9 dicembre forconi: Leopolda
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lunedì 1 gennaio 2018

A CHI GIOVA LA TASSA SUI SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI PER FRUTTA E VERDURA?

ALLA “NOVAMONT”, AZIENDA DI NOVARA CHE PRODUCE I BIO-SACCHETTI, IL CUI AMMINISTRATORE DELEGATO È CATIA BASTIOLI, UNA CAPACE MANAGER CHE HA INCROCIATO PIÙ VOLTE LA STRADA DEL PD E DI RENZI. NEL 2011 PARTECIPA COME ORATORE ALLA SECONDA EDIZIONE DELLA LEOPOLDA…

Giuseppe Marino per “il Giornale”

sacchetto di plasticaSACCHETTO DI PLASTICA
L' obbligo di comprarli scatta da domani, ma nei supermercati si respira già il malumore dei clienti per la «tassa sui sacchetti». Quel che non è ancora chiaro a chi fa la spesa, è chi incasserà i proventi della nuova subdola imposta. Per capire chi in queste ore sorride al pensiero dei sacchetti a pagamento bisogna mettere insieme alcuni fatti, qualche sospetto e un numero impressionante di coincidenze.

Che hanno una data d' inizio: 3 agosto 2017. È il giorno in cui viene approvato in commissione, con voto compatto del gruppo del Pd, l' emendamento che introduce il balzello. In pieno clima di ferie il Parlamento sente l' esigenza di accelerare la norma infilandola in una legge che c' entra ben poco, il Dl Mezzogiorno.

CATIA BASTIOLICATIA BASTIOLI
Col paradosso che in un provvedimento che dovrebbe portare sviluppo al sud compare un emendamento, firmato dalla deputata Dem Stella Bianchi, i cui frutti saranno goduti molto più a Nord, e precisamente in Piemonte. Vedremo dopo per quali strade.
Prima è meglio dare un' occhiata a come è stato congegnato l' emendamento. Da una parte si impone il divieto di usare i sacchetti ultraleggeri di plastica, quelli che servono a pesare la frutta o a incartare formaggi e salumi.

Fin qui è l' attuazione di una direttiva europea che ha uno scopo condivisibile, ridurre il consumo di plastica e il suo impatto ambientale rendendo obbligatori i sacchetti con almeno il 40% di componente biodegradabile. Il Pd aggiunge però un altro meccanismo diabolico: ai supermercati è vietato regalarli ai clienti, pena una multa salatissima, fino a 100mila euro.

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI
Una misura spacciata per incentivo a ridurre il consumo di sacchetti che, pur biodegradabili, sono per più di metà ancora composti di plastica. Eppure il fine nobile della sanzione durissima è completamente vanificato da un' altra norma: è vietato riciclare i sacchetti. Né, per motivi igienici e di taratura delle bilance, è possibile portarsi da casa borse o contenitori di tipo diverso che finiscano a contatto diretto con gli alimenti e con le bilance.

Dunque, se non posso portarmeli da casa e non ho altre alternative che usare quelli forniti dal supermercato, il disincentivo del pagamento, obbligatorio per legge, non può scoraggiare il consumo. I dirigenti di alcune catene di supermercati, sentiti dal Giornale, confermano i dubbi sul meccanismo cervellotico e sugli effetti perversi. E allora, chi ci guadagna?

NOVAMONTNOVAMONT
La norma sgrava la grande distribuzione, che in Italia conta un player storicamente legato alla sinistra, la Coop, dal costo degli shopper, riversandolo sul cliente. Ma non è poi un grande vantaggio, perché i negozi dovranno fronteggiare la rabbia dei clienti. C' è anche perplessità sulla scelta di non regolamentare il prezzo dei bio-sacchetti che, essendo un bene ormai obbligatorio per legge, è esposto a possibili speculazioni sul prezzo.

Gli unici ad applaudire pubblicamente la norma sono i vertici di Assobioplastiche, il cui presidente, Marco Versari, è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont, già nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, il materiale biodegradabile a base di mais. E infatti l' azienda di Novara sul suo sito, senza ironia, pubblica un sondaggio secondo cui i consumatori italiani sarebbero in maggioranza contenti di pagare.
Intorno a Novamont si concentrano altre coincidenze.

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI
L' amministratore delegato è Catia Bastioli, una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi. Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda, quella in cui esplode il fenomeno Renzi. Molti degli ospiti di quell' evento oggi occupano poltrone di nomina politica.

E Catia Bastioli non fa eccezione: nel 2014, pur mantenendo l' incarico alla Novamont, viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell' energia elettrica del Paese. Con i buoni uffici del Giglio magico, si dice all' epoca. A giugno 2017 Mattarella la nomina cavaliere del lavoro.

NOVAMONTNOVAMONT
L' azienda che guida è l' unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l' 80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l' uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l' anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont. Ha incontrato i dirigenti a porte chiuse e all' uscita ha detto ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». Promessa mantenuta.

Fonte: qui

giovedì 23 novembre 2017

LA LEOPOLDA, TANTI SLOGAN E PROMESSE MA ZERO FATTI!

E ALL’ORIZZONTE SI PROFILA LA BATOSTA ALLE URNE 

L’EVOLUZIONE IN MILLE PAROLE DEL ROTTAMATORE CHE E RIUSCITO A ROTTAMARE SOLO SE STESSO

Marcello Mancini per la Verità

matteo renzi leopoldaMATTEO RENZI LEOPOLDA
Il discorso introduttivo volevano farlo fare a due ottantenni. «Così dimostreremo che non sono solo i giovani a chiedere il rinnovamento», pensavano Matteo Renzi e Pippo Civati. Insieme e convinti nel 2010. Salvo poi divorziare l' anno dopo, perché Civati si accorse subito che con Renzi accanto non ci sarebbe stato spazio per nessuno, né alla Leopolda né altrove, e che lui avrebbe sempre fatto solo di testa sua. Erano ragazzi, infatti all' interno della vecchia stazione granducale di Firenze, il clima era goliardico.

Sembrava un raduno di boy scout, o una discoteca con musica a palla e il disk jockey alla consolle. Trasgressiva anche nella scenografia, la prima Leopolda: un migliaio di seggiole, un grande palco, uno schermo e un microfono stile anni Sessanta. Si poteva parlare quattro minuti, non di più. Ritmi da talk show: ognuno diceva la sua. A chi ricordava le maestose tribune dei mitici congressi del Pci o della Dc, con gli interminabili discorsi «mai-un-sorriso» di Enrico Berlinguer, Achille Occhetto, Aldo Moro e Amintore Fanfani, a chi rimpiangeva le faraoniche guglie di Filippo Panseca per Bettino Craxi, la Leopolda rispondeva con un teatro d' essai che somigliava nei toni a uno show di Leonardo Pieraccioni. Lingua ufficiale: il fiorentino. Battute, risate, slogan, simboli.

RENZI LEOPOLDARENZI LEOPOLDA
Cominciò così, ma poi ci sarebbe stata l' evoluzione della specie rottamatoria. Da start up a industria di un nuovo modo di fare politica. Quello che molti italiani, forse, in quel momento cercavano. Tutto molto bello, entusiasmante e inedito. E tanta, tanta scena. Per dire: Renzi aveva fatto apparecchiare 100 tavoli e a ciascuno di questi aveva messo un politico a conversare con la gente comune su un tema, che poteva essere la giustizia, il lavoro, l' ambiente. Lui interveniva dal palco chiedendo: «Che si dice di Europa al tavolo 15?». Simbolismo vuoto, magari, ma all' epoca piacque.

davide faraoneDAVIDE FARAONE
Alla prima edizione era atteso il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ma non venne. Anzi, nello stesso giorno organizzò, a Roma, l' assemblea dei segretari di circolo, che ovviamente fu presa come un tentativo di boicottaggio, almeno mediatico. Anche perché a Firenze, bandiere del Pd non ce n' erano, il segretario avrebbe giocato fuori casa in tutti i sensi. Probabilmente fu un errore, un mancato riconoscimento. Vennero gli avventurosi che ci credevano: Matteo Richetti, Davide Faraone, Pietro Ichino, Roberto Giachetti, Ermete Realacci, Andrea Marcucci e, naturalmente, gli amici di sempre, il circolino fiorentino che sarebbe poi diventato il temuto e corteggiato Giglio magico.

LE SCARPE DI MARIA ELENA BOSCHILE SCARPE DI MARIA ELENA BOSCHI
Le intenzioni erano chiare già da uno striscione scritto con lo spray, che all' ingresso della stazione avvertiva: «Al passato grazie, al futuro sì», da una frase di Dag Hammarskjöld, premio Nobel per la pace. Di queste citazioni, la Leopolda è stata una fabbrica inesauribile: «E adesso il futuro» (2016); «Il futuro è solo l' inizio» (2014); «Diamo un nome al futuro» (2013).

Almeno nelle prime edizioni, l' appuntamento della Leopolda misurava il gradimento del capo verso alcuni componenti del Giglio magico: te ne accorgevi dal tempo di presenza sul palco e dal ruolo all' interno della macchina organizzativa della kermesse. Nella Leopolda del 2013, per esempio, Renzi decise di lanciare la rampante Maria Elena Boschi, a cui fu assegnato il compito di coordinare gli interventi. E siccome la Boschi non è una che passa inosservata (e infatti fu notata soprattutto per un paio di scarpe leopardate, che le fecero guadagnare l' appellativo di «giaguara») da perfetta sconosciuta divenne il volto della manifestazione e il petalo più appariscente e più potente del Giglio.
RENZI BOSCHI LOTTIRENZI BOSCHI LOTTI

Oscurando quella che comunque resta la prima amazzone del renzismo, cioè Simona Bonafè, che sarebbe stata poi tagliata dagli incarichi principali di partito e di governo ed esiliata in Europa. La Leopolda come una specie di X Factor del circo renziano. Unico giudice, naturalmente, Matteo, che diamine. Protagonista alla ribalta e nel backstage, dove tutti vivono ai suoi piedi e aspettano un cenno anche per respirare.

BONAFEBONAFE
Transitare da questa vecchia stazione dell' Ottocento ha significato, negli ultimi otto anni, strappare il biglietto per glorie e poltrone, incarichi politici e consigli di amministrazione. Illustri sconosciuti o aspiranti eccellenze, locali e nazionali, alcuni dei quali strada facendo si sono persi, un po' sinceramente delusi e un altro po' insoddisfatti per le grazie non ricevute.

I nomi sono noti. Giorgio Gori oggi è sindaco di Bergamo e candidato presidente della Lombardia; lo scrittore Alessandro Baricco, ispiratore letterario del movimento leopoldino; il «fenomeno» Oscar Farinetti, ristoratore ufficiale del mondo renziano; il regista Fausto Brizzi, oggi più noto per altre brutte storie; il fiorentino Guelfo Guelfi, che è diventato consigliere di amministrazione della Rai; il fondatore del fondo Algebris, Davide Serra, noto per aver finanziato la maggior parte delle campagne elettorali di Renzi.
giorgio goriGIORGIO GORI

Industriali e imprenditori di ogni tipo. Qualche precario ma nessuna traccia di disoccupati o, per esempio, risparmiatori traditi dalle banche (da Monte dei Paschi in giù). Credo che la Leopolda abbia sedotto e illuso molti, anche fra chi l' ha sempre vista da lontano. Era una risorsa, non so invece quanta credibilità possa avere questa edizione 2017, il cui titolo sembra una codifica tipografica: «L8-In/contro», in programma da venerdì 24 a domenica 26 novembre e promossa e animata da chi ora governa l' Italia e non ha più il comodo ruolo dello sfasciacarrozze.
davide serra alla leopoldaDAVIDE SERRA ALLA LEOPOLDA

Nel novembre 2010 Matteo Renzi annunciava: «La nostra scommessa è provare a cambiare non solo le facce di chi sta lì da 30 anni, ma anche le idee». Lì per lì sembrò un movimento con una spinta seduttiva straordinaria, lontano mille miglia dalle messe cantate dei partiti, dal linguaggio politichese, dalle mozioni che non portano a nulla. Innovativo, con questa forza rivoluzionaria che da quel giorno si chiamò «rottamatrice», perché in una intervista a Repubblica dell' agosto 2010, Renzi parlò di «rottamare senza incentivi» gran parte della classe dirigente del Pd.

boschi leopoldaBOSCHI LEOPOLDA
Sette anni dopo, all' ottava edizione che comincerà venerdì prossimo, uno slogan annunciato è «poca politica e molte idee». Siamo allo stesso punto(cioè si va avanti stancamente con solo slogan e fuffa!). La Leopolda si nutre di idee e di futuro. Parole. La sinistra è un cumulo di macerie, nel mezzo però ci sono stati mille giorni di governo, nei quali Renzi ha avuto il tempo di tradurre quelle meravigliose idee in fatti, quella voglia di spaccare il mondo in nuove regole di uno Stato democratico. Lui dice che s' è messo parecchio avanti, una parte del Paese sostiene il contrario, perché finché c' è da sfasciare è un conto, quando si tratta di costruire è tutta un' altra storia.

ANDREA GUERRA boschi leopoldaANDREA GUERRA BOSCHI LEOPOLDA
Cosa ne pensano veramente gli italiani lo sapremo fra pochi mesi, perché finora i cittadini, nonostante tappe amministrative e referendum, non si sono espressi mai compiutamente su Renzi e il renzismo. Per lo meno con numeri alla mano che non siano interpretabili, smentibili o tirati come un chewing gum dalla parte che fa più comodo. E a proposito di futuro, quello che indicavano con tanta enfasi gli slogan delle Leopolde di sette, sei, cinque anni fa, ecco: quel futuro ormai è oggi. Ma quanti di noi se ne sono davvero accorti?

Fonte: qui
RENZI E FARINETTI ALLA LEOPOLDARENZI E FARINETTI ALLA LEOPOLDA