9 dicembre forconi: tributi
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giovedì 23 novembre 2017

IL COLOSSO DELLA CONSULENZA TRIBUTARIA “ERNST & YOUNG” CONTINUAVA A PAGARE UNA SUA EX DIPENDENTE DIVENTATA CONSULENTE TRIBUTARIA DEL GOVERNO: ARRIVATA CON MONTI, LO E’ TUTT’ORA CON PADOAN

SPIFFERAVA I SEGRETI FISCALI AGLI EX DATORI DI LAVORO. 

PER AGEVOLARLE IL LAVORO, PADOAN L’AVEVA MESSA ANCHE DENTRO EQUITALIA 

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

ERNST & YOUNGERNST & YOUNG
Dal 2013 a gennaio 2015 i contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sono state, in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro, rivelati «in diretta» al colosso della consulenza legale tributaria Ernst & Young da una ex professionista del gruppo entrata a fine 2012 (governo Monti) nella segreteria tecnica del sottosegretario all' Economia Vieri Ceriani, e poi divenuta consigliere in materia fiscale sia (nel governo Letta) del ministro dell' Economia Fabrizio Saccomanni, sia (nel governo Renzi) dell' attuale ministro Pier Carlo Padoan, venendo nel giugno 2015 nominata tra i 5 consiglieri di amministrazione di Equitalia spa.
mario montiMARIO MONTI

Sulla scorta di mail sequestrate e di telefonate intercettate, a conclusione degli accertamenti i pm milanesi Paolo Filippini e Giovanni Polizzi ritengono quindi di accusare Ernst & Young (Italia) come società, e il suo senior partner e rappresentante italiano Marco Ragusa, di «corruzione» della consigliere ministeriale Susanna Masi, alla quale contestano anche l' ipotesi di «rivelazione di segreto d' ufficio» e il reato di «false attestazioni sulle qualità personali» per non aver dichiarato il proprio conflitto di interessi.
VIERI CERIANIVIERI CERIANI

Il flusso informativo, che i pm collegano ai soldi pagati alla consulente del ministro dell' Economia in normali bonifici quasi fossero la prosecuzione degli stipendi di quando lavorava nella società, sarebbe stato in due direzioni. Da un lato Masi avrebbe «fornito a Ernst & Young notizie riservate possedute grazie al suo ruolo istituzionale di membro della segreteria tecnica» o «consigliere del ministro», così consentendo alla società di poter offrire ai grossi clienti (specie banche) servizi di ottimizzazione fiscale già parametrati sulle norme in divenire.

saccomanniSACCOMANNI
Dall' altro lato sarebbe avvenuto anche il contrario, e cioè la consigliera ministeriale si sarebbe «resa disponibile a proporre modifiche, a vantaggio di Ernst & Young e dei suoi clienti, alla normativa fiscale interna in corso di predisposizione, nella materia di transazioni finanziarie nella quale era direttamente coinvolta quale membro della segreteria tecnica del ministero».

L' accusa di «rivelazione di segreto» appare legata al fatto che Masi - secondo la lettura che la Procura fa di mail del 30 maggio 2013 e di intercettazioni del 28 marzo 2014 - avrebbe «comunicato a Ernst & Young notizie riservate, ottenute per ragioni d' ufficio e che dovevano restare segrete, relative alla proposta di introduzione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie», e «discusse tra i rappresentanti degli 11 Stati partecipanti ai lavori della cooperazione internazionale».
Marco Ragusa Ernst YoungMARCO RAGUSA ERNST YOUNG

Un oblò assai prezioso da sbirciare per la società, tanto da innescare un giro di mail tra il rappresentante italiano di Ernst & Young e i suoi colleghi di filiali di altri Paesi, tutti interessati a capire (dallo «spiffero» italiano) cosa bollisse in pentola. L' aver continuato a ricevere denaro da Ernst & Young, anche dopo l' incarico dall' 1 agosto 2013 di consigliere del ministro, comporta la terza accusa di «false dichiarazioni sulle qualità personali», per «aver attestato» nell' apposita dichiarazione «di non trovarsi in conflitto di interessi, neppure potenziale».

inchino padoan1INCHINO PADOAN
La società, a sua volta, in base alla legge 231/2001 sulla responsabilità degli enti per i reati commessi dai vertici nell' interesse aziendale, è indagata per «non aver adottato modelli organizzativi efficaci e idonei a evitare che il suo senior partner commettesse corruzione nell' interesse e a vantaggio dell' associazione professionale» Ernst & Young.

È la conclusione di una indagine inedita ma non nuova: nel senso che, sino all' attuale «avviso di conclusione» notificato agli indagati, non se ne era mai saputo alcunché, sebbene ora la si scopra avviata ben oltre 3 anni fa (nell' ultimo periodo milanese dell' ex procuratore aggiunto Alfredo Robledo) da un pm, Roberto Pellicano, a sua volta poi passato da Milano a Cremona.
ALFREDO ROBLEDO jpegALFREDO ROBLEDO 

I due attuali pm, eredi del fascicolo, hanno quindi tirato le conclusioni, insieme al procuratore aggiunto Giulia Perrotti, del materiale acquisito all' epoca da un terminale «periferico» della Guardia di finanza, e cioè dalle fiamme gialle di Busto Arsizio, in un filone dell' inchiesta sul consulente di maxievasori fiscali Filippo Dollfus: il barone italosvizzero che, arrestato nel 2015, a fine 2016 ha patteggiato 1 anno e 11 mesi per riciclaggio e associazione a delinquere.

Fonte: qui

mercoledì 15 novembre 2017

Nell’era della grande crisi boom di tasse locali e prelievo sugli immobili

Qualsiasi imprenditore, lavoratore e professionista italiano potrebbe dirvi che le imposte sono alte. 
E i dati dell’Istat e della nota di aggiornamento al Def certificano che nel 2017 la pressione fiscale sul Pil rimarrà più elevata rispetto ai livelli pre-crisi: 42,6% (al lordo del bonus 80 euro, altrimenti sarebbe 42%) contro il 41,3% del 2008. Ma nell’arco di dieci anni ci sono tributi che hanno visto crescere – e di molto – il proprio peso, e altri che invece sono diventati più leggeri.
Molti dei rincari maggiori riguardano i tributi locali, a partire da Imu e Tasi, ma anche le addizionali comunale e regionale all’Irpef. In calo, invece, il gettito di Ires e Irap su società, imprese e autonomi. Mentre i due tributi più importanti per le casse pubbliche – l’Irpef e l’Iva – non sembrano aver subito variazioni sostanziali rispetto al 2008, anche se gli incassi derivanti dall’imposta sul valore aggiunto hanno visto nel corso degli anni una riduzione più marcata e poi una ripresa, legata tra l’altro al rincaro di due punti percentuali dell’aliquota ordinaria (dal 20 al 22%) e al meccansimo dello split payment (si veda anche l’articolo sotto).
D’altra parte, proprio per scongiurare l’aumento dell’Iva (e delle accise) dal prossimo 1° gennaio, se ne va il grosso delle risorse stanziate con la manovra di Bilancio 2018: circa 15,7 miliardi tra collegato fiscale e disegno di legge, cui se ne aggiungono altri 6,4 per il 2019. Il tutto mentre si apre già la lunga volata della campagna elettorale, con candidati e partiti intenti a rilanciare l’eterna promessa di taglio delle tasse in cima alle proprie agende. Senza dimenticare gli allerta in arrivo dalla Commissione europea, che sul finire della scorsa settimana è tornata a far filtrare qualche perplessità sulla tenuta dei conti pubblici.
Ecco perché guardare come si è mosso il gettito dei principali tributi nel periodo più buio della crisi economica può aiutare a capire quale potrebbe essere il trend dei prossimi anni.
La corsa (e lo stop) dell’Imu 
Paradossalmente, il maggior incremento di gettito è una buona notizia per i contribuenti, perché riguarda la cedolare secca, regime opzionale che riduce l’incidenza dell’Irpef sui redditi delle locazioni abitative e – secondo gli stessi documenti governativi – contribuisce ad arginare il fenomeno degli affitti in nero. Secondo la proiezione a fine 2017 basata sul preconsuntivo dei primi nove mesi dell’anno, la tassa piatta sfiorerà i 2,5 miliardi (+248% rispetto al 2011, in cui peraltro il debutto avvenne in corsa e tra mille incertezze).
Fatta questa eccezione, agli altri aumenti di gettito corrisponde un incremento del tax rate vero e proprio. Rispetto al 2008, l’aumento maggiore è ancora quello di Imu e Tasi, che pure vivono una stagione di “tregua” dopo il blocco dei rincari dettato dalla legge di Stabilità 2016 (e riconfermato per l’anno prossimo): compreso il saldo del 16 dicembre, quest’anno i due tributi immobiliari porteranno nelle casse dei Comuni e dell’Erario un gettito quasi doppio rispetto all’Ici del 2008: circa 20,8 miliardi contro 10,9 (dato, quest’ultimo, attualizzato per rendere possibile il confronto a parità di potere d’acquisto).
Anche le addizionali comunale e regionale all’Irpef vedono un andamento analogo e si sono stabilizzate nel 2016 dopo essere state usate per “scaricare” sulla tassazione locale almeno una parte della stretta tributaria seguita all’emergenza-spread di fine 2011.

I primi sgravi su utili e lavoro 
Guardando anche i tributi erariali, nell’attuale “mix delle tasse” si intravedono, di fatto, due componenti. Da un lato, negli anni peggiori della crisi si è cercato di recuperare gettito dove era possibile senza colpire ulteriormente i redditi di lavoro e di pensione su cui gravano già le ritenute Irpef (dagli immobili, ma anche dalla benzina, dai giochi e dai bolli), e gran parte di questi rincari pesano ancora oggi sulle tasche dei contribuenti. Dall’altro, dal 2014 si è iniziato ad alleggerire la pressione fiscale in alcuni settori, nel tentativo di far ripartire i consumi o, a seconda dei casi, la produttività. Categoria in cui ricadono il bonus degli 80 euro o il al taglio dell’Irap sulla componente lavoro o ancora, dall’anno d’imposta 2017, alla riduzione dell’Ires al 24 per cento.
Fonte: qui