CULTURA. L’ITALIA NON HA PIÙ UN’INDUSTRIA DELL’AUTO, È COME LA SPAGNA” 

LE MAGIE DI “MARPIONNE”, CON I FINTI PIANI INDUSTRIALI E LE “FAKE TRUTH”, E IL CAMBIO DI STRATEGIA INIZIATO CON IL TENTATO ACCORDO CON RENAULT


RICCARDO RUGGERI FCA REMAIN O EXIT?RICCARDO RUGGERI FCA REMAIN O EXIT?
Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un estratto di “Fca remain o exit?”, il nuovo libro di Riccardo Ruggeri (20 euro, 194 pagine). Il saggio è in tiratura limitata e non andrà nelle librerie. Gli abbonati a Zafferano news potranno acquistare il volume a metà prezzo scrivendo a distribuzione@grantorinolibri.it.

La crisi del 2008 aveva cominciato a colpire anche gli Stati Uniti, le tre Big dell' Auto (Gm, Ford, Chrysler) sono in ginocchio, Ford decide di salvarsi da sola, le altre chiedono aiuto allo Stato. Il presidente Barack Obama decide di «salvare» Gm (la parola autentica «nazionalizzazione mascherata» non si può usare, siamo nel Paese del liberismo più sfrenato, o no?) e di «vendere» Chrysler (peccato che sia di proprietà di Daimler, ma il presidente tutto può). La tedesca Daimler ha rischiato di fallire per l' avventura Chrysler, si sussurra che il giochino le sia costato 60 miliardi di dollari.

obama marchionneOBAMA MARCHIONNE
[...] Chrysler viene offerta a tutti i costruttori di auto del mondo, tutti la rifiutano. Perché? Arriva Sergio Marchionne, e in tempi rapidi l' operazione si chiude. Trovo subito curiosa questa operazione, sembra un gioco delle tre carte, eppure al tavolo verde c' è Barack Obama, appena eletto presidente, c' è la Fiat con Marchionne. Come può un' azienda giudicata «junk» da una primaria società di rating americana appena due mesi prima, acquistare, in America, la fallita Chrysler senza metterci del cash ma solo «carta», disegni e know how (presunto)?

JOHN ELKANN - MONTEZEMOLO - SERGIO MARCHIONNEJOHN ELKANN - MONTEZEMOLO - SERGIO MARCHIONNE
Riflettendo con il Wall Street Journal è corretta la sintesi «Una nazionalizzazione mascherata seguita da una privatizzazione facilitata». Di norma chi compra, se ci mette quattrini veri, pretende il potere, il management, la sede del quartier generale, lo sviluppo prodotto, la cassa, gli investimenti, la difesa dei suoi stabilimenti nazionali. Altrimenti non avrebbe senso, chiosa il Wsj. Sacrosanto.

CACCIAVITI
SERGIO MARCHIONNESERGIO MARCHIONNE






Infatti è finita così, all' Italia sono rimasti tanti piani industriali ben infiocchettati e quattro stabilimenti non strategici (i cattivi dicono «cacciavite»), legati all' andamento del mercato italiano ed europeo. In America le small car di tecnologia verde italiana non si sono viste, perché al cliente americano non interessavano. Quello specchietto fu solo un modo per tranquillizzare un Obama a quel tempo in versione Greta.

riccardo ruggeri 4RICCARDO RUGGERI
L' America, grazie al genio del deal maker Marchionne, ha «salvato» anche Fiat, lasciando la proprietà formale a noi investitori, dando agli americani la governance effettiva (un' operazione Cuccia rovesciata). Così è finita, come doveva finire: Detroit è rimasta una delle capitali dell' auto mondiale, Torino è diventata una città della cultura. Quel che è certo, l' Italia non ha più un' industria dell' auto, è come la Spagna. Marchionne nel frattempo, procede con passo da bersagliere all' integrazione fra Fiat e Chrysler, negozia con durezza il «costo del lavoro» sia con l' amministrazione Usa che con i sindacati americani Uaw.
elkann marchionneELKANN MARCHIONNE

Ottiene grandi benefici sui costi, è evidente che la contropartita (sottesa) sarà: investimenti di prodotto su Jeep e Ram, investimenti sugli stabilimenti ma solo in quelli americani. Niente trippa per l' Italia. Non si può dire, ma sarà così, lo scopriremo presto.

SERGIO MARCHIONNESERGIO MARCHIONNE
[...] Il mercato americano si è ripreso, la crescita parte proprio dai modelli Suv e pick up penalizzati pesantemente durante la crisi e grazie alla loro elevata redditività, Chrysler comincia a cambiare segno. Di conseguenza, l' indebitamento entra in una fase di progressiva forte riduzione. C' è il problema dell' Europa, intesa come investimenti industriali e come sviluppo prodotti di nuova generazione: auto elettriche ibride e veicoli a guida autonoma.
marchionne berlusconiMARCHIONNE BERLUSCONI

Che fare? Marchionne ha un problema ancora 















più grande: l' Italia. [...] Deve come ovvio confermare che il cervello e il cuore di Fca sarà l' Italia. Quindi, gli investimenti prioritari qua devono avvenire. Lui sa che non finirà così, perché è già tutto deciso, Fca sarà un' azienda americana. Allora ha un' idea, l' ennesima, al solito geniale.
GIANLUIGI GABETTI E SERGIO MARCHIONNEGIANLUIGI GABETTI E SERGIO MARCHIONNE

Si muove su due piani, diversi ma complementari, necessari a realizzare il suo «disimpegno italico» (tagliare la corda e non pagare pegno). Si inventa una strategia prodotto-mercato suggestiva: uscire dalle auto medio-piccole per clienti poveri ed entrare nel ricco segmento premium per clienti di fascia alta. Il futuro ha i nomi di Alfa Romeo e di Maserati, due marchi prestigiosi. I «competenti» nostrani hanno orgasmi multipli nell' assistere in diretta al miracolo.

ferdinand piech 1FERDINAND PIECH 1









Nei miei Camei di allora battezzai questa strategia «ballon d' essai colorati», applicati a finti piani Industriali. Si apre un dibattito surreale sul costo del lavoro, sulle regole, sulle pause (sic!). C' è pure un consulente giapponese. Tutti si scatenano, le ideologie liberal-liberistiche e quella marxista si scontrano, tutti prendono posizione. In realtà è tutto finto, perché Fca non ha né i prodotti da produrre e né i quattrini per fare gli investimenti industriali relativi. Si crea così un milieu socio culturale ove la «meglio gioventù» dei salotti, dell' accademia, del sindacato, delle redazioni giornalistiche si scontreranno per lungo tempo sul nulla, perché in realtà si trattava di una gigantesca bolla di fake truth.
marchionneMARCHIONNE
Quello di cui si dibatteva sarebbe stato fatto in America, era già tutto scritto nei patti parasociali ufficiali o segreti poco importa.

L' ESEMPIO DI AUDI
I «competenti» che facevano dotte discussioni sul segmento premium (suonava bene) non sapevano che era tecnicamente infattibile. Fca non era attrezzata per riprendere un percorso premium dal quale era uscita 30 anni prima. La mitica Audi ci aveva messo 20 anni (sic!) per entrare in tale segmento, pur essendo tedeschi e pur spendendo una montagna di quattrini, e avendo al vertice Ferdinand Piech.

[...] Che fare? Ovvio, affrontare il problema dal punto di vista comunicazionale, la sempreverde politica degli «annunci» torna pimpante e pagante in casi come questi. L' ispirazione? Il parallelo con gli «aerei di Mussolini» con cui il Duce gabbò persino Hitler.
manley marchionneMANLEY MARCHIONNE
Così, ogni anno un nuovo piano industriale, più aggressivo del precedente (uno degli obiettivi qualificanti erano le solite nuove 400.000 Alfa Romeo prodotte all' anno che avrebbero lanciato l' azienda al successo planetario).

Marco Cobianchi sui piani di Marchionne ci scrive un libro imperdibile, American Dream. Il più divertente di questi piani fu «Fabbrica Italia». Prevedeva un investimento di 20 miliardi di euro senza che ci fossero né i prodotti, né i clienti, né i 20 miliardi. Questa fake truth era talmente stravagante, al limite del ridicolo, che lo stesso Marchionne, due anni dopo, fece autocritica e chiese scusa. [...]

RENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLERRENZI MARCHIONNE ALLA FABBRICA CHRYSLER
Tutti pendevano dalle labbra del prestigiatore Marchionne. I suoi adepti persero ogni capacità di separare il grano (la realtà) dal loglio (la fuffa, la bugia). Però sembravano felici, convinti di vivere e condizionare la storia.

IL DOMATORE
Un bel giorno del 2014, nell' auditorium Chrysler di Auburn Hill, il secondo edificio più grande d' America dopo il Pentagono, fu presentato il primo piano industriale di Fca. Riassumeva tutti i finti piani precedenti, ma questo doveva apparire quantomeno «veritiero», perché sarebbe stato presentato alla Borsa.

LAPO ELKANN E SERGIO MARCHIONNELAPO ELKANN E SERGIO MARCHIONNE






Per 11 ore e 18 minuti i manager di Fca si alternarono sul palco sotto la sapiente guida del «domatore» Marchionne, bombardando i presenti con parole, numeri, grafici, slide.
Una grande rappresentazione teatrale. Chapeau! In questo piano un obiettivo era chiaro: azzerare il debito con ogni mezzo. E azzeramento fu. [...] Sono intellettualmente soddisfatto di aver previsto in tempi lontani come sarebbe finita, ma in fondo per uno del mestiere non era poi così difficile.
john elkannJOHN ELKANN

Come investitore storico (2009) sono stato trattato con i guanti, mai investimento (seppur risibile) fu meglio ricompensato. Certo, come torinese e italiano sono invece profondamente depresso, anche se conosco la battuta che si fa in questi casi: «è il Ceo capitalism, bello mio!». Tutto chiaro, tutto bene, ma come investitore che fare? Remain o exit? [...] Ora sappiamo che Exor decise di puntare a un' alleanza Fca-Renault-Nissan per diventare il primo gruppo al mondo. Lo scenario strategico di riferimento ipotizzato da Marchionne veniva stravolto. Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui