9 dicembre forconi: Fayez al Sarraj
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venerdì 5 aprile 2019

IL GENERALE KHALIFA HAFTAR HA DATO L'ORDINE DI ATTACCARE TRIPOLI, DOVE HA SEDE IL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE DI SERRAJ PATROCINATO DALL’ITALIA


L’AUDIO POSTATO SU FACEBOOK E RILANCIATO DAI MEDIA: “ECCOCI, EROI, L’ORA È SUONATA, È VENUTO IL MOMENTO DEL NOSTRO APPUNTAMENTO CON LA CONQUISTA”

al serraj haftar giuseppe conteAL SERRAJ HAFTAR GIUSEPPE CONTE

Secondo un audio postato sulla pagina Facebook dell’Ufficio stampa del Comando generale del Libyan National Army e riportato da Al Jazeera e dal sito libico Al Wasat, Khalifa Haftar ha dato l’ordine di attaccare Tripoli, sede del governo gudato da Fayez Al Sarraj e patrocinato dall’Italia. “Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli. Eroi, l’ora è suonata, è venuto il momento” del “nostro appuntamento con della conquista”, afferma il capo delle truppe fedeli al governo di Tobruk e appoggiato da Francia e Russia nell’audio-messaggio.
haftarHAFTAR

Nell’audio, il generale dice fra l’altro: “Colui che depone le armi è salvo. Colui che resta a casa è sicuro. Colui che sventola bandiera bianca è in sicurezza”. Haftar non pronuncia le parole “Operazione per la liberazione di Tripoli” le quali però sono scritte in giallo su una foto che presenta l’audio e che lo ritrae in divisa mentre fa il saluto militare. La notizia giunge dopo che mercoledì sera le forze di Haftar hanno annunciato che preparavano un’offensiva per “ripulire l’ovest” del Paese, fra cui la capitale Tripoli, “da terroristi e mercenari”.
HAFTAR E GIUSEPPE CONTEHAFTAR E GIUSEPPE CONTE

Il capo delle milizie che difendono Tripoli ha dichiarato a una tv libica che le sue forze sono “pronte” a “respingere qualsiasi attacco” del generale Khalifa Haftar. “Il comandante della zona militare di Tripoli, Abdel Basset Marawan ad Al Ahrar: le nostre forze sono pronte nelle loro postazioni a respingere qualsiasi attacco che arrivi da fuori la città”, riferisce un tweet dell’emittente.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 3GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 





La Libia, piombata nel caos con la caduta della dittatura di Muammar Gheddafi nel 2011, è divisa principalmente fra due autorità rivali: il governo libico di unità nazionale (Gna), guidato dal premier Fayez al-Sarraj, stabilito a fine 2015 in virtù di un accordo patrocinato dall’Onu, vicino all’Italia e basato a Tripoli; e un’autorità rivale stabilita nell’est e controllata dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar.

Fonte: qui

BOMBE SU HAFTAR: ''HANNO UCCISO 5 DEI NOSTRI''. MA IL GENERALE ANNUNCIA DI ESSERE A 20 KM DA TRIPOLI. L'ONU: ''FERMATE L'ESCALATION O RITERREMO RESPONSABILE CHI HA PRESO L'INIZIATIVA'' 
PER I LEGHISTI, DIETRO L'AGGRESSIONE MILITARE DI HAFTAR C'È LA MANINA DI MACRON, SEMPRE PER I SOLITI MOTIVI (DARE IL PETROLIO ALLE AZIENDE FRANCESI E NON ALL'ENI). 
CONTE E MOAVERO OVVIAMENTE FRENANO

LIBIA: MEDIA,RAID DI TRIPOLI CONTRO LE FORZE DI HAFTAR
haftarHAFTAR
 (ANSA) - Almeno secondo un'emittente libica, negli scontri a sud di Tripoli le forze che appoggiano il premier Fayez al-Sarraj hanno usato anche l'aviazione contro l'esercito nazionale libico di cui il maresciallo di campo Khalifa Haftar é comandante generale. "Una fonte militare a Panorama: l'aviazione del governo di Accordo nazionale ha compiuto oggi un raid aereo che ha preso di mira le forze di Haftar ad al-Hira, a nord di Garian", scrive la pagina Facebook della tv.
SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON

LIBIA: PORTAVOCE HAFTAR, UCCISI 5 MILITARI
(ANSA) - Cinque militari dell'Esercito nazionale libico (Lna), di cui il  maresciallo di campo Khalifa Haftar è (RPT: è) comandante generale, sono rimasti uccisi negli scontri per il controllo della zona a sud e a sud-est di Tripoli fra Tarhuna ed el-Azizia.    Lo riferisce il sito Alwasat citando il portavoce dello Lna, Ahmed al-Mismari. Ieri era stata segnalata l'uccisione di almeno un altro militare di Haftar (due, secondo informazioni dell'Associated Press).

LIBIA: PORTAVOCE HAFTAR, SIAMO A 20 KM DAL CENTRO
HAFTAR E GIUSEPPE CONTEHAFTAR E GIUSEPPE CONTE
 (ANSA) - Il portavoce dell'Esercito nazionale libico (Lna) Ahmed al-Mismari ha sostenuto che le forze del generale Kahlifa Haftar sono arrivate a 20 km dal centro di Tripoli. "Al-Mismari: l'esercito é 20 km a sud di Tripoli" si legge in un tweet dell'emittente Al Hadath. In giornata fonti ufficiali del Lna avevano sostenuto che é stato preso il controllo di "Wadi el Rabie", ovvero una strada a 20 km in linea d'aria dal lungomare di Tripoli.

LIBIA: CONSIGLIO SICUREZZA ONU, STOP A AZIONI MILITARI
VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR
(ANSA) - I membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu hanno espresso "profonda preoccupazione per le attivita' militari a Tripoli, che mettono a rischio la stabilita' del paese, le prospettive per una mediazione dell' Onu e una soluzione politica globale alla crisi". In una dichiarazione chiedono "all'Esercito Nazionale Libico (Lna) del generale Khalifa Haftar di fermare tutte le attivita' militari", e "a tutte le parti una de-escalation militare perché non puo' esserci una soluzione militare al conflitto".

Hanno poi espresso la volontà di ritenere responsabile chi porta avanti il conflitto, lanciando un "appello a tutte le parti perché riprendano il dialogo e attuino l'impegno ad un'azione costruttiva sul processo politico dell'Onu".

SOSPETTI LEGHISTI SULLA FRANCIA MA PREMIER E MOAVERO FRENANO
Alberto Gentili e Cristiana Mangani per ''Il Messaggero''


IL GENERALE HAFTARIL GENERALE HAFTAR
«Sarebbe devastante se qualcuno, per interessi economici e commerciali, stesse invogliando la soluzione armata. Ogni riferimento a chi c' è dietro Haftar è puramente casuale». Matteo Salvini, complice il fatto di avere incontrato il suo omologo francese Christopher Castaner e di essere ospite del G7 a Parigi, non accusa apertamente la Francia. Ma il ministro dell' Interno, anche ufficiosamente, fa capire di nutrire il forte sospetto che dietro l' offensiva del generale Khalifa Haftar ci sia proprio Parigi: l' eterno competitor di Roma sulle questioni libiche.

Ma Salvini è solo nella sua offensiva felpata. Dopo che a febbraio, in seguito all' incontro tra Luigi Di Maio e un leader estremista dei gilet gialli, Emmanuel Macron ha ritirato l' ambasciatore, né Giuseppe Conte, né Sergio Mattarella intendono riaprire le ostilità con i francesi. Soprattutto se, come dicono alla Farnesina, «al massimo si ha qualche sospetto, non suffragato da prove certe». «È vero che la Francia - osserva un' alta fonte diplomatica - ha avuto un rapporto privilegiato con Haftar, ma ora quel rapporto ce l' abbiamo pure noi e a quel che ci risulta Parigi in questa fase non ha interesse a un' escalation militare in Libia».

Di certo, c' è che il governo italiano è stato colto di sorpresa dall' offensiva del generale, avversario del presidente riconosciuto dall' Onu Fayez al Serraj. E che ora, con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, lavora a un immediato cessate il fuoco. Con la speranza che l' offensiva delle truppe di Haftar si areni e il generale non riesca ad entrare a Tripoli da trionfatore, defenestrando Serraj. «Haftar sta cercando con questa azione militare di aumentare il proprio potere contrattuale», dice un' altra fonte del governo, «ma in realtà appare tecnicamente impossibile che possa uscire vittorioso. Perché non ha forze sufficienti per abbattere Serraj e perché, come dimostrano le notizie che arrivano dalla Libia, i suoi avversari non gli stanno stendendo davanti un tappeto rosso, anzi...».

LIBIA SCONTRI TRIPOLILIBIA SCONTRI TRIPOLI
I RISCHI 

Un ottimismo che deve però fare i conti con la realtà libica, basata su tradimenti, voltafaccia, cambi di schieramento con milizie, ora a fianco di un leader, ora di un altro. E in questo scenario l' Italia, sebbene continui a considerarsi referente privilegiato della Libia, ha pur sempre appoggiato Serraj.
Un leader comunque disarcionato e debole, pressato dai Fratelli musulmani e dai misuratini.

Un' eventuale caduta della Tripolitania potrebbe rappresentare un problema per il nostro paese che ha il 70 per cento degli interessi su quel territorio: dal petrolio al gas dal quale deriva una parte delle nostre forniture. Con l' avanzata di Haftar, che è sostenuto dagli Emirati Arabi, dalla Francia e dalla Russia, il rischio di perdere terreno è evidente. A questo si aggiunge anche la visita recente del premier Conte in Qatar, paese sostenitore delle milizie pro-Serraj e dei Fratelli musulmani. Accordi e amicizie che non aiutano.

eni libiaENI LIBIA
LA SICUREZZA DELLE AZIENDE 

Inoltre sono in cantiere diversi altri lavori. Tanto che, davanti alle tensioni in atto, già qualche settimana fa l' ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, aveva chiesto un piano che garantisca la sicurezza dell' azienda che realizzerà i lavori di The Alternative Road (Sahili). L' autostrada dell' amicizia che era stata chiesta da Gheddafi al Governo Italiano quale risarcimento finale per i danni subiti dalla colonizzazione italiana. I 1.700 km che avrebbero dovuto congiungere Rass Ajdir a Imsaad, il confine con l' Egitto, a quello con la Tunisia, per una spesa prevista di 3 miliardi di dollari.

Fonte: qui

IL GENERALE HAFTAR GELA L’ONU, TENSIONE ALLE STELLE IN LIBIA: IL GOVERNO DI AL SARRAJ BOMBARDA LE MILIZIE FEDELI ALL'UOMO FORTE DELLA CIRENAICA E ANNUNCIA DI AVER RICONQUISTATO IL "CONTROLLO SULLA TOTALITÀ DELL'AEROPORTO DI TRIPOLI" 
INTANTO, L'ENI EVACUA IL PERSONALE ITALIANO 
IL RUOLO DEGLI USA E DELLA RUSSIA, SPONSOR DI HAFTAR ASSIEME ALL'EGITTO, LA FRANCIA E GLI EMIRATI…


Sale la tensione in Libia. L'Eni ha deciso di evacuare il personale italiano dopo i due giorni di scontri seguiti all'annuncio del generale Khalifa Haftar di voler marciare su Tripoli. È quanto apprende l'Adnkronos da fonti informate, secondo cui si tratta di «una decisione precauzionale», come già avvenuto in altre occasioni.


Il personale italiano dell'Eni in Libia è presente a Tripoli, nel giacimento di Wafa, in Tripolitania, e in quello di El Feel, a sud. L'evacuazione del personale italiano della compagnia petrolifera è avvenuta in raccordo con la Farnesina.

haftar serrajHAFTAR SERRAJ


HAFTAR ALL'ONU: NON MI FERMO QUI».

Cristiana Mangani per www.ilmessaggero.it
Nel gioco delle parti, ora tutti mostrano la volontà di pacificare e si augurano che lo scontro non entri veramente nel vivo. Mentre il generale Khalifa Haftar, insensibile agli appelli dell'Onu, rappresentati dal segretario generale Antonio Guterres che lo ha incontrato ieri a Bengasi, mostra di voler andare dritto per la sua strada puntando alla conquista di Tripoli. Se questo avverrà o no, è difficile dirlo. Il vero obiettivo del leader del governo di Tobruk è quello di rastrellare consensi tra le milizie più o meno fedeli al presidente Fayez al Serraj. Anche perché è solo con uno schieramento massiccio che potrà sperare di riuscire nel suo intento. Con le sole forze militari che possiede, la Capitale potrebbe rimanere un miraggio, vista la presenza del potente esercito di Misurata a fianco del presidente.
 
Questo nelle intenzioni, perché sul campo di battaglia in Libia è difficile anche capire con chi siano schierate realmente le milizie. Ieri il Consiglio sociale, civile e militare della città di Zintan, nell'ovest del paese, ha annunciato di accogliere con favore l'operazione militare lanciata dalle forze del generale della Cirenaica. «Diamo il benvenuto alle forze armate che sono entrate in Tripolitania per combattere il terrorismo», è scritto in un comunicato che sta girando sui social network. Mentre Osama al Juwaili, esponente di Zintan a capo della Zona militare occidentale della Libia, è rimasto schierato dalla parte del Gna (l'esercito del presidente in carica). Il ruolo di Zintan e di quell'area è strategico perché ospita il passaggio delle condotte che collegano i giacimenti nel sud-ovest del paese alla costa.
AL SERRAJAL SERRAJ

Nel frattempo, la manovra di avvicinamento di Haftar continua. E ieri sera, nell'annunciare che 5 suoi comandanti «sono rimasti uccisi in battaglia», il portavoce del Lna ha anche comunicato di essere a 20 chilometri da Tripoli. Le forze del generale stanno procedendo sul fronte sud, e si è fermata per ora quella sul fronte ovest della capitale. La nuova coalizione di milizie Regione occidentale che appoggia Serraj ha però risposto lanciando l'operazione Wadi Doum 2: un nome-monito per Haftar, perché è il luogo dove l'ufficiale è stato sconfitto e catturato dai ciadiani nel 1987, quando all'epoca combatteva per il leader libico Gheddafi. Tripoli, poi, si è fatta sentire con il primo raid aereo di questo scontro ad Al-Hira, a nord di Garian, la città situata 80 km a sud della capitale presa giovedì dal generale senza combattere.
 
Al momento non ci sono informazioni verificabili su morti e feriti ma risultano almeno 128 prigionieri tra le fila di Haftar fatti dalle milizie tripoline dopo un attacco portato in nottata a un posto di blocco circa 30 km a ovest della capitale, sulla strada costiera che arriva in Tunisia. Il generale ha perso anche 40 veicoli militari e Serraj, per sottolineare la presa di controllo della Porta 27 della città, si è fatto riprendere durante un sopralluogo sul posto.

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
Prima della riunione a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell'Onu, in cui i Quindici hanno espresso «profonda preoccupazione» e chiesto alle parti, e in particolare ad Haftar, di «fermare tutte le attività militari», il segretario generale Antonio Guterres è volato a Bengasi per cercare di fermare il feldmaresciallo, ma ha ricevuto un secco no. Tanto che ha dovuto ammettere di lasciare la Libia «con una profonda preoccupazione e il cuore pesante», anche se spera «ancora che sia possibile evitare uno scontro sanguinoso».


Dal canto suo l'Ue ha ribadito che in Libia si rischia uno «scontro incontrollabile», mentre gli analisti ricordano come contro la conquista di Tripoli - oltre alla forza militare di Misurata - pesi ancora una sorta di veto degli Usa che la Russia, pur sponsor di Haftar assieme all'Egitto, la Francia e gli Emirati, sembra voler rispettare. Forse un modo per presentarsi in posizione di forza alla Conferenza nazionale ancora in programma per il 14-16 aprile a Ghadames. Un appuntamento che, al momento, sembra difficile immaginare. Fonte: qui

giovedì 11 ottobre 2018

BP CHIAMA ENI PER RICOMINCIARE LE ESPLORAZIONI NEL PAESE IN CUI GLI IDROCARBURI VALGONO IL 95% DELLE ENTRATE GOVERNATIVE E IL 96% DELL'EXPORT


IL PRESIDENTE DELLA LIBICA NATIONAL OIL CORPORATION (NOC), L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI BP, BOB DUDLEY, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI ENI, CLAUDIO DESCALZI, HANNO FIRMATO IERI A LONDRA UNA LETTERA D’INTENTI

Michele Arnese per www.startmag.it

La britannica Bp chiama l’italiana Eni per ricominciare le esplorazioni in Libia.
Il gruppo inglese punta dunque sull’expertise del gruppo italiano, presente nel Paese africano dal 1959, il secondo dopo l’Egitto per produzione con 280mila barili al giorno.
Non è solo un’alleanza industriale. C’è anche un valore geopolitico nell’accordo italo-inglese sulla Libia. Sullo sfondo, infatti, c’è la presenza della francese Total nello stesso Paese. E la conferenza per la Libia che l’Italia sta organizzando a Palermo il 12 e 13 novembre, dopo le fibrillazioni Italia-Francia per alcune accelerazioni di Macron (qui fatti, indiscrezioni e approfondimenti di Start Magazine).

In Libia il settore degli idrocarburi rappresenta il 95% delle entrate governative e il 96% dell’export in valore.
Il Paese possiede le più grandi riserve di petrolio africane e si piazza al nono posto per riserve mondiali (stimate in 48,363 milioni di barili, cui si aggiungono 1,505 miliardi di metri cubi di gas). Ma tutte le infrastrutture, dai pozzi alle pipelines, dalle raffinerie ai terminali, si trovano immerse in una delle atmosfere più esplosive del Pianeta, ha sottolineato di recente il ricercatore Luca Longo.

CHI HA FIRMATO L’INTESA IN LIBIA FRA ENI E BP
eni in libiaENI IN LIBIA
Il presidente della libica National Oil Corporation (Noc), Mustafa Sanalla, l’amministratore delegato di Bp, Bob Dudley, e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno firmato ieri a Londra una lettera d’intenti che avvia il processo di assegnazione a Eni di una quota del 42,5% nell’Exploration and Production Sharing Agreement di Bp in Libia, con l’obiettivo di rilanciare le attività di esplorazione e sviluppo e di promuovere un ambiente favorevole agli investimenti nel paese, si legge in un comunicato di Eni e Bp.

I DETTAGLI DELL’INTESA
Eni entrerà nelle aree contrattuali A e B (onshore) e C (offshore) diventando operatore, ruolo svolto ora dal colosso inglese che detiene una quota dell’85% in ogni blocco, mentre la Libyan Investment Authority ha il 15 per cento.

eni libiaENI LIBIA
LA TEMPISTICA
L’intento delle parti è di finalizzare ed eseguire tutti gli accordi necessari entro la fine dell’anno per avviare le attività di esplorazione nel 2019.

LO SCENARIO
L’annuncio arriva in una fase delicata per la Libia, condizionata dalla persistente incertezza politica, e sancisce l’asse italo-inglese nelle attività oil&gas del paese. La futura produzione dell’Epsa potrà beneficiare delle importanti sinergie con le infrastrutture di Eni-Noc già esistenti e del contributo di Mellitah Oil&Gas (Mog).

IL COMMENTO DI DESCALZI
«Questo di oggi è un importante traguardo che darà la possibilità di liberare il potenziale esplorativo della Libia riavviando le operazioni dell’EPSA sospese dal 2014. Inoltre, contribuisce a creare un contesto attrattivo per gli investimenti, volto a ripristinare i livelli di produzione e le riserve di idrocarburi del paese attraverso le infrastrutture già esistenti in Libia», ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL GRUPPO LIBICO NOC
TOTALTOTAL
«Questo accordo è un chiaro segnale e un riconoscimento da parte del mercato delle opportunità che la Libia offre e rafforzerà il nostro outlook di produzione. La garanzia di sviluppo sociale derivante dall’accordo è un segno importante del nostro impegno comune nei confronti dei nostri collaboratori e delle comunità nei territori dove operiamo. Confidiamo che questa iniziativa possa condurre a ulteriori investimenti nel paese e facilitare un aumento dei livelli di produzione», ha dichiarato il presidente del colosso petrolifero statale libico Noc, Mustafa Sanalla.

IL COMMENTO DI BP
«Questo è un passo importante verso il nostro ritorno a operare in Libia. Riteniamo che lavorare a stretto contatto con Eni e con la Libia ci consentirà di anticipare il riavvio dell’esplorazione in queste aree promettenti», ha detto l’amministratore delegato di BP, Bob Dudley.

LA PRODUZIONE DI ENI
Robert DudleyROBERT DUDLEY
La produzione di Eni nel Paese è arrivata a un livello di produzione di 384 mila barili al giorno, picco storico raggiunto nel 2017. Numeri che certo non hanno fatto piacere a Total, così come gli ottimi rapporti tra l’ad Claudio Descalzi e il presidente Sarraj. I contratti in essere, inoltre, hanno scadenze ancora lunghe, al 2042 per le produzioni a olio e al 2047 per quelle a gas. Anche il recente start-up del progetto di Bahr Essalam Fase 2, che completa lo sviluppo del più grande giacimento a gas in produzione nell’offshore libico, ha contribuito a consolidare il primato di Eni.

IL RUOLO DELLA FRANCESE TOTAL
Se l’Eni continua a restare il primo operatore libico, la francese Total appare decisa a consolidare la sua presenza.
Total ha interessi nel campo di Mabrouk, nella zona centro-orientale e collegato con la raffineria e il terminale di Es Sider, ma anche – insieme alla spagnola Repsol – nei campi occidentali di El Sharara (NC-115 e NC-186) collegati allo snodo petrolifero di Zawiya vicino a Tripoli. In mare c’è il giacimento di Al-Jurf collegato al terminale di Farwah.
descalziDESCALZI

In marzo la compagnia francese ha acquistato dall’americana Marathon Oil il 16% del giacimento di Waha (in Cirenaica) per 450 milioni di dollari. Un accordo però non ritenuto valido dal governo di Tripoli e dalla Noc. Negli anni 70 produceva tre milioni di barili al giorno. Nel volgere di 10 anni, con gli opportuni investimenti, avrebbe le carte in regola per sorpassare quel livello, ha scritto il Sole 24 Ore.

La francese Total – ha ricostruito mesi fa il ricercatore Luca Longo – ha interessi nel campo di Mabrouk, nella zona centro-orientale e collegato con la raffineria e il terminale di Es Sider, ma anche – insieme alla spagnola Repsol – nei campi occidentali di El Sharara (NC-115 e NC-186) collegati allo snodo petrolifero di Zawiya vicino a Tripoli. In mare c’è il giacimento di Al-Jurf collegato al terminale di Farwah.

Fonte: qui

lunedì 3 settembre 2018

TRIPOLI - I RIBELLI SONO SEMPRE PIÙ VICINI AI CENTRI DEL POTERE DELLA CAPITALE: SARRAJ SOTTO ASSEDIO. DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA


LE MILIZIE VOGLIONO “RIPULIRE” LA CITTÀ DAI GOVERNATIVI: È SCOMPARSO IL CAPO DELLE FORZE ARMATE 
IL VOLTO MODERATO DEL POST GHEDDAFI PUÒ CONTARE SOLO SULL’APPOGGIO DELL’ITALIA. 
L’OMBRA DELLA VOLPE DELLA CIRENAICA KHALIFA HAFTAR E GLI INTERESSI DELLA FRANCIA, CHE FORMALMENTE CONDANNA L’ESCALATION MA…
SARRAJ SOTTO ASSEDIO I RIBELLI PUNTANO AL CENTRO DI TRIPOLI
Giordano Stabile per “la Stampa”

libia ribelli assediano tripoli 7LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI 
Il premier libico Fayez al Sarraj è sotto assedio a Tripoli, dopo una settimana di scontri che hanno portato le milizie ribelli sempre più vicine ai centri del potere. Ieri sera il consiglio presidenziale libico, guidato dallo stesso al Sarraj, ha proclamato lo stato di emergenza.

Il governo non controlla la parte meridionale della città, l' aeroporto è chiuso perché a portata dei razzi degli insorti, e non è più scontata la fedeltà dei combattenti di Misurata, un alleato strategico del governo di «accordo nazionale» che doveva condurre alla pacificazione del Paese.

libia ribelliLIBIA RIBELLI
L' ex ingegnere, il volto moderato della Libia post-Gheddafi, può contare ancora sull' appoggio dell' Italia, mentre gli altri alleati occidentali sono più defilati e la Francia, nei fatti, ostile. Roma ha confermato che la sua ambasciata resta aperta, nonostante il colpo di mortaio, o razzo, che ieri ha colpito l' hotel dove alloggia parte del personale.

La Settima Brigata
GENTILONI SARRAJGENTILONI SARRAJ



Sabato Stati Uniti ed Europa avevano chiesto alle milizie di moderarsi ma ieri Abdel Rahim Al-Kani, comandante della cosiddetta Settima Brigata, una formazione con base nella cittadina di Tarhouna, 60 chilometri a Sud di Tripoli, ha annunciato l' assalto decisivo.

Al-Kani ha dichiarato che «continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata». Le sue forze, ha precisato, «sono posizionate lungo la strada per l' aeroporto» e si apprestano ad attaccare il quartiere di Abu Selim, la porta di accesso al centro storico. Se prende Abu Salim il comandante ribelle potrebbe piombare sulla zona dei ministeri, fino alla base navale di Bu Sitta, l' estremo fortino del governo.

libia ribelli assediano tripoli 3LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI 3
I soldi degli aiuti
Al-Kani ha già minacciato di «ripulire» la città dalle milizie rivali, accusate di essere «l' Isis dei soldi pubblici», perché si accaparrano la maggior parte dei fondi pubblici che derivano dagli introiti petroliferi, ma anche i finanziamenti che arrivano dall' Unione europea.

Il capo della Shura degli anziani, Mohamed al-Mubshir, una figura rispettata, ha lanciato il tentativo di mediazione per arrivare a un cessate il fuoco. A disinnescare la battaglia lavora soprattutto però la diplomazia italiana. La nostra ambasciata ha comunicato, su Twitter, che resterà aperta: «Continuiamo a sostenere l' amata popolazione di Tripoli in questo difficile momento», anche se i rischi sono sempre più alti perché l' ambasciatore Giuseppe Perrone è inviso al grande avversario di Al Sarraj, il generale Khalifa Haftar.
fayez al sarrajFAYEZ AL SARRAJ

La strategia di Haftar
Haftar sta corteggiando il comandante di Tarhouna da mesi, così come i capi di una altra potente tribù, i Warfalla. La rivolta si sta trasformando in un confronto fra milizie pro o contro Al Sarraj. Tutti inviano rinforzi dalle aree limitrofe alla capitale. Al Sarraj può contare su pochi alleati certi: le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, guidate dal signore della guerra Haithem al-Tajouri, la «Rada» di Abdul Rauf Kara, boss dell' aeroporto Mitiga, la Brigata Abu Selim agli ordini del controverso Abdul Ghani al-Kikli, e la Brigata Nawassi.
haftarHAFTAR

Più defilata è la Brigata 301 di Misurata, un alleato strategico. Sabato il premier ha inviato proprio a Misurata il generale Mohammed Al-Haddad, capo delle forze armate governative a Tripoli, per chiedere ai leader locali di inviare rinforzi.

Il generale avrebbe avuto uno scontro con quelli restii a impegnarsi. Nella serata di sabato la sua macchina è stata ritrovata vuota alla periferia della città. Nessuno ha rivendicato il sequestro: forse è stato ucciso. Un altro brutto segnale.

L' ITALIA NON STA A GUARDARE PRONTA UNA TASK FORCE PER DIFENDERE IL PREMIER
Grazia Longo per “la Stampa”

TRIPOLI SARRAJTRIPOLI SARRAJ
Una task force italiana in difesa di Fayez al Sarraj, sempre più accerchiato dalle milizie rivali a sostegno di Khalifa Haftar, grazie alla collaborazione tra il ministero della Difesa, quello degli Esteri e l' Aise, l' agenzia dei servizi segreti esteri.

Al momento i nostri soldati dei gruppi speciali non sono schierati in Libia e l' attività principale per monitorare il pericolo di un rovesciamento del governo di unità nazionale di Al Sarraj, sostenuto dall' Onu, viene svolta dalla nostra intelligence.
SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON



Ma, considerato l' allarme crescente, si sta valutando l' opportunità di un intervento da parte dei corpi speciali. È ancora prematuro stabilire se questi verranno coinvolti in una missione sul territorio libico, ma il tema sarà posto anche all' attenzione del Cofs, il Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali.

E intanto, oggi pomeriggio, a Palazzo Chigi è previsto un summit per fare il punto della situazione.
MINNITI HAFTARMINNITI HAFTAR
Parteciperanno il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, il titolare della Farnesina Enzo Moavero Milanesi e il numero uno dell' Aise Alberto Manenti (in via di sostituzione).

I corpi speciali che potrebbero essere coinvolti in un' operazione in Libia sono il Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, il 9° Reggimento d' assalto paracadutisti «Col Moschin», il Gruppo operativo incursori del comsubin e il 17° Stormo incursori dell' Aeronautica militare.

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Al momento tuttavia, ribadiscono fonti della Difesa e degli Esteri, non è stato ancora stabilito un dispiegamento delle nostre forze militari d' élite e il dossier Libia resta sostanzialmente in mano all' intelligence.

Non è neppure escluso, del resto, un nostro impegno sul fronte libico dal punto di vista sociale e sanitario. Nel frattempo la linea di Roma è orientata verso l' intesa con le altre forze internazionali che hanno condannato gli attentati a Tripoli.
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Il nostro governo, insieme a Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, sabato scorso, ha diffuso un comunicato congiunto in cui viene «condannata fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni, che ha causato molte vittime e che continua a mettere in pericolo la vita di civili innocenti».

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La cooperazione tra le forze internazionali è tuttavia uno spaccato più complesso di quanto possa apparire. Un conto, infatti, sono le dichiarazioni ufficiali, un altro la trama politico-economica che viene tessuta sullo sfondo.

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Non a caso i nostri 007, in sinergia con il ministero della Difesa, sono impegnati anche a scandagliare le reali intenzioni della Francia. Si cerca cioè di capire quali siano gli effettivi interessi del governo Macron. «È in atto un tentativo di decontestualizzare gli attentati dal ruolo di Haftar - spiegano dalla Difesa - mentre è sempre più evidente che le milizie ribelli lo sostengono a piene mani».
libia ribelli assediano tripoli 4LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI

Gli scontri a Tripoli e il tentativo di destabilizzare il governo di unità nazionale continuano a restare prioritari nell' agenda del nostro esecutivo. La nostra leadership nella questione libica è stata peraltro riconosciuta anche dal presidente degli Usa Donald Trump, durante la visita americana del premier Giuseppe Conte.
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E a sostenere l' ipotesi di uno schieramento militare c' è l' allarme Isis: con la caduta di Al Sarraj e l' assenza di una stabilità politica, la Libia potrebbe diventare il fulcro del terrorismo islamico, alimentato anche dai trafficanti di esseri umani.

Fonte: qui

TUTTA COLPA DEL PETROLIO 
IL POLITOLOGO GILLES KEPEL: “IN LIBIA NON VEDO SOLUZIONI RAPIDE. È DRAMMATICO CHE ITALIA E FRANCIA NON SIANO IN GRADO DI LAVORARE ASSIEME E, SOSTENENDO FAZIONI OPPOSTE FINISCANO PER ALIMENTARE LA CRISI INTERNA” 
“LE TRIBÙ AMBISCONO A CONTROLLARE IL GREGGIO. ALL’EPOCA DI GHEDDAFI I POZZI ERANO TENUTI COL PUGNO DI FERRO DAL POTERE CENTRALE, ORA…”
Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

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«L' intensificarsi violento della crisi a Tripoli come metafora drammatica dell' incapacità europea nell' elaborare una politica estera comune in Libia. È drammatico che Italia e Francia, i due Paesi europei storicamente più coinvolti nello scenario di questo importante Paese sulla costa meridionale del Mediterraneo, non solo non siano in grado di lavorare assieme, ma addirittura sostenendo fazioni opposte finiscano per alimentare la crisi interna».

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È pessimista Gilles Kepel. «Non vedo soluzioni rapide alla violenza che insanguina Tripoli», afferma al Corriere. Il noto politologo parigino, grande esperto del fondamentalismo islamico, ne parlerà sabato prossimo a un convegno a Palermo sulle «Filosofie del Mediterraneo» anche sulla base di un suo nuovo libro che verrà pubblicato in Francia a ottobre con un titolo molto attuale: «Uscire dal caos. Le crisi del Mediterraneo e del Medio Oriente».

Cosa succede in Libia?
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«C' è una situazione totalmente diversa rispetto ad altre guerre civili del mondo arabo come quelle in Siria o Yemen. Per il fatto che tutti i libici sono musulmani sunniti, all' eccezione dei berberi di Zuwara e Jebel Nafusa, che comunque rappresentano piccole minoranze.

Ma il problema sono le frammentazioni tribali, che fanno il gioco delle potenze straniere, arabe o europee. Dove ognuna ha la sua tribù protetta con l' ambizione del controllo del petrolio».


Dunque anche nellera del mercato dei migranti il petrolio resta centrale?
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«Certo, il petrolio libico è ottimo, facile da estrarre ed è molto vicino ai mercati delle economie europee, costituisce un obbiettivo strategico fondamentale. All' epoca di Gheddafi tutti i pozzi, la cui maggioranza si trova nelle regioni sud-orientali della Cirenaica e una parte meno rilevante a ovest di Zintan, erano controllati col pugno di ferro dal potere centrale.

Per contro, oggi nessuno si fida di nessuno. In Libia vale il classico paradigma di Hobbes, per cui ciascuno è contro ciascuno e tutti contro tutti. Ogni tribù spera di beneficiare del suo limitato controllo sul suo piccolo pozzo o oleodotto, pensa che una parte limitata sia comunque meglio che condividere il tutto.

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Perciò fanno guerra alla banca centrale o alla compagnia energetica nazionale. Ed ecco perché la ricostruzione di queste due istituzioni è importante».

Le maggiori parti in causa?
«In Cirenaica il generale Khalifa Haftar ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e dell' Egitto. Il Cairo lo vede come un alleato contro i Fratelli Musulmani presenti a Tripoli. Questi ultimi sono aiutati da Turchia e Qatar».
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Come vede il braccio di ferro tra Roma e Parigi?
«Molto grave. Tutta l' Europa ne è penalizzata, sia per il fatto che perde il petrolio libico che per l' incapacità di controllare i migranti. L' Italia, forte della sua tradizione coloniale nel rapporto con la regione di Tripoli e del capillare radicamento di Eni sul territorio, guarda con inquietudine alle iniziative di Emmanuel Macron per pacificare la Libia.

TOTAL ENITOTAL ENI


Roma accusa il governo francese di fare il gioco della Total contro Eni. Queste frizioni sono intensificate da che Matteo Salvini ha incontrato Viktor Orbán a Milano. Per loro Macron è la nuova bestia nera da combattere. L' Onu e le istituzioni comunitarie a Bruxelles devono aiutare a calmare lo scontro».

La Francia ha sostenuto HaftarMa questi sembra sia gravemente malatoCosa sa in proposito?
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«La medicina francese ha fatto davvero miracoli quando questa primavera Haftar è stato ricoverato a Parigi. Alcune fonti arabe molto serie lo davano per morto. Ora pare resuscitato.

Ma il problema è un altro: non è possibile ricostruire la Libia penalizzando la Cirenaica. Lo aveva fatto Gheddafi, ma dal 2011 non è più fattibile. E l' Europa deve lavorare per il processo di unificazione, non per la divisione».

Fonte: qui