9 dicembre forconi: governo Gentiloni
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lunedì 17 settembre 2018

AUTOGOL DEL SEGRETARIO PD CHE SULLA SFORBICIATA AI FONDI PER I DISABILI ATTACCA IL LEADER LEGHISTA


LA REPLICA: I TAGLI SONO STATI FATTI DAL GOVERNO GENTILONI, IN CUI LUI ERA MINISTRO..." 

MARTINA CANCELLA IL POST E SALVINI INFIERISCE 

INTANTO SUI MEDIA FRANCESI I COMMENTATORI SI SCHIERANO CON SALVINI: "ASSELBORN NON PUO’ FAR LA MORALE. 

Clarissa Gigante per il Giornale

ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI
"Merde, alors", ha chiosato Jean Asselborn al termine dell'intervento in cui ha interrotto e attaccato Matteo Salvini.

Intervento in cui il ministro degli esteri del Lussemburgo ha paragonato gli italiani che nel Dopoguerra sono emigrati in cerca di fortuna ai migranti africani che chiedono accoglienza all'Europa.

"Salvini ha toni e modi fascisti degli anni '30", ha rincarato la dose Asselborn, scatenando la risposta del vicepremier e polemiche. Ma le sue parole non hanno suscitato soltanto le ire degli italiani. Basta guardare i media francofoni che hanno riportato il video e la notizia.
ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI

SALVINI TIMESALVINI TIME













Tra questi il più grande è sicuramente Le Figaro. Sia sul sito del quotidiano francese che sul link condiviso su Facebook la maggioranza dei commentatori si schiera con l'Italia e con Salvini. Il ritornello è lo stesso: "Come può un paradiso fiscale come il Lussemburgo che non accoglie migranti fare la morale all'Italia?", si chiedono in molti. Che fanno notare come Asselborn metta sullo stesso piano "una immigrazione intra-europea, legale e auspicara dal Lussemburgo stesso per questioni economiche con una immigrazione extra-Ue, anarchica, illegale e non sollecitata dalle popolazioni europee". O che ricordano come "quando gli italiani sono arrivati c'era lavoro e non sono venuti a divertirsi: lavoravano dalle 50 alle 60 ore a settimana senza ferie".

ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI
Così come molti sono pronti a puntare il dito anche contro Bruxelles, rea di aver lasciato sola l'Italia nella gestione dei flussi migratori. Non mancano i "bravo" a Salvini e i "lo avessimo in Belgio uno come lui". E c'è anche chi ne approfitta per attaccare Emmanuel Macron

2. SALVINI SMASCHERA MARTINA
Giorgia Baroncini per il Giornale

"Il segretario del Pd mi definisce 'ignobile' affermando che il ministero della Disabilità, fortemente voluto dalla Lega, avrebbe tagliato fondi per 10 milioni.

Peccato che il taglio sia stato fatto dal governo Gentiloni, in cui lui era ministro...". Così Matteo Salvini ha risposto a Maurizio Martina. Il segretario del Pd aveva attaccato su Facebook l'esecutivo Lega-M5s per aver tagliato i fondi destinati alle persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare.

salviniSALVINI
"Salvini si è riempito la bocca con la creazione del ministero della Disabilità. Ora che fa col suo complice Di Maio? Taglia del 10% il fondo per i disabili stanziato con il ‘Dopo di noi’. Ignobile. Il governo provveda subito al ripristino dei 10 milioni tagliati senza dare spiegazioniL’ennesima follia di un governo che fa solo danni a chi è più fragile", aveva scritto Maurizio Martina dopo la pubblicazione di un comunicato della Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità, in cui si faceva riferimento a una "sforbiciata al fondo".

Il segretario Pd però ha dimenticato che a "tagliare quei fondi è stato il governo Gentiloni, di cui Martina era ministro", hanno sottolineato prima il ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, e poi il vicepremier Salvini.
Così il segretario del Pd si è affettato a cancellare il post. Una mossa che non è passata inosservata. "Martina ha cancellato il post, ma non la figura di palta rimediata. Secondo voi a sinistra ci sono o ci fanno???", ha commentato Salvini. Fonte: qui

mercoledì 27 dicembre 2017

IL GOVERNO VOTERA’ DOMANI L’INVIO DI 470 SOLDATI IN NIGER

L’OBIETTIVO È LA LOTTA AGLI SCHIAVISTI E AI FONDAMENTALISTI DELL'ISIS 

E’ UN IMPEGNO CONCORDATO CON IL PRESIDENTE FRANCESE MACRON CHE SI INSERISCE IN UNA NUOVA TATTICA EUROPEA: CONCENTRARSI IN QUELLE AREE RITENUTE DI "PRIORITARIO INTERESSE STRATEGICO

1 - IL GOVERNO INVIA I SOLDATI IN NIGER È L' ULTIMO LITIGIO CON LA SINISTRA
Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”

Quello di domani sarà il Consiglio dei ministri numero 65 della XVII Legislatura.

Gentiloni e PinottiGENTILONI E PINOTTI
L' ultimo del governo Gentiloni. Servirà per decidere l' invio di 470 soldati italiani in Niger.
Una missione, ha detto il premier Paolo Gentiloni, «per sconfiggere il traffico di esseri umani e il terrorismo», perché «l' Italia ha l' obiettivo di costruire dialogo, amicizia e pace nel Mediterraneo e nel mondo».

Sarà l' ultimo atto del governo, ma rischia di trasformarsi anche nell' ennesimo scontro all'interno della sinistra, con Liberi e uguali che parla di «brutto regalo sotto l' albero» e accusa il ministro dell' Interno Marco Minniti di «non aver brillato per trasparenza».

Domani Gentiloni terrà anche la tradizionale conferenza stampa di fine anno e concluderà così il suo esecutivo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si avvia a sciogliere le Camere già domani pomeriggio, il che prelude alla fine della legislatura e all'indizione di nuove elezioni. Il 4 marzo è la data più probabile visto che, per la Costituzione, «le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti».

Gentiloni sulla nave EtnaGENTILONI SULLA NAVE ETNA
Fino ad allora però, il governo Gentiloni dovrebbe restare in carica per gli affari correnti, tra cui anche il voto del Parlamento sulle truppe italiane in Niger. Una scelta dell' ultimo minuto che però non piace a molti. «Non serve» per il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega) che invita il governo a «usare quei soldi per pattugliare i nostri territori e mari».

Mentre Pippo Civati e Andrea Maestri di Liberi e uguali parlano di «brutto regalo sotto l'albero di Natale», senza «una discussione seria e approfondita su una questione così importante di politica estera». I 5 Stelle definiscono «priorità la lotta ai trafficanti» ma «senza sviluppo sarebbe azione sterile» e perciò «aspettiamo di conoscere le regole di ingaggio dei nostri militari».
civati col pandoro melegattiCIVATI COL PANDORO MELEGATTI

In tutto ciò si inserisce la questione sullo Ius soli, il cui esame al Senato è saltato il 23 dicembre per mancanza del numero legale. Il presidente Grasso lo ha calendarizzato il 9 gennaio, ma di fatto ne è stata decretata la morte, visto che le Camere si scioglieranno prima. E se Lega e Forza Italia esultano, Mdp accusa il Pd di «scelta politica: ha tenuto ferma la legge sulla cittadinanza per paura di perdere consensi». E Avvenire , quotidiano dei vescovi, sentenzia: «Scelta da ignavi».

2 - ENTRO MARZO I PRIMI 120
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

L'obiettivo è indicato nel decreto che sarà approvato dal Consiglio dei ministri: «Rafforzare le capacità di controllo del territorio delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Ciad e Burkina Faso) e lo sviluppo delle Forze di sicurezza nigerine per l'incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza».

ROBERTO SPERANZA - PIERO GRASSO - PIPPO CIVATI - NICOLA FRATOIANNIROBERTO SPERANZA - PIERO GRASSO - PIPPO CIVATI - NICOLA FRATOIANNI
È dunque la lotta agli schiavisti e ai fondamentalisti dell'Isis lo scopo primario della missione militare annunciata alla vigilia di Natale dal premier Paolo Gentiloni e dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti per l'invio di soldati in Niger. Un impegno concordato oltre un mese fa con il presidente francese Emmanuel Macron che si inserisce in una nuova tattica politica sul piano internazionale: concentrarsi in quelle aree ritenute di «prioritario interesse strategico» e dunque il cosiddetto Mediterraneo allargato, dunque Africa del Nord, Sahel, Medio Oriente, Corno d' Africa e Paesi del Golfo. E dunque rimanere in coalizione con Parigi e Berlino proprio per avere un ruolo attivo in Africa e dunque essere interlocutore privilegiato in sede europea.

SOLDATI ITALIANISOLDATI ITALIANI
Dopo il via libera del governo il decreto dovrà essere ratificato dal Parlamento. Negli anni scorsi è capitato che il voto sulle missioni slittasse tra febbraio e marzo, ma poiché la legislatura è ormai al termine in questo caso bisognerà procedere in fretta e dunque è possibile che venga calendarizzato già a metà gennaio. Si procederà in base all' articolo 61 della Costituzione sugli «atti urgenti e indifferibili».

Saranno prorogate le missioni già in corso e si aggiungerà quella per l' invio del contingente in Niger. I primi a partire saranno i militari del Genio che si occuperanno del quartier generale e delle altre necessità primarie. Sono 120 i soldati inseriti nel primo contingente che dovrebbe stabilirsi nel Sahel entro i primi di marzo, mentre per la fine dell'anno si arriverà «fino ad un massimo di 470 unità, per una media di impiego di circa 250 unità.

SOLDATI ITALIANI IN IRAQSOLDATI ITALIANI IN IRAQ
L'Esercito schiererà «addestratori, sanitari, genio militare, unità di supporto, unità di protezione». I mezzi terrestri a disposizione saranno 120 oltre a due aerei da ricognizione. Lo Stato maggiore sta analizzando ogni necessità in accordo con gli altri Stati che già si trovano nell'area, vale a dire Stati Uniti, Francia, Germania e i Paesi africani.

Le resistenze dei comandi militari hanno finora impedito che si decretasse il ritiro del contingente dall'Iraq, ma la questione rimane aperta. E infatti all' invio dei soldati in Niger si affiancherà il progressivo rientro di quelli che sono tuttora impegnati in Afghanistan e gli altri che si occupano della sorveglianza della diga di Mosul.

soldati italiani in LibanoSOLDATI ITALIANI IN LIBANO
Anche tenendo conto che quella zona può diventare rischiosa per lo scontro tra forze governative e peshmerga. Nei colloqui avuti con Francia e Germania è stato ribadito come la scelta di andare in Sahel entrando a far parte di quella coalizione si trasforma «nel primo sviluppo di una concreta strategia di difesa europea».

Fonte: qui

lunedì 11 settembre 2017

Solo promesse elettorali per i giovani

La decontribuzione per gli under 29 costerà 5 miliardi di euro alle casse dello Stato. Senza portare benefici strutturali all’occupazione.

Sul ciclo elettorale della spesa pubblica c’è una montagna di letteratura economica. Siamo a fine legislatura e le prossime elezioni politiche sono quanto mai incerte, considerando oltretutto la legge elettorale con cui probabilmente si voterà. Ecco perché Matteo Renzi e le molte diverse anime del Pd chiedono che la legge di bilancio 2018 sia la somma di più coriandoli elettorali possibili, invece di contenere una o due scelte secche di priorità.

Due premesse dovrebbero essere prioritarie, ma non lo saranno. La prima è che persino i keynesiani dovrebbero sapere che quando riparte il Pil e la congiuntura migliora è tempo di ridurre il deficit, non di ampliarlo. Ma Renzi chiese esattamente l’opposto. La seconda è che i bonus a tempo non ottengono i risultati sperati. Famiglie e imprese tesaurizzano il possibile perché sanno che i benefici cesseranno. E la riforma Fornero ha ottenuto l’effetto di concentrare il beneficio della ripresa occupazionale sugli over 50enni, non sui giovani. Mentre sul totale degli occupati non si è riusciti affatto a contenere drasticamente i contratti a tempo.

Pier Carlo Padoan ed Enrico Morando avevano scelto due priorità, trascurate dal governo Renzi: l’abbattimento contributivo per i giovani e il potenziamento ulteriore degli strumenti attuali rivolti ai più poveri, «bucati» clamorosamente dal bonus 80 euro. Ma Renzi ha suonato le trombe ai suoi. Per i giovani bisogna aggiungere da subito sconti sull’età pensionabile a venire. Bisogna estendere anche i prepensionamenti ai più anziani. Bisogna spendere molto di più, e non dar retta al tetto di deficit contrattato con l’Europa, per altro precedente al consolidarsi della ripresa.

Anche l’impostazione iniziale di Padoan aveva un difetto. Il dimezzamento dei contributi previdenziali alle imprese che assumessero under 29enni è triennale, dopo il bonus sparisce, o meglio Padoan spera che poi in parte possa diventare strutturale, deficit permettendo. Ma è solo una speranza: come immaginare che questa misura produca 900 mila contratti non occupati in più. In questi termini, la misura costa 2 miliardi e rotti nel 2018, e più di 5 nel triennio. Ed ecco che Confindustria ha preso la palla al balzo. Se i giovani sono la priorità, dateci il 100 per cento di decontribuzione e ne firmiamo 900 mila, di contratti nuovi in tre anni. Ma allora servono 10 miliardi. L’impostazione del Pd renziano, però, è un’altra. Sommare misure in deficit molto onerose per prepensionare giovani e anziani. E allora si può essere certi di tre cose.

Primo, la lista della spesa elettorale Pd diventerà ancora più lunga.

 Secondo, ci si dimentica che il miracolo di Mario Draghi, l’unico che ci ha salvato con acquisti di titoli a valanga, si avvia a cessare e resteremo senza paracadute. Servirebbe un segnale preciso di contenimento del debito, e invece il governo parla di rinazionalizzare la rete Telecom. 

Terzo: procedere coi bonus a tempo deriva dall’incapacità di trovare coperture significative per misure universali e permanenti.

La Flat tax al 25 per cento proposta dall’Istituto Bruno Leoni riconosce che attuandola si creerebbe un minor gettito e dunque un deficit di 31,2 miliardi, da coprire con tagli di spesa. Ebbene la panoplia di bonus a tempo di Renzi in tre anni, sommandone tutti i fantasiosi tipi, ha mobilitato oltre 40 miliardi di spesa: era molto meglio cambiare dalle fondamenta il sistema fiscale, per renderlo meno rapinoso con effetti permanenti coprire con tagli di spesa. Ebbene la panoplia di bonus a tempo di Renzi in tre anni, sommandone tutti i fantasiosi tipi, ha mobilitato oltre 40 miliardi di spesa: era molto meglio cambiare dalle fondamenta il sistema fiscale, per renderlo meno rapinoso con effetti permanenti.

Fonte: qui

 

domenica 10 settembre 2017

EGITTO - AL SISI PRENDE IN GIRO GENTILONI SU REGENI



I PM DI ROMA: LE CARTE INVIATE DAL CAIRO “SONO INUTILI” 
LA PROCURA SPERA CHE L’AMBASCIATORE ITALIANO OTTENGA UN RISULTATO: LA PRESENZA DI MAGISTRATI ITALIANI NEGLI INTERROGATORI DEI POLIZIOTTI CHE HANNO TORTURATO E UCCISO IL RICERCATORE
Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

PIGNATONEPIGNATONE
Le ultime carte giudiziarie arrivate dall' Egitto sul caso Regeni sono una dozzina di pagine di verbali pressoché inutili alle indagini, che non consentono alcun avanzamento nella ricerca della verità sul sequestro e l' omicidio del giovane ricercatore friulano, torturato e assassinato all' inizio del 2016. Si tratta delle domande poste agli uomini della Sicurezza del Cairo che - come accertato da inquirenti e investigatori italiani - ebbero certamente a che fare con Giulio prima del rapimento, e poi con il depistaggio messo in scena due mesi dopo il ritrovamento del cadavere.

Giulio RegeniGIULIO REGENI
I poliziotti continuano a negare ogni coinvolgimento, ma il problema è che negli interrogatori non c' è traccia delle contestazioni possibili grazie agli elementi che rendono inverosimili o poco plausibili le loro risposte. In sostanza i magistrati egiziani si sono limitati a prendere atto dei ripetuti «no» dei sospettati.

Se il nuovo ambasciatore italiano al Cairo, Gianpaolo Cantini, riuscisse a ottenere per via diplomatica ciò che finora la Procura di Roma non ha ottenuto con la collaborazione giudiziaria attraverso le rogatorie: la partecipazione dei pubblici ministeri italiani agli interrogatori degli agenti e degli ufficiali egiziani, potendo ribattere alle negazioni con gli indizi che le contraddicono, quello sì potrebbe rivelarsi un passo avanti concreto. L' invio degli atti avvenuto il 14 agosto scorso, infatti, lo è stato sul piano della «collaborazione» tra i due uffici inquirenti, come affermato all' epoca dai magistrati, non sull' accertamento dei fatti.
GENERALE EGIZIANO AL SISSIGENERALE EGIZIANO AL SISSI

La conferma della delusione per Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, è arrivata ieri nell' incontro alla Procura di Roma con il procuratore Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco. I quali hanno rinnovato il loro impegno per scoprire chi, come e perché ha deciso di sequestrare, torturare e uccidere il ricercatore universitario che lavorava al Cairo, ribadendo però i limiti di un' inchiesta del tutto anomala, condotta in un Paese straniero da un' autorità giudiziaria straniera secondo le regole processuali di quel Paese, su cui gli inquirenti romani possono svolgere un ruolo di stimolo e di sorveglianza, ma senza poter incidere concretamente sulle mosse dei titolari delle indagini.

GENTILONI RIMINIGENTILONI RIMINI
Di qui l' auspicata sponda diplomatica alle mosse della Procura, sulla quale dovrebbe impegnarsi l' ambasciatore che il governo ha deciso di rispedire al Cairo dopo l' ultimo contatto tra i capi dei rispettivi uffici giudiziari, che tante polemiche ha suscitato. E che ha provocato l' indignazione dei Regeni, convinti che si sia trattato di un cedimento in cui la ragion di Stato e i principi della realpolitik hanno sopravanzato la domanda di giustizia e il rispetto dei diritti umani.

Ora si tenta trasformare quella decisione contestata in un' opportunità, e il nuovo rappresentante diplomatico potrebbe impegnarsi anche affinché il fascicolo dell' indagine egiziana venga consegnato ai rappresentanti della parte offesa, cioè i legali dei familiari di Giulio. La richiesta fu avanzata dall' avvocato dei Regeni, Alessandra Ballerini, al procuratore della Repubblica araba Nabil Ahmed Sadek, nell' incontro avvenuto nel dicembre scorso, ma da allora non se n' è saputo più nulla.
giampaolo cantini nuovo ambasciatore in egittoGIAMPAOLO CANTINI NUOVO AMBASCIATORE IN EGITTO

Ieri l' ambasciatore Cantini è stato ricevuto dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che l' ha invitato a «percorrere tutte le strade possibili» per fare luce sulla morte di Giulio: «Sono fiduciosa che lei riuscirà a portare avanti questo delicatissimo dossier con tutta la determinazione del caso». Il segretario del Pd Renzi pretende «assoluta chiarezza» anche dall' università di Cambridge per la quale lavorava Regeni.

Fonte: qui

venerdì 8 settembre 2017

IL DOPPIO GIOCO DI GENTILONI SULLA LIBIA (E RI-SFILA IL DOSSIER A MACRON)

ALFANO COCCOLA SERRAJ E MINNITI INCONTRA DI NASCOSTO HAFTAR, IL RAS DELLA CIRENAICA 

COLLOQUI DURATI TRE ORE E FAVORITO DAI SERVIZI SEGRETI. AL CENTRO, IL CONTROLLO DEI FLUSSI MIGRATORI
Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

khalifa haftarKHALIFA HAFTAR
Marco Minniti ha incontrato il generale Khalifa Haftar a metà della settimana scorsa nell' ufficio-fortezza di quest' ultimo presso l' aeroporto di Bengasi. Un summit molto riservato, quasi segreto, tanto che le prime informazioni a riguardo sono emerse solo ieri pomeriggio a Bengasi e ripubblicate brevemente dal portale libico Al Wasat.

Il ministro degli Interni italiano si è mosso rapido (dopo la tappa libica era in partenza per l' Algeria), ma era molto tempo che lavorava per poter parlare a quattr' occhi con l' uomo forte della Cirenaica che afferma di «controllare ormai oltre il 70 per cento del territorio libico», incluse molte delle rotte dei migranti in arrivo dall' Africa subsahariana e attraverso il cuore del deserto del Fezzan verso il Mediterraneo.
MINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIAMINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIA

La notizia è confermata in modo inequivocabile. «L' incontro è durato a lungo, forse oltre tre ore, in un' atmosfera molto cordiale, rilassata, e ha toccato temi fondamentali per la Libia, l' Italia e il contesto europeo. Ovviamente si è parlato di migranti, dei modi per fermare e regolare i flussi, del controllo dei confini libici, ma anche della situazione di frammentazione e caos che ancora domina sulla politica del Paese con il desiderio di consolidare un' unica autorità sovrana e centrale», raccontano al Corriere fonti presenti all' incontro.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

In questo modo l' Italia torna a giocare quel ruolo di mediatore equidistante tra la Tripolitania e la Cirenaica che negli ultimi tempi sembrava aver lasciato alla nuova politica particolarmente aggressiva della Francia di Emmanuel Macron.

È la prima volta che un importante esponente del governo di Roma incontra personalmente Haftar. Sino a una settimana fa erano soprattutto i servizi segreti italiani a intrattenere rapporti stretti e continui con il generale, come lui stesso aveva dichiarato al Corriere . Il forte sostegno garantito invece dalla politica romana al premier del governo di unità nazionale a Tripoli, Fayez Sarraj (che pure è legittimato dalle Nazioni Unite), aveva generato malumori in Cirenaica.

ALFANO SERRAJALFANO SERRAJ
Tanto che lo scorso 6 maggio la visita a Tripoli di Angelino Alfano, non seguita da una tappa da Haftar, aveva raccolto critiche e risentimenti tra Tobruk e Bengasi. Il summit Haftar-Sarraj mediato da Macron a Parigi il 25 luglio era così sembrato promuovere la Francia ad arbitro principale della partita libica. Ma la situazione è in realtà apparsa molto più sfumata dopo il successo dei patti bilaterali voluti fortemente da Minniti in prima persona con Sarraj e diverse municipalità e tribù libiche per frenare il traffico dei migranti.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Per la prima volta i flussi dalla Libia sono oggi in netta decrescita. Al summit di Parigi del 28 agosto, con la presenza dei premier di Italia, Spagna, Germania, oltreché di Niger, Ciad e di Sarraj, lo stesso Macron ha pubblicamente sostenuto le mosse italiane. Ma per tutti resta evidente la necessità di coinvolgere Haftar nelle scelte europee.

«Ovvio che noi siamo stati avvisati del viaggio di Minniti a Bengasi. Del resto così hanno fatto negli ultimi giorni anche i ministri degli Esteri inglese e francese. Sono mosse nello spirito delle intese di Parigi», commentano i portavoce di Sarraj. Eppure, tra le due anime della politica libica la tensione resta alta. Le occasioni di crisi non mancano.
GENTILONI SERRAJGENTILONI SERRAJ

Per esempio, solo due giorni fa Sarraj ha promosso a suo ministro degli Interni il capitano Faraj Gjiem, ex responsabile dei servizi dell' antiterrorismo sostenuto dal Parlamento di Tobruk. Questi però è un esponente della tribù degli Al Awaqir, che appoggiano Haftar. La nomina ha così creato una grave spaccatura interna nel campo del generale e spinto quest' ultimo a emanare un decreto che vieta ogni collaborazione con i rappresentanti del governo Sarraj.

(Ha collaborato Farid Adly)

Fonte: qui

giovedì 9 marzo 2017

Non sai contare? La politica italiana ti attende

Sul Messaggero, un articolo di Andrea Bassi e Luca Cifoni spiega che Palazzo Chigi starebbe studiando per l’Iva “il ritocco dell’aliquota intermedia, dal 10% fino al 13%, anche per ridurre i contributi previdenziali che pesano sulle buste paga dei lavoratori. Si tratterebbe quindi di uno scambio: ogni euro di Iva in più andrebbe ad alleggerire il cuneo fiscale pagato dalle imprese e dai dipendenti”. Che è un’idea semplicemente geniale, in effetti.
L’intervento produrrebbe risorse per 7 miliardi di euro, che sarebbero utilizzate per ridurre in via permanente il cuneo fiscale. Tutto molto bello, avrebbe commentato Bruno Pizzul, e poi ricordiamo che le clausole di salvaguardia per il 2018 prevedono già l’aumento di tre punti dell’aliquota intermedia, dal 10 al 13% e di quella ordinaria, dal 22 al 25%, per portare a casa i 19 miliardi di euro che i nostri eroi renzisti hanno “disinnescato” per ben tre leggi di Stabilità consecutive, mantenendo la loro promessa al Popolo come ognuno di loro, ospite dei teatrini tv, non smette di ripetere ossessivamente.
Ora, già sento i più numericamente attrezzati tra voi obiettare: sì, ma se uso questi sette miliardi per ridurre il cuneo fiscale, non avrò più i soldini per il rispetto delle clausole di salvaguardia. Ah, ecco, in effetti c’è del vero in questa argomentazione. Beh, potremmo sempre prendercela con gli ottusi burocrati di Bruxelles e minacciare di farci esplodere in una camera di cemento armato, no? 
Questo levata d’ingegno filtra da Chigi per valutare le reazioni assortite di cittadini, politica, imprese. Ovviamente, nel silenzio farisaico che caratterizza questo paese di analfabeti numerici, nessuno leverà il ditino per dire: “ehi, ma scusate, e i 10 miliardi annui gettati per gli 80 euro? Non possiamo riconvertire quelli, anziché aumentare le tasse?” Troppo difficile, giusto? E del resto, quella era “la più grande redistribuzione della storia italiana”, no? Ed è una riduzione di tasse, non un aumento di spesa al quale ci stiamo impiccando, suvvia. Certo, certo.
L’articolo del Messaggero spiega molto opportunamente quali sarebbero i beni colpiti da questo strategico aumento:
«L’Iva al 10 per cento si paga su una serie di prodotti alimentari (dalla carne al pesce ai salumi) sui biglietti di treni aerei e autobus, su quelli di cinema e teatri, sull’energia elettrica, sui farmaci, sulle consumazioni al bar e al ristorante e sulla spesa per gli alberghi. Voci abbastanza sensibili, anche se un aumento potrebbe essere presentato come attenuazione di un’agevolazione che comunque resta in piedi»
Questa deve essere behavioural economics: alzare l’aliquota intermedia ma convincere i contribuenti che è andata comunque bene, perché esiste ancora un’aliquota intermedia. Siamo certi che, di fronte a questa splendida notizia, i consumatori avrebbero un’impennata di fiducia e si fionderebbero a spendere. La domanda, in questo paese, resta sempre quella: dove finisce l’analfabetismo numerico dei politici (che poi è quello della popolazione) e dove comincia la malafede? Ah, saperlo.
POLITICI CIALTRONI
A proposito di questo mistero italiano, oggi sul Sole trovate la replica di Francesco Boccia alla letterina di ieri dei gemelli Renzi. Nulla di che, tranne la reiterazione di un concetto molto caro al presidente della Commissione Bilancio della Camera. La meravigliosa idea di rimuovere tutti i crediti deteriorati dalle banche italiane creando un Super-Atlante. Sostiene Boccia:
«L’errore più netto è stato proprio quello di non capire che era necessario intervenire per tempo in parte con risorse pubbliche anche attraverso CDP, in parte con le banche italiane e straniere in un fondo con le stesse funzioni di Atlante. Si capiva già dal 2014 che il mercato non avrebbe garantito nuovi aumenti di capitale per le banche venete, per le banche regionali e per lo smaltimento di sofferenze a rischio. Se avessimo fatto nascere un Atlante pubblico-privato di venti miliardi nel 2014 avremmo messo insicurezza il sistema. Alcuni di noi lo hanno detto pubblicamente e in Parlamento e non sono stati ascoltati»
Pensate: con soli 20 miliardi avremmo “messo in sicurezza” un sistema di 200 miliardi di sofferenze nette e quasi altrettanti di incagli, che nel frattempo stanno rapidamente migrando a sofferenze conclamate.

Il che, con un complesso algoritmo, implicherebbe per il Super-Atlante una leva pari ad almeno 10, e per le sole sofferenze.

Premesso che CDP è illiquida ed ingessata da tutti i magheggi fatti con Poste e quant’altro, alla fine a che prezzo avremmo dovuto comprare le sofferenze?

A quello che avrebbe fatto fallire CDP e con essa il risparmio postale degli italiani?

Serve chiedere risposta all’ingegnere finanziario Boccia, che con l’occasione reitera che le “banche estere” avrebbero dovuto pagare per prendersi in carico le sofferenze italiane, “perché loro in Italia guadagnano”.

Il problema di questo paese è anche quello di avere politici che argomentano e si atteggiano come guappetti esattori di periferie socialmente disagiate. Ma su ogni altra cosa, il problema vero è aver politici che non sanno far di conto. I numeri, queste seccature.
Fonte: qui

sabato 4 febbraio 2017

PREPARATE IL PORTAFOGLI (TAR-TASSATI FOEREVER) - GENTILONI, L'ENNESIMO ABUSIVO, PREPARA LA MANOVRA-BIS DA 3,4 MILIARDI CHIESTI DALLA UE


SOLO UN QUARTO ARRIVERÀ DA UNA SFORBICIATA ALLE SPESE MINISTERIALI(AHAHAHAHAH ... BEATO A CHI CI CREDE!):

IL RESTO ARRIVERA’ DA BOLLI, SIGARETTE E BENZINA
Roberto Petrini per “la Repubblica”
PADOAN GENTILONI1PADOAN GENTILONI
GLI ABUSIVI 

Comincia la caccia ai 3,4 miliardi per far fronte alla manovra bis e mettere a punto il pacchetto di provvedimenti che scatteranno in primavera, entro aprile. Occhi puntati soprattutto sull' aumento delle tasse: benzina, sigarette, alcolici, birra, bolli, imposte ipotecarie e catastali.

Nulla resta fuori dallo scrutinio dei tecnici che hanno il compito di recuperare dalle entrate 1,5 miliardi, 1 dalla lotta all' evasione e di fare 8-900 milioni di tagli(
beato a chi ci crede!!!). Dopo le precisazioni di Padoan al Senato e il via libera di Valdis Dombrovskis (vice presidente della Commissione Ue) da Malta, i motori sono accesi.

DombrovskisDOMBROVSKIS
La cifra è nota, come pure il mix di interventi. Si tratterà di un quarto di tagli alla spesa per consumi intermedi dello Stato, in pratica una sforbiciata «selettiva» alla spesa dei ministeri, per un totale di 8-900 milioni. La parte più sostanziosa riguarda tuttavia i rimanenti tre quarti della manovra, pari a circa 2,5 miliardi: 1,5 miliardo verrà dall' aumento di accise e imposte indirette e 1 miliardo dalla lotta all' evasione.

TASSETASSE
È quest' ultima la partita più difficile perché il governo deve trovare un miliardo e mezzo da tasse che incidono sostanzialmente sui consumi. Padoan ha escluso aumenti dell' Iva e tagli delle detrazioni fiscali (si potrà agire solo su alcuni crediti d' imposta), ma l' elenco delle imposte indirette è ampio e comprende anche bolli, tasse ipotecarie e catastali. Nella lista ci sarebbero anche i giochi ma ieri il sottosegretario all' Economia Pierpaolo Baretta ha escluso un ritocco delle imposte su lotto e similari.

L' altra grossa partita, esplicitamente citata dalla lettera a Bruxelles è quella delle accise: qui si va dalla benzina, al gas, agli oli minerali, alle bevande alcoliche, alla birra. In questo caso l' ipotesi più probabile che sarà attivata la clausola di salvaguardia che era stata scongiurata con la legge di Bilancio 2017: l' aumento delle accise evitato allora e che potrebbe scattare è già cifrato in 220 milioni.
SIGARETTESIGARETTE

Dalle stesse parti c' è l' aumento delle sigarette, già oggetto di proiezioni nelle agenzie del governo: l' ipotesi, per ricavare 100 milioni, è quella di un aumento della sigarette di fascia bassa (intorno ai 4-5 euro) con un ritocco di 10 centesimi a pacchetto.

Più semplice l' estensione di due strumenti di contrasto all' evasione dell' Iva. Il primo è il reverse charge, prevede che l' Iva venga versata da chi compra e non da chi vende con l' obiettivo di evitare le forniture in nero e la conseguente evasione. Il meccanismo adottato dal 2015, già funziona nel campo dell' edilizia e dell' elettronica, ora lo si vorrebbe estendere ad altri settori come la grande distribuzione: dovrà esserci l' ok di Bruxelles che già bocciò una nostra richiesta (il gettito su base annua era previsto in un miliardo).

Oggi le possibilità sono migliorante perché è in discussione una direttiva che apre la porta su base europea all' inversione dell' onere fiscale. Stesso meccanismo per lo split payment, lo Stato trattiene l' Iva dei propri fornitori tagliando ogni problema alla radice: funziona per le pubbliche amministrazioni dal marzo del 2015 e potrebbe essere esteso a tutte le società pubbliche.

Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui