9 dicembre forconi: Padoan
Visualizzazione post con etichetta Padoan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Padoan. Mostra tutti i post

venerdì 9 novembre 2018

Tria parla di spread, patrimoniale, reddito. Padoan lo boccia in toto: così ‘azzardo che Italia non merita’

Il ministro Tria rassicura gli italiani sulla manovra, ma il suo predecessore Pier Carlo Padoan non perde occasione di rimproverarlo, senza risparmiare parole anche sferzanti. “I pilastri della manovra non sono in grado di garantire la crescita prospettata dal governo: quello presentato da Tria è un quadro pieno di rischi, un azzardo che il paese non merita”.
Entrambi parlano nel corso delle audizioni separate presso le commissioni bilancio di Camera e Senato.

Mentre la scadenza per presentare all’Ue una risposta alla bocciatura della legge di bilancio si fa sempre più vicina (è stata fissata a martedì prossimo, 13 novembre), Tria ribadisce che il governo “intende confermare nei suoi capisaldi fondamentali” il contenuto della manovra. Manovra che tra l’altro, a suo avviso, avrebbe dovuto essere anche più espansiva, al fine di stimolare la crescita dell’economia italiana.
“Ci rendiamo conto che i problemi rilevati richiederebbero una manovra espansiva forse più incisiva di quella programmata ma è stato necessario trovare un corretto equilibro tra stabilità finanziaria e stabilità siociale, perché entrambe sono necessarie”.
A tal proposito, Tria precisa che non c’è nessun pericolo patrimoniale, confermando le rassicurazioni arrivate nelle ultime settimane da altri rappresentanti del governo:
“Non ci sarà nessuna patrimoniale. Una operazione del genere si confermerebbe infatti una “operazione suicida”.
Piuttosto, “nelle prossime settimane” saranno definiti i provvedimenti sul reddito di cittadinanza che definiranno “platea e modalità di erogazione nel rispetto dei tetti di spesa”. E sia il reddito di cittadinanza che quota 100 potranno arrivare anche con un decreto. Le due misure, precisa Tria, potranno essere definite “con un collegato ma anche con decreti legge per partire quando le misure sono pronte”. Ciò “perchè è importante conoscere i dettagli non solo per l’erogazione della spesa ma anche per determinare le aspettative dei mercati che possono influenzare l’economia”.
Riguardo alla flat tax sulle partite Iva e professionisti, questa comporterà una “riduzione del prelievo su queste categorie per circa 1,5 miliardi di euro a regime”.
Ma il discorso di Tria è stato bocciato in toto dall’ex titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan.
A suo avviso, le ripercussioni delle misure della manovra sulla crescita sono “sovrastimate e estremamente incerte”. Di conseguenza, “il governo sta fondando la propria politica economica su numeri poco credibili”.
In particolare, riguardo agli investimenti pubblici, secondo Padoan questi addiritura “rischiano di subire un forte rallentamento”.
L’ex ministro dei governi Letta e Renzi punta il dito anche contro la “mancata correlazione positiva dell’intervento sulle pensioni e il mercato del lavoro” e sul forte rischio di credit crunch dovuto al permanere di uno spread troppo alto”.
Ieri la Commissione europea ha praticamente messo con le spalle al muro il governo M5S-Lega, snocciolando previsioni che, per il 2019, indicano livelli di debito e di deficitdecisamente peggiori rispetto a quanto atteso in precedenza. Indicativo il fatto che, per il prossimo anno, il rapporto deficit-Pil sia atteso addirittura al 2,9%, molto più del target contemplato nella manovra, pari a 2,4%, già fumo negli occhi per Bruxelles.
Ferma è stata la replica di Tria che ha criticato l’outloook Ue, affermando che le stime contenute nelle previsioni economiche d’autunno della Commissione sono derivate da una “analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani”.
L’anti Padoan – se così si può chiamare Tria – ha precisato a proposito dei negoziati in corso con l’Ue che il governo è impegnato a rispettare il limite del deficit fissato al 2,4% e che certo, lo spread a 300 punti “è chiaro che è un livello che preoccupa se viene mantenuto a lungo”.
Ma, a suo avviso, “è chiaro anche che l’osservazione è costante”. Noi – ha spiegato – continuiamo a pensare che la definizione della manovra possa chiarire la situazione. Riaffermo che lo spread non possa dipendere dal fatto che il disavanzo previsto per il 2019 sia troppo alto”.

Fonte: qui

giovedì 23 novembre 2017

IL COLOSSO DELLA CONSULENZA TRIBUTARIA “ERNST & YOUNG” CONTINUAVA A PAGARE UNA SUA EX DIPENDENTE DIVENTATA CONSULENTE TRIBUTARIA DEL GOVERNO: ARRIVATA CON MONTI, LO E’ TUTT’ORA CON PADOAN

SPIFFERAVA I SEGRETI FISCALI AGLI EX DATORI DI LAVORO. 

PER AGEVOLARLE IL LAVORO, PADOAN L’AVEVA MESSA ANCHE DENTRO EQUITALIA 

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

ERNST & YOUNGERNST & YOUNG
Dal 2013 a gennaio 2015 i contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sono state, in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro, rivelati «in diretta» al colosso della consulenza legale tributaria Ernst & Young da una ex professionista del gruppo entrata a fine 2012 (governo Monti) nella segreteria tecnica del sottosegretario all' Economia Vieri Ceriani, e poi divenuta consigliere in materia fiscale sia (nel governo Letta) del ministro dell' Economia Fabrizio Saccomanni, sia (nel governo Renzi) dell' attuale ministro Pier Carlo Padoan, venendo nel giugno 2015 nominata tra i 5 consiglieri di amministrazione di Equitalia spa.
mario montiMARIO MONTI

Sulla scorta di mail sequestrate e di telefonate intercettate, a conclusione degli accertamenti i pm milanesi Paolo Filippini e Giovanni Polizzi ritengono quindi di accusare Ernst & Young (Italia) come società, e il suo senior partner e rappresentante italiano Marco Ragusa, di «corruzione» della consigliere ministeriale Susanna Masi, alla quale contestano anche l' ipotesi di «rivelazione di segreto d' ufficio» e il reato di «false attestazioni sulle qualità personali» per non aver dichiarato il proprio conflitto di interessi.
VIERI CERIANIVIERI CERIANI

Il flusso informativo, che i pm collegano ai soldi pagati alla consulente del ministro dell' Economia in normali bonifici quasi fossero la prosecuzione degli stipendi di quando lavorava nella società, sarebbe stato in due direzioni. Da un lato Masi avrebbe «fornito a Ernst & Young notizie riservate possedute grazie al suo ruolo istituzionale di membro della segreteria tecnica» o «consigliere del ministro», così consentendo alla società di poter offrire ai grossi clienti (specie banche) servizi di ottimizzazione fiscale già parametrati sulle norme in divenire.

saccomanniSACCOMANNI
Dall' altro lato sarebbe avvenuto anche il contrario, e cioè la consigliera ministeriale si sarebbe «resa disponibile a proporre modifiche, a vantaggio di Ernst & Young e dei suoi clienti, alla normativa fiscale interna in corso di predisposizione, nella materia di transazioni finanziarie nella quale era direttamente coinvolta quale membro della segreteria tecnica del ministero».

L' accusa di «rivelazione di segreto» appare legata al fatto che Masi - secondo la lettura che la Procura fa di mail del 30 maggio 2013 e di intercettazioni del 28 marzo 2014 - avrebbe «comunicato a Ernst & Young notizie riservate, ottenute per ragioni d' ufficio e che dovevano restare segrete, relative alla proposta di introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie», e «discusse tra i rappresentanti degli 11 Stati partecipanti ai lavori della cooperazione internazionale».
Marco Ragusa Ernst YoungMARCO RAGUSA ERNST YOUNG

Un oblò assai prezioso da sbirciare per la società, tanto da innescare un giro di mail tra il rappresentante italiano di Ernst & Young e i suoi colleghi di filiali di altri Paesi, tutti interessati a capire (dallo «spiffero» italiano) cosa bollisse in pentola. L' aver continuato a ricevere denaro da Ernst & Young, anche dopo l' incarico dall' 1 agosto 2013 di consigliere del ministro, comporta la terza accusa di «false dichiarazioni sulle qualità personali», per «aver attestato» nell' apposita dichiarazione «di non trovarsi in conflitto di interessi, neppure potenziale».

inchino padoan1INCHINO PADOAN
La società, a sua volta, in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità degli enti per i reati commessi dai vertici nell' interesse aziendale, è indagata per «non aver adottato modelli organizzativi efficaci e idonei a evitare che il suo senior partner commettesse corruzione nell' interesse e a vantaggio dell' associazione professionale» Ernst & Young.

È la conclusione di una indagine inedita ma non nuova: nel senso che, sino all' attuale «avviso di conclusione» notificato agli indagati, non se ne era mai saputo alcunché, sebbene ora la si scopra avviata ben oltre 3 anni fa (nell' ultimo periodo milanese dell' ex procuratore aggiunto Alfredo Robledo) da un pm, Roberto Pellicano, a sua volta poi passato da Milano a Cremona.
ALFREDO ROBLEDO jpegALFREDO ROBLEDO 

I due attuali pm, eredi del fascicolo, hanno quindi tirato le conclusioni, insieme al procuratore aggiunto Giulia Perrotti, del materiale acquisito all' epoca da un terminale «periferico» della Guardia di finanza, e cioè dalle fiamme gialle di Busto Arsizio, in un filone dell' inchiesta sul consulente di maxievasori fiscali Filippo Dollfus: il barone italosvizzero che, arrestato nel 2015, a fine 2016 ha patteggiato 1 anno e 11 mesi per riciclaggio e associazione a delinquere.

Fonte: qui

domenica 8 ottobre 2017

FOGLIO DI VIA PER LA FIGLIA DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA, VERONICA PADOAN

L'ATTIVISTA E' STATA DENUNCIATA PER ASSOCIAZIONE FINALIZZATA ALL'ISTIGAZIONE ALLA VIOLAZIONE DELLE LEGGI - E' LEADER DI UN'ORGANIZZAZIONE CONTRO IL CAPORALATO NELLE ZONE AGRICOLE DEL SUD, E ORA NON POTRÀ PIÙ METTERE PIEDE NEL COMUNE DI SAN FERDINANDO IN CALABRIA

Alessia Candito per Repubblica.it

Associazione semplice finalizzata all'istigazione alla violazione delle leggi. È questo il motivo per cui è stata denunciata in Calabria Veronica Padoan, figlia del ministro dell'Economia Pier Carlo, voluto prima da Matteo Renzi e poi da Paolo Gentiloni per amministrare le finanze del Paese.

Anche Veronica si occupa in un certo senso di economia, ma da un punto di vista radicalmente diverso rispetto al genitore. È una delle leader di "Campagne in lotta", organizzazione con cuore romano ma impegnata contro il caporalato nelle zone agricole del Sud, poco amata sia dalle Questure, sia dalle altre associazioni impegnate nella tutela dei braccianti.

Nell'agosto scorso a San Ferdinando, piccolo centro in provincia di Reggio Calabria da anni sede di uno dei peggiori ghetti che ospitano i migranti, "Campagne in lotta" è riuscita nell'impresa di farsi detestare da uno schieramento trasversale di realtà, dai centri sociali ai sindacati, passando per i comitati, tutti accusati di essere "guardie e amici delle guardie".
VERONICA PADOANVERONICA PADOAN

Gli attivisti dell'organizzazione romana erano impegnati a impedire il trasferimento volontario dei migranti nella nuova tendopoli allestita dalla Prefettura per permettere a chi lo volesse di abbandonare le baracche fatiscenti del ghetto. La maggior parte dei braccianti ha fatto orecchie da mercante alle istanze di "Campagne in lotta" e si è messa in fila per essere ammessa nella nuova struttura.

Ma la Questura non ha per niente gradito l'attività dell'organizzazione romana. Per gli investigatori del commissariato di Gioia Tauro, guidato dal vicequestore aggiunto Diego Trotta, gli attivisti hanno brigato con chi ha minacciato di ritorsioni e aggressioni i braccianti decisi a trasferirsi nella nuova struttura.
VERONICA PADOANVERONICA PADOAN

"Le posizioni dei soggetti che hanno intralciato e ostacolato il libero trasferimento dei migranti usando la forza di intimidazione - aveva detto quel giorno il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi - sono in corso di valutazione da parte delle forze di polizia e dell'autorità giudiziaria". Poco meno di un mese dopo sono arrivati i provvedimenti.

All'indirizzo di Padoan e altri militanti dell'organizzazione è arrivato un "foglio di via" e un divieto di soggiorno che impedisce loro di mettere piede nel comune di Rosarno. Nel frattempo, per tutti è scattata la denuncia. Toccherà alla procura di Palmi valutare se e in che misura siano concretamente raffigurabili i reati contestati, che sulla carta prevedono pene fino a cinque anni.

Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui

sabato 10 dicembre 2016

PADOAN PERDE LA FACCIA A BRUXELLES

BOCCIATO DALLA BCE SU MPS

AVEVA PROMESSO ALLA COMMISSIONE CHE AL SENATO ABBATTEVA IL DEFICIT 

LA SCONFITTA DEL REFERENDUM, L’APPROVAZIONE DELLA MANOVRA IN 24 ORE, LE DIMISSIONI DI RENZI NON GLI HANNO PERMESSO DI RISPETTARE LA PAROLA:

COME PERDERE UNA CREDIBILITA’ ACQUISITA IN DECENNI DI SHERPA

Dagoreport

jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN IL BISCOTTO 
A dare il colpo di grazie sulle aspettative di Piercarlo Padoan di arrivare a Palazzo Chigi ci ha pensato Mario Draghi. La scelta della Bce di non concedere ulteriore tempo all’aumento di capitale del Montepaschi diventa una colpa per il ministro dell’Economia. Sebbene lui abbia fatta soltanto il prestanome di Renzi.

Nei corridoi di via Venti settembre era nota a tutti l’idea del ministro di intervenire con il sostegno pubblico per Mps. Ma a stopparlo è sempre stato il premierino, che aveva stretto un patto di ferro con Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, e con Claudio Costamagna che lo aveva accompagnato a Palazzo Chigi.
RENZI PADOAN ORECCHIEFALLITI

La sua credibilità di economista, poi, Padoan l’aveva messa sul piatto della Commissione europea per giustificare un deficit sopra le aspettative. La Commissione, come funziona fra gentiluomini, gli ha creduto. Ma subito dopo il referendum perso è passata all’incasso.

Era noto a tutti che i conti italiani fossero fuori linea. Ma Padoan aveva messo sul piatto della bilancia il suo nome e la sua parola per garantire che, una volta passato (e vinto) il referendum, il governo avrebbe introdotto i correttivi necessari durante l’esame della manovra al Senato.
pier carlo padoan, pierre moscovici e michel sapin 4193e149PIER CARLO PADOAN, PIERRE MOSCOVICI E MICHEL SAPIN 4193E149

Renzi, però, ha pensato bene di dimettersi. Palazzo Madama ha approvato in 24 ore la legge di Bilancio, senza quelle misure concordate con Bruxelles. Il risultato che la Commissione sta interpretando come il ministro dell’Economia non sia più in grado di rispettare la parola data.

Per fair-play hanno chiesto che le correzioni dei conti pubblici su deficit e debito vengano prese entro marzo. Ma avrebbero fatto anche capire che preferirebbero non avere più a che fare con Padoan. In poche parole, si sentono presi in giro da Piercarlo: vittima politica degli avvitamenti politici di Renzi. E Palazzo Chigi s’allontana.

Fonte: qui

mercoledì 14 settembre 2016

Pil: Padoan, previsioni saranno riviste al ribasso

E' quanto anticipato dal ministro dell'Economia, intervenendo all'Euromoney Conference

(Ansa) "L'economia italiana sta crescendo non così velocemente come vorremmo. Le previsioni di crescita saranno riviste al ribasso anche nei dati che il Governo rilascerà ad ottobre". Così ha anticipato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, intervenendo all'Euromoney Conference.


Il settore delle banche "si sta muovendo nella giusta direzione e la mia idea è che i numeri sugli Npl in Italia sono esagerati". Padoan sottolinea come gli Npl siano "concentrati in un certo numero di banche". Padoan rileva inoltre nel suo intervento all'Euromoney Conference che "ci vuole un po' di tempo per tornare alla normalità, non lo dico io, lo dice anche la Bce".

"La riforma del Senato renderà più celere e efficace il processo legislativo oltre a ridurre i costi della politica. Votare sì, non solo riduce i costi ma semplifica la macchina pubblica", sottolinea il ministro dell'economia.

"Le tasse continueranno ad essere abbassate. Stiamo guardando ad altre voci di spesa su cui intervenire", lo sostiene Padoan spiegando che "dovremo fare in modo credibile".