9 dicembre forconi: Tripoli
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venerdì 5 aprile 2019

IL GENERALE KHALIFA HAFTAR HA DATO L'ORDINE DI ATTACCARE TRIPOLI, DOVE HA SEDE IL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE DI SERRAJ PATROCINATO DALL’ITALIA


L’AUDIO POSTATO SU FACEBOOK E RILANCIATO DAI MEDIA: “ECCOCI, EROI, L’ORA È SUONATA, È VENUTO IL MOMENTO DEL NOSTRO APPUNTAMENTO CON LA CONQUISTA”

al serraj haftar giuseppe conteAL SERRAJ HAFTAR GIUSEPPE CONTE

Secondo un audio postato sulla pagina Facebook dell’Ufficio stampa del Comando generale del Libyan National Army e riportato da Al Jazeera e dal sito libico Al Wasat, Khalifa Haftar ha dato l’ordine di attaccare Tripoli, sede del governo gudato da Fayez Al Sarraj e patrocinato dall’Italia. “Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli. Eroi, l’ora è suonata, è venuto il momento” del “nostro appuntamento con della conquista”, afferma il capo delle truppe fedeli al governo di Tobruk e appoggiato da Francia e Russia nell’audio-messaggio.
haftarHAFTAR

Nell’audio, il generale dice fra l’altro: “Colui che depone le armi è salvo. Colui che resta a casa è sicuro. Colui che sventola bandiera bianca è in sicurezza”. Haftar non pronuncia le parole “Operazione per la liberazione di Tripoli” le quali però sono scritte in giallo su una foto che presenta l’audio e che lo ritrae in divisa mentre fa il saluto militare. La notizia giunge dopo che mercoledì sera le forze di Haftar hanno annunciato che preparavano un’offensiva per “ripulire l’ovest” del Paese, fra cui la capitale Tripoli, “da terroristi e mercenari”.
HAFTAR E GIUSEPPE CONTEHAFTAR E GIUSEPPE CONTE

Il capo delle milizie che difendono Tripoli ha dichiarato a una tv libica che le sue forze sono “pronte” a “respingere qualsiasi attacco” del generale Khalifa Haftar. “Il comandante della zona militare di Tripoli, Abdel Basset Marawan ad Al Ahrar: le nostre forze sono pronte nelle loro postazioni a respingere qualsiasi attacco che arrivi da fuori la città”, riferisce un tweet dell’emittente.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 3GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 





La Libia, piombata nel caos con la caduta della dittatura di Muammar Gheddafi nel 2011, è divisa principalmente fra due autorità rivali: il governo libico di unità nazionale (Gna), guidato dal premier Fayez al-Sarraj, stabilito a fine 2015 in virtù di un accordo patrocinato dall’Onu, vicino all’Italia e basato a Tripoli; e un’autorità rivale stabilita nell’est e controllata dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar.

Fonte: qui

BOMBE SU HAFTAR: ''HANNO UCCISO 5 DEI NOSTRI''. MA IL GENERALE ANNUNCIA DI ESSERE A 20 KM DA TRIPOLI. L'ONU: ''FERMATE L'ESCALATION O RITERREMO RESPONSABILE CHI HA PRESO L'INIZIATIVA'' 
PER I LEGHISTI, DIETRO L'AGGRESSIONE MILITARE DI HAFTAR C'È LA MANINA DI MACRON, SEMPRE PER I SOLITI MOTIVI (DARE IL PETROLIO ALLE AZIENDE FRANCESI E NON ALL'ENI). 
CONTE E MOAVERO OVVIAMENTE FRENANO

LIBIA: MEDIA,RAID DI TRIPOLI CONTRO LE FORZE DI HAFTAR
haftarHAFTAR
 (ANSA) - Almeno secondo un'emittente libica, negli scontri a sud di Tripoli le forze che appoggiano il premier Fayez al-Sarraj hanno usato anche l'aviazione contro l'esercito nazionale libico di cui il maresciallo di campo Khalifa Haftar é comandante generale. "Una fonte militare a Panorama: l'aviazione del governo di Accordo nazionale ha compiuto oggi un raid aereo che ha preso di mira le forze di Haftar ad al-Hira, a nord di Garian", scrive la pagina Facebook della tv.
SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON

LIBIA: PORTAVOCE HAFTAR, UCCISI 5 MILITARI
(ANSA) - Cinque militari dell'Esercito nazionale libico (Lna), di cui il  maresciallo di campo Khalifa Haftar è (RPT: è) comandante generale, sono rimasti uccisi negli scontri per il controllo della zona a sud e a sud-est di Tripoli fra Tarhuna ed el-Azizia.    Lo riferisce il sito Alwasat citando il portavoce dello Lna, Ahmed al-Mismari. Ieri era stata segnalata l'uccisione di almeno un altro militare di Haftar (due, secondo informazioni dell'Associated Press).

LIBIA: PORTAVOCE HAFTAR, SIAMO A 20 KM DAL CENTRO
HAFTAR E GIUSEPPE CONTEHAFTAR E GIUSEPPE CONTE
 (ANSA) - Il portavoce dell'Esercito nazionale libico (Lna) Ahmed al-Mismari ha sostenuto che le forze del generale Kahlifa Haftar sono arrivate a 20 km dal centro di Tripoli. "Al-Mismari: l'esercito é 20 km a sud di Tripoli" si legge in un tweet dell'emittente Al Hadath. In giornata fonti ufficiali del Lna avevano sostenuto che é stato preso il controllo di "Wadi el Rabie", ovvero una strada a 20 km in linea d'aria dal lungomare di Tripoli.

LIBIA: CONSIGLIO SICUREZZA ONU, STOP A AZIONI MILITARI
VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR
(ANSA) - I membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno espresso "profonda preoccupazione per le attivita' militari a Tripoli, che mettono a rischio la stabilita' del paese, le prospettive per una mediazione dell' Onu e una soluzione politica globale alla crisi". In una dichiarazione chiedono "all'Esercito Nazionale Libico (Lna) del generale Khalifa Haftar di fermare tutte le attivita' militari", e "a tutte le parti una de-escalation militare perché non puo' esserci una soluzione militare al conflitto".

Hanno poi espresso la volontà di ritenere responsabile chi porta avanti il conflitto, lanciando un "appello a tutte le parti perché riprendano il dialogo e attuino l'impegno ad un'azione costruttiva sul processo politico dell'Onu".

SOSPETTI LEGHISTI SULLA FRANCIA MA PREMIER E MOAVERO FRENANO
Alberto Gentili e Cristiana Mangani per ''Il Messaggero''


IL GENERALE HAFTARIL GENERALE HAFTAR
«Sarebbe devastante se qualcuno, per interessi economici e commerciali, stesse invogliando la soluzione armata. Ogni riferimento a chi c' è dietro Haftar è puramente casuale». Matteo Salvini, complice il fatto di avere incontrato il suo omologo francese Christopher Castaner e di essere ospite del G7 a Parigi, non accusa apertamente la Francia. Ma il ministro dell' Interno, anche ufficiosamente, fa capire di nutrire il forte sospetto che dietro l' offensiva del generale Khalifa Haftar ci sia proprio Parigi: l' eterno competitor di Roma sulle questioni libiche.

Ma Salvini è solo nella sua offensiva felpata. Dopo che a febbraio, in seguito all' incontro tra Luigi Di Maio e un leader estremista dei gilet gialli, Emmanuel Macron ha ritirato l' ambasciatore, né Giuseppe Conte, né Sergio Mattarella intendono riaprire le ostilità con i francesi. Soprattutto se, come dicono alla Farnesina, «al massimo si ha qualche sospetto, non suffragato da prove certe». «È vero che la Francia - osserva un' alta fonte diplomatica - ha avuto un rapporto privilegiato con Haftar, ma ora quel rapporto ce l' abbiamo pure noi e a quel che ci risulta Parigi in questa fase non ha interesse a un' escalation militare in Libia».

Di certo, c' è che il governo italiano è stato colto di sorpresa dall' offensiva del generale, avversario del presidente riconosciuto dall' Onu Fayez al Serraj. E che ora, con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, lavora a un immediato cessate il fuoco. Con la speranza che l' offensiva delle truppe di Haftar si areni e il generale non riesca ad entrare a Tripoli da trionfatore, defenestrando Serraj. «Haftar sta cercando con questa azione militare di aumentare il proprio potere contrattuale», dice un' altra fonte del governo, «ma in realtà appare tecnicamente impossibile che possa uscire vittorioso. Perché non ha forze sufficienti per abbattere Serraj e perché, come dimostrano le notizie che arrivano dalla Libia, i suoi avversari non gli stanno stendendo davanti un tappeto rosso, anzi...».

LIBIA SCONTRI TRIPOLILIBIA SCONTRI TRIPOLI
I RISCHI 

Un ottimismo che deve però fare i conti con la realtà libica, basata su tradimenti, voltafaccia, cambi di schieramento con milizie, ora a fianco di un leader, ora di un altro. E in questo scenario l' Italia, sebbene continui a considerarsi referente privilegiato della Libia, ha pur sempre appoggiato Serraj.
Un leader comunque disarcionato e debole, pressato dai Fratelli musulmani e dai misuratini.

Un' eventuale caduta della Tripolitania potrebbe rappresentare un problema per il nostro paese che ha il 70 per cento degli interessi su quel territorio: dal petrolio al gas dal quale deriva una parte delle nostre forniture. Con l' avanzata di Haftar, che è sostenuto dagli Emirati Arabi, dalla Francia e dalla Russia, il rischio di perdere terreno è evidente. A questo si aggiunge anche la visita recente del premier Conte in Qatar, paese sostenitore delle milizie pro-Serraj e dei Fratelli musulmani. Accordi e amicizie che non aiutano.

eni libiaENI LIBIA
LA SICUREZZA DELLE AZIENDE 

Inoltre sono in cantiere diversi altri lavori. Tanto che, davanti alle tensioni in atto, già qualche settimana fa l' ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, aveva chiesto un piano che garantisca la sicurezza dell' azienda che realizzerà i lavori di The Alternative Road (Sahili). L' autostrada dell' amicizia che era stata chiesta da Gheddafi al Governo Italiano quale risarcimento finale per i danni subiti dalla colonizzazione italiana. I 1.700 km che avrebbero dovuto congiungere Rass Ajdir a Imsaad, il confine con l' Egitto, a quello con la Tunisia, per una spesa prevista di 3 miliardi di dollari.

Fonte: qui

IL GENERALE HAFTAR GELA L’ONU, TENSIONE ALLE STELLE IN LIBIA: IL GOVERNO DI AL SARRAJ BOMBARDA LE MILIZIE FEDELI ALL'UOMO FORTE DELLA CIRENAICA E ANNUNCIA DI AVER RICONQUISTATO IL "CONTROLLO SULLA TOTALITÀ DELL'AEROPORTO DI TRIPOLI" 
INTANTO, L'ENI EVACUA IL PERSONALE ITALIANO 
IL RUOLO DEGLI USA E DELLA RUSSIA, SPONSOR DI HAFTAR ASSIEME ALL'EGITTO, LA FRANCIA E GLI EMIRATI…


Sale la tensione in Libia. L'Eni ha deciso di evacuare il personale italiano dopo i due giorni di scontri seguiti all'annuncio del generale Khalifa Haftar di voler marciare su Tripoli. È quanto apprende l'Adnkronos da fonti informate, secondo cui si tratta di «una decisione precauzionale», come già avvenuto in altre occasioni.


Il personale italiano dell'Eni in Libia è presente a Tripoli, nel giacimento di Wafa, in Tripolitania, e in quello di El Feel, a sud. L'evacuazione del personale italiano della compagnia petrolifera è avvenuta in raccordo con la Farnesina.

haftar serrajHAFTAR SERRAJ


HAFTAR ALL'ONU: NON MI FERMO QUI».

Cristiana Mangani per www.ilmessaggero.it
Nel gioco delle parti, ora tutti mostrano la volontà di pacificare e si augurano che lo scontro non entri veramente nel vivo. Mentre il generale Khalifa Haftar, insensibile agli appelli dell'Onu, rappresentati dal segretario generale Antonio Guterres che lo ha incontrato ieri a Bengasi, mostra di voler andare dritto per la sua strada puntando alla conquista di Tripoli. Se questo avverrà o no, è difficile dirlo. Il vero obiettivo del leader del governo di Tobruk è quello di rastrellare consensi tra le milizie più o meno fedeli al presidente Fayez al Serraj. Anche perché è solo con uno schieramento massiccio che potrà sperare di riuscire nel suo intento. Con le sole forze militari che possiede, la Capitale potrebbe rimanere un miraggio, vista la presenza del potente esercito di Misurata a fianco del presidente.
 
Questo nelle intenzioni, perché sul campo di battaglia in Libia è difficile anche capire con chi siano schierate realmente le milizie. Ieri il Consiglio sociale, civile e militare della città di Zintan, nell'ovest del paese, ha annunciato di accogliere con favore l'operazione militare lanciata dalle forze del generale della Cirenaica. «Diamo il benvenuto alle forze armate che sono entrate in Tripolitania per combattere il terrorismo», è scritto in un comunicato che sta girando sui social network. Mentre Osama al Juwaili, esponente di Zintan a capo della Zona militare occidentale della Libia, è rimasto schierato dalla parte del Gna (l'esercito del presidente in carica). Il ruolo di Zintan e di quell'area è strategico perché ospita il passaggio delle condotte che collegano i giacimenti nel sud-ovest del paese alla costa.
AL SERRAJAL SERRAJ

Nel frattempo, la manovra di avvicinamento di Haftar continua. E ieri sera, nell'annunciare che 5 suoi comandanti «sono rimasti uccisi in battaglia», il portavoce del Lna ha anche comunicato di essere a 20 chilometri da Tripoli. Le forze del generale stanno procedendo sul fronte sud, e si è fermata per ora quella sul fronte ovest della capitale. La nuova coalizione di milizie Regione occidentale che appoggia Serraj ha però risposto lanciando l'operazione Wadi Doum 2: un nome-monito per Haftar, perché è il luogo dove l'ufficiale è stato sconfitto e catturato dai ciadiani nel 1987, quando all'epoca combatteva per il leader libico Gheddafi. Tripoli, poi, si è fatta sentire con il primo raid aereo di questo scontro ad Al-Hira, a nord di Garian, la città situata 80 km a sud della capitale presa giovedì dal generale senza combattere.
 
Al momento non ci sono informazioni verificabili su morti e feriti ma risultano almeno 128 prigionieri tra le fila di Haftar fatti dalle milizie tripoline dopo un attacco portato in nottata a un posto di blocco circa 30 km a ovest della capitale, sulla strada costiera che arriva in Tunisia. Il generale ha perso anche 40 veicoli militari e Serraj, per sottolineare la presa di controllo della Porta 27 della città, si è fatto riprendere durante un sopralluogo sul posto.

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
Prima della riunione a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in cui i Quindici hanno espresso «profonda preoccupazione» e chiesto alle parti, e in particolare ad Haftar, di «fermare tutte le attività militari», il segretario generale Antonio Guterres è volato a Bengasi per cercare di fermare il feldmaresciallo, ma ha ricevuto un secco no. Tanto che ha dovuto ammettere di lasciare la Libia «con una profonda preoccupazione e il cuore pesante», anche se spera «ancora che sia possibile evitare uno scontro sanguinoso».


Dal canto suo l'Ue ha ribadito che in Libia si rischia uno «scontro incontrollabile», mentre gli analisti ricordano come contro la conquista di Tripoli - oltre alla forza militare di Misurata - pesi ancora una sorta di veto degli Usa che la Russia, pur sponsor di Haftar assieme all'Egitto, la Francia e gli Emirati, sembra voler rispettare. Forse un modo per presentarsi in posizione di forza alla Conferenza nazionale ancora in programma per il 14-16 aprile a Ghadames. Un appuntamento che, al momento, sembra difficile immaginare. Fonte: qui

giovedì 18 ottobre 2018

LA CONFERENZA SULLA LIBIA PRECIPITA VERSO IL FALLIMENTO


DOPO IL NO DI TRUMP, GLI USA RITIRANO LA PARTECIPAZIONE DEL SEGRETARIO DI STATO MIKE POMPEO, HAFTAR DÀ BUCA, MACRON GONGOLA 

A PALERMO CONTE SI RITROVERÀ UNICO CAPO DI GOVERNO (RICONOSCIUTO) IN MEZZO AI SOTTOPANZA DEGLI ALTRI PAESI 

D'ALTRONDE L'ITALIA NON È STATA CAPACE NEMMENO DI NOMINARE IL NUOVO AMBASCIATORE A TRIPOLI...

DAGONEWS
VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR

La conferenza sulla Libia in programma a Palermo i prossimi 12 e 13 novembre sta precipitando verso il fallimento. Il premier Conte aveva promesso prima la presenza di Donald Trump, ovviamente impegnato con le elezioni di midterm, poi di Mike Pompeo, segretario di Stato. Non ci sarà nell'uno né l'altro. Gli Stati Uniti si preparano a mandare una seconda fila del Dipartimento di Stato, perché ormai considerano la conferenza un evento di basso livello. La Russia, non vedendo all'orizzonte il nome dell'ex capo della Cia, ha optato per il viceministro degli Esteri, Bogdanov
giuseppe conte donald trump 9GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 




Il generale Haftar, grande alleato di Macron (che nella regione è il nemico numero uno dell'Italia) ha dato forfait. La stessa Francia è indecisa sul livello di funzionario governativo da inviare a Palermo, sempre nell'ottica di umiliare il governo gialloverde. In poche parole, l'unico capo di governo (riconosciuto) sarà lo stesso Peppino Conte. Certo, non ci si può indignare con i leader stranieri: l'Italia non ha ancora nominato il nuovo ambasciatore a Tripoli, e loro devono inviare i loro pezzi grossi?

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Sul nome del diplomatico resta forte la spaccatura tra il ministro Moavero Milanesi e il segretario generale della Farnesina Belloni: lui pensa all'ex di peso Buccino Grimaldi, lei ha sul tavolo i cv di Luciano Pezzotti (che fu ambasciatore in Afghanistan e poi inviato speciale nel Corno d'Africa) e Andreas Ferrarese (già a Beirut e in Kosovo, per citare solo le sedi più ''calde'').

Fonte: qui

domenica 9 settembre 2018

HAFTAR: ''SONO PRONTO A MARCIARE SU TRIPOLI''


IL GENERALE HAFTAR RIBADISCE IL SUO RICATTO: ''LE PROSSIME ELEZIONI DEVONO ESSERE TRASPARENTI, O L'ESERCITO LE FARÀ ANNULLARE''. INSOMMA O LE VINCE LUI O FARÀ IL GOLPE 

L'UOMO FORTE DELLA CIRENAICA E PROTEGÉ DELLA FRANCIA, DELL'EGITTO E DELLA RUSSIA È PRONTO A RIBALTARE IL GOVERNO DI AL SARRAJ SOSTENUTO DALL'ITALIA...

Alessandro Farruggia per ''il Resto del Carlino - la Nazione - Il Giorno''

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
Una reiterata roboante promessa: «Al momento opportuno, e dettagliati piani sono già stati elaborati, io sono pronto a marciare su Tripoli: la nostra capitale deve essere liberata, questa è una opzione ineludibile». Una inquietante minaccia: «Sono io il primo a volere le elezioni, ma se non saranno eque l' esercito provvederà a farle abortire». E un avvertimento all' Italia: «Non possiamo che chiedere ai comandanti delle milizie di Tripoli di lasciare la Libia, con il supporto delle ambasciate, e andare a vivere lontano dai libici: c' è chi galleggia grazie all' Italia e si considera nostro nemico».

haftarHAFTAR
Chi vuole intendere, intenda. Il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e protegè della Francia, dell' Egitto e della Russia esce allo scoperto e parla a una trentina di notabili tribali di Bengasi con un discorso ritrasmesso dall' emittente Al Hadath nel quale riafferma la sua fedeltà all' accordo di Parigi e all' obiettivo di nuove elezioni (che i francesi vorrebbero si tenessero i 10 dicembre) ma annuncia il no alla riforma costituzionale che il parlamento di Tobruk dovrebbe votare entro la fine del mese, avverte l' Italia e riconferma a tutto tondo le sue ambizioni di diventare il centro di gravità permanente della Libia. Il nuovo Rais.

CHE le elezioni si tengano il 10 dicembre è peraltro ormai solo una ambizione di Macron. Il comunicato del Consiglio di sicurezza dell' Onu riunitosi giovedì sera ignora la data del 10 dicembre, sancendo un isolamento della Francia su questo fronte e un implicito avallo alla valutazione italiana che al momento non vi siano le garanzie di stabilità per una tornata elettorale ordinata.
minniti haftarMINNITI HAFTAR

«Una corsa alle elezioni senza le necessarie precondizioni - ha osservato ieri il ministro della Difesa Elisabetta Trenta davanti alle commissioni congiunte Esteri e Difesa - non condurrà ad alcuna stabilizzazione ma approfondirà le divisioni già esistenti». E' quanto sostiene da sempre la Farnesina, che sta cercando, ed è dura, di recuperare un dialogo con il generale Haftar. «Il governo Serraj è il governo legittimamente riconosciuto dalle Nazioni Unite - osservava ieri il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi - ma nel complesso scenario libico è importante continuare a dialogare con tutti.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Il generale Haftar fa parte della realtà libica e pensiamo che debba essere parte della conferenza internazionale che stiamo organizzando per novembre». La strada è stretta tanto quanto sono vaste le ambizioni di Haftar, che pur non essendo ancora riuscito di aver avuto ragione degli islamisti a Derna e pacificato Bengasi, ha mire su Tripoli. Dice che «gli scontri stanno cambiando la geografia della presenza delle milizie nella capitale e noi non permetteremo che Tripoli cada». Sostiene di essere appoggiato «da gran parte delle milizie di Misurata e da quelle di Zintan» e afferma che quando le sue forze muoveranno «la caduta della capitale sarà rapida».

haftar serrajHAFTAR SERRAJ
Le promesse di prendere Tripoli sono una costante della propaganda di Haftar, ma l' appoggio francese, egiziano, saudita e emiratino, oltre al benevolo placet russo, non fanno dormire sonno tranquilli all' Italia. Se mai Haftar arrivasse a Tripoli, per Eni, e in generale per il nostro Paese in termini geostrategici, il conto potrebbe essere pesante. Dopo la debacle della caduta di Gheddafi, sarebbe la fine della nostre ambizioni di proiezione strategica sulla sponda sud del Mediterraneo.

Fonte: qui

mercoledì 5 settembre 2018

LIBIA – ECCO COME LA FRANCIA VUOLE SFRUTTARE GLI SCONTRI DI TRIPOLI E ACCAPARRARSI GAS, PETROLIO E IL CONTROLLO SULLE PARTENZE DEI MIGRANTI


Gian Micalessin per “il Giornale”

libia ribelli assediano tripoli 9LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
La via italiana alla Libia è già stretta, ma la Francia di Emmanuel Macron potrebbe sfruttare gli scontri di Tripoli per trasformarla in un vicolo cieco. Di certo il «nemico» francese è stato fin qui più abile spiazzando l' Italia e presentandosi come l' ago della bilancia capace di mettere d' accordo il governo di Tripoli del premier Fayez Al Serraj e quello di Tobruk «manovrato» dal generale Khalifa Haftar.

LIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLILIBIA SERRAJ SBARCA A TRIPOLI
Se gli scontri di Tripoli arrivassero a far cadere Al Serraj, Parigi avrebbe facile gioco nel proporsi come nuovo referente internazionale, guidare il Paese verso le elezioni-farsa proposte dalla Francia per il 10 dicembre e far eleggere alla presidenza un uomo del Generale.

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR






Un giochino ardito che rischia, però, di piacere molto a un' Unione europea invelenita con l' Italia. Un giochino che mette a rischio non solo il nostro gas e il nostro petrolio, ma anche il controllo sulle partenze dei migranti garantito dalla Guardia Costiera di Tripoli.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR

Certo molti errori arrivano da lontano. Quando, nel 2015, Marco Minniti prende in mano il dossier Libia punta innanzitutto a insediare un governo «amico» in quella Tripolitania dove un esecutivo guidato da milizie jihadiste minaccia il petrolio e il gas dell' Eni e ci ricatta con i migranti.

Da quella scelta derivano molte leggerezze. La prima è lo sbilanciamento verso Serraj, che nella fase di formazione del governo di Accordo Nazionale, a fine 2015, sfocia in aperta ostilità verso Haftar spingendolo nelle braccia di Parigi.

libia ribelli assediano tripoli 8LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
E quando Minniti si decide a fargli visita nel settembre 2017 è tardi per rimediare. La seconda nefasta eredità è lo sciame di milizie jihadiste, o para-criminali, a cui dobbiamo affidarci per garantire la sopravvivenza dell' inconsistente Serraj. Milizie come la Settima Brigata di Tarhouna vendutasi, secondo molte voci, agli interessi di Haftar.

libia ribelli assediano tripoli 2LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI
Un terzo danno collaterale deriva dalla prolungata concentrazione nelle mani di Minniti di un dossier Libia che andava almeno condiviso con la Farnesina. Da qui, anche, la farraginosità dell' attuale esecutivo nel ricomporre il puzzle. Una farraginosità testimoniata dalle visite a Tripoli di Matteo Salvini, del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del titolare degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Tre visite in un mese (26 giugno-25 luglio) che non hanno chiarito chi gestisca il dossier.

LIBIA SCONTRI TRIPOLILIBIA SCONTRI TRIPOLI
In questo vuoto di potere e politiche hanno lavorato alla grande il ministro degli Esteri francesi Jean-Yves Le Drian, vero pro-console libico di Macron, e un' intelligence di Parigi attivissima nel recuperare al carro di Haftar le milizie rimaste al palo nella spartizione di quei proventi che Serraj deve «obtorto collo» suddividere per non farsi defenestrare. Ma il governo giallo-verde è stato lentissimo anche nello sfruttare il regalo di un Trump che durante la visita del nostro premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca confermò l' Italia nel ruolo di principale referente degli Stati Uniti sul fronte libico.
Jean-Yves Le DrianJEAN-YVES LE DRIAN

Dopo quell' investitura, invece di avviare un' immediata azione politica e bloccare i piani elettorali francesi abbiamo puntato tutto sulla Conferenza internazionale di Sciacca. Un appuntamento cruciale, vista la partecipazione del segretario agli Esteri Usa Mike Pompeo e dell' omologo russo Sergey Lavrov, ma previsto solo per novembre quando Serraj potrebbe esser già caduto.
libia ribelli assediano tripoli 3LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI


A questo vuoto politico s' è aggiunta la sapiente delegittimazione dell' ambasciatore a Tripoli Giuseppe Perrone dichiarato persona «non grata» da Tobruk per aver criticato il piano elettorale di Parigi. Una delegittimazione non priva di riflessi pratici.

GIUSEPPE PERRONEGIUSEPPE PERRONE








Perrone, infatti, risulta «in vacanza» proprio mentre l' Italia e Tripoli avrebbero più bisogno di lui. A questo punto uscire dall' impasse non è facile. Se l' Europa è lontana, ancor più lontano è ormai un Trump troppo assillato dalla sua stessa stabilità per dedicarsi a una Libia marginale negli interessi americani.

Se in qualcuno possiamo sperare gli unici sono, forse, l' Egitto e la Russia. Sono i migliori alleati di Haftar assieme a Macron. Ma sono i primi a voler ridimensionare il peso di una Francia che nel 2011 ha portato al disastro la Libia.

Fonte: qui

Libia, Onu: raggiunto accordo per il cessate il fuoco

Concordato fra gruppi armati implicati nei combattimenti. I media libici parlano di una fuga di migranti da Tripoli

L'Onu ha annunciato su Twitter il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco tra le milizie libiche che si stanno scontrando a Tripoli. "Tutte le parti firmatarie si impegnano a trovare una soluzione politica, alla cessazione delle ostilità e alla creazione di un meccanismo che controlli il cessate il fuoco", si afferma in un testo di accordo in sette punti rilanciato dall'account Twitter del sito libico Al Ahrar.

Secondo un ultimo bilancio, in nove giorni di combattimenti le vittime sarebbero almeno 61 e i feriti 159, ci sarebbero inoltre 12 persone che risultano "scomparse". "Se tutte le parti daranno prova di un vero e totale rispetto del cessate il fuoco, le Nazioni unite terranno un'altra riunione per esaminare i preparativi di sicurezza della capitale": è quanto scritto nel testo di intesa rilanciato dai siti Al-Ahrar e Alwasat. L'incontro si è svolto a Zauia (Zawiya), ha precisato Alwasat citando un componente del consiglio dei dignitari della città situata una quarantina di chilometri in linea d'aria a ovest di Tripoli.


Media: centinaia migranti in fuga da centro a Tripoli 
Centinaia di migranti africani sarebbero fuggiti da un centro di detenzione nei pressi dell'aeroporto di Tripoli, approfittando del caos di queste ore. Ne dà notizia il sito della Reuters, citando fonti umanitarie secondo cui fino a 1.800 persone potrebbero aver abbandonato la struttura. Un video postato sui social media mostra lunghe file di africani, alcuni con buste di plastica in mano, incamminarsi via dal centro vicino all'ex aeroporto internazionale. Fonti del governo libico hanno però negato.

Appello Italia, Francia, Gb e Usa al dialogo 
Un appello al rispetto del cessate il fuoco in Libia è stato lanciato da Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti a "tutte le parti in causa" in una nota congiunta dei rispettivi governi in cui, oltre a sottolineare il risultato raggiunto, si auspica la riconciliazione e la ripresa di un processo politico di pace a guida libica. "I governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti salutano il risultato della mediazione raggiunto dalla missione di supporto dell'Onu mirata a una de-escalation delle violenze a Tripoli e nei dintorni, e ad assicurare la protezione dei civili". 
Fonte: tgcom24

lunedì 3 settembre 2018

TRIPOLI - I RIBELLI SONO SEMPRE PIÙ VICINI AI CENTRI DEL POTERE DELLA CAPITALE: SARRAJ SOTTO ASSEDIO. DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA


LE MILIZIE VOGLIONO “RIPULIRE” LA CITTÀ DAI GOVERNATIVI: È SCOMPARSO IL CAPO DELLE FORZE ARMATE 
IL VOLTO MODERATO DEL POST GHEDDAFI PUÒ CONTARE SOLO SULL’APPOGGIO DELL’ITALIA. 
L’OMBRA DELLA VOLPE DELLA CIRENAICA KHALIFA HAFTAR E GLI INTERESSI DELLA FRANCIA, CHE FORMALMENTE CONDANNA L’ESCALATION MA…
SARRAJ SOTTO ASSEDIO I RIBELLI PUNTANO AL CENTRO DI TRIPOLI
Giordano Stabile per “la Stampa”

libia ribelli assediano tripoli 7LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI 
Il premier libico Fayez al Sarraj è sotto assedio a Tripoli, dopo una settimana di scontri che hanno portato le milizie ribelli sempre più vicine ai centri del potere. Ieri sera il consiglio presidenziale libico, guidato dallo stesso al Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza.

Il governo non controlla la parte meridionale della città, l' aeroporto è chiuso perché a portata dei razzi degli insorti, e non è più scontata la fedeltà dei combattenti di Misurata, un alleato strategico del governo di «accordo nazionale» che doveva condurre alla pacificazione del Paese.

libia ribelliLIBIA RIBELLI
L' ex ingegnere, il volto moderato della Libia post-Gheddafi, può contare ancora sull' appoggio dell' Italia, mentre gli altri alleati occidentali sono più defilati e la Francia, nei fatti, ostile. Roma ha confermato che la sua ambasciata resta aperta, nonostante il colpo di mortaio, o razzo, che ieri ha colpito l' hotel dove alloggia parte del personale.

La Settima Brigata
GENTILONI SARRAJGENTILONI SARRAJ



Sabato Stati Uniti ed Europa avevano chiesto alle milizie di moderarsi ma ieri Abdel Rahim Al-Kani, comandante della cosiddetta Settima Brigata, una formazione con base nella cittadina di Tarhouna, 60 chilometri a Sud di Tripoli, ha annunciato l' assalto decisivo.

Al-Kani ha dichiarato che «continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata». Le sue forze, ha precisato, «sono posizionate lungo la strada per l' aeroporto» e si apprestano ad attaccare il quartiere di Abu Selim, la porta di accesso al centro storico. Se prende Abu Salim il comandante ribelle potrebbe piombare sulla zona dei ministeri, fino alla base navale di Bu Sitta, l' estremo fortino del governo.

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I soldi degli aiuti
Al-Kani ha già minacciato di «ripulire» la città dalle milizie rivali, accusate di essere «l' Isis dei soldi pubblici», perché si accaparrano la maggior parte dei fondi pubblici che derivano dagli introiti petroliferi, ma anche i finanziamenti che arrivano dall' Unione europea.

Il capo della Shura degli anziani, Mohamed al-Mubshir, una figura rispettata, ha lanciato il tentativo di mediazione per arrivare a un cessate il fuoco. A disinnescare la battaglia lavora soprattutto però la diplomazia italiana. La nostra ambasciata ha comunicato, su Twitter, che resterà aperta: «Continuiamo a sostenere l' amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento», anche se i rischi sono sempre più alti perché l' ambasciatore Giuseppe Perrone è inviso al grande avversario di Al Sarraj, il generale Khalifa Haftar.
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La strategia di Haftar
Haftar sta corteggiando il comandante di Tarhouna da mesi, così come i capi di una altra potente tribù, i Warfalla. La rivolta si sta trasformando in un confronto fra milizie pro o contro Al Sarraj. Tutti inviano rinforzi dalle aree limitrofe alla capitale. Al Sarraj può contare su pochi alleati certi: le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, guidate dal signore della guerra Haithem al-Tajouri, la «Rada» di Abdul Rauf Kara, boss dell' aeroporto Mitiga, la Brigata Abu Selim agli ordini del controverso Abdul Ghani al-Kikli, e la Brigata Nawassi.
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Più defilata è la Brigata 301 di Misurata, un alleato strategico. Sabato il premier ha inviato proprio a Misurata il generale Mohammed Al-Haddad, capo delle forze armate governative a Tripoli, per chiedere ai leader locali di inviare rinforzi.

Il generale avrebbe avuto uno scontro con quelli restii a impegnarsi. Nella serata di sabato la sua macchina è stata ritrovata vuota alla periferia della città. Nessuno ha rivendicato il sequestro: forse è stato ucciso. Un altro brutto segnale.

L' ITALIA NON STA A GUARDARE PRONTA UNA TASK FORCE PER DIFENDERE IL PREMIER
Grazia Longo per “la Stampa”

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Una task force italiana in difesa di Fayez al Sarraj, sempre più accerchiato dalle milizie rivali a sostegno di Khalifa Haftar, grazie alla collaborazione tra il ministero della Difesa, quello degli Esteri e l' Aise, l' agenzia dei servizi segreti esteri.

Al momento i nostri soldati dei gruppi speciali non sono schierati in Libia e l' attività principale per monitorare il pericolo di un rovesciamento del governo di unità nazionale di Al Sarraj, sostenuto dall' Onu, viene svolta dalla nostra intelligence.
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Ma, considerato l' allarme crescente, si sta valutando l' opportunità di un intervento da parte dei corpi speciali. È ancora prematuro stabilire se questi verranno coinvolti in una missione sul territorio libico, ma il tema sarà posto anche all' attenzione del Cofs, il Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali.

E intanto, oggi pomeriggio, a Palazzo Chigi è previsto un summit per fare il punto della situazione.
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Parteciperanno il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi e il numero uno dell' Aise Alberto Manenti (in via di sostituzione).

I corpi speciali che potrebbero essere coinvolti in un' operazione in Libia sono il Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, il 9° Reggimento d' assalto paracadutisti «Col Moschin», il Gruppo operativo incursori del comsubin e il 17° Stormo incursori dell' Aeronautica militare.

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Al momento tuttavia, ribadiscono fonti della Difesa e degli Esteri, non è stato ancora stabilito un dispiegamento delle nostre forze militari d' élite e il dossier Libia resta sostanzialmente in mano all' intelligence.

Non è neppure escluso, del resto, un nostro impegno sul fronte libico dal punto di vista sociale e sanitario. Nel frattempo la linea di Roma è orientata verso l' intesa con le altre forze internazionali che hanno condannato gli attentati a Tripoli.
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Il nostro governo, insieme a Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, sabato scorso, ha diffuso un comunicato congiunto in cui viene «condannata fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni, che ha causato molte vittime e che continua a mettere in pericolo la vita di civili innocenti».

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La cooperazione tra le forze internazionali è tuttavia uno spaccato più complesso di quanto possa apparire. Un conto, infatti, sono le dichiarazioni ufficiali, un altro la trama politico-economica che viene tessuta sullo sfondo.

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Non a caso i nostri 007, in sinergia con il ministero della Difesa, sono impegnati anche a scandagliare le reali intenzioni della Francia. Si cerca cioè di capire quali siano gli effettivi interessi del governo Macron. «È in atto un tentativo di decontestualizzare gli attentati dal ruolo di Haftar - spiegano dalla Difesa - mentre è sempre più evidente che le milizie ribelli lo sostengono a piene mani».
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Gli scontri a Tripoli e il tentativo di destabilizzare il governo di unità nazionale continuano a restare prioritari nell' agenda del nostro esecutivo. La nostra leadership nella questione libica è stata peraltro riconosciuta anche dal presidente degli Usa Donald Trump, durante la visita americana del premier Giuseppe Conte.
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E a sostenere l' ipotesi di uno schieramento militare c' è l' allarme Isis: con la caduta di Al Sarraj e l' assenza di una stabilità politica, la Libia potrebbe diventare il fulcro del terrorismo islamico, alimentato anche dai trafficanti di esseri umani.

Fonte: qui

TUTTA COLPA DEL PETROLIO 
IL POLITOLOGO GILLES KEPEL: “IN LIBIA NON VEDO SOLUZIONI RAPIDE. È DRAMMATICO CHE ITALIA E FRANCIA NON SIANO IN GRADO DI LAVORARE ASSIEME E, SOSTENENDO FAZIONI OPPOSTE FINISCANO PER ALIMENTARE LA CRISI INTERNA” 
“LE TRIBÙ AMBISCONO A CONTROLLARE IL GREGGIO. ALL’EPOCA DI GHEDDAFI I POZZI ERANO TENUTI COL PUGNO DI FERRO DAL POTERE CENTRALE, ORA…”
Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

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«L' intensificarsi violento della crisi a Tripoli come metafora drammatica dell' incapacità europea nell' elaborare una politica estera comune in Libia. È drammatico che Italia e Francia, i due Paesi europei storicamente più coinvolti nello scenario di questo importante Paese sulla costa meridionale del Mediterraneo, non solo non siano in grado di lavorare assieme, ma addirittura sostenendo fazioni opposte finiscano per alimentare la crisi interna».

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È pessimista Gilles Kepel. «Non vedo soluzioni rapide alla violenza che insanguina Tripoli», afferma al Corriere. Il noto politologo parigino, grande esperto del fondamentalismo islamico, ne parlerà sabato prossimo a un convegno a Palermo sulle «Filosofie del Mediterraneo» anche sulla base di un suo nuovo libro che verrà pubblicato in Francia a ottobre con un titolo molto attuale: «Uscire dal caos. Le crisi del Mediterraneo e del Medio Oriente».

Cosa succede in Libia?
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«C' è una situazione totalmente diversa rispetto ad altre guerre civili del mondo arabo come quelle in Siria o Yemen. Per il fatto che tutti i libici sono musulmani sunniti, all' eccezione dei berberi di Zuwara e Jebel Nafusa, che comunque rappresentano piccole minoranze.

Ma il problema sono le frammentazioni tribali, che fanno il gioco delle potenze straniere, arabe o europee. Dove ognuna ha la sua tribù protetta con l' ambizione del controllo del petrolio».


Dunque anche nellera del mercato dei migranti il petrolio resta centrale?
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«Certo, il petrolio libico è ottimo, facile da estrarre ed è molto vicino ai mercati delle economie europee, costituisce un obbiettivo strategico fondamentale. All' epoca di Gheddafi tutti i pozzi, la cui maggioranza si trova nelle regioni sud-orientali della Cirenaica e una parte meno rilevante a ovest di Zintan, erano controllati col pugno di ferro dal potere centrale.

Per contro, oggi nessuno si fida di nessuno. In Libia vale il classico paradigma di Hobbes, per cui ciascuno è contro ciascuno e tutti contro tutti. Ogni tribù spera di beneficiare del suo limitato controllo sul suo piccolo pozzo o oleodotto, pensa che una parte limitata sia comunque meglio che condividere il tutto.

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Perciò fanno guerra alla banca centrale o alla compagnia energetica nazionale. Ed ecco perché la ricostruzione di queste due istituzioni è importante».

Le maggiori parti in causa?
«In Cirenaica il generale Khalifa Haftar ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e dell' Egitto. Il Cairo lo vede come un alleato contro i Fratelli Musulmani presenti a Tripoli. Questi ultimi sono aiutati da Turchia e Qatar».
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Come vede il braccio di ferro tra Roma e Parigi?
«Molto grave. Tutta l' Europa ne è penalizzata, sia per il fatto che perde il petrolio libico che per l' incapacità di controllare i migranti. L' Italia, forte della sua tradizione coloniale nel rapporto con la regione di Tripoli e del capillare radicamento di Eni sul territorio, guarda con inquietudine alle iniziative di Emmanuel Macron per pacificare la Libia.

TOTAL ENITOTAL ENI


Roma accusa il governo francese di fare il gioco della Total contro Eni. Queste frizioni sono intensificate da che Matteo Salvini ha incontrato Viktor Orbán a Milano. Per loro Macron è la nuova bestia nera da combattere. L' Onu e le istituzioni comunitarie a Bruxelles devono aiutare a calmare lo scontro».

La Francia ha sostenuto HaftarMa questi sembra sia gravemente malatoCosa sa in proposito?
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«La medicina francese ha fatto davvero miracoli quando questa primavera Haftar è stato ricoverato a Parigi. Alcune fonti arabe molto serie lo davano per morto. Ora pare resuscitato.

Ma il problema è un altro: non è possibile ricostruire la Libia penalizzando la Cirenaica. Lo aveva fatto Gheddafi, ma dal 2011 non è più fattibile. E l' Europa deve lavorare per il processo di unificazione, non per la divisione».

Fonte: qui