9 dicembre forconi: SERRAJ
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mercoledì 14 novembre 2018

Libia, Haftar diserta il summit di Palermo e la Turchia va via

Conte e Salamè chiudono il summit siciliano. "Abbiamo reso un servizio anche all'Europa", rivendica il premier. Ma le distanze tra gli attori in campo restano. Il generale della Cirenaica conferma la linea dura: "Nulla a che fare con la altre delegazioni". Il vicepresidente turco: "Siamo profondamente delusi"


martedì 13 novembre 2018

ARRIVA IL GENERALE HAFTAR: A PALERMO CACCIA A UN ACCORDO PER LA NUOVA LIBIA


L’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA CONVINTO DA AL SISI A PARTECIPARE AL VERTICE NON HA VOLUTO SEDERSI A CENA ALLO STESSO TAVOLO CON SERRAJ, PREMIER DEL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE DI TRIPOLI 

CONTE: “I COMPROMESSI SI FANNO CON GLI AVVERSARI” 

IL SOCCORSO RUSSO ALL’ITALIA

Marco Conti per “il Messaggero”

Convincere Serraj e Haftar a sedersi allo stesso tavolo è stato ieri più o meno complicato quanto mettere insieme Di Maio e Salvini. Al premier Giuseppe Conte i due leader libici hanno reso la serata difficile, quanto i due vicepremier che è costretto ormai ad incontrare separatamente. Alla fine però Conte ricava maggiori soddisfazioni a Palermo più che a Roma perché, dopo un lungo tira e molla, il generale Haftar cede e sale sull' aereo fornito dalla presidenza del Consiglio italiana che da Bengasi lo porta a Palermo.
conte haftarCONTE HAFTAR

LE DELEGAZIONI
A Villa Igiea sono già raccolte le trentotto delegazioni e una decina di capi di stato e di governo pronti per la cena e una serie di incontri bilaterali che Giuseppe Conte, in veste di padrone di casa, organizza. Il primo - in piedi e davanti ai reporter - è proprio tra il presidente del Consiglio italiano e l' uomo forte di Tobruk che per l' intera giornata tiene con il fiato sospeso palazzo Chigi e Ghassan Salamé, l' inviato delle Nazioni Unite in Libia.

conte haftarCONTE HAFTAR
Da giorni l' uomo forte della Cirenaica, che ambisce a restare alla guida dell' esercito libico anche dopo le agognate elezioni, faceva le bizze confermando e smentendo la partecipazione alla Conferenza di Palermo. L' arrivo del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi - tornato in Italia dopo quattro anni - e la presenza del ministro degli Esteri francese Jean Yves Le Drian e del primo ministro russo Dmitrij Medved, devono alla fine aver convinto Haftar a varcare il Mediterraneo.

Alle otto e trenta di sera, senza divisa e chiuso in un abbottonatissimo cappotto, Haftar si presenta al cancello di Villa Igiea e viene accolto dal premier Conte visibilmente sollevato. Una stretta di mano, una chiacchierata in piedi, e la promessa di rivedersi l' indomani perchè Haftar non ha voluto sedersi a cena allo stesso tavolo con Serraj, premier del governo di unità nazionale di Tripoli, Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruk e Khaled Al Meshri, presidente del Consiglio di Stato (Senato ndr) di Tripoli.
giuseppe conte incontra fayez al serraj 2GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 2

Una Conferenza sulla Libia senza il generale Haftar sarebbe stata poco concludente, ma per capire a quale prezzo l' Italia abbia ottenuto la presenza dell' uomo che più ha combattuto Serraj, occorre forse andare a quell' incontro che giovedì scorso a Mosca ha avuto Alberto Manenti, capo uscente dei servizi segreti italiani, con lo stesso Haftar.

Il leader di Tobruk stamattina tornerà a Villa Igiea e alle 8,30, prima della plenaria, incontrerà Conte, Haftar, al Sarraj, al Sisi, Medvedev, Le Drian, il presidente del Consiglio europeo Tusk, i leader di Tunisia e Algeria e l' inviato Onu per la Libia Salamè. Conte dopo il bilaterale di ieri sera con Haftar ha sottolineato che «il compromesso è l' arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici».

CONTE HAFTARCONTE HAFTAR
UN PROFILO BASSO
Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno mandato a Palermo David Satterfield, un ambasciatore assistente del segretario di Stato Usa Mike Pompeo. Anche se Washington non disdegna l' ingresso di imprese americane sul mercato del greggio libico, la defilata presenza della Casa Bianca dimostra ancora una volta che gli americani si occupano di Libia solo in termini di sicurezza e lotta al terrorismo. La Russia di Putin ha forti interessi geostrategici nell' area e la Libia ne è un caposaldo importante soprattutto in funzione siriana.

La Conferenza di Palermo permette a Putin di attrarre a sé l' Italia che, priva della sponda Europea per la defezione di Macron e Merkel, si è affidata anche ieri a Mosca. E così ottiene l' arrivo di Haftar ma rischia di compromettere il lungo legame dell' Italia con Sarraj, unico leader libico riconosciuto dalla comunità internazionale, che non sembra aver gradito la ribalta ottenuta dal generale e che rischia di indebolirlo ulteriormente.
AL SISIAL SISI

L' Italia di Conte si continua a muovere con estrema cautela in uno scenario dove gli interessi italiani non dovrebbero essere solo legati al blocco degli sbarchi e ai problemi relativi all' immigrazione. La Conferenza di Palermo può rappresentare un passaggio decisivo in vista di quella conferenza in Libia che si dovrebbe tenere a gennaio, così come previsto dal piano messo a punto da Salamé e che l' Italia, con il ministro degli Esteri Enzo Moavero, sostiene.

Per l' Italia è un successo aver portato a Palermo il presidente egiziano Al Sisi come il generale Haftar. Un obiettivo difficile da conseguire alla vigilia. Ma in Italia i successi internazionali non hanno quasi mai contribuito a sollevare i destini di un governo e Conte da domani, in vista della legge di Bilancio che inizia il suo iter in Parlamento, dovrà tornare ad occuparsi di come riportare Di Maio e Salvini al tavolo delle trattative.

Fonte: qui


domenica 9 settembre 2018

HAFTAR: ''SONO PRONTO A MARCIARE SU TRIPOLI''


IL GENERALE HAFTAR RIBADISCE IL SUO RICATTO: ''LE PROSSIME ELEZIONI DEVONO ESSERE TRASPARENTI, O L'ESERCITO LE FARÀ ANNULLARE''. INSOMMA O LE VINCE LUI O FARÀ IL GOLPE 

L'UOMO FORTE DELLA CIRENAICA E PROTEGÉ DELLA FRANCIA, DELL'EGITTO E DELLA RUSSIA È PRONTO A RIBALTARE IL GOVERNO DI AL SARRAJ SOSTENUTO DALL'ITALIA...

Alessandro Farruggia per ''il Resto del Carlino - la Nazione - Il Giorno''

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
Una reiterata roboante promessa: «Al momento opportuno, e dettagliati piani sono già stati elaborati, io sono pronto a marciare su Tripoli: la nostra capitale deve essere liberata, questa è una opzione ineludibile». Una inquietante minaccia: «Sono io il primo a volere le elezioni, ma se non saranno eque l' esercito provvederà a farle abortire». E un avvertimento all' Italia: «Non possiamo che chiedere ai comandanti delle milizie di Tripoli di lasciare la Libia, con il supporto delle ambasciate, e andare a vivere lontano dai libici: c' è chi galleggia grazie all' Italia e si considera nostro nemico».

haftarHAFTAR
Chi vuole intendere, intenda. Il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e protegè della Francia, dell' Egitto e della Russia esce allo scoperto e parla a una trentina di notabili tribali di Bengasi con un discorso ritrasmesso dall' emittente Al Hadath nel quale riafferma la sua fedeltà all' accordo di Parigi e all' obiettivo di nuove elezioni (che i francesi vorrebbero si tenessero i 10 dicembre) ma annuncia il no alla riforma costituzionale che il parlamento di Tobruk dovrebbe votare entro la fine del mese, avverte l' Italia e riconferma a tutto tondo le sue ambizioni di diventare il centro di gravità permanente della Libia. Il nuovo Rais.

CHE le elezioni si tengano il 10 dicembre è peraltro ormai solo una ambizione di Macron. Il comunicato del Consiglio di sicurezza dell' Onu riunitosi giovedì sera ignora la data del 10 dicembre, sancendo un isolamento della Francia su questo fronte e un implicito avallo alla valutazione italiana che al momento non vi siano le garanzie di stabilità per una tornata elettorale ordinata.
minniti haftarMINNITI HAFTAR

«Una corsa alle elezioni senza le necessarie precondizioni - ha osservato ieri il ministro della Difesa Elisabetta Trenta davanti alle commissioni congiunte Esteri e Difesa - non condurrà ad alcuna stabilizzazione ma approfondirà le divisioni già esistenti». E' quanto sostiene da sempre la Farnesina, che sta cercando, ed è dura, di recuperare un dialogo con il generale Haftar. «Il governo Serraj è il governo legittimamente riconosciuto dalle Nazioni Unite - osservava ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi - ma nel complesso scenario libico è importante continuare a dialogare con tutti.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Il generale Haftar fa parte della realtà libica e pensiamo che debba essere parte della conferenza internazionale che stiamo organizzando per novembre». La strada è stretta tanto quanto sono vaste le ambizioni di Haftar, che pur non essendo ancora riuscito di aver avuto ragione degli islamisti a Derna e pacificato Bengasi, ha mire su Tripoli. Dice che «gli scontri stanno cambiando la geografia della presenza delle milizie nella capitale e noi non permetteremo che Tripoli cada». Sostiene di essere appoggiato «da gran parte delle milizie di Misurata e da quelle di Zintan» e afferma che quando le sue forze muoveranno «la caduta della capitale sarà rapida».

haftar serrajHAFTAR SERRAJ
Le promesse di prendere Tripoli sono una costante della propaganda di Haftar, ma l' appoggio francese, egiziano, saudita e emiratino, oltre al benevolo placet russo, non fanno dormire sonno tranquilli all' Italia. Se mai Haftar arrivasse a Tripoli, per Eni, e in generale per il nostro Paese in termini geostrategici, il conto potrebbe essere pesante. Dopo la debacle della caduta di Gheddafi, sarebbe la fine della nostre ambizioni di proiezione strategica sulla sponda sud del Mediterraneo.

Fonte: qui

mercoledì 5 settembre 2018

LIBIA – ECCO COME LA FRANCIA VUOLE SFRUTTARE GLI SCONTRI DI TRIPOLI E ACCAPARRARSI GAS, PETROLIO E IL CONTROLLO SULLE PARTENZE DEI MIGRANTI


Gian Micalessin per “il Giornale”

libia ribelli assediano tripoli 9LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
La via italiana alla Libia è già stretta, ma la Francia di Emmanuel Macron potrebbe sfruttare gli scontri di Tripoli per trasformarla in un vicolo cieco. Di certo il «nemico» francese è stato fin qui più abile spiazzando l' Italia e presentandosi come l' ago della bilancia capace di mettere d' accordo il governo di Tripoli del premier Fayez Al Serraj e quello di Tobruk «manovrato» dal generale Khalifa Haftar.

LIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLILIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLI
Se gli scontri di Tripoli arrivassero a far cadere Al Serraj, Parigi avrebbe facile gioco nel proporsi come nuovo referente internazionale, guidare il Paese verso le elezioni-farsa proposte dalla Francia per il 10 dicembre e far eleggere alla presidenza un uomo del Generale.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR






Un giochino ardito che rischia, però, di piacere molto a un' Unione europea invelenita con l' Italia. Un giochino che mette a rischio non solo il nostro gas e il nostro petrolio, ma anche il controllo sulle partenze dei migranti garantito dalla Guardia Costiera di Tripoli.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

Certo molti errori arrivano da lontano. Quando, nel 2015, Marco Minniti prende in mano il dossier Libia punta innanzitutto a insediare un governo «amico» in quella Tripolitania dove un esecutivo guidato da milizie jihadiste minaccia il petrolio e il gas dell' Eni e ci ricatta con i migranti.

Da quella scelta derivano molte leggerezze. La prima è lo sbilanciamento verso Serraj, che nella fase di formazione del governo di Accordo Nazionale, a fine 2015, sfocia in aperta ostilità verso Haftar spingendolo nelle braccia di Parigi.

libia ribelli assediano tripoli 8LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
E quando Minniti si decide a fargli visita nel settembre 2017 è tardi per rimediare. La seconda nefasta eredità è lo sciame di milizie jihadiste, o para-criminali, a cui dobbiamo affidarci per garantire la sopravvivenza dell' inconsistente Serraj. Milizie come la Settima Brigata di Tarhouna vendutasi, secondo molte voci, agli interessi di Haftar.

libia ribelli assediano tripoli 2LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
Un terzo danno collaterale deriva dalla prolungata concentrazione nelle mani di Minniti di un dossier Libia che andava almeno condiviso con la Farnesina. Da qui, anche, la farraginosità dell' attuale esecutivo nel ricomporre il puzzle. Una farraginosità testimoniata dalle visite a Tripoli di Matteo Salvini, del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del titolare degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Tre visite in un mese (26 giugno-25 luglio) che non hanno chiarito chi gestisca il dossier.

LIBIA SCONTRI TRIPOLILIBIA SCONTRI TRIPOLI
In questo vuoto di potere e politiche hanno lavorato alla grande il ministro degli Esteri francesi Jean-Yves Le Drian, vero pro-console libico di Macron, e un' intelligence di Parigi attivissima nel recuperare al carro di Haftar le milizie rimaste al palo nella spartizione di quei proventi che Serraj deve «obtorto collo» suddividere per non farsi defenestrare. Ma il governo giallo-verde è stato lentissimo anche nello sfruttare il regalo di un Trump che durante la visita del nostro premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca confermò l' Italia nel ruolo di principale referente degli Stati Uniti sul fronte libico.
Jean-Yves Le DrianJEAN-YVES LE DRIAN

Dopo quell' investitura, invece di avviare un' immediata azione politica e bloccare i piani elettorali francesi abbiamo puntato tutto sulla Conferenza internazionale di Sciacca. Un appuntamento cruciale, vista la partecipazione del segretario agli Esteri Usa Mike Pompeo e dell' omologo russo Sergey Lavrov, ma previsto solo per novembre quando Serraj potrebbe esser già caduto.
libia ribelli assediano tripoli 3LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI


A questo vuoto politico s' è aggiunta la sapiente delegittimazione dell' ambasciatore a Tripoli Giuseppe Perrone dichiarato persona «non grata» da Tobruk per aver criticato il piano elettorale di Parigi. Una delegittimazione non priva di riflessi pratici.

GIUSEPPE PERRONEGIUSEPPE PERRONE








Perrone, infatti, risulta «in vacanza» proprio mentre l' Italia e Tripoli avrebbero più bisogno di lui. A questo punto uscire dall' impasse non è facile. Se l' Europa è lontana, ancor più lontano è ormai un Trump troppo assillato dalla sua stessa stabilità per dedicarsi a una Libia marginale negli interessi americani.

Se in qualcuno possiamo sperare gli unici sono, forse, l' Egitto e la Russia. Sono i migliori alleati di Haftar assieme a Macron. Ma sono i primi a voler ridimensionare il peso di una Francia che nel 2011 ha portato al disastro la Libia.

Fonte: qui

Libia, Onu: raggiunto accordo per il cessate il fuoco

Concordato fra gruppi armati implicati nei combattimenti. I media libici parlano di una fuga di migranti da Tripoli

L'Onu ha annunciato su Twitter il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco tra le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli. "Tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco", si afferma in un testo di accordo in sette punti rilanciato dall'account Twitter del sito libico Al Ahrar.

Secondo un ultimo bilancio, in nove giorni di combattimenti le vittime sarebbero almeno 61 e i feriti 159, ci sarebbero inoltre 12 persone che risultano "scomparse". "Se tutte le parti daranno prova di un vero e totale rispetto del cessate il fuoco, le Nazioni unite terranno un'altra riunione per esaminare i preparativi di sicurezza della capitale": è quanto scritto nel testo di intesa rilanciato dai siti Al-Ahrar e Alwasat. L'incontro si è svolto a Zauia (Zawiya), ha precisato Alwasat citando un componente del consiglio dei dignitari della città situata una quarantina di chilometri in linea d'aria a ovest di Tripoli.


Media: centinaia migranti in fuga da centro a Tripoli 
Centinaia di migranti africani sarebbero fuggiti da un centro di detenzione nei pressi dell'aeroporto di Tripoli, approfittando del caos di queste ore. Ne dà notizia il sito della Reuters, citando fonti umanitarie secondo cui fino a 1.800 persone potrebbero aver abbandonato la struttura. Un video postato sui social media mostra lunghe file di africani, alcuni con buste di plastica in mano, incamminarsi via dal centro vicino all'ex aeroporto internazionale. Fonti del governo libico hanno però negato.

Appello Italia, Francia, Gb e Usa al dialogo 
Un appello al rispetto del cessate il fuoco in Libia è stato lanciato da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti a "tutte le parti in causa" in una nota congiunta dei rispettivi governi in cui, oltre a sottolineare il risultato raggiunto, si auspica la riconciliazione e la ripresa di un processo politico di pace a guida libica. "I governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti salutano il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell'Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili". 
Fonte: tgcom24

venerdì 8 settembre 2017

IL DOPPIO GIOCO DI GENTILONI SULLA LIBIA (E RI-SFILA IL DOSSIER A MACRON)

ALFANO COCCOLA SERRAJ E MINNITI INCONTRA DI NASCOSTO HAFTAR, IL RAS DELLA CIRENAICA 

COLLOQUI DURATI TRE ORE E FAVORITO DAI SERVIZI SEGRETI. AL CENTRO, IL CONTROLLO DEI FLUSSI MIGRATORI
Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

khalifa haftarKHALIFA HAFTAR
Marco Minniti ha incontrato il generale Khalifa Haftar a metà della settimana scorsa nell' ufficio-fortezza di quest' ultimo presso l' aeroporto di Bengasi. Un summit molto riservato, quasi segreto, tanto che le prime informazioni a riguardo sono emerse solo ieri pomeriggio a Bengasi e ripubblicate brevemente dal portale libico Al Wasat.

Il ministro degli Interni italiano si è mosso rapido (dopo la tappa libica era in partenza per l' Algeria), ma era molto tempo che lavorava per poter parlare a quattr' occhi con l' uomo forte della Cirenaica che afferma di «controllare ormai oltre il 70 per cento del territorio libico», incluse molte delle rotte dei migranti in arrivo dall' Africa subsahariana e attraverso il cuore del deserto del Fezzan verso il Mediterraneo.
MINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIAMINNITI CON I CAPI TRIBU DELLA LIBIA

La notizia è confermata in modo inequivocabile. «L' incontro è durato a lungo, forse oltre tre ore, in un' atmosfera molto cordiale, rilassata, e ha toccato temi fondamentali per la Libia, l' Italia e il contesto europeo. Ovviamente si è parlato di migranti, dei modi per fermare e regolare i flussi, del controllo dei confini libici, ma anche della situazione di frammentazione e caos che ancora domina sulla politica del Paese con il desiderio di consolidare un' unica autorità sovrana e centrale», raccontano al Corriere fonti presenti all' incontro.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

In questo modo l' Italia torna a giocare quel ruolo di mediatore equidistante tra la Tripolitania e la Cirenaica che negli ultimi tempi sembrava aver lasciato alla nuova politica particolarmente aggressiva della Francia di Emmanuel Macron.

È la prima volta che un importante esponente del governo di Roma incontra personalmente Haftar. Sino a una settimana fa erano soprattutto i servizi segreti italiani a intrattenere rapporti stretti e continui con il generale, come lui stesso aveva dichiarato al Corriere . Il forte sostegno garantito invece dalla politica romana al premier del governo di unità nazionale a Tripoli, Fayez Sarraj (che pure è legittimato dalle Nazioni Unite), aveva generato malumori in Cirenaica.

ALFANO SERRAJALFANO SERRAJ
Tanto che lo scorso 6 maggio la visita a Tripoli di Angelino Alfano, non seguita da una tappa da Haftar, aveva raccolto critiche e risentimenti tra Tobruk e Bengasi. Il summit Haftar-Sarraj mediato da Macron a Parigi il 25 luglio era così sembrato promuovere la Francia ad arbitro principale della partita libica. Ma la situazione è in realtà apparsa molto più sfumata dopo il successo dei patti bilaterali voluti fortemente da Minniti in prima persona con Sarraj e diverse municipalità e tribù libiche per frenare il traffico dei migranti.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Per la prima volta i flussi dalla Libia sono oggi in netta decrescita. Al summit di Parigi del 28 agosto, con la presenza dei premier di Italia, Spagna, Germania, oltreché di Niger, Ciad e di Sarraj, lo stesso Macron ha pubblicamente sostenuto le mosse italiane. Ma per tutti resta evidente la necessità di coinvolgere Haftar nelle scelte europee.

«Ovvio che noi siamo stati avvisati del viaggio di Minniti a Bengasi. Del resto così hanno fatto negli ultimi giorni anche i ministri degli Esteri inglese e francese. Sono mosse nello spirito delle intese di Parigi», commentano i portavoce di Sarraj. Eppure, tra le due anime della politica libica la tensione resta alta. Le occasioni di crisi non mancano.
GENTILONI SERRAJGENTILONI SERRAJ

Per esempio, solo due giorni fa Sarraj ha promosso a suo ministro degli Interni il capitano Faraj Gjiem, ex responsabile dei servizi dell' antiterrorismo sostenuto dal Parlamento di Tobruk. Questi però è un esponente della tribù degli Al Awaqir, che appoggiano Haftar. La nomina ha così creato una grave spaccatura interna nel campo del generale e spinto quest' ultimo a emanare un decreto che vieta ogni collaborazione con i rappresentanti del governo Sarraj.

(Ha collaborato Farid Adly)

Fonte: qui