9 dicembre forconi: cessate il fuoco
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sabato 28 settembre 2019

Scendono i prezzi del petrolio su un rapporto che i sauditi concordano sul cessate il fuoco parziale con lo Yemen

Con il prezzo del petrolio ancora al limite per tutta la durata delle riparazioni e delle speculazioni di Aramco saudite su quanto tempo prima che la produzione di petrolio saudita sia completamente ripristinata, alcuni momenti fa il Brent è crollato dopo un rapporto del WSJ che l'Arabia Saudita - che spera di venire sul mercato con l'Aramco IPO nelle prossime settimane - sta cercando di imporre un parziale cessate il fuoco in Yemen, mentre Riyad e i militanti Houthi che il regno sta combattendo cercano di porre fine alla guerra di quattro anni che è diventata una linea di frontiera nel più ampio scontro regionale con l'Iran.
La decisione a sorpresa dell'Arabia Saudita di declassare una guerra di lunga durata fa seguito a una mossa altrettanto sorprendente delle forze di Houthi per dichiarare un cessate il fuoco unilaterale in Yemen la scorsa settimana, pochi giorni dopo aver rivendicato la responsabilità del drone del 14 settembre e dell'attacco missilistico da crociera sull'industria petrolifera dell'Arabia Saudita osserva il WSJ. Mentre gli Houthi hanno lanciato due missili contro l'Arabia Saudita all'inizio di questa settimana, lo sciopero non è stato visto dai leader sauditi come un grave attacco che avrebbe minato i nuovi tentativi di cessate il fuoco.
I leader di Houthi inizialmente hanno dichiarato di essere responsabili dell'attacco alle strutture petrolifere, ma i funzionari sauditi, statunitensi ed europei hanno respinto le affermazioni come un tentativo trasparente di oscurare il ruolo dell'Iran nello sciopero. I combattenti yemeniti, affermano questi funzionari, non hanno né le armi né le capacità per eseguire un attacco così sofisticato.
Nei giorni che seguirono l'attacco, una frattura interna di Houthi si espanse tra coloro che volevano prendere le distanze dall'Iran e quelli che volevano rafforzare i legami.
La fine della guerra, se sostenuta, sarebbe certamente un importante passo avanti per la pace nella regione. La guerra dello Yemen è diventata un'arma politica e militare per l'Arabia Saudita e il principe ereditario Mohammed bin Salman, sovrano de facto del paese e architetto originale dei piani di guerra. La guerra ha eroso il sostegno al suo paese a Washington, dove si è consolidata l'opposizione bipartisan al conflitto.
Il cessate il fuoco unilaterale degli Houthi la scorsa settimana ha suscitato speranze a Riyad e Washington che i combattenti yemeniti potrebbero essere disposti a prendere le distanze da Teheran. Gli Stati Uniti hanno accusato l'Iran di fornire agli Houti missili, droni e addestramento che hanno usato per anni per colpire l'Arabia Saudita. L'Iran ha respinto le affermazioni, ma Teheran si è mosso per approfondire i suoi legami con le forze di Houthi.
In risposta alla mossa di Houthi, Riyad ha concordato un cessate il fuoco limitato in quattro aree, tra cui San'a, la capitale yemenita che le forze Houthi hanno controllato dal 2014.
Se il cessate il fuoco reciproco in queste aree dovesse prendere piede, i sauditi cercherebbero di allargare la tregua ad altre parti dello Yemen, secondo le persone che hanno familiarità con le discussioni.
Certo, è probabile che l'accordo collassi rapidamente: il nuovo cessate il fuoco deve affrontare ripide probabilità, poiché accordi simili si sono sbriciolati prima delle note del WSJ. Entrambe le parti continuano a compiere attacchi, incluso un attacco aereo saudita a nord di San'a martedì che ha ucciso diversi civili. Le divisioni interne di Houthi potrebbero minare gli sforzi di pace, come hanno fatto in passato.
"Lo Yemen deve ora uscire da questo circolo vizioso di violenza ed essere salvaguardato dalle recenti tensioni nella regione che potrebbero rischiare le sue prospettive di pace", ha affermato Martin Griffiths, inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen che ha mediato i colloqui di pace dello scorso dicembre a Stoccolma che ha contribuito a disinnescare le tensioni e ha spianato la strada a nuove iniziative diplomatiche.
In ogni caso, nella reazione a braccetto il Brent è crollato dell'1,8%, scendendo a un minimo di $ 61,6, in calo di $ 1,00 in pochi secondi e cancellando tutti i guadagni della scorsa settimana. Fonte: qui

Gli Stati Uniti schiereranno 200 truppe, sistema missilistico Patriot in Arabia Saudita

Il Dipartimento della Difesa ha finalmente rivelato alcuni dettagli del grande dispiegamento di Trump  e di rispondere agli attacchi del 14 settembre in Arabia Saudita di cui l'amministrazione ha incolpato l'Iran. Il Pentagono è destinato a inviare 200 persone e attrezzature per la difesa antimissile in Arabia Saudita , in particolare un totale di un missile Patriot e il suo personale di supporto, che include inoltre radar Sentinel destinati a rilevare qualsiasi attacco in arrivo, secondo un annuncio di giovedì .
"Questo dispiegamento aumenterà la difesa aerea e missilistica del regno delle infrastrutture militari e civili critiche", ha detto il portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman. 
Ha aggiunto che ciò rafforzerà  "una presenza già significativa delle forze statunitensi nella regione".
Più significativo è un potenziale ulteriore dispiegamento sul tavolo di ulteriori truppe e altre due batterie Patriot e un sistema di difesa di area ad alta quota terminale (THAAD), che segnalerebbe sicuramente l'escalation contro l'Iran nella regione se il piano fosse approvato. 
Gli Stati Uniti rafforzano le difese aeree saudite anche quando gli attuali sistemi forniti da Riyad negli Stati Uniti sono stati esaminati per non riuscire a rilevare e difendersi dall'attacco aereo del 14 settembre.
Come ha sottolineato l' interesse nazionale :
Una cosa è chiara: l'attacco ha rivelato i limiti del sofisticato sistema di difesa aerea dell'Arabia Saudita. Riyadh negli ultimi anni ha speso miliardi di dollari per costruire sei battaglioni di missili terra-aria Patriot fabbricati negli Stati Uniti e radar associati. I patrioti non hanno fermato il recente attacco .
Il segretario alla Difesa Mark Esper ha formalmente incolpato l'Iran per l'attacco nelle dichiarazioni della scorsa settimana, dicendo che "tutte le indicazioni sono che l'Iran era responsabile dell'attacco" alle due raffinerie di Aramco.  Fonte: qui

mercoledì 5 settembre 2018

LIBIA – ECCO COME LA FRANCIA VUOLE SFRUTTARE GLI SCONTRI DI TRIPOLI E ACCAPARRARSI GAS, PETROLIO E IL CONTROLLO SULLE PARTENZE DEI MIGRANTI


Gian Micalessin per “il Giornale”

libia ribelli assediano tripoli 9LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
La via italiana alla Libia è già stretta, ma la Francia di Emmanuel Macron potrebbe sfruttare gli scontri di Tripoli per trasformarla in un vicolo cieco. Di certo il «nemico» francese è stato fin qui più abile spiazzando l' Italia e presentandosi come l' ago della bilancia capace di mettere d' accordo il governo di Tripoli del premier Fayez Al Serraj e quello di Tobruk «manovrato» dal generale Khalifa Haftar.

LIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLILIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLI
Se gli scontri di Tripoli arrivassero a far cadere Al Serraj, Parigi avrebbe facile gioco nel proporsi come nuovo referente internazionale, guidare il Paese verso le elezioni-farsa proposte dalla Francia per il 10 dicembre e far eleggere alla presidenza un uomo del Generale.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR






Un giochino ardito che rischia, però, di piacere molto a un' Unione europea invelenita con l' Italia. Un giochino che mette a rischio non solo il nostro gas e il nostro petrolio, ma anche il controllo sulle partenze dei migranti garantito dalla Guardia Costiera di Tripoli.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

Certo molti errori arrivano da lontano. Quando, nel 2015, Marco Minniti prende in mano il dossier Libia punta innanzitutto a insediare un governo «amico» in quella Tripolitania dove un esecutivo guidato da milizie jihadiste minaccia il petrolio e il gas dell' Eni e ci ricatta con i migranti.

Da quella scelta derivano molte leggerezze. La prima è lo sbilanciamento verso Serraj, che nella fase di formazione del governo di Accordo Nazionale, a fine 2015, sfocia in aperta ostilità verso Haftar spingendolo nelle braccia di Parigi.

libia ribelli assediano tripoli 8LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
E quando Minniti si decide a fargli visita nel settembre 2017 è tardi per rimediare. La seconda nefasta eredità è lo sciame di milizie jihadiste, o para-criminali, a cui dobbiamo affidarci per garantire la sopravvivenza dell' inconsistente Serraj. Milizie come la Settima Brigata di Tarhouna vendutasi, secondo molte voci, agli interessi di Haftar.

libia ribelli assediano tripoli 2LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
Un terzo danno collaterale deriva dalla prolungata concentrazione nelle mani di Minniti di un dossier Libia che andava almeno condiviso con la Farnesina. Da qui, anche, la farraginosità dell' attuale esecutivo nel ricomporre il puzzle. Una farraginosità testimoniata dalle visite a Tripoli di Matteo Salvini, del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del titolare degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Tre visite in un mese (26 giugno-25 luglio) che non hanno chiarito chi gestisca il dossier.

LIBIA SCONTRI TRIPOLILIBIA SCONTRI TRIPOLI
In questo vuoto di potere e politiche hanno lavorato alla grande il ministro degli Esteri francesi Jean-Yves Le Drian, vero pro-console libico di Macron, e un' intelligence di Parigi attivissima nel recuperare al carro di Haftar le milizie rimaste al palo nella spartizione di quei proventi che Serraj deve «obtorto collo» suddividere per non farsi defenestrare. Ma il governo giallo-verde è stato lentissimo anche nello sfruttare il regalo di un Trump che durante la visita del nostro premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca confermò l' Italia nel ruolo di principale referente degli Stati Uniti sul fronte libico.
Jean-Yves Le DrianJEAN-YVES LE DRIAN

Dopo quell' investitura, invece di avviare un' immediata azione politica e bloccare i piani elettorali francesi abbiamo puntato tutto sulla Conferenza internazionale di Sciacca. Un appuntamento cruciale, vista la partecipazione del segretario agli Esteri Usa Mike Pompeo e dell' omologo russo Sergey Lavrov, ma previsto solo per novembre quando Serraj potrebbe esser già caduto.
libia ribelli assediano tripoli 3LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI


A questo vuoto politico s' è aggiunta la sapiente delegittimazione dell' ambasciatore a Tripoli Giuseppe Perrone dichiarato persona «non grata» da Tobruk per aver criticato il piano elettorale di Parigi. Una delegittimazione non priva di riflessi pratici.

GIUSEPPE PERRONEGIUSEPPE PERRONE








Perrone, infatti, risulta «in vacanza» proprio mentre l' Italia e Tripoli avrebbero più bisogno di lui. A questo punto uscire dall' impasse non è facile. Se l' Europa è lontana, ancor più lontano è ormai un Trump troppo assillato dalla sua stessa stabilità per dedicarsi a una Libia marginale negli interessi americani.

Se in qualcuno possiamo sperare gli unici sono, forse, l' Egitto e la Russia. Sono i migliori alleati di Haftar assieme a Macron. Ma sono i primi a voler ridimensionare il peso di una Francia che nel 2011 ha portato al disastro la Libia.

Fonte: qui

Libia, Onu: raggiunto accordo per il cessate il fuoco

Concordato fra gruppi armati implicati nei combattimenti. I media libici parlano di una fuga di migranti da Tripoli

L'Onu ha annunciato su Twitter il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco tra le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli. "Tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco", si afferma in un testo di accordo in sette punti rilanciato dall'account Twitter del sito libico Al Ahrar.

Secondo un ultimo bilancio, in nove giorni di combattimenti le vittime sarebbero almeno 61 e i feriti 159, ci sarebbero inoltre 12 persone che risultano "scomparse". "Se tutte le parti daranno prova di un vero e totale rispetto del cessate il fuoco, le Nazioni unite terranno un'altra riunione per esaminare i preparativi di sicurezza della capitale": è quanto scritto nel testo di intesa rilanciato dai siti Al-Ahrar e Alwasat. L'incontro si è svolto a Zauia (Zawiya), ha precisato Alwasat citando un componente del consiglio dei dignitari della città situata una quarantina di chilometri in linea d'aria a ovest di Tripoli.


Media: centinaia migranti in fuga da centro a Tripoli 
Centinaia di migranti africani sarebbero fuggiti da un centro di detenzione nei pressi dell'aeroporto di Tripoli, approfittando del caos di queste ore. Ne dà notizia il sito della Reuters, citando fonti umanitarie secondo cui fino a 1.800 persone potrebbero aver abbandonato la struttura. Un video postato sui social media mostra lunghe file di africani, alcuni con buste di plastica in mano, incamminarsi via dal centro vicino all'ex aeroporto internazionale. Fonti del governo libico hanno però negato.

Appello Italia, Francia, Gb e Usa al dialogo 
Un appello al rispetto del cessate il fuoco in Libia è stato lanciato da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti a "tutte le parti in causa" in una nota congiunta dei rispettivi governi in cui, oltre a sottolineare il risultato raggiunto, si auspica la riconciliazione e la ripresa di un processo politico di pace a guida libica. "I governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti salutano il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell'Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili". 
Fonte: tgcom24

venerdì 30 dicembre 2016

IL CREMLINO ANNUNCIA: "TRA GOVERNO E RIBELLI SIGLATO L’ACCORDO PER IL CESSATE IL FUOCO"

LA TURCHIA E LA RUSSIA SARANNO GARANTI DELLA TREGUA, CHE PERÒ NON RIGUARDA ALCUNI GRUPPI JIHADISTI 

CON QUESTA MOSSA, VLADIMIR PUTIN BLINDA ASSAD E DIVENTA IL DOMINUS DELLA SIRIA



militari russi posano con foto di putin e assadMILITARI RUSSI POSANO CON FOTO DI PUTIN E ASSAD
Il governo siriano e una buona parte di gruppi ribelli hanno concordato un cessate-il-fuoco a partire dalla mezzanotte (alle 22 Gmt), che sarà seguito da colloqui di pace. L'annuncio è stato dato dal presidente russo Vladimir Putin ed è stato confermato da Mevlut Cavusoglu, il ministro degli esteri della Turchia. Mosca e Ankara, che sono su fronti opposti nel conflitto siriano, agiranno da garanti.

putin contro gli attacchi in siriaPUTIN CONTRO GLI ATTACCHI IN SIRIA
La Turchia ha precisato che cesseranno tutti i combattimenti, inclusi gli attacchi aerei. La tregua non riguarda però alcuni gruppi jihadisti, tra cui i membri dello stato islamico e il jabhat fateh al-sham (l'ex-fronte nusra). Sarebbe tuttavia inclusa nell'accordo l'area di est-guta, vicino a damasco.

"Da giorni Turchia e Russia erano al lavoro per far partire il cessate il fuoco generale in Siria prima del Capodanno" ha affermato Cavusoglu. Il ministro ha anche sottolineato che "è fuori questione che la Turchia si sieda al tavolo dei negoziati per colloqui con il regime di Assad", riferendosi ai colloqui che nei giorni scorsi sono stati annunciati per gennaio ad Astana.

Siria OBAMA E PUTINSIRIA OBAMA E PUTIN
Il ministro ha anche ricordato come tutti i gruppi armati stranieri, compreso quello del movimento sciita Hezbollah, dovrebbero lasciare la Siria. Il 20 dicembre scorso i ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia si erano incontrati a Mosca e hanno sottolineato l'importanza di estendere il regime di cessate il fuoco in Siria annunciando la loro volontà di mediare per un accordo futuro tra Damasco e i miliziani dell'opposizione.

Fonte: qui

LA PAX PUTINIANA - IL POLITOLOGO GILLES KEPEL: “MOSCA HA DECISO LE SORTI DELLA SIRIA, STABILISCE I FUTURI ASSETTI DELLA REGIONE E NON SOLO GLI AMERICANI SONO ASSENTI, MA LO SONO ANCHE GLI ARABI. COME L’EUROPA. FEDERICA MOGHERINI È RIDOTTA A UNA SORTA DI ATTRICE UMANITARIA. MA LA RUSSIA ECONOMICAMENTE E’ UN GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA…”

1 - L' ORA DELLA PAX PUTINIANA SE PUTIN RIDISEGNA LA SIRIA
Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

putin assadPUTIN ASSAD
In una crisi dove nessuno degli schieramenti prevale l' unica svolta può arrivare dalla rottura di questo equilibrio. Ed è ciò che è avvenuto in Siria per mano di Putin, vero protagonista. Il presidente russo ha annunciato l' accordo di tregua, a partire dalle 24 di ieri, sottoscritto da parte della ribellione e dal regime. Come previsto rimangono fuori i qaedisti, l' Isis e - ingiustamente - i curdi siriani Ypg. L' intesa, se reggerà, porterà a futuri negoziati ad Astana, Kazakistan, sotto l' ombrello di Russia-Iran-Turchia.

Molti i fattori che hanno determinato la novità. La prima breccia è giunta con la sconfitta dei ribelli ad Aleppo Est, piegati dai colpi devastanti dei russi, degli iraniani (con i loro vassalli sciiti), dei lealisti. Una spallata parte della campagna lanciata un anno fa dal Cremlino.

putin assadPUTIN ASSAD
Non contro l' Isis, ma contro i principali avversari di Assad. Ha funzionato. I tank non sarebbero bastati se non ci fosse stato un altro sviluppo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha staccato in parte la spina a quelle brigate ribelli che ha a lungo appoggiato. Inoltre ha costretto altre a ripiegare da Aleppo verso nord per partecipare alla missione contro curdi e Isis. Dicono anche che abbia minacciato di tagliare i fondi agli insorti per obbligarli ad accettare il cessate il fuoco.

militari russi posano con foto di putin e assadMILITARI RUSSI POSANO CON FOTO DI PUTIN E ASSAD
Alla perenne ricerca di un ruolo, il leader turco ha virato verso la Russia offrendosi come garante. Putin, che lo aveva dipinto come il burattinaio occulto dello Stato Islamico, lo ha accolto in nome del pragmatismo. Putin ha ampliato il ruolo nello scacchiere evitando di rischiare più del dovuto. E dunque ha provato a ridisegnare la mappa del conflitto con l' intento di stabilire zone di influenza.

Per farlo ha ingolosito Erdogan offrendogli - vediamo per quanto tempo - la gestione di una fascia nel nord della Siria. Il turco ha preso la carta riducendo, in cambio, la rete in favore dei ribelli. Quindi la giocata contro le posizioni Isis ma soprattutto per affossare un Kurdistan indipendente. Iniziativa accompagnata da tirate feroci contro gli Stati Uniti trattati come nemici, dal rullo di tamburi, ma anche da perdite notevoli per l' esercito di Ankara nel nord della Siria.

L' altra manovra di Mosca, che ha coinvolto sempre i turchi, ha riguardato gli insorti siriani.
Ora dovranno scegliere se seguire la trattativa o spostarsi sulle posizioni estreme delle fazioni islamo-radicali, come la ex Al Nusra. Restare all' opposizione può significare bombe e cannonate, entrare nel dialogo può marcare la fine del sogno.

putin trumpPUTIN TRUMP
C' è rischio di scontri fratricidi. Nel contempo, però, è significativo che Mosca abbia aperto a formazioni che fino a ieri erano bollate come terroristiche, un' evoluzione non da poco. Tra gli accettati dai russi ci sono persino Ahrar al Sham e Jaysh al Islam, formazioni non certo laiche. Un capovolgimento rispetto alla posizione ufficiale che per anni ha considerato come interlocutori solo personaggi di facciata, per niente rappresentativi.

La lezione è che tutti pagano un prezzo. Compreso Assad. Ieri ha tuonato che la guerra finirà quando saranno piegati i terroristi. Frase consueta pronunciata però mentre si parla di stop alle armi. Perché teme, un giorno, di dover lasciare la poltrona. Nel piano di Mosca (ma non condiviso in toto da Teheran, molto defilata) i lealisti devono badare al controllo della parte costiera e della città. Il raìs potrebbe essere sostituito, in futuro, da figure più accettabili nell' ambito di un processo di riconciliazione da costruire. È un' ipotesi concreta o un gesto cosmetico?

TRUMP PUTINTRUMP PUTIN
In questo mosaico ci sono poi tre tasselli che ballano. Il primo è quello americano. Obama è il grande sconfitto. Voleva tenersi lontano dal fuoco, ha alimentato con il freno a mano parte degli insorti, ha tentennato. Alla fine lo hanno lasciato fuori. Anche perché è giunto al termine del mandato e il successore Donald Trump ha detto di volersi coordinare con l' amico Putin.

Posizione che ha reso ancora più cupo l' orizzonte dei ribelli siriani che contavano sul successo della Clinton. Hanno compreso che da Washington sarebbe arrivato ben poco. Il secondo è rappresentato dai curdi. Ospitano due avamposti americani, agiscono in sintonia con gli Stati Uniti, ma hanno contro tutti (o quasi) gli attori regionali nonostante siano stati i più decisi contro i jihadisti. Ieri hanno rilanciato la bozza di uno Stato federato in Siria. Il terzo quadro racchiude lo Stato Islamico. È radicato nel Nord-Est, può sfruttare il momento cercando di inglobare i delusi dalla pax russa

Gilles KepelGILLES KEPEL
2 - IL POLITOLOGO KEPEL: STA NASCENDO IL MEDIO ORIENTE RUSSO

È un nuovo Sykes-Picot. Ma questa volta russo!, esclama d' impeto Gilles Kepel commentando i dettagli del nuovo cessate il fuoco sulla Siria. Il celebre politologo francese è lapidario. Come nel 1916 Francia e Inghilterra determinarono i confini del Medio Oriente, così oggi è la Russia di Putin a dettare legge nella regione e in una situazione di quasi monopolio. Con una differenza importante però: allora quegli accordi durarono un secolo, adesso invece rischiano di rivelarsi caduchi, deboli quanto è in realtà la potenza economica e militare di Mosca.

Sergey LavrovSERGEY LAVROV
Un Medio Oriente senza Nato, senza Stati Uniti, dove l' Europa non conta nulla. Come lo spiega?
È stato evidente alla riunione dei ministri degli Esteri turco e iraniano raccolti attorno al russo Sergei Lavrov a Mosca pochi giorni fa: una situazione inedita, strabiliante.
Hanno deciso le sorti della Siria, stabiliscono i futuri assetti della regione e non solo gli americani sono assenti, ma lo sono anche gli arabi. Il loro destino viene determinato da Mosca assieme agli eredi dell' impero ottomano e di quello sciita-safavide che faceva capo alla vecchia Persia.

A cosa è dovuto?
A più fattori. In primo luogo al ritiro americano dal Medio Oriente, che Obama ha perseguito con coerenza in ben due mandati. Gli Stati Uniti sono ancora condizionati dal trauma dell' invasione irachena voluta da George Bush. Inoltre la caduta del valore degli idrocarburi e l' aumento della produzione energetica americana riducono il prezzo del greggio a 50 o 60 dollari al barile, con la conseguenza di relativizzare l' eccezionalità del Medio Oriente sulla scena economica e politica mondiale.
MOGHERINI IN LACRIMEMOGHERINI IN LACRIME

E l' Europa?
Ora più che mai l' Europa manca di politica estera. Federica Mogherini è ridotta a una sorta di attrice umanitaria. Il Regno Unito è indebolito dalla Brexit, la sua premier tace.
Hollande non conta più nulla neppure in Francia. Angela Merkel è impegnata in una difficile campagna elettorale. In Europa gli apparati di sicurezza sono assorbiti dal controllare i jihadisti che si muovono tra i loro territori e quelli dello Stato Islamico. In sintesi: siamo di fronte a una svolta storica, l' Occidente, i Paesi Nato annaspano, le loro classi dirigenti e le loro società sono impreparate.

Così Putin ne approfitta?
Certo. Paradossalmente la Russia è un Paese debole, un colosso dai piedi d' argilla dalle infrastrutture obsolete, il suo Pil è inferiore a quello dell' Italia, dipende dalle esportazioni di greggio e gas. Però Putin e Lavrov hanno saputo giocare benissimo a loro favore le debolezze occidentali. Ora godono della luna di miele con Trump, si permettono una fuga in avanti per dettare nuove regole del gioco prima che questi prenda davvero in mano le redini della politica Usa.

È la fine della Nato?
No, non lo credo. Putin ha il fiato corto: vince sullo scatto, però non tiene nella resistenza. Le sue sono vittorie di breve periodo. Trump lo sostiene per motivi tattici. Ma è anche un pragmatico e gli Stati Uniti sono infinitamente più forti.

Fonte: qui


IN SIRIA RIPARTONO GLI SCONTRI DOPO L'ENTRATA IN VIGORE DEL CESSATE IL FUOCO ANNUNCIATO DA PUTIN, MA LA TREGUA REGGE 

SCAMBIO DI ACCUSE TRA RIBELLI E FORZE GOVERNATIVE SULLA VIOLAZIONE DEGLI ACCORDI



Scontri in Siria poco più di due ore dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco vengono segnalati dall'Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), riferiscono i media internazionali. Secondo l'ufficio di monitoraggio, ribelli hanno violato la tregua e conquistato una posizione nella provincia di Hama. Un gruppo ribelle accusa invece il governo di bombardare aree dei villaggi di Atshan e Skeik nella provincia di Idlib, che confina con quella di Hama.

Dalla mazzanotte locale (le 23 italiane) è entrato in vigore in tutta la Siria il cessate il fuoco fra le parti in conflitto mediato da Russia e Turchia. Gli accordi sono stati firmati dal governo siriano e dalle forze di opposizione, che, come previsto, dovranno presto avviare le trattative di pace tra le parti.
aleppo siria 3ALEPPO SIRIA 3

Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato: "Poco fa è arrivata la comunicazione che poche ore fa è avvenuto un evento che noi non soltanto abbiamo aspettato a lungo ma su cui abbiamo lavorato molto per renderlo possibile". "Gli accordi - ha detto Putin - sono fragili e hanno bisogno di pazienza e attenzioni particolari".

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha detto che l'accordo sul cessate il fuoco in Siria verrà presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per ottenerne la potenziale di approvazione. "Informeremo i membri del Consiglio di Sicurezza sul lavoro che abbiamo fatto e risponderemo alle loro domande", ha detto Lavrov. Lo riporta la Tass.
aleppo siria 1ALEPPO SIRIA 1

Le sigle che aderiscono alla tregua in Siria annunciata oggi a Mosca sono Faylaq Al-Sham, Ahrar al-Sham, Jaysh al-Islam, Suwar Agi Sham, Jaysh al-Mujahideen, Jaysh Idlib e Jabhat al-Shamiyah. Lo riporta il ministero della Difesa russo in un comunicato visto dall'ANSA. Secondo il ministro della Difesa Serghei Shoigu "i comandanti più influenti dell'opposizione armata hanno preso parte ai negoziati, che sono durati due mesi, e hanno permesso di individuare il territorio controllato dai ribelli".

Da questo momento in poi, ha precisato, "chi non deporrà le armi" verrà considerato "un gruppo terroristico", alla stregua dell'Isis e di Jabhat al-Nusra (che non sono coperte dagli accordi). In tutto le sette formazioni - stando ai dati forniti dal ministero - comprendono almeno "51mila persone".
aleppo siria 2ALEPPO SIRIA 2