9 dicembre forconi: conferenza
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martedì 13 novembre 2018

ARRIVA IL GENERALE HAFTAR: A PALERMO CACCIA A UN ACCORDO PER LA NUOVA LIBIA


L’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA CONVINTO DA AL SISI A PARTECIPARE AL VERTICE NON HA VOLUTO SEDERSI A CENA ALLO STESSO TAVOLO CON SERRAJ, PREMIER DEL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE DI TRIPOLI 

CONTE: “I COMPROMESSI SI FANNO CON GLI AVVERSARI” 

IL SOCCORSO RUSSO ALL’ITALIA

Marco Conti per “il Messaggero”

Convincere Serraj e Haftar a sedersi allo stesso tavolo è stato ieri più o meno complicato quanto mettere insieme Di Maio e Salvini. Al premier Giuseppe Conte i due leader libici hanno reso la serata difficile, quanto i due vicepremier che è costretto ormai ad incontrare separatamente. Alla fine però Conte ricava maggiori soddisfazioni a Palermo più che a Roma perché, dopo un lungo tira e molla, il generale Haftar cede e sale sull' aereo fornito dalla presidenza del Consiglio italiana che da Bengasi lo porta a Palermo.
conte haftarCONTE HAFTAR

LE DELEGAZIONI
A Villa Igiea sono già raccolte le trentotto delegazioni e una decina di capi di stato e di governo pronti per la cena e una serie di incontri bilaterali che Giuseppe Conte, in veste di padrone di casa, organizza. Il primo - in piedi e davanti ai reporter - è proprio tra il presidente del Consiglio italiano e l' uomo forte di Tobruk che per l' intera giornata tiene con il fiato sospeso palazzo Chigi e Ghassan Salamé, l' inviato delle Nazioni Unite in Libia.

conte haftarCONTE HAFTAR
Da giorni l' uomo forte della Cirenaica, che ambisce a restare alla guida dell' esercito libico anche dopo le agognate elezioni, faceva le bizze confermando e smentendo la partecipazione alla Conferenza di Palermo. L' arrivo del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi - tornato in Italia dopo quattro anni - e la presenza del ministro degli Esteri francese Jean Yves Le Drian e del primo ministro russo Dmitrij Medved, devono alla fine aver convinto Haftar a varcare il Mediterraneo.

Alle otto e trenta di sera, senza divisa e chiuso in un abbottonatissimo cappotto, Haftar si presenta al cancello di Villa Igiea e viene accolto dal premier Conte visibilmente sollevato. Una stretta di mano, una chiacchierata in piedi, e la promessa di rivedersi l' indomani perchè Haftar non ha voluto sedersi a cena allo stesso tavolo con Serraj, premier del governo di unità nazionale di Tripoli, Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruk e Khaled Al Meshri, presidente del Consiglio di Stato (Senato ndr) di Tripoli.
giuseppe conte incontra fayez al serraj 2GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 2

Una Conferenza sulla Libia senza il generale Haftar sarebbe stata poco concludente, ma per capire a quale prezzo l' Italia abbia ottenuto la presenza dell' uomo che più ha combattuto Serraj, occorre forse andare a quell' incontro che giovedì scorso a Mosca ha avuto Alberto Manenti, capo uscente dei servizi segreti italiani, con lo stesso Haftar.

Il leader di Tobruk stamattina tornerà a Villa Igiea e alle 8,30, prima della plenaria, incontrerà Conte, Haftar, al Sarraj, al Sisi, Medvedev, Le Drian, il presidente del Consiglio europeo Tusk, i leader di Tunisia e Algeria e l' inviato Onu per la Libia Salamè. Conte dopo il bilaterale di ieri sera con Haftar ha sottolineato che «il compromesso è l' arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici».

CONTE HAFTARCONTE HAFTAR
UN PROFILO BASSO
Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno mandato a Palermo David Satterfield, un ambasciatore assistente del segretario di Stato Usa Mike Pompeo. Anche se Washington non disdegna l' ingresso di imprese americane sul mercato del greggio libico, la defilata presenza della Casa Bianca dimostra ancora una volta che gli americani si occupano di Libia solo in termini di sicurezza e lotta al terrorismo. La Russia di Putin ha forti interessi geostrategici nell' area e la Libia ne è un caposaldo importante soprattutto in funzione siriana.

La Conferenza di Palermo permette a Putin di attrarre a sé l' Italia che, priva della sponda Europea per la defezione di Macron e Merkel, si è affidata anche ieri a Mosca. E così ottiene l' arrivo di Haftar ma rischia di compromettere il lungo legame dell' Italia con Sarraj, unico leader libico riconosciuto dalla comunità internazionale, che non sembra aver gradito la ribalta ottenuta dal generale e che rischia di indebolirlo ulteriormente.
AL SISIAL SISI

L' Italia di Conte si continua a muovere con estrema cautela in uno scenario dove gli interessi italiani non dovrebbero essere solo legati al blocco degli sbarchi e ai problemi relativi all' immigrazione. La Conferenza di Palermo può rappresentare un passaggio decisivo in vista di quella conferenza in Libia che si dovrebbe tenere a gennaio, così come previsto dal piano messo a punto da Salamé e che l' Italia, con il ministro degli Esteri Enzo Moavero, sostiene.

Per l' Italia è un successo aver portato a Palermo il presidente egiziano Al Sisi come il generale Haftar. Un obiettivo difficile da conseguire alla vigilia. Ma in Italia i successi internazionali non hanno quasi mai contribuito a sollevare i destini di un governo e Conte da domani, in vista della legge di Bilancio che inizia il suo iter in Parlamento, dovrà tornare ad occuparsi di come riportare Di Maio e Salvini al tavolo delle trattative.

Fonte: qui


domenica 28 ottobre 2018

IL GENERALE DOVREBBE INTERVENIRE ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA LIBIA DI PALERMO


IL GENERALE DOVREBBE INTERVENIRE ALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA LIBIA DI PALERMO 

GLI ORGANIZZATORI NE SONO CERTI, MA LUI È “ANCORA INDECISO”. IERI CONTE HA INCONTRATO IL PREMIER DEL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE SARRAJ, MA C’È UN PROBLEMINO. ANZI DUE: A TRIPOLI MANCA IL NOSTRO AMBASCIATORE E A ROMA I SERVIZI SEGRETI…

Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera”

haftarHAFTAR
Dovrebbe intervenire anche il generale Khalifa Haftar alla conferenza internazionale sulla Libia programmata a Palermo il 12 e 13 novembre. Ne sono praticamente certi gli organizzatori italiani dopo che la viceministra degli Esteri, Emanuela Del Re, lo scorso 10 ottobre si è recata direttamente dall' uomo forte della Cirenaica che aspira a diventare il comandante supremo di un eventuale esercito unificato.

A puntello di questo significativo sviluppo il portale libico Al Wasat e altre fonti a Bengasi confermano le indicazioni fornite a Roma per cui lo stesso Haftar dovrebbe giungere nella capitale italiana «entro il prossimo fine settimana» per colloqui preparatori.
giuseppe conte incontra fayez al serraj 3GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 

Nei giorni scorsi in Libia alti ufficiali legati ad Haftar avevano rivelato al Corriere che gli sforzi italiani sono favorevolmente aiutati dalla diplomazia russa grazie ai migliorati rapporti tra Roma e Mosca, tanto che anche i recenti colloqui a Bengasi del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi sarebbero stati facilitati dall' intervento del Cremlino. E ciò nonostante ieri il portavoce personale di Haftar, Ahmed Mismari, abbia dichiarato che il generale è «ancora indeciso».

«La posizione italiana contrasta con quella francese», ha precisato, riferendosi alle volontà espressa da Emmanuel Macron al summit di Parigi lo scorso 29 maggio di indire le elezioni libiche per il 10 dicembre. Data questa che in Italia, come dagli esperti Onu, è ormai considerata impossibile.
VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR

Tre i punti all' ordine del giorno: la discussione di un nuovo piano per la pacificazione interna e per elezioni l' anno prossimo, che verrà presentato l' 8 novembre all' Onu; la messa in sicurezza di Tripoli; il rilancio economico.

L' Italia intensifica i preparativi. Ma pesa la mancanza di un alto rappresentante nella capitale libica. Il richiamo a Roma dell' ambasciatore Giuseppe Perrone, dopo che questi il 4 agosto aveva rilasciato una lunga intervista ai media locali contestata da praticamente tutte le maggiori forze politiche libiche, lo ha messo fuori gioco.
giuseppe conte incontra fayez al serraj 1GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 



Un sostituto dovrebbe essere inviato solo nei prossimi mesi. Ieri il premier Giuseppe Conte ha incontrato per lunghi colloqui a Palazzo Chigi sia il premier del governo di unità nazionale a Tripoli, Fayez Sarraj, sia il rappresentante speciale del segretario delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé.

Poco dopo Sarraj ha confermato che sarà alla conferenza, auspicando tuttavia una maggiore cooperazione sia delle potenze regionali che internazionali. Non è un mistero che la debolezza libica da dopo la caduta del regime del Colonello Gheddafi nel 2011 continua ad essere oggetto delle interferenze straniere, oltreché delle violente divisioni tra milizie e tribù locali.

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
Al momento gli organizzatori italiani si dicono comunque certi che le più importanti componenti del puzzle libico verranno a Palermo, oltre a decine di ministri degli Esteri e delegazioni da tutto il mondo. Tra loro ci saranno quasi certamente Angela Merkel e il premier russo Medvedev. Per l' Unione Africana verrà il Congo. In queste ore Conte in persona sta dialogando con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Questi però non gradisce l' eventuale presenza di alti rappresentati turchi (era stata ipotizzata una rapida apparizione dello stesso Recep Tayyip Erdogan) e del Qatar.
giuseppe conte incontra fayez al serraj 2GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ

Vista la stretta alleanza tra il governo del Cairo e Haftar, in particolare riguardo all' impegno egiziano per la ricostruzione di un esercito unificato libico, Roma tenderebbe a privilegiare il rapporto con al Sisi. Donald Trump dice che non potrà esserci, ma invierà un suo rappresentante «di alto livello». L' incognita francese resta delicata. Le aperte polemiche tra Matteo Salvini e Macron sui migranti e in vista delle prossime elezioni europee avvelenano i preparativi: non è ancora chiaro quale sarà il livello della rappresentanza dell' Eliseo in Sicilia.

Fonte: qui


“STABILIZZIAMO LA LIBIA” 

IL GENERALE KHALIFA HAFTAR INCONTRA IL PREMIER CONTE (E OGGI MOAVERO) IN GRAN SEGRETO PER FISSARE I DETTAGLI DELLA CONFERENZA DI PALERMO 

L’UOMO FORTE DELLA CIRENAICA APRE AL RITORNO IN LIBIA DELL’AMBASCIATORE GIUSEPPE PERRONE (CHE LUI STESSO AVEVA DEFINITO “PERSONA NON GRATA” 

LA MEDIAZIONE DEI RUSSI E L’INTERVENTO DI AL SISI…

HAFTAR A CONTE: «STABILIZZIAMO LA LIBIA»
Cristiana Mangani e Sara Menafra per “il Messaggero”

CONTE HAFTARCONTE HAFTAR
Una visita tenuta segreta, ma non del tutto inaspettata: ieri sera, subito dopo la fine del vertice con Salvini e Di Maio, il premier Conte ha incontrato il generale libico Khalifa Haftar arrivato nella capitale al riparo dagli annunci ufficiali. Il leader cirenaico resta a Roma anche oggi e in agenda ha già un incontro con il titolare della Farnesina, Enzo Moavero Milanesi.

L' obiettivo, manco a dirlo, è fissare gli ultimi dettagli della conferenza che si svolgerà a Palermo tra il 12 e il 13 novembre per discutere della stabilità della Libia: «Sosteneteci nella stabilizzazione del paese», ha chiesto il generale già nel vertice di ieri sera. E nell' ottica della stabilizzazione del paese, avrebbe fatto una richiesta precisa: che l' Italia mandi nuovamente in Libia l' ambasciatore Giuseppe Perrone, richiamato a Roma dopo che lo stesso generale aveva contestato alcune sue dichiarazioni alle televisioni locali, ma considerato uno degli autori del piano di stabilizzazione del paese. Una mossa che viene considerata particolarmente significativa, sia per il vertice di Palermo, sia per il ruolo italiano nel paese.
GIUSEPPE PERRONEGIUSEPPE PERRONE

L' AMBASCIATORE
Venerdì, a palazzo Chigi era arrivato il leader dell' autorità tripolina al Serraj, sempre con gli stessi temi all' ordine del giorno. Ma i primi segnali di avvicinamento con Bengasi erano arrivate nelle stesse ore: il rappresentante dell' Onu Ghassam Salamè era arrivato nella capitale della Cirenaica per ribadire l' invito italiano e della comunità internazionale al vertice di Palermo.

Dopo quell' incontro, anche il ministro Moavero Milanesi aveva accreditato che Haftar molto probabilmente avrebbe partecipato alla conferenza di Palermo, ma la visita tra ieri sera e oggi, evidentemente affrettata, sembra chiudere il cerchio.

VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR
Fondamentale per la mediazione è stato il ruolo della diplomazia russa. Sebbene Putin abbia chiamato personalmente Giuseppe Conte per annunciargli che non sarà presente a Palermo, la «vicinanza» che ha espresso al ruolo giocato dall' Italia non sarebbe un dato puramente formale.

KHALIFA HAFTARKHALIFA HAFTAR








Proprio grazie a Mosca, Roma è riuscita a portare dalla sua parte prima il presidente egiziano al Sisi e quindi, se il risultato della riunione di queste ore sarà confermato, Haftar. L' apertura del generale al ritorno a Tripoli di Perrone, sarebbe il coronamento dell' operazione diplomatica, fortemente indebolita dall' assenza di una rappresentanza italiana permanente nell' area. Incassata la presenza del generale, dovrebbe diventare più semplice anche coinvolgere rappresentanze di alto livello in particolare dagli Stati uniti e dalla Russia.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 3GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ 3
Roma preme per avere il segretario di stato Mike Pompeo, ma Washington non ha ancora risposto. Da Mosca dovrebbe arrivare il primo ministro Dmitri Medvedev. Tra gli europei, finora, la partecipazione confermata più rilevante è quella della cancelliera tedesca Angela Merkel. Non è chiaro se Emmanuel Macron sarà della partita, anche perché le tensioni con la Francia in tema di immigrazione non accennano a fermarsi.

IL CASO MODANE
Due giorni fa, l' ennesimo incidente al confine: stavolta la gendarmeria francese ha usato un treno locale italiano per fare un rimpatrio, suscitando la ribellione dei dipendenti delle ferrovie locali italiane. A riferire l' episodio è La Stampa, che sulle pagine locali racconta di un uomo, forse del Mali, fatto salire dalla gendarmeria su un treno diretto a Torino alla stazione di Modane. I ferrovieri italiani hanno protestato con i francesi e accettato di far salire l' uomo sul treno solo dopo un' ora di trattative.

IL GENERALE HAFTARIL GENERALE HAFTAR
Ma il segnale è quello già registrato da mesi: i francesi puntavano a mandare l' uomo in Italia senza neppure avvertire le autorità e dunque verificare se davvero provenisse dalla frontiera italiana. Ieri, Salvini ha commentato l' episodio con un tweet: «Il personale di Trenitalia ha informato la polizia italiana: solo dopo insistenze, l' immigrato ha pagato il biglietto. Risultato: 47 minuti di ritardo. Parigi dovrebbe rimborsare i viaggiatori».

VISITA «SEGRETA» DI HAFTAR A ROMA (CON LA MEDIAZIONE DEL CAIRO)
Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera”

AL SISSI HAFTARAL SISSI HAFTAR
Il generale libico Khalifa Haftar è arrivato ieri a Roma per incontrare in queste ore sia il premier Giuseppe Conte che il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Una visita, questa dell' uomo forte della Cirenaica determinato a diventare massimo responsabile del futuro esercito unificato del suo Paese, che si iscrive nella lunga lista di contatti e preparativi in vista della conferenza sulla Libia organizzata dal governo italiano a Palermo il 12 e 13 novembre. Il viaggio è tenuto nella massima segretezza.

Per motivi di sicurezza Haftar è sempre restio a far conoscere i propri spostamenti. Lo stesso riserbo sui suoi movimenti aveva caratterizzato la sua visita a Roma nell' estate 2017. Il suo ufficio e l' abitazione a Bengasi sono già stati oggetto di attentati negli ultimi quattro anni.

libia ribelli assediano tripoli 9LIBIA RIBELLI ASSEDIANO TRIPOLI 9
Il governo italiano è altamente interessato a garantirsi la presenza di Haftar a Palermo. Senza di lui la conferenza risulterebbe monca e in realtà un fallimento. E infatti Moavero Milanesi si era recato a Bengasi lo scorso 10 settembre per un lungo incontro chiarificatore dopo che Haftar aveva pubblicamente dichiarato «persona non grata» l' ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone.

giuseppe conte incontra fayez al serraj 1GIUSEPPE CONTE INCONTRA FAYEZ AL SERRAJ
L' intenzione è adesso di inviare in Libia un nuovo ambasciatore, ma non nell' immediato. Una mossa volta tra l' altro a facilitare il dialogo con Haftar, ma anche calibrata nel tempo per non farla apparire come una debolezza di Roma ai diktat del generale libico.

Un ruolo importante a favorire i contatti italiani l' hanno giocato i russi e soprattutto l' intervento personale del presidente egiziano Al Sisi, tra i maggiori sostenitori delle forze armate di Haftar, con il quale Conte ha avuto una lunga telefonata venerdì sera. È possibile che il leader egiziano annunci presto la sua presenza a Palermo.

SARRAJ HAFTAR MACRONSARRAJ HAFTAR MACRON
I colloqui romani di Haftar seguono quelli di venerdì dei dirigenti italiani con il premier del governo di unità nazionale a Tripoli, Fayez Serraj, e con l' inviato speciale dell' Onu per la Libia, Ghassan Salamè. Con Haftar tema prioritario resta la creazione di un forte esercito che sia in grado si smantellare le milizie, battere le faide tribali, controllare le frontiere (anche contro i traffici illegali di migranti) e in effetti ricostruire la sovranità libica contro il caos violento cresciuto dopo la defenestrazione di Gheddafi nel 2011.

Ad aumentare l' anarchia sono stati tra l' altro gli assassinii di almeno una dozzina di capi milizia a Tripoli nelle ultime settimane che rischiano di rilanciare la catena di vendette e rappresaglie.

Fonte: qui

giovedì 18 ottobre 2018

LA CONFERENZA SULLA LIBIA PRECIPITA VERSO IL FALLIMENTO


DOPO IL NO DI TRUMP, GLI USA RITIRANO LA PARTECIPAZIONE DEL SEGRETARIO DI STATO MIKE POMPEO, HAFTAR DÀ BUCA, MACRON GONGOLA 

A PALERMO CONTE SI RITROVERÀ UNICO CAPO DI GOVERNO (RICONOSCIUTO) IN MEZZO AI SOTTOPANZA DEGLI ALTRI PAESI 

D'ALTRONDE L'ITALIA NON È STATA CAPACE NEMMENO DI NOMINARE IL NUOVO AMBASCIATORE A TRIPOLI...

DAGONEWS
VINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTARVINCENZO MOAVERO MILANESI CON IL GENERALE KHALIFA HAFTAR

La conferenza sulla Libia in programma a Palermo i prossimi 12 e 13 novembre sta precipitando verso il fallimento. Il premier Conte aveva promesso prima la presenza di Donald Trump, ovviamente impegnato con le elezioni di midterm, poi di Mike Pompeo, segretario di Stato. Non ci sarà nell'uno né l'altro. Gli Stati Uniti si preparano a mandare una seconda fila del Dipartimento di Stato, perché ormai considerano la conferenza un evento di basso livello. La Russia, non vedendo all'orizzonte il nome dell'ex capo della Cia, ha optato per il viceministro degli Esteri, Bogdanov
giuseppe conte donald trump 9GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 




Il generale Haftar, grande alleato di Macron (che nella regione è il nemico numero uno dell'Italia) ha dato forfait. La stessa Francia è indecisa sul livello di funzionario governativo da inviare a Palermo, sempre nell'ottica di umiliare il governo gialloverde. In poche parole, l'unico capo di governo (riconosciuto) sarà lo stesso Peppino Conte. Certo, non ci si può indignare con i leader stranieri: l'Italia non ha ancora nominato il nuovo ambasciatore a Tripoli, e loro devono inviare i loro pezzi grossi?

MACRON SERRAJ HAFTARMACRON SERRAJ HAFTAR
Sul nome del diplomatico resta forte la spaccatura tra il ministro Moavero Milanesi e il segretario generale della Farnesina Belloni: lui pensa all'ex di peso Buccino Grimaldi, lei ha sul tavolo i cv di Luciano Pezzotti (che fu ambasciatore in Afghanistan e poi inviato speciale nel Corno d'Africa) e Andreas Ferrarese (già a Beirut e in Kosovo, per citare solo le sedi più ''calde'').

Fonte: qui

venerdì 20 gennaio 2017

Per la prima volta raid aerei congiunti di Russia e Turchia contro l'Isis

Centrate postazioni jihadiste ad al-Bab, cittadina a 20 km dal confine turco. Una collaborazione “inusuale” fra fronti un tempo contrapposti. Portavoce russo: Diversi mezzi coinvolti, operazioni “molto efficaci”. L’Iran contrario alla “ostile” presenza americana ai colloqui di pace di Astana. 
Istanbul (AsiaNews/Agenzie) - Mosca e Ankara hanno compiuto per la prima volta raid aerei congiunti in Siria, contro obiettivi dello Stato islamico (SI). È quanto ha riferito ieri il ministero russo della Difesa, secondo cui i caccia dei due Paesi - un tempo su fronti contrapposti e ora in prima fila nei colloqui di pace  di Astana, il 23 gennaio - hanno colpito i sobborghi della cittadina di al-Bab, nella provincia di Aleppo. Anche l’esercito turco parla di operazione “in coordinamento” con la Russia. 
Al-Bab, a circa 20 km di distanza dal confine turco, negli ultimi cinque mesi è stata epicentro di una durissima battaglia fra ribelli siriani sostenuti da Ankara, milizie dello Stato islamico e forze curde. Ad inizio settimana anche gli Stati Uniti hanno effettuato degli attacchi aerei nella zona, in collaborazione con Ankara. 
Analisti ed esperti sottolineano la “inusuale” cooperazione sul piano militare fra la Russia e la Turchia, Stato membro della Nato. Mosca ha diffuso alcune informazioni relative ai mezzi militari coinvolti nell’operazione, mentre non vi sono finora dettagli particolari in merito alla collaborazione militare fra i due Paesi. 
Fonti locali parlano di pesanti attacchi sferrati dall’esercito turco contro le milizie jihadiste ad al-Bab e alla periferia della cittadina. I raid aerei russi potrebbero, in quest’ottica, favorire l’avanzata delle truppe di terra di Ankara. 
In questo contesto di nuove alleanze e collaborazioni fra fronti un tempo opposti, resta da vedere quale ruolo intendono giocare gli Stati Uniti, che domani inaugurano in via ufficiale la presidenza di Donald Trump.
Al momento resta in dubbio la presenza americana ai colloqui di pace di Astana; l’obiettivo dell’incontro nella capitale del Kazakhstan è stabilizzare su scala nazionale la “fragile” tregua in vigore dalla mezzanotte del 30 dicembre, e favorire il dialogo politico fra i fronti contrapposti. Contro la possibile presenza degli Stati Uniti ad Astana si è schierato l’Iran che non vuole ingerenze Usa nel processo di pace. “Siamo ostili in merito a una loro presenza - ha affermato il ministro degli Esteri Javad Zarif - e non li abbiamo invitati”.
Una posizione diversa rispetto a Mosca e Ankara, che nei giorni scorsi hanno aperto - se non insistito - per una presenza della nuova amministrazione americana agli incontri. “A questo punto, dobbiamo mantenere la formazione tripartito in atto” ha sottolineato Bahram Ghasemi, portavoce del ministero iraniano degli Esteri, secondo cui “qualsiasi allargamento potrebbe aumentare il rischio di fallimento”.