9 dicembre forconi: PALLONARO
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martedì 16 ottobre 2018

DOPO LA TRASMISSIONE TV SU FIRENZE, IL "PALLONARO" RENZI SI OFFRE COME SPEAKER PER CONFERENZE, INCONTRI E DIBATTITI (MANCANO SOLO SAGRE E PRIME COMUNIONI)


IL "PALLONARO" SI E' AFFIDATO ALL’AGENZIA “CELEBRITY SPEAKERS ASSOCIATES” PER LA SUA NUOVA CARRIERA . LA SCHEDA SUL SITO ASSICURA CHE MATTEUCCIO PUÒ PARLARE INDIFFERENTEMENTE IN ITALIANO, FRANCESE O INGLESE, PER CONCIONARE SU TEMI TRITI E RITRITI COME “IL FUTURO DELL’EUROPA” O LE “SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE”. 



VOLETE INGAGGIARLO? IL SUO MODESTO CACHET PARTE DA...

Paolo Bracalini per “il Giornale”
Archiviate da un pezzo le responsabilità di governo e anche quelle del Pd, Matteo Renzi si dedica con maggiore serenità alla sua nuova vita da conferenziere a pagamento (oltre che di conduttore di documentari su Firenze).
L'aveva detto: «Io faccio il senatore, dopo di che faccio altre cose come tutti». Il lavoro da senatore in effetti, per quanto ben pagato, concede parecchio tempo libero per fare altre cose, e l'ex premier sembra essersi impegnato a far fruttare al massimo il suo curriculum da «former italian prime minister».
LA SCHEDA DI MATTEO RENZI SUL SITO DI CELEBRITY SPEAKERS ASSOCIATESLA SCHEDA DI MATTEO RENZI SUL SITO DI CELEBRITY SPEAKERS ASSOCIATES
Per gestire la sua nuova agenda si è affidato ad una agenzia internazionale con 30 anni di esperienza nel settore, la britannica Celebrity Speakers Associates, che può vantare nel suo portafoglio «i più grandi guru del mondo», disponibili a partecipare a conferenze, workshops, seminari, master class, moderare eventi, tavole rotonde, offrire consulenze o prendere parte a consigli di amministrazione. Si contatta l'agenzia, si espone la richiesta, loro consigliano lo speaker più adatto con relativo compenso e predispongono il contratto.
Tra i vari speaker promossi dalla Csa ci sono personaggi famosi di vari settori, dall'economia allo sport: dai premi nobel Amartya Sen e Joseph Stiglitz all' ex tennista Boris Becker, dall'ex ministro tedesco Joschka Fischer al campione di scacchi Garry Kasparov, dall'ex presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso a Niki Lauda e molti altri.
LA SCHEDA DI MATTEO RENZI SUL SITO DI CELEBRITY SPEAKERS ASSOCIATESLA SCHEDA DI MATTEO RENZI SUL SITO DI CELEBRITY SPEAKERS ASSOCIATES
E poi, nel settore politico, ecco spuntare Matteo Renzi. Nel suo profilo (alla fine del quale viene indicato «come prenotarlo»), il senatore Renzi si vende bene: «Ha guidato il paese nell'uscita dalla recessione economica accelerandone la fine con la riforma del mondo del lavoro e delle misure fiscali. Ha inoltre modernizzato l'Italia con una serie di riforme nel campo dei diritti civili attese da decenni(AHAHAHAHAHAH...».
E poi: «La sua esperienza di amministratore locale e quella di leader nazionale che gli ha permesso di partecipare da protagonista(quale giullare!) ai consessi più importanti (assemblea Onu, consiglio europeo, G7, G20). Ciò gli consente di avere sempre un doppio punto di vista: quello dei cittadini e quello dei leader mondiali».
renzi smorfieRENZI ESPRESSIONISTA
E quindi: «Fin dall'inizio della sua carriera politica ha sempre utilizzato le presentazioni per raccontare le sue idee ed i suoi progetti. Considerato unanimemente un abile comunicatore riesce sempre ad entrare in sintonia con il pubblico utilizzando sempre il linguaggio più adatto al contesto».
La scheda assicura che Matteo Renzi può parlare indifferentemente in italiano, francese o inglese(creatore dello Shish!). Gli argomenti per cui si può chiamare Renzi come speaker sono vari: Il futuro dell' Europa, Le sfide della globalizzazione, Come non perdere la sfida contro le fake news, Come gestire i conflitti all' interno di organizzazioni complesse, Ambiente e sviluppo. Il prezzo? Bisogna contattare l'agenzia, ma il senatore Pd è raggruppato tra gli speaker nella fascia di prezzo più alta (20mila euro).
Il lavoro non manca. Qualche settimana fa era in Cina (Shanghai, Macao, Hong Kong) per una seria di conferenze, poi è entrato nel think tank della Algebris, il fondo di investimento dell' amico Davide Serra, per cui fa speech a pagamento. E poi c'è il documentario su Firenze prodotto da Presta. Perdere Palazzo Chigi per Renzi è stato un fallimento politico, ma economicamente un ottimo affare. 
Fonte: qui

martedì 13 marzo 2018

BELPIETRO: "LA STORIA DI RENZI E’ UNA STORIA DI FALLIMENTI E ARROGANZA: HA CACCIATO DALLA RAI PORRO, MASSIMO GIANNINI, MASSIMO GILETTI E MILENA GABANELLI. E TELEFONARE AL DIRETTORE DI UN QUOTIDIANO PER PROMETTERGLI DI SPACCARGLI LE GAMBE O INVITARNE UN ALTRO A NON ROMPERE LE SCATOLE RIENTRA NEL CONCETTO DI LIBERTÀ DI STAMPA?''

SI DIMETTE DA SEGRETARIO MA CONTA DI DIVENTARE IL BURATTINAIO DEL PD, COME PENSAVA DI FARLO DI GENTILONI

Maurizio Belpietro per la Verità

belpietro coverBELPIETRO COVER
Matteo Renzi se n' è andato con la promessa di ritornare subito. E, per essere certo che gli elettori - ma soprattutto i dirigenti del Pd - comprendano che il suo non è un addio ma soltanto un arrivederci, ha affidato un' intervista-lenzuolo al Corriere della Sera. Due pagine per lanciare un messaggio chiaro di una sola riga: «La ruota gira, la rivincita verrà prima del previsto».
renzi come rambo sylvester stalloneRENZI COME RIMBA

La pubblicazione della «breve» conversazione guarda caso è caduta proprio nel giorno in cui si è aperta la Direzione del partito, quella che avrebbe dovuto prendere atto della sconfitta elettorale e delle conseguenti dimissioni del segretario, avviando il dibattito per la successione e per il cambio di una linea che il 4 marzo è stata sonoramente punita dagli italiani.

Com' era prevedibile, dopo l' intervista di Renzi la discussione non si è neppure aperta. Uno dietro l’altro, ministri e onorevoli hanno ripetuto come un sol uomo ciò che il segretario uscente aveva confidato la mattina alle pagine del quotidiano di via Solferino: «Siamo all' opposizione, ora deve giocare chi ha vinto». Nessuna critica, nessun ripensamento, nessuna analisi sugli errori compiuti.

LA VERITA BELPIETROLA VERITA BELPIETRO
Del resto, anche in questo, dalle colonne del Corriere il perdente ha dettato la linea. La batosta non è colpa di quel che ho detto o di quel che ho fatto, ma è conseguenza di una decisione che dopo il referendum mi ha impedito di tornare alle urne, insomma prendetevela con Sergio Mattarella. Già, perché l' ormai ex segretario è arciconvinto che se dopo il 4 dicembre del 2016, quando fu affossata la riforma costituzionale, fossero state indette le elezioni, lui avrebbe capitalizzato quel 40 per cento di Sì favorevoli alla legge della fatina Maria Elena Boschi.
Renzi Pd flussi voto elezioniRENZI PD FLUSSI VOTO ELEZIONI

E infatti ieri, sul giornale meneghino, il risultato elettorale della scorsa settimana Renzi non lo ha confrontato con il voto delle europee, ma con il plebiscito, quando a dire Sì all' abolizione del Senato e alla concessione di maggiori poteri al governo furono 13 milioni di elettori. «Che cos' è accaduto», gli ha chiesto l' intervistatore, «come si spiega che avete dimezzato i voti?».

Pure qui Renzi ha avuto la risposta pronta: «Allora eravamo chiari nella proposta e nelle idee. Stavolta - e mi prendo la responsabilità - la linea era confusa, né carne né pesce: così prudenti e moderati da sembrare timidi e rinunciatari». Tradotto dal linguaggio renziano, questo significa una sola cosa: ho sbagliato ad ascoltare Paolo Gentiloni, dovevo fare di testa mia e andare all' attacco come ho sempre fatto, invece così gli italiani non hanno capito niente.
renzi pdRENZI PD

Insomma, niente di nuovo rispetto al Renzi che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, quello che Giampaolo Pansa chiama il Bullo. La novità, semmai, consiste in quelle poche righe sulla rivincita: «La ruota gira». E lui che di ruote della fortuna è esperto, avendo partecipato da ragazzo al programma di Mike Bongiorno, è certo che tornerà a girare dalla sua parte. Le dimissioni, la promessa di fare il senatore semplice, di occuparsi dei paesi del suo collegio, fra Scandicci, Signa, Lastra a Signa e Impruneta, dunque sono un bluff.

Renzi se ne va, ma è già pronto a tornare. Anzi, lascia ma solo formalmente, perché il bastone del comando continua a tenerlo bene in pugno tramite i suoi. Del resto, nell' intervista, fa capire anche questo, quando detta la linea dell' opposizione e quando - come aveva fatto in una cena a casa del finanziere Francesco Micheli - ricorda di avere l' età per aspettare il prossimo turno: «Ci attende una maratona: prendiamola con il passo giusto. Abbiamo gambe, fiato e testa».

RENZI FONZIE _bigRENZI 
Capito il messaggio? Vado via, ma sto già lavorando per ritornare. Non sappiamo quale controfigura lo sostituirà al Largo del Nazareno, ma è certo che al suo posto metterà qualcuno che potrà muovere come una marionetta.

Lo schema è quello applicato il 4 dicembre di due anni fa, quando lasciò la poltrona di Palazzo Chigi ai lombi di Gentiloni, convinto di riprendersela in fretta. Vedremo presto se questa volta gli andrà meglio.

Ps. Dopo essersi concesso ai taccuini del Corriere, ieri Renzi ha ripreso la penna in pugno per vergare un articolo per le sue enews, consigliando ai lettori la visione di The Post. Non solo perché è un film di Steven Spielberg, ha spiegato, ma perché il film tratta il tema del rapporto fra stampa e potere. «La libertà di stampa è fatta per i governati, non i governanti», ha scritto citando la sentenza della Corte suprema americana che fa da leitmotiv del film con Meryl Streep e Tom Hanks. «E infatti quanto abbiamo bisogno di giornalisti che facciano scoop con le vere notizie - togliendo ogni alibi al potere - e non si limitino a rincorrere il chiacchiericcio quotidiano?», si chiede infine.

de bortoli renzi 5DE BORTOLI RENZI 
Noi invece gli chiediamo se sa dirci perché con lui al governo o alla guida del Pd siano stati cacciati dalla Rai Nicola Porro, Massimo Giannini, Massimo Giletti e Milena Gabanelli. E se telefonare al direttore di un quotidiano per promettergli di spaccargli le gambe o invitarne un altro a non rompere i coglioni rientri nel concetto di libertà di stampa sancito dalla sentenza della Corte suprema celebrata da Spielberg.

Che un giornalista del Corriere della Sera sia stato minacciato dal suo capo scorta che cos'è? Un inno alla libertà di stampa o la rappresentazione dell' ipocrisia di un uomo che si è fatto presidente del Consiglio e crede che tutto gli sia permesso, anche le balle?

Fonte: qui

venerdì 1 dicembre 2017

LE EPURAZIONI DEL PALLONARO – POLTRONE SICURE SOLO PER GENTILONI E MINISTRI

GLI ALTRI PD CON TRE MANDATI DOVRANNO SUDARSI LO SCRANNO: MANDATI NEI PEGGIORI COLLEGI, RISCHIANO LATORRE, REALACCI, GIACHETTI E FIORONI 

AL CALDO IL GIGLIO MAGICO E PIERFURBY CASINI, DA 34 ANNI IN PARLAMENTO


Tommaso Ciriaco per la Repubblica

renzi nella sede pd del nazarenoRENZI NELLA SEDE PD DEL NAZARENO
Eccezione sicura al limite dei tre mandati solo per Gentiloni e i ministri: per gli altri c' è il "lodo Fioroni". Boschi e Bonifazi nei listini blindati a Roma. Quando il caso è particolarmente grave, Lorenzo Guerini si aggrappa al salvaschermo del suo iPhone ispirato alle memorabili rimonte dei San Francisco Giants. « Don' t stop believin' » , non smettere di crederci.

Con democristiana pazienza, il braccio destro di Renzi regala una speranza terapeutica ai parlamentari appesi a una deroga. Sono trentotto. E per statuto destinati alla pensione. Inseguono clemenza, avranno al massimo un collegio a rischio. «Se vogliono entrare - è l' input di Matteo Renzi - devono conquistarsi la riconferma ».
FRANCESCHINI PINOTTIFRANCESCHINI PINOTTI

Ogni lustro, la sorte dei parlamentari " anziani" tormenta il Pd. Il limite va inteso come tre mandati o quindici anni, consecutivi o meno? Nel primo caso, la platea a rischio lievita a 72 onorevoli. Come sempre, sarà il leader a fare Cassazione. Per adesso Renzi avrebbe fissato una linea " morbida": fuori solo quelli con quindici anni consecutivi in Parlamento. E " salvi" i ministri in carica.

ORLANDO MINNITIORLANDO MINNITI
Ma di chi parliamo? Nel governo - elenca Open Polis - del premier Paolo Gentiloni (4 legislature), poi di Anna Finocchiaro ( 8), Dario Franceschini ( 4), Marco Minniti ( 4), Roberta Pinotti (4) e Andrea Orlando (3). A cui va aggiunto il capogruppo del Senato Luigi Zanda. Se si esclude Finocchiaro - che avrebbe deciso di non ricandidarsi come Rosy Bindi - gli altri ministri saranno accolti nelle liste blindate del proporzionale. Il resto dei " derogandi", invece, rischia.

GIACHETTIGIACHETTI
Parliamo di big come Beppe Fioroni, Giuseppe Lumia, Nicola Latorre, del gentiloniano Ermete Realacci, dei franceschiniani Gianclaudio Bressa e Marina Sereni. E ancora, il renziano Roberto Giachetti, Giorgio Tonini, il " mattarelliano" Giovanni Burtone, Barbara Pollastrini e Andrea Martella. Per loro c' è il " lodo Fioroni". L' idea venne all' ex ministro ai tempi del Consultellum. «Derogateci e ci conteremo con le preferenze». Una sfida che rischia di valere anche col Rosatellum. Niente preferenze, ma un collegio in bilico. Un " sacrificio" per il partito, senza paracadute nelle liste bloccate.
Ermete RealacciERMETE REALACCI

Fosse solo un problema di deroghe. il vero spettro è la cura dimagrante a cui sarà sottoposta comunque la classe dirigente dem. I parlamentari uscenti sono infatti 381. E le stime dei seggi sicuri recitano: 90 posti certi per i capilista di Camera e Senato, altri 70 nell' uninominale.

BEPPE FIORONIBEPPE FIORONI
Dunque 160 poltrone, più un' altra settantina "probabili": in tutto, 230 eletti. E fuori il 40% degli uscenti. L' angoscia, poi, diventa panico per le minoranze. Orlando ed Emiliano " pesano" il 28% del Pd, ma avranno il 20% delle candidature. Soprattutto nei collegi.

boschi bonifaziBOSCHI BONIFAZI
Molti dei renziani, invece, avranno un posto in prima fila. Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi saranno blindati nel proporzionale, e non è detto che si presentino nel maggioritario. Gentiloni correrà a Roma. Pier Ferdinando Casini in Emilia: per lui, alleato del Pd, non saranno di ostacolo i 34 anni e 142 giorni in Parlamento. Renzi invece sarà candidato in un collegio della Camera. Probabilmente in Toscana, dove ha chiesto ai dem di aiutarlo a strappare il miglior risultato d' Italia.
LUIGI CESARO - FRANCESCA PASCALELUIGI CESARO - FRANCESCA PASCALE

Che fatica, per il leader, risolvere il rebus. Altro che Forza Italia. Lì può capitare di tutto. Anche che un ras campano come Luigi Cesaro - detto " Giggino ' a purpetta" - si prepari al clamoroso passo indietro. A favore del figlio Armando, naturalmente.

Fonte: qui






I PARLAMENTARI AL CAPOLINEA DELLA LEGISLATURA: DEPUTATI E SENATORI SENZA PIU’ UN PARTITO (MAGARI DOPO AVERNE CAMBIATO PIU’ D’UNO) 

DA RAZZI A SCILIPOTI, DALLA VEZZALI A MINEO 

QUALCUNO FINIRA’ DISOCCUPATO, QUALCUN’ALTRO TORNERA’ ALLA VECCHIA PROFESSIONE, QUALCUN ALTRO INIZIERA' FINALMENTE A LAVORARE

Giuseppe Alberto Falci e Dino Martirano per il Corriere della Sera

SCILIPOTI FA VOLANTINO TRA I PEONESSCILIPOTI FA VOLANTINO TRA I PEONES
I gruppi parlamentari del Partito democratico rischiano di uscire più che dimezzati dalle prossime elezioni politiche. E quelli di Alternativa popolare potrebbero addirittura scomparire se ciò che resta del partito di Angelino Alfano non supererà la soglia del 3%. Per non parlare poi di Scelta civica, che nel 2013 portò alla Camera ben 37 deputati poi passati al Pd o dispersi nei cespugli centristi. I verdiniani, usciti da Forza Italia, difficilmente verranno ripresi dalla casa madre.

EDOARDO NESI ASSAPORA LA VITTORIAEDOARDO NESI ASSAPORA LA VITTORIA
Così, in mezzo a questo terremoto parlamentare, gli unici che provano a sorridere sono i potenziali candidati di Forza Italia, della Lega e del Movimento Cinque Stelle che i sondaggi stimano in ascesa. Mentre le donne di tutti i partiti rischiano meno ma solo perché ora ci sono le quote di genere.

Tra le macerie della XVII legislatura agli sgoccioli, dunque, si aggirano le «anime sospese» del Parlamento. Anime in pena. Perché non hanno più un partito. Perché da troppo tempo sono inquilini dei palazzi della Politica. Perché non sono più nel cerchio magico dei rispettivi leader. Ma c' è anche chi «non vede l' ora che sia tutto finito» per tornare alle professioni e ai mestieri abbandonati 5 anni fa.

VEZZALI BERLUSCONI 1VEZZALI BERLUSCONI 
Lo scrittore Edoardo Nesi, premio Strega nel 2011, eletto con la squadra di Mario Monti (Sc): «È stato un onore entrare alla Camera ma sono arrivato con un' idea romantica della vita parlamentare e non sono riuscito a fare tutte le cose che avrei voluto». Valentina Vezzali, la schermitrice olimpionica (portabandiera a Londra 2012) chiamata in Parlamento da Scelta civica, considera «quasi conclusa» l' esperienza: «Non so se si ripeteranno certe condizioni». L' ex direttore di Rainews Corradino Mineo, che ha lasciato i dem in questa legislatura: «Non è per me brigare per un posto nelle liste». Le «anime sospese» Antonio Razzi e Domenico Scilipoti (FI), poi, puntano su fedeltà e popolarità televisiva: «Io sono fedele e fedele resterò. Berlusconi parla con Kim Jong-un grazie a me», azzarda Razzi.
Antonio Razzi e KimANTONIO RAZZI E KIM

Gabriella Giammanco (FI) spera invece nella valanga rosa: «Berlusconi ha detto che ci ricandiderà tutte». Michela Marzano, ex Pd ora al misto, è felice di tornare a tempo pieno alla sua cattedra a Parigi: «Finalmente sta per finire». Tra i professionisti prestati alla politica c' è anche l' economista Irene Tinagli (ex Sc poi Pd): «Non è stato facile frequentare questo Palazzo». Grazia Rocchi (Pd) tornerà a insegnare in Toscana: «Mi sento più utile dove ero prima». Rientra nella cattedra di Diritto privato il barese Gaetano Piepoli (Sc): «Qui alla Camera ho avuto la possibilità di capire quanto sia profonda la crisi del sistema». L' ex ministra dell' Università Maria Chiara Carrozza, vicina a Enrico Letta: «Sono attratta dal ritorno alla mia professione».
BERLUSCONI AL RISTORANTE ASIATIQUE PER IL COMPLEANNO DI SESTINO GIACOMONI - FRANCESCA PASCALE - MICAELA BIANCOFIORE - GABRIELLA GIAMMANCO - KATIA POLIDORI - ELVIRA SAVINOBERLUSCONI -SESTINO GIACOMONI - FRANCESCA PASCALE - MICAELA BIANCOFIORE - GABRIELLA GIAMMANCO - KATIA POLIDORI - ELVIRA SAVINO

L' imprenditore Andrea Vecchio (Sc): «No, non mi ricandido... Questa stagione ha dato solo frutti bacati». Tra le «anime sospese» molti sono i «senza partito». Umberto Bossi, ripudiato da Matteo Salvini, ha molto apprezzato l' offerta di Berlusconi di candidarlo con Forza Italia: «Però preferirei correre con la Lega». Giorgio Lainati, oggi Ap e prima ancora con Ala di Verdini dopo 3 legislature con gli azzurri: «No, non credo che mi ricandideranno». I verdiniani Luca D' Alessandro e Ignazio Abrignani sanno che tornare indietro nella squadra di Berlusconi è difficile e lo è ancora di più per il leader di Ala Denis Verdini.

Invece l' ultrà delle truppe di Denis, il campano Vincenzo D' Anna, si pavoneggia: «Sono stato eletto presidente dell' ordine dei Biologi. Si chiude una fase della mia vita, se ne apre un' altra e Denis è dispiaciuto». Daniela Santanchè (FI) da qualche settimana si fa vedere accanto a Ignazio La Russa di Fratelli d' Italia: «Quante legislature ho fatto? Dimmelo te Ignazio», risponde prendendo sotto braccio in Transatlantico il suo mentore. Saverio Romano (Ala) ha in tasca un assegno in bianco staccato alle elezioni siciliane dove i suoi voti hanno contribuito a fare vincere Nello Musumeci: «Certo che mi ricandido. Sono un giovanotto di primo pelo».
DANNA 1D'ANNA 

Lucio Barani (Ala) dissimula: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Manuela Repetti, moglie di Sandro Bondi (una coppia di ex berlusconiani oggi tifosi di Renzi confluiti nel gruppo misto) guarda in faccia la realtà: «Non credo proprio che sarò candidata». Invece Maurizio Bianconi, toscanaccio ex An eletto nel Pdl oggi con Fitto, si sente tradito dal suo partito: «Finora non ho mollato il posto perché il primo dei non eletti è di Alfano e io al nemico non lascio spazio. Però non vivo di politica, non morirò certo di fame». Roberto Formigoni (Ap) attende le mosse di Alfano: «Sto lavorando per evitare l' alleanza con il Pd».

Antonio MartinoANTONIO MARTINO
« Stavolta è finita», dice sorridendo il professor Antonio Martino (tessera numero 2 di Forza Italia) che in Parlamento si è fatto ben 6 legislature. Anche Ugo Sposetti (Pd) spiega di sentirsi appagato dopo 5 legislature. Stesso stato d' animo per Angelo Capodicasa (Mdp) che può vantare tre legislature a Montecitorio e 4 in Sicilia: «Già nel 2013 non mi sarei voluto candidare». Scherza il «barone» Luigi Compagna (Idea): «Ho 70 anni, torno a occuparmi delle biografie di Leone e di Cossiga. Certo, se mi facessero senatore a vita...».

Riprenderà gli studi storici sulla Democrazia cristiana e su Mino Martinazzoli il senatore Paolo Corsini (Pd): «Ho fatto tre volte il sindaco a Brescia e tre legislature. La politica mi ha dato molto ma ora mi dedico ai miei libri a tempo pieno». Anche il filosofo Rocco Buttiglione (Udc) sarebbe tentato di fare un passo indietro: «Il primo amore non si scorda mai». E Paola Binetti, sua compagna di partito, è «delusa da questa legislatura» ma determinata a non mollare: «Se arrivano i radicali Bonino e Cappato noi dobbiamo per forza esserci...».
ugo sposettiUGO SPOSETTI

Vita difficile per gli ex Cinque stelle. Mara Mucci, bolognese: «Non mi sembra che ci siano i presupposti. Mi dispiacerebbe non poter concludere alcune iniziative intraprese». Luis Orellana, che ora guarda a Campo progressista: «Non so cosa succederà, vedremo...». Poi c' è la pattuglia dei grillini palermitani epurati dal M5S dopo la vicenda delle firme contestate: «Siamo autosospesi e non mi sembra che il Movimento abbia intenzione di ricandidarci», dice Riccardo Nuti riferendosi anche alle colleghe Claudia Mannino e Giulia Di Vita. Eleonora Bechis (misto): «Sono combattuta ma ci sarebbero associazioni che credono in me».
Rocco ButtiglioneROCCO BUTTIGLIONE

Nel Pd - che impedisce ai suoi di ricandidarsi dopo 15 anni trascorsi in Parlamento - sono a rischio 16 deputati e 11 senatori. La direzione dem dovrebbe concedere la deroga d' ufficio ai membri del governo in carica (Gentiloni, Minniti, Franceschini, Pinotti, Amici, Giacomelli e Bressa) e al capogruppo Rosato. Alla Camera per tutti gli altri - a parte il passo indietro già annunciato da Rosy Bindi - la discussione è aperta: aspettano fiduciosi Andrea Martella, Barbara Pollastrini, Giuseppe Fioroni, Roberto Giachetti, Tino Iannuzzi, Nicodemo Oliverio, Salvatore Piccolo ed Ermete Realacci. Ma quest' ultimo confessa: «Certo, si può fare politica anche da fuori».

LABOCCETTA jpegLABOCCETTA
Al Senato - con Anna Finocchiaro che pur essendo nel governo ha annunciato di non volersi ricandidare - sono in attesa Vannino Chiti, Giuseppe Lumia, Alessandro Maran, Ugo Sposetti, Walter Tocci, Giorgio Tonini e Sergio Zavoli. Sono in procinto di lasciare il mandato anche tre esponenti storici del Sudtiroler Volkspartei (Svp) che rivestiranno nuovi incarichi in provincia di Bolzano: Karl Zeller, Hans Perger e Daniel Alfreider.

Nel Pd e in Forza Italia, con un occhio rivolto alle liste pulite, si valutano le posizioni dei parlamentari lambiti in questi anni da vicende giudiziarie. Tuttavia Marco Di Stefano (Pd) e gli azzurri Amedeo Laboccetta e Francantonio Genovese (ex Pd) non demordono, in nome del garantismo. «Certo ci saranno dei problemi con le candidature ma io sono in campo», confida Di Stefano. Gli fa eco Laboccetta: «La mia candidatura passa dalla decisione del partito».

Fonte: qui

giovedì 23 novembre 2017

LA LEOPOLDA, TANTI SLOGAN E PROMESSE MA ZERO FATTI!

E ALL’ORIZZONTE SI PROFILA LA BATOSTA ALLE URNE 

L’EVOLUZIONE IN MILLE PAROLE DEL ROTTAMATORE CHE E RIUSCITO A ROTTAMARE SOLO SE STESSO

Marcello Mancini per la Verità

matteo renzi leopoldaMATTEO RENZI LEOPOLDA
Il discorso introduttivo volevano farlo fare a due ottantenni. «Così dimostreremo che non sono solo i giovani a chiedere il rinnovamento», pensavano Matteo Renzi e Pippo Civati. Insieme e convinti nel 2010. Salvo poi divorziare l' anno dopo, perché Civati si accorse subito che con Renzi accanto non ci sarebbe stato spazio per nessuno, né alla Leopolda né altrove, e che lui avrebbe sempre fatto solo di testa sua. Erano ragazzi, infatti all' interno della vecchia stazione granducale di Firenze, il clima era goliardico.

Sembrava un raduno di boy scout, o una discoteca con musica a palla e il disk jockey alla consolle. Trasgressiva anche nella scenografia, la prima Leopolda: un migliaio di seggiole, un grande palco, uno schermo e un microfono stile anni Sessanta. Si poteva parlare quattro minuti, non di più. Ritmi da talk show: ognuno diceva la sua. A chi ricordava le maestose tribune dei mitici congressi del Pci o della Dc, con gli interminabili discorsi «mai-un-sorriso» di Enrico Berlinguer, Achille Occhetto, Aldo Moro e Amintore Fanfani, a chi rimpiangeva le faraoniche guglie di Filippo Panseca per Bettino Craxi, la Leopolda rispondeva con un teatro d' essai che somigliava nei toni a uno show di Leonardo Pieraccioni. Lingua ufficiale: il fiorentino. Battute, risate, slogan, simboli.

RENZI LEOPOLDARENZI LEOPOLDA
Cominciò così, ma poi ci sarebbe stata l' evoluzione della specie rottamatoria. Da start up a industria di un nuovo modo di fare politica. Quello che molti italiani, forse, in quel momento cercavano. Tutto molto bello, entusiasmante e inedito. E tanta, tanta scena. Per dire: Renzi aveva fatto apparecchiare 100 tavoli e a ciascuno di questi aveva messo un politico a conversare con la gente comune su un tema, che poteva essere la giustizia, il lavoro, l' ambiente. Lui interveniva dal palco chiedendo: «Che si dice di Europa al tavolo 15?». Simbolismo vuoto, magari, ma all' epoca piacque.

davide faraoneDAVIDE FARAONE
Alla prima edizione era atteso il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ma non venne. Anzi, nello stesso giorno organizzò, a Roma, l' assemblea dei segretari di circolo, che ovviamente fu presa come un tentativo di boicottaggio, almeno mediatico. Anche perché a Firenze, bandiere del Pd non ce n' erano, il segretario avrebbe giocato fuori casa in tutti i sensi. Probabilmente fu un errore, un mancato riconoscimento. Vennero gli avventurosi che ci credevano: Matteo Richetti, Davide Faraone, Pietro Ichino, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Andrea Marcucci e, naturalmente, gli amici di sempre, il circolino fiorentino che sarebbe poi diventato il temuto e corteggiato Giglio magico.

LE SCARPE DI MARIA ELENA BOSCHILE SCARPE DI MARIA ELENA BOSCHI
Le intenzioni erano chiare già da uno striscione scritto con lo spray, che all' ingresso della stazione avvertiva: «Al passato grazie, al futuro sì», da una frase di Dag Hammarskjöld, premio Nobel per la pace. Di queste citazioni, la Leopolda è stata una fabbrica inesauribile: «E adesso il futuro» (2016); «Il futuro è solo l' inizio» (2014); «Diamo un nome al futuro» (2013).

Almeno nelle prime edizioni, l' appuntamento della Leopolda misurava il gradimento del capo verso alcuni componenti del Giglio magico: te ne accorgevi dal tempo di presenza sul palco e dal ruolo all' interno della macchina organizzativa della kermesse. Nella Leopolda del 2013, per esempio, Renzi decise di lanciare la rampante Maria Elena Boschi, a cui fu assegnato il compito di coordinare gli interventi. E siccome la Boschi non è una che passa inosservata (e infatti fu notata soprattutto per un paio di scarpe leopardate, che le fecero guadagnare l' appellativo di «giaguara») da perfetta sconosciuta divenne il volto della manifestazione e il petalo più appariscente e più potente del Giglio.
RENZI BOSCHI LOTTIRENZI BOSCHI LOTTI

Oscurando quella che comunque resta la prima amazzone del renzismo, cioè Simona Bonafè, che sarebbe stata poi tagliata dagli incarichi principali di partito e di governo ed esiliata in Europa. La Leopolda come una specie di X Factor del circo renziano. Unico giudice, naturalmente, Matteo, che diamine. Protagonista alla ribalta e nel backstage, dove tutti vivono ai suoi piedi e aspettano un cenno anche per respirare.

BONAFEBONAFE
Transitare da questa vecchia stazione dell' Ottocento ha significato, negli ultimi otto anni, strappare il biglietto per glorie e poltrone, incarichi politici e consigli di amministrazione. Illustri sconosciuti o aspiranti eccellenze, locali e nazionali, alcuni dei quali strada facendo si sono persi, un po' sinceramente delusi e un altro po' insoddisfatti per le grazie non ricevute.

I nomi sono noti. Giorgio Gori oggi è sindaco di Bergamo e candidato presidente della Lombardia; lo scrittore Alessandro Baricco, ispiratore letterario del movimento leopoldino; il «fenomeno» Oscar Farinetti, ristoratore ufficiale del mondo renziano; il regista Fausto Brizzi, oggi più noto per altre brutte storie; il fiorentino Guelfo Guelfi, che è diventato consigliere di amministrazione della Rai; il fondatore del fondo Algebris, Davide Serra, noto per aver finanziato la maggior parte delle campagne elettorali di Renzi.
giorgio goriGIORGIO GORI

Industriali e imprenditori di ogni tipo. Qualche precario ma nessuna traccia di disoccupati o, per esempio, risparmiatori traditi dalle banche (da Monte dei Paschi in giù). Credo che la Leopolda abbia sedotto e illuso molti, anche fra chi l' ha sempre vista da lontano. Era una risorsa, non so invece quanta credibilità possa avere questa edizione 2017, il cui titolo sembra una codifica tipografica: «L8-In/contro», in programma da venerdì 24 a domenica 26 novembre e promossa e animata da chi ora governa l' Italia e non ha più il comodo ruolo dello sfasciacarrozze.
davide serra alla leopoldaDAVIDE SERRA ALLA LEOPOLDA

Nel novembre 2010 Matteo Renzi annunciava: «La nostra scommessa è provare a cambiare non solo le facce di chi sta lì da 30 anni, ma anche le idee». Lì per lì sembrò un movimento con una spinta seduttiva straordinaria, lontano mille miglia dalle messe cantate dei partiti, dal linguaggio politichese, dalle mozioni che non portano a nulla. Innovativo, con questa forza rivoluzionaria che da quel giorno si chiamò «rottamatrice», perché in una intervista a Repubblica dell' agosto 2010, Renzi parlò di «rottamare senza incentivi» gran parte della classe dirigente del Pd.

boschi leopoldaBOSCHI LEOPOLDA
Sette anni dopo, all' ottava edizione che comincerà venerdì prossimo, uno slogan annunciato è «poca politica e molte idee». Siamo allo stesso punto(cioè si va avanti stancamente con solo slogan e fuffa!). La Leopolda si nutre di idee e di futuro. Parole. La sinistra è un cumulo di macerie, nel mezzo però ci sono stati mille giorni di governo, nei quali Renzi ha avuto il tempo di tradurre quelle meravigliose idee in fatti, quella voglia di spaccare il mondo in nuove regole di uno Stato democratico. Lui dice che s' è messo parecchio avanti, una parte del Paese sostiene il contrario, perché finché c' è da sfasciare è un conto, quando si tratta di costruire è tutta un' altra storia.

ANDREA GUERRA boschi leopoldaANDREA GUERRA BOSCHI LEOPOLDA
Cosa ne pensano veramente gli italiani lo sapremo fra pochi mesi, perché finora i cittadini, nonostante tappe amministrative e referendum, non si sono espressi mai compiutamente su Renzi e il renzismo. Per lo meno con numeri alla mano che non siano interpretabili, smentibili o tirati come un chewing gum dalla parte che fa più comodo. E a proposito di futuro, quello che indicavano con tanta enfasi gli slogan delle Leopolde di sette, sei, cinque anni fa, ecco: quel futuro ormai è oggi. Ma quanti di noi se ne sono davvero accorti?

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RENZI E FARINETTI ALLA LEOPOLDARENZI E FARINETTI ALLA LEOPOLDA